Francesca Laganà

Profumo di un amore nelle mani del vento

Recensione di Francesca Laganà (Bacherontius – settembre 2007)

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Nicla Morletti si conferma narratrice dallo stile fluente, capace di avvincere e intrattenere con un ben calcolato alternarsi di attese e punti di svolta. “Nelle mani del vento” è un romanzo d’amore senza se e senza ma. Il plot è classico: Diego è un giornalista affermato, ha una relazione con una sofisticata scrittrice, Elizabeth, che ormai ha perso lo smalto dei giorni felici, ma si innamora di una “visione” di un giorno magico sul lago Trasimeno: Desirée, virtuosa violinista, richie­sta in tutte le sale di concerto del mondo. Il sogno d’amore si realiz­zerà… ma il come e la conclusione la lasciamo naturalmente al lettore. Un profumo è il trait d’union di tutta la storia: “Spring flower”, profumo di primavera. È questo profumo, usato dalla “musa” che apre il romanzo: una signora che incontra Diego, pittore per passione, mentre dipinge l’incanto del mare. E quel profumo innesca le confessioni di quell’ormai anziano signore, perché è la stessa fragranza tanto amata da Desirée.

Ma se il meccanismo narrativo è quello classico del genere rosa, ben altro è lo stile letterario che tocca apici descrittivi e paesaggistici dav­vero sublimi. Si legge pertanto con scorrevolezza, in quanto l’autrice ha assolto il compito più arduo del romanziere: sparire del tutto dalla scena e lasciar parlare personaggi e vicende.

L’amore sembra oggi un tema desueto, si preferiscono i “codici” misteriosi, i complotti… sconvol­gimenti del mondo, oppure oscuri intrecci noir, azione ed effetti spe­ciali. Non si inserisce il sentimento, nelle storie, ma il sesso: ben dosato e sufficientemente perverso da non annoiare un pubblico abituato del resto a una realtà spesso ben più romanzesca e pecoreccia. Nicla Morletti, invece, riporta l’amore, il sentimento, a ruolo di protagonista assoluto. Non ci sono successi gior­nalistici, ville o gratificazioni che tengano. Quando Diego incontra la sua “fata” i valori dell’esistenza ven­gono ripristinati.

E se, infine, di tutti quei palpiti non resta che una lettera “nelle mani del vento”, rimane il vissuto, la lezione di umanità. Al di là delle vanità e delle farneticazioni del nostro convulso presente, esiste un’isola beata dove nascono i sogni e le anime si riconoscono.