Scatti d’immenso, festa di fine estate 2010

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15 settembre 2010 – Partecipa all’Iniziativa letteraria “Scatti d’immenso, festa di fine estate“, organizzata in collaborazione con il Portale Manuale di Mari – Poesia e letteratura nei mari del web e Nicla Morletti


Settembre

Solca il cielo della sera
un ultimo stormo
e cede il vento fruscii alle foglie.

E’ settembre, amore,
ed io coglierò le melagrane
argentee della luna.

Fino alla fine dei tempi
amore
le coglierò per te.

Nicla Morletti


In questo periodo dell’anno raduniamoci proprio come rondini, in procinto di intraprendere un lungo viaggio, in stormi di poeti e scrittori. Partecipiamo all’edizione speciale dell’Iniziativa letteraria “Scatti d’immenso, festa di fine estate” con fuochi di poesia e d’amore, di parole ed immagini nel Blog di Nicla Morletti. Amore, ricordi dell’estate passata e suggestioni dell’autunno che avanza. Il tema è libero. Pubblichiamo nei commenti a questo post, da oggi e per tutta la prossima settimana, opere in versi e prosa. E’ possibile proporre anche immagini, foto relative all’estate appena trascorsa o a creazioni pittoriche e di arte visiva. Le immagini si inviano via mail a:

SOLIDARIETA’ – Chi vuole informarsi su cosa fare per aiutare il PAKISTAN può seguire questo link.

Agli autori delle immagini, delle poesie e dei brani più belli sarà donato un fiore offerto da Punto Flora o un libro offerto da Nicla Morletti. Vi preghiamo di non postare testi molto lunghi che possono rendere poco agevole la moderazione e la lettura dei commenti. Grazie per la collaborazione e buona scrittura!

CLICCA QUI per pubblicare la tua opera o il tuo commento.

Immagine: dalla foto “Swallow Moon Carnarvon” di Robin Hutton

292 Commenti

  1. L’amore è incendio che divora

    I giorni srotolano assenze
    sul corpo piagato da arsure,
    dove le lacrime hanno breve ristoro.
    Tu vivi dentro l’alba dei fuochi divoranti,
    nel magma del pensiero e della tenerezza.
    Questo tuo amore si alza dai puri silenzi,
    m’inonda di stelle.
    Noi siamo vita che attende il suo farsi,
    siamo anelito a tornare alla felicità delle radici.
    L’amore è incendio che divora,
    noi le fiamme di una sinfonia chiara
    di angeli e di cieli. Amami…
    in questa immensa solitudine,
    dove anche i fiori s’inabissano nel fondo
    della carne e crescono alla speranza,
    scegliamo l’inferno del cuore,
    il gorgo di luce, la sostanza della vita.

  2. A TE

    Notte incantata
    una coperta di stelle
    c’è profumo di grano maturo e canto di grilli,
    seduta sull’ erba lascio andare il pensiero
    cavallo libero tra valli e pianure corre lontano
    arriva da te…
    A te che hai guardato nei miei occhi e hai letto nel cuore
    alla felicità che ho sfiorato appoggiando le mie labbra sulle tue,
    a te che sento vicino ogni volta che una lacrima scende,
    troppo breve il tempo che ci è stato dato
    troppa la distanza per tentare di fermarlo,
    a te vorrei regalare sorrisi e carezze nell’abbraccio di un risveglio,
    raccontarti di me guardandoti negli occhi
    incuranti della pioggia che ci tiene per mano.
    A te che sei stato il sogno che mi ha attraversato l’anima
    con profumo di fiore delicato sbocciato soltanto a metà

    Per te in questa notte incantata affido
    al vento un bacio appena sfiorato sulle labbra
    perché anche tu guardando le stelle ti ricordi di me.

    Anna

    • Sono felice di averti condotto per mano in questa splendida vetrina. I tuoi versi la meritano! Celebri l’amore e la ‘saudage’, la nostalgia del perduto, tema che rapina l’anima, perchè in modi diversi, ci coinvolge tutti. E sei colorata, musicale, avvolgente! Brava. Ti abbraccio.

    • Mariarosa, splendida Poetessa della stanza ‘vista-mare’, che mi ha incatenata… credo sia mio dovere risponderti che i complimenti erano insiti nei tuoi versi di velluto. La vita sa girare, sa presentare i suoi conti; con le tue parole mostri di essere pronta a reagire agli urti, a riconquistare i sorrisi. Ti tengo stretta!

  3. Cara Mariarosa,
    sai quanto io ti senta empaticamente vicina. Purtroppo, ci sono, nella vita, situazioni critiche dense di stress particolare, soprattutto se si anche continuamente esposti alla sofferenza dei propri cari.
    E, se sul piano apparente si riesce a controllare la quotidianità, il logorio interiore che ne deriva mette a dura prova le resistenze psico-fisiche. Ma noi abbiamo il privilegio della poesia che, qualche volta, ci fa sognare, e sgusciare dalle maglie e dalle insidie che ci assediano.
    Ti abbraccio affettuosamente

    Daniela

  4. A Nicla a Robert sto arrivando con piccole cose per il Molinello, un periodo non propriamente bello per la mia famiglia, qualcuno che si annuncia e poi non c’è più, il mio lui sempre più arrancante, per fortuna c’è Gabriele che cammina e viene incontro alla sua nonna perchè sa che sentirà leggere favole bellissime o solamente le poesie che lei ha scritto. Carissimi siete il mio “viatico”, come lo sono tutti gli amici che hanno scritto…. Daniela, Lucia, Maria, Andrea, Mario ecc. ecc. scusatemi se mi sono “assentata nel farvi i complimenti, li accettate anche adesso? Mariarosa

  5. Per la festa di fine estate….

    SENTIERO ( 5 Terre)

    Distilla i profumi
    il sole d’agosto
    ti sbatte in faccia il calore
    sbianca le pietre
    di questo sentiero
    che a mezza costa
    come segno di gesso
    scalfisce gli ulivi la vigna
    incide la collina
    ad altezza ineguale
    in basso la barca ha virato di bordo
    non mi ha chiesto il permesso
    un ramarro si ritrae al mio passo
    tutto accade
    comunque
    ed il nostro affannare
    di ieri e di domani
    nasconde solo
    il terrore d’esser mortali
    esorcizza la fine.
    La brezza calda
    è satura di essenze
    asciutta mi scorre sul corpo
    la spalliera di limoni
    fiorisce bianca
    inebria di zagara
    e so
    con gioia
    di essere vivo
    e poco mi importa
    dell’indifferenza della natura.

  6. COME FUOCHI D’ARTIFICIO

    Neri fuochi d’artificio s’aprono radiosi
    Nella distesa aerea sopra i passanti
    Fibrillano e s’irradiano gioiosi
    ora fitti, ora radi si mescolano pulsanti.

    L’occhio, non più distratto o indifferente,
    cerca di imprimerli nella mente.
    Si contendono, le nuvole animate,
    L’esiguo spazio tra le due balconate.

    Incantan ora le garrule rondinelle
    l’ignaro spettatore annoiato
    che alla fermata con altre sentinelle
    attende l’autobus nell’anonimato.

    Decideranno mai, si chiede intanto,
    qual è la direzione che agevola l’incanto?

    di Lucia Sallustio

  7. Dal cap. XIII di “Racconto d’inverno”, Marietti 1820, 2009

    “Un paio di volte dovemmo tenerci per mano per evitare di finire tra le acque, così che in quella circostanza ebbi l’impressione che una specie di lamento mi prendesse attraverso il suo tremore. Fu solo più tardi, però, che me ne resi conto: lui cantava, davvero, sebbene a denti stretti e con le labbra socchiuse, cantava chiuso dentro al suo corpo, come scosso da una febbre.
    Poi la gola si andò allargando e il torrente sprofondò tra le rocce più in basso, rimanendo noi quasi sospesi su un sentiero più facile a cento piedi dal fondo.
    Il suo canto ora s’era fatto chiaro modulando gli accenti monotoni, gli accordi dolci di un motivo antico e già conosciuto. Non capivo bene cosa dicesse anche se a tratti riuscivo a cogliere alcune parole, a volte una strofa, tentando io la memoria ad ogni giro, quasi fosse un mosaico di cui andiamo cercando da tempo piccoli frammenti che credevamo perduti e che, con grande nostra meraviglia, otteniamo come per miracolo di ricomporre.
    Un canto d’amore sincero – ora posso capirne meglio la forza -, ma infelice, le cui inflessioni di tenerezza sembravano vivere già dentro il turbamento del paesaggio che attraversavamo.
    E ciò che pian piano avvertii sempre più chiaramente, con uno stupore di cui non avrei mai creduto essere capace, fu la certezza che quel canto esigesse una risposta, e che quella risposta spettasse solo a me. Così furiosamente – sì, proprio come un pazzo – andai cercando un verso dentro la mia povera lingua di soldato, soldato disertato. Cosa poteva la mia lingua al confronto della sua, di ragazzo vissuto tra i libri e le voci delle pagine che non muoiono, di fratello che ha la grazia di poter ascoltare i racconti di colei che è senza nome?
    Ebbene il miracolo si compì, anche se non so come, formulandosi in me le rime che andai accennando timidamente e sottovoce, pur dopo mille tentativi. La natura intorno a noi cambiava rapidamente; ci inoltravamo attraverso boschi innevati e ne uscivamo trovandoci di fronte a vedute senza confini, con vallate che si aprivano su nude muraglie rocciose, piene di pietrisco e neve, attaccate dalle imponenti masse dei ghiacciai.
    Il nostro canto si fece quindi alterno, quasi a dare corpo alle voci di due amanti che si rispondono e si rimpiangono; confesso, ora col sapore della terra in bocca, che piansi d’amore insieme al mio canto, che ero io, era lui, l’innamorato che cantava”.

  8. E’ bello ritrovare amici nuovi e vecchi in questa festa di fine estate. Ci aiuterà a raccogliere emozioni di cui faremo tesoro nei giorni interminabili dell’inverno.
    Bentrovati Nicla e Robert
    Luciana

    • Certo Lucia che mi ricordo di te, in quel bellissimo e freddissimo teatro di Cerignola, il 19 dicembre 2009, Premio Nicola Zingarelli: una serata che ricordo con immensa gioia!
      Ciò che ho scritto fa parte del libro premiato appunto a Cerignola.
      Ma veniamo a te: mi hai riportato a Galway, alle cliffs, all’oceano spumeggiante ai cieli di Irlanda!!!!!!!!!!!
      Complimenti, una prosa la tua che mi seduce anche per i luoghi di cui parli. Ritornerò in Irlanda il 12 ottobre, mio figlio Luca lavora e vive a Dublino: abbraccerò per te il vento di Irlanda, i suoi cieli, il suo mercuriale mare cangiante e mutante…
      buona vita a te Lucia
      Clara

  9. IL MARE D’IRLANDA
    di Lucia Sallustio

    “Come sarà il mare d’Irlanda?”- si era chiesta più volte prima di partire. E ora era lì a guardarlo e si chiedeva che cosa si nascondesse dietro quella patina grigia cangiante dai toni più scuri del grigio plumbeo, impenetrabile, a quelli più chiari del celeste pallido.
    Strano a dirsi, ma il mare non è sempre uguale, o per lo meno, quello non era uguale al mare di casa sua. Il mare d’Irlanda non parlava dritto al cuore, aveva l’impressione che i suoi sensi lo filtrassero con cautela prima che le giungessero emozioni.
    “Mi fa paura, mi fa pensare, non mi fa sognare come il mio Mediterraneo”.
    Rossella era la tipica donna mediterranea. Un aspetto florido e un carattere esuberante, solare. Tanto comunicativa quanto improvvisamente taciturna e solitaria. Ecco perché non sapeva illudersi di questo mare nordico che aveva solo invogliato altri a fuggire.
    Sotto una pioggia scrosciante, quasi mummificata nel suo giaccone, irrigidita anche nell’animo, non riusciva più a guardarlo, anzi ora ne provava fastidio.
    “Un mare così burbero, così volubile non incoraggia pensieri d’amore ma solo cupe riflessioni di vita o di morte.
    “Se solo guardassi il mio mare, quello dalle belle sfumature dell’azzurro, che scintilla al sole come le argentate filande di Natale, frastornato dalle grida dei bagnanti e dal chiacchiericcio di chi prende pigramente la tintarella sulla spiaggia, mi sentirei inondare di gioia, vorticare nel sogno. Questo mare mi rende malinconica, mi riconduce alla sensazione di irrequietezza che pensavo di lasciarmi dietro”.
    Anche dal suo mare si era allontanata, non perché non lo amasse o non amasse la terra che esso lambiva e fecondava, ma perché voleva conoscere il mondo, farsi forte del confronto con gli altri, liberarsi dei pregiudizi che nascono entro i confini che l’uomo si è dato per la paura di cambiare. Lei, invece, proprio quel cambiamento si aspettava viaggiando.
    Vitale, gioviale, generosa con gli altri, non era mai stata il tipo che amava starsene piantata nel suo luogo d’origine. Poi, dopo ogni assenza, ritornava carica di ricordi, di idee, di novità, gravida di pensieri dolci e affettuosi per tutti. Gli amici l’accoglievano sempre con curiosità, era lei che riuniva gente intorno a sé, che dava il la a serate piacevoli e conviviali rallegrate da discorsi intrecciati e smorzati che si rincorrevano tra una chicca e l’altra per non concludersi mai. Quelle conversazioni fluivano come i giorni, pensava, ognuno di essi sconfinava nell’altro e si aveva l’impressione che non si concludesse mai niente.
    “Domani a Dublino farò compere. Appena arrivo voglio invitare tutti a una serata irlandese.”
    Seduta sul parapetto di casa, di fronte al mare, ora che era finito di piovere e apparivano briciole di sole a scaldarla, Rossella lo guardava fisso. Era aperta la sfida.
    Più volte aveva pensato che quel mare non avesse odori. Non odorava di alghe come quello scoglioso della sua terra. Forse per questo non riusciva a farla sognare.
    Il giorno prima si era incantata a fare un giochetto che faceva da bambina. Lo stesso che aveva fatto con Angelo a Galway. Guardava in lontananza fisso in un punto finché aveva l’impressione che arrivassero i Vichinghi nelle loro agili e strane imbarcazioni, con i ridicoli elmi biforcuti e i baffi rossastri come quelli di Asterix. Che strano! Dalla muraglia della città vecchia del suo paese, affacciata sul porto, da bambina aveva avuto visioni simili. Allora, erano i Turchi ad arrivare e le solerti massaie del posto li accoglievano con tinozze di olio bollente per annientarli. Era veramente successo, glielo aveva raccontato il nonno quando facevano la passeggiata al borgo la domenica sera.

    • Bello il tuo inno al mare, Lucia, al nostro Mediterraneo, a quello ‘dalla patina grigia cangiante’ irlandese… In fondo è sempre mare. E ogni creatura libera non può fare a meno di amarlo, per dirla con Baudelaire ‘di contemplare nella sua onda lo svolgersi infinito della propria anima’. Tu sembri proprio una ‘donna intenta a cercare se stessa nel mare’ e soprattutto una persona di intense struggenti sensazioni, che sai descrivere con un’ottima penna. Hai stile nitido, ricco di sfumature, caldo. Coinvolgi e trattieni… Grazie!

      • Grazie Maria,
        per le tue belle parole che insieme a quelle di Clara Schiavoni nel post successivo mi donano nuova carica per questa bella giornata di riposo che spero di dedicare in parte anche alla mia passione per la scrittura.
        La pagina fa parte di un intero romanzo inedito con protagonista proprio una “donna intenta a cercare se stessa” attraverso luoghi veri e dell’anima e anche attraverso il mare.
        Luciana

    • Cara Luciana,
      dal “nostro” mare navigato da Ulisse e popolato di sirene, a quello irlandese evocativo di tempeste, di Coleridge e della sua ballata del vecchio marinaio”, o anche di Melville, comunque metafora delle burrasche e delle tregue che la vita ci concede.

      Daniela

    • Luciana, il tuo racconto mi ricorda i paesaggi gotici e le impressioni che destano:
      ….
      Perchè e cosa sogni tu qui?
      Certo tu sei venuta da lontani mari,
      meraviglia per questi alberi di giardino!
      Strano è il tuo pallore! Strana la tua veste!
      strana soprattutto la lunghezza delle tue trecce,
      e questa diffusa solenne taciturnità.

      da “The sleeper” di E. A. Poe

  10. Le cicale, Federico, colonna sonora della tua melodia. e in quel verso: “la vita si attacca alla carne”, il momento del passaggio, del pugno gigantesco a colpire il sole. Obliquo un raggio d’oro continua a illuminare il tronco, splendida metafora del tuo Tempo, trasforma i suoi solchi in ombre nuove, custodi di segreti sconosciuti. Le cicale tornano, è ancora Estate, perchè sai rivisitare la vita, forgiarla ad arte, fiero scultore sulle esigenze dell’anima.
    Mi sono calata nella profondità del tuo mondo ed è stato molto emozionante…Grazie.

    • Ed io ringrazio te, Maria. Suscitare emozioni negli altri è di per sé una grande emozione.
      Sì, è vero, ho negli orecchi il frinire assordante delle cicale, e quando esso si smorza e finisce, ecco: un’altra stagione è passata. Tornerà (per me)? Non so, e pertanto è meglio vivere profondamente il qui e ora…. il Tempo è oscuramente ambiguo: il frinire è “eterno”, le cicale muoiono ogni estate.
      (E’ ovvio che Federico è nella terza età abbondante…….)
      Amichevolmente
      Federico

      • Non esistono terze età abbondanti, Federico, esiste la Vita, che ci preserva sorprese ogni giorno. Le tue estati di assordante frinir di cicale saranno ancora tante, credimi! Un abbraccio.

  11. Grazie a Maria Rizzi (superba scrittrice) per avermi segnalato il sito

    AMORE…ETERNO

    Son ferme
    nel cielo avvolgente
    cuscini
    di bianco velati
    e il sole,
    che fa capolino,
    li tinge
    d’un roseo pallore.

    Il volo
    di rondini in fuga
    dà vita
    a quel cielo incantato;
    un tiepido
    vento leggero
    asciuga
    la brina dei fiori.

    Le foglie
    di giallo vestite
    già senton
    svanire le forze,
    si lascian
    cadere per terra
    formando
    un brioso tappeto.

    E sia
    lode a te, mio “Signore”,
    per quello
    che doni ogni giorno,
    facendo
    di ogni frammento
    esempio
    del tuo amore eterno.

    • Giuseppe, che bella sorpresa! ‘Superba’ non sono certo io, anche se ti ringrazio con tutta l’anima per l’affetto… ‘superbi’ sono i tuoi versi, che dipingono un’acquarello perfetto, su misura per il blog, per i sentimenti di ognuno, in particolare per coloro che sono supportati dalla Fede.
      Io posso solo dirti che possiedi i colori adatti per ogni storia, che il tuo stile è sempre pura armonia e che ascoltarti fa bene al cuore. Ti stringo forte e… benvenuto!

    • Che bello! Uno stilista puro. Versi di tre sillabe alternati ai settenari. Perfetti. Amo la metrica e lei mi ha colpito, Giuseppe, mi ha condotto sui sentieri dei grandi, indimenticabili poeti. Approvo anche il suo amore per la fede e il modo in cui lo esterna. Complimenti vivissimi!

      • Grazie Francesca, anch’io amo la metrica e la Poesia strutturata, non riesco a scrivere in maniera diversa e per questo mi “additano” come “Poeta antico!” I “dotti” dicono che la poesia in rima è superata ma io credo che non esiste la Poesia a “tempo”, una Poesia (quando è degna di essere chiamata tale) è Poesia in qualsiasi forma essa sia scritta. Io scrivo principalmente in dialetto e rispetto tutti i dialetti, perchè nel mio piccolo voglio contribuire a non far diperdere ciò che i nostri padri hanno scritto ed opero per la diffusione di questa forma di poesia (chiamata popolare…) alla quale, comunque, dobbiamo il nostro presente! Grazie per la condivisione. A presto!

      • Gentile Aretino questa proprio non me l’aspettavo…da quando scrivo mi hanno sempre additato come “antico” (vedi replica a Francesca…) sono proprio felice del commento e ti ringrazio sinceramente perchè dalle tue parole trovo enfasi per continuare per questa strada che per altro è quella che sento dentro. Alla prossima!

  12. SETTEMBRE 2010

    CICALE

    Mai prima
    così amica mi fu la natura
    nell’aspergere aromi sottili
    e nitore d’aria serena
    sui cristalli di mare
    mentre il caldo ormai esausto
    fa luogo a più fresche correnti
    e non viste sui tronchi rugosi
    le cicale si sono zittite
    perché ormai il tempo loro è passato.
    Gode il corpo disteso
    del fresco calore autunnale
    e la vita si attacca alla carne.
    Ah, come vorrei
    che tutto questo non avesse mai fine!
    Le cicale son certo
    la prossima estate
    non viste sui tronchi rugosi
    faranno scrosciare le ali
    e di assordante frinire
    canterà furiosa l’intera collina
    mentre ancora gli ulivi si specchiano in mare.
    Voglio tornare lì ancora
    assetato di sole
    a scrosciar le mie ali
    incurante dell’autunno incombente
    perché ora
    comunque
    è estate.

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