Natale nella memoria e nel cuore, insieme nella Blogosfera

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Natale nella memoria e nel cuore, insieme nella Blogosfera

Da piccola, quando il tramonto tingeva di rosso il cielo sopra le colline senesi, avevo la sensazione di essere vissuta da sempre. La gioia che mi pervadeva allora, aveva veramente la sua fonte nel cuore. Stavo scoprendo di esistere, di essere una parte dell’universo. Se c’ero, era perché qualcuno lo aveva voluto e quindi doveva amarmi profondamente se mi offriva l’opportunità di godere dello spettacolo di una natura meravigliosa.
Ricordo domeniche piene di sole, voli di rondini, rintocchi di campane. Il Natale era una festa bellissima. La sera della vigilia il ceppo ardeva sul focolare ed io mi incantavo a guardare le faville che salivano per la cappa. Si diceva che in quella notte le ragazze gettassero rami di vischio tra le fiamme e, in base agli scoppi delle foglie bruciate, contassero gli anni che sarebbero intercorsi per arriare alle nozze.
Alla vigilia dell’Epifania, prima di andare a letto, mettevo sul focolare un fastello di legna e uno di fieno. Il primo perché la Befana, dopo essere scesa giù per la cappa, si potesse scaldare, il secondo per il suo asinello. Era proprio lui a portare in groppa il sacco con i doni per i bambini.
Durante una vigilia, credo la più bella della mia infanzia, successe un fatto straordinario: conobbi la Befana e ci parlai anche. Non scese dalla cappa, bussò alla porta. Tutti facemmo improvvisamente silenzio: la nonna aprì, me la trovai di fronte. Mi guardava attraverso le spesse lenti di un grosso paio d’occhiali. I suoi occhi parevano tanto grandi. Indossava un abito scuro, proprio come quelli che usava la nonna; anche il grembiule era pressappoco uguale; lo scialle no, era rosso fiammante. Sotto il braccio teneva una scopa di saggina. Capii che quella volta non era venuta con l’asinello… La immaginavo librarsi in aria e girare tra le nubi con la gonna al vento, volando a zig – zag tra le stelle, e infine posarsi sui tetti, sotto il chiarore della luna, tra miagolii di gatti e comignoli fumanti.
“Perché non mi porti a fare un giretto con te?” ricordo di averle chiesto.
“I bimbi non possono andare in giro di notte. Devono stare a letto e sognare tante cose belle” rispose…

Nicla Morletti

***

Natale nella memoria e nel cuore, insieme nella Blogosfera: scrivi un breve racconto, una poesia, un pensiero oppure, semplicemente, un commento alle parole di Nicla Morletti e alle opere di altri autori. Ritroviamoci nel Blog per scambiarci in questo modo gli auguri e per condividere un messaggio di speranza e di fiducia. La partecipazione è aperta a tutti. Puoi pubblicare una o più opere direttamente nei commenti a questo post, da oggi fino al 10 gennaio. Segnalando questa Iniziativa nel tuo blog o sito web parteciperai anche all’assegnazione del titolo di Blog letterario dell’anno (Premio Manuale di Mari – Bando 2009).
Alcune opere, selezionate dalla Redazione, saranno pubblicate nel Blog degli Autori e presentate nel Portale Manuale di Mari.

*Alcune raccomandazioni.*
1 – Evitiamo di pubblicare racconti troppo lunghi che si possono leggere con difficoltà nei commenti di un Blog.
2 – I testi saranno pubblicati così come li inserisci. Prima di postare un testo, rileggilo attentamente e apporta tutte le eventuali correzioni.
3 – Non postare più di due opere o interventi per volta.
4 – Puoi lasciare tutte le repliche che vuoi alle opere degli autori.

514 Commenti

  1. Un augurio speciale a degli amici speciali che possiate realizzare i vostri sogni e vivere in serenita’ e pace….Buon Anno a tutti !!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Sereno anno nuovo a tutti. E a tutti dedico gli ultimi versi di una poesia di Attilio Bertolucci, “Fine stagione” che metaforicamente voglio assimilare alla fine dell’anno e all’attesa di una nuova alba nei nostri progetti, nelle nostre esistenze.

    “Questa sera l’inverno
    è più chiaro a occidente,
    forse la stagione morente
    ci saluta in eterno”

    Angela Ambrosini

  3. Auguri vivissimi a Robert, Nicla Morletti, tutti i componenti della Redazione, Auguri agli autori di tante belle poesie e racconti che hanno scaldato i nostri cuori in questi giorni di festa, Auguri a tutte le persone che hanno letto le nostre parole, alcuni avranno sorriso, alcuni avranno riflettuto , alcuni avranno versato una lacrima.
    Auguri alle persone che hanno nel cuore la tristezza, vorrei dire loro di affrontare le strade tortuose che incontrano, perchè la vita vale sempre la pena di essere vissuta.
    Auguri a tutti i giovani , vorrei dire loro di non correre presi dall’euforia..è meglio perdere un attimo in più, che perdere la vita in un attimo .
    Auguri a tutto il mondo, e facciamolo guardando la bellissima foto che Robert ha inserito: un orologio per scandire i minuti che ci separano dal 2010, la musica, che addolcisce l’anima, lo sguardo di un essere umano che guarda il cielo..guardiamo il cielo e invochiamo la Pace e la serenità.
    L’anno 2010 dovrà essere : lucente, effervescente, sfavillante, e importante.
    Ciao amici miei un abbraccio a tutti

    Maria Luisa

      • Salve Robert
        Auguri anche a lei, spero veramente che il mio anno sia pieno di poesia, perchè, la poesia mi ha reso più giovane il cuore, mi ha addolcito l’anima ed ha aperto la mia mente.
        Se aggiungo la felicità…Non posso volere di più…
        Grazie per questo bellissimo augurio Robert
        Maria Luisa Seghi

      • Ciao Marinella,
        Senti… ho avuto un’idea : già che ho pensato a tutti, perchè insieme non pensiamo anche ai bambini che aspettano la calza dalla Befana ?
        Ci troviamo stasera a solcare il cielo stellato illuminato dalla luna?
        Un abbraccio
        Maria Luisa

      • Ciao Maria Luisa,
        ti ho attesa appesa ad un filo di cielo stellato, ma tu non sei venuta, ti sei forse smarrita in una galassia? Comunque, ho pensato io ai bammbini, ho attraversato comignoli affumicati e nelle case mi sono ritrovata. Ho riempito i calzini di dolcetti e di corsa son volata sulla scopa trasandata.
        BUONA EPIFANIA!!!!
        Marinella

  4. Buon Anno! Buon 2010, che possa portare serenità e grandi soddisfazioni agli ideatori e a tutti gli amici del Manuale di Mari e desiderio di maggiore pace all’umanità intera!
    Olga Karasso

  5. Buongiorno Nuovo Anno

    Buongiorno Nuovo Anno,
    occhi di mare
    Vieni a noi
    dal ventre del vento
    tra i colori della notte
    -madre fertile di spiga nuova-
    Sei caldo ristoro di fede,
    ardente avviso di vita
    Inneggiamo il tuo arrivo
    come monarca…
    divino padre di speranze
    e ricche bocche di sapienza
    …e, nell’albore
    di una notte di canto,
    affidiamo a te
    i nostri sogni…
    ansie di tutto!
    Anno Nuovo
    -figlio del vento-
    fa che sia amore il tuo avvento,
    pace dei popoli,
    l’ode di un passero allegro,
    il profumo del pane…
    Cancella le lotte e le barbarie,
    dai lavoro ad ogni padre
    e letizia ad ogni bimbo
    Dai alle menti la tolleranza,
    distruggi l’ipocrisia e l’ignoranza
    e fa…
    che nessuno debba ancor soffrire
    per l’odio sadico dell’altro…
    Rendi alla vita due ali nel vento,
    due piccole stelle sulle quali brillare
    …o semplicemente,
    dà alla vita
    il chiarore onesto di un sorriso!

    BUON ANNO A TUTTI VOI POETI CHE SIA UN 2010 DI PACE
    CON STIMA

    LUCA

  6. Un Augurio grande grande per un 2010 come Voi tutti lo desiderate e perché ciascuno di noi possa aggiungere qualche nuovo tassello al proprio desiderio di conoscenza di sé, degli Altri e dell’Infinito.

    L’ANNO CHE VERRA’

    Che dite, chiedeva la vecchina
    Con voce flebile e civettuola,
    sarà quest’an che viene assai migliore
    di quello ch’è trascorso e ora muore?
    Il capo dondolava e all’insù mirava
    gli astri brillanti parati a festa
    Temendo che si facessero fulminanti.
    Come ogni anno a loro preci volgeva
    E litanie e versi scelti recitava
    Per ingraziarseli un anno ancora
    Sì da farle vedere di nuovo l’aurora.
    Sperava e pregava come giovinetta
    Memore degli albori e dei giorni maturi
    Non paga ancora del suo sapere
    Avida e desiosa di continuare a bere
    Di quella vita quanto più liquore
    Potesse bagnarle le vene.
    Si trascinava appena sul bastone
    Ma dentro il cuore era un virgulto
    Tremava, ansimava e sussultava
    Come se fosse avvinta da amore occulto.
    Le stelle le strizzarono l’occhietto
    Si rifletté lucor sulla sua veste
    Il cuor prese a danzare alla cantante
    “Signore ti ringrazio per queste feste”,
    intonava la vecchia tutta raggiante
    “vita e fortuna m’hai concesso
    E nuova luna vecchi rancori ha rimosso.
    Ora a narrare potrò incominciare
    Memorie belle e fatti esemplari.
    Senza tediare ne farò bei canti
    ninnananne per adulti e infanti.
    Insegnerò ad amare e a perdonare
    A quanti pensan che vita è sol dolore.”
    Per ore cantò le vecchie gesta
    finché tutti onorarono la Grande Festa.

    di Lucia Sallustio
    scritta nel dì 1/01/2008

  7. Ho fatto un presepe semplice: Maria e Giuseppe in una grotta di carta sovrastata dagli angeli e dalla stella cometa. Qualche pastore poggiato sul muschio, un sentiero di lenticchie e neve di farina, fatta scendere da un setaccio.
    Nel punto più lontano, una palma, due cammelli e tre magi che cammineranno fino al sei gennaio. Poi aspetterò la notte fra il 24 e il 25 dicembre per mettere una culla con il bimbo in fasce.
    E nella notte di Natale ancora nascerai nel mio cuore, Gesù. Tu, sì piccino mi ricorderai l’unico vero Amore a cui dovrà tendere la mia vita, come tu tendi le mani ai cuori che invocano la tua rinnovata venuta.
    Portavi la pietà agli uomini di buona volontà, Tu, sceso dalle stelle di una notte silenziosa e lontana eppure, prima ancora della tua nascita, già un albergatore non ebbe pietà della Tua giovane Madre.
    Da duemila anni torni a nascere e ogni anno divieni Agnello sacrificale, perchè qui continuiamo a non capire il senso vero della vita.

    • Cara Arsomnia semplici e profonde veritiere parole…
      qui continuiamo a non capire il senso vero della vita..
      siamo sordi, ciechi ed il grande dono del libero arbitrio che Dio ci ha donato………. ne facciamo un abuso rivolto a cose brutte.
      Un buon 2010 e speriamo per tutti che sia non solo un nuovo anno come ogni anno ma che sia un anno nuovo in tutto..in sentimenti e Bene e Pace e cuori buoni.
      Ciao Cara

    • Carissima. Arspmnia
      Complimenti per il tuo bellissimo racconto sul Presepe. Descrivi in maniera semplice , romantica e completa la rappresentazione dei vari componenti riguardanti il miracolo della nascita di Gesù-Condivido pienamente anche la parte finale del tuo rcconto perché oggi i popoli sono portati più alla violenza verso altri popoli che alla pace .alla solidarietà e all’amore: “Da duemila anni torni a nascere e ogni anno divieni Agnello sacrificale, perchè qui continuiamo a non capire il senso vero della vita.
      Noi abbiamo avuto nella storia di questo paese tante persone che hanno saputo portare e predicare la pace e la solidarietà verso i più umili.. Tanti anche con estremi sacrifici.
      Vorrei qui parlare di San Francesco, amico dei poveri ma anche di tutti gli esseri che facevano parte della semplicità della vita, come gli animali, compreso iil lupo.
      San Francesco appunto è stato il primo che a Grecciano nel 1223 ha realizzato la prima presentazione vivente della Natività e quindi il nostro Presepe.
      Speriamo che l’anno nuovo ci porti una vera pace di amore e solidarietà verso tutti popoli della terra.
      Aff.mo sergio

      • Grazie per i complimenti e lo dico facendomi piccola piccola.
        San Francesco è una figura più che mai viva nel mio cuore.. così tanto che ho voluto per mio figlio il suo stesso nome…
        Auguri vivissimi
        Ars

    • Cara Ars,
      com’è dolce il tuo amore per il Bambin Gesù che ogni anno con il rinnovarsi dell’Avento ci ricorda il suo sacrificio. Ma quante volte abbiamo sentito il suo richiamo e quante altre lo abbiamo ignorato non capendo il significato?
      Ti auguro un Felice Anno 2010 colmo si solidarietà, amore e fratellanza.
      Nel suo nome ti abbraccio con affetto
      Marinella(nonnamery)

  8. CONCORSO LETTERARIO
    II° PREMIO NAZIONALE DI LETTERATURA E POESIA
    CITTA’ DI PADOVA

    “NOTTE DI NATALE 2008”

    AUTORE: MARIA DI GRUMO
    TITOLO: LA NOTTE DELLA NATIVITA’

    C’era una volta…..
    Cominciano così le favole, quelle che ancora si trovano negli scaffali delle librerie e delle biblioteche di città, le favole che quand’ero bambina erano le mie preferite insieme alle bambole. Oggi le favole non le racconta più nessuno, perché i bambini e le bambine nelle lunghe lettere a Babbo Natale – e non più a Gesù Bambino, ecco come sono cambiati i tempi! – chiedono videogames, stazioni di gioco, carte di Yu-Gi-OH e chissà che altro….

    Le favole, invece, nella mia infanzia erano in libri dalle immagini colorate in tenui colori pastello che poi mi divertivo a ricopiare per trascorrere allegramente le lunghe giornate di vacanza fino alla Befana, lasciando in pace la mamma nelle faccende di casa. Le favole raccontavano vicende di bimbi e bimbe di Paesi lontani, poveri, che a Natale non avevano nulla, esattamente come ogni altro giorno dell’anno…..

    Sono cresciuta e le favole hanno continuato ad appassionarmi. Hanno sempre un messaggio da comunicare e durante la lettura è facile lasciarsi trasportare dalla magia dei personaggi.

    La mia prima maternità è nata come in una favola esattamente la notte di Natale.

    Così, c’era una volta………..

    Io, Gesù Bambino, stavo per nascere. Il parroco della Chiesa SS. Maria Annunziata di Modugno, un sacerdote anziano che si chiama Nicola, amorevolmente mi portava tra le braccia fino alla mangiatoia.
    Avevano allestito, nella Cappella del Santissimo Sacramento, un presepio in pietra, frasche e travi di legno. Raffigurava davvero la stalla nella quale Maria, mia madre, mi partorì millenovecentonovantasei anni prima. Una stalla, quella del presepio, che mi ricordava davvero la stalla vera. C’era tutto, come allora, i pastori che pascolavano le greggi, la povertà della stalla, il bue e l’asinello che con il fiato avevano riscaldato l’aria perché non soffrissi il freddo, Maria che piangeva per le doglie del parto, le stelle che illuminavano il cielo, la cometa che si era fermata sulla stalla della Natività.

    Nella Chiesa, accanto al presepe, una donna mi guardò con insistenza.
    Quella donna, Maria, era accanto al suo sposo, novello sposo, Giuseppe.

    Piangeva, Maria e mi chiesi perché, ma dalle braccia del sacerdote non potevo sporgere la mano per accarezzarla.
    Perché piangi, mia bella donna? – avrei voluto chiederle, ma il sacerdote camminava spedito per adagiarmi nella mangiatoia ed io non potevo fermarlo.

    Anche Maria e Giuseppe, insieme ad altri fedeli, seguivano il sacerdote ed i chierichetti e si avvicinarono al presepe.
    Erano in piedi, a ridosso della Cappella del Santissimo Sacramento. Mi dissi che forse non avevano trovato posto perché forse erano giunti in ritardo, che avrebbero assistito alla Santa Messa in piedi, ritti, che si sarebbero stancati. Ma erano giovani. Non poteva piangere per dolore, Maria, ne ero certo.

    Ora che era vicina potei guardarla negli occhi e le chiesi: – Perché piangi, Maria?
    Ma lei non poteva sentirmi. Tutti cantavano Tu scendi dalle stelle e l’inno, a gran voce, copriva le mie parole. Maria continuava a piangere, sempre più forte ma nessuno poté ascoltarla perché il canto copriva i suoi lamenti ed un fazzoletto intriso, stretto tra il naso e la bocca, le sue lacrime.
    Non poté sentirmi, Maria, ed io non potevo gridare perché mi ascoltasse.

    Maria piangeva ancora, non capivo perché continuasse a piangere malgrado Giuseppe la pregasse di smetterla….stai esagerando, le diceva.
    No, nessuno esagera quando piange. E quello doveva essere un pianto per qualcosa di importante.
    Capii che aveva un problema importante perché piangeva tanto, fino a lavarsi il viso, ormai tutto rigato dalle lacrime. Piangeva, piangeva, mentre io mi sforzavo inutilmente di farle arrivare alle orecchie ed al cuore la mia voce, la mia richiesta di dirmi perché piangeva.
    Maria, dunque, vicino al presepe, s’inginocchiò, pregò e finalmente avrei compreso perché piangeva.

    Gesù Bambino – mi disse – questa notte Santa ti prego così.
    Sono sposata da quasi due anni. Giuseppe, mio marito mi ama ma la mia vita mi sembra incompleta. Ho un lavoro soddisfacente, una famiglia e la famiglia acquisita che mi adorano.
    La mia vita è frenetica, come quella di tante donne che come me hanno desiderato costruire una famiglia sforzandosi di conciliare tutto con il lavoro. Non è facile e mi costa sacrificio. Alla mattina mi sveglio molto presto e mi sforzo di tenere la casa in ordine e poi corro al lavoro e mi impegno perché mio marito si senta a casa e respiri l’amore della famiglia.
    Sì, siamo famiglia, piccola chiesa domestica ma siamo sempre in due.
    Questa notte Santa, caro Gesù Bambino, ti prego così, come in una lettera di quand’ero bambina. Di persona, oggi, mentre ti guardo implorandoti come un tempo, ti chiedo di farmi un dono.

    Intanto don Nicola era tornato, chiedendo ai fedeli che affollavano la zona antistante il presepio di spostarsi, aprirgli un varco per lasciarlo passare insieme alla scia bianca dei bambini che indossavano l’abito da chierichetto, uno portando l’incenso, gli altri una lunga candela bianca accesa.
    Maria dovette sollevarsi, interrompendo la sua preghiera.

    Voltai allora lo sguardo ed accettai la preghiera del sacerdote, che mi osannava ringraziandomi di aver regalato ancora amore a tutta la terra. Abbassò lo sguardo, don Nicola e poi tutti i chierichetti genufletterono e rialzatosi, tutti insieme contemporaneamente, si allontanarono. I fedeli continuavano a cantare Venite fedeli.

    Maria si sforzava di cantare ma evidentemente non ci riusciva…..aveva ripreso a piangere.
    Mi dispiacque per lei. Mi dispiacque perché non volevo pensasse che la sua preghiera non m’interessava.
    Pensai alle parole del sacerdote “grazie per aver regalato ancora amore a tutta la terra”. Quelle erano state le parole con cui aveva iniziato l’omelia, quell’anno. Per la verità iniziava l’omelia ogni anno con le stesse parole. Non so se qualcuno gliel’aveva fatto notare, non era importante che qualcuno glielo facesse notare, davvero, poco m’importava di questo, ma le avevo molto gradite. Diceva così, Don Nicola, ogni anno, all’apertura dell’omelia: “ogni volta che nasce un bambino è il segno che Dio regala amore ad un uomo ed una donna sulla terra ed oggi, questa notte santa, sta nascendo Gesù stesso, sta nascendo l’Amore”.
    Non si sbagliava, don Nicola, ed io volevo poter ascoltare ancora la preghiera di Maria – interrotta dall’arrivo della processione – per regalare amore anche alla sua famiglia.

    Maria tardò ad avvicinarsi. C’era il rito della Comunione. Con Giuseppe ed altri fedeli, dalla Cappella del Santissimo Sacramento si allontanarono, in processione verso l’altare per ricevere la Comunione.

    La chiesa cantava, tutti cantavano. Sperai che anche Maria lo facesse perché “cantare è pregare due volte” ed io ero nella mangiatoia e Maria troppo lontana, non potevo vederla.

    Tornò, Maria, dopo la Comunione. Tornavano in tanti, vicino al presepe.
    Qualcuno s’inginocchiava, qualcuno restava ritto in piedi ma con la testa china. Giuseppe la raggiunse. Dietro di lei, prima, poi accanto, si diedero la mano e pregarono insieme.
    Non dicevano le stesse preghiere. Ora potevo sentire le loro voci – in chiesa regnava il silenzio – ed ascoltai, finalmente.

    Caro Gesù Bambino – riprese, Maria – ricordi? Avevo detto di essere felice ma forse non abbastanza.
    La mia è famiglia ma ancora non abbiamo un bambino.
    Ti prego, caro Gesù Bambino, regala amore anche a me e Giuseppe. Regalaci la speranza che durante quest’anno avremo un bambino.

    Maria, le dissi sperando di poterle parlare direttamente al cuore e sperando che mi ascoltasse come si ascolta la voce di un uomo – la voce di Dio non ha voce – cara Maria, ti ho già premiata per la tua fede.
    Hai pianto tanto, questa notte, ed io ho compreso subito che piangevi per la tua preghiera. La tua, mi sono detto, appena ti ho vista piangere, deve essere una preghiera importante. E lo è. Avrai un bambino, anzi, in verità ti dico……..

    Non ho potuto terminare la mia frase. Maria ha distolto lo sguardo dal presepe, ha fatto il segno di croce e si è allontanata.
    Giuseppe, standole accanto, l’avvicinava piano verso l’uscita dalla Cappella del Santissimo Sacramento.
    Maria! Ho chiamato, Maria! Giuseppe! Non andate via! Vi stavo dicendo che……

    Maria si era allontanata prima che le dicessi la mia verità.

    Maria era già in attesa. Non poteva saperlo, Maria, che quello stesso giorno, quando si era unita a Giuseppe, il mio Padre celeste le aveva già fatto il regalo che lei quella notte mi aveva richiesto.

    Maria si era allontanata prima che le dicessi la mia verità. Mi dispiacque perché ho capito che la voce di Dio, dunque anche la mia voce, non arriva sempre come io ed il mio Padre desidereremmo, al cuore degli uomini. Arriva dopo tempo, arriva con i mezzi della telecomunicazione, con ritardo.

    Maria apprese della gravidanza un mese dopo. Corse a ringraziarmi, in chiesa, con una preghiera all’altare maggiore – ormai il presepe era stato smantellato, il tempo del Natale terminato.

    Il suo bambino nacque, infatti, esattamente nove mesi dopo, il ventiquattro settembre, alle ore….. a mezzanotte, esattamente alla stessa ora in cui Maria, implorandomi con la sua preghiera, aveva cominciato a piangere perché l’ascoltassi.
    La notte della nascita non riuscì a piangere, Maria, né a pregare ma avrebbe voluto….cominciava le sue preghiere ma poi le interrompeva, come quella notte santa del Natale, la sua preghiera si interrompeva ora per la processione ora per la comunione.
    Era stanca Maria, impaziente di pregare e ringraziarmi per aver donato amore alla sua famiglia. Capii che questa era la sua preghiera e decisi di regalarle qualcosa che il mio Padre celeste aveva regalato alla mia mamma Maria la notte della mia nascita, la contemplazione del Bambino ed il riposo…..

    E così lasciai che Maria, la donna che aveva appena dato alla luce il suo Nicola, si addormentasse.

    Ecco la storia della nascita del mio bambino, Nicola.
    Non è, davvero, un piccolo miracolo?
    Non credete?
    Che importa di quel che possiate pensare voi, ma è il mio miracolo, la mia gioia che si ripete ogni notte Santa del Natale. E questo, che è il Natale del duemilasette, anno in cui ricorre il decimo anniversario dell’evento che mi ha visto diventare madre per la prima volta, ho deciso di raccontare a tutti voi la mia favola della notte di Natale.

    • Cara Maria, mi hai talmente commossa con questo racconto di vita vissuta. Che dico? di miracolo vissuto! Nelle Scritture è scritto: “Chiedete e vi sarà dato”.. pregare e chiedere con fede, come hai fatto tu, consente a Dio di starci vicino, sostenerci e oprare miracoli…
      Una testimonianza che riempie il cuore di gioia.
      Un abbraccio con l’augurio per il nuovo anno..

    • Un bellissimo miracolo.
      E’ importante il tuo racconto cara Maria, testimone di una Fede infinita.
      Dio mi parla sempre e mi dispiace che io ci arrivi sempre dopo a capirne i messaggi ed i segni…riflettendoci sono così chiari come acqua che sgorga dalla sorgente..sono io che non ascolto Bene.
      Un caro saluto, un buon 2010 a te e famiglia.
      Che Dio ci benedica tutti.

  9. Sono dei ricordi che ti vengono in mente con l’avvicinarsi delle feste Natalizie e dopo dopo aver letto la bellissina poesia della poetessa Marinella,
    Io ho alcuni ricordi degli anni 30 che mi stringono il cuore. Sono poveri che non hanno mezzi di sussistenza e chiedono soltanto “un pezzo di pane” che viene offerto dai contadini.
    Forse con il pane offrono anche il “companatico”, come si diceva in quel tempo.

    Complimenti e auguri.
    sergio

  10. Piove

    Piove sui vetri sui tetti sulle strade
    piove sul cuore
    chi bussa alla mia porta?
    Un pover uomo
    un tozzo di pane
    un poco di bontà.
    Penso al Verbo fattosi uomo
    che sia “Lui”?
    L’offerta dono con affanno
    fisso lo sguardo penetrante
    è colmo d’amore e greve
    come fu a mio ” Fratello”.
    Battito d’ali in cuore
    in segno di luce scioglie
    “sia pace in terra”
    “a tutti gli uomini di buona volontà”.

    • E’ un bell’invito ad avere il Sole nel cuore che scaccia la pioggia,,,
      il sole che riscalda i cuori e dona vita mentre la pioggia pian piano si allontana.
      Bella poesia molto significativa.
      Un saluto affettuoso.

      • Cara Calliope,
        ognuno di noi possiede un pò di luce, è un raggio della “luce” del mondo. Per questo il cuore caldo in ogni povero “vede” Dio. Ti auguro un Felice Anno Nuovo 2010.
        Un abbraccio caloroso.
        Marinella

      • Ciao Elisa,
        Dio è preghiera e io sento di dover manifestare la fede attraverso gli occhi dell’amore.
        Ti abbraccio con affetto e ti auguro un Felice Anno 2010, colmo di serenità e di tutto ciò che desideri.
        Marinella

  11. VERSO… LA NOTTE
    Lontano, vedo l’orizzonte,
    nel tramonto della sera,
    ancora luccicante.
    Resta così, non sparire
    nel profondo del cielo,
    lasciandomi nel buio,
    di questa notte
    che oscura si avvicina,
    spegnendo,
    ogni mia vaga speranza,
    di una luce di amore
    in questo tramonto,
    che prelude, la tristezza,
    Calano lente e minacciose
    le tristi ombre della sera:
    scivoli ora muto,
    verso l’infinito,
    che ti travolge
    e ti nasconde.
    Non sparire dalla luce,
    non lasciarmi nel dolore,
    piangi con me
    e, una lacrima
    lasciala
    VICINO A QUELLA COMETA
    CHE SI AVVICINA
    E CI FA SOGNARE
    LA NASCITA DEL BAMBINO
    CHE CI AMA.
    E SALVERA’ IL MONDO.
    sergio

    • Le stelle…ma che bel pensiero..mi hai riportato alla memoria un verso di una poesia di Hikmet che dice…
      Una nuvola dorme stringendosi al petto una stella.
      Anche le nuvole, anche le lacrime devono esserci…
      Caro Sergio il tuo augurio giunga a tutti perchè solo Gesù è la nostra salvezza.
      Un caro saluto.

    • Caro Sergio,
      C’è speranza nella tua poesia, solitudine e preghiera… non lasciarmi nel dolore.. non sparire dalla luce. ” Lui” è luce e se ascolti il cuore vedrai che la sua luce è dentro te.
      Un abbraccio, con affetto Marinella
      P:S Felice Anno 2010

  12. Nella speranza abbiate tutti voi trascorso un sereno Natale con il cuore colmo di Amore vi porgo i miei migliori auguri per un 2010 ricco di desideri che si esaudiscono, sogni che si avverano ed un cuore sempre amorevole al quale non dobbiamo mai mettere un punto…

    Non ci sono più stelle nel mio cielo
    intrappolate nel groviglio della vita
    vogliono splendere nei sogni
    dove le nuvole corrono nei pensieri
    il sole si nasconde
    e la luna padrona
    splende più di mille soli
    all’ombra del mio cuore

    • Grazie degli Auguri che ricambio, Gentile Calliope.
      Complimenti per la bella poesia.
      Sono convinto che l’amore che alberga in tutti i cuori può riportare a far brillare le stelle ed illuminare la nostra vita.
      L’amore è una parola grande, forse la più bella del nostro vocabolario perché è il contrario della guerra e dell’odio fra tutti i popoli della Terra.
      Con affetto
      Sergio Doretti

    • Hai ragione Calliope i sogni devono splendere sempre ogni anno anche se la luna li oscura o le nuvole ce li fanno spostare in altri luoghi. All’ombra del nostro cuore deve restare sempre la voglia di concretizzarli perchè ci vuole tempo per realizzare i sogni. Buon 2010 e complimenti per la tua voglia di trasmettere positività a chi spesso si affligge facilmente. Saluti da Alba

      • Grazie carissime Marinella e Calliope, per il vostro commento che ho molto gradito.
        Stando a pensare a quei tempi lontani, in particolare ai poeti contadini,(dove anch’io mi ci ero intrufolato da ragazzo) era abitudine nella festività della Befana andare a “cantà la Befana”. è il primo vero appuntamento dell’anno legato alle tradizioni popolari. A partire dal pomeriggio del 5 gennaio, fino a tarda notte si cantavano canzoni popolari o poesie. Alcuni dei presenti erano muniti di strumenti a corda.
        Sono ricordi che ancora conservi nei vecchi cassetti della memoria
        Affettuosi auguri di buon anno
        sergio

  13. La Festa della Befana di un tempo lontano:
    era una semplice festicciola, con i doni della Befana.
    Ci è rimasta sempre nel cuore e ci fa rivivere il clima della nostra fanciullezza e ci porta a riflettere sulla nascita del Bambino Gesù che, anche lui, in quel giorno aveva ricevuto i doni dai Re Magi.
    Ci portava anche a riflettere:
    sulla povertà di Gesù che era nato in una stalla riscaldato solo dal fiato del bue e dell’asinello,
    alla miseria che allora era molto diffusa fra le genti
    – Tutto questo,ci rendeva consapevoli che le feste di Natale, Capodanno ed Epifania significavano anche solidarietà verso le persone più povere.
    Con affetto,

    Sergio Doretti,

    • Riflessivo e profondo Sergio…che bel ricordo la Befana..
      un ricordo che ogni anno rivivo insieme ai miei figli, con le calze ed i dolcini…ed anche il carbone con il bigliettino di spiegazione nel qual caso non sapessero il motivo ^_^
      Affettuosamente ti invio un caro saluto.

    • Già… Sergio, altri tempi! Però che meraviglia le nostre festività. Ci si acconteva di poco e per l’Epifania io ricevevo il carbone vero, perchè il mio babbo lavorava in miniera e le stufe che scaldavano le nostre case erano di ghisa e andavano con il carbon fossile. Che emozione! Sei grande amico mio, il tuo romanticismo mi coinvoge!
      Ti abbraccio
      Marinella

      • Grazie carissime Marinella e Calliope,
        per il vostro commento che ho molto gradito.
        Stando a pensare a quei tempi lontani, in particolare ai poeti contadini,(dove anch’io mi ci ero intrufolato da ragazzo) era abitudine nella festività della Befana andare a “cantà la Befana”. è il primo vero appuntamento dell’anno legato alle tradizioni popolari. A partire dal pomeriggio del 5 gennaio, fino a tarda notte si cantavano canzoni popolari o poesie. Alcuni dei presenti erano muniti di strumenti a corda.
        Sono ricordi che ancora conservi nei vecchi cassetti della memoria
        Affettuosi auguri di buon anno
        sergio

    • La Befana era la vera festa dei bambini prima che si aggiungesse Babbo Natale. Nei nostri cuori la Befana malgrado sia arrivato Babbo Natale rimane sempre la più genuina perchè anche se è poverella è ricca di tanto amore per tutti e regala quello che può: la dolcezza dei suoi gesti unità a tante bontà. Non a caso la Befana viene associata anche al giorno in cui Gesù ottiene i doni dai Re Magi stante a significare che la Befana è anche saper donare il meglio di sè stessi. Grazie Sergio che ci hai fatto riafforare bei ricordi di fanciullezza. Buon 2010 da Alba

  14. L’ultimo Natale.
    Quel Natale con le ciaramelle
    dopo tanti anni come fu bello!
    Quando si arriva all’improvviso,
    quando nel buio si accende il sorriso,
    i mesi stanchi che devon seguire,
    i bei ricordi non fanno svanire.
    Bussai alla porta con tanti regali
    e con le mie figlie che tu tanto amavi.
    Tu non capivi che fossi arrivata
    per un Natale da anni bramato;
    che fosse l’ultimo ,non lo sapevi,
    a tanta gioia ,tu non credevi
    e intanto ,fuori, cadeva la neve.
    Canzone dolce di bianco Natale,
    sommessamente, insieme a te cantavo.
    Sento la musica,rivedo la neve
    ed il tuo viso ,mamma, come quella sera,
    e mi piace pensare sia proprio avvenuto
    invece… fu l’ultimo treno perduto.
    Da te quel Natale non sono venuta.

    Elisa

    • Grazie Elisa per la tua bella e romantica poesia e complimenti.
      Ti sono nel cuore perché anch’io penso con passione ai ricordi del passato:
      alle feste tracorse con l’amore e la felicità
      alle romantiche canzoni che cantavamo quando fuori cadeva la neve
      ora i ricordi ci riportano lontano e li riviviamo con il ricordo dell’amore e dell’affetto.
      I migliori auguri di Buon Anno…
      sergio

    • Carissima Elisa leggendo i tuoi versi non ti nascondo che la malinconia prendeva parola dopo parola il sopravvento..
      è molto triste e doloroso questo tuo ricordo mai avvenuto ma quello che hai tirato fuori è un natale che tua mamma starà rivivendo ogni anno insieme a te nel tuo e nel suo cuore..non dubitarne e non sentirti in colpa per ciò che poteva accadere e non è accaduto.
      Niente avviene per caso.
      Un caro abbraccio e felice 2010.

      • Sono belle le tue parole,Calliope,perchè dà grande conforto l’idea che chi ci manca può essere ancora accanto e perchè e’ teneramente affettuosa la tua volontà di consolare e rassicurare .
        un abbraccio e un augurio carissimo per un anno felice.
        Elisa.

    • Cara Elisa,
      nelle tue parole il rimpianto di quell’ultimo Natale…che malinconia e che commozione! Leggendo ho rivissuto il mio recente lutto. L’ultimo Natale rimarrà nei nostri cuori, e in loro ci culleremo sino all’eternità.
      Ti voglio bene e ti auguro un Felice Anno 2010!!!!
      Marinella

      • Dalle tue parole traspare sempre la gentilezza del tuo animo .
        Mi dispiace tanto per iltuo recente lutto e forse un pò consola
        il sapere che la vita finisce ,ma l’amore è per sempre.
        Un abbraccio e ,comunque,tanti auguri per il nuovo anno.
        Elisa

  15. L’Albero delle idee
    Dice Giada di povera famiglia ai genitori: “Peccato, non abbiamo i soldi per fare un albero di Natale bello e brillante come gli altri vicini”. I genitori rispondono a Giada che si può creare l’albero delle idee. Giada non crede però che si possa inventare un albero dal nulla. Dice la mamma: “Stai a vedere figliola”. Infatti prese parecchio fil di ferro per modellare con le mani un grande albero di
    Natale; prese poi anche dello spago per legare all’albero di ferro molte lampadine a sfera da mettere come palline dell’albero decorate con brillantina argentata o dorata attaccata con la colla. Ma non finisce qui, la mamma fece prendere a Giada delle scatole piccole vuote e le fece incartare di vari colori per metterle come decorazioni dell’albero delle idee. Giada decise di aggiungere dei fantasmini che le avevano regalato i vicini che avevano la particolarità di essere fosforescenti al buio così la notte illuminavano l’albero delle idee. Perchè non aggiungere anche dei calzini pensò Giada? Aprì allora, il cassetto del papà e tolse calzini di colore bianco e colore rosso bordeaux, verde bottiglia ecc. e li unì all’albero delle idee con delle mollette del bucato. Inoltre, la mamma di Giada prese degli spaghetti, li mise a cuocere e poi essiccare. Successivamente, gli spaghetti li fece pennellare d’oro e d’argento e servivano a coprire come capelli d’angelo la struttura in ferro dell’albero. I genitori di Giada pensarono di decorare il contorno dell’albero oltre che con i capelli d’angelo anche con del rotolo d’alluminio da cucina. Inoltre, ritagliarono del cartone a forma di stella cometa poi lo ricoprirono di brillantina dorata e lo misero come puntale dell’albero delle idee. Finalmente anche Giada riuscì ad avere come gli altri bambini il suo albero di Natale.

    • Grazie Alba e complimenti per il tuo racconto, molto significativo. Penso che la felicità non si raggiunge con lo spendere tanto.
      Attualmente c’è la manìa che quanto più spendi più sei felice.
      Siamo davvero più felici di quanto lo erano i nostri genitori o i nostri nonni? Loro non avevano la possibilità di spendere tanto perché in quegli anni la miseria la faceva da padrona eppure nelle feste erano felici lo stesso.
      Tu sei stata grande a dimostrare tutto questo.
      Tanti complimenti e auguri di Buon Anno.
      aff.mo
      Sergio

      • Ciao Sergio, ti ringrazio dei complimenti e nel mio racconto vedo che hai colto in pieno il suo significato: la semplicità delle cose certe volte fa gioire ancora più di chi ostenta troppa ricchezza oppure è soltanto un po’ più fortunato. Contraccambio con altrettanto affetto gli auguri di Buon Anno 2010 che estendo anche a tutti gli altri poeti ed artisti del blog. Alba

      • Cara Alba il tuo racconto è molto bello..è quasi un approdare a quello che dovrebbe essere la vita di una persona…piena di idee ed invece è vuota di essenziale e piena di superfluo.
        Chi ha idee, chi riesce a pensare, percepire ed amare a prescindere dal materialismo è una persona ricca.
        Gesù è stata la persona più ricca e potente che sia mai esistita e che mai esisterà e non era ricco.
        Se solo ci soffermassimo a riflettere su delle cose…
        Ciao Alba buon 2010 Ricco ^_^

    • Cara Alba,
      talvolta ci complichiamo la vita, quando invece con un pò di fantasia , le nostre mamme ci facevano felici con le bambole di pezza elaborate con le proprie mani. Oggi i miei nipotini hanno tutto e di più ma mi piace raccontare loro i miei natali, le epifanie e loro stanno ad ascoltare come se stessi parlando di estraterrestri. Un giorno capiranno che non ci sono ricchezze che potranno renderci felici se non abbiamo l’umiltà. Grazie di aver raccontato questa storia dove i valori per certi versi andrebbero ricuperati prima che si perdano per sempre.
      Un caro abbraccio e
      BUON ANNO 2010
      Marinella

      • Ciao Marinella, è vero quello che dici lo condivido una volta avevamo di meno e ci accontentavamo di più. Perchè? Perchè si dava tanto valore ai gesti e non soltanto a quanto era costato l’oggetto. Speriamo che i giovani attuali capiscano al più presto quali sono i veri valori anche se non sono aiutati dai mezzi di comunicazione che li incentivano soltanto al consumismo ed a confrontarsi su chi ha l’oggetto all’ultimo grido. Un caro abbraccio e buon 2010 anche a te all’insegna di tanta armonia. Alba

  16. Io credo che siamo soli davanti alla grande prova della vita; il coraggio di ogni giorno dobbiamo trovarlo dentro di noi, con fatica, con sofferenza, vincendo le nostre paure e riuscendo a vedere negli altri il desiderio di tendere la mano verso la nostra. Ogni giorno dell’anno in cui mettiamo in pratica il messaggio di Cristo è Natale.

    • Carissima Anna Francesca,
      questo tuo intervento mi è piovuto dal cielo. Noi tutti siamo soli davanti alla grande prova della vita. Anch’io sono rimasto solo da quasi 10 anni però la vita ho cercato di utilizzarla nel volontariato attivo con l’Auser (eravamo insieme con mia moglie, ora purtroppo non c’è più ).
      Ora siamo nel clima del Natale e mi rimane facile dimostrare che anche la vita di Gesù è una storia d’amore per aver aiutato tante persone in difficoltà.
      Noi dell’Auser cerchiamo di aiutare le persone sole con compagnia, accompagnamento, spesa insieme e poi tante altre attività che rendono la vita felice. Una persona sola può rivolgersi alle tante Associazioni anche per condividere dei problemi e cercare uno scambio affettivo.
      Auguri e Buon Anno.
      Sergio doretti

      • Caro Sergio anche i miei suoceri fanno parte dell’Auser e ne sono felicissimi.
        Le belle iniziative di compagnia aiutano il corpo e lo spirito.
        Complimenti per il tuo Esserci e buon 2010

    • Ho dei sentimenti contrastanti su questo tuo pensiero cara Anna Francesca, che rispetto ma che non condivido del tutto.
      Solo è chi solo vuole essere…se ci riferiamo al contatto ed alla vicinanza delle persone…se non ci sono più, è vero, rimaniamo soli ma ci vivono dentro e noi li viviamo con ricordo di amore.
      Se mi sento sola non è importante vedere negli altri il loro desiderio di tendere la mano verso la nostra…
      ho imparato che nei rapporti affettivi le aspettative non devono condizionare il nostro comportamento spontaneo.
      Buon 2010 cara Anna e che sia ricco di desideri esauditi.
      Un abbraccio.

    • Cara Anna Francesca,
      condivido il pensiero che ogni giorno dovrebbe essere Natale nei cuori e nel nome di Gesù. In quanto alle prove che che ci dà, credimi non sono mai così grandi da non poterle superare. Lui ci conosce e conosce i nostri limiti, basta che allunghi la mano… troverai la sua tesa.
      Affidati a Lui con sentito amore e troverai più dolce il cammino di strade di pietra.
      Ti abbraccio con sentito affetto,
      Marinella
      BUON ANNO 2010!!!!

  17. Hadhihi al-layla – Questa notte

    – A chi tocca ? Non c’ero io ? – quasi me ne torno a casa. Sono due ore che aspetto in piedi ! Quando si arriva in tanti c’è troppo cicaleccio, gli astri si dovrebbero ammirare nel silenzio. Un’altra serata persa con il circolo culturale, era meglio seguire la partita a casa, credo che… non so. Ho parcheggiato a mezzo chilometro, forse è meglio insistere e non farmi prendere dall’impazienza. – Allora ? Vengo, arrivo.. tanto sono l’ultimo –
    Difficile avvicinarsi all’oculare del telescopio; gli occhiali vanno a urtare contro il bordo dell’obiettivo. La prossima visita guidata è in settembre, potrei provare con delle lenti a contatto – aspetti, mi faccia guardare ! Bellissima: Vega, nella costellazione della Lira, bianca e luminosa.
    Posso rimanere un po’ da solo, dopo di me non c’è nessuno in fila. Cosa significa Vega ? Non lo so. Ah: l’aquila che attacca ! Preferisce stare con me ? Non scalfisco nulla, ero un pittore. E vicino allora quel gigante rosso è Arturo che le fa da guardia. Mi piace il suono del nome arabo, me lo ripeta: al-Simàk al-ràmih che significa: il torace del lanciere. Stasera c’è una guida speciale. Vega e Arturo, la stella bianca che mi cercava e il lanciere gigantesco. Mi torna in mente un’altra coppia: lei era Giulia, la prima che ho conosciuto. Pensi: aveva dodici anni, passava da casa mia tornando da scuola e scampanellava per salutarmi al citofono. Una ragazzina con i capelli lunghi, biondi. Poi quando le ho chiesto di uscire insieme è scesa fuori dal portone accompagnata da suo padre.
    Un omaccione, anche se rideva. Due o tre volte siamo andati a mangiare il gelato e c’era sempre lui, prendeva il gelato con noi. Imbarazzante. Così l’ho persa di vista. Giriamo il telescopio, me lo mette a fuoco meglio che gli occhiali non sono più sufficienti per il mio difetto di vista ?
    Quella vivida e penetrante.. rimanga fermo: Adhara che vuol dire Le vergini, a volte appare, stella dagli occhi celesti. Come Francesca, stesso liceo, ma non era in classe con me, usciva con la compagnia dei miei amici.. era la ragazza con gli occhi più belli della scuola, lucevano come zaffiri. Come si dice in arabo ? Safìr, assomiglia all’italiano. Le devo confessare che quando mi siedo in autobus vicino a uno straniero ho una sorta di timore, alcuni mi guardano storto, altri mi pare che nascondano un coltello. O forse sono io che li guardo male, non saprei. Ma lei mi sembra diverso, da dove viene ? Dall’Algeria. Fa molto caldo immagino. E’ singolare trovare un astronomo del suo paese qui all’osservatorio, e una fortuna per me approfondire il significato dei nomi. Si vede che ha studiato, così garbato. Francesca, la ragazzina del liceo, si è innamorata di un mio compagno di classe e dopo tanti anni sarà già nonna, almeno credo. Vuole farmi vedere qualcosa ? Due stelle in coppia ? Minqār al-Dajāja, il becco della gallina, che sarebbe Albireo, e vicino a lei Cygni. Una giallo oro, l’altra verde azzurro, resa quasi invisibile dal prevalere della prima. Proprio così, anche se mi ci è voluto qualche secondo per individuarle. Adesso lei vuol sapere chi sono: Tiziana e Arianna, li conosce questi nomi in italiano? Sono un po’ rari oggi. Sempre vestite con colori sgargianti, Tiziana più appariscente, si pavoneggiava, gli abiti da sera, non stava mai zitta, appena parlavo con Arianna si faceva avanti lei, così quella che mi interessava, fine ed aggraziata come un cigno, è sempre sfuggita. Non so che fine abbiano fatto dopo l’università, spero che Arianna sia riuscita a liberarsi della sua amica invadente.
    Continuiamo Abdel Fattah, che fortuna conoscerti, ecco Antares, maestosa stella scarlatta: la prima volta che ho offerto le rose, si usava così, forse lo fate anche voi in Algeria, il nome era Anna, e Betalgeuse, sempre rossa, nella costellazione di Orione: direi Carmen, qualche anno passato insieme, io non volevo sposarmi e lei non mi ha atteso. E poi Mira, variabile, alone a volte bianco e a volte rosso, rivedo Claudia di umore volubile.. quella volta ho aspettato io, ma lei si barcamenava tra me e un altro. Gena che sarebbe: Janah-al-ghurab, com’è difficile da pronunciare, “l’ala del corvo”, fa pensare a Jenny, anche per assonanza, capelli scuri, peperina, non sapevo mai come trattarla, mi ha mollato con due schiaffi.
    Alnilàm, supergigante blu, ancora in Orione: an-niżām : il filo di perle. Non può essere che Stefania, alta ed elegante. Con Stefania ho passato troppo tempo. D’improvviso è finita. Ero in carriera, mi avevano proposto un assessorato in comune, mi cercavano tutte le sere e poi… Ma non ho voglia Abdel di rivangare questa storia, purtroppo non siamo sempre artefici del nostro destino, non so come la pensi tu. Stefania forse ha vissuto meglio senza di me. E’ tardi, fammi vedere l’ultima che brilla in quell’angolo remoto di cielo: Spica, per noi la spiga del grano , nuova, azzurra, ventimila volte più luminosa del sole, al Simak al A’zal che significa l’inerme.. Allora ho capito chi è. Adesso ha vent’anni. Non l’ho voluta, è rimasta con la mamma. Non posso neanche dirti come si chiama, mi addolora pronunciare il nome vero, ora che sono solo posso venire a guardarla qui, immaginarla, come la immagini tu, nel fiore dell’età. Abdel, ti ringrazio per avermi istruito, per avermi fatto capire che nel vostro paese amate la bellezza, io ti ho raccontato quello che so. Torno a casa. Ho pure saltato la cena, c’erano gnocchi di semolino. E poi, anche se non la conosco, anche se vorrei almeno vederla, so che l’ultima stella sta bene, è una bella ragazza e dicono che assomigli un po’ a me. Stefania, la madre, tu hai fatto capire traducendo, è una fila di perle, e sicuramente in questa collana c’è lei, Spica, che ha trovato una donna capace di sostituire anche il padre assente. Una spiga di grano darà altre vite, mentre gli astri mi guardano indifferenti. Ciao Abdel Fattah, stanotte ho sognato più che in tutti i miei ultimi anni.
    – non hai sognato, amico Giuseppe, vedi: non c’è un filo di nuvole nel cielo. Così hanno voluto le stelle per essere più brillanti. Sanno che tu le ammiri e ti aspettavano. E’ diversa dalle altre, questa notte –

    • Che poesia in questo racconto! Le stelle, tante quanti gli amori avuti o possibili o solo traditi per inseguire illusioni giovanili che, a volte, sono effimere e tradiscono anch’esse.
      Complimenti, Andrea.
      Luciana

      • Grazie Luciana, sai che il tuo parere è uno di quelli che più mi interessano. Forse l’associazione donne-stelle è un po’ convenzionale, ma penso valga per tutti i popoli, ed è importante trovare quello che ci accomuna.
        Andrea

    • Ho letto il tuo racconto con passione, ho colto diversi colpi di scena Tante stelle, tanti nomi …coincidenze? Dal balcone della mia casa ho scrutato il cielo fin dove moriva lo sguardo. Mi sono soffermata alla ricerca delle mie stelle, le stesse che oggi illuminano la mia vita. Grazie al tuo racconto stasera ho guardato l’arazzo del cielo con altri occhi e le mie stelle brillavano come non mai.
      Complimenti!
      Auguri per L’anno Nuovo 2010!!!!!
      Marinella

      • Grazie Marinella, anche di aver aggiunto un pizzico di allegria alla storia, sai che mi sono studiato un bel po’ di astronomia per scriverlo ? Ma ne è valsa la pena, così anch’io, come te, conosco le mie stelle.
        a stasera allora, un brindisi con le stelle e i miei Auguri per il Nuovo Anno !
        Andrea

  18. Grazie a te, Robert, grazie a tutti! Complimenti vivissimi per le vostre opere, espressione più vera e sincera del Natale. Fonte inesauribile di conoscenza, emozione e speranza.
    Auguri! E a leggervi ancora, perché: E’ Natale anche sul Web!”

    Nicla Morletti

    • Grazie Nicla per la bella iniziativa. E’ meraviglioso ritrovarsi nel tuo giardino colorato che profuma d’amore e tutti unisce nell’espressione, pace e speranza di un anno migliore.
      Auguro a Te, Robert e Redazione un Felice Anno 2010 !!!!
      Un caro abbraccio,
      Con affetto
      Marinella (Nonnamery)

  19. Leggendo le vostre poesie e tutti i vostri interventi credo di poter affermare che abbiamo trovato, grazie al web e alla parola, ancora una volta nel Blog di Nicla Morletti, un modo speciale, unico, per trascorrere insieme, sia pure a distanza, queste feste. Ha ragione Nicla: è Natale anche sul web!
    Grazie di cuore Nicla e ancora tanti auguri e complimenti per tutti! A presto leggervi!

    R.

    • Grazie Robert per aver dato l’opportunità, assieme a Nicla , di ritrovarci in questo meraviglioso giardino dove nascono fiori di sentimenti colorati e profumati di pace e fratellanza.
      Le auguro un Felice Anno 2010
      Cordiali saluti
      Marinella

    • Certo, carissimo Robert, Natale non é solo nelle grandi città, nelle campagne o nelle nostre case, ma anche, grazie a te e a Nicla, sul Web, nel Manuale di Mari; Natale é dovunque arrivi nei nostri cuori quella scintilla d’amore che li faccia vibrare di autentica passione, e li accenda di vera luce. Un abbraccio e un augurio per un Nuovo fantastico 2010.

  20. ERA ED E’ DOLCE

    Quando occhi innocenti
    sognavano stupiti angeli e comete
    tremando come agnelli al suono della cornamusa
    Era dolce
    adagiare Giuseppe sull’erba d’una cassapanca
    e Maria sull’Osanna di un cobalto
    costellato di buoni propositi.
    Quando adolescenti mani
    sorpresero i capelli d’un fanciullo
    e ogni pastore li incoronò
    di future perenni albe
    Era dolce
    vegliare insieme al bue,
    quando alla donna scivolò la benda
    l’illusione ingranò la marcia indietro
    e lo sconforto conobbe il rintanarsi
    Era dolce
    ritrovare allora
    la spensieratezza antica
    Presso un presepe di calda cartapesta.
    Ora le campane ripiegano
    gli steli sui rintocchi
    e il Natale porta un bimbo serio
    ma l’antico rito
    (che passa e non si ferma)
    continua ad elargire
    teneri brividi d’amore.

    • Grazie Maria per la bella poesia che raccogli tutto il romanticismo e la semplicità di quella Santa Notte di Natale.
      Tanti Auguri di Buonn Anno.
      sergio

  21. UN COCKTAIL DI EMOZIONI

    Quel voler
    continuare a dipingere
    le periferie
    con uno slancio profondo,
    ed inoltrarmi
    in un combattimento
    incomprensibile
    ma esaltato
    da un occhio invisibile.
    Dentro la scatola
    del cuore
    ormai arrugginita,
    ho creato nel tempio dorato
    estraneità
    a rischi di consapevolezza.
    Come un soldato
    senza spada,
    blindato
    ad esaltare chissà quale
    liberazione …
    magari occultando i sogni
    sopravissuti…
    erano fantasmi
    dentro al mio regno.
    La ragione
    è qui ad interrogarmi
    nelle profondità,
    con il rigenerarsi di luce,
    infondo agli abissi
    in un vortice di emozioni.

  22. AD ATTENDERE E’ DIO

    Fare un salto alla capanna
    con l’Alfetta
    è inutile
    meglio
    andare a piedi
    con l’anima.
    Fingersi pastori nel deserto
    è bello a metà
    meglio
    rinascere in nome del Padre
    farsi custodi d’ali
    e riconoscere l’unico oro nella stella.
    Comprendo:
    a Betlemme devono recarsi
    i nostri figli disarmasti
    se vogliamo che la grotta
    stilli ancora acqua santa.
    Ad attendere è Dio
    e il bimbo che deve ritornare a nascere
    sei tu e soltanto tu
    uomo dagli occhi presbiti:
    non vedi Gesù vicino a consolarti
    e non t’accorgi
    che la vita è luce
    se nella mangiatoia stanotte
    l’indulgenza s’abbraccia con l’amore.

  23. L’EVENTO

    Quell’anno
    Riuscii a dire no al dio del lusso,
    rinunciai alla settimana bianca,
    chiusi bottega alcuni giorni prima.
    Quell’anno
    Ebbi il tempo per scegliermi la stella
    Che m’inculcò
    Prima la ricerca
    D’un “mio” presepe demodè
    E popi il luogo
    Dove sarebbe sorto il santuario;
    quell’anno
    la mia casa,
    ai patiti degli empori più profani,
    sembrò tanto folle quanto pia:
    il panettone tradizionale
    squalificò il sofisticato,
    il croupier si ritirò in buon ordine
    per riscattare legumi erranti su una tombola,
    i dischi natalizi tacquero
    in modo ch’io potessi distinguere
    le voci dei miei figli-pastori,
    in modo che Gesù Bambino
    potesse ritrovare la culla artigianale
    e risentire la forza dell’incenso
    tipica dell’anno zero.
    L’esperimento ci temprò al punto
    Che quest’anno una camicina voglio ricamare
    Sperando che su un fiore di paglia
    Sgambetti un neonato vero.

  24. Il Natale è un richiamo all’amore e alla speranza, e nell’accogliere nel nostro cuore il Bambino Gesù accogliamo la possibilità d’amare essendo da Lui amati e chiamati alla vita nell’amore. Il Natale è una esperienza che si rinnova nella Vita, Verità e Luce.
    Per questo auguro a tutti, di cuore, un Natale di pace e serenità.
    E ringrazio Nicla e Robert per aver concesso la possibilità di ritrovarci tutti qui in questa ricorrenza speciale.
    Un abbraccio che vi contenga tutti
    Ars

  25. Tanti cari auguri di Buon Natale a te, Robert, che coltivi il giardino delle nostre idee e dei nostri pensieri più belli, mentre nel cielo brillano le stelle. E scivolano lente le comete. E si accendono le luci nelle case e nei cuori.

    Tanti cari auguri di Buon Natale a tutti Voi!
    Perché è Natale anche per TE. Perché è Natale anche sul WEB.
    Nicla Morletti

  26. Desidero esprimere i miei complimenti a tutti gli Autori dei testi pubblicati, che mi hanno trasmesso emozioni e che avrei voluto commentare uno per uno, ma purtroppo il tempo è tiranno. E ancora grazie a Nicla e Robert per questo bel Natale insieme.
    Tanti cari Auguri

    Daniela Quieti

  27. Esiste una stella per ogni uomo e donna di buona volontà. Per questo nella notte di Natale il cielo è un manto di luci splendenti. Per questo nasce Gesù e Dio s’incarna in noi. Chi ha fede prega per gli uomini che non hanno trovato la loro stella e che non risplendono ancora nel firmamento del creato. Chi non ha fede dice “no” al Natale e lo rinnega e lo ignora in tutti i modi possibili. E questo sforzo sembra un atto di fede. La notte di Natale leviamo gli occhi al cielo e abbracciamo con un solo sguardo tutte le stelle. Tutti gli uomini e le donne. E se non l’abbiamo trovata, cerchiamo la nostra stella. Non smettiamo mai di cercarla. La troveremo. La riconosceremo. Ha il nostro nome.

    ***

    Tanti cari auguri di Buon Natale a tutti gli amici, i lettori e gli autori di Manuale di Mari e del Blog di Nicla Morletti.

    R.

    • Complimenti vivissimi per il tuo pensiero espresso con profondità e nobiltà d’animo! Oggi ce n’è così poca di questa ricchezza che la si nota subito.

      Ti auguro che la tua “STELLA” chiami il tuo nome all’attenzione e ti abbracci, ti doni il suo calore e luce… ogni volta che la cerchi.

      Auguri anche a tutta la redazione Franca Fasolato.

    • Stupende parole di fede, rincuorano, aiutano a cercare, oggi la nostra stella, domani qualcuno o qualcosa che ci sta a cuore, e incoraggiano a perseguire sempre il vero, l’alto, il nobile senza perdere di vista la nostra finitezza nel’infinito universo.
      Grazie Robert e Buon Natale

    • Grazie Robert per quanto affermi sulla festività del Natale e sulla nascita del Bambino Gesù.
      Purtroppo in questi anni le guerre nel Mondo sono continuate e l’odio ha armato la mano di tante persone .La mia speranza e la mia preghiera è che queste persone, in particolare chi è al potere, trovino la loro stella che possa consigliare l’amore e la pace invece che lodio le guerre,
      Complimenti e tanti affettosi auguri di Buon Anno.
      Sergio

      • E’ un bel pensiero che ognuno deve cercare di catturare con lo sguardo la sua buona stella perchè è lei che fa splendere la gioia di vivere dentro di noi. Soltanto così la notte di ogni giorno dell’anno non smetterà mai di essere accompagnata dalla stella di Natale.

    • Complimenti è un bel pensiero che ognuno possa trovare la sua stella che lo guiderà nel suo cammino spirituale e non. Quella stella tanto ricercata spesso luccica non al di fuori ma dentro di noi e ci fa cambiare il nostro atteggiamento dapprima inaridito dall’egoismo nei confronti del prossimo. La fede è anche aiutare ciascuno a vedere la sua stella nascosta dall’ombra del suo cuore. Buon 2010 con l’augurio che le emozioni poetiche siano per tutti sempre più stupende come le stelle del firmamento. Alba

  28. Natale

    Ti batte forte il cuore Maria
    Da quand’un angelo ti disse madre.
    Come dirlo a Giuseppe?! Aiutami Figlio!

    Arrivi a Betlemme,
    ti prendon le doglie.
    Nessuno ci accoglie! Aiutaci Figlio!

    In grotta fa freddo,
    la paglia è gelata,
    voi, asino e bue, scaldate mio Figlio.

    Di notte fa giorno,
    un angelo veglia,
    s’inchinan pastori davanti a tuo Figlio.

    I cherubini cantano in coro
    a gloria di Dio
    che ha mandato suo Figlio.

  29. Non bisogna scoprire che gli altri esistono solo a Natale per avere in modo egoistico la loro compagnia, ma esistono sempre ed anche se non lo chiedono potrebbero avere bisogno di noi. Allora sì che ci saranno a Natale rintocchi di campane per suggellare un patto d’amore vero.

  30. Da piccoli subiamo il fascino delle fiabe e/o leggende raccontate con tanta maestria da chi ci circonda d’affetto con le sensazioni di meraviglia durante le feste che Nicla ha ben descritto nel suo racconto. Da grandi come fanciulli crediamo ancora nei sogni non realizzati, ma soprattutto non perdiamo la voglia di cambiare il mondo attuale che ha perso la sua armonia e bellezza d’animo. Allora, ci riuniamo ogni Natale per contemplare gli eventi e non perdere la fiducia nel futuro. Chi si ferma è perduto. Auguri di buon Natale a Nicla, Robert e gli altri poeti e artisti.

  31. Beatrice ha ragione quando dice che gli uomini non traggono alimento solo dalle cose materiali, ma anche da quelle spirituali e fra queste c’è anche un’amicizia che si crea intorno ad una proposta come quella di Nicla di un “Natale nella memoria e nel cuore”.
    Grazie ed auguri
    Alberto Calavalle

  32. Lo spirito del Natale
    non è solo da rapportarsi ad un cenone col brindisi alla fine.
    Ed io so che nei vostri cuori c’è molto, molto di più che pasta lievitata, uvetta e delle bollicine.
    Per questo Nicla, Robert, tutti, vi ringrazio per la vostra amicizia ed il vostro bene e vi abbraccio forte augurandovi che ogni vostro desiderio possa realizzarsi in salute, serenità, armonia di corpo, mente e spirito.
    Buone Feste a Nicla, Robert, a chi è poeta o artista e a chi non lo è, a chi è capace di fare tutto e a chi sbaglia, magari in buona fede, reiterando magari continuamente in modo infantile i propri errori. Perchè sullo striscione che pende sopra la Grotta c’è scritto “Gloria a Dio nell’Alto dei Cieli” ma a volte non c’è lo spazio per il resto, che recita “e Pace in terra agli uomini di buona volontà”. Per cui non a chi è sempre bravo, ma a chi ci prova, e cade, si rialza, cade nuovamente, sbucciandosi mani e ginocchia, piagandosi l’anima, eppure rialzandosi. DIo ama anche chi è fallace, perchè per Lui, l’importante è voler provare, non riuscire.
    AUGURI. Beatrice Bausi Busi e famiglia

    • Grazie Beatrice. Di cuore. Auguri affettuosi delle cose più belle e di un Natale fantastico di luce, di amicizia e di amore. E che il Nuovo Anno sia abbondante di dolci pensieri, di tenere parole. Di fiori di gioia sbocciati al sole. E che possiamo avere tutti sempre la gioia nel cuore.
      Affettuosamente.

      Nicla Morletti

      • Grazie Nicla, per me ed i miei questo è veramente un Natale di prove, mano a mano sempre più difficili e dure e susseguenti, come sanno le persone care che ho vicine ma non solo “geograficamente”; e allora confido ormai davvero solo in Quello che sta per rinascere, in Chi vede e compatisce tutto perchè siamo sue imperfette creature, e capisce la marachella del bambino, l’errore dello stupido, persino la delinquenza e l’omicidio. Compiuti perchè quell’anima è immatura e incosciente dell’efferatezza e gravità di ciò che ha compiuto, e crede che togliere una vita sia solo levarsi da davanti un tale che “impicciava, infastidiva” e poi si può andare tranquillamente a bersi una birra, o in discoteca, pulendosi il coltello insanguinato sui jeans…..e se Dio ha per chi commette tali atti parole di speranza e futuro perdono… ognuno di noi ha il diritto di confidare e sperare. Che il Signore ci illumini tutti quanti.

      • Cara Beatrice, hai davvero colto l’essenza del Natale. Nelle tue parole leggo oltre al dolore, una compassione che deve farci riflettere una volta di più sul significato di speranza e perdono.
        Con l’augurio che il Natale renda i nostri cuori più forti nell’Amore e illumini le nostre menti, ti abbraccio forte.
        Ars

    • Cara Beatrice,
      un forte abbraccio nello spirito autentico del Natale che, nella memoria e nel cuore, qui, tutti insieme, celebriamo con partecipazione e sentimento. Tanti Auguri, con affetto, a te, a tutti
      Daniela

    • Grazie cara Beatrice di averci ricordato queste parole, a ognuno nella vita si chiede quanto può dare
      i miei Auguri a te e ai tuoi cari
      Andrea

    • Grandissima Beatrice, é questo il vero spirito del Natale, l’impegno profuso con tutte le proprie forze per rendere migliore il mondo che ci circonda, e per rispettare la natura e il prossimo. Questo partendo dalla nostra natura di uomini, dalla nostra intrinseca debolezza, confidando sulla cosa più bella che ci é stata donata, il desiderio di amare e di perdonare. Grande umanità scorgo nei tuoi scritti, insieme ad una indomita volontà di mettere l’anima in tutto quello che fai, anche quando tutto sembra remarti contro. Che il Natale, con la sua straordinaia carica magica, ti infonda ancor più la voglia di rinascita che possiedi, e che il Nuovo Anno sia per te fonte di grandi gratificazioni. Un abbraccio grande, Lenio.

  33. Solo un grande filosofo come Kant poteva sintetizzare in poche bellissime parole queste meraviglie.
    Grazie Robert per avermelo ricordato e tanti, tanti auguri anche a te.
    Alberto Calavalle

  34. Grazie Lucia per l’apprezzamento.
    Sono pienamente d’accordo sul coinvolgimento dei giovani. Tutti insieme, senza egoismi e difese ad oltranza di stili di vita da consumismo distruttivo possiamo fare molto.
    Con i migliori auguri
    Alberto Calavalle

  35. Grazie Nicla per la sollecitudine con cui hai risposto e hai condiviso i miei auspici. Ancora tanti e tanti auguri.
    Alberto Calavalle

  36. Cara Nicla,
    Grazie per le tue proposte sempre stimolanti.
    Insieme agli auguri più vivi e sinceri a te, alla redazione, a tutti quanti ti hanno risposto, voglio condividere:
    – Un ricordo. Da bambino in occasione del Natale mi parlavano di una stella che ha guidato i re Magi verso Betlemme: tutto questo mi faceva sognare.
    – Una considerazione. Nel passato le stelle hanno sempre avuto un ruolo importante per l’uomo. Il pastore vi ha cercato un conforto alla sua solitudine, il navigante una guida, il poeta un’ispirazione: che bello!
    – Un’emozione. Ieri sera nel freddo dell’inverno ascoltavo un Notturno. Sembrava che quelle note del piano accendessero le stelle una ad una e portassero calore: un’emozione vivissima.
    – Una riflessione. Ho letto che in Cina in un distretto minerario si alza una nube così fitta di polvere nera, che gli abitanti non vedono più le stelle e neppure la luna e il sole. Ma noi per quanto tempo ancora potremo continuare a vedere le stelle?
    Mi viene un senso di sconforto se penso che a Copenaghen, i governanti del mondo non sono riusciti a trovare un accordo per limitare l’inquinamento della terra. Che tristezza!
    – Un augurio. Che il nuovo anno porti ad un accordo determinante tra le nazioni, ma che anche tutti gli uomini acquisiscano una coscienza ecologica perché la terra continui ad essere bella, perché il mondo per noi sia ancora vivibile, perché i nostri figli e le generazioni che verranno, continuino a vivere sereni e a sognare ammirando un cielo pieno di stelle!
    Alberto Calavalle

    • Alberto,
      bellissime riflessioni. Spero che anche i giovani leggano le tue parole e prendano coscienza. Che il 2010 sia animato di tanti buoni propositi tradotti in azioni concrete, non importa quanto piccoli siano i passi. Non si può fare nemmeno dietro front, d’altronde, ma rimediare é sempre possibile.
      Lucia Sallustio

    • Un grande filosofo, diceva di avere due sole certezze: “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”. Gli uomini, non contenti di dimenticare e rinnegare la seconda certezza sono continuamente impegnati a minare anche la prima… Incredibile ma è così. Condivido il tuo auspicio caro Alberto ed auguro Buon Natale a te ed ai tuoi cari.

      R.

    • Bellissima riflessione! Auguriamoci che il 2010 sia un anno pieno di buoni propositi e accordi tra le nazioni perchè i nostri nipoti vivano in questa terra con serenità.
      Auguro un felice Natale e un Anno nuovo colmo di pace e fratellanza.
      Cordialità
      Marinella (nonnamery)

  37. AUGURI per un BUON NATALE
    e un luminoso 2010

    AUGURO a te Amico, ciò che auguro a me stessa:
    la salute sufficiente per potermi muovere, esprimere in vari contesti,
    la serena accettazione per le cose che non posso modificare,
    il coraggio e la determinazione per superare le difficoltà,
    tanti affetti per sentirmi amata e amare profondamente,
    l’entusiasmo che possa contagiare chi mi sta intorno,
    la gioia di condividere i piccoli successi quotidiani,
    l’energia necessaria per realizzare i vari progetti,
    l’umiltà nella costante ricerca di insegnamenti,
    l’instancabilità nel perseguire le cose valide,
    la saggezza di saper valutare ciò che accade,
    la semplicità nel leggere la mia vita,
    la coerenza in ogni azione,
    la voglia di seminare
    ogni giorno
    un pensiero positivo
    da regalare al mondo,
    che possa brillare
    come una lucciola
    in un immenso
    campo di grano,
    o un fiammifero
    in una notte
    buia.

    Ti auguro tutto questo
    e te lo firmo
    con un abbraccio

    Maria
    Mariolina

  38. I discepoli erano impegnati in una
    discussione attorno al detto di Lao Tzu: “Quelli che sanno non dicono;
    quelli che dicono non sanno”.
    Quando entrò il maestro gli chiesero cosa significassero
    esattamente quelle parole.
    Il maestro rispose:
    “Chi di voi conosce la fragranza di una rosa?”
    La conoscevano tutti.
    Allora disse: “Esprimetela in parole”.
    Tutti tacquero.

    ***

    La fragranza di una rosa

    E’ come tu dici!
    Noi rimanemmo muti
    a pensare come la si potesse definire
    “La fragranza di una rosa!”.
    Come ciò che s’immagina
    e non si riesce ad afferrare.
    Come un sospiro indefinito
    che vola privo di confini
    nella mente indescrivibile
    del bimbo.
    “La fragranza di una rosa!”,
    come il piacere acerbo
    di un amore a prima vista
    che ti coinvolge e ti conquista
    e che talvolta ti leva perfino
    respiro di sopravvivere.

  39. Dedico questa poesia a COLUI che tutto ha creato..

    LE MIE ORME…

    Sulla strada, che Tu…
    hai preparato per me
    io lascerò le mie orme…
    Camminerò,
    scoprirò la vita
    quello che Hai creato
    sfiorerò con le dita..

    Voleranno i miei pensieri
    come aquiloni,
    imprigionerò i sogni
    nella luce delle stelle
    aprirò le mie mani,
    lascerò liberi nell’aria
    i miei desideri del domani

    Se..qualche nuvola..
    Adombrerà,
    la mia strada illuminata dal sole,
    Se..le mie ali stanche
    si piegheranno per la sofferenza,
    fra i colori dell’arcobaleno le poserò
    E…a mani giunte Ti pregherò….
    ***
    Maria Luisa Seghi

    • Una preghiera che scaturisce dal cuore, una promessa di liberi pensieri. La fede è luce che illumina il cammino, che accarezza lieve la speranza. Ciao Maria Luisa, è stato bello conoscere te e tuo marito. Rinnovo gli auguri di un Felice Natale.
      Un abbraccio grande.
      Marinella

      • Grazie Marinella,
        In questi giorni di feste che ricordano la Fede, ho voluto dedicare da apprendista poetessa delle semplici parole, proprio a “Colui” che guida i nostri pensieri.
        E’ stato bello anche per me scoprire il tuo sorriso.
        Hai ricevuto la foto che ti ho inviato?
        Ti abbraccio augurandoti Buone Feste
        Maria Luisa

  40. Ancora una mia poesia, con l’augurio davvero che lo spirito del Natale non si esaurisca in una sola notte, in un vacuo guscio di buone intenzioni, ma entri davvero nei nostri cuori, e alimenti in noi il desiderio di sentirci fratelli.

    Il presepe di cartone

    Quell’anno
    avrei voluto fare un bel presepe,
    ma non c’erano i soldi.
    Mio padre era stato
    appena licenziato
    ed io
    ero troppo piccolo
    per lavorare.
    Così presi alcuni fogli di cartone
    e li ritagliai
    con vecchie forbici, poi
    li colorai con pennarelli
    che tenevo
    in una scatola di latta.
    Avevo dato a quelle figure
    scaturite
    dalle mie piccole mani
    sembianze di pastori,
    angeli, re magi,
    alcune più piccole
    erano pecorelle.
    Naturalmente c’era anche
    il Bambin Gesù,
    San Giuseppe e la Madonna,
    e pure il bue e l’asinello.
    La capanna era
    una scatola da scarpe.
    Adesso posso costruire
    il presepe che voglio,
    acquistare
    i pezzi più preziosi
    finemente lavorati a mano,
    ma non è come allora
    quando ritagliavo
    le mie creature
    con le forbici dell’amore,
    e le coloravo
    coi pennarelli della fantasia.
    Resta solo il ricordo
    di quei giorni, dei miei cari.
    Più niente
    del mio presepe di cartone,
    finito un giorno
    ad avvampare
    tra le braci del focolare.

    • Caro Lenio, latua poesia pregna della dolce creatività di un bambino, riempie il cuore di emozione. Oggi ci sono tanti presepi meraviglioso ma ci sono anche quelli veri, poveri, ricoperti di stracci e senza doni, in atesa che qualcuno ofra loro una coperta, un piatto caldo.
      Quel bellissimo presepe fatto con le tue manine ti è rimasto dentro e ce lo hai raccontato; non è vero che nion c’è più, è ancora tutto intero dentro di te.
      Buon Natale da Dorella

    • Caro Lenio, la tua poesia pregna della dolce creatività di un bambino, riempie il cuore di emozione. Oggi ci sono tanti presepi meravigliosi ma ci sono anche quelli veri, poveri, ricoperti di stracci e senza doni, in attesa che qualcuno offra loro una coperta, un piatto caldo.
      Quel bellissimo presepe fatto con le tue manine ti è rimasto dentro e ce lo hai raccontato; non è vero che non c’è più, è ancora tutto intero dentro di te.
      Buon Natale da Dorella

      Replica

    • La sincerità e semplicità delle tue parole che attingono ai ricordi mi ha emozionata, é bello sentire come, a turno, abbiamo vissuto i nostri Natali bambini e, chissà perché, ci troviamo qui riuniti da quel comune denominatore che ci ha improntati alla semplicità proprio dell’essere prima ancora che delle cose che ci circondano. Bello vedere che gli occhi della mente sono rimasti bambini ad apprezzare quelle piccole cose, oltre le belle e le preziose che crescendo ci siamo procurati.
      Un abbraccio a te e famiglia
      Luciana

  41. Prima di passare al mio raccontino di Natale, vorrei ringraziare Nicla Morletti e Robert per averci permesso ancora una volta di festeggiare tutti insieme il Natale e le Feste in questo spazio. Nell’ideare questo momento nella Blogosfera hanno confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, la loro sensibilità letteraria e umana nel raccogliere tanti cari amici al calore delle emozioni che ciascuno ha trasfuso e continuerà a fare con la magia sempre nuova delle parole. Man mano che la serenità delle feste distenderà cuore e mente dall’affanno quotidiano che tende a cancellare ogni moto sincero, io mi ritaglierò il tempo per leggere e commentare i vari interventi e, son certa che ne centellinerò ogni emozione.

    Il tatami di Max
    Forse era stato il fascino del tatami o la magia delle notti madrilene che avviluppavano sotto un cielo scuro a mantello, o ancora la tristezza delle cançoas do fado a cui Max l’aveva pian piano introdotta. Oppure era stato tutto questo. C’era, di fatto, che Rossella era restata a Madrid. Non ci restò per soli tre o sei mesi, questa volta. Il signor Déseado le aveva fatto firmare un regolare contratto di assunzione a tempo indeterminato mentre suo figlio, senza farle firmare nulla, l’aveva incatenata ad un amore che rispondeva pienamente a tutti i clichè dell’amore romantico, con le piccole follie reciproche che ne intensificavano l’unicità.
    Si erano ripromessi di non vincolarsi con stupide catene amorose, si erano dichiarati moderni e ribelli, si erano giurati che nulla sarebbe cambiato nelle loro vite libere di un tempo, nulla che potesse ledere le loro ambizioni.
    Poi si erano cercati sempre più spesso, l’ossessione l’uno dell’altra nella mente e, ogni volta, finivano su quel tatami che aveva sconvolto le loro vite come uno tsunami.
    “Rimani qui con me, stanotte. Non ho voglia di restare solo” le aveva chiesto, infine, una sera di dicembre. Natale era alle porte, le illuminazioni della grande festa guadagnavano giorno dopo giorno nuovi quartieri, giravano i primi zampognari dei Pirenei a diffondere canti d’avventi e di pastori, e il freddo era giunto tagliente una mattina più grigia delle altre. Era il primo inverno a Madrid per Rossella, e un dolce sentimento nostalgico s’era insinuato nel suo cuore. Non ebbe alcuna esitazione. Non voleva restare nemmeno lei da sola nella stanza fredda e troppo squadrata della pensione dove soggiornava. Un lungo bacio, un preambolo a una notte d’amore dolce e appassionata, sostituì quel sì, quella sillaba che non fece in tempo a pronunciare. Era troppo felice. Era l’eroina dei suoi romanzi rosa e Max non era il pilota di quelle storie, ma era bello e sensuale e innamorato e imprevedibile proprio come uno di loro.
    “Te quiero” le disse.
    Lo guardò negli occhi, fisso, non ridevano, non beffavano. Occhi sinceri come quelli di un bimbo, anzi del bimbo del video che avevano visto il giorno prima seduti sul tatami. Lì un bimbo si aggrappava alla madre per dissetarsi al suo amore, il bimbo era Max. Ora i suoi occhi imploravano lei.
    Quanti ti amo si dissero quella notte, da non contarli, una litania che preludeva a sensazioni, emozioni, progetti sempre diversi. Dov’era andato a finire il suo frasario ricco e ricercato, come avrebbe potuto rendere a parole le sfumature di un sentimento che la derubava del razionale, del programmabile, del conforto della routinarietà della vita.
    Ola, mi amor. Vamonos a bailar esta noche. Aquì, allì, arriba, abajo. Imprevedibile, Max. E lei non riusciva più a resistergli, a dirgli di no, non ce la faceva a sopportare quel muso imbronciato di quando gli rispondeva che no, che non poteva uscire, che aveva un mucchio di cose da fare, di traduzioni, di documenti da leggersi per il lavoro d’ufficio.
    E la domanda di rito “resta con me anche stanotte, non andare via. Ho bisogno di te. Mi sento solo” si faceva via via più incalzante.
    “Perché non vieni a vivere da me?” le chiese infine una sera, la voce querula della preghiera, calda come una promessa. Era il giorno di Santo Stefano. Carmen li aveva invitati a casa. C’era anche Jorge Déseado, naturalmente. L’appartamento di Carmen era terribilmente chic come la padrona di casa. Rigorosamente bianco, con sedute in velluto morbide e avvolgenti e sapienti pennellate d’oro e d’argento negli elementi d’arredo. Una grande tela a soggetto mitologico, probabilmente del settecento, mostrava figure femminili morbide e sinuose. Avevano una sensualità severa, lungi dall’essere laida o peccaminosa. Una seduzione sottile che sottaceva una femminilità archetipa.
    “Lei non lo dice, ma sono le antenate di zia Carmen. Le streghe di Salem” le soffiò Max in un orecchio, mimandone il ghigno.
    Rossella trattenne a stento una risata che soffocò in una specie di grugnito. Finse di tossire. La permalosità di Carmen era proverbiale quanto la sua perfezione. Perfezione assoluta in qualsiasi cosa facesse. Segretaria, padrona di casa, cuoca, donna perfetta. Chissà se era perfetta anche come amante. Invidiò la perfezione delle donne della sua età, della generazione di sua madre. Non avrebbe mai saputo interpretare quel ruolo, lei che avrebbe voluto recidere gran parte di quel passato e che andava incontro al futuro con idee ancora confuse.
    Nell’appartamento di Carmen avevano brindato tutti insieme al nuovo anno, alla salute di Carmen, alle ambizioni dei giovani, ad un anno più prospero ma meno movimentato per Jorge che era stato assorbito da troppi viaggi e preoccupazioni durante quello che stava per chiudersi.
    A sera, sull’ampia terrazza rivolta al Prado, lontano dall’ascolto di Carmen e suo padre che conversavano allegri in salotto al luccichio delle lucine del grande albero di Natale, Max le chiese di spostarsi a vivere da lui e lei, senza pensarci due volte, il giorno dopo impacchettò quel poco che si era portata dietro e si trasferì in quell’appartamento minuscolo dove si sfioravano mille volte al giorno, dove gli spazi sovraffollati aumentavano la loro vicinanza. In quel piccolo paradiso, a raso di terra, il cielo sembrava più distante e per questo più magico. Lo guardavano da laggiù, abbracciati sul tatami, dopo l’amore, prima dell’amore, attraverso i vetri senza scuri e senza tende.
    Lucia Sallustio

    • Cara Lucia, i tuoi racconti !
      Un connubio di romanticismo e amore!
      Complimenti e grazie per la deliziosa storia tra Max e Rossella.
      Un caro abbraccio
      Marinella

      P.S Auguro un felice Natale e un meraviglioso Anno Nuovo
      a te e famiglia, ricco di pace e serenità.

      • Grazie Marinella per essere sempre attenta ai miei scritti. Vado subito a leggere le tue poesie che so già saranno deliziose.
        Ricambio con tutto il cuore gli stessi auguri a te, nonna Mary, e alla tua bella famiglia.

    • Cara Lucia,
      grazie per le tue gentili parole e per il dono di questo tuo prezioso racconto.
      E’ bello questo scivolare di versi e parole. Sentimenti ed emozioni.
      Ancora qui tutti insieme, in un Natale di poesia e d’amore.
      I più sinceri auguri di Buone Feste.
      Affettuosamente

      Nicla Morletti

    • Grazie Lucia. Per le tue parole e per i tuoi auguri. Grazie anche per questo tuo pregevole racconto che ho letto con molto piacere e che pubblicheremo, se vuoi, anche nel Blog degli Autori. Buon Natale e a presto leggerti!

      R.

    • Passano le generazioni e gli stili di vita, ma è l’amore che, infine, incorona la realtà o un sogno che si spera materializzabile. Complimenti, cara Lucia, per questo tuo bel racconto che contiene poesia, emozioni e sentimenti. I più affettuosi auguri di Buon Natale

      Daniela

  42. E’ Natale, Natale
    in un correre stalle di Speranze

    prendo la coperta, io
    quella avvolta a riccio accanto al sentire
    e la svolgo in battiti e sguardi a neve;

    e veglio il mio (tuo) incatenare carne
    a ridosso d’aurora.

  43. Ti “guardo”

    Ti “guardo” Padre
    Nello splendore
    luce del mondo
    negli occhi
    consolazione
    carezza che avvolge
    di veli celestiali.
    Verga porgi
    a mano tremula
    quando in tumulto
    il cuore
    in unica unione trasale.
    Candore di tua luce confonde
    l’azzurro dell’anima
    riflette bagliore spirituale
    che d’amore illumina.

  44. BUON NATALE DI PACE E DI AMORE:
    La bellissima e romantica poresia “Questo Natale” di Lenio Vallati mi ha fatto riflettere su quello che è oggi il clima della povertà nel mondo ed in particolare per la Festa di Natale che per tanti poveri ed immigrati la festa è solo spirituale perché l’amore e l’amicizia sono privi della tranquillità e della sicurezza fisica.
    Rileggendo la poesia mi viene in mente un’altra poesia che si riferisce agli emigranti italiani nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale, dove allora esisteva la dittatura e la miseria, ciò che esiste ora nei paesi originari degli attuali immigrati.
    Questa poesia(che accumono i nostri emigranti, agli attuali immigrati). che trascrivo, l’ho letta la prima volta durante una festa dell ‘ANPI Prov.le di Firenze – mese di Settembre . Giardino Campi Bisenzio Firenze Nord – gli accorgomenti del convegno erano diversi: da problemi di attualità , al problema degli immigrati, in particolar modo agli incidenti all’arrivo delle barche sulle spiaggie siciliane.
    SCOPRIAMO INSIEME
    L’EMOZIONE DELLA FELICITA’.
    dedicata agli emigranti di ieri
    e agli immigrati di oggi.
    Sulle ali dell’amore,ti farò scprire,
    la felicità-
    Ti porterò lontano,
    vicino a quella stella,
    che la notte ti sorride,
    e ti fa sognare.
    Quel sogno che lo vivi,
    quel sogno misterioso,
    Ti porterò lontano,
    lontano dalla notte,
    da questa buia notte,
    la notte che viviamo
    nel dolore della vita..
    Là troveremo una carezza
    dal vento della vita.
    della libertà dell’ amicizia.
    affettuosi auguri,
    sergio.

    • Ciao Sergio,
      bellissimi versi, soprattutto se penso a mio nonno emigrato in America proprio negli anni di cui tu parli, e a tutta la gente come lui che é dovuta partire e lasciarsi guidare dalle sole stelle e dalla propria buona stella, se mai spendeva per lui. Non tutti, si sa, hanno fatto fortuna in America.
      Buon Natale e un abbraccio forte forte.
      Luciana

      • Grazie Luciana per il tuo bellissimo commento.
        Il nostro pensiero è che Natale è di tutti compreso emigranti ed immigrati perchè la nascita del bambino significa amore, pace e solidarietà e sta a noi approfittatrne affinchè questi principi siano presenti fra tutte le genti in modo che la violenza e le guerre vengano sostituite con l’amore e la pace.
        Auguri sinceri.
        aff.mo
        sergio

  45. Natale 1944
    Dalla finestra spalancata,
    il volto di giovani in divisa,
    che a noi bambini
    incuteva terrore e spavento.
    Erano: il nemico!
    Stavano nella casa accanto.
    Quei ragazzi erano i nemici!
    Un desiderio infinito di pace
    nel nostro cuore bambino
    ci guidò:
    Ci guardammo negli occhi,
    prendemmo una matita,
    un foglietto,
    una caramella e
    con occhi amici, arditamente
    lanciammo il nostro invito
    che venne colto al volo,
    alla nostra povera
    tavola del Natale.
    Vennero, mangiarono
    sorrisero di continuo,
    sussurrando parole tedesche
    che ci facevano tremare.
    A quell’Agape
    Avemmo la forza di
    sorridere e di mangiare
    guardando Gesù nel presepe,
    ignorando che dopo qualche tempo,
    una bomba ci avrebbe scaraventati
    a metri di distanza.
    Era andata a conficcarsi
    nel terreno, poco più in la
    della nostra casa.
    Nessuno era morto!
    Non era stata vana
    la nostra speranza.
    Il sorriso sul volto di
    quei ragazzi ci riemerse
    sinistro nei cuori ma,
    le loro mani avevano
    sbagliato il tiro,
    Forse volutamente,
    chissa!
    E così, il ricordo di quel Natale,
    non fu mai amaro.
    Dorella

    • Gentilissima Dorella, grazie di cuore per la sua partecipazione. E’ un piacere leggere le sue poesie ed i suoi racconti. Lo sarà anche per i lettori dei nostri Blog a cui segnalo il suo bel libro, “Pensieri da un’esperienza”, da regalare proprio in questi giorni di festa.
      Buon Natale!

      R.

      • grazie infinite caro Robert per ciò che mi ha detto. Il mio libro è a disposizione. Lo potrò inviare non appena sarò guarita perchè purtroppo sono ammalata.
        Ma non appena potrò uscire li spedirò.
        Un abbraccio da Dorella

  46. Il presepe splendeva

    Era la settimana di Natale. C’era da fare l’albero e il presepe. Sarebbe toccato a me anche questa volta. Quando c’era in casa mia figlia, all’albero ci pensava lei: riusciva a fare un albero di Natale che sembrava una ceramica di Capodimonte; senza luci, ma con squisiti ornamenti, e così originale che chi veniva a trovarci ne restava ammirato. I più, tuttavia, lamentavano la mancanza di lampadine intermittenti, perché – se non c’è la luce – che albero è. Come se gli alberi fossero senza luce, gli diceva. Siete mai stati in una foresta di notte, con appena un filo di luna? Gli alberi la luna ce l’hanno tutta addosso, e dentro. Come noi respiriamo l’aria e cerchiamo la luce, gli alberi vivono del firmamento. Laura l’aveva capito e il suo albero di Natale risplendeva da solo, per chi lo sapeva guardare. Del resto – diceva – era una prova per vedere se uno conosceva ed amava gli alberi: e se non li amava, a cosa serviva ricoprirli di tutti quei lustrini incandescenti se non per far mostra di se stessi? L’albero non è mai nudo: perché lo volete rivestire, e da clown?
    Da quando se n’era andata, avevo proseguito io, cercando di fare tutto quello che aveva fatto lei: ma si capiva che mancava qualcosa. L’albero mi veniva ricco (anche sontuoso) ma non era «bello». Cercavo invano di imitare la sua segreta grazia di mostrare e insieme nascondere quei deliziosi bijoux: ma a me non riusciva. O erano troppo nascosti o troppo in vista. Pareva che l’albero ritraesse le sue fronde, si irrigidisse alla mia volontà. E io ne avrei fatto volentieri a meno; anzi, se era per me, l’avrei preso, prima che morisse del tutto e l’avrei piantato giù nel campo vicino agli altri abeti, dov’era il suo posto.
    Ma se non avessi “fatto l’albero” mi avrebbero detto che nemmeno a quella minuzia avevo pensato (perché si sa, l’albero di Natale ce l’hanno tutti, fa ornamento, e forse porta bene).
    Insomma era un vero impiccio: perciò cercavo di farlo più alla svelta possibile, tanto eravamo estranei io e lui; e poi lo sentivo bene che mi considerava un intruso, quando gli mettevo le mani dentro per tutti quegli ammennicoli. Cosicché quand’era finito tiravo un sospiro di sollievo.

    Il presepe invece era un’altra cosa. Pareva mi chiamasse. Quando si avvicinava il Natale, quello spazio dove l’avrei sistemato mi si dilatava dentro e ogni giorno di più reclamava la mia presenza. Naturalmente a nessuno in casa mia interessava il presepe, anzi capivo di essere considerato un rimbambito che si rimette a giocare con le statuine. Ma non ci potevo rinunciare: anche se avessi dovuto lasciare tutto nello scatolone in cantina, la sera prima avrei preso un bel foglio e ci avrei disegnato tutto quanto, e ci avrei scritto anche le parole dei Figli della Luce, come feci quell’anno quando lo fissai con quattro puntine sulla libreria. E venne così bene che lo fotografai, per rivivere con quelle figurine un po’ sghembe ma vere, e mie, la solitudine di quel Natale.

    Dunque, finito l’albero, una sera dopo cena, quando ero rimasto solo in casa, cominciai a fare il presepe.
    Avevo un piccolo vano nel mobile del salotto che serviva a tenere in mostra due o tre chicchere con una gran conchiglia che faceva tristezza a guardarla fra quelle lustre cianfrusaglie; lei così opaca e lontana dal suo abisso d’ombra. Questo vano era quasi all’altezza degli occhi. Per prima cosa posi nell’angolo di destra una piccola luce che avrebbe dovuto illuminare l’interno della grotta; poi il cielo stellato che avvolgeva tutto da oriente a occidente; le montagne con alcune casette bianche e, scendendo, umili personaggi che non c’erano allora ma c’erano nel Natale della mia infanzia.
    Il venditore di bruciate, la nonna col grembiulone che alimentava il fuoco col ventaglio di penne, il contadino col fascio di vitalbe sulla spalla; e poi pecore e agnelli, ed i pastori. Anche le palme, forse l’unica memoria dell’oriente; e sotto una palma la donna che attingeva al pozzo.
    La grotta occupava tutto l’angolo a destra: per questa ho sempre avuto delle statue grandi e di pregio, venute chi sa da dove. Gesubambino in un bel giaciglio, la Madre dal volto sereno, Giuseppe bello e pensoso, e non mesto come spesso vien fatto. Dietro, un bue panciuto e un asino snello, accovacciati, che prendevan gran posto ma giustamente, perché eran di casa. La borraccina, quella colta sulle prode di San Martino, la fissavo dappertutto: vi sentivo il fresco vivo della primavera, quel suo verde squillante era già un’allegria. La neve stentavo a metterla, perché per me il solstizio d’inverno segnava l’inizio della nuova luce: era finito l’autunno, il «tempo della notte» era finito.

    Quando fu tutto a posto, spensi la luce nella stanza e il mio presepe cominciò a vivere.
    Dovevo abituarmi a quella luce fioca, ma poi pian piano fu come camminare in campagna di notte con la luna. Le case lontane mandavano riflessi azzurri e in certi fiochi riverberi si indovinavano i fuochi nascosti dei pastori mentre le pecore bianchissime facevano da contrappunto alle stelle, lassù. Mi avvicinai con gli occhi alla grotta scendendo dai palmeti (immaginavo una musica, quelle nenie ritmate d’oriente che non hanno mai fine ma sono come l’aria, ti entrano dentro, le respiri).
    Sulla soglia un pastore inginocchiato, grande – in primo piano – con l’agnello sulle spalle: la sua sagoma disegnava la grotta luminosa, e la grotta era la fonte della luce che proseguiva alta nella cometa d’argento (o era la cometa che l’illuminava). Una sorta d’incantato mistero circolava dentro quel nido, come una mano socchiusa, che se ti avvicinavi pareva una conchiglia dal brusio incessante.
    Quello era il mio presepe, eppure non ero sicuro di averlo fatto io, c’era qualcosa di non mio che mi dava ogni sera un’emozione. Qualcosa di sacro aleggiava fra i personaggi: era come contemplare un’icona, dove c’è qualcosa di più del pittore, di più del colore, di più della materia, e il legno non è legno, e l’oro non è il tuo oro: Qualcuno si è servito di te.
    Quand’era tardi, me ne stavo lì in preghiera e non so che preghiere dicevo, strani balbettìi, confusioni di parole dette e ridette e silenzi che m’inondavano il cuore e ricordi che mi muovevano dentro non so quale allegria, una voglia di ridere e di parlare. Di stare insieme. A chi? Ero solo, è vero. Mi staccavo con difficoltà da quella luce, quasi arretrando, silenziosamente, strusciando le mani sul grande mobile mentre me ne andavo, come a voler portare con me quella vita.
    Ogni sera. Il mattino no. Era come se tutto sparisse e il sole pareva troppo piccolo per entrare in quella grande notte; ma la sera ritrovavo la mia preghiera interrotta. Fino all’ultimo giorno dell’anno e poi oltre, nell’anno nuovo, fino a quella notte che non dimenticherò: la notte dell’Epifania, il compimento dell’Annunzio.
    Perché ogni presepe – ed anche il mio presepe – fino a quella notte è incompleto: dovevano arrivare tre personaggi, importanti e misteriosi come tutti coloro che giungono dall’Oriente.
    Noi ragazzi li abbiamo sempre chiamati i Re Magi, anche se re non erano, ma uomini di scienza a cui la scienza non bastava dal momento che si erano fidati di una stella annunciata da antiche leggende.
    Gli uomini che vengono a occidente vogliono vedere dove va a finire il sole. Anch’io da bambino pensavo: chi sa dove dorme il sole, avrà anche lui un letto; dove passerà la notte e come sarà bella – mi dicevo, sarà una notte senza notte…
    I Magi speravano di trovare qualcosa che non conoscevano, da sempre invisibile che ora si era fatto visibile; lo trovarono in una forma piccola preziosissima che si muoveva appena, come sembra fare il sole – e prima non c’era – nel paese più nascosto del mondo; una terra di eterni schiavi, tutta pietre e lamenti e tuttavia piena di segni; un popolo che diceva di avere visto Dio scrivere la Verità sulla pietra e lo pregava ogni giorno cantandogli le sue poesie.
    I Magi erano tre, anche per questo erano importanti. Ho sempre pensato che tutto ciò che non è trinitario è effimero, destinato ad appiattirsi e scomparire. Nel loro caso il numero si legava strettamente ai doni che portavano: oro incenso e mirra. Ricchezza, potere e morte. Qui forse era la mirra a far convivere le altre due realtà: solo l’oro che si dona (si separa dal possesso) fa diventare potenti; e solo se l’incenso brucia interamente se stesso (si consuma, non è più) rende veramente regale colui al quale è offerto. L’apparente morte assume la realtà positiva dell’amore e la sua presenza esalta e rende credibili e «positive» due realtà potenzialmente negative.
    Mario, dove ti perdi…: giri intorno a quel momento, perché non ti va di riviverlo. Lo temi.
    Ma come poter vivere quello che è oltre la vita? Avverti un rapprendersi della carne che vuol catturare in sé la perla inestimabile, quasi a proteggerla da una sicura offesa esterna.
    Nella borsa dei vecchi giornali che le nascondevano, presi una statua, quella di Melchiorre e la posi a sinistra della grotta, poi la seconda, quella di Baldassarre, a destra. Provai di nuovo un antico cruccio – e sono ormai tanti anni – da quel giorno che non trovai più il terzo personaggio.
    Ma ora, non capivo perché quell’assenza mi facesse tanto male; mi sembrava che mancasse troppo, quasi tutto, e non potevo lasciare quei due davanti a Gesù, soli.
    Perché non era pensabile che fossero soltanto due: c’era qualcosa di grande che «non tornava». E non per quel bel sofisma del «tre», ma per qualcos’altro che non riuscivo a intuire.

    Finché non guardai attentamente i miei due «amici». Quello a sinistra teneva in mano un cofanetto con l’oro; l’altro a destra aveva un recipiente con l’incenso.
    Ecco, nel mezzo, proprio al centro della luce, lì davanti al Bambino mancava l’uomo con l’essenza amara, la mirra.
    Mancava il profumo amaro, il balsamo per il sepolcro, il dono che ogni figlio d’uomo riceve non appena emette il primo vagìto. Ma se quel balsamo fosse invece il segno dell’avvento di una «necessaria» ferita per la quale passa inevitabilmente il Regno-senza-fine? La medicina per sanare la nostra malattia più letale, quella della nostra inseguita eterna umanità?
    Forse tutto questo è vero. Ma mi fiorì quella notte un altro pensiero, e lo sentii così mio che le labbra si mossero in preghiera. Quella mirra era l’amaro della mia vita, tutto il dolore che portavo nella carne, tutto l’assenzio con cui avevo cosparso il volto – occhi e labbra – di chi mi aveva amato; la mirra il mio peccato posato lì sulle mie mani protese in offerta; perché altro non avevo da donare al figlio della Luce se non il mio peccato.

    Così, ad un tratto, io non so come – e il cuore ancora ne trema -, quel presepe che mi stava davanti agli occhi si mosse nelle quattro dimensioni dello spazio e divenne la terra dove posavano i miei piedi; la grande luce m’inondava tutto; a sinistra era Melchiorre e a destra Baldassarre, veri, con le loro mani vere che portavano doni. Ed io con loro, col mio corpo proteso a offrire l’essenza amara del mio peccato. Eppure nessun dono mi parve più grande, più mio; non avevo mai posseduto un tal tesoro da offrire, ed ecco che lo donavo tutto, senza timore.
    Credo che anche le mie vesti fossero splendenti, perché così dev’essere per un Re. E anche me avvolgeva la cometa che ci aveva guidato alle soglie della vita.
    C’era un silenzio che traboccava di voci – di memorie – che rifiorivano. Un soffio che si avvertiva, vivente.
    Non so quanto ci trattenemmo e cosa dicevamo fra noi.
    Era stato lungo il viaggio, lo so io quanta fatica per arrivare fin lì, che pazzia credere di poter aprire quelle dita rattrappite. Ma avevo ritrovato le mie mani, e com’erano belle.
    Ero in quel nido, come stordito, e non ricordavo nulla. Fu come rinascere. Ricordo che mi veniva voglia di ridere, e ballare, e cantare; esitai solo un po’: ma i miei due amici mi guardavano fisso negli occhi, con dolcezza. E allora risi e sorrisi, a tutti: al cielo stellato e alle case lontane, all’uomo delle bruciate, alla donna al pozzo (s’era appoggiata al secchio, pieno), al pastore che mi mise il suo agnello sulle spalle e io lo reggevo, tanto ormai le mani le avevo tutte e due libere, forti.
    Sorrisi anche a Marta, voltandomi al suo richiamo: – Ricordati di spengere la luce, sennò brucia tutto –
    – La luce? Ma se è tutto spento!
    – Già, si vede che c’è cascata dentro la cometa!
    Infatti.
    Il presepe splendeva.

    Mario Sodi

    • Concordo con Nicla, ci hai fatto davvero un bel dono Mario. E’ un bellissimo racconto che pubblicheremo sicuramente anche nel Blog degli Autori insieme ad altre opere di autori che stanno partecipando con tanto entusiasmo e calore a questa bella Iniziativa natalizia.
      Buon Natale!

      R.

  47. In lontananza si propaga nell’aria una nenia di Natale.
    L’acqua del fiume rispecchia la luce delle stelle,
    s’inchinano al mio passaggio in un abbraccio caloroso.
    In ognuna di loro
    il sorriso di chi ho perduto,
    l’amore di chi mi ha amato,
    l’affetto di chi non ho dimenticato.
    Oltre questa porta, il tepore della mia casa,
    la famiglia che mi aspetta,
    la tradizione della festa.
    Scruto nel buio prima di entrare,
    il bagliore delle stelle che continuano a danzare.
    Condurranno loro
    i miei più sinceri Auguri di Natale,
    ad ogni sguardo che le ammirerà
    ad ogni cuore che vorrà ascoltare.

  48. “Versi di Buon Natale ,un po’ profani, per tutti i… diversi”.
    Forse distratto da una donna di vetro,
    non certo per dispetto alle stelle,
    il MAGOSENZAVOLTO si picca ogni tanto
    di sformare i conigli e colombe dalle ali di gesso
    volano male tra sparvieri e pupazzi annoiati;
    poi,forse,LUI STESSO si pente,
    almeno quel tanto che basta
    a brindare a una voglia.

  49. Eccomi di nuovo con voi, gentilissimi e cari amici del ‘Manuale di Mari’. Vi invio questa mia poesia, oltre a commentare le vostre opere. Spero che vi piaccia, inoltre invio a tutti voi e alle vostre famiglie i miei migliori auguri di uno spendido Natale e di un felicissimo Anno Nuovo.

    Questo è Natale

    Natale non è tavole imbandite,
    alberi, presepi,
    panettoni, spumanti.

    Natale non è
    luci, addobbi, festoni,
    palline colorate,
    luci intermittenti.

    Al mattino
    mi recherò fuori,
    nel paesaggio di neve,
    tra le case
    ancora addormentate,
    nelle strade
    dure di ghiaccio
    dove tu dimori
    da sempre
    e ti dirò
    vieni amico mio,
    dai, vieni con me,
    non temere.
    Oggi
    mangeremo insieme,
    staremo insieme
    io e te,
    parleremo insieme,
    non m’importa
    il colore della tua pelle,
    so che sei
    mio fratello
    e questo mi basta.

    Ecco, questo è Natale.

    • Questo tuo Natale scalda davvero il cuore , caro Lenio. E’ la nascita del Redentore che viene a condividere la nostra storia, umilmente, in un “praesepium”, una mangiatoia. E’ l’annuncio di una rinnovata speranza per chi è solo, per chi soffre, per chi il Natale non è bianco. Ci ricorda che l’uomo, anche povero, deriso, ferito, è sempre parte della famiglia divina e che né la miseria, né le sconfitte, né le menzogne, né la morte possono avere ragione di questo evento di salvezza.
      Carissimi auguri

      Daniela

    • Caro Lenio, c’è pace e speranza nella tua poesia. Dovremmo essere più attenti e condividere l’amore con coloro che hanno meno di noi. A questo punto mi viene in mente la frase di una bellissima canzone “Signore ti voglio parlare mentre dipingi un’altare….perchè dipingi il mio color… se vede bimbi negri Iddio sorride lor”. Con questo dolce canto auguro a te e famiglia un Natale armonioso. Un caro saluto. Con affetto
      Marinella (nonnamery)

    • Caro Lenio, la tua profonda umanità lascia sempre il segno, con la forza e la sincerità di un linguaggio diretto ed amichevole.
      i miei Auguri a te e ai tuoi cari, Andrea

  50. NATALE 2009 – ANNO FUTURO 2010 –
    A Nicla, a Robert, alla Redazione a tutti gli amici del Manuale di Mari, a tutte le persone che pensano che la “vita sia poesia” e che “la poesia sia la vita” a quelli che pensano che i pensieri dell’anima vadano ammorbiditi con un sorriso, a quelli che scrivono le riflessioni della mente anche su un foglio stropicciato, a quelli che porgono la loro mano a chi ne ha bisogno, a quelli che fanno una carezza con il cuore..dedico questo piccolo pensiero sulla neve, e voglio dire loro che la vita, vale sempe e comunque, la pena di essere vissuta .

    LA NEVE A CASA MIA…

    Oggi guardando fuori dalla finestra uno spettacolo da fiaba, come le cartoline che si inviava una volta per gli auguri di Natale. La neve ha imbiancato tutto il paesaggio, gli alberi si piegano sotto questa soffice coltre, sui tetti la sensazione che una mano magica abbia adagiato una morbida trapunta, sotto casa c’è un grande prato, oggi di un bianco accecante, i ragazzi si rincorrono felici facendo a pallate. Non ha importanza se le mani gelano, la cosa bella è provare questa morbidezza quasi innaturale.
    In mezzo a questo tappeto bianco è stato fatto un pupazzo di neve mio marito è sceso ed ha voluto animarlo…sugheri per occhi…un cappellino di lana, una foglia congelata per fare la bocca, un fiore rosso fra le dita, posto su delle mani immaginarie. Era bellissimo..e vivo come la natura che ci circonda.
    Quando mio marito ha scattato la foto, ho avuto la sensazione di vedere un sorriso….
    Mi sono chiesta, ma i pupazzi di neve avranno un’anima….e andranno in Paradiso ?
    Cari saluti amici miei

    Maria Luisa Seghi

    • Anche i pupazzi di neve hanno un’ anima, con i loro occhietti, il nasino, il cappello di lana. Hanno l’anima della neve e un po’ di quella di coloro che l’hanno creati. Come le opere d’arte, i dipinti, le poesie, i libri. E sicuramente loro è il Paradiso.

      Tanti cari auguri. Auguri di cuore a tutti.

      Nicla Morletti

      • Gentile Nicla,
        Grazie per aver compreso, in questo mio punto interrogativo di voler sapere se anche i pupazzi di neve hanno un’anima.
        Se avevo un dubbio ora è svanito perchè, con la sua riflessione,
        anche io sono convinta, che tutte le cose del mondo hanno la loro anima che si fonde con quella di coloro che le hanno create.
        Auguri e cari saluti
        Maria Luisa

    • I Pupazzi di neve sono angeli fatti dagli uomini. E questo può succedere solo a Natale. Bellissimo no? Un caro saluto e tanti auguri per te Maria Luisa.

      R.

      • Grazie Robert,
        E’ bellissima la frase ” I PUPAZZI DI NEVE SONO ANGELI FATTI DAGLI UOMINI”
        Forse quando si è sciolta la neve questi angeli porgono una mano a chi ha bisogno di una dolce parola e di un gesto d’amore..?

        Tanti auguri e Buone Feste

        Maria Luisa

  51. Ecco il mio racconto:

    A NATALE TUTTO PUO’ SUCCEDERE

    Era la vigilia di Natale ed io me ne stavo sdraiata sul divano, avvolta in una pesante coperta di lana, sgranocchiando patatine. Fuori nevicava e si udivano le urla gioiose dei bambini che si rincorrevano, tirandosi palle di neve.
    Un tempo anch’io mi divertivo in quel modo. Un tempo anch’io amavo il Natale.
    Ora non più. Provavo un’indicibile amarezza mentre scorgevo le coppiette camminare mano nella mano, con buste di plastica piene di regali. O scambiarsi baci sotto il vischio.
    Mi sentivo disperatamente sola, in questo periodo dell’anno, e tutto ciò che desideravo era chiudermi in casa, aspettando che le feste finissero e la vita riprendesse il suo tran tran quotidiano.
    La mattina precedente, in ufficio, le mie colleghe si erano scambiate pacchettini colorati, augurandosi un Natale pieno di gioia e serenità.
    Come da routine, si erano scordate di me. Sul posto di lavoro io sembravo invisibile e nessuno si preoccupava di rivolgermi una parola gentile. Semplicemente ero trasparente.
    E, a dire il vero, non è che fuori dall’ambiente lavorativo le cose fossero diverse.
    Da quanto tempo non festeggiavo con un gruppo di amici? Da quanto non ricevevo un invito a uscire? Non lo ricordavo più…
    Ingoiando un’altra patatina, sospirai odiandomi per la piega che avevano preso i miei pensieri.
    Se Babbo Natale fosse esistito, gli avrei chiesto in regalo una vita diversa. E magari anche un corpo diverso. Io mi giudicavo troppo grassa per poter piacere a qualcuno. Del resto, passare le sere sdraiata su un divano a sgranocchiare schifezze di certo non aiutava a possedere una linea invidiabile.
    Accesi la tv e fui investita dalle voci flautate di un coro che eseguiva canti natalizi. Disgustata, cambiai canale e mi trovai immersa nell’atmosfera natalizia di New York, dove alcune persone raccontavano come avrebbero trascorso le feste.
    Spensi la televisione e mi sentii ancora più depressa.
    Mentre consideravo l’idea di guardarmi il dvd di un film horror che mi tenesse sveglia fino alla mezzanotte, senza tuttavia ricordarmi il Natale, suonò il campanello, facendomi trasalire. Non aspettavo visite.
    A dire il vero, non ricevevo MAI visite serali. E neanche diurne, a essere sinceri.
    Chi mai poteva essere? Forse un venditore ambulante che avrebbe cercato di impietosirmi con la stupida storia che a Natale si è tutti più buoni e mi avrebbe convinta a comprare le cose più assurde e inutili, solo per tacitare i miei sensi di colpa.
    Oppure la vicina di casa che si era accorta all’ultimo momento di essere senza zucchero e pensava di fare la scorta nella mia cucina.
    O più probabilmente, qualcuno che aveva sbagliato indirizzo.
    Il campanello suonò di nuovo, più a lungo questa volta, ed io, imprecando fra i denti, scesi dal divano per andare ad aprire la porta.
    Mi ritrovai davanti un ragazzo che pareva un attore del cinema, da quanto era bello. Aveva le spalle larghe e gambe muscolose che trasparivano dai jeans stretti. Sul viso un sorriso sbarazzino e due occhi azzurri che si intonavano perfettamente con il maglione che indossava, dello stesso colore.
    Ecco, per lo meno ora sapevo che si trattava di qualcuno che aveva sbagliato indirizzo.
    “Ehm, credo che ci sia un errore”, borbottai mortificata.
    Lui mi rivolse un sorriso ancora più smagliante, rivelando i suoi denti bianchissimi.
    “Nessun errore. Sono il suo vicino di casa.”
    Ah, ecco. Allora probabilmente avrà bisogno dello zucchero!
    “Mi dispiace ma la mia dispensa è completamente vuota. Ho scordato di fare la spesa. Per questo per cena mi sto facendo fuori quel sacchetto di patatine.”
    Indicai il sacchetto ormai quasi vuoto, depositato sul tavolino davanti al divano.
    Lui aggrottò la fronte, incerto.
    “Come, scusi?”
    “Non ha suonato alla mia porta perché è rimasto senza zucchero? O senza sale o…”
    Il ragazzo scosse il capo, ridendo. Sembrava decisamente divertito.
    Oddio, non riesco a credere che in realtà il mio vicino di casa sia un venditore ambulante che mi vuole affibbiare un intero corredo per quando mi sposerò e che io non userò mai!
    La sua voce calda e profonda tuttavia, mi distolse dalle mie meditazioni.
    “No, no. Non è per questo che sono qui. Volevo semplicemente invitarla da me a mangiare una fetta di panettone. Sa, mi sono trasferito da poco qui a Milano e ancora non ho amici con cui festeggiare la vigilia di Natale. Ho notato che anche lei è sempre sola e mi sono detto: perché non festeggiare insieme?”
    Io restai per un attimo senza parole. A parte il fatto che non è per niente carino farmi notare che si vede a occhio nudo che non ho lo straccio di un amico con cui passare il Natale, davvero si crede che beva questa storia? Chi sarebbe tentato di invitare una come me?
    Lasciai scorrere lo sguardo sul mio ridicolo abbigliamento: pigiama di lana di una taglia più grossa della mia, con disegnati degli orsetti, calzettoni a righe colorate e pantofole pelose che mi fanno sembrare un clown.
    No, decisamente deve essere uno scherzo di cattivo gusto.
    “Ehm, come avrà notato sono già in pigiama.” Dissi in tono perentorio, per scoraggiarlo.
    Non sia mai che mi faccia prendere in giro dal primo che capita!
    Ok, è anche l’unico che sia passato di qui, ma non ha importanza.
    Lui sorrise di nuovo coi suoi denti talmente bianchi da sembrare lo sponsor di un dentifricio.
    “Non ha importanza”, disse fissandomi dritto negli occhi, “Dopotutto, si tratta di una cosa informale, fra vicini di casa. Quale migliore occasione per conoscerci meglio?”
    Aaah, capito. Avevo scordato la quarta opzione: il maniaco sessuale che ci prova con la prima fessa che incontra. Ma se pensa che io sia così stupida…
    “Mi spiace, ma non è mia intenzione socializzare con nessuno e non sono quel tipo di ragazza che cade fra le braccia del primo che capita, solo perché è da sola la vigilia di Natale.”
    A questo punto, lui parve a disagio.
    “Mi ha di nuovo frainteso”, fece con una nota di irritazione nella voce, “Si può sapere perché è così diffidente? Pensavo che il mio fosse un gesto carino e invece mi accusa di avere chissà quali intenzioni. Non pensavo affatto di sedurla, se è questo che ha pensato.”
    “Già”, sbottai allora io, prima di riflettere, “In fondo sono troppo poco attraente per uno come lei, no? Forse si aspettava una vicina di casa più carina ed è rimasto deluso.”
    Lui fu scosso da un’improvvisa risatina e distolse lo sguardo.
    Ecco, ci mancava che mi ridesse in faccia!
    Poi, posò di nuovo lo sguardo su di me e lo lasciò vagare lungo tutta la mia figura.
    “Veramente, la trovo molto più attraente di tante altre ragazze che ho conosciuto. E quegli orsetti le donano in modo particolare.”
    Dapprima, pensai che mi stesse prendendo in giro, ma subito dopo notai la sua espressione seria. Sembrava sincero.
    Arrossii all’istante e rimasi a bocca aperta per tre secondi.
    “Ehm, mi lascia solo un attimo per indossare un paio di jeans e un maglione?” Chiesi titubante.
    Lui annuì con decisione.
    Perché a volte, alla vigilia di Natale, possono accadere anche i miracoli!

    AUGURI A TUTTI!!!!

  52. Natale 2009

    All’ombra inconsapevole
    di un sempreverde
    agghindato di luci e campanelle,

    per l’occasione
    indossa una maschera felice.

    Rami opulenti
    di resine collose,
    lo abbracciano ghirlande colorate
    sfavillano di cristallo sfere preziose.

    In volo puttini sorridenti
    svolazzanti, impertinenti
    dolcissimi alcuni dormienti,
    sottovoce un coro di vocine bianche,

    volano angiolini dai riccioli dorati,
    chiassosi, indisciplinati

    portano scompiglio
    e destano i bambini addormentati.

    Che strano effetto fa la fantasia
    Sono da sola , eppure…
    ho compagnia.

    I campanellini suonano d’argento,
    domani è Natale
    e il cuore ne è contento.

    tutti AUGURI Concetta

  53. Là dove
    le ombre e la luce…
    s’incontrano senza guerre

    …l’anima e il corpo si fondono nella vera armonia
    …universale e cosmica
    …nell’equilibrio dello Spirito Divino
    e solo là,
    esiste il vero Natale!

    I miei auguri migliori Franca Fasolato.

    • Cara Franca,
      il vero Natale è solo la, dove le ombre e la luce s’incontrano senza guerre. Là dove l’anima e il corpo si fondono nella vera armonia universale e cosmica, come scrivi tu. Nello Spirito Divino.
      Parole bellissime le tue.
      I miei più sentiti auguri.

      Nicla Morletti

      • Carissima Nicla,
        grazie per il tu… che piacere leggere il Suo prezioso commento!

        Abbiamo visto che il PENSIERO è una grande forza sulla terra.
        Nel campo più vasto, esso è responsabile del progresso e della civiltà di cui oggi godiamo i frutti. Le utili invenzioni, le scoperte capaci di salvare la vita, le creazioni letterarie o artistiche sono prodotti di un PENSIERO BUONO E FECONDO!

        Nella sfera personale più ristretta, abbiamo visto che il PENSIERO influenza ogni ATOMO dell’essere e può renderci sani o malati.
        Può aiutarci a ricostruire la nostra condizione secondo i nostri più cari desideri o, può abbandonarci nell’oscurità!

        Non esiste causa nè effetto al di fuori dello Spirito e del Cuore che è anche parte integrante della natura Divina!

        UN affettuoso ABBRACCIO FRANCA.

    • Complimenti Franca, la luce esiste solo nell’amore, nell’assenza di ogni odio, nella ricerca di una superiore armonia. Solo in questo clima possiamo vivere con dignità la nostra vita di uomini. Augurissimi anche a te e famiglia.

      • Carissimo Lenio,
        anche la VOLONTA’ umana… come il pensiero è una forza invesibile,
        e una grande potenza quando si unisce a delle altre… figlie sempre di un animo immortale.
        Può trovarsi una via verso qualsiasi scopo anche se mura di granito le sbarrano la strada… perchè viaggia in una dimensione energetica più alta dell’ordinario, cioè ASTRALE!… Non è forse il pensiero e l’intelligenza e la volontà a rendere l’uomo superiore alla bestia? E metterlo in grado di creare meraviglie, “l’uomo o la donna” troppo poco ci pensa e mai forse utilizza i suoi potere del sucosciente in tutta la sua forza!
        Facciammo del nostro meglio!
        Fammi sapere se ti piace anche il mio racconto “L’armonia di Letizia” GRAZIE AUGURI a tutta Famiglia.

  54. Care amiche e amici,
    Voglio farvi gli auguri prima che il tempo mi sfugga. Questo è per me un periodo di nostalgia, di malinconia. Quest’anno a Natale non sarò a casa mia, non potrei vedere il posto vuoto che occupava la mia mamma. Sarò da mia figlia, ci saranno i miei ragazzi con le mogli e nipotini. Potete immaginare come mi senta: tesa come una corda di violino. Temo di non essere all’altezza di dirigere un’orchestra, non sento più la frenesia del Natale. Vorrei aver voglia di correre per negozi e comprare i regalini. Mio Dio, perdonami, ma vorrei fosse già Gennaio. Non mi ci ritrovo in questo che si festeggia oggi. Ho grande nostalgia dei miei remoti Natali, quando un pino vero troneggiava nella povera stanza, quando ad arricchire le fronde c’erano mandarini, monetine di cioccolata e il mantello bianco che indossava era fatto di fiocchi di cotone idrofilo. Quando sotto l’albero c’erano misere cose che io attendevo per un anno intero, quando per avere un paio di scarpette nuove dovevo attendere Natale, quando la mamma in quell ‘occasione speciale cercava di farmi avere ciò che durante l’anno non poteva. Oggi è tutto diverso, i tempi sono cambiati ma io resto ancorata a quei lontani ricordi, mi mancano tantissimo!
    Auguro a tutti voi, Nicla, Robert e Redazione, amici e conoscenti, un Felicissimo Natale e un Anno Nuovo più sereno, più ricco di belle sorprese, di amici, di allegria.
    P:S Qui non ci si sente mai soli, anche quando il buio oscura il mio sole e il gelo dell’inverno penetra il cuore.
    BUON NATALE E FELICE ANNO 2010
    Marinella (nonnamery)

    • Cara Marinella, contraccambio gli auguri. Grazie,
      Ti sono nel cuore e pensa ai tuoi nipotini, quando insieme festeggerete la Befana, sarà una grande gioia: io la ricordo sempre.
      Molti, molti anni fa… quando ancora ero bambino e i regali ce li portava la Befana. La mattina, nell’aia, si giocava con gli altri bambini e anche coi gatti che non avevano ricevuto niente…
      Di nuovo Auguri, sarà una bella festa anche per voi adulti.
      Non la dimenticherai.
      aff.mo
      sergio

    • Cara Marinella,
      un Buon Natale a te e alla tua famiglia, con l’augurio di trascorrere serenamente ogni attimo di questa festa unica che riaccende il desiderio di condividere i sentimenti e i ricordi più belli.
      Con affetto

      Daniela

  55. Grazie a te Sergio per avermi letta e per essermi sempre vicino.
    Sapessi quanto sono felice di essere di nuovo a casa, in questa, che sento un pò anche mia. Ti abbraccio.
    Con affetto
    Marinella (nonnamery)

  56. “Senza senso”(all’ultima delle mie 17 Muse ispiratrici).
    Sui gradini della notte e su cuscini di cosce,le tue,
    mi diverto a solleticare coi baffi
    fantasie di bambini e sogni di donne
    e grovigli di stelle annoiate e invidiose
    mi prendono in giro e però son contente
    che TU abbia ancòra voglia di me.

  57. IL MIO PRESEPE

    Paesino in legno sughero e cartone,
    luci soffuse fra alberi e pastori
    con animali,doni e tanta gioia,
    verso la grotta e la mangiatoia.
    Madonna ,San Giuseppe e bambinello
    e dietro a loro il bue e l’asinello.
    Io non ho più riavuto quel presepe,
    io non ho avuto più gli occhi incantati,
    della mia infanzia nel luogo abbandonato.
    E quel presepe adesso lo rivedo,
    con gli occhi della mente e ,nel ricordo,
    mi sembra di sentir le ciaramelle
    venir dalle stradine del passato,
    mamma,papà,le voci ricordate
    risento in questa sera di Natale
    in cui vorrei un presepe tale e quale
    e tutto il resto che è scappato via
    insieme agli anni della vita mia.
    Elisa

  58. ” Senza titolo”(alla penultima delle mie 17 Muse).
    Lichèni in cerca di terra e di acqua,
    parole,le mie,semplici come fili di biada,
    ondeggiano piano tra le pieghe delle tue mani
    e un girotondo di nuvole;
    e mi piace raccontarti le mie rughe
    scolpite dal vento…
    …e le rughe delle tue mani si confondono
    con le pieghe dei miei occhi!

  59. Presepe

    Limpido il cielo della notte. Splende
    l’Aquila dalle grandi ali distese.
    Sotto le stelle voci di bambini
    timide attorno ai lumi di un presepe,
    e un canto forte di zampogne. Grande
    sopra di noi la luna bianca, e pare
    millenaria la nostra nostalgia
    d’esser pastori.

  60. SGUARDI D’AMORE A BETLEMME – S. Natale 2009

    Gesù è venuto tra noi affinchè tutti lo vedano e lo guardino

    Sul filo degli sguardi
    corrono pensieri,
    esplode lo stupore,
    s’intrecciano quesiti:
    Chi è mai ?
    Da dove viene ?
    Che cosa porta questo Bambino?
    Tutti osserviamo
    lo sguardo innocente del bimbo,
    l’amorevole sguardo della Madre,
    il trepido sguardo di Giuseppe
    sulla sua Famiglia
    .. e lo stupore
    lo stupore attonito dei pastori,
    la meraviglia che sposa la speranza,
    la curiosità che genera commozione.
    Scompare il freddo dalle membra,
    l’apatia dalla mente,
    l’aridità dai cuori.
    Nell’incrocio degli sguardi,
    come in un gioco di raggi luminosi
    la luce si diffonde,
    penetra, riscalda, rianima,
    risveglia i canti,
    recupera le voci del passato.
    Le Parole dei profeti,
    in attesa nell’ombra del tempo,
    oggi riaffiorano sulle labbra
    e tutto, tutto si anima
    in un unico, insolito
    sguardo d’Amore.

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