Natale insieme nella Blogosfera, poesie e racconti per la vita

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 Partecipa all’Iniziativa letteraria “Natale insieme nella Blogosfera, poesie e racconti per la vita”, organizzata in collaborazione con il Portale Manuale di Mari – Poesia e letteratura nei mari del web e Nicla Morletti in occasione della
Giornata mondiale contro l’AIDS promossa dall’Unicef

Natale insieme nella Blogosfera, poesie e racconti per la vita

 

Come la marea

Il male manifesta continuamente la sua esistenza e non ha bisogno di prove. Eppure ci sorprende infinitamente. Si cela anche nella bellezza, nell’innocenza e persino nella verità. Non sempre la verità fa bene. Fu così che lei, quando gli disse di non amarlo più, avvertì un dolore acuto come se fosse stato lui ad abbandonarla e se ne andò in silenzio, colma di questa punizione. Non riuscì più a dimenticarlo e persino nel suo nuovo amore scoprì una crepa così profonda che decise, in poco tempo, di tornare da lui. Era la notte di Natale. Lui l’aspettava sulla soglia di casa, come la riva la marea. Stringendola in un abbraccio, provato in sogno tante volte, le mostrò sul tavolo della cucina i fiori rossi che lei aveva sempre amato e disse: “scendo a prendere la legna anche se stasera… Non sarà così freddo”. Mancava poco alla mezzanotte. Lei infilò la spina nella presa di corrente e inondò di luci colorate l’albero di Natale. Fuori il mare s’increspò sotto la carezza di una tenera brezza.
Robert

***

Natale insieme nella Blogosfera raccogliendo ancora una volta, in questo Blog, racconti e poesie per la vita. Il tema è libero e la partecipazione è aperta a tutti. Puoi postare una o più opere direttamente nei commenti a questo post, da oggi fino al 31 dicembre.
Lanciamo questa Iniziativa in occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS promossa dall’Unicef. Puoi fare la tua donazione cliccando qui.
Questa è l’ultima Iniziativa letteraria dell’anno valida per il Premio Manuale di Mari. Le opere più belle saranno pubblicate nel Blog degli Autori e presentate nel Portale Manuale di Mari e nel corso del Programma “Poesia e parole della sera” condotto da Nicla Morletti e Robert su Manuale di Mari Web TV. La prima puntata del Programma sarà diffusa alle ore 18,00 di venerdì 5 dicembre 2008.
Alcune opere potranno essere pubblicate anche nel libro “La pratica del bello scrivere” curato da Nicla Morletti per Laterza Giuseppe Edizioni.

*Alcune raccomandazioni.*
1 – Questa volta, in deroga al Bando del Premio Manuale di Mari, è possibile pubblicare racconti più lunghi anche se, ovviamente, saranno molto graditi racconti brevi che si adattano meglio alla lettura nel web e rendono più agevole la navigazione del blog. In ogni caso ti preghiamo di non superare le 10000 battute spazi inclusi (evita le spaziature non strettamente necessarie).
2 – I testi saranno pubblicati così come li inserisci. Prima di postare un testo, rileggilo attentamente e apporta tutte le eventuali correzioni.
3 – Non postare più di due opere per volta.

ATTENZIONE: i commenti sono chiusi. L’Iniziativa si è conclusa il 10 gennaio 2009.

481 Commenti

  1. Nostalgia della Grande Madre Sicilia

    Stralci di vite,
    sul suolo di ruggine,
    corrono verso il vento,
    mentre sale il tormento del mare.
    Mare che scivolando sulla plaggia
    scuote la riva e imbianca la forgia
    di Vulcano, il fabbro degli dei.

    Uomo di campo e di vino,
    uomo di mare e di pesce,
    col suo carretto a ruota alta, turbina
    come un mulino che al contrario volta
    e ride il vento d’africa sul suo volto.
    Il villano, che incurvato come un ramo,
    sente il dolore della terra e ascolta il mare.

    In questa terra di dolore e sonno,
    un tempo ormai passato,
    tuonò Giunone e Zeus dall’Olimpo
    e venne il fuoco di romana stirpe
    a rinverdire il tempo e la campagna,
    poi gli arabi e i normanni
    e il Re del Sole ….

    Ne tanto di questa tua gaia essenza
    toglie il tormento e attenua la stanchezza
    per una vite e un maestoso olivo
    per un frutto che gioca con il mare
    per la sabbia che riempie i tuoi polmoni
    per il sangue che scorre tra le pietre
    per le tue antiche disfatte,
    scorri nelle vene e nei cuori borbotti,
    come fulmini d’aria e saette rotte
    dall’infamia del male che calpesta
    ogni pianta di questa bruciata landa
    senza più sensi vivi e ormai stanca.

    Rivivi amore e nasci ancora pesco, e sferra
    la vite e l’ ulivo saraceno
    e trova tutti i pesci del nostro mare
    vorrei tornare a desiderare la mia terra
    e come un fiero siculo cantare
    senza il sangue rappreso sopra i muri
    senza sottane e senza più paura,
    l’ardito sogno del falco cacciatore
    il gesto fatto uomo: Splendor Mundi!

  2. TEMPO ASTUTO

    Tempo astuto
    frantuma

    pensieri sperati
    vivide attese

    in ceselli d’ombre
    o rabescate lucentezze

    di fragile potere.

    Saltanti insetti

    che rincantucci appena
    nella mente ascosa

    sigillandola
    agl’inerti della vita.

    • @Beatrice Bausi Busi,

      Cara Beatrice, questa tua poesia é un pò diversa dalle tue solite, ma certamente non é meno bella o meno intensa delle altre. Penso che il tempo davvero ci rubi tutto, e saltanti insetti ci succhino la vita. Ma c’é tempo, sai, per i nostri sogni, l’importante é accontentarsi di ogni piccolo passo che facciamo come i genitori che osservano estasiati il loro bambino muovere i primi passi. Complimenti ancora, Beatrice, poetessa dalle molte varianti poetiche ma di un solo grande, inesauribile cuore. A risentirci, Lenio.

  3. Quando siamo ragazzini sentir dire “vi auguro la pace” sembra una cosa da poco, una sensazione quasi inconsistente, bella parola che rimbalza di qua e di là in più occasioni sulle bocche di tutti e basta. Con tutto il mio cuore, adesso che ho capito quanto “peso” abbia la Pace, la auguro a tutti voi che leggete questo mio scritto, a Nicla, Robert, la Redazione, a Daniela Quieti, Sergio Doretti, Lenio Vallati che sono qualli che ho “incrociato” un pochino di più nel poco tempo da che sono in questo portale e sopratutto “a tutti coloro che NON AMIAMO ABBASTANZA”, la cui esistenza vicina o non vicina fisicamente alla nostra spesso scordiamo. E auguro PACE a tutti, ad ogni vivente, come direbbe un noto scrittore alle “Creature grandi e piccole” e ad ogni essere di buona volontà. Buon 2009 a tutti, dal profondo del mio cuore e dell’anima. Beatrice Bausi Busi

    • @Beatrice Bausi Busi,
      Cara Beatrice, è bello sentire la parola “pace”
      La pace è nel pensiero di tutti noi che ci conduce per mano. Sempre anche quando, purtroppo alcuni devono imbracciare le armi per sparare,
      A chi? Ad un ragazzo uguale a te nelle sofferenze, nei sacrifici ma soprattutto nella voglia di pace e di amore.
      affettuosi saluti e auguri
      sergio

    • @Beatrice Bausi Busi,

      Carissima Beatrice, penso che mai come adesso le tue parole assumono un’importanza grandissima. Purtroppo il nuovo anno é iniziato con terribili notizie provenienti dalla terra dove é nato Gesù, e al di là delle diatribe politiche e delle idee personali sono ancora gli esseri indifesi a morire ingiustamente e inutilmente a causa dell’odio insensato degli uomini. Non dobbiamo mai cessare di invocare la pace, perché quelle atrocità cessino di apparire ai nostri occhi , perché quei bambini che muoiono sono anch’essi nostri figli. Ancora tanti, tanti auguri, ma soprattutto pace. E complimenti vivissimi per il tuo grande cuore, Lenio.

  4. LA MACCHINA E’ FERMA

    La macchina è ferma
    in fondo alla strada.

    Là attendono i miei cari

    – l’uomo tormentato
    e la bambina dalle magre mani –

    dolcezza estrema, inquietudine sottile.

    Sto arrivando
    mi affretto, le pietre

    sotto ai miei piedi
    larghe lisce grigie

    sono bombati dorsi
    di coleotteri giganti:

    pare fremano sornioni nascondendo
    accorte coppie d’ali forti.

    Sì, spicchiamo il volo
    sollevatemi portatemi

    più in fretta alla mia meta,

    che la casa attende
    e la mia gente

    cenerà con me, fra poco.

    • @Beatrice Bausi Busi,
      Grande Beatrice, con parole di velluto descrivi molto bene il desiderio, sempre dentro di noi, di tornare a casa e di ritrovarci insieme ai nostri cari, unica nostra meta in un mondo che spesso ci é estraneo. Spero di aver inteso bene il significato di questa tua splendida poesia, a risentirci, Lenio.

  5. PICCOLA FIAMMIFERAIA DEL TERZO MILLENNIO

    Le luci per le feste illuminavano la città fulcro del cristianesimo, la gente camminava, si fermava attratta dallo splendore delle vetrine, entrava uscendone con pacchetti colorati.
    Natale era alle porte.
    Lei in un angolo seduta sui suoi stracci guardava le belle signore in eleganti pellicce e annusava i profumi al loro passaggio come un piccolo cagnolino.
    Allungava la mano nella speranza di pochi centesimi. Le avevano insegnato a fare la storpia a mendicare cercando di far leva sul cuore dei passanti, ma lei non era capace.
    Sua nonna diceva sempre :- Da dove sei venuta ? Sei solo una lacrima di stella. Tu non sei dei nostri!
    Povera piccola si sentiva rifiutata, emarginata.
    Come era lontano quel giorno in cui aveva deciso di scappare.
    Aveva camminato tra i campi, aveva attraversato paesi, aveva dormito sotto le stelle con la paura degli animali notturni e dei cani randagi. Aveva cercato ospitalità nelle chiese, ma poi, si spostava il terrore di essere rintracciata dalla sua gente la perseguitava. Roma era bellissima vestita a festa e gli odori per le strade del centro le facevano sognare piatti fumanti. Se si fermava a guardare le vetrine incantata dalle luci la cacciavano : – Ehi tu va’ via! Sorrideva a quei bimbi che facevano mille capricci per un gioco o un pacco di patatine. Uno di loro, passandole davanti, le aveva fatto le boccacce e lei avevo storto gli occhi facendolo piangere.
    La mamma del piccolo l’aveva minacciata:- Vattene piccola strega o chiamo la polizia.
    Si alzò e corse via spaventata.
    Guardò la sua immagine nell’ennesima vetrina , era sporca, era vestita male , ma non era una strega.
    Sentì il cuore battere forte. Un dolore acuto nel petto le tolse il respiro, si fermò. Il suo corpino esile iniziò a tremare, non era freddo. Le forze sembravano svanire.
    La sua mente ancora lucida fece una domanda a Dio : – Perché gli altri bimbi hanno una mamma e io no? Se sta con te mandami l’angelo della morte io non ho paura.
    Un sorriso sul suo viso, nessuno si era accorto che un angelo aveva spiccato il volo verso l’eternità.

    • @Tonina Perrone alias Ambradorata,

      Ciao Ambradorata, forse non c’é cosa migliore che iniziare il nuovo anno con le lacrime se queste nascono da un’emozione pura, come é stato leggere questo tuo bel racconto che é semplicemente meraviglioso. Quanti piccoli incontriamo per la strada come la bambina che tu descrivi, quanti hanno nell’anima gli stessi desideri, gli stessi palpiti che abbiamo noi, solo che quel viso sporco o la parlata diversa ce li rendono estranei! Grazie per questo tuo racconto e per il bellissimo finale che, ne sono sicuro, ci renderà tutti più buoni dopo averlo letto, e ci farà guardare con occhi diversi questi piccoli abbandonati dal destino ma non da Dio.
      Complimenti e auguri per il nuovo anno, Lenio.

  6. Il miracolo dell’amore

    Non parole
    danno
    verità.
    Dentro
    l’essenza
    della vita
    la strada
    maestra.
    Luce
    davanti
    a chi
    vuole vedere
    con gli occhi
    del cuore
    e non
    della mente.
    Dal silenzio
    soavi note
    s’innalzano
    verso i cieli
    lode
    a coLui
    che si è fatto
    piccolo
    tra i piccoli.
    Nella volta celeste
    il presagio luminoso
    nel cuore
    degli uomini
    il miracolo
    dell’amore.

  7. NATALE… IERI E OGGI

    Albero dai fili dorati
    mille luci intrappolate
    tra rami verdi ,non sempre,
    di resina imperniati.
    Pacchi, fiocchi,
    odori di balocchi,
    regali che fanno bene solo agli occhi.
    Ma un tempo lontano …
    Batter d’ali, musica celestiale,
    in alto una stella,
    la più bella,
    annunciò la lieta novella.
    Semplici pastori
    diedero gli onori
    a quel Bambino tanto atteso
    che quel giorno eterno ha reso.

    Anche se in ritardo ecco il mio piccolo contributo

  8. I suoi occhi rispecchiano l’amore.

    una gioiosa magnifica luce,
    vedo nei suoi occhi,
    profusa intorno al suo volto,
    reso severamente dolce,
    perché specchio della sua anima.
    Vi è una eterna primavera,
    insieme al mare,
    rispecchiato
    nella sua profondità,
    attraverso il colore del suo sguardo.
    Vedo anche,
    cime meravigliose,
    rivolte nell’azzurro
    di un romantico amore

    boschi incontaminati,
    Valli verdeggianti,
    merli canterini,
    profumo di rose,
    romantici sentieri.
    primavere luminose,
    gioia di amore.
    Tutto questo nel tuo sguardo,
    forse anche un velo di tristezza,
    che dolcemente rende,
    una felicità profonda,
    unita
    a due lacrime d’amore,
    a due lacrime di gioia,

    sergio

    • @sergio doretti,

      Carissimo Sergio, ancora tanti auguri a te e famiglia per l’anno nuovo e tanti, tantissimi complimenti per la tua poesia. E’ sempre un grande piacere leggerti, soprattutto quando presenti versi come questi. Sì, osservando il volto della donna amata tutto vediamo in lei, l’universo intero é nei suoi occhi, e boschi incontaminati e valli verdeggianti si leggono nel suo sguardo. I tuoi sono versi di una persona che conosce veramente il significato dell’amore. Pensa a quanto viene perduto quando un persona muore in un incidente o a causa delle guerre, quante cose meravigliose cessano di esistere all’improvviso e volano via con l’ultimo suo respiro.
      Un abbraccio, Lenio.

      • @lenio vallati,

        Caro Lenio ti ringrazio della tua gentilezza e vorrei confermarti, a proposito di quanto dicevi per le morti a causa delle guerre, le notizie del TG3 Regione Toscana che a Firenze si sta svolgendo un torneo di basket fra ragazzi palestinesi ed israeliani..Speriamo che questa occasione proposta da questi ragazzi sia l’inizio della pace e dell’amore fra i popoli
        Saluti affettuosi
        sergio

  9. ALL’ALBA
    Alzo gli occhi e m’infiammo il viso al rosso albeggiare
    di una nuova speranza
    fermo l’ istante rossore che compare fugace,
    violacei bagliori in un firmamento spento
    l’aria si fa tersa,
    magnifico stupore fiammeggia nel ciel
    attendo la luce del nuovo che aspiro.

  10. TRACCE
    Da qui sono passate
    orme sconosciute
    tracce di destini
    incrociati e lasciati
    nell’istante di un bianco
    candore,
    sceso dalla notte
    senza rumore,
    tracce frettolose,
    silenti spezzate,
    dove il bianco
    tra un attimo
    coprirà esistenze
    segnate.

  11. CATENE
    Cancelli di neve
    reclusa da sbarre di ferro
    copiosa e soffice s’appoggia
    su fili neri incrociati
    ma nulla la legherà in eterno
    sciolta leggera cadrà a terra
    e lì in acqua si trasformerà 
    libera da catene nemiche

  12. FIORI DI NEVE

    sbocciati nel gelo di una notte
    all’improvviso
    s’alternano a freddi sibili
    caduche foglie resistono
    chiedono mani gentili
    tutto si quieta nell’inverno alle porte
    bianco riposo

  13. LA PANCHINA DORMIENTE

    Voleva riposare quel giorno che aveva nevicato. Così la gente avrebbe evitato di sedersi e lei avrebbe tirato un sospiro. Per un giorno niente sederi e mani unte, sacchetti di cibo, mangimi per piccioni, lattine di coca cola sparse sul suo povero legno consunto. Pipì di cani e cartacce dei barboni dormienti, bambini con il moccolo al naso e vecchi pensionati intenti a leggere il giornale per tutta la mattina, senza dare il cambio alle casalinghe piene di borse e tendiniti. Ultimamente anche una coppia clandestina  bivaccava spesso nelle ore in cui la luce del giorno affievoliva. Poi c’erano i due amanti, lui distinto e un pò attempato, lei sulla cinquantina portati bene, tuttosommato. Merito dell’ estetista sicuramente. Insomma, la povera panchina era sempre sottoposta a turni estenuanti. Mai un giorno di riposo, un’ora di tregua. Si era anche presa un ramo di pino in testa in cima al poggia schiena. Aveva nevicato la notte precedente e lei tutta felice aveva pensato: “Finalmente! oggi non si lavora, e io dormo. Poi mi faccio un giro nel parco. Non aveva fatto i conti con il freddo. Neve significa temperature sotto lo zero. Si era presa una legnonite. Una specie di polmonite dei legni, delle panchine. Così la portarono al cantiere comunale per curarla. Il falegname dopo tre giorni ha sentenziato: “Non c’è più nulla da fare! malata terminale”. Pensano di farne legna da ardere. Dormirà in qualche stufa al caldo……

  14. I buchi dell’anima

    Rattoppo
    i buchi dell’anima
    col filo della speranza
    Impolverati
    gli occhiali
    sulla scrivania
    accanto ad un foglio
    scritto a metà
    l’ultima parola
    è Amore
    La frase s’interrompe
    come un fotogramma
    di un vecchio film
    Tocco le poche cose
    che ti appartennero
    e ancora nella stanza
    odo la tua voce
    Vorrei rammendare
    i buchi dell’anima
    ma finisce il filo
    rimane il silenzio
    che risuona di te
    Le parole
    mi fanno compagnia
    i ricordi fanno da dimora
    al mio cuore arso di desideri.

    • @Marisa Provenzano,

      Bellissima poesia, Marisa, si cerca sempre di rattoppare i buchi dell’anima provocati dell’odio o peggio dell’indifferenza che spesso ci circonda, col filo sempre più tenue della speranza. Alla fine di tutto, però, rimane quel poco di amore che abbiamo dato o che abbiamo ricevuto a farci compagnia. Bravissima, come sempre, ancora auguri, Lenio.

    • @Nicla Morletti, Auguro a lei un proficuo anno creativo e ai suoi collaboratori di continuare su questa magnifica strada, Auguri

  15. Gentilissima signora Nicla Morletti è la prima volta che scrivo in un blog e mi scuso per eventuali errori. Sono stato affascinato dal fiume di senzazioni che le persone riescono ad esprimere nei vari commenti e ho ceduto alla tentazione di partecipare con una mia poesia scritta a Natale per una ragazza gravemente malata.
    La poesia è in dialetto romanesco e di questo mi scuso.

    Il dolore come l’amore sono sentimenti intimi e personali che non accettano intromissioni; ma la poesia, a volte, riesce ad unire ciò che il mondo divide.
    LA PREGHIERA DE NATALE
    (pensiero per Alessandra)

    Sentivo sonà tutte le campane
    quer giorno de la nascita speciale
    le voci de la gente, che lontane,
    se facevano l’auguri de Natale.

    Seduto su ‘na panca d’ospedale
    co’ mille e più pensieri pe’ la testa
    ciavevo quer magone che te sale
    quanno sei solo ‘n mezzo a chi fa festa

    ‘Na fija dentro a ‘n letto d’ospedale
    giocava co’ la morte ‘na partita
    sola fra tante, sola contro er male
    pe’ ripiasse er posto ne la vita.

    Vojo parlà co’ te che stai ner celo
    e che pe’ l’omo sei Madre e Madonna,
    proteggi ‘sta fanciulla sotto ar velo
    lo chiedo a te, ar core de ‘na donna.

    Stamme a sentì, te che sei Madre
    e che ciai perso ‘n fijo ner dolore,
    oggi è Natale, parla co’ quer Padre,
    quaggiù c’è ‘n gran bisogno de l’Amore.
    Luciano Gentiletti

  16. VIAGGIO NEL PROFONDO DELL’ANIMA

    Un lungo viaggio
    fino
    all’estremo Nord
    alla ricerca
    di te stesso.
    Un filo di speranza
    ha tenuto acceso
    il tuo cuore sofferente,
    dandoti
    forza e coraggio
    per partire.
    L’inevitabile
    è accaduto.
    Sogno e realtà
    si sono fusi,
    aprendo
    un varco
    su un’altra dimensione.
    Sarà
    tornando a casa
    che sprofonderai
    nell’anima,
    riscoprendo
    la luce.
    L’amore.

  17. Gentile Sig.ra Nicla,
    Mi scusi se mi sono permessa di inserire in questo spazio di autori con l’anima, la mia piccola poesia che ho dedicato ad una persona che anche lei conosce:
    Caterina di Milano 25.
    Caterina mi ha inserito fra gli amici nel suo sito, mettendo oltre la poesia, anche una mia foto dove siamo insieme vicine al suo Taxi.
    Caterina, fa molte le cose per i bambini e gli adulti, la solidarietà, la sua bontà e il suo sorriso, sono il suo modo di essere.
    Se per le strade di Firenze e dintorni, capita, di vedere il suo Taxi che io ho chiamato “Il taxi della gioia, e il mondo delle fate” e improvvisamente sparisce… guardate verso il cielo… perchè lei con le sue farfalle sa volare alto verso l’arcobaleno, e fa sognare… l’amore per la vita.
    Questa è la poesia:

    LO STUPORE DELL’ANGELO

    CON STUPORE… PENSO AL TUO TAXI CHE GUIDI CON AMORE,
    E’ BELLO COME UN SOGNO… E SEMBRA DI VOLARE…
    UN ANGELO E’ PASSATO, L’HA VISTO, SI E’ FERMATO
    E DOLCEMENTE MI HA SUSSURRATO:
    “MARIA LUISA, QUESTO TAXI ASSOMIGLIA
    AD UNA BELLISSIMA VETRINA…”
    “SI… HO RISPOSTO, E’ MILANO 25 DI CATERINA
    SAI… QUANDO PASSA LEI, PER GIORNI RESTA NELL’ARIA LA SOLIDARIETA’ E LA BONTA’, PERO’ NEL CUORE
    RESTA LEI PER SEMPRE, E’ QUESTA LA SUA QUALITA’…”

    L’ANGELO SORRIDENDO MI HA CHIESTO :
    CHE COSA MI AUGURAVO PER OGGI.
    GLI HO RISPOSTO DI PRENDERSI CURA DI TE DELLA TUA FAMIGLIA, E DI TUTTE LE PERSONE CHE LEGGONO QUESTO MESSAGGIO.

    SAI… CATERINA, IO CREDO NEGLI ANGELI E QUESTO ERA BELLISSIMO…
    UN ABBRACCIO UN BACIONE
    SONO SEMPRE IO… QUELLA CHE TI VUOLE BENE…
    MARIA LUISA SEGHI

    Grazie Nicla, Robert, e tutta la redazione, che mi avete permesso in questi pochi mesi, di volare nell’immenso infinito delle parole.
    Grazie, a tutte le persone che hanno posto un commento ai miei “lavori”
    BUON ANNO 2009
    E CHE IL SIGNORE SIA SEMPRE CON TUTTI NOI.

    CARI SALUTI
    MARIA LUISA SEGHI

    • @Maria Luisa Seghi,

      grazie per gli Auguri che ricambiamo di cuore.

      Raccomandazione: non inserire lunghe file di asterischi nel testo perché il nostro sistema antispam può interpretare il commento come “spam” e rimuoverlo subito. Purtroppo sono dei parametri automatici che dobbiamo necessariamente adottare per metterci al riparo dall’invasione di commenti pubblicitari che questo blog inevitabilmente riceve.

      • @Redazione,

        Spett. Redazione,
        Vi ringrazio per il consiglio che gentilmente mi avete fatto notare, perchè quello degli asterischi è un mio vizio congenito che finalmente qualcuno mi ha fatto presente.
        Sono sicura, che ogni volta che mi verrà “la tentazione” di spingere quel tasto il mio pensiero sarà per voi.
        Ora mi spiego, perchè ogni tanto qualche commento non appariva.. forse gli asterischi erano veramente tanti.
        Sono molto migliorata anche nel mettere i puntini, prima ne mettevo tantissimi, dopo il consiglio solo qualche volta ne metto qualcuno, ma mai più di tre…
        Grazie Redazione siete forti, bravi e gentili.
        Sono felice che il 2008 mi ha portato voi, e mi ha fatto perdere i puntini e gli asterischi.
        Auguri e cordiali saluti a tutti
        Maria Luisa Seghi

    • @Maria Luisa Seghi,

      Penso anch’io che gli angeli esistono, cara Maria Luisa, e sono tutte quelle persone che si prendono cura di coloro che sono i più sfortunati. La vita, con il suo incedere impetuoso, ci costringe a non voltarci mai indietro, a non accorgerci di chi é su una sedia a rotelle, di chi soffre. Ecco gli angeli allora come questa tua amica Caterina che mi piacerebbe tanto conoscere. E gli angeli portano gioia anche soltanto a vederli, perché c’é in loro un’intima luce di amore che non possono non trasmettere. Anche tu sei un angelo, perché hai illuminato con questa tua pagina deliziosa di solidarietà l’anima di tutti coloro che ti hanno letto. Ciao, Lenio.

      • @lenio vallati,
        grazie per il tuo commento, sei sempre molto gentile e caro, io non so se sono veramente un angelo come dici tu che ho illuminato l’anima di coloro che hanno letto, però posso dirti che il cuore si…ho messo tutto quello che avevo..
        Ciao Lenio
        Maria Luisa

  18. AL MIO CARO PAPA’

    Sera di Natale e penso a te,
    mio dolce papà, in quella sera gelida,
    quando il suono dello zampognaro
    intonava “tu scendi dalle stelle”,
    la gente chiusa ad assaporare
    gli affetti di famiglia, le stelle che indicavano la via,
    e nella notte una lacrima scivolava lentamente,
    perché tu eri in un letto d’ospedale.

    ROSANNA AFFRONTE

    • @rosanna,
      in pochi versi hai saputo racchiudere molto. Quanto ti riempe la vita un padre sempre caro, ma ahimè il tempo tiranno e gelido di sentimenti ha tolto il luccichio a quella stella cometa del tuo magico Natale. Le campane ormai non suonano più a festa ed entra in confusione la tua testa mentre si versa più di una lacrima sul tuo viso.

      • @Alba Venditti, grazie Alba per il bel commento; in queste feste ritorna sempre la nostalgia degli affetti più cari. Auguri per il nuovo anno

  19. Ho letto tutti i racconti, le poesie, gli interventi apparsi in questo Blog.
    Quanta umanità, quanta poesia, quanto amore fluisce nei versi, nelle parole, nei pensieri di tante persone. Un fiume immenso che non si coglie, nemmeno s’immagina, attraverso i soliti media (TV, giornali, ecc.). Un fiume che, grazie a queste Iniziative, sgorga fragoroso dalle viscere della terra e conquista tutti con il suo suono e la sua freschezza. Un fiume sotterraneo che salverà il mondo.

    Credo di interpretare la volontà di tutti gli amici e gli autori che stanno partecipando a questa bellissima Iniziativa nel rivolgere un ringraziamento particolare, sentito ed affettuoso a Nicla Morletti, che ha reso possibile tutto questo radunandoci, come sempre con un sorriso e un incoraggiamento, nel suo Blog, intorno a questo fuoco di poesia ed umanità.
    Grazie di cuore Nicla!

    Buon Natale a tutti!

    Robert

    • @Robert,
      grazie di cuore per il tuo grande lavoro e impegno nel rendere possibile questo meraviglioso viaggio nel web, divulgando la parola di tutti Noi, unica vera essenza della Vita.
      La poesia, come diceva il Grande Giorgio Saviane, ci salverà.

      Buon Natale a tutti!

      • @Nicla Morletti, Carissimi Robert e Nicla,
        grazie dei vostri meravigliosi commenti,
        è bello e fantastico cogliere da tanti di noi sentimenti di amore di pace e per la vita e soprattutto per le persone che soffromo.

        Io sono vecchio e mi sono trovato in certe situazioni nel corso del sentiero della mia vita, dove la pubblicità, da parte dei grandi della Terra, era per l’odio e la guerra contro i nemici e noi ragazzi di allora cercavamo di mettere i fiori nei cannoni perché i nemici non esistono.
        Speriamo che questa magia instaurata dai vostri romantici programmi duri ancora ed oltre le feste natalizie.
        Aff,mo
        sergio

  20. Cari Amici, Poeti, Giornalisti, Blogger, grazie per averci seguito in questa stagione letteraria con i Vostri racconti, con la Vostra poesia. Grazie per le Vostre parole, per i Vostri messaggi dell’anima.
    Proseguiremo insieme in questo meraviglioso viaggio della Letteratura che si fa vita. Per noi, con noi e attraverso di noi. Per conservare un linguaggio che non si spegnerà mai, che mai cesserà di ardere come fuoco sacro nel tempio della sapienza e della conoscenza. Nel tempio del cuore.

    Un augurio a tutti Voi per un Natale ricco delle cose più belle.
    Un augurio a tutti Voi per un Nuovo Anno di Felicità e d’amore.

    Nicla Morletti

    • @Nicla Morletti,
      In questo giardino letterario
      ricco di frutti e di fiori
      l’antico profumo del seme
      dissolve il ricordo,
      ora …
      l’antica voce aulica s’ode appena,
      noi stretti nella mano ad attendere
      gemme di pensiero nuovo
      come anime dischiuse davanti a Dio
      circondate da stelle e chiarori
      sulle alture innevate
      il verbo disseta questa terra arsa
      ora… non più
      di un solitario canto,
      ma di una moltitudine
      libera luce
      tra le mani un fiore di neve
      negli occhi, desideri che si incontrano
      nelle stagioni che mutano colori
      come gli arcobaleni nel cielo dopo l’urgano.

      I miei migliori AUGURI
      un grazie ed un abbraccio.
      Franca Fasolato

  21. Desidero inviare a tuti gli amici del ‘Manuale’ i miei più sinceri auguri di Buon Natale e di un felicissimo Anno Nuovo. Grazie, cari amici, grazie Nicla, Robert, Nonnamery, Maria Luisa, Daniela, Sergio, Beatrice, Marisa e a tantissimi altri di avermi regalato perle di pura poesia e di avermi tenuto compagnia in molte sere dell’anno appena trascorso. Purtroppo la mia presenza non é stata molto costante, ma mi riprometto nel prossimo anno di dedicare maggior tempo a questo splendido giardino dove dai rami di alberi meravigliosi pendono frutti che sono cibo per l’anima. Che il 2009 sia un anno di gioia e di soddisfazioni per tutti noi, a sentirci e a commentarci sempre più spesso, Lenio.

    • @lenio vallati,
      toc, toc, c’é ancora tempo per scambiarci gli auguri? Ho fatto dei commenti ai tuoi bellissimi racconti, ho apprezzato il dialogo con tua figlia fatto di stupori e di incitazioni a proseguire a combattere nel nome della purezza d’animo e della dignità dell’uomo, ma, per problemi tecnici, mi sono scomparsi dalla rete dopo l’invio.
      Per mancanza di tempo, mi capirai in questi giorni di fuoco per tutti, non ho insisitito, ma oggi, 25 dicembre, in un attimo di tregua, mi permetto di disturbare la tua festa. So che apprezzerai i miei più sinceri auguri per la Natività e per un prospero 2009 di sempre più grande affermazione nel mondo della scrittura.
      Con stima e affetto
      Lucia Sallustio

      • @LUCIANA,
        certo, Luciana, che apprezzo i tuoi auguri e i tuoi complimenti ai miei racconti, sono, sai, ciò che mi fa andare avanti a continuare a scrivere superando la stanchezza e qualunque altra difficoltà. Ma perché dobbiamo spremerci il cervello con le poesie, perché dobbiamo inventarci trame invece di goderci la vita senza pensare a niente! A volte me lo domando, ma la risposta migliore mi giunge da te e da tutti coloro che mi inviano i loro bellissimi commenti. Tanti auguri anche a te di un Nuovo Anno ricco di affermazioni, se permetti un abbraccio, Lenio.

    • @lenio vallati,
      bella questa immagine che dai, un giardino ricco di frutti per l’anima.
      In questo tempo, a mio avviso ce ne di bisogno di frutti per fortuna ancora genuini, molto diversi tra loro, ma uniti nel donare una coppa di balsamo alle anime. Se vuoi lasciare anche te un commento alla mia grazie.

  22. Cari Nicla e Robert e tutti Voi amici scrittori,
    mi accorgo che i granelli della clessidra iniziano a scorrere sempre più velocemente, mentre i nostri ritmi e preparativi incalzano e accelerano all’unisono con lo scorrere inesorabile del tempo. Qualche ritardatario, come me, si accinge ancora ora a creare quell’atmosfera unica di luci, suoni ed ogni dolcezza rintuzzata nei nostri cuori per tutto l’anno ma che basta un nonnulla a riaccendere. Scorrono i grani del tempo verso la notte magica quando, finalmente, il Bambinello riporterà momenti di tregua. Vorrei che fosse pace duratura e per tutti, vorrei poter fermare la corsa del tempo che usura, che fosse sempre Natale. Ma come ogni cosa bella, va guadagnata. Capovolgeremo la clessidra e ricominceremo almeno in pace con noi stessi e con il mondo.
    I miei auguri di cuore per un bellissimo Natale e un sereno 2009, di nuovo insieme in questa community.
    Grazie alla Redazione per avere pensato a creare questi momenti di confronto e di crescita umana e professionale.
    Lucia Sallustio

  23. Passeggiavo per le vie del centro del mio paese natale; un’aria gelida e un pioggerellina fine penetravano nelle mie ossa e in quell’atmosfera natalizia di negozi luminiscenti e appariscenti, mi aggiravo osservando le vetrine in cerca di un regalo; quello più importante, per la persona che mi era accanto con il suo amore e la sua forza. Lui, era lontano per lavoro, sarebbe tornato quella sera stessa, il mio scopo era quello di accoglierlo con una sorpresa.
    Nonostante la vasta scelta nei negozi, non riuscivo a trovare il mio “regalo perfetto” quando all’improvviso i miei occhi furono attirati da un semplice negozio di cartolibreria; un meraviglioso biglietto di Auguri, il più semplice e nello stesso tempo il più brillante che avessi mai veduto, rappresentava un cuore con all’interno una chiave d’oro deposta su un cuscino rosso.
    Entrai, ed acquistai il biglietto con il cuore colmo di gioia e sentimento.
    Giunta a casa, scrissi il mio “regalo”, una Lettera d’amore.
    Non avevo bisogno di aspettarmi un grazie od un regalo di contraccambio, la mia fortura era ed è aver incontrato il mio “regalo di vita”.

    Il testo della lettera la potete leggere al seguente link:
    http://www.mterry.splinder.com.

    • @TerryAires,
      il regalo infatti, come tu ci fai ben osservare, non è sempre un qualcosa di materiale che gratifica soltanto il nostro essere esteriore, ma può essere anche un semplice gesto quotidiano di chi ti tende con amore la sua mano che invece, gratifica in modo supremo il nostro essere interiore. Quella lettera scritta con la penna del cuore ha riempito di felicità altre pagine del libro della vita in comune con la persona prescelta da cui chiediamo soltanto in cambio che continui ad esistere .

      • @Alba Venditti,
        A volte mi rendo conto che anche nella quotidianità di ogni giorno, l’amore lo trafughiamo, lo nascondiamo; occorrerebbe più coraggio nel manifestare l’amore mentre la maggior parte della gente pensa che manifestarlo sia una debolezza, io penso che sia l’unico punto di forza.

  24. BAGLIORI

    DI SPERANZA

    SONO ACCESI AD

    INTERMITTENZA …TEMPO

    FAVOREVOLE AI SOGNI REALIZZA

    CONCRETI DESIDERI VOLUTTUARI MENTRE

    AFFIANCO LA MISERIA INSISTE. RESTA FERMO IN

    NOI L’ANELITO DI GIUSTIZIA MENTRE LE SUPERPOTENZE

    E GLI INTERESSI ECONOMICI METTONO A TACERE OGNI VERITA’ SIA

    CONSENTITO ALMENO DI SPERARE IN UN FUTURO GIUSTO …DIRE BUON NATALE

    E’ POCO

    CADUTE

    LE ILLUSIONI

    RESTA LA PACE

    PICCOLA, QUELLA

    POCA CHE IL NOSTRO CUORE PUO’ CONTENERE!

    AUGURIAMOCI UN BUON NATALE DI 365 GIORNI!

    AFFETTUOSAMENTE

    LU

  25. MI TERRA’ SVEGLIO

    Mi terrà sveglio la tenerezza
    del tuo seno questa notte
    e ascolterò fiorire la tua gioia.
    L’estate è calata nel sangue
    e l’erba da bruciare
    può attendere.
    Ti guardo distesa
    come un petalo rosa
    e mi apro al ricordo
    della primavera.

  26. Dei santi sulle vetrate della cattedrale gotica

    E il prete su quell’altare
    che parla del bene
    che parla del male,
    mentre la luce
    cremisi e chiara
    illumina il volto
    di quella donna
    bionda e sorridente
    con le sue figlie
    nel terzo banco.
    ***
    L’organo suona
    con le mani di Pia
    e la chitarra d’Ulisse
    dei santi e delle preghiere
    nella notte d’incanto
    tra incenso e menzogne
    mentre qualcuno
    dorme e non dorme
    pensando al destino
    di un mutuo infinito
    sotto la panca.
    ***
    Ed io che ti guardo
    illuminata dalla luce
    verde ed azzurra
    di quel santo
    con il bastone
    ed il cane al suo fianco.
    ***
    E la cattedrale
    rimbomba
    di gelido pianto
    perchè lei ha
    il seno che muove
    il suo respiro
    nel dolce ricordo
    delle mie labbra.
    ***
    E quando usciamo
    quasi la sfioro
    mentre il suo profumo
    mi riempie la mente
    e la gente che prega
    che s’inchina
    che scappa
    mentre la cattedrale
    ombra le nostre figure
    sopra la neve

  27. IL FIGLIO

    “Siedi in silenzio
    e avvolgi le tue
    parole
    nella nebbia di dicembre,
    ascolta
    il vento mentre
    raccoglie
    le ultime foglie
    di un autunno
    fiorito
    e sposa
    gli occhi insonni
    della Madre,
    sul volto
    del Figlio.
    Lui,
    che ancora tace
    il fiume immenso
    del nobile verso
    a cui il Padre
    diede voce un tempo
    e che
    incontra
    da sempre
    l’incenso di
    umane preci
    strette nella morsa
    di lacrime
    nere, rivolte
    al cielo
    di un sacro Presepio,
    tra umili amanti
    che scrivono
    finalmente liberi
    il nome di Dio
    nel libro
    dell’umana storia.”

    Antonella Pedicelli
    Con sincero affetto

  28. AUGURI
    ** Ho incontrato un angelo che mi ha donato due ali…volando in alto, ho esplorato i cuori del genere umano per vedere la bontà delle azioni in occasione di questa festa così bella che è il Natale, sperando che le azioni buone siano presenti in qualsiasi occasione.

    Ho incontrato un angelo che mi ha regalato una nuvola rosa, con quella sono atterrata in questo spazio di Manuale di Mari per fare gli Auguri alla Sig.ra Nicla, al Sig. Robert, a tutta la Redazione, e a tutti gli autori dei testi inseriti, che hanno avuto il potere di arricchire la mia mente per le parole, il cuore per la dolcezza e l’anima per la profondità,
    E’ stato un vero piacere conoscervi tutti.

    Con cordialità e simpatia

    Auguro a tutti Buon Natale e Felice Anno 2009

    Maria Luisa Seghi

    • @Maria Luisa Seghi,
      [Grazi e complimenti Maria Luisa di averci lanciato dal cielo gli auguri di Natale.
      Condivido con te i migliori auguri per la nostra Redazione e per tutti gli autori diei testi inseriti.
      Vorrei anche auspicare che cessino tutte le guerre nel Mondo e che l’odio sia sostituito dall’amore.

      Complimenti, tanti auguri anche a te ed affettuosi saluti.
      Sergio.

      • @sergio doretti,

        Caro Sergio,

        Ti ringrazio per il commento che mi hai fatto.
        Io ho lanciato gli Auguri dal cielo, facendomi aiutare da un angelo, gli ho chiesto se poteva aiutarci a far cessare le guerre nel mondo… ma lui mi ha detto che regna nel mondo troppa ingiustizia e troppe cattiverie.
        Ma in me è sempre viva la speranza che se ogni essere umano fa una buona azione al giorno, come se buttasse un piccolo seme, germoglierà la bontà, questa è già una piccola vittoria…e uniti vinceremo.
        Auguri Sergio e cari saluti
        Maria Luisa Seghi

    • @Maria Luisa Seghi,

      Cara Maria Luisa, vorrei tanto che quell’angelo che ti ha donato le sue ali restasse sempre accanto a te e ti sostenesse a continuare il tuo volo. Come una splendida farfalla sei atterrata nel giardino del ‘Manuale’ ed hai arricchito la tua mente e il tuo cuore col dolce nettare della poesia, ma hai lasciato a tutti noi una scia di amore e di umanità che non possiamo dimenticare. Vedi, c’é dentro ognuno di noi qualcosa di immensamente bello, di immensamente grande che nemmeno possiamo immaginare. Talvolta confondiamo la nostra luce con quella dell’angelo, le sue ali con le nostre, ci sottovalutiamo. Sentiamo che i nostri miseri arti non sono sufficienti per affrontare un grande volo, o magari sono rimaste incastrate in un angusto passaggio per permettere a qualcun altro di passare al posto nostro. Ma é l’amore che abbiamo dentro a darci la spinta necessaria per volare in alto, per non arrenderci mai, per aiutare chi ha bisogno. L’amore che ci porta a scrivere poesie, racconti, che ci porta a sentirci parte di un unico grande universale sentimento. Anche tu, Maria Luisa, non lo sai ma sei un angelo, un angelo giunto inconsapevolmente un giorno nel ‘Manuale di Mari’ sopra una nuvola rosa a donarci perle di poesia.
      A te un grande augurio di Buon Natale e di un felicissimo Anno Nuovo. Torna a volare, quelle ali, cara Maria Luisa, non erano dell’angelo, erano le tue. Lui ti ha solo aiutato ad usarle. Ciao, Lenio.

      • @lenio vallati,
        Caro Lenio,
        Non ci sono parole per descrivere quello che ho provato leggendo il tuo commento, ma… merito questi complimenti?
        Se sono atterrata nel Giardino del Manuale di Mari, se ho iniziato timidamente a scrivere dei piccoli racconti e qualche poesia, lo devo a te che mi hai incoraggiato, e voglio confessarti una cosa…ora guardo le cose con gli occhi del cuore, parlo con l’anima e scrivo con la mente , ci sono dei momenti che vedo le parole scritte come su una lavagna, ma se guardo meglio, non è una lavagna è la stessa nuvola rosa che mi ha fatto atterrare in Questo Giardino, dove ho passato dei momenti veramente felici…
        In quanto alle mie ali, fanno parte della mia Grande Fede, sono felice di averle perchè mi aiutano nei pensieri, nelle azioni, nei gesti della mia vita quotidiana, cerco di usarle con bontà ed altruismo.
        Grazie Lenio..Ho sempre pensato che sei una persona Speciale.
        Auguri e felice Natale e Anno 2009

        Maria Luisa Seghi

  29. AUGURI!
    Mi avete fatto compagnia in un modo meraviglioso.
    A Nicla, A Robert e a tutti gli amici di questo magnifico blog auguro un Natale caldo di affetti e un 2009 di solidarietà, amicizia e… ancora belle pagine!
    Un abbraccio
    lorenza caravelli

  30. GOCCIOLA IL TEMPO

    Oggi
    alla nostra porta
    gocciolano gelide iridi
    di stelle,
    carezze candide
    lievi sulle anime affrante.

    Lento,
    poi rapido
    il volo
    ridipinge
    ogni acceso colore
    d’autunno rimasto.

    Prendono il passo
    preghiere incerte
    di speranza
    vibra il paesaggio
    soffice innevato.

    Giunge l’eco
    da incerte assoluzioni
    ostacolato.

    Incatenato
    il grido
    di mondi esasperati.

    Libero
    Il respiro di uomini
    in rivolta

    segna il tempo
    graffiti d’ore
    di memorie antiche
    e future…

    degli umani errori
    confuso il senso
    di preghiere disadorne,
    di un Natale in recessione.

  31. Ai miei figli
    (scritta a Tirrenia il 3.9.08)

    Su questo
    amore trapunto
    di ferite
    sdrucciola
    il sogno della vostra
    infanzia.
    Riluce
    di memorie
    senza cielo
    l’agguato
    d’ogni giorno.
    E la rinunzia
    s’incarna nei silenzi
    che il sipario
    nasconde
    al mio cuore
    innocente.

    ***
    Giulio Panzani

    • @Giulio Panzani,
      una stupenda poesia. Una nota di malinconia, un breve resoconto della propria vita, la prospettiva sul futuro rappresentata dai figli, il teatro della vita riecheggiato nel sipario, turbamenti dell’amore, false illusioni, sconfitte, silenzi, eppure il cuore resta innocente anche da adulto attraverso la turbolenza.
      Buon Natale.
      Lucia Sallustio

  32. Empatia è Libertà

    Fu mentre cantavo che lei entrò. Il gorgheggio del coro che accompagnava il mio canto ebbe un lieve sussulto cui nessuno fece caso. Le note che io emisi furono invece superbe. Sembrava che il mio canto modulasse l’intero spettro delle frequenze più azzurre del cielo.
    Lei se ne accorse ed ebbe un tremito. Fu un brivido di emozione a decidere la mia sorte. Il suo era il viso chiaro di un’adolescente, di una fanciulla che ancora ignora dove finisce il sogno e dove comincia la realtà, che ancora deve imparare dove il desiderio può incontrare il piacere e come la passione permette di plasmare l’agire per dare concretezza alle proprie idee. Nei suoi occhi, però, leggevo la tristezza di chi aveva intuito il mio dramma. Sembrava aver capito che il mio era il canto di chi soffre, di chi anela una libertà, invece, negata.
    Ero costretto a cantare in una cella impossibile da scardinare. Il canto era l’unica possibile forma di individualità, di creatività, di libertà. Altro, non era concesso, se non cibo, acqua, e quanto serve alla sopravvivenza. Avrei voluto cantare così intere ore, poterle fissare gli occhi nell’espressione beata di chi ama il canto della mia tristezza. Pensai di regalarle una scala ascendente che mai mi era riuscita. Il mio petto iniziò una serie di modulazioni, si gonfiava e sgonfiava come mai aveva fatto prima, mi accingevo a provare ciò ch’era stato per me impossibile fino ad allora. Mio padre diceva che solo l’esercizio, la volontà e una forte passione potevano condurre all’obiettivo. Questi ingredienti c’erano tutti, indotti dalla magica presenza della sua persona. Quando raggiunsi l’ottava inferiore il petto mi era quasi scoppiato e il cuore batteva all’impazzata, ma, da una lacrima sul suo viso capii che c’ero riuscito, l’avevo conquistata. Fu allora che lei, senza nulla chiedere ai miei legittimi padroni, aprì la porticina della mia gabbia. E così, per la prima volta nella mia vita, volai verso il cielo, con le mie ali, verso la libertà.

  33. LA LUNA CACCIATA

    Non serviva la luna quella sera
    Troppo fredda la sua luce
    Bastava la sabbia, il mare, il buio e le mute stelle

    Tu la cacciavi, ma lei, ritrosa e offesa, è rimasta lì
    Compagna di innumerevoli amanti
    Ha voluto sostare, osservare, spiare…

    Ha voluto benedire
    Come sempre ha fatto
    Quel timido amore che stava per nascere

    Tu la cacciavi
    E io, felice, ridevo
    Le tue mani mi cercavano
    E io, docile, ubbidivo
    Una realtà sconosciuta mi stava facendo prigioniera
    E io, incapace di muovermi, non scappavo

    L’amore è l’unica trappola nella quale si desidera cadere
    L’unica prigione nella quale si desidera vivere
    L’unico veleno di cui si desidera morire

    Gentile Luna,
    sciogli i nodi del tempo e del luogo
    e regala a chi si ama un briciolo della tua gloria
    non offenderti se lui, quella sera, ti ha cacciato
    ma scrivi
    invece,
    nel tuo grande libro
    anche questa piccola storia!

  34. Non avrei mai pensato che poi alla fine dovessero andare così le cose. Dicevano tutti che eravamo strani, ma prenderci per terroristi mi sembra assurdo. Ancora non posso crederci. Paolo mi ha detto che Pietro per poco non lo arrestavano.
    Io però dicevo di stare attenti agli infiltrati della polizia e a me quello non mi piaceva, era strano, lo sapevo che alla fine degli zeloti non ti puoi fidare mai del tutto.
    Masada o non Masada, Giuda era un informatore e io l’ho sempre sospettato, solo che il Capo, il Capo non voleva mai sentire ragione e alla fine guarda come è finito.
    Terroristi noi? ma quando mai, loro piuttosto.

  35. RIFLESSIOMI DI UN BAMBINO.
    Viveva in campagna ed era ancora piccolo per frequentare la Scuola.
    Frequentava invece quella bellissima campagna. Per lui e per gli altri bambini come lui questa vita di osservazione era una vera scuola. Una scuola di esperienza. Una scienza dell’anima e dell’amore
    Vede crescere la vita, non solo umana ma anche animale e vegetale.
    E’ un rapporto col mondo che lo circonda. Non importa se lui crede
    che oltre il cancello della sua casa, della sua aia, non c’è più niente.
    Forse pensa: il mondo finisce quì. L’infinito: tutto quello che c’è
    oltre il cancello,per lui non esiste.
    Ma quel mondo che conosce,quel mondo limitato, ai soli animali,
    agli insetti, ai vegetali, alla frutta è sufficiente per essere un
    mondo completo di tutto quello che può rappresentare la vita;
    cioè la vita semplice, ma completa. Completa di tutti gli ingredienti
    facenti parte del mondo.
    Forse, anche dopo:.quando sarà diventato grande ed
    il “suo” mondo avrà preso dimensioni maggiori,queste dimensioni
    non saranno sufficienti per considerare le sue nuove conoscenze
    acquisite, come il tutto. Forse anche allora ci sarà un cancello e ci sarà un’aia, che non sarà più solamente la sua aia.
    Aia che sarà diventata più estesa. Ma sempre limitata .Forse tutto
    quello che sarà riuscito a conoscere, quello che le persone normali
    conosceranno,non sarà tutto! Anche allora si dirà: “il mondo finisce
    quì!” Basta pensare al cielo. Il firmamento è studiato dai maggiori
    scienziati esistenti. Ma anche per essi esiste un cancello ed esiste
    un’aia. Cosa c’è oltre agli astri conosciuti? Non bastano i più
    sofisticati e moderni strumenti scientifici per “scoprire” quello che
    non si vede! Non si sa! Forse qualche altro “oggetto” sarà scoperto.
    Ma non è tutto. Ma il cielo avrà un confine? Forse ci saranno ancora altri mondi sconosciuti? Forse in questi mondi ci saranno altri bambini, con altre sorprese e con le inmancabili aie e cancelli.
    Anche prima della scoperta dell’America esisteva un cancello e un’aia.
    Anche allora , prima della scoperta, si diceva: “il mondo finisce qui”
    Quel bambino, è andato a Scuola, ha studiato, poi ha frequentasto l’Università ed è diventato uno scienziato.
    Però, nonostante la scienza, è convinto sempre che esiste un cancello ed un aia, Ovviamente molto più grandi di quanto le immaginava da bambino.
    Perchè tutto questo? Lui osserva: “non si sa se l’Universo sia finito od infinito, in dimensione ed in volume.”
    Poi si affretta a rettificare:
    “L’espansione dell’Universo ci pone davanti ad un altro problema molto strano. Consideriamo le galassie in formazione, che i telescopi più potenti riescono a scorgere alla distanza di 15 miliardi di anni luce da noi e che si trovano quindi vicino al limite in cui si vede la formazione dell’Universo. Queste galassie rappresentano, come abbiamo detto, gli ultimi oggetti visibili, in quanto più in là di così non vi è più nulla da osservare. Siamo arrivati là dove finisce l’Universo visibile perché in realtà siamo arrivati là dove l’Universo stesso nasce. La fine dello spazio accessibile all’osservazione coincide, infatti, con l’inizio del tempo””
    Ritorniamo all’inizio quando lo scienziato era ancora un bambino ed affermava che il “mondo finisce qui”
    Nella Notte di Natale quella parte di Universo che confina con l’”infinito” ci invierà quella stella cometa ed illuminerà con la luce della pace tutte le notti di questa nostra Terra.
    Sergio Doretti

  36. Le emozioni donate

    Son della vita come gioielli d’Oriente
    le altrui emozioni che ci vengon donate.
    Non da solo può esser il Tempo lor nemico !
    L’ aver giusta cura del loro valore
    ci insegnerà il rispetto per ciò che si vorrà amare.

    [ Ezio Brugali ]

  37. SORRISO ALATO
    Nella fucina del dolore
    annebbiando i miei passi
    con struggenti e dolci lacrime
    ho forgiato le mie piccole ali.
    L’Anima ha scavato a fondo
    nel buio del cuore
    una voragine nel petto
    con margini che ardenti hanno bruciato.
    Chiudo gli occhi oramai stanchi
    riprendo il Cammino
    le braci si spengono
    e le ceneri volano al vento.
    La Luce si spande e si espande
    è il giorno che nasce
    irradiando un abbraccio
    che piano fluisce e mi avvolge.
    Il mio corpo come linfa vitale invade
    e assaporo
    come miele ambrato
    questo mio nuovo sorriso alato.

  38. Spasmodiche visioni
    tra filari di sabbia
    e ventose spiagge
    i malinconici sadici
    attorcigliano viti
    e gambe sulla battigia.
    ***
    E la nave pirata
    alla fonda di una baia
    dove le balene
    vengono a svernare
    e a fare figli
    ***
    E scavano
    i pirati scavano
    cercando tesori
    che non troveranno mai.
    ***
    Malinconici sadici
    prelati di campagna
    a ricordarci che il papato
    non ha mai amato gli ebrei
    eccetto uno
    ma forse
    ma forse
    anche quello
    era di razza diversa.
    ***
    Mentre tessevano i tesori
    i pirati della filibusta
    pregavano dio
    ma erano loro
    i malinconici sadici
    a recitare poesie
    sulle spiagge del Libano
    sulle spiagge del vento

  39. Vorrei lasciare un bel commento a tutte, proprio tutte, le splendide opere che leggo in questo sito, ma non è possibile.
    Auguro Buon Natale e Buon Anno agli Autori, alla Redazione, a Robert e soprattutto alla dolce Nicla che ci ospita, con gli auguri che ogni segreto desiderio trovi speranza e che la nascita del Salvatore porti un segno di pace in un periodo così difficile per il mondo intero.
    Con affetto
    Daniela Quieti

    Dalla raccolta “Cerco un pensiero” Edizioni Tracce 2008

    UN UOMO

    Sotto il portale dell’antica chiesa
    giace ogni giorno prostrato
    un uomo con sul viso la sconfitta.
    Attende il suo destino, accovacciato,
    sullo scalino freddo, consumato,
    il figlio che una madre tanto amò.

    • @Daniela Quieti,

      complimenti per questa tua poesia. Con l’augurio che il prossimo anno porti tante altre belle cose nel ‘Manuale’, un abbraccio e il vivo augurio di riincontrarti presto in qualche bella premiazione, Lenio.

    • @Daniela Quieti,
      cara Daniela come sempre le tue poesie toccano il cuore. Bellissima la visione dell’ uomo accovacciato sul gradino consumato. Purtroppo è una realtà che non vorremmo vedere, ma la vita è anche questa. Ti abbraccio .
      Complimenti!
      marinella (nonnamery)

    • @Daniela Quieti,
      Grazie Daniela e contraccambio
      Gli Auguri per un felice Natale esteso a tutte le persone che soffrono, per mancanza di pace nel Mondo.
      Una pace vera e duratura fra tutte le genti e tutti i popoli della Terra.. La cultura della pace è rispetto delle diversità e soprattutto sicurezza nelle proprie convinzioni morali. Pace è la mancanza di paura nei confronti delle diversità e dei problemi che possono comportare.
      Aff.mo
      Sergio Doretti

    • @Daniela Quieti,
      è vero l’uomo appare sotto i vari aspetti compreso quello che hai descritto benissimo tu in versione clochard. Da quest’uomo che, seppur sconfitto dalla vita, affronta determinato al cospetto di una madre chiesa, giorno per giorno, le cattive intemperie dobbiamo imparare che spesso predomina tanta indifferenza che non ci fa onore. Bisogna imparare a vedere negli altri parte di noi soltanto così, si può combattere questa cruda realtà. Buon Natale e Buon Anno anche da parte mia a te Daniela che ho avuto il piacere di conoscere e a tutti gli altri autori del blog a cui mi sento unita come se fossimo una grande famiglia virtuale. Auguri infiniti anche a Nicla e Robert che ci hanno offerto questa grande opportunità di condividere insieme, seppure lontani l’uno con l’altro, un Natale senz’altro originale e ricco di emozioni.

    • @Daniela Quieti,
      Desidero ringraziare con affetto Lenio, Marinella, Sergio e Alba per l’attenzione e le bellissime parole che mi hanno dedicato. Auguri di Buon Natale, con tutto il cuore

      Daniela

    • @Daniela Quieti,

      un caloroso saluto per te e un ringraziamento per la tua partecipazione sempre intensa e preziosa nei nostri Blog e nelle Iniziative della Stagione letteraria.

      Auguri di Buon Natale e Buone Feste.

      Robert

    • @Daniela Quieti,

      Cara Daniela,
      Stasera è la vigilia di Natale, la vigilia della festa più conosciuta del mondo, forse l’uomo accovacciato sui gradini entrerà in Chiesa e si avvicinerà al Crocifisso e vedrà la vera sofferenza sul volto di Gesù… penserà anche alla sua vita…forse in un’altra chiesa entrerà anche la madre di questo uomo, e guardando il Crocifisso penserà alla sofferenza delle madri quando perdono il figlio che hanno tanto amato…
      Hai racchiuso in poche, bellissime parole una realtà della vita.
      Auguri Daniela
      Con affetto
      Maria Luisa

      • @Nicla Morletti,

        Sono io che desidero ringraziare per aver avuto l’opportunità di partecipare a tante stimolanti iniziative, in un’atmosfera permeata da sentimenti d’amore e solidarietà.
        Auguri per un bellissimo Anno Nuovo a te, Cara Nicla, a Robert e a tutti gli Autori e Lettori che navigano in questo meraviglioso mare.
        Con affetto
        Daniela

  40. IL DONO ALLA CAPANNA

    Era la notte magica durante la quale è nato il bambin Gesù. La stella cometa brillava a oriente, a indicar la via ai Re Magi. I pastori furono i primi a essere avvertiti dagli angeli. I messi celesti non avevano pregiudizi sul loro umile lavoro e accompagnati da soavi arpe cantavano:
    “Andate alla grotta! E’ nato! E’nato!”
    Si accesero luci e si prepararono doni: era davvero nato il Salvatore del mondo, re di di Amore, Pace e Giustizia.
    Intanto che dormiva, a giacere su un povero pagliericcio, il piccolo Ab si rigirò nel sonno e di soprassalto venne svegliato da un raggio di luna.
    Un angelo lo esortò:
    “Va’ anche tu alla greppia, è nato il Salvatore!”
    Ab si stropicciò gli occhi. Era attonito e anche un po’ impaurito ma subito si sentì pervadere da un sentimento di gioia e felicità.
    Pose la mano sopra agli occhi, per pararsi dalla luce delle stelle che per divino incanto facevano più luce del sole. Osservò che tutti recavano alla mangiatoia Santa prodotti di gran pregio: ori, brillanti e cibi di ogni sorta. Anche i pastori offrivano i loro più preziosi capi: montoni dal vello particolare, latte purissimo o agnelli da far invidia al miglior allevatore.
    “Io non ho nulla!” meditava Ab e si vergognava un poco ma si avviò a render onore al nuovo nato.
    Tra panieri doviziosi di frutta e strenne assai costose, Ab s’inginocchiò davanti alla culla. Pianse di gioia poi unì le mani e con i palmi aperti proferì:
    “Io pargolo Divino non ho nulla da darti: solo il mio cuore!”
    Tutti si ammutolirono e compresero la verità di quel gesto. Il piccolo Ab aveva offerto il dono più prezioso.

    ROBERTO BIANCHI

    • @ROBERTO BIANCHI,

      é vero Roberto, il dono più prezioso che noi possiamo offrire é il nostro amore, solo che ci è molto più facile offrire regali costosi, ori, diamanti. E’ più semplice offrire a chi ha bisogno quello che possediamo e non il nostro cuore, la nostra solidarietà. Forse perché non ci apparteniamo veramente, si dona ciò che si ha e solo la gente umile, che non possiede niente, ha almeno il pregio di possedere sé stessa. Bel racconto che ci aiuta a capire molte cose. Auguri di Buone feste, Lenio.

    • @ROBERTO BIANCHI,

      è un racconto bellissimo. Grazie Roberto per questo tuo bel dono.
      Con lo stesso spirito di Ab ti consegno gli Auguri più sentiti di Buon Natale e Buone Feste.

      Robert

  41. Lei verrà

    Manca un giorno a Natale. Fuori fa freddo, l’aria è pungente e un sole malato attraversa pigramente un cielo sgombro di nuvole. Sono diversi giorni che non esco, non mi sento bene. La domestica mi ha appena portato la borsa con la spesa: due panini, un litro di latte, tre fettine di carne. Qualche volta le dico di non portarmi niente e ordino qualcosa alla rosticceria all’angolo. Non ho voglia di stare ai fornelli. Meno male che Teresa è una brava ragazza. Il mio appartamento è uno specchio, non c’è che dire, lei pensa a tutto, e mi porta sempre il giornale assieme alla spesa. Io so che in questi giorni nei negozi o ai supermercati c’è la fila. Tutti a comprare per gli addobbi, per il pranzo di Natale o per i regali. Io non voglio uscire, non ne ho voglia. Trascorrerò le feste rileggendo i miei libri. Ordinerò qualcosa alla rosticceria, se ne avrò voglia, altrimenti rovisterò nel frigo accontentandomi di quello che vi è rimasto. Intanto me ne sto alla finestra della mia camera a guardare la gente che passa e penso, penso a quando tornavamo a casa con le borse piene della spesa e non dimenticavamo niente, proprio niente, il panettone, l’ananas, le prugne snocciolate, no, non mancava davvero nulla per un Natale felice, e tanti, tanti regali per me, per lei, per nostra figlia che era ancora piccola. Ma ormai quel tempo è passato, non è vero Nora? Tu mi guardi dal fondo di una cornice d’argento finemente lavorata e non dici niente. Il fatto è che non ho più voglia di vivere. Sono solo, terribilmente solo e stanco. Non ho avuto voglia neanche di preparare l’albero di Natale. Era una consuetudine, ogni anno, il non farlo sembrava potesse portarci sfortuna. Le palline colorate sfavillavano sotto i nostri occhi, le luci a intermittenza scandivano attimi di gioia. No, non voglio piangermi addosso, mettermi in un angolo a ripensare ai momenti felici della mia vita. Utilizzerò quello che mi resta per leggere, o meglio rileggere i miei amati libri: il passato non ritorna. Lo si può solo rievocare sfogliando con la mente l’album dei ricordi, far riapparire le immagini colorate e vivaci di un tempo, mentre oggi tutto è terribilmente in bianco e nero. Anche alla solitudine, sai, ci si abitua. Ma ogni anno, non appena si avvicina il Natale, aspetto con ansia una telefonata di Anna, nostra figlia che vive in America, a Los Angeles. Ha conosciuto circa sei anni fa un americano, qui in Italia, ed è partita con lui, giurando e spergiurando di non abbandonarmi. Il primo Natale ha telefonato ed è arrivata qui con mille cose buone. Abbiamo trascorso delle feste magnifiche insieme. L’anno dopo soltanto una telefonata, scusami sai, ma Patrick non può venire, il lavoro! Ogni tanto qualche lettera. Quella volta un pacco con alcune foto dei suoi figli, cioè i miei nipoti, che ancora non ho conosciuto. Da allora sono trascorsi tre anni, ed io mi domando che aspetto abbiano adesso. Sobbalzo al più leggero fruscio sperando sia lo squillo del telefono. Vivo per un “arriviamo, trascorreremo il Natale insieme”. Ma ad ogni vigilia il telefono resta muto sopra il grazioso tavolo di noce. Mi guarda con aria innocente come a dire “non è colpa mia se lei non chiama”. Non ci voglio più pensare, non voglio illudermi ancora. Mentre sto sfogliando un vecchio libro, squilla, improvviso, il telefono. Il mio cuore dà un sobbalzo. Nonostante tutto, non riesce a rinunciare alla speranza. “Pronto, professor Berni?”. “Si, sono io, chi mi desidera?”. “Sono la signora Gaetani, si ricorda di me, la professoressa di matematica…”. Vengo proiettato indietro almeno di una quarantina d’anni. L’istituto tecnico per Geometri, i miei ragazzi di lettere…”Certo che mi ricordo…ma… dove si trova?”. “Sono alla stazione insieme al professor Leoni…mi ricordavo del suo indirizzo e abbiamo pensato di venire a farle visita…”. “Vi aspetto…” aggiungo in preda alla concitazione. Non è la notizia sperata ma almeno vedrò qualcuno, parlerò con qualcuno che non sia sempre e solamente Teresa! Scendo in cucina. Telefono alla rosticceria: tre porzioni di lasagne, tacchino al forno, patate fritte. Telefono anche al fruttivendolo: uva e ananas. Ordino dello spumante. E delle prugne snocciolate. Come ai vecchi tempi, quando questa casa risuonava di allegria. Intanto apparecchio la tavola e attendo. Suonano alla porta. Sono arrivati. “Cara professoressa!”. “Come va?”. “Non si doveva scomodare! Siamo passati solo a salutarla!”. “Non si discute nemmeno! Stasera vi voglio qui, festeggeremo insieme la vigilia di Natale”. Suonano alla porta. Arrivano le vivande. La signora Gaetani si offre come cameriera, iniziamo a cenare. Parliamo dapprima lentamente, quasi impacciati, poi sempre più concitatamente dei nostri ragazzi di ieri, che adesso non sappiamo più dove siano, e di aneddoti ed episodi di quarant’anni fa. “Si ricorda del professor Oddini ? “. “Certo, come no, signora Gaetani! Come è possibile dimenticare un tipo simile?”. “Pover’uomo! I suoi studenti lo prendevano in giro e lui veniva a piangere da me. Certo erano tremendi i nostri ragazzi!”. Le lasagne si mescolano al vino rosso, il tacchino è veramente squisito. “E Renzi? In fondo era un bravo ragazzo, anche se un po’ vivace…”. Apriamo il panettone e versiamo lo spumante mentre i ricordi continuano a scorrere sempre più copiosamente. Adesso sono fiumi in piena. Mi sento felice, la solitudine che provavo soltanto un’ora fa si è improvvisamente dileguata come nebbia al sorgere del sole. Poi parliamo di noi, della nostra vita di adesso. Sì, Nora è morta, sono molti anni ormai. Una nube di tristezza mi sfiora appena. E domani? La signora Gaetani trascorrerà il Natale con sua figlia, a Roma, insieme a suo genero a ai suoi due nipotini, anche lei è vedova. E il professor Leoni? Insieme ai suoi figli, come sempre, come negli anni addietro. Mi sembra di cogliere una nota di tristezza nella loro voce, ma forse è solo un’impressione dovuta al vino o allo spumante. “E lei, professor Berni?”. Sì, anch’io dico che sarà un bel Natale, che arriverà mia figlia Anna dall’America, ha telefonato proprio stamattina! con suo marito e i miei nipotini, e ci saranno tanti bei regali e tante cose buone. Come tutti gli anni. Ma ormai è tardi, ci salutiamo calorosamente e ci facciamo i migliori auguri per le imminenti feste. “Buon Natale, professor Berni”. “Buone feste, professoressa Gaetani. Buon Anno, caro Leoni”. La casa ripiomba nel silenzio. Mi sento stanco, vorrei andare a dormire, ma dentro di me avverto una strana euforia, non saprei spiegare perché. Così, mi sorprendo a rovistare nel ripostiglio e a tirar fuori un albero di natale finto alto almeno un metro e mezzo, delle luci a intermittenza e una scatola colma di palline colorate. Mi metto febbrilmente a decorare l’albero, poi preparerò la tavola e vi metterò sopra la tovaglia con le stelle di Natale e il servito migliore. Adesso fuori nevica e la strada è deserta, ma domattina tutto sarà come era anni addietro, l’albero, le luci, la tavola imbandita, la magica atmosfera del Natale. Perché ne sono sicuro, lo sento, domani lei verrà.

    Lenio Vallati

    • @lenio vallati,
      la solitudine in certe occasioni, quando sembra doveroso festeggiare, si fa più struggente. Ma la speranza anche nei tuoi personaggi non cede mai alla disperazione. Una narrazione di grande umanità.
      Ricambio i tuoi auguri, Lenio, falli anche ai tuoi familiari.
      Andrea

  42. VENTO IN INVERNO
    Le luci dei vecchi lampioni
    splendono così intense
    da sembrare persino spaventevoli
    navicelle d’altri mondi, pronte a rapirci
    ed a portarci lontano.

    La terra indurita dal gelo
    s’inaridisce ancora di più
    e le poche erbe, aspre ed ingiallite,
    divengono simili a lame taglienti,
    affilate da un sapiente artigiano.

    Il battere delle ore
    si diffonde nitido
    dalla torre campanaria
    e nel silenzio che segue
    il sibilo, sempre più forte,
    appare tremendo e solenne.

    Sale dunque una trepida attesa
    che la furia passi ed il tranquillo torpore
    della nebbia, metafora di vita senza scosse
    ed avventure, finalmente torni a scendere.

    • @enrico rigamonti,
      a Nicla, Daniela, a tutti gli Autori ed ai “Colleghi” che hanno inviato le proprie opere al blog, un caro augurio di liete Festività.
      In particolare grazie a Daniela per il commento al mio “Io sono vivo”
      Enrico Rigamonti

  43. Vittorio Casali

    TEMPO DI NATALE

    Natale! Che importante significato riveste questa data per noi cattolici! Che meravigliosa e suggestiva aria di festa si respira in quelle giornate che precedono il giorno della nascita di Gesù!
    Le vetrine dei negozi appaiono particolarmente eleganti, piene di luci ed è come se facessero a gara tra loro ad esporre la merce migliore. I marciapiedi sono insolitamente brulicanti di persone in cerca di regali originali.
    Quanto fervore e quanto entusiasmo! Anche la temperatura, alquanto rigida, ci ricorda che Natale è alle porte. Sebbene siano giorni abbastanza faticosi per i tanti preparativi da fare, per i vari regali da comprare, vorremmo, per la felicità che riescono a donare, che non trascorressero mai.
    Sono giorni che fanno, con il tempo che passa, apprezzare sempre più il piacere di stare insieme, di vedere come in una grande famiglia come la nostra, rappresentata da differenti età, si possa rivivere quella particolare letizia che ciascuno riesce ad avvertire ogni anno.
    Durante le feste di Natale, infatti, proviamo un’immensa gioia nel trovarci riuniti nella casa dei nostri genitori dove in molti fratelli siamo nati e cresciuti.
    Il grande e coloratissimo albero di Natale, il caratteristico Presepio con le piccole luci situate alla base dell’albero, la umile capanna dove nasce Gesù con la Madonna e San Giuseppe, circondata dalle montagne , le numerosi figurine di cartapesta che rappresentano i protagonisti della narrazione evangelica della Natività che lo animano, le tavole elegantemente apparecchiate, la tombola e gli altri giuochi a carte, creano un colore unico che apprezziamo moltissimo.
    Per l’intensa partecipazione emotiva ed affettiva non vediamo l’ora di essere tutti presenti per vivere ogni volta questa stupenda tradizione che ci regala serenità, allegria, pace ed un senso di continuità.
    Fin da ragazzo mi sono interessato personalmente sia la Presepio che all’albero. Quale grande emozione si provava, e tuttora l’avvertiamo, quando noi fratelli più piccoli scendevamo in cantina a prendere le scatole, ricoperte da un sottile strato di polvere, contenenti il Presepio e le palle di Natale e felici le portavamo a casa!
    Ancora oggi quando le apro, con l’aiuto di qualche familiare, lo faccio con immensa gioia e la stessa emozione.
    Cerco ogni anno di allestire un Presepio sempre più bello ed artistico affinché tutti ne gioiscano e si possa così rivivere quella particolare e straordinaria atmosfera.
    Sistemato l’albero nel vaso, accertandomi della sua stabilità, messo il puntale e controllate le luci, comincio a scartare le palle di Natale, che sono quasi tutte di vetro, e le dispongo, secondo la grandezza e i colori, pazientemente sull’albero che pian piano prende forma.
    Quanta attenzione e quante ore di lavoro! Ma che soddisfazione si prova nel vedere nuovamente al suo posto quell’albero scintillante, pieno di luci colorate, fatto per rallegrare la casa durante le feste!
    Terminato l’albero è il momento del Presepio. Sistemata la capanna dove nasceva Gesù, al centro ed in posizione modicamente rialzata, modellate le montagne, disposto il soffice muschio, individuati i punti luci. Per ultimo colloco tante piccole casette e vari simbolici personaggi che lo rendono fiabesco e movimentato.
    Quanta cura occorre nel costruire le bianche stradine dove camminano le pecorelle con i pastori come pure nel localizzare stabilmente il ponticello di legno che si arrampica verso la grotta attraversato da alcune figurine che si recano a far visita a Gesù che è nato!
    Ultimati l’albero ed il Presepio mi sento pienamente soddisfatto.
    Tutto è pronto per la gioia di tutti. Il giorno seguente disponiamo sotto l’albero i numerosi regali scelti con cura ed amore.
    Non per tutti; per i più piccoli i regali li rimandiamo all’Epifania. La vigilia di Natale diamo loro una “mancetta” che mettiamo dentro le buste delle tante letterine situate sotto i nostri piatti. Quanta “posta speciale”! Quante colorate e stupende letterine!
    Ci sono Gesù, la Madonna. San Giuseppe e alcune pecorelle con i pastori. Finito di mangiare le leggiamo ad una ad una. In esse ogni nipote promette che sarà più diligente nello studio facendo ogni volta altri buoni propositi.
    Dopo la lettura si passa alle poesie. A turno, in piedi sopra uno sgabello, recitano lunghe e belle poesie. Noi li ascoltiamo compiaciuti e li ammiriamo per l’impegno che mettono. Al termine della lettura e delle poesie battiamo tutti le mani e loro si sentono molto contenti.
    Mi sembra di rivedere noi fratelli quando da piccoli recitavamo su quello stesso sgabello le poesie e mamma e papà, sorridenti e compiaciuti ci davano una bella “mancetta”.
    Quanti indimenticabili e felici Natali! Quale meravigliosa atmosfera si crea in quella notte Santa! Tutto è felicità e amore.
    È il trionfo dell’amore, quello di Dio verso gli uomini.
    Chi viene a trovarci in quei giorni di festa si complimenta sia per l’albero che per il Presepio. Tuttavia mi accorgo con piacere che ne sono particolarmente i nipoti più piccoli che appena arrivati si mettono in ginocchio a dire una preghierina guardando i Bambinello con occhi pieni di stupore di meraviglia.
    Ogni sera, prima di andare a letto, ci sediamo in salotto a guardare con grande piacere e devozione quel Presepio che regala gioia e serenità.
    Quando ci troviamo di fronte a quella umile capanna e guardiamo con profondo senso di affetto quelle figurine ci sentiamo protetti, amati da un amore immenso, assoluto che trascende l’umiltà delle sembianze.
    Mi viene da pensare a Betlemme, che ho avuto la fortuna di visitare, a quei luoghi Sacri e i chiedo perché non si possa vivere in un modo così semplice, più tranquillo, più onesto senza tante ansie per arrivare a diventare chissà chi; perché non ci accontentiamo di quello che abbiamo senza continuamente affannarci nella ricerca di volere sempre più beni materiali?
    Se una persona ha la fortuna di avere una buona famiglia, un posto di lavoro, la salute, perché cercare altro? Perché non sa apprezzare e ringraziare per quello che ha?
    Gesù torna a nascere ogni anno per ognuno di noi, per la nostra felicità e per farci vivere una vita cristiana seguendo i Suoi insegnamenti. Lui porta amore e gioia; Lui vuole bene a tutti e si interessa di tutti soprattutto di quelli che hanno più bisogno del Suo aiuto.
    Abitando a pochissima distanza dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, per tanti anni siamo andati ad ascoltare la Santa Messa di Natale in questa stupenda Basilica che anticamente si chiamava Santa Maria ad Praesepe per la presenza di alcune reliquie della grotta di Betlemme e della “mangiatoia” di Gesù: la Sacra Culla ed il puerperium (i panni in cui fu avvolto Gesù Bambino appena nato). In essa è conservato per altro, il più antico presepe, 1291 opera di Arnolfo di Cambio.
    Tantissimi erano i fedeli che giungevano da ogni parte del mondo per poterLe venerare. La messa cantata durava più di un’ora e trenta e le persone più grandi, ricordo, dopo un po’ di tempo in piedi, cercavo un posto dove sedersi e lo facevano dove potevano.
    C’era un via vai di gente, elegantemente vestita, che entrava ed usciva con devozione dopo aver detto almeno una preghiera. Quanta luce all’interno della Basica e quanti canti solenni. Tutti gli scambi di auguri e di affetto.
    All’uscita non mancavano gli zampognari che suonavano “Tu scendi dalle stelle” di Sant’Alfonso de’ Liguori, ed altre stupende e melodiose canzoni natalizie.
    Un freddo pungente ed il cielo stellato facevano da cornice a quella particolare notte. Era la notte di Natale e, tornando a casa tutti ci sentivamo più buoni e colmi di fiducia e speranza.

    • @Vittorio Casali,
      Complimenti per questo bellissimo “Tempo di Natale”. Nella speranza di nuove occasioni d’incontro, auguro un Nuovo Anno ricco di serenità e soddisfazioni.
      Con sincera cordialità
      Daniela Quieti

  44. SENZA JENTU

    Sìmu ecchè càmise senza jentu,

    stà scìamu senza sensu.

    A ddhrò sta scìamu,

    simu sicuri ca lu ulimu?

    A cci conviene stà rotta sensza jentu e sensza sensu?

    No stà nni ccurgimu,

    ma iò escìu,

    ti na parte, gente cu llu custume,

    ti l’addhrà, cristiani ‘ncora spugghìati.

    Pare ca sò passati cu ll’aratinu e onu spartutu ti mienzu,

    li bboni ti na parte,

    li fiacchi a ll’addhrà.

    Li cuccuascìe cantano,

    ma no tutti li sintimu,

    stonu a ‘nfila a llu jertu,

    spittandu lu mumentu.

    Scìucheddhrì sente lu ‘ndore ti lu nòu,

    ne intra lli vene, ne intra llu core, ne intra lla capu cqueta,

    bbituati comu sìmu,

    a llu ‘ndore ti lu fiezzu tazzu.

    .

    .

    MANCANZA DI VENTO

    Siamo vecchie camicie senza vento,

    stiamo andando alla deriva.

    Siamo sicuri che vogliamo questo?

    A chi conviene una rotta senza vento e senza direzione?

    Forse, sono solo io che vedo,

    da una parte ricchi ben vestiti, dall’altra poveracci mezzi ignudi.

    Leggo un campo con un solco nel mezzo,

    i savi da un lato,

    gli ignavi dall’altro.

    Sentinelle occhialute rumoreggianti, che in pochi avvistiamo,

    aspettano in fila, sul ramo più alto.

    Nessuno sente la voglia di nuovo,

    sia nella vene, che nel cuore,

    o nei dormienti cervelli,

    abituati ormai come siamo,

    al vecchio odore stagnante.

  45. BRANO tratto dal ROMANZO di Sabatino DI FILIPPO, intitolato: ‘ASPETTI DELL’AMORE’, vincitore del 3° PREMIO LETTERARIO NARRATIVA ‘CITTA’ DI FUCECCHIO’, SEZIONE AMICIZIA, 2008:
    * * *
    ‘Mi alzai presto al mattino. Non s’erano fatte ancora le sei al campo. L’infermiera del chirurgo, Kit, preparava la tenda per gli interventi del mattino. Mi aspettava una processione di almeno una cinquantina d’ammalati, accompagnati, trasportati, sorretti, da amici e parenti, tutti in fila alle porte del campo-ospedale. Erano tutti infatti già lì, in rispettoso silenzio: i loro sguardi mesti e con un fantasma di speranza che li attraversava, gli occhi grandi e bianchi, le facce macilente.
    Un ospedale, il nostro, fatto di quattro grandi tende: una era il nostro dormitorio, una conteneva la cucina e la mensa, una la ‘sala chirurgica’, la quarta era il mio ambulatorio medico.
    Mi fu preparato del the’ caldo da Emilia , la mia infermiera, che s’era alzata appena s’era accorta che ero gia’ in piedi. Dal mio passo aveva certamente intuito l’umore non buono che avevo. Emilia era proprio carina. Aveva ventiquattro anni, un corpo alto e sinuoso, ma non formoso, anzi decisamente snello, proporzionato e con le curve discrete. Un andamento, i movimenti ed i comportamenti eleganti . Rispettosissima e con una pazienza certosina. Non parlava molto, ma mi capiva al volo e riusciva ad intuire subito come prendermi e come rivolgersi a me: le bastava osservarmi un attimo, o sentire anche un accenno di risposta ad una sua domanda. Aveva dei bei capelli ondeggianti, di un castano che dava al biondo, un modo di fare apparentemente arrendevole, ma una volonta’ di ferro, un’intelligenza viva, ed un senso non comune dell’umorismo. Quest’ultimo ben si sposava con profonde considerazioni umanitarie, filosofiche ed una immancabile apertura ad ampie vedute su ogni argomento, sostenuta da una intelligenza viva, ma gestita con maturita’. Era nata in provincia di Macerata.
    ‘Cominceremo prima delle sette oggi, così ci sbrigheremo prima: che ne di ci?’ Le dissi in tono quasi perentorio. ‘Come vuoi!’, mi rispose.
    Cominciava gia’ a fare caldo, erano oramai passate le sei e trenta. Il sole iniziava a farsi sentire. Aprii la tenda prima delle sette e feci entrare il primo, un uomo di 40 anni. Tubercolosi polmonare: sputata, pensai. Prescrissi la terapia, con le solite lettere a stampatello (tornare ogni dieci giorni da Emilia per la scorta di terapia ed il controllo). Il secondo: Infezione da HIV, diciamo pure AIDS conclamata, vi risparmio i particolari dell’esame obiettivo. Prescrissi la terapia orale, sulla scorta dei farmaci fornitici dal Governo Italiano, per quello cui avrebbero potuto servire. Terapia alla cieca, visto che i dati di laboratorio erano inesistenti. Eravamo troppo lontani da un , anche approssimativo, laboratorio di virologia. Il terzo: febbre elevata da un mese. Emilia riusciva a capire e a parlare bene l’arabo. Una milza enorme. Aveva utilizzato senza effetto diversi antibiotici rimediati al campo prima del mio arrivo. Pensai alla Leishmaniosi viscerale. Feci chiedere se possedeva un cane o se nel suo accampamento v’erano dei cani. Emilia tradusse di sì. Mi basto’ come alibi: decisi per la Leishmaniosi. Dobbiamo fare dell’Anfotericina liposomiale in flebo subito, deve tornare ogni giorno per dieci giorni per fare il resto. Emilia appronto’ ed eseguì. ‘Comincia con 50 milligrammi preceduti da un bolo di cortisone. Da domani passa a 150 al giorno.’. ‘Ok,’ rispose Emilia.
    Andai avanti fino alle undici. Ero arrivato al trentatreesimo: quest’ultimo aveva un’eresipela che aveva guadagnato tutto l’arto inferiore sinistro che sembrava un salsiccione enorme e duro. Scottava
    Pag.48.

    per la febbre. Lo portarono con una lettiga. ‘Avra’ certamente anche una trombosi venosa profonda all’arto inferiore!’. Parti subito con la Claritromicina endovena, 500 mg, poi dagliela per bocca, 500 mg per due al dì per almeno dieci giorni. Ricordati anche l’ Eparina sottocute, 6000 unita’ al giorno per almeno dieci giorni. Venisse a controllo fra sei giorni, sempre in lettiga!’.
    ‘Avanti un altro!’, gridai. Era un bambino di otto-nove anni. Senza una gamba. Si aiutava con una stampellina di legno per camminare. Mi guardava con occhi spauriti ed imploranti. Le mosche ruotavano agli angoli della sua bocca. Aveva il moncone del ginocchio sinistro tumefatto e caldo ed aveva la febbre. Era magrissimo e con l’addome teso. Era solo. Non aveva accompagnatori. Emilia mi disse che il padre era morto e la madre era troppo malata per
    accompagnarlo. Avremmo dovuto seguirlo per andare a visitarla nel loro villaggio. Aveva due fratellini piu’ giovani di lui cui doveva badare, mi tradusse sempre Emilia.’Fagli della claritromicina in flebo. Lo faremo tornare ogni giorno per dieci giorni per il proseguimento’. Le dissi.
    Finimmo che non erano nemmeno le tredici.
    ‘Andiamo al villaggio del bambino, lui ci guidera’! ‘, esclamai deciso, quasi spazientito. ‘Non vuoi nemmeno mangiare?’, disse Emilia. ‘Al diavolo il mangiare!’, risposi piu’ che scortesemente. Emilia, con pazienza e sopportazione, appronto’ la valigetta con antibiotici, bende, disinfettanti, guanti, piccoli bisturi, aghi e filo per suture. Ci avviammo. Camminavamo piano per via del bambino che non poteva correre. Giungemmo al villaggio di lì ad una mezz’ora di cammino: per fortuna non era lontano.
    In una piccola tenda sudicia, circondata da escrementi rappresi e macchie di urine, forse emessi dai due fratellini piu’ piccoli del malato che ci introduceva. Dentro v’era distesa una donna alla quale era rimasta ben poca carne sulle ossa. AIDS in fase terminale, ipotizzai: era un quadro purtroppo molto chiaro. Aveva la febbre, era confusa, disorientata. Era impossibile la terapia orale con antiretrovirali. Mi limitai a farle montare una fisiologica per idratarla ed a somministrarle una potente antipiretico. Ritenni che c’era ben poco da fare. Sarebbe stato inutile anche intraprendere la terapia antiretrovirale: era uno stato cachettico terminale. Approntai una terapia antibiotica multipla, ad ampio spettro, ed a dosi molto elevate. Tirai fuori dal mio tascapane due tavolette di cioccolato e le porsi ai tre fratellini che mi si aggrappavano ai pantaloni. Emilia piangeva piano, senza far rumore: i suoi occhi le si riempivano lentamente, discretamente, di lacrime. Presi delle fette biscottate che portavo nella borsa e le diedi tutte ai bimbi.
    Poi non resistii piu’. Uscii dalla tenda ed iniziai a camminare con passi lunghi e frettolosi. Uscii dal villaggio. La mia divenne una vera e propria corsa, sempre piu’ furibonda e senza controllo. Quando mi accorsi di essere ad almeno due chilometri nella savana che circondava il villaggio, mi fermai un un piccolo largo sterrato e, guardando lentamente in alto, alzando il capo, iniziai un graduale lamento, che presto divenne un ululato e poi un rumore rabbioso simile ad un ruggito, contenuto e soffocato. Ed ancora, subito dopo, un vero e proprio grido. Senza fermarmi l’urlo fu emesso a squarciagola, sperando che la gola mi si squarciasse sul serio.
    Poi il grido mi si strozzo’ perche’ il faringe mi bruciava e le mie tempie sembravano scoppiare. Allora mi lasciai cadere in ginocchio. Le lacrime mi riempivano gli occhi e schizzavano di lato
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    allorquando giravo violentemente , a destra e sinistra, il capo, ricominciando ad urlare. Mi gettai a pancia in giu’ e presi a pugni e calci il terreno sabbioso che scottava e su cui non potevo poggiare le guance.
    Mi bruciavano anche le spalle che urtavano il suolo. Mi rimisi obbligatoriamente e penosamente in ginocchio, ma le ginocchia ed i polsi ed il taglio delle mani mi facevano male per gli urti scagliati rabbiosamente e follemente a terra.
    Mi rialzai dopo alcuni lunghi attimi di confusione. Avevo i capelli sudati e le gocce di sudore mi accecavano, gocciolavano dalle mandibole e rigagnolavano abbondantemente sul collo e lungo la schiena.
    Sollevai il capo verso il caldo cielo che rimaneva immobile, nella sua luce accecante e nel suo calore senza speranza.
    Mi voltai per tornare lentamente indietro e fu allora che mi accorsi che, dietro di me, s’era fermato un bambino sui sette-otto anni, in pantaloncini di colore grigio. Aveva le forme di un nubiano. Il capo tondo ed allungato, i suoi occhi grandi e dolci mi guardavano con commiserazione: il suo sguardo era triste, di una tristezza accorata.
    Poi, all’improvviso, quando vide che io, accortomi di lui, mi stavo riassettando, piu’ per darmi un tono e sfuggire al suo sguardo diretto, che perche’ volessi realmente scuotermi di dosso la polvere, il suo volto s’illumino’ di un sorriso radioso, bianchissimo. Mentre mi fissava dritto negli occhi. Non nascondo che provavo una profonda vergogna. Dovevo per forza affrontare quello sguardo che mi veniva porto con gratuita’ e coraggio, ma sinceramente e senza difficolta’ o imbarazzo.
    Mi avvicinai a lui accennando un timido e quasi colpevole sorriso di ricambio, per quello che riuscii a rendere. Poi, mi venne d’istinto di prenderlo in braccio; e poi, ancora, lo invitai a mettere le sue gambe a cavalcioni sul mio collo.
    Evitammo il villaggio, ma proseguimmo avanti senza fermarci e, con una leggera corsa, raggiunsi, con quel peso leggero sulle spalle, il nostro ospedale.
    Quando entrai nella piazzetta fra le tende, ci venne incontro un gruppetto di bambini che nel frattempo, vedendoci, avevano lasciato la mano delle mamme e dei papa’. Si disposero in tondo vicini alla mia persona ed, intonando un canto festoso e ritmato, iniziarono a girarmi intorno a passo di danza. In quel momento intuii il ritmo ed iniziai a fare qualche passo di danza anch’io, a meta’ fra il grottesco ed il ridicolo, perche’ le mie gambe non mi permettevano di meglio. Ero incoraggiato dal bimbo che portavo sul groppone, il quale mi agitava le braccia stringendomi le dita, mentre io mantenevo gli arti superiori alzati. Quella danza festosa comincio’ a contagiare i parenti dei malati e gli altri accompagnatori, i quali iniziarono a cantare piano anch’essi, ma in un crescendo, di volume di canto e di movimenti cadenzati.
    Attratti dal trambusto e dal canto, Greg McKenny, il chirurgo, con i guanti insanguinati ed il camice verde macchiato, e Kit, la sua assistente ferrista, uscirono dalla tenda ‘chirurgica’, e, dopo una prima occhiata, iniziarono a ridere, e continuarono a ridere ed a ridere ancora, fino alle lacrime.

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    Poi, ripresosi dall’eccesso di risa non so fino a che punto forzate, isteriche o realmente spontanee, mentre gli altri, tutti, cantavano e danzavano, Greg mi grido’ forte: ‘Sai cosa cantano?’. ‘No!’, io gli risposi di rimando. E lui, ancora: ‘Cantano: “Stai portando la luce!’.’.
    OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

    • @sabatino3,

      Bellissimo racconto che testimonia, secondo me, che non bisogna mai arrendersi anche quando tutto sembra inutile, anche quando si hanno pochi mezzi a disposizione per fronteggiare un grande problema umanitario. Basta a volte una goccia ad impedire che la sorgente si inaridisca del tutto, basta un gesto o una parola d’amore a riportare la luce. Complimenti, e auguri di Buone Feste, Lenio.

      • @lenio vallati,
        Caro LENIO,
        sono confuso per il bel commento di cui hai fatto oggetto il brano del mio racconto, ancora inedito, ma che ha ricevuto gia’ un premio, quello di ‘CITTA’ DI FUCECCHIO’. Vorrei tanto fare la tua conoscenza, perche’ dimostri avere una sensibilita’ fuori del comune ed un certo ‘feeling’ con il mio modo di scrivere.
        Un abbraccio fraterno.
        Dr Sabatino DI FILIPPO

      • @sabatino3,
        caro Sabatino, sono io a ringraziarti per il tuo apprezzamento alla mia sensibilità. Il fatto é che io ammiro non chi dice tante belle cose, non chi fa tanti bei discorsi ma chi ogni giorno, si offre agli altri. Madre Teresa é la persona alla quale, fra tutti gli eclatanti nomi della storia, vorrei stringere la mano e ringraziare. Quell’umile donna ha aiutato tanti poveri e ammalati senza mai chiedere niente in cambio, non ha mai detto a nessuno ti aiuto se accetti il Signore, no, ti aiuto semplicemente. Dal tuo racconto mi é sembrato di capire che anche tu aiuti chi ha bisogno senza chiedere niente e portando speranza in un mondo dove si muore ogni giorno a causa della guerra o per la fame, in un continente che tutti nominano ma per il quale nessuno fa niente. Ed io che non sono nessuno, che non aiuto ogni giorno il prossimo ma lancio solo messaggi di pace e di amore con la speranza che vengano recepiti, per questo ti ammiro. Tanti auguri di Buone Feste e di un felicisimo Anno Nuovo, Sabatino, e che la tua opera continui a operare sia pure nella totale indifferenza degli uomini. Continua pure a portare la tua umile goccia al rigagnolo della solidarietà sperando che un giorno diventi un grande mare. Ciao, Lenio.

  46. IL BOTTONE

    Si avvicina l’ora della cena, la più detestata delle ore. L’ora delle discussioni, dei rimproveri, dei musi lunghi.
    Non ho voglia di vederlo, non intendo alimentare polemiche infinite, eppure sono sempre io che inizio.
    La rassegnazione è una sabbia mobile che lambisce i miei piedi.
    Dovrei allontanarmi, anche se ho sgobbato tutta la vita con mio marito per pagare il mutuo. Andare altrove, portare con me gli album fotografici che si fermano a dieci anni fa, i libri, qualche abito. Prenderei la pelliccia, anche se non si usano più, ma io sono di un altro tempo, di un’altra generazione.
    Sono il passato. Mio figlio è il presente. Ma non posso partire, rimarrò perché il presente è più importante del passato.
    Stasera è umido fuori, sull’asfalto traslucido auto rossastre filano anonime, perforano l’atmosfera immobile che precede il Natale, perché ognuno pensa ai regali, agli ultimi impegni di lavoro, conta mentalmente gli euro sulle dita passeggiando, e benché si incrocino formicolanti, tutto è sospeso.
    E così anch’io, sospesa su un filo, acrobata tra certezze del passato ed un futuro freddo e scuro come le notti senza stelle.
    Il mio letto matrimoniale è troppo grande ora che Walter non c’è più. Talvolta nel dormiveglia cerco la sua mano, o anche solo un piede vicino a me. E lui, per lui abbiamo speso i migliori anni della maturità, si avvince puerile alla playstation. Barba lunga, jeans che strusciano terra. Walter ed io ci siamo svenati tanti anni per pagargli le scuole migliori, le vacanze studio in Inghilterra, le tasse universitarie.. Bel risultato. Tre esami in quattro anni, poi i libri si sono chiusi. Mi viene a chiedere denaro, sempre di più. Prima i vestiti griffati, le serate al pub. Poi le sigarette, la birra. L’automobile. E ora eccolo abulico, inerte. Ma partiamo da lontano, mi racconto da sola ogni giorno la decadenza della mia famiglia: mio padre ufficiale dell’aeronautica, che si alzava ogni mattina alle sei e alle sette usciva già profumato, con la sua bella divisa, pacato ed un po’ serio. Tornava a sera quando non era in missione. Walter mio marito non era così rigoroso, ma non si fermava mai: conduceva un bar, giocava a basket, ma se serviva era falegname, imbianchino, meccanico. Si spremeva come un limone, non dormiva mai. Così ci ha rimesso la pelle, un dolore allo stomaco improvviso, la mia incredulità, almeno gli sono stata vicina gli ultimi momenti.
    Daniele boccheggia sul divano, si gira e con la mano, l’unica perché l’altra è in tasca fino a sera, scorre le pagine dei comics. Anni di judo e nuoto gli hanno lasciato un buon fisico che ora deperisce e si sgonfia sui cuscini di gommapiuma che gli assorbono i muscoli come sanguisughe. Via ora, scendo a prendere una boccata d’aria.
    – Mà, dove vai ? Con la pelliccia sembri un orso di peluche
    Fuori. Se non ci vai tu ci vado io
    Aspetta , mi serve il tuo aiuto
    Daniele, ho finito i soldi. E la pazienza. Se non lavori perché ti va, prima o poi dovrai farlo per sopravvivere
    Lo sai che sopravvivo senza
    Sì, ormai l’avevo capito
    Scherzo, mà..
    Mi ha rovinato la vita Daniele, ricordo com’ero felice quando andavo agli appuntamenti con i professori, anni fa, i complimenti che facevano a me e a Walter :- Vostro figlio farà strada – ero così orgogliosa.. poi ha incontrato lei, non dico il nome, e non è stato più lo stesso. Da quando l’ha lasciato poi non esce neanche di casa, non gli interessa più nulla. E non c’è neanche Walter a spronarlo.
    Mà, vieni per piacere
    Vieni tu per favore, sono stanca, mi sto pettinando
    Mi devi attaccare un bottone
    Un bottone ? Per un bottone puoi fare senza. Hai la barba di una settimana, i capelli arruffati, una calza blu e una nera, cosa te ne fai di un bottone ?
    Non ho voglia di discutere ancora, vado a fare shopping, mi tiro su il morale.
    E poi chiamalo shopping: due sogliole per venerdì, il pane, un paio di guanti e.. sì, una bottiglia di Chardonnay, berrò uno o due bicchieri prima di dormire. Di più non posso spendere. Qualcuno lo chiamerebbe un vizio delle casalinghe ma non mi si ritaglia addosso, è preconfezionato. Sono ancora una delle migliori ferriste nella sala operatoria dell’ospedale.
    Mà.. ho fretta
    Tu hai fretta ? Sono quattro anni che aspetti. Lasciamo perdere. Telefona a Marco, piuttosto, o a Lorenzo, senti come passano la serata..
    Esco con loro infatti, andiamo a una festa.
    Su, fatti vedere allora
    Ciao
    Mi saluti anche. Come se non mi avessi mai visto
    Sei tu che non mi hai mai visto
    E’ vero, non l’ho mai visto così, un giovanotto, sbarbato, in camicia bianca, addosso la divisa blu di ufficiale dell’aviazione di mio padre. Che emozione. Non mi deve vedere così alterata. Mi giro dall’altra parte.
    Mi potresti attaccare questo bottone ?
    Scusa, sto guardando la fine di una puntata
    Ma se hai acceso la TV adesso ! Hai la pelliccia d’orsetto per uscire. Non hai voglia di attaccarlo o non sei più capace ?
    Dove hai trovato il berretto da ufficiale del nonno ?
    Nel tuo armadio. Mi hanno invitato ad una festa in costume a casa di un’amica di Marco.
    Certo che con i capelli lunghi e la visiera .. ma stai bene ugualmente. Attento alle mostrine sulla giacca. Non rovinarlo mi raccomando !
    Promesso. Non mi hai mai detto: pilotava gli aerei ? Certo che doveva essere bello il nonno con questa divisa
    Sì Daniele, era bellissimo. E lo sei anche tu. Non hai mai voluto sapere niente di lui, e neanche di tuo padre o di me. Ma sì.. ti dirò, ora dammi il bottone
    Raccontami un po’ del nonno
    Gli assomigli, fisicamente intendo
    Potenza del vestito. Credi che potrei pilotare un aereo ? Magari di quelli piccoli ? Un aeromodello forse ?
    Vieni, stai fermo che prendo l’ago e il filo, il bottone è ancora lucido, sembra oro, pensa che la divisa è là da più di venti anni. Se volessi potresti pilotare un Boeing. O almeno avresti potuto.
    Mà, stasera ci penso. Oggi cominciamo con la divisa e con il bottone soprattutto. Da domani dammi la sveglia alle sette. Anzi no, la sveglia la regolo io sul cellulare con una techno. Anche i libri sono già sul tavolo, tu invece se hai voglia mi prepari la colazione.
    Ora esco ma non prenderò il vino, meglio lo Champagne per festeggiare, come quando Daniele era un ragazzino e i professori mi facevano i complimenti. Stavolta sarà ancora più importante. Presto sarà Natale ed anch’io devo smettere di contare sulle dita, ho impiegato quattro anni ma se erano di più faceva lo stesso, sono riuscita a ricucire. E quando ho ricucito ho scoperto un segreto: il bottone è davvero d’oro.

    • @Andrea Masotti,
      un racconto davvero ricco di emozioni. Un coacervo di sentimenti contrastanti, ansie e rimpianti, quelli di ogni giorno, di chi ha dei figli dei quali segue la crescita tra delusioni delle proiezioni tutte personali e tensioni, silenzi e musi lunghi. Gibran nel Profeta ci dice che i figli, una volta avuti, non sono noi ma altri da noi. E’ difficile ammetterlo e tanto meno trovare i giusti equilibri tra l’Io spesso deluso nelle loro piccole sconfitte o nei rinnegamenti e la loro fatica verso l’auto-affermazione. Sì, ho vissuto davvero intensamente questa lettura, rileggendo le mie ansie. Quel bottone é magico, é la chiave ad un’intesa tra madre e figlio, spiraglio e sutura allo stesso tempo.
      Complimenti e un sereno Natale per tutti noi, genitori e figli in magica armonia.
      Luciana

      • @LUCIANA,
        i tuoi commenti, sorretti da una importante cultura e sensibilità letteraria, sono sempre graditi, e così gli auguri che ricambio di cuore. Allora non sono solo io che mi aspetto troppo dai figli ?
        Buon Natale
        Andrea

    • @Andrea Masotti,

      Caro Andrea, davvero un bellissimo racconto, il tuo, condotto con ottimo e avvincente stile. Forse é la magia del Natale che opera miracoli nel tran tran della vita quotidiana? Può darsi, in fondo al nostro cuore non deve mai morire la speranza che qualcosa di positivo accada, quando meno ce lo aspettiamo. Ti invio, insieme al commento, i miei migliori auguri di Buon Natale e di un felicissimo Anno Nuovo a te e alla tua famiglia, Lenio.

    • @Andrea Masotti,

      Ad Andrea i miei più sentiti Auguri di Buon Natale e Buone Feste. Un grazie particolare per i bei racconti e le poesie che ci regali. A presto leggerti!

      Robert

      • @Robert,
        auguri che ricevo molto volentieri in questa notte magica, grazie Robert per la passione che traspare da tutto quello che dici.
        i miei Auguri anche a tutti i componenti la Redazione
        Andrea Masotti

  47. Nel deserto di un giorno qualunque

    In quali
    disadorni spazi
    si muove questo silenzio

    nelle ore inquiete
    di una città deserta
    nella voce
    dei lampioni che inducono
    ad illuminarmi il buio

    e nella sfarzosità
    che ospiterà il Natale, bevo
    manciate in solitudine

    mentre torno
    dal fuoco di un camino
    che abbraccia un sogno.

    Si perdono
    in un riflesso di luci accese
    i miei occhi spenti.

    ~ © Nunzio Buono ~

  48. VERSO UNA TRISTE NOTTE DI NATALE.
    NELLA POVERTA
    Lontano, vedo l’orizzonte,
    nel tramonto della sera,
    ancora luccicante.
    Resta così, non sparire
    nel profondo del cielo,
    lasciandomi nel buio,
    di questa notte di Natale
    che si avvicina,
    accendendo,
    qualche mia vaga speranza,
    di una luce di amore
    in questo tramonto,
    che prelude la gioa di
    una nascita Divina.

    Calano lente
    le ombre della sera:
    scivoli ora muto,
    verso l’infinito,
    che mi travolge
    e si nasconde.
    Non sparire dalla luce,
    non lasciarmi nel dolore,
    giosci con me, e
    e un sorriso,
    lascialo
    vicino a quella stella
    che illumina il cielo
    e sempre ci ama.

    • @sergio doretti,
      Bella poesia dedicata al tramonto.
      Chiedi di lasciare un sorriso a quella stella, la stessa stella che illumuna dal cielo il tuo cammino.
      Complimenti!

      marinella(nonnamery)

      • @nonnamery,
        Grazie Nonnamery del tuo commento, con la speranza che il cammino di questa umanità venga illuminato da quella stella che ci ama.
        affettuosi saluti
        sergio

  49. AI BAMBINI DEL TERZO MONDO

    Quando i bambini del Terzo Mondo
    a qualunque domanda ci rispondono Boh!
    che tristezza nei nostri cuori
    che se potessimo quei piccoli tesori
    li vorremmo custodire in un grande bauletto
    dove vi è contenuta un’infinità del nostro affetto.

    Magari i bambini del Terzo Mondo
    potessero ricevere tanta istruzione
    per essere in grado di cambiare
    da grandi la loro piccola opinione;
    magari questi bambini potessero anche avere
    più nutrizione per crescere senza sofferenza e trasformare
    i loro fisici troppo smagriti in belli grassottelli.

    Magari con uno specchio si potessero
    far giungere riflessi verso il Terzo Mondo
    i benefici del nostro progresso
    sicuramente ogni bambino
    ne apprezzerebbe il nostro pensiero profondo;
    magari aumenterebbe la voglia di solidarietà
    per aiutare coloro che vivono al di là nel Terzo Mondo
    che ci sorridono, malgrado la povertà, in modo giocondo
    e non vogliono di nessuno la pietà.

    pubblicata nell’Antologia “Dedicato a poesie per ricordare … ” di Aletti Editore a dic. 2007

    • @Alba Venditti,

      Ci vorrebbe davvero uno specchio magico… Grazie Alba per questi tuoi versi e tanti Auguri di Buon Natale e Buone Feste.

      Robert

  50. Gusci di noci sul pavimento di pietra

    L’ombra di una candela
    tremola sempre sulla parete
    acchiappa l’anima
    la manipola
    la rende fluida e sconveniente.
    ***
    Lei non ha denti
    succhia le noci
    rotte con un martello
    unto d’olio e di sugo.
    ***
    Gusci di noci
    sul pavimento di pietra
    accanto alle gambe
    di rughe e calze di lana.
    ***
    Lei non uccide mai i ragni
    non cattura mai i figli della luna
    li lascia giocare
    sugli occhi stanchi.
    ***
    Il fiasco di vino
    la fede recisa
    vecchia pantera
    quanti amori hai sciolto?
    ***
    Il libro di Ginsberg
    ha due pagine strappate
    come i bottoni mancanti
    al suo rosso vestito.
    ***
    Gusci di noci
    la neve delle montagne rocciose
    dondola la vecchia pantera
    nel ricordo di lui
    all’ombra di una candela esaurita

    • @Giuseppe Diodati,
      bellissime immagini in insoliti abbinamenti. La vecchia pantera é, infatti, accostata stranamente a gusci di noci, il selvaggio al domestico, in un connubio che ci fa fermare a riflettere sullo scorrere della vita, sull’esaurirsi della candela e della fiamma della vita stessa vissuta con coraggio e una giusta dose di aggressività.
      Auguri
      Lucia Sallustio

  51. I DOLCI DI NATALE

    “Corri, Mariuccia, che la pasta mi si attacca tutta alle mani e non riesco a lavorarla! Versami un po’ di farina e poi vai a prendere ancora un pezzetto di sugna dalla dispensa per imburrare gli stagnini.”
    “Vado, zia” si affrettava a rispondere educata la ragazza mentre si affannava a destra e a manca ad eseguire i rapidi comandi di Filomena. Non faceva a tempo a completarne uno che già la voce della zia risuonava argentina a chiederle qualche altro ingrediente. Sembrava spiritata, con le mani che pizzicavano nervose l’impasto giallo vivo di uova deposte di fresco mentre canticchiava allegra le note natalizie della Santa Allegrezza.
    Mancavano dieci giorni a Natale e l’aria era frizzante ma piacevole quando, al mattino, le due donne si levavano di buonora alle incombenze del giorno che si facevano incalzanti, ora che si avvicinava la grande festa.
    Erano già passati tre Natali da quando Mariuccia era arrivata. Tre anni di acclimatamento e di scoperta che l’avevano distratta dalla nostalgia e dalla tristezza che si era portata dietro con la valigetta di cartone. L’eco della voce della mamma, un tempo rasserenante e desiderata per compensare la rudezza della voce roca paterna, diventava sempre più flebile nelle orecchie, anche se quella stretta di dolore al petto non cessava di farla sussultare ogni volta che il pensiero correva a lei. Tante volte si era sorpresa a gettare indietro quel ricordo per timore di ripiombare nella cupa malinconia. Di certo, se lo riprometteva sempre, l’immagine della mamma sarebbe rimasta indelebile dentro il suo cuore, per sempre associata all’effigie della Madonna e delle Vergini danzanti di quel pittore che pure le avevano detto come si chiamava, ce l’aveva sulla punta della lingua, ma di cui non ricordava mai il nome. Era fiorentino. Di questo era certa. Gliel’aveva detto Marinella, una delle due maestre per le quali lavorava la zia, quando le aveva regalato la stampa come capoletto, il primo Natale in quel paese.
    “Guarda, ti assomigli tutta a questa giovane e, sono sicura, che ti farai bella come lei” le aveva anche detto Marinella, indicando con l’indice una delle tre danzatrici rinascimentali. Ricordava che l’aveva chiamata la Primavera e si era subito innamorata di quelle chiome bionde sparpagliate al vento, seducenti di una bellezza aerea, non terrena.
    Per questo le ricordava la mamma, tanto più che la mamma davvero aveva lasciato questa terra. E lei al mondo che, se non fosse stato per questa zia tutta nervi, l’avrebbe volentieri strattonata.
    Quando si guardava allo specchio, ritrovava qualcosa del volto di sua madre in lei, non troppo. Del resto tutti avevano sempre detto che aveva preso dalla famiglia di suo padre, da zia Filomena. Allora le veniva da ridere, ma per rispetto alla zia che si sarebbe irritata e l’avrebbe subito apostrofata a modo suo, con una di quelle sentenze di vita a bruciapelo, si cacciava giù il fragore della risata e arricciava appena le labbra fino a che le comparivano quelle due simpatiche fossette che facevano intenerire Filomena.
    “Che hai, ora? Che ti stai a ricordare? Su, sbrigati che chi dorme non piglia pesci e noi non ce lo possiamo permettere che se no moriamo di fame! Dobbiamo sbrigarci con questi dolci, domani stesso li porterò alle maestre.”
    Però, se n’era accorta, anche la voce della zia si era addolcita e sembrava celare a malapena un risolino. Ormai non poteva ingannarla più con questa storia della sua inflessibilità. Non se la beveva più. Mariuccia conosceva i suoi punti deboli e sapeva che il buonumore la contagiava sempre. Così come sapeva che avrebbe serbato un vassoio di quei dolci per il loro Natale.
    La zia si fermò un attimo per allontanarsi dagli occhi, con le nocche della mano, un ciuffo ribelle di capelli scuri come la pece che era sgattaiolato dal fazzoletto a rombi rossi, di quelli da corredo maschile forse appartenuto ad uno dei suoi fratelli, che la zia si metteva sempre quando impastava. Quel fazzoletto mitigava i tratti di Filomena, facendola apparire una fornarina affaccendata, svanita dietro i pensieri che la meccanicità di un gesto ripetuto da secoli conciliava.
    Le venivano pure le gote rosse e gli occhi si facevano sorridenti e sognanti come quelli di una ragazzina sperduta dietro il suo primo amore. Quella era la zia Filomena che a Mariuccia piaceva di più e, allora, correva ad abbracciarsela dispettosa sapendo che lei si sarebbe irrigidita come un fusto secco di fronte a quelle civetterie inutili, come le chiamava, che se uno vuole bene ad una persona non c’è nemmanco bisogno di strapazzarselo tutto a quel modo cittadino.
    Non avrebbe mai capitolato, pensava Mariuccia. Ma non disperava. Già la donna aveva fatto progressi e qualche maniera cittadina si era introdotta in quella casa, suo malgrado. O forse con sua soddisfazione?
    “Mariù, ma che ti piglia oggi? Incomincia a pestare le mandorle nel mortaio di pietra che io peso lo zucchero.”
    In quel momento, la campana del Duomo rintoccò sette volte. Sussultarono entrambe e si guardarono negli occhi meravigliate. Possibile? Erano già due ore che impastavano, sbattevano, pestavano, ingrassavano le formine e il garzone del fornaio sarebbe passato alle otto a prendersi la tortiera dei bocconotti da cuocere nel forno nostrano, nell’ampio sottano a due isolati da loro.
    “Te lo dicevo che oggi non vuoi sbrigarti. Forza, figliola, con queste mandorle. Più energia. Dai a me, che faccio prima. Tu, intanto, monta gli albumi a neve. No, anzi, metti due cucchiaini di marmellata di prugne in ogni stampino e due pezzetti di cioccolata”.
    Cambiava idea ogni due secondi, sua zia, ma ci si era abituata. Volubile e tanto testarda. Voleva l’ultima su tutto. Anche se, aveva scoperto, alla fine aveva veramente ragione lei.
    E così fu che pesta e taglia, monta e mescola, tutto l’impasto si accomodò nelle formine che, l’una dopo l’altra, si riempirono di una crema spumeggiante, bianca come la neve, dal fondo della quale, di tanto in tanto, faceva capolino una macchia rossa e densa che Mariuccia aveva il compito di nascondere con un’aggiunta di neve di mandorle.
    Fecero appena in tempo ad accomodarle nella grande tortiera, quella che la zia tirava fuori in occasione delle feste buone, che sentirono riecheggiare a monte della stradina il campanello della bicicletta sgangherata di Minguccio, il garzone del fornaio. Le note stonate di O sole mio cantate a squarciagola dal giovane accompagnavano lo scampanellio.
    Allora Filomena si affrettò a versare un pugnetto di mandorle nel pezzo di carta che aveva avvolto la cioccolata e fece appena in tempo a riporre il barattolo di vetro sotto l’acquaio che sentirono bussare energicamente alla porta.
    “Sono Minguggio il fornarino, avete preparato i dolci?”
    Le due donne si sorrisero e tutta la tensione di quelle prime ore del mattino calò in un istante.
    Il giovane si mise in equilibrio la tortiera sul capo, accompagnandosela con una mano, mentre si ricacciava gelosamente in tasca il soldo e il pugnetto di mandorle che Filomena gli aveva regalato in un raro momento di generosità.
    Lo videro allontanarsi su per la stradina, la bocca ben rimpinzata di mandorle che si affrettava a sbocconcellare prima che il padrone se ne appropriasse indebitamente. Da lontano il foglietto con il nome della pasticcera infilato con uno stecchino in un dolcetto sbandierava alla brezza mattutina che saliva dal mare.
    Mariuccia e Filomena rimasero per un po’ a guardare mentre si allontanava, ritte sull’uscio della porta, quasi a ribadire la proprietà di quei dolci agli occhi degli altri. Poi il ragazzo sparì all’interno di quell’antro rovente alloggiato sotto il livello della strada e ciascuna rimase lì trasognata ad inseguire il proprio mondo di fantasie rintuzzate dall’atmosfera di festa.

    di LUCIA SALLUSTIO
    Pubblicato nell’antologia
    NELLA NOTTE DI NATALE- Racconti e poesi sotto l’albero
    AA.VV. edita da GIULIO PERRONE EDITORI –I edizione Dicembre 2007- pagg. 92-96

    • @LUCIANA,

      …le mandorle, sapore di Puglia. La nostra bella terra di Puglia. Bellissimo racconto. Grazie Luciana e Auguri di Buon Natale e Buone Feste per te ed i tuoi cari.

      Robert

      • @Robert,
        Sono le 17.26. E’ Natale, un bellissimo e sereno Natale in famiglia. Tavole imbandite, ricche, traboccanti d’ogni leccornia, pur nella semplicità quasi arcaica dei piatti. Sapori nostrani, d’un tempo, non sofisticati eppure così preziosi. Mandorle, miele, vin cotto, sughi, frittelle. Beh, non é un ricettario, anche se nei miei racconti il cibo ha una valenza forte e ricorrente. Insomma, a quest’ora della giornata di Natale, io sono in rete, a ritrovare il calore della presenza dei miei amici poeti, volti noti e no, ma che sento molto vicini a me, al mio sentire.
        Grazie a te che hai saputo lasciarmi un preziosissimo regalo con le tue parole di apprezzamento. Ora sono più che felice, c’é qualcuno che mi legge, mi apprezza, condivide, per conterranietà, le mie emozioni così intrise di terra di Puglia.
        Dolci di mandorla, cartellate al miele o al vin cotto e un bicchiere di moscato di Trani. Brindo a te, Robert, alla Redazione e a tutti noi nel blog insieme nel 2009 ancora.
        Lucia Sallustio

    • @LUCIANA,
      è un racconto bellissimo, in cui trovo suggestioni, sapori e odori che appartengono anche alla mia terra, l’Abruzzo. Bravissima, Luciana, come sempre.
      Ti auguro le cose più belle per un Nuovo Anno denso di serenità e successi.
      Con affetto
      Daniela

    • @LUCIANA,
      Ciao Luciana, non ti conoscevo ma oggi, mentre leggo le cose di questa BLOGOSFERA natalizia, ti sento accomunata dal mio descrivere nei racconti gli affetti, i gesti, i cibi che ci fanno ricordare momenti belli passati, che ci fanno venir voglia di portare avanti tradizioni e consuetudini. Leggimi anche tu, ti prego, e dimmi il tuo parere, scriverci l’un l’altro avvicina come abbracci! Ciao, Buon 2009 da Beatrice Bausi Busi

  52. Tanti Auguri a di Buon Natale a tutta la Redazione e a tutti componenti questo bellissimo Nucleo di scrittori.
    Gli Auguri sono per un felice Natale esteso a tutte le persone che soffrono, per mancanza di pace nel Mondo.
    Una pace vera e duratura fra tutte le genti e tutti i popoli della Terra.. La cultura della pace è rispetto delle diversità e soprattutto sicurezza nelle proprie convinzioni morali. Pace è la mancanza di paura nei confronti delle diversità e dei problemi che possono comportare.
    Aff.mo
    Sergio Doretti.

    • @sergio doretti,
      Gli auguri del santo Natale, rievocano lo scambio della pace. Di pace vera fra tutti i popoli della terra. Grazie!
      Con affetto
      marinella(nonnamery)

  53. IL NATALE DEL MARE

    La grande Balena Spoom confusionaria lo era sempre stata, ma adesso, agitatissima com’era per i grandi preparativi del
    Natale, non aveva tempo per nessuno. Era dunque perfettamente inutile che i cavallucci marini, messaggeri dell’oceano, le dessero continue informazioni sui nuovi arrivi di divi e celebrità marittime e rivierasche: lei era ormai troppo impegnata nella ricerca di Sgaloppino, un pesciolino furfantello che, diceva lei, aveva avuto la malaugurata idea di assegnare al corpo del coro principale del concerto di Natale.
    Proprio una settimana prima della sua scomparsa, la balena Spoom aveva infatti detto al pesciolino capriccioso: “La tua ugola d’oro merita una sistemazione di riguardo nel coro per la più bella festa dell’anno!” E dopo prove e controprove, alle quali Sgaloppino arrivava ostinatamente sempre in ritardo, la conferma della sua celestiale bravura era però stata unanime.
    “Tu sarai il solista principale del coro!” aveva decretato la balena con un sorriso a pieni dentoni e le branchie rigonfie in avanti, mentre nuvoloni di spruzzi alti cinque metri, provenienti dal suo dorso, avevano abbeverato due poveri pescatori intirizziti dal freddo che, sulla loro debole imbarcazione, speravano di portare a casa un po’ di pesce fresco per la cena di Natale.
    Adesso, però, il caos era proprio dei più totali e le lamentele dei cavallucci marini sempre più incalzanti.
    “Spoom, Spoom, sono arrivati i costumi per i pesci pagliaccio! Guarda che colori e che stile!
    “Spoom Spoom Spoom, le meduse vorrebbero sapere a che ora è fissato il loro saggio di danza!”
    Spoom, Spoom, le ostriche a forza di provare e riprovare il sorriso di Natale, hanno ingoiato tanta di quella sabbia che tossiscono in continuazione e una di loro ha già cominciato a fare delle strane perle tutte marroni…! E invece le perle da regalare a Gesù devono essere bianche, anzi bianchissime!”
    “Balena Spoom, per carità, il pesce martello non ce la fa più a battere il tempo della musica con la testa! Gli abbiamo messo già 5.600 cerotti, ma non sappiamo se resisterà ancora per molto!”
    “Spoom, Spoom, il calamaro Nerone, ha dimenticato che deve risparmiare il suo inchiostro nero, nero, per scrivere la letterina di Gesù e bisticciandosi con Musodisqualo, gli ha rovesciato addosso tanto di quella pece liquida, da farlo assomigliare ad un vampiro nella notte di Halloween!”
    “Basta! Così mi farete impazzire, per Dio! sbraitò nervosamente la balena Spoom “Non posso pensare a tutto io! Mobilitate le murene. Quelle sapranno certamente come far rigare dritto tutti!”
    “Impossibile, capo! Le murene sono già state chiamate a raccolta per avvistare gli uccelli predatori dei pesci del mare!”
    “Ma no, anche gli uccelli predatori, nel giorno di Natale hanno garantito la loro non-belligeranza nei nostri confronti. Non ricordate? Oh, povera me! Che disastro e di quali collaboratori distratti ed incompetenti mi sono avvalsa. Oltretutto – pensò la balena Spoom – senza coro, non ci sarà nessuna festa di Natale…E allora addio ai buoni propositi ed alle solenni promesse di bontà!”
    All’improvviso, si sentì il canto del pesciolino Sgaloppino riecheggiare per tutto l’oceano e si videro le bollicine uscire dal suo musetto. Esse si ricoprirono, per incanto, del più pregiato oro e del più vivido argento.
    Il canto paradisiaco del pesciolino diede forma alle bollicine che, risplendendo come stelle, si disposero a forma di culla.
    In quel lettino, dondolato dai movimenti dell’acqua, era adagiato il piccolo e buon Gesù.
    E già, l’irriducibile pesciolino Sgaloppino, era stato l’unico che, fra il caos di tutti quei preparativi, aveva pensato alla cosa veramente essenziale: quella di cercare Gesù.
    Egli, infatti, non ha certo bisogno di molto per arrivare in mezzo a noi: basta solo che qualcuno lo cerchi con tutto il cuore, nella semplicità di ogni giorno.

    • @Marina Maria Josè Riotto,
      Complimenti ! Non solo le favole affascinano i bimbi ma anche gli adulti, come me . Davvero una storiella di Natale , dove trova spazio la tenerezza e il sorriso. Grazie.

      marinella (nonnamery)

  54. Oggi è un pò nostalgia
    uno sguardo verso l’Infinito
    dell’AnimaMia.
    Questo strappo nel cuore che non trova pace
    sgocciolando dentro lacrime di mani
    dove tutto grida e nulla tace.
    La promessa suggellata di un dono ritrovato
    un sogno avvolto in carta di antico passato
    e in questo tempo non ancora scartato.
    Ma la speranza non è ancora svanita
    e gli occhi smarriti
    son solo cocci di specchio di stella impaurita.
    La mia piccola e fragile vita
    piano sembra scivoli via
    tra le stanche e logore dita.
    Eppure quella bellezza è troppo preziosa da non sfiorare
    cercare di toccare ed accarezzare
    che dal profondo sale e non mi lascia respirare.
    Una preghiera alla luna fatata
    che porti fortuna
    alla mia più dolce e splendida follia alata.

  55. Natale 2008

    Mentre la notte armeggia con furore,
    discreta la Tua voce
    di bellezza avidi sommuove agli occhi
    il raro sfolgorare dell’aurora
    e l’ anima deserta
    rapita in un abbraccio.

    © francesco ballero – dicembre 2008

    Che la nostra anima si faccia deserto…
    Che questo deserto sia riempito dal Suo abbraccio…

    BUON NATALE

    • @francesco ballero,
      Ciao Francesco, dolcissima poesia.
      Mentre sommuove la bellezza della “Sua” voce,
      questo deserto sia riempito da “Suo” abbraccio.

      Complimenti.

      marinella(nonnamerY)

    • @francesco ballero,

      Caro Francesco, ti invio i miei più sentiti Auguri di Buon Natale e Buone Feste. Grazie di cuore per la poesia che ci hai donato durante tutta la Stagione letteraria.

      Robert

  56. buon giorno a tutti~sono Chang~ecco le mie poesie~sono già tradotte in cinese~

    un saluto dalla CINA~
    chang
    __________________________________________

    RICORDO( due)

    1
    sei sole, sei fiore
    sei tutti i piu’ bei pomeriggi di settembre
    quando vai londano via da me
    e’ appassito il mio volto ridente

    2
    il giorno che devi partire
    il vento tira piu’ forte
    ed io colgo una mia lacrima
    e la metto sui tuoi capelli

    回忆两则

    1
    你是艳阳高照,你是鲜花铺地
    你是九月里每一个午后,让人沉迷
    那一天,当你离我远去
    凋谢了,我嘴角的笑意
    2
    而你终于走了
    这一天,风也萧萧
    随手摘一朵模糊的眼泪
    别在你已被吹冷的鬓角

    • oh ~il mio nome cinese e’ 张昶~
      值此佳节来临之际,祝大家圣诞快乐,新年幸福~
      Ora che si avvicinano le feste natalizie voglio che vi giungano i miei piu’ affettuosi auguri di BUON NATALE e di un felice ANNO NUOVO~

      • @ZhangChang,
        è veramente straordinario poter conoscere e leggere il candore e la delicatezza delle immagini espresse da un poeta cinese

        Andrea Masotti

    • @ZhangChang,

      magia di internet… Dolcissimi versi giungono persino dalla lontana Cina. Benvenuta ZhangChang nel salotto di poesia di Nicla Morletti!

      I nostri migliori Auguri di Buon Natale e Buone Feste per te!

      Robert

    • @ZhangChang,
      Non so quando sarà il Capodanno cinese, ma vorrei farti gli auguri e ringraziarti per quelli fatti a noi, abbracciandoti nel comune sentiero della poesia. BUON ANNO! Beatrice Bausi Busi

  57. Il gatto di Sabrina

    Il gatto di Sabrina
    è innamorato perso
    di una pantera nera
    del circo di Berlino.
    ***

    E intanto i merli gongolano
    lo prendono anche in giro
    quel prode cacciatore
    si è perso pure il pelo.
    ***

    Ed io lo consolo
    parlandogli degli occhi della padrona
    specchiati sopra i vetri
    della mia cucina.
    ***

    Il gatto di Sabrina
    recita poesie
    alla pantera nera
    del circo di Berlino.
    ***

    Ma quella lo confonde
    con strani ragionamenti
    di rischi e tormenti
    e guarda un gran leone.
    ***

    Ed io lo consolo
    con una bottiglia di rosolio
    e una canzone stramba
    sulle gambe della sua padrona.

    ***
    E intanto i merli cantano
    di quell’amore folle
    danzando una polka
    sul balcone di Sabrina.

  58. La farfalla e la bambina

    La primavera veste i prati di mille colori. Solo qualche mese fa era un manto uniforme di bianco, ma adesso spuntano qua e là le prime margherite e i rami delle piante si adornano come per magia di foglie e fiori. Il torrente ghiacciato come per incanto è tornato a gorgogliare, a far sentire nuovamente la sua voce amica. E’ bella la primavera, pensa la bambina mentre esce da scuola. E’ felice. La maestra l’ha interrogata e lei ha risposto bene a tutte le domande. Ha un pesante zaino sulle spalle ma non le pesa. Anche la neve era bella, ricorda, coi suoi riccioli bianchi di fata, col suo manto soffice che attutiva il rumore dei passi di un mondo incantato, ma insieme ai giochi di allora, fatti di pupazzi e di palle da lanciare, le ritornano alla mente spari, e grida soffocate. In qualche punto la neve si tingeva di rosso, spegnendo per un momento nei suoi occhi il sapore del gioco. Ma era solo un attimo, il tempo di chiuderli e riaprirli e il divertimento ricominciava. Adesso tutto sembra finito, tra poco tornerà a casa nella città tornata silenziosa dalla mamma e dal papà. Accanto a lei abitavano due bambini coi quali giocava spesso, al ritorno da scuola. Adesso non ci sono più. Qualcuno le ha detto che erano nemici e da allora non li ha più visti. Non sa che fine hanno fatto, nessuno gliel’ha detto e lei non riesce ad immaginarlo. Chissà, un giorno se li vedrà di nuovo davanti come un tempo, e giocherà con loro come se niente fosse successo. La bambina non sa perché la gente si odia, perché d’un tratto chi le è stato sempre amico diventa un nemico. Per lei i bambini sono tutti uguali, e con tutti può giocarci allo stesso modo, appena finiti i compiti, finché non giunge la sera e il buio impedisce di continuare a rincorrersi. Non conosce l’odio che nasce dall’appartenere a differenti religioni, o ad etnie diverse, almeno non ancora. La bambina percorre il viottolo che dalla scuola la conduce a casa. Cinquecento metri, forse qualcuno di più. L’aria primaverile, già calda, rende il pesante cappotto verde che indossa una piccola tortura. Ma può resistere, non le manca molto, già s’intravedono le prime case di una Sarajevo mutilata. Muri ridotti a macerie, tetti divelti, vetri frantumati alle finestre. Qualche casa però non sembra aver subito molti danni. Anche la sua ha resistito bene all’inverno appena trascorso, e con l’arrivo della buona stagione, così le ha detto il papà, sarà restaurata. Saranno tappate quelle falle proprio davanti alla porta di casa, di quelle ferite di mortaio che lasciano intravedere il rosso vivo dei mattoni non resteranno che cicatrici da dimenticare. Dei brutti sogni che la svegliavano di notte di soprassalto rimarranno solo stemperati ricordi. D’un tratto una farfalla attira la sua attenzione. Che bella! Le sue ali sono di mille colori, tra questi si distinguono il rosso, il giallo, e un blu intenso che le ricorda il mare. Due piccoli occhietti alle estremità delle antenne la osservano, due piccoli occhietti neri che sembrano sfidarla, “dai, acchiappami”. La bambina la rincorre, felice: sta per raggiungerla ma non appena le sue manine si serrano l’insetto vola via. Peccato! E’ un bel gioco, pensa la bimba, continuando l’inseguimento. Un cecchino alla finestra di un palazzo diroccato prende la mira. Nella trama del mirino si materializza una figura verde in movimento. Due spari, uno per colpire, l’altro per essere più sicuro di aver colpito il bersaglio. La bambina non si accorge degli spari, e del sottile fiotto di sangue che le esce all’altezza del cuore. Sente solo una fitta, ma non è poi così dolorosa, pensa, la farfalla si è posata sull’erba a due passi da lei e adesso può davvero acchiapparla. Sorride, la bambina, quel gioco la stava appassionando, anche la farfalla sembra sorriderle dalla fessura ormai semichiusa dei suoi occhi spenti, “acchiappami”, sembra dirle ancora. Poi la bambina cade a terra, la farfalla vola via lontano, ma il gioco continua oltre quel corpicino ormai senza vita, continua su quel sorriso radioso di bimba che le è rimasto sul viso, incurante del freddo che è sceso improvviso a ghermire la primavera. Continua nell’azzurro infinito dei suoi occhi il volo della farfalla dai mille colori.
    Lenio Vallati

    • @lenio vallati,

      Ciao Lenio,
      Il tuo racconto è molto bello anche se è velato dalla tristezza per come *vola via* questa bambina.
      Se chiudo gli occhi, mi sembra di vederla correre dietro a questa bellissima farfalla colorata, forse nei suoi occhi non è rimasto solo lo scintillio, dei mille colori di queste ali che andavano verso il cielo, ma nei brevi istanti che le rimanevano ha sognato la sua casa senza i buchi dei proiettili che lasciavano vedere i mattoni rossi..perchè questa volta è lei che hanno colpito, lasciandola senza vita, ma nell’atrocità di questo gesto, non sono riusciti a colpire il sorriso che è rimasto sul suo viso.

      Un caro saluto Lenio
      tanti auguri di buon Natale e BUon 2009
      Maria Luisa

      • @Maria Luisa Seghi,

        Carissima Maria Luisa, vedo che il mio racconto ti é piaciuto, certo é un pò triste ma tutte le cose belle lo sono. E poi é reale, e la realtà non é solo quella di uno splendido sorriso, ma tu questo, essendo un angelo, lo sai, perché sono gli angeli che portano nel cielo i sorrisi di tanti bambini innocenti che muoiono per colpa degli uomini. Grazie per i tuoi auguri di Natale e di Buon Anno Nuovo, augurissimi anche a te e alla tua famiglia, a risentirci, io senz’altro vado a commentare le tue poesie e poi ti dirò le mie impressioni, speriamo che il nuovo anno ci porti tante soddisfazioni in campo letterario, un abbraccio, Lenio.

    • @lenio vallati,
      Sai Lenio, quando anni fa Bruno e io viaggiammo attraverso l’allora Yugoslavia, per una serie di avvenimenti imprevisti non potemmo sulla via del ritorno visitare, come ci eravamo ripromessi, nè Sarajevo nè Mostar. Il destino ha voluto che se ci andremo vedremo ricostruzioni, e non più edifici originali nella loro bellezza unita al valore dato dal tempo, dalle vite che li avevano animati e resi unici con lo scorrere degli anni, dei secoli. Ma le vite “volate via”…quelle non potremo ritrovarle che SENTENDOLE nell’anima e questo non è dovuto a catastrofi naturali che potresti comprendere anche se non accettare, come terremoti o altri cataclismi, ma al barbaro volere dell’uomo. Speriamo che i troppi cecchini che ancora esistano siano presto colpiti al cuore dai dardi del cambiamento, della vergogna per ciò che fanno, del pentimento. Beatrice B B

  59. ill giorno in cui ammazzarono Wild Bil Hickok

    Il giorno in cui ammazzarono Widl BIll Hickok
    bevevo birra nera al saloon di Katy
    Kety che sorride
    anche quando fuma canapa indiana
    ***
    Le porte della stazione
    si riempirono di fumo
    il giorno che ammazzarono
    lo sceriffo Wild
    ***
    Per colpa di quel cretino di Jack Mac Call
    per colpa di uno strabico
    figlio di lattuga
    ***
    Passammo la notte
    a ricordare i nostri giorni
    con Titty che cantava la sua nenia
    e Cristy che diceva
    che l’amava più di un geco.
    ***
    Il giorno in cui ammazzarono
    Wild BIl Hickok
    ripresi la mia pistola
    dal banco dei pegni
    ripresi la mia pistola
    con i colpi presi a rate
    da un cinese torbido
    figlio di un fine settimana

  60. STORIA D’UNA BELLA SIGNORA

    Tanti anni fa, quando ero molto giovane, ricordo che rimasi stupita per una circostanza alla quale fui presente. Ero al mare, una sera, a mangiare la pizza. Assieme a me, i miei famigliari e alcuni loro amici. Tra di loro, una bella signora che, all’epoca, avrà avuto una cinquantina d’anni ma che, ricordo, perfettamente, era molto, molto bella, fine, dolce. Però era sola. Sapevo, vagamente, della sua triste storia coniugale, con un marito che la lasciava spesso per altre storie e che, in più, si diceva non fosse per niente bello. Ebbene, allora non c’erano i telefonini, per cui certe visite forse, si aspettavano con ancora più ansia. Ad un certo punto entra un signore corpulento, dall’aspetto quasi rozzo. Lei si alza. Sorride. Sembra che abbia visto il sole. Gli va incontro e lo bacia, mentre lui, in uno stato di quasi completa indifferenza, più che guardare lei, saluta e osserva tutto il resto della compagnia…
    Date le ultime notizie, questa bella signora sta combattendo, da sola, contro il cancro, tanto che da casa all’ospedale deve chiedere l’aiuto di un taxi. Tuttavia ho saputo che, negli anni successivi a quell’estate era stata l’unica che si era presa cura di quello che ormai era diventato l’ex marito. Si, quell’uomo rozzo e insensibile non solo l’aveva lasciata sola ed era andato a vivere con un’altra ma, quando lui stesso aveva avuto bisogno, aveva avuto ancora una volta LEI a disposizione durante la sua malattia. Non so se, almeno per riconoscenza, le abbia lasciato qualche soldo poco prima di morire. Ma credo che, di questo, a lei non sia interessato un bel niente…
    Tutte le volte che, negli anni, mi é venuta in mente questa triste storia, ho provato a cercare di capire cosa poteva essere passato nella mente di quella bella signora per aver fatto sì che lei avesse continuato ad amare chi, a tutti gli effetti, non era mai stato degno del suo amore.
    Ora che sono io ad avere l’età di quella donna, forse qualcosa ho capito…Sarebbe facile chiudere il post con la solita frase: L’AMORE E’ CIECO…ma non é abbastanza. Secondo me l’unica colpa della bella signora (se colpa si può chiamare) é stata quella di essere stata innamorata sempre e solo di lui. E quando si é innamorati, il cuore prende una direzione, e quella rimane, accada quel che accade. Anche l’infelicità non serve ad allontanarti dall’oggetto del tuo amore. Credo sia un po’ come assistere un figlio malato che, si sa, non potrà mai guarire: anche se lui non ti guarda, non ti sente, non si accorge, quasi, di te.. quello é il tuo posto e non ce n’é nessun altro al mondo dove vorresti stare…….

    • @annalisaeffe,

      Carissima Marinella,(Nonnamery)
      ho letto e riflettuto sulla storia “una bella Signora” da te magistralmente documentata. Si nota che questa Signora aveva profondo il senso dell’onore e della “parola data”, ma questo fa riflettere: il senso dell’onore e della parola data era solo da parte della Signora?
      Un nostro antico paesano diceva “libertà vò cercando si cara” che io traduco:questa Signora aveva la libertà di fare quello che lei credeva e quello che lei disponeva.
      Noi esterni si può solo prenderne nota e basta perché, secondo il mio modesto punto di vista, le eventuali altre iniziative appartengono solo alla protagonista del racconto.
      Purtroppo la storia ci fa soffrire, ma putrtoppo non ci possiamo mettere bocca.
      Complimenti per il racconto e affettuosi saluti.
      Sergio

      • @sergio doretti,
        Caro Sergio, chi ha scritto la storia non é Nonnamery, ma io, Annalisa. Ti ringrazio del commento, che tuttavia, mi é difficile cogliere nella sua essenza. Il mio solo scopo era quello di far comprendere come l’amore, quando é vero e profondo, può essere vissuto anche nella sofferenza, senza avere il bisogno di andare a cercare altrove nuove storie…

    • @annalisaeffe, cara annalisa, io mi ero reso conto dell’errore di indicazione e l’ho fatto presente però il commento era già partito.
      Grazie della precisazione e saluti.
      sergio

  61. LI CQUATTRU CULONNE

    Tàulini, unu ti nanzi a ll’addhrù,
    nui ssittati,
    spittamu lu cafè.
    Nu rricgalu, a stà scìurnata ti cautu,
    ti sciroccu ‘ncuddhrùsu.
    Facci furastere picca, simu tutti paisani,
    addhrì tiempi,
    cquandu ‘nc’èranu l’emigranti.
    Nimu ‘mbarbaruti,
    sé ppiersu puru ddhrù picca ti llìatu ca rriava a Natale ea Ferragostu.
    Ae motu tiempu oramai, ca nno ssi etinu cchiùi,
    cote ti orpe mpesa a lli mmachine.
    Spittamu, spittamu lu premiu ti lu cguernu,
    cu llu spindimu.

    LE QUATTRO COLONNE

    Tavolini da bar, uno a fianco all’altro,
    noi seduti,
    aspettiamo il caffè.
    Ci concediamo un piccolo regalo,
    in queste giornate di caldo opprimente,
    dallo scirocco umido e molliccio.
    Volti sconosciuti pochi,
    tutte facce del luogo,
    tempi passati,
    quando apparivano gli emigranti.
    Diventiamo sempre più poveri,
    abbiamo perso quell’oro che arrivava a Natale e a Ferragosto.
    E’ parecchio tempo ormai,
    che non vediamo più portafortuna appesi nelle macchine.
    Aspettiamo, aspettiamo il premio che il governo ha deciso di donarci,
    per festeggiare il Santo Natale.

  62. Un romantico ricordo.
    Nel silenzio della vita,
    in quel romantico tramonto,
    rispecchiato nei tuoi occhi,
    la notte si affacciava,
    grande e misteriosa,
    in uno spazio immenso,
    illuminato dalla luce
    di un amore, grande
    ed infinito,
    e vicino lo sentivo,
    nella luce del tuo cuore.
    Quella stella,
    bella e misteriosa,
    dall’infinito cielo
    ci guardava da lassù.
    Ora mi specchio nel tuo mare,
    e il calore del tuo amore,
    mi arriva da lontano.

    • @sergio doretti, la tua tenera poesia indica, secondo me, che il romantico ricordo del tuo amore brilla ancora nei tuoi occhi come le stelle del firmamento e batte nel tuo cuore all’infinito pur sapendo che il bellissimo tramonto lo ha avvolto con sè. Chissà che a quel tramonto, ormai così lontano, non sussegua l’alba di un nuovo giorno d’amore!

      • @Alba Venditti,
        Cara Alba,
        Grazie infinite per il tuo gentile commento che mi ha portato a rivedere la luce dell’amore
        Ovviamente Lei è sempre nei miei pensieri e qualche volta il pensare a Lei mi aiuta anche nei vari impegni della mia vita come ad esempio il volontariato dove certi compiti li accumuno alla Sua presenza perché anche Lei era parte dell’Associazione.
        Tante grazie e sinceri auguri di Buon Natale .
        Aff.mo
        Sergio

    • @sergio doretti,

      bellissima poesia la tua, scritta con la penna dei ricordi. Parli senz’altro di un amore che non c’é più, eppure é ancora vivido nei tuoi occhi e nel tuo cuore come una stella che brilla luminosissima nel cielo. L’inchiostro dell’amore, caro Sergio, non sbiadisce mai, nemmeno dopo lunghissimi anni, ed é l’unica cosa eterna della vita. I miei più vivi complimenti insieme al ringraziamento per essere intervenuto alle mie presentazioni. In te ho trovato non soltanto un grande poeta ma anche un grande amico. A risentirci, un abbraccio, Lenio.

      • @lenio vallati,
        grazie Lenio per il tuo bellissimo commento che ho molto gradito.
        Si è vero, è sempre presente e la accumuno al mio impegno nel volontariato dove era anche lei.
        Grazie di nuovo e tanti aff.si saluti e auguri per il prossimo Natale.
        sergio

  63. CONNESSIONE

    M’interessa il mondo
    m’interessa la vita

    la linea curva e il quadrato
    la bolla di sapone o le Piramidi

    il muover lento della coda
    d’un cane stanco e il mare

    delle campane la voce squillante
    quella sorda del tuono.

    Tutto m’imbeve
    di tutto sono intrisa

    zuppa d’emozione
    disfatta d’empatia

    e quando un nuovo essere nasce
    o v’è chi muore

    l’anima mia
    gli è compagna d’attraversamenti

    che mai sono
    definitive paratie.

    • @Beatrice Bausi Busi,
      Ciao Beatrice,
      E’ bello il modo con cui guardi il mondo e la vita, dalla cosa più evanescente come una bolla di sapone, alla straordinaria bellezza delle Piramidi.
      E’ così che andrebbe vissuta la vita, ma…quanti ci riescono ?
      Tu ci riesci molto bene perchè le tue parole escono dal cuore.
      Un caro saluto

      Maria Luisa Seghi

      • @Maria Luisa Seghi,
        cara Maria Luisa, oggi scorrevo questi testi e mi sono “imbattuta” n questo tuo commento, del quale ti ringrazio, aggiungendo i miei auguri per te e per coloro che ami per il proseguimento di questo anno neonato… e perciò tutto in DIVENIRE! Ho letto anche che conosci Caterina del Taxi tutto fiori e farfalle: se la incontri, abbracciala per me! Beatrice

    • @Beatrice Bausi Busi,

      Cara Beatrice, certo che la vita ci interessa, e non perché siamo degli impiccioni o dei curiosoni, no, ci interessa in tutte le sue sfaccettature e sfumature, dalle persone agli animali alla natura, dalle cose più importanti alle piccole cose quotidiane. Ci interessa perché amiamo il mondo e la gente, perché la vita degli altri, con le gioie e simpatie, appartiene anche a noi. Ancora una volta dimostri, cara Beatrice, di essere non solo una brava poetessa ma anche, e questo é ancora più bello, di possedere un grande cuore. Un abbraccio, Lenio.

  64. Così è la vita

    Ricordo ancora il viso di mia madre quando le presentai la ragazza che avrebbe dovuto sostituirmi dalle sei del mattino alle ore 13 dei giorni ad avvenire.
    Il viso rigato dalle lacrime lacerò il mio cuore, già afflitto per la sua grave malattia.
    Avevo resistito più di quanto io stessa credessi. Viaggiavo tutti i giorni da Capoterra alla Clinica Sant’Anna a Cagliari, dove mia madre era stata ricoverata.
    Il mio amore per lei era più grande della stanchezza.
    Avevo deciso che le sarei stata vicino finché avessi avuto linfa.
    Mia madre era l’amica, la sorella che non avevo avuto.
    Ma non avevo fatto i conti con lo stress. Pian piano stava rubandomi la libertà di pensiero. Decisi con grande sofferenza di farmi aiutare da una badante. La Via Roma, lungo la panchina del porto, era diventato un centro di ritrovo per donne di tutte le etnie. Non avevo altra scelta, se volevo una badante (su quattro piedi), dovevo cercarla tra loro. Elena si presentò subito bene. Era disposta a lavorare ma alle sue condizioni. Accettai. I primi giorni le stetti accanto per rassicurare mia madre, per insegnarle come avrebbe dovuto agire con lei. Mamma ormai parlava a monosillabi e con gli occhi. Elena imparò velocemente le istruzioni. Ogni mattina alle sei doveva essere in servizio. Doveva lavarla, cambiarle la biancheria, imboccarla. Soprattutto, però, doveva essere paziente, darle affetto e farsi amare. I giorni passavano e mia madre di giorno in giorno accettava la compagnia di una donna venuta dall’est in cerca di fortuna. Elena era immigrata dalla Ucraina, aveva 35 anni . Avevo raccontato che veniva a lavorare in Sardegna da alcuni anni. Lasciava la famiglia (una ragazza di sedici anni e un ragazzo di quattordici con il marito) per guadagnare i soldi per il futuro dei figli. Con il denaro ricavato i primi anni, aveva fatto ingrandire l’officina di suo marito. A breve le sarebbe scaduto il permesso di soggiorno e sarebbe tornata a casa per trascorrere il Natale con i suoi ragazzi. Brillavano i suoi occhi, mentre mi confidava che non vedeva l’ora che giungesse quel giorno. Mi tuffai nei suoi laghi azzurri e la immaginai tra le sue mura. Un albero altissimo scintillante di luci e d’amore trionfava in una grande sala e l’aria che si respirava profumava di boschi verdi come i prati della serenità. Per tutto il periodo che mia madre stette in ospedale, la giovane donna la curò come fosse sua madre. Non fui gelosa. Le fui molto grata. Imparammo a volerci bene proprio come due sorelle. Ma un giorno… il destino ci divise. Elena rimarrà sempre nel mio ricordo.

    • @nonnamery,
      .Cara Nonnamery,
      Mi hai trovato a condividere il tuo racconto molto triste ma anche, permettimi la definizione, anche romantico., perchè vi sono delle badanti che molte volte si affezionano alla persona a cui fanno compagnia-. ed entrano in rapporto affettivo con la persona assistita
      Nel più delle volte si sentono persone e respirano un senso di libertà ciò che non avevano nel loro paese di origine e che non avrebbero avuto se libere in attesa di occupazione.
      Complimenti e affettuosi saluti-
      sergio
      http://www.manualedimari.it/blog/autori/author/sergio-doretti/

      Nadia

    • @nonnamery,

      Cara Nonnamery, l’amore non ha confini, si può amare una persona che non ci é niente come fosse nostra madre. Bellissimo e intenso questo tuo racconto che mi riporta alla mente mia suocera, anche lei affetta da grave malattia ed assistita fino alla morte da una badante. Talvolta giudichiamo male queste persone che si trovano lontano dalla loro terra e dai loro affetti e sono tra noi in cerca di lavoro per sfamare la propria famiglia. Complimenti, nonnamery, per questo tuo bel racconto e tanti, tanti auguri di Buon Anno e di un felice anno nuovo a te e alla tua famiglia, a risentirci comunque prima delle feste, Lenio.

  65. Pensieri e angeli,
    canzoni e poesie.
    Io e la solitudine dentro,
    in questo corridoio lungo una vita.
    Tutt’intorno il buio,
    i passi incerti nella malinconia che ora mi avvolge.
    Nel petto un battito che travolge,
    il respiro che manca.
    Le ferite che segnano,
    argino quelle lacrime di sangue con le mani.
    Ti stringo stretto dolce cuoremio
    cercando una Luce nell’Anima.
    Sul bordo dell’oblio,
    volgendo gli occhi al cielo.
    Fa troppo freddo così,
    e manca qualcosa o forse qualcuno.
    Occhi che mi sorridono ,
    mani che mi cingono e mi sorreggono.
    Vento e stelle
    luna e ali.

    • @NellAnimaMia, Carissima
      la tua poesia molto bella, ma anche triste mi ha fatto riflettere, ma io ci vedo una speranza, forse, come dici “volgendo gli occhi al cielo” potresti incontrare una stella che ti ama e ti guida in questa vita.
      Forse una nube che ti vuole bene potrà far piovere sul tuo cuore una pioggia di felicità.
      E dopo la pioggia un arcobaleno lo vedrai brillare nel cielo.
      Tanti auguri.
      sergio doretti..

  66. Buongiorno Amore….

    oggi sono così….Oziosa

    Indugio ancora tra i resti del sogno…

    li gusto fino in fondo

    Il giorno è già qui

    ha sollevato le piccole persiane

    della mia camera

    Si insinua cercando di svegliarmi

    mi solletica per invitarmi al nuovo giorno

    mi chiama con il tono allegro.

    Correrò fuori

    ad annusare i primi bisbiglii

    ed avrò in mente solo

    l’eco dei tuoi baci

    e il fruscio delle lenzuola .

    Vita…Vita

    c’è la Vita

    fuori

    e

    dentro

    di

    Me….

    • @rossoamarena,

      “Vta… Vita… c’è la Vita dentro e fuori di me”. Bellissima questa chiusura. Auguri di Buon Natale e Buone Feste per Rossoamarena!

      Robert

  67. Stranamente felice,
    tra soffici boccoli neri e fiocchi di neve mescolati.
    Alzo gli occhi al cielo,
    mille stelline candide mi danzano intorno.
    Cristalli che si posano e si sciolgono,
    sorrido e mi lascio baciare.
    Il freddo scompare,
    la pelle calda sospira.
    Nuova e piccola lacrima appare,
    scivolando tenera ed impaurita.
    Magica sensazione che invade il corpo e l’AnimaMia,
    silenziosa e dolce carezza nel cuore.

  68. LADRO DI SOGNI

    Vorrei saperti immersa nei tuoi colori
    o tra i piccoli laghi della tua Brianza
    piuttosto che nel silenzio senza più parole.

    Vorrei saperti serena
    la mia pace sarebbe completa.

    Vorrei poter leggere nei tuoi occhi
    il pensiero silente
    che si è portato via la nostra amicizia
    come un ladro di sogni senza pietà
    per l’anima sconfitta
    che avanza nei verdi pascoli di cielo
    dove va a morire il mio tramonto.

    Tra speranza e desiderio di presenza
    aspetto un domani arcobaleno
    dipinto da angelo pietoso
    che ci ha visti vicini, amici.

    • @nonnamery,

      bellissima davvero questa poesia, nonnamery, bellissima l’idea di un ladro che si ruba l’amicizia. Ma nel silenzio senza più parole l’importante é che l’amica stia bene. Meravigliosa, un abbraccio, Lenio.

    • @nonnamery,
      Cara Nonnamery
      Messaggio per il ladro di sogni: la notte è un’amica che tra i guanciali e le coperte ti regala meravigliosi sogni. Tutti questi sogni che accumuli,rubandoli a destra e a manca, cosa ne fai?
      Perché non ne regali qualcuno a persone che sono tristi e non possono sognare.?
      Sarebbe un regalo meraviglioso per questi amici-
      Complimenti pe questa bella poesia –
      Io la intrerpreto come un invito al ladro affinchè utilizzi la refurtiva per aiutare le persone che soffrono.
      Cari saluti.
      Sergio.

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