Poesia e solidarietà

387
685

11-15 ottobre 2008 – Partecipa all’Iniziativa letteraria “Poesia e solidarietà”, organizzata in collaborazione con il Portale Manuale di Mari – Poesia e letteratura nei mari del web e Nicla Morletti in occasione della Campagna
UNA MELA PER LA VITA” – Due giorni per combattere la Sclerosi Multipla

Poesia e solidarietà

Siamo bacche di bosco
rose purpuree
al calar del sole
e ci avvolge il mistero
ci avvolge l’amore

Nicla Morletti

Scrittore, poeta, blogger, ti invitiamo a partecipare a “Poesia e solidarietà“, appuntamento per presentare opere di poesia e prosa sui temi proposti con le Iniziative letterarie “Il Giallo della Vita” e “Verità e Sentimento”, che si concludono proprio in questi giorni nell’ambito della Stagione letteraria del Portale Manuale di Mari. Come sempre puoi postare una o più opere direttamente nei commenti a questo post, da oggi fino al 15 ottobre. Per leggere una presentazione dei temi delle Iniziative letterarie: clicca qui.

Per informarti su cosa fare per aiutare l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla puoi seguire anche questo link.

Agli autori delle poesie e dei brani più belli sarà donato un fiore offerto da Punto Flora o un libro offerto da Nicla Morletti. Alcune opere potranno essere pubblicate nel libro “La pratica del bello scrivere” curato da Nicla Morletti per Laterza Giuseppe Edizioni.

Informiamo gli autori che partecipano al Premio Manuale di Mari che questa Iniziativa è valida ai fini dell’assegnazione del titolo di Autore dell’Anno.

Vi preghiamo di non postare più di una o due opere per volta ed evitare testi molto lunghi che possono rendere poco agevole la moderazione e la lettura dei commenti. Grazie per la collaborazione e buona scrittura!

CLICCA QUI per pubblicare la tua opera o il tuo commento.

387 Commenti

  1. QUEST’AMORE

    Non so esprimere a parole quanto vi amo
    ma sappiate
    che se potessi farvi abbracciare quest’amore
    non basterebbero braccia per stringerlo.
    Se potessi farvelo prendere
    tutte le mani del mondo
    non sarebbero sufficienti a contenerlo.
    Se potessi farvelo vedere
    gli sguardi di tutti si perderebbero oltre l’orizzonte.
    Se potessi farvelo scandagliare
    sarebbe nulla in confronto
    il più profondo oceano.
    Se potessi farvelo scalare
    la vetta sarebbe irraggiungibile.
    Non so esprimere a parole quanto vi amo
    ma sappiate
    che quest’amore vi ha stretti forte al petto
    per non farvi sentire soli
    vi ha inondati di baci, di carezze
    per non farvi sommergere dalle paure
    vi ha fatto camminare nella strada della vita
    per non farvi cadere nei burroni
    vi ha insegnato a respirare
    per non farvi soffocare dai veleni quotidiani.
    Quest’amore immenso
    ha voluto abitare nel mio cuore
    senza diventare piccolo.
    E’ il mistero più misterioso della vita.
    È la realtà più reale della vita.
    È il mio amore per voi, figli miei.
    Se qualcuno volesse comprarlo
    non potrebbe.
    Il suo valore è incalcolabile
    trascende la quotidianità.
    Quest’amore non è l’attimo che scorre
    e non ritorna più.
    E’ per sempre.
    Rinasce con l’aurora
    non muore al tramonto.
    È’ luce.
    Trasmettetelo agli altri
    donatelo come cibo
    prenderà corpo
    e avrà per sempre un’anima
    quest’amore. Giuseppina Mira

    • @Giuseppina Mira,

      la tua poesia é mervigliosa come l’amore che porti per le persone che ami. Questo sentimento che certo non si può esprimere a parole, che vuole abbracciare tutto il mondo é l’unico che può darci veramente felicità, tutto il resto é effimero. L’amore non si può comprare, é il mistero più misterioso della vita, ed é nostro perché nasce dal più profondo di noi stessi per diventare dono per gli altri. Complimenti, Giuseppina, sei bravissima. A risentirci e a rileggerci, Lenio.

  2. SCRITTE D’ACQUA

    Scritte d’acqua sorgiva
    e mani che portano alla bocca
    il fresco sapore
    di giovani stagioni.
    Scritte d’acqua marina
    e corpi immersi
    a giocare con le onde
    a far cadere la noia dei giorni.
    Scritte d’acqua piovana
    e allegre voci
    che avanzano per strada
    e disperdono la polvere
    della solitudine.
    Scritte d’acqua sempre in corsa
    per fare germogliare la vita
    raccogliere sorrisi
    e sfamare i figli
    con frutti di fuoco
    con grappoli d’amore.

    Memorie di pensieri
    che non entrano nel bosco
    ma vivono ai suoi confini
    per abbracciare la luce
    e vedere l’aurora in trionfo.
    Memorie di passaggi del tempo
    di scritte d’acqua colorata
    che oscillano
    tra la terra e il cielo
    per dissetare
    la libertà degli uomini
    e scrivere la loro storia.
    Memorie di città da sogno.
    Memorie di Venezia …
    Scritte d’acqua
    per sempre
    per tutti.
    Giuseppina Mira

    Dedicata alla Mostra d’Arte
    “Scritte d’Acqua – Acquarelli di Daniela Troina Magrì”
    4 – 17 Novembre 2008 – Venezia Casino Ca’ Vendramin Calergi

  3. Riflessione sulla vita.
    La nostra vita è come una cifra ricamata su una tovaglia di lino, la guardiamo…è bella, ma se giriamo sul rovescio ci sono molti fili intrecciati..
    Con la speranza, la forza e la fede, guardando dalla parte giusta comprenderemo il disegno della nostra esistenza.

    Maria Luisa Seghi

      • @Daniela Quieti,
        Ciao Daniela,
        Grazie per le tue parole, io vivo di speranza, cerco di avere tanta forza, ho molta fede, e cerco con la solidarietà di pensare agli altri.
        Sei sempre molto cara

        Maria Luisa

    • @Maria Luisa Seghi,

      Grazie Maria Luisa di averci regalato questa bella poesia romantica.
      La felicità della vita è data anche da cose semplici.
      Cammini in un sentiero del bosco e trovi una margherita, una semplice margherita e sei felice.
      Non vedere se poi in quella margherita ci sono dei petali strappati, sei felice lo stesso
      Affettuosi saluti
      sergio

      • @sergio doretti,

        Ciao Sergio,
        Grazie per gli affettuosi saluti e per il tuo graditissimo commento.
        Sono proprio le cose semplici che danno colore alla vita, e se io dovessi scegliere, fra amare una margherita bella nel suo splendore e una con i petali strappati..sceglierei la seconda perchè è quella che ha bisogno di un amore più grande.
        Un caro saluto
        Maria Luisa

    • @Maria Luisa Seghi,

      Giusto, carissima Maria Luisa, l’importante é guardare le cose dalla parte giusta e apprezzare le cose belle che abbiamo ricevuto. Quelle cose che sembrano non avere importanza ma che invece ne hanno molta; certo guardando dall’altra parte vediamo molti fili intrecciati, ma questa é la vita e non ne abbiamo un’altra, e solo con amore e speranza riusciremo a dare un senso al nostro cammino e a rammendare quello che non va. Ti vedo pervasa da una luce nuova, cara amica, e sono molto contento per te. Compito di un angelo non é forse quello di illuminare il cammino di noi poveri mortali? Un abbraccio e a risentirci sempre di più, grazie per il tuo bellissimo commento, Lenio.

      • @lenio vallati,

        Caro Lenio,
        Che piacere risentirti, e grazie del bel commento che mi hai regalato.
        Ho fatto questa riflessione sulla vita, proprio guardando una vecchia cifra del mio corredo fatto nel secolo scorso, questa M e una L, intrecciati sono belle, ma girando e guardando con attenzione tutti i fili intrecciati che c’erano, è stato come guardare la vita di tutti noi con i suoi schiaffi e le sue carezze che ci dona.
        Anche se ho un’ala rattoppata..volo nel cielo e fra le nuvole, trovo il vento che dolcemente mi sussurra le parole…
        Ciao Lenio a presto
        Maria Luisa

  4. Carissimi amici del ‘manuale’, scusatemi se é da un pò di tempo che non seguo con costanza i vostri commenti. Cercherò di rimediare, intanto per ‘poesia e solidarietà’ invio questa poesia che ho scritto da poco tempo e che vuole testimoniare quanto importante sia nella nostra vita di tutti i giorni avere una persona accanto, sapere che in ogni momento c’é una mano sulla tua. Spero che vi piaccia, Lenio.

    La tua mano sulla mia

    Sento i morsi dell’alba sul cuscino
    e sogno un sole antico
    di carezze.
    E ho paura del giorno che avanza
    e del futuro che incombe ai miei pensieri,
    refoli di vento a scompigliare
    la fredda chioma
    delle mie certezze.
    E basta la tua mano sulla mia,
    dolce contatto partorito a caso
    tra le pieghe sgualcite
    del mattino,
    cucciolo caldo da tenere in serbo.
    E sono pronto di nuovo ad affrontare
    le pale ossute dei mulini a vento,
    le onde tempestose
    del mio mare
    per quel sogno tenace che non muore
    nemmeno
    tra le lingue del tramonto.
    E sarà dolce un giorno ricordare
    le volte che insieme abbiam sbattuto
    nei cornicioni a sbalzo
    delle case,
    volando in braccio al buio della notte
    sotto uno sguardo vigile di luna,
    prima che un sospiro lieve disperdesse
    i nostri sogni
    come piume al vento.
    E sempre la tua mano
    sulla mia.

    • @lenio vallati,
      Caro Lenio, oltre che sempre più bravo sei sempre più consapevole di tante, tantissime cose. Ci accomuna questo, e la volontà di porgerlo agli altri. Che spesso non dico che non sanno quali tesori posseggono ma ….semplicemente e TERRIBILMENTE…. li danno per scontati. Come la persona che ti affianca o il “solo” fatto di potersi risvegliare; certo, a volte un poco “acciaccati e pesti” nel fisico o nell’animo ma comunque VIVI! Bellissimi, e “visibili nel cuore” oltre che davanti agli occhi i versi
      “dolce contatto partorito a caso” e “le pale ossute dei mulini a vento”. Ciao. BBB
      P.S.
      Ti ricordi che anch’io scrissi per mio marito una poesia che parla delle nostre mani l’una sull’altra? E’ bella una volta in più questa SINTONIA tra noi che ci porta a notare i più piccoli gesti dei nostri cari verso di noi ….o i nostri nei loro confronti! Ri-ciao.

      • @Beatrice Bausi Busi,
        Carissima Bice, é proprio vero, a volte le cose più importanti le abbiamo accanto e non ce me rendiamo conto. Io chiedo una sola cosa dalla vita, che non mi succeda di svegliarmi un giorno e non trovare più quella mano accanto alla mia. I successi, il danaro, non sarebbero più niente e mi scoprirei improvvisamente solo e… vecchio. Grazie per il tuo bellissimo commento, e felicissimo di ritrovarti nel ‘Manuale’, Lenio.

    • @lenio vallati,
      Carissimo Lenio,
      leggo questa tua nuova, bellissima poesia, e immagino la tua mano sulle nostre, in un fraterno gesto di ricerca di senso per superare le insicurezze che l’uomo “tecnologico” avverte sempre più insidiose. In questi versi, come in altre tue liriche, riveli la capacità di comunicare con immediatezza un sentimento vero di solidarietà, capace di mitigare quelle domande esistenziali cui non sappiamo rispondere, connesse a situazioni di dolore, di solitudine, di malattia. Ti saluto affettuosamente con un’espressione di Kierkegaard che mi hai fatto ricordare e che recita: “La porta della felicità si apre verso l’esterno; chi tenta di forzarla in senso contrario, finisce per chiuderla sempre di più”.

      Daniela

      • @Daniela Quieti,

        Carissima Daniela, sono mlto contento che la mia poesia ti sia piaciuta. La mano sulla mia é naturalmente quella di mia moglie Adriana, senza la quale niente avrebbe più senso nella mia vita, ma é anche la mia, la tua, la nostra mano in una stretta fraterna di solidarietà. In questo mondo tecnologico, appunto, cosa saremmo senza il sentimento di affetto che ci lega? Ed é dentro di noi, e non fuori, che dobbiamo cercare la nostra felicità. Grazie del tuo bellissimo commento e a risentirci, un abbraccio, Lenio.

    • @lenio vallati,
      Ciao Lenio,
      La tua poesia molto bella e molto vera, fa pensare ad un amore profondo fatto di piccole cose e di grandi cose che solo questo sentimento che guida il mondo ci trasmette.
      Anche nei momenti bui che possono capitare, è proprio mettendo uno nelle mani dell’altro il proprio sentimento che anche le avversità si sciolgono come un fiocco di neve.
      Ho affrontato i mulini a vento, e ho sbattuto contro i cornicioni.
      Quando sono stata malata, proprio la felicità e la serenità che mi dava la mano di mio marito nella mia, per fare anche le cose più piccole come scendere uno scalino, mi ha fatto affrontare meglio la vita, e la speranza è sempre stata vicino a me, insieme alla mano che mi veniva porta.
      Cari saluti
      Maria Luisa Seghi

  5. LA CANZONE DELLA PACE.

    Il calar del sole venne improvviso
    tutto nascosto da nuvole fitte
    una guerra spegneva il sorriso
    e le campane restavano zitte,

    poi si sciolsero e suonarono a stormo
    e da noi la Pace fece ritorno.

    E fù festa e riapparve il suo viso
    e finalmente ritornò il giorno
    che illuminava il suo sorriso,
    e amore e gioia scaturiva intorno.

    la primavera profuse la terra
    e con la pace, sconfisse la guerra.

    e dal bosco riapparve un coniglio
    poi un cervo,poi uno scoiattolo,
    rose viole, primule e un giglio,
    e una lucertola sotto un barattolo.

    Le campane suonarono a stormo
    e da noi la Pace fece ritorno.

    Il cannone fu copertada da fior
    e, sul campo di guerra ora tace,
    spara solo messaggi d’amor.
    di libertà, solidarietà e di pace.

    Sergio Doretti

    • @sergio doretti,
      Carissimo Sergio,
      complimenti per la tua bella canzone della pace e per i messaggi d’amore, di libertà, di solidarietà che intona.
      Affettuosamente

      Daniela

      • @Daniela Quieti,

        Grazie Daniela per il tuo commento che ho gradito moltissimo.
        affettuosi saluti.
        sergio

    • @sergio doretti,

      Carissimo Sergio, bellissima é questa canzone di pace e di amore che intoni, e bellissime immagini evochi con il tuo canto. Il cannone é coperto dai fiori, e spara adesso solo messaggi di pace e di amore. Quanto vorrei che fosse davvero così in questo nostro mondo di guerre e di odi! Speriamo davvero che il tuo, che il nostro sogno si avveri e sia di auspicio per il futuro. Nel nostro paese questo, grazie all’eroismo e all’abnegazione di persone come te, é già avvenuto. Dopo tanti anni di guerra finalmente respiriamo quest’aria di pace e di amore. Un abbraccio, a risentirci, Lenio.

      • @lenio vallati,

        Caro Lenio, molte grazie per il tuo commento, molto bello.
        Questa poesia l’avevo scritta alcuni anni dopo la fine della guerra e mai pubblicata, l’avevo nel “cassetto”. Ricalcava le orme dei canti popolari della Maremma Toscana (prov.di Livorno, dove ho vissuto da ragazzo).
        Quello che dici è vero ed è auspicabile, come ho scritto anch’io nella premessa, più recente della poesia stessa che accludo.

        L’euforia della pace, dopo la guerra: luglio 1944
        Rileggendola oggi pensi ad un euforia esagerata. Ma forse non era affatto esagerata perchè in un attimo vedevi la fine del terrore, della paura e della morte. L’euforia che ti prendeva non ti nascondeva i dolori, i lutti, le miserie che avevi conosciuto e le tante persone che ora non ci sono più… Ma ora la guerra è finita? Penso che i “fiori” che da ragazzi mettevamo nei cannoni, non sono stati sufficienti… perchè quei fiori sono appassiti ed i cannoni sono rimasti.

        Grazie di nuovo ed affettuosi saluti.

        sergio

  6. LO DEVO A ME STESSA

    Lo devo a me stessa,
    al corpo e all’anima appannati
    dal quotidiano vivere insolente.

    Passeggiare in un bosco,
    o almeno in una strada
    poco frequentata dove – rara –

    ancora resiste
    qualche botteguccia d’artigiano
    a conciliare anima ed ingegno

    e si realizzano cose
    amorevolmente
    con le mani.

    Devo al mio spirito
    quella carezza a un bimbo
    sconosciuto

    a cani randagi
    trasudanti affetto

    o quel piccolo momento alla Posta
    per qualcuno che non sappia
    ch’io esisto

    e ne riceva
    acqua o pane.

    Beatrice Bausi Busi

    • @Beatrice Bausi Busi,
      bella poesia. “Devo al mio spirito / quella carezza a un bimbo / sconosciuto… / Versi intensi e profondi. Benvenuta Beatrice.

      Un saluto affettuoso
      Nicla Morletti

    • @Beatrice Bausi Busi,
      Carissima Beatrice, eccomi qui a commentare questa tua bellissima poesia che, oltre ad essere scritta molto bene e ad avere bellissime e poetiche immagini, testimonia il tuo immenso amore per tutti gli esseri viventi. Nonostante questo nostro vivere quotidiano che ci ammorba l’anima, tu sai ricercare nelle cose semplici di una volta, fatte dalla mano e dall’amore dell’uomo, il vero sapore della vita. Quella ‘carezza ad un bimbo sconosciuto’, o ‘a cani trasudanti affetto’ denotano apppunto questa tua grande umanità e desiderio di abbracciare tutti col tuo grande cuore. Bellissimo quel ‘trasudanti affetto’, io penso che tutti noi esseri umani siamo come quei cani randagi e abbiamo tanto bisogno di ricevere e donare affetto, solo che spesso non ce ne accorgiamo. I miei più vivi complimenti, Lenio Vallati.

    • @Beatrice
      Cara Beatrice,
      Grazie per averci regalato questa poesia che è composta da parole semplici che colorano la vita e rivelano un’armonia poetica e romantica attraverso quei semplici percorsi nel tempo.

      Complimenti e cordiali saluti.
      sergio doretti

      • @sergio doretti,

        Grazie a te Sergio per averla letta e commentata, scusami anzi se non ti ho risposto subito ma la colpa… è stata dell’influenza, ahimè! Un cordiale saluto ti ricambio con simpatia. Beatrice B B

  7. LA VICINA SCOMODA – un racconto di Beatrice Bausi Busi

    Bastava guardarle i piedi: una donna di quell’età e mole che calzava scarpe o pantofole da viados brasiliano, con tutto il rispetto per il medesimo che ha un motivo per metterle! Ogni volta che notava gli zampetti suini ficcati in ciabatte ridicole e minuscole Valerio rivedeva Trudy, la compagna di Gambadilegno. Vistosa, pacchiana le definizioni migliori per l’anziana cantante d’opera che aveva conosciuto giorni di smagliante bellezza e d’effimero successo. Nei quali la sua meteora aveva brillato quel tanto bastato a impostarle gli atteggiamenti di una vita. Come quando, poggiata in posa drammatica al camino, volgeva gli occhi al cielo sospirando dei suoi ammiratori, degli scroscianti applausi, e BLA-BLA BLA-BLA-BLA … Valerio non ne poteva più delle sue visite, ripetute e inopportune, senza alcun preavviso. Che stress, lui e sua nonna non potevano mai esser sicuri che “la tizia” non capitasse loro in casa; l’avesse saputo che nella loro complicità di soprannomi riguardanti i conoscenti l’avevano definita così, chissà come se la sarebbe presa… senza pensare al TRUDY! “Magari lo sapesse, se n’offendesse al punto da sparire dalle nostre vite, da non rivolgerci nemmeno il saluto!” vociferava per la stanza Valerio, seccato per la pipa che non voleva saperne di restare accesa e faceva tirar fuori tutta la rabbia sull’altro argomento repressa per anni. “Ovvia Valerino, che dici, eppure la buona creanza te l’ho insegnata eh? Poerina, sola, nessuno ai’ mondo… la sta accanto, anche co’ su’ acciacchi fa presto a usci’ di casa, attraversa il pianerottolo, sona un campanello: ‘ndo ttu vuoi l’abbia a ire?” replicava accorata nel corposo vernacolo toscano la mite Massimina, amica d’ogni bisognoso e reietto del circondario. “Nonna, sei troppo buona!” Valerio vagheggiava da tempo, non appena l’avesse rivista, sul cantargliene quattro alla smorfiosa. Non sarebbe mancata l’occasione, si sarebbe ripresentata con la consueta mancanza d’educazione per lagnarsi del suo triste destino, farsi prestare oggetti che mai tornavano indietro, venire a scroccare pasti principali e merende: le piaceva il tè coi biscotti fatti in casa da quell’anima buona, pronta ad ascoltare le sue disgrazie…. Al blaterare vendicativo dell’uomo, Massimina si stringeva nelle magre spalle, volgeva la schiena facendo spallucce al nipote grande e grosso privo dello spirito compassionevole del quale lei era dotata in abbondanza, al punto da ravvisare in qualsiasi canaglia un povero Cristo cui la vita non aveva offerto le sue medesime possibilità. Ovvero: vita di sacrifici e rinunce, fatica e poco da riscuotere, spesso non mangiare più volte al giorno. Le aveva donato un marito buono e laborioso, la figlia morta ahimè giovane, due nipoti sani e intelligenti, lui e sua sorella Armida detta Mimma, sposata con prole a Milano. Ma Massimina aveva in dote una vera Fede, un carattere disponibile e affabile che la faceva amare da chiunque e le classiche “mani d’oro”. S’era così sempre cavata da ogni impiccio. Mentre sbraitava misurando la stanza a grandi passi Valerio si accorse che gli era “partito” chissà dove e quando un bottone; stizzito per la pipa semispenta aggiunta alla faccenda del cuore caritatevole di nonna saltò su come una furia: “Anche questa ci voleva!” Massimina rigovernava i piatti del pranzo, si voltò stupita: “Icchè c’è ora, nini?” “Guarda qui, mezz’ora di tempo prima di tornare al lavoro, l’appuntamento con uno dei clienti più importanti che abbiamo e mi manca un bottone alla camicia nuova!” Col suo sorriso luminoso l’anziana donna s’asciugò lesta le mani al grembiule: “Mezz’ora basta e avanza a rimediar tutto! Svelto, levati la camicia, vai a leggerti una rivista… fossero questi i mali del mondo!” Valerio conosceva il trucco delle nonna per quando non aveva il bottone di ricambio: staccava l’ultimo, quello che va dentro i pantaloni e lo sostituiva a quello mancante cucendone uno, più simile possibile, nel posto vacante ma invisibile ai più;
    l’apparenza era salva fintanto non si avesse avuto modo di sostituirli tutti. Valerio optò per una capatina in bagno, dove fece un’insolita scoperta. Accanto al w.c. – su un tarlato capitello corinzio di legno intagliato che fungeva da portariviste, retaggio della bottega/laboratorio del nonno Mario, nell’intimo certo più antiquario che robivecchi, era deposto un libro, lo prese, era il “Sogno di una notte di mezz’estate” di Shakespeare. Buffo trovarlo lì anche se, come in molte famiglie, il bagno era il luogo deputato a prolungate letture. Incuriosito uscì domandandone alla nonna: “Oh, quello! L’ha lasciato Mimma l’ultima volta ch’è venuta; ha detto non importava glielo rispedissi, lo riprende alla prossima visita. Ho cominciato a leggerlo, simpatico… curioso, insomma” tra le mani teneva la camicia a cui per “rinfrescarla” aveva pure dato una veloce stiratina. Valerio compiaciuto scoccò due baci sulle guance dell’anziana che l’aveva cresciuto, che ancora gli forniva disinteressatamente due pasti quotidiani, lo colmava d’affetto e pacatamente sistemava sempre tutto, e uscì.
    Un’ora dopo, incredibile: “Una delle più grosse soddisfazioni degli ultimi tempi”, raccontò malignamente ai colleghi la mattina dopo, ignaro di ciò che l’attendeva. Al momento in cui correttezza imporrebbe di non suonare alle porte altrui perché qualcuno fa la siesta, “la tizia” fece visita alla paziente vicina, per rompere la monotonia delle sue giornate… e non solo quella. Profittando l’ennesima volta dell’ospitalità di Massimina – impietosita del suo “Mi sento giù, da svenire!” proferito dalla vittima con grande rotear d’occhi truccati non appena fu aperta la porta – accettò condiscendente l’offerta di mini-bignè alla crema. Unico peccato di gola conosciuto alla nonna, pacchetto ancora da scartare portato dal nipote all’ora di pranzo. Trudy, sguardo di cupidigia che sorgeva di fronte a qualsiasi cibaria, si riempì la bocca, avidamente. Annaspò con le mani, fece capire che occorreva del liquido da accompagnare ai dolcini ma la prontezza della nonna alla richiesta fu l’inizio della fine: il sorso del casalingo liquore al mandarino, gradazione alcolica terrificante come spesso hanno prodotti all’apparenza dimessi, invece che scendere nell’esofago prese la via della trachea andandole di traverso. Rossa come un tacchino, ansando saltò su dalla sedia di cucina cercando di riprender fiato; la nonna costernata balzò in piedi a sua volta, le mani alla faccia, profondendosi in scuse. Come se l’accaduto fosse dovuto a una sua colpa e non al fatto che – per non perdere un secondo nell’elencazione dei suoi dispiaceri – l’altra avesse come sempre voluto mangiare, bere e assieme parlare. Del tutto afona, la bocca aperta nel tossire o distorta in una smorfia di disgusto che pareva un muto rimprovero rivolto all’anima candida di Massimina, “la tizia” non si riprendeva. Con moto sgarbato andò alla porta di casa, la spalancò diretta al suo appartamento, piegata in due, tossendo convulsamente, seguita da nonna che chiedeva umilmente come rimediare all’accaduto, se non fosse il caso di bere un “goccino” d’acqua. Trudy, gli occhi iniettati di sangue per il protratto sforzo di tossire, con mossa rabbiosa ruotò su se stessa sbracciandosi per comunicare alla povera donna che aveva già fatto abbastanza danni. L’ira fu cattiva consigliera. Un piede calzato dalle pantofole di lustrini dai tacchi altissimi a cavallo del primo scalino, il tacco stroncato di netto, piombò giù dalle scale come un masso con un urlo strozzato e inudibile mentre nonna gridava invece disperatamente e le porte iniziavano ad aprirsi nell’affacciarsi d’inquilini seccati o impauriti. Al fondo sbatté malamente la base del grasso collo contro la colonnina in ghisa d’inizio ringhiera, in un silenzio terribile s’immobilizzò, un rivolo giallo-arancio di crema e liquore – il boccone maledetto andato di traverso – che colava a lato dalla bocca imbellettata. Non ci fu niente da fare.

    Messo al corrente all’ora di cena, Valerio egoisticamente sussultò di gioia pensando che non avrebbe più dovuto dividere le attenzioni della sua cara con l’ignorante vicina ma, come la totalità dei condomini, mostrò un costernato sgomento per l’accaduto; in realtà tutti tirarono un respiro di sollievo per la dipartita di un essere irritante di cui certo nessuno avrebbe sentito la mancanza.
    Non fu così per Massimina. Il nipote era convinto fosse sotto choc ma che, presto, si sarebbe ripresa riscoprendo la bellezza del disporre nuovamente della sua casa, del suo tempo! L’umile donna si rivelò dotata di un cuore generosissimo ma fragile. Tornato a pranzo il dì seguente aspettandosi i consueti manicaretti l’uomo sbalordito trovò la casa in disordine, Massimina prostrata e spettinata che farfugliava con sguardo assente parole come “colpa” “solitudine” “compagnia” e allarmato si rese conto che qualcosa di grave stava accadendo. Poche ore. Nella “notte di mezza estate” la dolce Massimina si riunì a marito, figlia e Trudy, certo dispiaciuta d’arrivare senza preavviso e perciò “a mani vuote”.

    • @Beatrice Bausi Busi,

      Come sempre, Beatrice, un racconto vivo e palpitante della realtà quotidiana, con le persone uggiose e quelle buone. Quando si ha un cuore d’oro, si è portati a vedere il lato buono in tutte le persone che conosciamo, e a pensare che, se fanno qualcosa di male, non é colpa loro. Alla fine della storia rimane una grande amarezza per la morte di Massimina, mentre per Trudy avvertiamo anche noi un senso di sollievo. Se non ci fossero le persone buone dove andrebbe il mondo? Meraviglioso racconto, Beatrice, scritto oltre che con bravura anche con una sottile arguzia popolana che ce lo rende ancora più vivo e interessante. A risentirci, Lenio.

  8. Il Grande Viaggio…

    Il navigar nel passato
    sul mare dei ricordi,
    mi approda dolcemente
    sull’isola di “Biavo”
    ove la mente, cullata dai pensieri
    trasmette dati ad un’amica fedele
    che scorrendo decisa su bianco sfondo…
    da voce al cuore, in questo mondo…
    sin a definir quello che cèla.
    Descrive dedita:
    momenti piacevoli, rimasti scolpiti…
    o crudi sviluppi mai svaniti…
    Nel grande azzurro…
    un tocco chiaro,
    un’isola: “Ascosa, Amorfa”
    dal valore raro;
    custode d’idee
    che un giorno leggerai…;
    se in questo… credi!
    Allor la troverai…

  9. Il sentiero della vita.

    Sto percorrendo
    il sentiero scosceso
    della vita:
    un viaggio ignoto
    nel dolore e nella gioia,
    nei pensieri,e nei silenzi.

    In un bivio del viaggio
    ho percorso quel sentiero
    della pace e libertà

    Vorrei fermarmi,
    per una sosta
    e scrutare l’orizzonte
    nel mistero e nella vita.

    Nel silenzio della notte,
    ad una persona,
    vorrei parlare
    e rivivere i percorsi
    della gioia e dell’amore.

    Sergio Doretti.

    • @sergio doretti,
      questa poesia è molto bella e intensa. E’ il sentiero della vita a cui hai dato voce e che parla al cuore di tutti noi.
      Grazie Sergio. Bravo.

      Nicla Morletti

      • @Nicla Morletti,
        Molte grazie Nicla per il tuo commento che ho gradito molto
        Come vedi è una panoramica flash che inquadra il momento attuale(viaggio verso Itaca per raggiungere Penelope) escludendo i percorsi più romantici come le novelle del nonno, quella bambina delle lunghe trecce, i campi dorati a giugno,le reti sul mare, etc.
        Grazie di nuovo per le vostre meravigliose iniziative letterarie.
        Aff.mo Sergio Doretti.

    • @sergio doretti,
      Caro Sergio,
      il tuo percorso lungo il sentiero scosceso e ignoto della vita sarà sempre sicuro perché illuminato da una bellissima luce d’amore.
      Complimenti per la poesia così intensa e coinvolgente.
      Con molto affetto

      Daniela Quieti

      • @Daniela Quieti

        Cara Daniela,
        ho accolto il tuo commento come un augurio per il proseguimento del viaggio.
        Tante grazie e tanti complimenti.
        Con affetto.
        sergio doretti.

  10. La musica nel bosco.

    Segui il sentiero,
    fra gli alberi maestosi,
    i rami e le foglie,
    concertisti romantici,
    baciati dal vento,
    che arriva dal mare
    ed il concerto ti porge,
    una musica divina.

    Ed un sogno
    porta lontano.
    lontano dal bosco,
    fra gli applausi
    fragorosi,
    di un pubblico
    entusiasta
    che ascolta al teatro,
    una musica romantica:
    la musica del bosco.

    sergio doretti

  11. IN EVOLUZIONE
    Questa possibilità di luce
    influenza la conoscenza geniale
    attraverso i valori oscuri,
    di una insolita identificazione
    con un mondo individualista.
    Decadenza affascinante
    dove i deboli conquistano il deserto.
    Questa potenza infligge l’umiliazione,
    afferma l’autocoscienza
    di angeli spinti all’eterno.
    E’ ancora disperazione
    nell’evoluzione.
    GIANFRANCO CORONA BOLOGNA (GRAZIE…)

  12. Per Nicla Morletti,
    ho letto con interesse i diversi suoi interventi che ho recepito e che mi trovano concorde
    Grazie Nicla: con la Sua premessa (scoliosi multipla) ha portato, molti di noi, a sviluppare il problema dei bambini che soffrono anche per diverse altre patologie
    Su questo argomento, vi sono stati molti interventi per evidenziare il ruolo dei “clown” che poi in definitiva sono de medici travestiti che dimostrano la loro professionalità evidenziando che “il ridere” è una forma molto efficace di cura. Questo è dimostrato dai risultati ottenuti, in particolare all’Ospedale Mayer di Firenze.

    Quello che mi porta ad approfondire questo problema, anche in senso negativo alle aspettative, è un film_ “Le chiavi di casa” di Gianni Amelio_

    ”Gianni, un uomo giovane, un uomo come tanti, dopo anni di rifiuto, incontra per la prima volta, su un treno che va a Berlino, suo figlio Paolo, quindicenne con gravi problemi, ma generoso, allegro, esuberante. Il film è la storia di una felicità inaspettata e fragile: conoscersi e scoprirsi lontani da casa. Il loro soggiorno in Germania e poi un imprevisto viaggio in Norvegia fanno nascere tra i due un rapporto fatto di scontri, di scoperte, di misteri, di allegria..Tutto questo, per noi spettatori, è stata una doccia di romanticismo.””.
    Accumunando il film di Amelio ai nostri interventi sulle patologie dei bambini mi viene da pensare:
    in questo film ho notato sconvolgente la messa a nudo delle contraddizioni e dell’inadeguatezza dei sentimenti umani, esemplificati nella figura del padre. Un approccio, il suo, – e il nostro di spettatori – fatto di tenerezza e di desiderio di protezione, ma anche di senso di colpa, di vergogna nei confronti degli altri, di rifiuto e di fuga di fronte all’imperfezione e al dolore; vergogna e rifiuto non dissimili da quelli di cui raccontano i giornali nelle notizie di abbandono di neonati, di vecchi (pardon, anziani), malati …
    A conclusione mi viene da pensare: grazie , anche a te, Amelio per avere evidenziato le diverse situazioni che incontriamo nel campo della solidarietà e nell’amore verso le persone più sfortunate di noi.
    Con affetto
    Sergio Doretti.

  13. Note d’amore

    Vorrei non mancarti
    perché sono
    anche nel vuoto
    Vorrei non parlarti
    perché sono voce
    anche nel silenzio
    Vorrei non avessi bisogno
    di vedermi
    perché sono luce
    anche nella cecità
    della lontananza

    Melodia
    di accompagnamento
    Musica
    che non si spegne
    in una realtà
    che svapora
    Non dovrai cercarmi
    ma guardare avanti
    seguendo il ritmo
    del mio cuore

  14. SCOPRIAMO INSIEME L’EMOZIONE
    DELLA FELICITA’

    Sulle ali dell’amore
    ti farò scoprire
    Il cielo:
    raggiungeremo insieme
    la felicità nascosta.

    Ti porterò lontano,
    vicino a quella stella,
    che la notte ti sorride
    e che ti fa sognare.

    Quel sogno che lo vivi,
    quel sogno misterioso,

    Ti porterò lontano,
    lontano dalla notte,
    da questa buia notte,
    la notte che viviamo
    là troveremo
    una carezza
    dal vento che ci bacia,
    dal vento, che ci ama
    il vento della vita,
    il vento dell’amore.

    Sergio Doretti

    • @sergio doretti,

      E’ bello questo scoprire l’emozione della felicità.
      Il sogno di portare la persona amata vicino ad una stella, e far scoprire le bellezze dell’universo nel momento che il vento ci accarezza.
      Lì scopriamo che il vento ci porta lontano dentro al sogno della vita.

      Maria Luisa Seghi

      • @Maria Luisa Seghi,

        Cara Maria Luisa,
        ti ringrazio della tua bella replica che ho molto gradito.
        Il mio semplice scritto lo considero come un sentiero della vita con dei passaggi difficili e delle soste impreviste che ti fanno soffrire e ti costringono a fermarti.
        Nella sosta guardi il cielo, ti appare una stella luminosa che ti fa sognare e che la vedi come una felicità della vita lontano da questa buia notte e che vorresti raggiungere insieme al tuo amore.
        Con affettuosi saluti
        Sergio Doretti.

    • @sergio doretti,
      In effetti ognuno di noi, deve avere sempre la forza di uscire dalle tenebre e andare in cerca delle stelle, che illuminano sempre il nostro cammino; con la forza dell’amore ci riusciremo sempre.
      Cari saluti
      Rosanna

      • @rosanna,

        Cara Rosanna, grazie del commento che condivido e che ho molto gradio.
        Cari saluti
        sergio

  15. UN MONDO DI MEMORIE E RICORDI
    RITRATTO DELLA MIA FAMIGLIA D’ORIGINE

    Sarà forse l’atmosfera del Natale, che la mia mente stasera, è assalita da un nostalgico rapimento, e trova rifugio, in un lontano passato, quello della mia infanzia; è proprio lì, che comincio ad esplorare e ad attingere, le prime sensazioni, i modi di essere di un universo prettamente femminile, perché è proprio nel nostro nucleo di origine, che si acquisisce la matrice, per il nostro divenire. Vi espongo il ritratto della mia famiglia: un uomo, mio padre, e cinque donne, quattro figlie e mia madre. E’ proprio da questo splendido uomo, da questa rete di interazioni affettive e comportamentali, che comincio ad apprendere, quanto possa contare più di ogni cosa, il rispetto per gli altri, e in particolare per noi donne, da parte di un uomo. Ricordo il rituale dei pasti, consumati rigorosamente, tutti insieme, non perché qualcuno lo imponesse, ma perché per tutti noi, quello era un momento di condivisione, di aggregazione; ricordo mia madre, servire dapprima mio padre, e lui che elegantemente ribadiva: “prima le signorine, per ultimo io”; molti sono gli episodi, che potrei citare, significativi di un modo di vivere in famiglia, non solo all’insegna di un sentimento di amore, ma soprattutto di rispetto; noi bambine, inglobavamo il tutto, perché è proprio attraverso queste rappresentazioni familiari, che noi costruiamo la nostra interiorità; questi episodi, potrebbero sembrare piccoli dettagli, o forse lo sono, ma contengono un gran valore, grandi insegnamenti, perché ognuno di noi, appartiene a un mondo di memorie, di ricordi, che tracciano il nostro itinerario nel mondo. Vi devo confessare, che con tanta nostalgia, nel mio cammino di donna, cerco ancora quel gentiluomo di mio padre, non l’ho più ritrovato.
    Rosanna Affronte

  16. Un ragazzo veramente speciale

    Ho perduto in un solo bagliore
    un amico entusiasta e vitale,
    che con spirito stoico e tenace
    ha lottato per vincere il male.
    Ora vaga in un vicolo buio,
    alla fioca luce lunare,
    senza scienza di cosa lo attende
    tra le foglie ingiallite dal vento.
    Un sorriso aperto e cordiale.
    Una rara capacità comunicativa.
    La battuta a tono ed arguta..
    L’umorismo fine e garbato.
    Forte, consapevole ed umano.
    Capace di ascolto e di soluzione
    dei problemi di tutti i suoi amici.
    Una vita per il lavoro.
    Per i figli adorati e la gaia Patrizia.
    Per i deboli e i bisognosi.
    Con passione e dedizione.
    Con impegno e abnegazione.
    Verso Vito, Giulia, Robertina,
    Nicoletta e Carolina,
    mai intransigenza eccessiva.
    E nemmeno uno scatto d’ira
    Sempre la sua dolcezza,
    La sua bonarietà tendenziale.
    Ogni giorno ha seminato amore.
    Ordinato, onesto, sincero, leale
    Un ragazzo veramente speciale. .
    Generoso, spensierato ed allegro,
    dignitoso, bello e cordiale.
    Sempre a fianco, senza pretese.
    La tua morte non è una finzione.
    Non restare senza parole.
    Riscrivi la tua storia con una ribellione.
    Già tu vaghi per bui meandri,
    abbacinato in un abisso caliginoso.
    Hai reciso le funi alla vita
    e siedi sulla sponda di un naviglio chiuso,
    le gambe ciondolanti dal muro di pietra.
    Perciò piangere è legittimo e normale.
    Non solo per sfogo, affetto e consolazione.
    Ma perché il mio cuore è così sfinito
    da non potere più volteggiare
    in quest’autunno dei sentimenti.
    Ma è pur giusto sognare che riviva con noi
    per sorreggerci, aiutarci e guidarci
    con il tuo straordinario amore
    ed il tuo ottimismo paradossale.

  17. Amico libro:
    “Le Scenes de la vie de Bohéme « di Henry Murger.
    Lessi, alcuni anni fà, il libro di Enry Murger “Le Scenes de la vie del Boheme”.

    Questo racconto è stato successuivamente utilizzato da Giuseppe Giacosa e Luigi Illica per riscrivere il libretto “La Boheme”, musicato dal nostro Giacomo Puccini.
    Il libro di Murger l’ho letto alcuni anni fa ed ora l’ho accumunato ad alcuni ricordi della mia infazia. Mi sembra di averlo ascoltato nelle solite novelle davanti al classico focolare, dal bisnonno Pagni Arturo, ma ovviamente il suo racconto era a “ruota libera” .
    In questa novella (così la chiamava) non faceva riferimento all’opera di Giacomo Puccini, ma a Parigi, dove era stato per alcuni anni a lavorare(nel settore dei mobilieri) verso la fine del secolo 1800
    Il bisnonno iniziava il racconto come se fosse una semplice favola che normalmente viene raccontata ai bambini per favorirne il sonno, ma questa volta aveva preso una strada diversa, ci aveva portato perfino a Parigi.

    In questo caso lo “sfavillar dei carboni accesi” non li riferiva al “luccicar delle lame” ma li accumunava alle luci sfavillanti della città più importante della Francia.
    Città che allora noi ragazzi non potevamo conoscere , ma attraverso i racconti del nonno, la vedevamo simbolicamente, con le sue splendide luci notturne, attraverso la luce proveniente dalla legna che bruciava, del caminetto acceso.
    Era immensamente facile fare un confronto fra la notte di Parigi con il buio totale che attanagliava la notte della nostra campagna.
    Fra il racconto del nonno ed il libro di Murger vi era una notevole differenza.Ma il nonno non aveva lo scopo di fare una lezione, ma quello di raccontare la classica novella che riduceva liberamente in base alle sue conoscenze,anche con l’invenzione di alcuni “passaggi”
    Nel racconto i personaggi venivano descritti in modo “romanzato”, vi era il pittore (Marcello) che si impegnava a dipingere Parigi, Rodolfo, il romantico poeta, e Mimi la coinquilina che moriva sempre di freddo.
    Poi vi era la città: bella ma impossibile. Descriveva i salti mortali che il gruppo faceva per mangiare.
    Alcuni passaggi del libro
    “La loro esistenza è un opera di genio di ogni giorno, un problema quotidiano che essi pervengono sempre a risolvere con l’aiuto di matematiche…”
    “La Boheme ha un parlare suo speciale, un gruppo…Il suo vocabolario è l’inferno della retorica e il paradiso del neologismo…Vita gaia e terribile…”

    Comunque da “grande” quando ho avuto la possibilità di vedere La Boheme, nel piccolo Teatro Goldoni di Livorno,
    le notizie della favola del nonno mi sono apparse nella scena e la musica faceva da romantico sfondo.
    sergio doretti

    ………

  18. @lenio vallati,

    È una bella poesia, caro Lenio
    Una poesia che ti fa sognare
    Ti fa sognare il Natale e l’origine del Natale,
    Ti fa sognare un bambino, che in una notte fredda, nasceva in una grotta e fu posto in una mangiatoia e la festa era rappresentata solo dall’amore della Mamma e del Padre.
    Complimenti
    Sergio.

  19. gente d’autunno

    Timida di nubi
    basse sulle creste
    mirano ad un cielo
    nero di migranti.
    E’ delle nebbie il
    bosco.E dei cieli
    egemoni son le
    albe e i tramonti.
    E’ fumo di fosco
    il velo della luna,
    rossa e vicina,
    come un lume
    sulla colonnina.
    Le piccionaie
    posto brulicante
    di frutta acerbe
    e rosse arruginite.
    Pioggia senz’acqua,
    argini e campi
    imbrina dispetto
    alle rugiade
    che recano
    solletico a
    genesi e radici,
    di funghi lubrici,
    a cibo di chiocciole
    vestite in volute
    come infinite
    eliche.

  20. Mi scuso con la Redazione se la poesia è un pò lunga, ho provato a tagliarla, ma va via quel pizzico di ironia che ho intrecciato fra un verso e l’altro. Grazie Nicla, grazie Robert.

    ** IL VASO DI CRISTALLO **
    POESIA DEDICATA A MIA FIGLIA PER IL SUO MATRIMONIO

    Vestita di bianco, guardavi intenerita
    L’uomo che ti aveva destinato la vita.
    Per un attacco di tenerezza, ti ho fatto una carezza,
    Ti ho rivista bambina quando eri in carrozzina.
    Poi…sei cresciuta, sei andata incontro al mondo
    Hai preso decisioni belle e brutte, ma si sa..
    A quell’età lo fanno tutte
    Mi hai detto: “ mamma, ma io devo viver la mia vita”
    Ed io, alzando gli occhi al cielo ho incrociato le dita.
    Gli anni sono passati, i tuoi capelli corti sono allungati,
    Camminando altera e fiera, sembravi un leone in gabbia,
    Che muove con le mani la criniera.
    Intanto le tue amiche, una dopo l’altra, gettando nell’aria
    il mazzolino delle rose, diventavano giovani spose.
    Ma tu…ancora no, volevi viver la tua vita.
    Io, ascoltavo le tue storie un po’ avvilita.
    I numeri sono il tuo pane quotidiano,
    Che pazienza con il genere umano..
    Sul lavoro, sei un portento, anche se, alcune volte
    Ti da il tormento, ma ormai sei abituata a questo ed altro
    Non fai cadere mai nulla dall’alto
    Poi…un giorno, il battito del cuore è aumentato
    Ti sei accorta che l’amore era arrivato,
    Allora io, pensando al tuo domani ti ho detto
    con il coraggio a quattro mani :
    Figlia mia, devo dirti una cosa: “ la vita, non è sempre rosa,
    Ci sono giorni bui e giorni a colori, per questo esistono gioie e dolori.”
    Ma oggi, è un bel giorno di sole, e tu vai incontro all’amore,
    Volevi viver la tua vita, e la tua vita avrai,
    Anche se qualche giorno ci saranno dei guai.
    Ma non pensiamoci adesso,
    pensiamo invece a questo giorno di successo.
    Per il matrimonio, ti ho fatto un regalo da sballo,
    Ti ho regalato un vaso di cristallo..contiene tante cose,
    Belle e brutte, ma con pazienza le dovrai sopportare quasi tutte
    Proprio per il bene della famiglia, eh.. si cara figlia, tu mi dicevi :
    ” mamma come fai..?” e io ti rispondevo : proverai.
    Ma non tutto è così nero come ti ho detto, nel vaso c’è di tutto:
    Amore che fa rima con il cuore, fedeltà che fa rima con onestà,
    rispetto e riflessione , c’è la passione,
    c’è anche la pazienza, che assomiglia molto ad una penitenza,
    di altri due ingredienti è pieno il vaso, ma guardandolo non ci facciamo caso. I due ingredienti sono *il miele e il fiele*
    Il miele è molto facile a ingoiare…
    Per ingoiare il fiele, tutti gli altri ingredienti bisogna mescolare
    Ma tu, sei giudiziosa, so che appianerai qualsiasi cosa.

    Questa è vita reale, e sono i miei consigli
    So che mi credi, perché un po’ mi somigli.
    A te e Max auguri di serenità e felicità.
    Tira un sospiro di sollievo, la poesia è finita
    Ma prima voglio dirti..Per te…darei la vita

    La mamma
    Maria Luisa Seghi

      • @Daniela Quieti,

        Cara Daniela,
        E’ vero, in questo vaso io ho messo tutto, come dici tu , il grande amore per mia figlia, l’ironia , e dei consigli.
        Poi sarà lei che vivendo il libro della sua vita, saprà giudicare che cosa sarà più giusto.
        Grazie per aver capito veramente quello che volevo dire.
        COn affetto Un grande abbraccio
        Maria Luisa Seghi

    • @Maria Luisa Seghi,

      Complimenti Maria Luisa, per la tua bella poesia. È un interessante racconto di tutta una vita e collegato all’amore profondo per tua figlia, racchiuso in quel vaso di cristallo che sarà conservato gelosamente dagli sposi perché racchiude la loro eterna felicità
      Con i migliori auguri.
      Sergio Doretti.

      • @sergio doretti,

        Caro Sergio,
        Ti ringrazio per il commento, ho racchiuso veramente tutta la vita di mia figlia in quei versi, questo vaso che rappresenta il simbolo della vita stessa con tutti i suoi problemi , fra ironia e amore profondo ho voluto far capire, che il cielo non è sempre azzurro, ma ci sono anche le nuvole, e solo insieme, si possono affrontare i temporali , sperando che il giorno dopo risplenda di nuovo il sole.
        Cari saluti
        Maria Luisa Seghi

  21. Ancora io con quest’altra mia poesia. Ancora un abbraccio a tutti voi.

    E verrò a te

    E verrò a te,
    un giorno,
    vestito
    nel mio abito migliore,
    ma non sarò felice
    nella pace raggiunta.

    Io amo
    questa fragile barca,
    questa foglia al vento
    che è la vita,
    amo gioire e soffrire
    la mia effimera
    condizione di uomo.

    Amo lottare,
    anche se solo
    per un fuscello di sogni.

    • @lenio vallati,
      probabilmente ho già letto, ma nei tuoi libri, le parole di queste due poesie, dolci e solenni, velate di malinconia, in cui si riflette la tua umanità. Ma le rileggo sempre volentieri.
      Andrea.

  22. Non so se vi ho già inviato questa poesia. Poco importa. Mi sembra però che riassuma bene il nostro impegno per questa intera stagione di solidarietà per chi é più sfortunato di noi. Un saluto a tutti voi del Manuale di Mari e un grazie sincero per avervi potuto esternare i miei pensieri. Con questa poesia ho ottenuto un importantissimo premio. E sono felice di avere tanti amici come voi.

    Solidarietà

    Relegato nel silenzio della tua anima
    tu non vedi, amico mio,
    luci e colori
    di questo mondo meraviglioso.
    Per te è sempre notte.
    E tu, racchiuso
    nell’angusto guscio
    di una sedia a rotelle,
    vorresti correre e gridare
    all’universo intero
    il tuo desiderio di amare.
    Tu pure non odi
    il sospiro del vento
    che si impiglia tra le fronde
    del tuo albero muto,
    né il bisbiglio dell’alba o del tramonto.
    Io vorrei squarciare per voi
    il velo della notte
    che ricopre lo sguardo,
    vorrei portarvi in volo
    verso mondi sconfinati,
    vorrei farvi ascoltare
    il dolce respiro dell’universo.
    Ma non sono che un uomo
    che vede, che cammina, che parla,
    che ascolta
    e può donarvi soltanto
    la sua solidarietà.

    • @lenio vallati,
      Ciao Lenio,
      E’ bellissima la tenerezza che esprimi in questi versi,
      vorresti fare tanto per questo amico sfortunato, ma ti accorgi che puoi dare solo solidarietà.
      Anch’io sono felice e orgogliosa di avere un amico come te.
      Maria Luisa Seghi

  23. LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO

    AVrei voluto dirti
    che non potevo accettare
    il tuo cuore assettato di sentimento vero.

    Ma tu
    tendevi le forti mani a tre dita dal cielo
    per rubare ali di madreperla alle nuvole.

    Per regalarmele.

    Avrei voluto dirti
    che la nostra era solo un’amicizia
    non si poteva confondere con l’amore.

    Ma tu
    ti perdevi nei miei occhi
    senza saper leggere nell’iride sincero la verità.

    Avrei voluto dirti
    vola libero nello spazio meteora fra meteore
    accendi tutte le stelle e illumina il mio cammino.

    Avrei voluto dirti
    che
    le tue mani non potevano far volare
    a chi sogni più non aveva.

    Avrei voluto dirti
    che tutto era così difficile da realizzare
    difficile da dire.

    Avrei voluto dirti…

    Ma ho visto le onde del mare
    portar via
    le parole che non ti ho detto.

    • @nonnamery,
      Hai adoperato delle bellissime parole, per distinguere l’amore dall’amicizia.
      Ma lui…non capiva, forse, non capiva perchè lei non aveva parlato,
      avrebbe voluto farlo, ma le onde del mare con il suo continuo movimento hanno portato via le parole dal suo cuore.
      Quelle parole che non sono state mai dette…

      Cari saluti
      Maria Luisa Seghi

      • @Maria Luisa Seghi,
        Maria Luisa,
        talvota l’alta marea ondulava le parole rendole carezzevoli da farle sue. Così la bassa marea si è portata via le parole dimenticate sulla risacca del cuore.
        Grazie contanto affetto.
        marinella(nonnamery)

      • @rosanna,
        Grazie Rosanna, le tue parole giungono in un momento di sconforto, perciò le accetto ancora di più. Ricambio l’abbraccio
        con affetto
        marinella(nonnamery)

    • @nonnamery,

      Cara Nonnamery,
      la tua poesia è bellissima ed è romantica che vuole distinguere l’amore dall’ amicizia. Tutto questo non hai potuto dirlo perché il mare ti ha portato via le parole che non hai detto..
      Complimenti e cari saluti.

  24. Vivo,
    con il fiato sospeso, in attesa del nostro prossimo incontro.
    La mente ricorda le tue carezze, i tuoi baci
    il cuore impazzisce dai battiti frenetici
    disorientandomi.

    Come una principessa
    Cammino sulle nuvole
    Immersa nel profumo delle rose
    Inebriandomi del tuo amore.

    Vivo,
    Nel limbo, tra lucidità e sogno
    mi cibo di te
    vegeto in attesa di te
    affamata solo del tuo amore.

    Come una principessa
    Mi coccoli e mi stravizi
    Abbracciata dalle tue forti braccia
    Avvolgendomi nel tuo calore

  25. Desidero ringraziare Nicla Morletti e Robert per questa nuova iniziativa di solidarietà. Mi hanno fatto sentire di appartenere a un bellissimo coro in cui le singole voci acquistano incisiva potenza.
    Ho letto opere bellissime, avrei voluto commentarle tutte. L’ho fatto con quelle che rispecchiano maggiormente le mie esperienze.
    Saluto tutti affettuosamente con una poesia dedicata a Gianni, un anziano clochard malato ma con l’anima intatta di bambino.

    NON E’ VERO

    Credimi,
    non è vero
    che la morte
    ha le occhiaie
    ma due occhi
    seducenti,
    ti promette
    la pace
    che hai cercato
    invano
    e ti prende
    per mano
    piano piano,
    per donarti
    rose
    viole
    firmamenti
    lidi azzurri
    quieti eremi,
    un fluire
    di fiumi lenti,
    paradiso
    di silenzio
    dove l’anima
    si disseta.

    Daniela Quieti

    • @Daniela Quieti,

      Cara Daniela,
      E’ stato bello il pensiero di dedicare questa poesia a Gianni, anziano e malato. Hai descritto il momento della morte, con delle parole che la fanno apparire bellissima.
      E il donare i fiori insieme al firmammento fa pensare veramente al paradiso.
      Io, ho molta paura della morte, nel momento che accadrà.. ricorderò questi versi e forse riuscirò a sorridergli…
      Ciao
      Maria Luisa

      • @Maria Luisa Seghi,
        Cara Maria Luisa,
        grazie per il bel commento. Gianni, di cui nessuno ha mai saputo se fosse il vero nome, non aveva una famiglia. Viveva in una sua illusoria realtà, ma aveva un’anima nobilissima. Vissuto nella povertà, nella incurabile malattia è stato assistito amorevolmente da volontari che lo hanno fatto sentire principe delle sue fantasie. Piccola magia della solidarietà.
        Ti abbraccio
        Daniela Quieti

    • @Daniela Quieti, “Non è vero”: proprio così. La morte sa essere bella con chi, comunque, ha amato la vita.
      Complimenti, sono versi che davvero fanno credere al “paradiso”.

      Sandro Angelucci

      • @Daniela Quieti,

        Carissima Daniela, grazie di avere scritto questa bella poesia in quanto, data la mia situazione, la faccio propria e confermo alcune parole che ho letto da un libro
        “La vita oltre la vita: Una volta superato il tunnel, generalmente la persona riferisce d’avere incontrato degli “esseri” che brillano di una stupenda luce, che permea ogni cosa e riempie il soggetto d’amore. In questa dimensione, luce e amore sono la stessa cosa; la luce è descritta come molto più intensa di qualsiasi altra conosciuta in Terra, non è accecante ma è calda, stimolante, viva.””
        Comunque complimenti e affettuosi saluti.
        nonnosergio

  26. Cara Nicla,
    grazie per tutte le belle iniziative molto coinvolgenti e per tutto il lavoro che stai portando avanti insieme a Robert.
    Cordialità
    Alberto Calavalle

  27. commentarvi uno per uno nel poco tempo a disposizione sarebbe un’impresa.. ma è bellissimo leggervi, complimenti davvero a tutti.. vedere che l’amore e la sensibilità nelle persone esistono ancora riempie il cuore di vita e colori.

  28. Un rebus che dura da sempre

    “Ho l’impressione che più si va oltre e più troverò indizi per svelare lati oscuri del rebus. Mi verrebbe da pensare che sia in corso una campagna di scavi archeologici dentro la nostra anima”. Il pensiero si era materializzato dopo lunghi estenuanti momenti, trascorsi ad attendere sue notizie. Un misterioso interlocutore conosciuto di notte navigando in rete. “Un fatale inciampo”. Entrati in rotta di collisione in uno spazio virtuale, in cui scambiare emozioni vere o false. Ma a lui tutto ciò non importava. Un posto riservato all’immaginario collettivo capace di sfidare qualsiasi regola, e loro due erano ben determinati a farlo; troppe emozioni e sentimenti scambiati e vissuti sul serio, tramite quella pallida foto, troppo perfetta perché fosse vera. L’immagine di per sé aveva un misterioso fascino, ma c’era qualcosa d’insolito, per ingannare chi si era già perso in un’infatuazione. Un incontro casuale? Nessuno dei due era sicuro di giurarci. In questa storia di casuale non c’era niente. Lo avevano chiamato “il nostro laggiù/quaggiù”, una sorte d’Olimpo. Da una rappresentazione artificiosa si era giunti ad un riconoscimento. “Eppure la magia non era svanita del tutto”. Dalla fatidica notte in cui si erano “inciampati” il rebus progrediva inesorabilmente. Bastava saperlo decifrare. Lentamente ho reagito e la voce di dentro mi è venuta in soccorso. Frutto della follia, della perdita della ragione? E’ lì l’enigma.Una sottile perversione. Rinunciare a te virtuale per trovare un altro te ma reale? Sono caduto nella trappola del recitare un ruolo che non mi appartiene. Questa è la mascherina di Zorro che ho indossato, la Cenerentola nella versione tragicomica della favola. Al contrario di te. Tu esisti. Ti ho visto un giorno ma tu non lo saprai mai.

  29. Parigi è anche questa

    Era stata una giornata turistica che più turistica non si può. Bateau mouche per vedere Parigi dalla Senna, anche di notte dove la città cambia volto. Un giro al Museo Carnevalet (il vecchio ghetto Marais, ora diventato anche il quartiere alla moda), nel palazzo di Madame de Sevignè. Quello delle dame “savantes” del ‘600 che proteggevano poeti e filosofi. Ha un bel giardino, dentro l’hotel particulier, vicino a Place des Vosges, che odora di mortella. Dentro quadri della storia di Francia. Gambetta che fugge in pallone aereostatico oltre l’assedio prussiano; la statua della libertà che i francesi regalarono agli americani e che spunta con la testa incoronata e la fiaccola dai tetti delle fornaci parigine. Il Marais ha il suo fascino: vecchia palude verso la Senna bonificata da Enrico IV. Qualche vecchio mulino e tanti palazzi (anche quella della povera regina Margot di Dumas) secenteschi. Fa fresco ma il sole, quando arriva, scalda nelle ore meridiane. Passando per Pitchi Poi in rue Caron al 7, qui succedeva che durante i rastrellamenti dell’olocausto, gli ebrei dei territori di residenza della Polonia, Rutenia, Volinia e Livonia, non sapevano di recarsi al massacro e quando si domandavano tra di loro “dove andiamo?” si rispondevano “a Pitchi Poi” che non vuol dire niente, un luogo laggiù/quaggiù, una specie di boh! Nelle brasserie, si mangiano cose dell’est: varietà infinite di caviale ed uova di pesce, alcune rosse altre gialle e grandi come perle. Aringhe affumicate arrangiate in ogni salsa possibile. Gusti apparentemente scipiti ma densi del profumo acre e persistente delle affumicature e delle uova di pesce di fiume. Parigi è anche questa.

  30. 47 attimi prima della fine

    Ti scrivo a notte fonda. La mia insonnia mi fa sentire vivo, silenzio. Tutto tace. Dall’“inciampo” della prima notte, vissuta incollato al mio computer, mi riaffiorano i ricordi. Saperti qui ora mi riscalda il cuore di nostalgia per com’ero felice di sentirmi al mondo. Giovane e spavaldo. Scrivo ancora di notte. Da una stanza di motel, un rifugio in equilibrio precario. Che strano saperti di fronte a questa stanza disadorna. Mi basta sentire la tua presenza di là dalla strada e forse in questo momento ti affacci alla finestra. Non oso aprire le tende logore e consunte che celano il mondo fuori di qui. La sveglia segna l’una di notte e qualcuno sta passando in corridoio. Ride sguaiato. In fin dei conti cosa può importarmi degli altri. Chiuso dentro ad un motel, il più insignificante del mondo. Si viene per farci del sesso, per disperazione. Forse perché non sanno dove andare. Cosa sappiamo l’uno dell’altro, un frammento di voce al telefono, un’immagine pallida e fugace. C’è un filo invisibile che mi lega. Mi ha costretto ad arrivare di fronte a dove vivi. Ripenso alla canzone che mi hai fatto conoscere.“Laggiù, dove l’aria è libera/saremo ciò che vogliamo essere /ora, se ci fermiamo, /troveremo la nostra terra promessa”. Sono parole per dirti che il nostro laggiù/quaggiù esiste. Fa caldo in questa stanza Una triste sensazione sentire l’afa della notte. Il motel mi protegge come un fedele amico. Sa del mio segreto e non lo svela. Come la cassaforte dei miei segreti. La chiave della stanza è la numero 47, come gli anni della mia vita. 47 attimi prima di terminare questa lettera. 47 secondi prima di spegnere la luce della stanza e abbandonare per sempre la vita.

  31. @lenio vallati,
    Ciao Lenio,
    la tua poesia è triste ma bellissima, fa pensare alla vita che finisce, e lascerà dietro di sè molti ricordi.
    Ognuno tiene stretto a sè i ricordi anche quando sarà freddo, sarà buio, e sarà solo…Ma la vita continua, incessante come un treno che corre sulle lunghe rotaie verso l’infinito…

    Ho posto un racconto, spero che tu lo legga, parla della poesia…di come ho incontrato la poesia, ma ho iniziato veramente ad amarla solo dopo che i primi versi sono usciti dalla mia mente.
    Questo lo devo al tuo incoraggiamento, e al sito Manuale di Mari che ha permesso la pubblicazione delle mie opere.
    Cari saluti e grazie
    Maria Luisa Seghi

  32. Tu stella della mia notte.

    Fitte nella notte.
    Le tenebre celavano il mondo,

    Nel ricordo di fragili,
    sprazzi d’amore,
    guardo fra le tenebre,
    e vedo te, che sei dentro di me,
    o mia stella della notte,
    di questa notte d’amore.

    Nel cielo buio,
    solo te vedo.
    come esile fiammella,
    piccola, infinita, meravigliosa.
    Grande speranza d’amore,

    In questo assordante silenzio,
    ci sei solo tu,
    mio dolcissimo amore,
    luminoso, grande, stellare,
    piccolo, infinito, meraviglioso,
    che brilla ed illumina,
    dolcemente ilmio cuore.

    Solo tu,
    grande immensa,
    speranza di gioia,
    tenerezza infinita.

    Vorrei entrare nella tua luce,
    vorrei entrare nella tua anima,
    lambire con il mio cuore,
    i tuoi occhi di cielo.

    Di quel cielo non più tetro,
    ma pieno di grandi immensi
    desideri,
    e felicità infinita,
    celestiale felicità.

    sergio doretti

  33. I miei complimenti alla Sign. Nicla e al Sig. Robert, per la nuova iniziativa. I fiori della foto e la poesia fanno pensare alla vita..
    Io dedico questo mio racconto ad una ragazza che conosco, che lotta da anni per questa malattia.
    L’ho conosciuta piena di vita, e quando l’ho rivista era su una carrozzina, sorrideva, ma con le lacrime agli occhi, io dolcemente gli ho detto:
    *Ce la farai, non mollare, io con le mie parole ti aiuterò a superare i momenti più bui, devi vivere con la speranza nel cuore e la fede nell’anima.. Da Lassù vedranno..
    Ora si sta curando, speriamo che la solidarietà e la scienza riescano a trovare le cure per la guarigione di tante persone che soffrono di questa malattia.

    ** HO INCONTRATO LA POESIA **
    Una sera d’estate, ho incontrato la poesia, ma non sapevo ancora di amarla e di apprezzarla.
    La curiosità, mi ha fatto fermare in quella strada della mia cittadina, e lì, la poesia, mi è venuta incontro..
    Al centro di un piccolo palco in legno, un pianoforte, le mani leggere di una pianista sfioravano i tasti con dolcezza, le note, riempivano l’aria di una dolce melodia.
    Improvvisamente, come evocata dalla musica, sul palco è apparsa una giovane donna, indossava un lungo abito rosso ornato con delle gale che si muovevano secondo il movimento del corpo, era perfetta, intrecciato fra i capelli, un fiore profumato, fresco e bellissimo.
    Lei..si chiama Roberta, recita a memoria le sue poesie, non solo, con una voce melodiosa e piena di modulazioni diverse, ma anche con il corpo, è questa la sua forza, è come se entrasse con eleganza fra le pagine di un libro, e camminasse dolcemente fra i versi della poesia. Nel momento che la sua voce si diffonde, è lei stessa…la poesia.
    Io, guardandola sono entrata insieme a lei in questo mondo magico, ho chiuso gli occhi, sentivo soltanto le note della musica, la sua voce, le sue parole… Sopra di noi, il cielo pieno di stelle, che nel suo meraviglioso e luminoso silenzio, ascoltavano e guardavano: *La strada della poesia*
    Solo allora mi sono resa conto le emozioni che può dare.
    Ispira poesia.. un albero in fiore, una rosa rossa in un vaso, il sorriso di un bambino, i figli che sfiorano con una carezza il volto della madre, altri milioni di cose la ispirano.
    Per vedere se i cuori si addolciscono, diamo al mondo la poesia, in modo che possa entrare nella magia dell’universo e dell’eternità. In queste due cose ci vive tutto: l’amore, la gioia, il dolore, il vento, le nuvole, il temporale, un tramonto, un’alba, un cuore, un’anima, la vita… la morte.
    Anche se, senza nemmeno bussare, qualche lacrima, qualche affanno, si affacciano nella nostra vita, ringrazio Dio, per darci la possibilità di provare sempre nuove emozioni. Scrivendo, provo la sensazione di correre in un grande prato fiorito, regalando le mie gambe ai prati che con l’erba si sono intrecciate ai fiori, corre anche la mia mente, insieme al cuore che con i suoi battiti, aspira il profumo che si è diffuso nell’aria, confondendosi con i versi di una bellissima poesia…

    Maria Luisa Seghi

      • @Daniela Quieti,

        Grazie Daniela,
        Porgimi la tua mano, e corriamo insieme nei prati fioriti, solo così, entreremo nei versi di tutte le poesie e i racconti che sono posti in queste pagine, solo così i nostri cuori entreranno in sintonia con l’universo.
        Un abbraccio
        Maria Luisa

    • @Maria Luisa Seghi,
      ciao Maria Luisa, mi è piaciuto come hai descritto il tuo incontro con la poesia, sotto un cielo stellato come una fanciulla con il suo amato.
      ” in principio era il verbo ” inizia uno dei brani più famosi del Vangelo di Giovanni, ed é proprio vero che dalla parola nasce la civiltà e forse il mondo.
      Negli anni della dittatura cambogiana di Pol Pot, quando sotto un regime folle gran parte della popolazione fu sterminata nelle paludi, da un condannato furono scritte sulle pareti di una prigione queste semplici parole che ricordo, dedicate alla sua donna e poi, troppo tardi, rinvenute : – tu sei una stella del cielo, io un verme della terra – una meravigliosa poesia redatta forse da un semplice contadino, o forse no, che ascoltata e ripetuta nella sua essenziale bellezza probabilmente è servita a lenire l’angoscia anche di altri innocenti.

      Andrea Masotti

      • @andrea,

        Gentile Andrea,
        Ho incontrato la poesia proprio come l’ho descritta,
        Forse mi era passata vicino altre volte, ma non l’avevo riconosciuta…
        E’ bellissimo quel pensiero scritto da quel contadino, che non era un verme della terra, ma era anche lui una stella se scrivendo questi versi ha lenito l’angoscia di altri innocenti.
        Grazie infinite Andrea per il suo commento
        Un caro saluto
        Maria Luisa

    • @Maria Luisa Seghi,

      Carissima Maria Luisa, vedo che ti sei inserita bene mel ‘Manuale’. Sono contentissimo per te, per le tue ali che hanno trovato altro cielo per volare. Leggerò tutte le tue poesie e tutti i tuoi racconti e ti farò sapere. Non smettere mai di sognare, e di amare. Non esiste limite di tempo né di spazio per l’amore, io stesso credevo di non poter più provare quelle emozioni provate da ragazzo e invece eccomi qui a sorprendermi ancora. Un abbraccio, Lenio.

    • @Maria Luisa Seghi,
      Cara Maria Luisa devo confessarti che mi sei piaciuta subito. Ho letto i tuoi commenti e ancora prima il raccontino”I girasoli” Sei una donna vera, come il il sole il cielo il mare. Sei lo specchio che tutto traspare.Grazie anche per questo tenero delizioso racconto.
      Con affetto marinella(nonnamery)

    • @Maria Luisa Seghi,

      Complimenti cara Maria Luisa,
      nel tuo meraviglioso racconto, noto con piacere che la poesia viene accumunata all’amore e alla solidarietà.
      affettuosi saluti
      sergio doretti

      • @sergio doretti,
        Grazie Sergio,
        Tu scrivi delle cose bellissime e esprimi dei pensieri con dolcezza infinita.
        Ti ringrazio per il graditissimo commento che hai fatto a questo mio omaggio alla poesia, e proprio come dico nel racconto, vediamo se doniamo al mondo la poesia insieme all’amore e alla solidarietà.
        Io ci provo, nel mio piccolo, sono come una piccola stella insieme a tutte quelle che vediamo appese nel cielo…il cielo è bello perchè è pieno di stelle, e come la solidarietà è bella e autentica quando siamo uniti tutti insieme.
        Cari saluti
        Maria Luisa Seghi

      • @Maria Luisa Seghi,

        Cara Maria Luisa,
        la tua replica mi ha commosso.
        Non è una semploce replica ma un romantico concerto d’amore.
        Grazie e cari saluti.
        sergio doretti (nonnosergio)

  34. IL GIARDINO DELL’ANIMA

    Ah, le variopinte rose
    le prime calle bianche
    e le timide camelie
    già affacciate al riverbero
    del sole di Dicembre!

    Ah, il mio giardino
    nel quotidiano essere!

    Trascrive profumi d’essenze
    pensieri d’istinto e dolcezza
    cascate di mimose vellutate
    miste a goccie di rugiada
    e veli di passione vermiglia!

    Ah, il brusio altisonante
    dei passeri fra l’intrico dei rami
    di altero rampicante di buganvillee fucsia!

    Il fruscio dell’aria
    come acqua che traspare
    bagna gli istanti,
    musica i momenti
    che ci ha resi vicini!

    Con occhi rapiti d’incanto
    mano nella mano
    attraversiamo i tempi…
    traboccanti d’arcobaleni
    cantiamo i nostri anni!

    Siamo piante sempre verdi
    nel giardino dell’anima terrestre!

    • @nonnamery,

      Cara Nonnamery,
      è bella la poesia e la ritengo accumunata al nostro intimo, al nostro cuore e all’amore che viviamo.
      È un arcobaleno che si apre sul giardino del nostro cuore e ci fa sognare una musica dolcissima che ci dona felicità e amore.
      Complimenti
      sergio doretti.

  35. Nell’attesa del tuo arrivo
    dapprima con dolcezza
    poi
    con battiti prorompenti
    manifestavi la tua esistenza.
    Mani intrecciate
    uomo e donna
    al ventre materno
    in un abbraccio
    caldo, forte, protettivo.
    Ora
    la tua voce ci illumina
    la tua voce ci commuove
    i nostri cuori sono a te vicino
    benvenuto
    figlio mio

  36. D’improvviso

    Si alzerà un vento
    improvviso un vento si alzerà
    solleverà giacche e cappelli
    sospesi nel cinguettio incessante
    adagio adagio in aria leverà
    vento che sale da terra e pietre

    siederò su un gradino
    guardando le scarpe impolverate
    pulirle con due dita
    sarà un gioco
    e poco a poco parlerò con te
    di nuovo parlerò

    le idee cadranno a terra
    povere idee ingiallite
    solo al cappello
    eravate incollate
    nel volto arrossirò di nuova linfa
    e forte di sangue vegetale
    il vino chiederò.

    • @Andrea masotti,
      Ciao Andrea, mi piace il verso che dice “mi siedeò su un gradino guardando le scarpe impolverate”. Il vento che impolvera le scarpe e le povere idee incollate ancora al capello sono la risonanza dell’eco del vento o il rammarico per non aver potuto esternare le idee?
      Con affetto Marinella(nonnomery)

      • @nonnamery,
        ti ringrazio Marinella per aver letto e commentato, non sempre scrivendo si ha una idea razionale di ciò che si vuole comunicare.
        Certamente spesso nella vita ho sentito l’esigenza di cambiare, abbandonare ciò che ritenevo superato, quanto di me era rimasto irrigidito da abitudini, difficoltà, stanchezze, e riaprirmi agli altri.
        E solo mettendosi in basso mi risulta possibile cambiare e risalire verso la musica e la bellezza del mondo, e gustarla di nuovo.

    • @Andrea masotti,
      Complimenti per la bella poesia, soprattutto per quel “poco a poco parlerò con te” che schiude un nuovo cammino di conoscenza, d’amore, di solidarietà.
      Cordiali saluti

      Daniela Quieti

  37. La barca

    La barca galleggia nel mare di onde
    tranquille, ammansite dal cerchio di rocce,
    cullata dal soffio goloso del vento
    trattiene il pensiero di prendere il largo.
    Si aggrappa alla saggia visione del faro,
    la luce, il calore: non muore la voglia;
    l’odore salino l’attira lontano,
    la chiama, accarezza le vele piegate.
    La quiete del fondo, non scosso dall’acqua
    le dice di stringere l’ancora e stare,
    ma vede la coda di un pesce sparire
    il suo desiderio si accende e trabocca.
    Il caldo del certo riparo del porto
    le scioglie la chiglia coperta di alghe,
    il freddo di quella corrente agitata
    solletica il fondo rotondo del legno.
    Col nobile nome di donna del mare,
    la barca si strugge, rollando impaurita,
    cataste di sale, istantanee di voli,
    le tracciano strade da cui ripartire.

  38. Ciao a tutti, amici poeti, e grazie a Nicla e Robert, per la creatività delle loro iniziative, moderne e brillanti perchè ci vedono coinvolti nel sociale e nell’emozionale, come dovrebbe essere. Vi saluto con un estratto di un mio racconto che racchiude sia l’idea del giallo della vita che della verità e del sentimento. Chiudo volutamente con un’incitazione a reagire, sempre e comunque, perché l’uomo ha in sè una naturale inclinazione a dimenticare (o rimuovere?) per lenire il dolore che altrimenti lo annienterebbe. Think positive, dicono gli inglesi.

    IL LUPO MANNARO
    Le diceva che era la sua piccola fiamma, che gli rischiarava la vita. L’aveva amata, coccolata. Lei si sentiva importante quando passeggiava al suo braccio lungo le vie del borgo, la domenica mattina. Lasciava i suoi piccoli a casa, sotto lo sguardo vigile della mamma, la matriarca come la chiamava suo marito, e godeva di quell’ora di libera uscita durante la quale poteva sfoggiare la sua pelliccia di agnello persiano, dono di nozze di Andrea, e i suoi vestiti di società. Stavano bene insieme, erano una bella coppia, si diceva di loro; lui così alto e slanciato, forte, occhi scuri e profondi, quel ciuffo ribelle che gli incorniciava l’ampia fronte intelligente. Era un perfetto galante, lei ne era fiera come del suo cappotto di pelliccia e delle sue piccole vanità. Lei più piccola, minuta, occhi chiari degni del nome che portava, elegante per natura nei gesti e agile nel passo, solo un po’ appesantita dalle recenti gravidanze avute l’una di seguito all’altra. Quattro figli, due maschi e due femmine. Ma così facevano tutte, le diceva sua madre. Era il destino di una donna, i figli erano una benedizione del Signore. Lei non ne era mai stata convinta, ma una donna, allora, non aveva diritto di parola. E poi, lei era già stata fortunata a sposare un uomo così bello e attraente. Lo amava e lo avrebbe amato per sempre, si diceva. Andrea era di poche parole, sempre silenzioso, ai limiti del burbero. Sembrava che qualcosa lo turbasse. Solo in quei momenti di intimità, che lei adorava, si schiudeva lentamente come un riccio selvatico e pungente alle confidenze dell’amore. Poi, partì, quel giorno di Novembre. C’era la nebbia, lì fuori. Era freddo, l’umidità entrava nelle ossa. Quel giorno Chiara si raggomitolò tutta nel pesante scialle di casa, non tanto per proteggersi dal freddo, quanto per la paura di perderlo. Lo perse davvero, perché il suo Andrea, schivo e misterioso, dal Venezuela non tornò. Lei pianse notti di solitudine, di angoscia per lui che non tornava, per lei e i suoi piccoli che non avrebbero avuto di che mangiare, per la rabbia contro il destino che la inchiodava alla disperazione. Non giunsero mai né lettere, né i temuti telegrammi. Lentamente la sua angoscia si fece rabbia contro di lui.
    Non poteva essere morto. Lo avrebbe saputo dalle autorità del paese. Poi
    non pianse più, né si disperò. Era tempo di reagire…
    Lucia Sallustio

    • @LUCIANA,
      Catturi sempre la mia attenzione con la tua scrittura e questo racconto, come dici tu, racchiude in sè sia il giallo della vita che verità e sentimento. Quando il dolore ferisce, la sofferenza colpisce e comunque qualcosa ti turba, il cuore dovrebbe restare aperto a un’attesa ottimista, quella, come dice San Paolo, della speranza “contro ogni ragionevole motivo di speranza”.
      Ti abbraccio caramente

      Daniela Quieti

      • @Daniela Quieti,
        ogni volta che rileggerò questo racconto mi ricorderò del tuo commento cristiano che cita “la speranza oltre ogni ragionevole speranza”. Con questo monito nel cuore, non ci si fa annientare dalla vita. Questo era il mio messaggio.
        Spero che Robert e Nicla ci diano l’opportunità di incontrarci, tutti al di fuori di questo spazio virtuale.
        Luciana

  39. Questo invece è per “Il Giallo della Vita”:

    “Una Nuova Alba”

    Io ho trent’anni, adesso.
    Tu invece ne hai ventuno, ancora.
    Dove sei? Che cosa fai? Ricordi?
    Era Maggio, erano nove anni fa.
    Mi avevi vista e mi eri corso incontro, come ogni volta, e c’era la tua mano ad afferrarmi il collo e trascinarmi a te, c’era un abbraccio stretto e tintinnii freschi di risate. C’erano i tuoi occhi a duellare di luce con il sole.
    [A volte è come se vedessi un’altra me stessa lì con te. Altre sono così io, talmente io, che mi fa male.]
    Si sono fermati qui, gli attimi spesi insieme, orma di farfalla sulla neve e solco di freccia nella carne, sono qui come se non si fossero mai conclusi, se non fossero mai passati, se potessero ripetersi a oltranza, senza consumarsi mai.
    [Danza infinita di un trentatré giri su un giradischi rotto. Unico modo per non scordare la melodia.]
    Dalle casse al cielo l’ultima canzone, dalla spiaggia al viso i girotondi delle onde e l’odore umido della sabbia,
    e noi, un po’ bevuti, a ballare sotto la pioggia ridendo come due matti, e chi se frega se ci bagniamo, chi se ne frega se la gente ci guarda. Sono più matti loro che non capiscono quanto sia bello.
    Quanto sia così, spontaneamente, puro.
    [Lenti scivolano i titoli di coda. E poi, il sipario.]
    Ti ho scritto per mesi, per anni. Intere notti a riversare inchiostro su vallate di quadretti, quasi potessi così farti ritrovare i pezzi andati persi.
    Poi, pian piano, la vita è andata avanti. Tumulti di corse, di voci, viaggi, persone, e quei nostri fogli si son fatti pensieri, racconti muti, e su quel filo invisibile io infilavo la mia vita, perline colorate sulle tue dita, ed era il mio modo di condividerla con te, per trattenerti fino a una nuova alba.
    Io ho trent’anni, adesso.
    Tu invece ne hai ventuno, ancora.
    Tu ne avrai ventuno sempre. Come quel giorno che sei volato via.

    Ciao Massi.
    Ti scrivo solo per dirti che qui tutto profuma ancora immensamente di te.

    “Ci troveremo,
    un giorno o l’altro,
    perché solo le montagne
    non si incontrano mai.”
    (Lao-Tse)

    StregaDelMare 14/10/2008

    • @StregaDelMare,
      e mi hai veramente stregata con questo racconto che sa di vita, di tristezza, e che mi fa piangere come una matta, mentre cerco i tasti per scrivere tra la nebbia delle lacrime che non riesco a fermare. Anche Marco, il figlio della mia cara amica, morto due mesi e mezzo fa in un incidente sul suo motorino, nello splendore dell’estate della sua vita, avrà sempre 17 anni nei miei ricordi.
      Ciao Lucia Sallustio

  40. Eccomi a partecipare anche io. Grazie a voi organizzatori per la splendida opportunità che ci date, e grazie a tutti gli autori per le perle che arricchiscono emozione le nostre vite 🙂

    Per “Verità e Sentimento”:

    ” Fino a Ieri ”

    Ehi ciao.
    Ma l’hai visto poco fa che temporale?
    Un attimo e il cielo si è fatto nero come pece, un fulmine si è incastrato lì tra le sue maglie, e il silenzio surreale di questo pomeriggio si è spezzato.
    Crack.
    E giù tutta quell’acqua, quella potenza maestosa, quella forza inconsueta. Quella forza inconsueta, capisci?
    E su tutto quel vento, quello sfogo regale, quel coraggio improvviso. Quel coraggio improvviso, capisci?
    E io ho spalancato i vetri e il profumo dell’asfalto bagnato si è infilato violento nelle mie narici, ed era odore di orme,
    di treni lontani, di abbracci, di pianti, di attese, di lancette, di sospiri. Di vita.
    Ed era così buono. Così buono.
    E io mi sono avvicinata scalza tra i mille zampilli sulla terrazza, chiassosi, affannati, e mi sono avvicinata ancora,
    li volevo sentire anche sulla faccia e i capelli i vestiti la pelle, tra le dita, tra le ciglia.
    Addosso.
    Volevo pulire il mio cuore.
    Sarebbe stato bello poterlo avere lì tra le mani, il mio cuore, pulsante e caldo, tenerlo lì, sotto a quelle gocce, e restarlo a guardare mentre loro, sinuose e fredde, scivolavano portandosi via tutto il sale, le pietre, le spine, le cicatrici.
    No, mio Piccolo Re, non sono cambiata.
    Sono soltanto, semplicemente, diventata grande.
    E ho imparato che l’amore non vive di respiri in bilico ad aspettare, non per sempre.
    Vive di realtà, costruite insieme tutti i giorni, uno dopo l’altro.
    E noi e la realtà non siamo più la stessa cosa.
    Se per te realtà non è mai riuscito a esserlo neanche quella parola in più, per me.
    Così ho preso tutto quell’Amore, e l’ho affidato al vento. Mentre io restavo qui.
    Lui saprà che cosa farne, dove portarlo, come custodirlo. Saprà renderlo eterno.

    Fino a ieri sognavo l’amore.
    Il tuo, in fondo.
    Oggi sogno di sapermi amata.
    Da te?
    Non credo mica, sai.
    Dall’uomo che avrà voglia di imparare a farlo.

    StregaDelMare 30/04/2006

  41. Abbracciami, Padre

    Abbracciami, Padre.
    Abbraccia me che sovente ti prego,
    aspettando l’alba delle nuove giornate.

    Accarezzami, Padre.
    Sfiora il mio viso
    con le tue grandi mani accoglienti.

    Osservami, Padre.
    Guarda nei miei occhi lucidi, dall’alto,
    dal trono imperioso dei cieli.

    Pensami, Padre.
    Pensa me, misero uomo,
    che a te mi affido, sorridendo sicuro.

    Proteggimi, Padre.
    Basta che tu lo voglia …
    e la parola “fine” cadrà su questo marasma infernale.

  42. Note notturne

    Suonano chiare le dolci campane
    dell’etere ameno, indaco e oro.
    La notte profumata mi rapisce
    in questo contorno fulgido di stelle.
    Un pianoforte da lontano dona
    l’estasi alle orecchie mie, e presto placa
    l’almo irrequieto che si contorce
    dentro me, nascostamente e in silenzio.
    Sento il tempo finalmente fermarsi
    sulle note, sui suoni, sul ricordo.
    Cosa manca a questo Paradiso?

    Non serve la luce, non esiste il buio:
    tutto è magia, è incendio e pioggia insieme;
    è come incanto: come terra bruciata
    sulla quale cresce l’erba tenera
    invernale che attende il tempo nuovo.
    Le parole non sanno dire quei suoni.
    Le parole sono solo inopportune.
    Questo Paradiso? È come ghiaccio
    che mite scioglie al sole primaverile.
    Sospiri e pause sono come ordigni:
    il loro sparo muto scuote il tutto …

    Lacrime delicate cadono al suolo,
    ma lacrime che è bello vedere,
    che è bello sentir scaturire dentro
    il cuore: lacrime di commozione.
    È un docile formicolio in tre tempi.
    È solo … solo un tocco ingenuo e dolce,
    come di bambina indifesa e innocua:
    è il tocco discreto della musica.

  43. VORREI MORIRE
    Quando vidi il mio primo amore,
    una tempesta mi scosse il cuore.
    Era in estate, l’afa montava,
    e ognor i sensi essa svelava.
    Volevo dirle, senza respirare :
    ci dobbiam presto sposare.
    Invece lei, passata la sera,
    fuggi via come una chimera.
    Da allora vivo come un automa,
    ricordo sempre Assisi e Roma.
    Vorrei spegnermi in un istante,
    mentre la nostalgia e’ devastante.
    Nessun’ altra donna potro’ desiderare,
    e nemmen col pensiero sfiorare.
    Signore, mi vedi prostrato :
    ho fallito nell’aver amato.
    Se c’e’ un futuro di felicita’,
    mai questa m’arridera’.
    Lasciatemi solo, lasciatemi morire :
    sono stanco di soffrire.

    Gaetano

  44. ANGELO AZZURRO

    Azzurre le tue ali
    azzurri i tuoi sorrisi
    come le parole che elargisci
    con il sorriso aperto a conchiglia.

    Ciao tesoro, hai mangiato?
    chiedi alla nonna bimba
    e poi vai
    lasciando nella stanza la scia del tuo cielo
    che profuma d’amore.

    Corse a perdifiato
    come angelo sceso nella corsia
    dei cuori infranti dalle fragilità umane
    a donare fiammelle di calore
    a chi spera ancora nella vita.

    Fischietti allegramente
    senza mai far trasparire la stanchezza
    ma al mio dire
    “come fai a tenere il ritmo?”
    tra un prelievo e l’altro rispondi
    “con la musica di Dio non potrò mai stancarmi
    lui è sempre con me
    e quando le mie gambe tremano
    mi prende per mano.”

    Sorpresa rivolgo gli occhi al manto del cielo
    manca un lembo
    lo scampolo che avvolge il corpo
    di dell’angelo azzurro di corsia.

    • @nonnamery,

      Cara Nonnamery, complimenti per questa poesia.
      È un racconto profondo pieno di amore e di tenerezza di speranza per la vita. di quel piccolo “angelo azzurro” . La speranza è profonda ed è “la musica di Dio” che lo protegge fino alla fine: “fino a quando nel cielo manca un lembo , lo scampolo che avvolge il corpo dell’angelo azzurro di quella corsia”.
      Affettuosi saluti
      sergio doretti.

  45. In una sera d’autunno:

    ***
    Le luci di un caffè stonato
    nello sbadiglio dell’ultimo silenzio
    in una sera d’autunno

    perso è il bacio
    all’indirizzo del passato
    e come foglia, ha lasciato
    le sue braccia al vento

    stride sul binario la fermata
    di una primavera ormai vissuta
    mentre la notte
    accende i suoi passi incerti

    dal balcone una luce attende
    la voce chiudersi
    di una porta.
    ***

    ~ © Nunzio Buono ~

  46. Ognuno di noi ha un dono grande e prezioso da moltiplicare all’infinito, l’Amore, e portarlo là dove c’è la tristezza significa seminare speranza e restituire sia pure per un attimo il sorriso.
    E’ una passione che scivola lenta nel cuore e diventa stile di vita e misura di gioia, di una gioia più grande e più vera… Ecco da dove nascono questi versi, un abbraccio a tutti, Angela

    Potessi

    Potessi
    tra spuma bianca
    e fiori di ciliegio
    afferrare la notte
    e succhiare il midollo
    dei sogni.

    Potessi
    tendere lieve una freccia
    sul seno della Vita
    e respirare l’immenso.
    Potessi
    non cucire il silenzio
    nell’isola della Notte
    e tramare di seta
    il flebile filo del Giorno.

    Potessi catturare
    il fugace vagare della felicità
    e regalare speranza,
    subito aprirei i miei palmi.

  47. Un saluto a nonnamery, a Daniela, a Lucia, a Nicla, insomma a tutti, oggi è il penultimo giorno, mando per solidarietà la mia esperienza, ha un sottotitolo:
    I LUNGHI ANNI ALLE PISCINE

    JE VOUS SALUE MARIE

    Je vous salue Marie:
    sgranata preghiera
    scivola
    nei gesti ripetuti
    all’infinito.
    Je vous salue Marie:
    le mani diacce
    sorreggono
    nel breve, umile percorso,
    corpi sgangherati
    in disperata attesa
    abbigliata a speranza.
    Je vous salue Marie:
    sfioro amorevole
    orli di una vasca brecciosa
    testimone d’incerti passi
    e angosciate barelle,
    finchè le dita rasentano
    il gelo dell’acqua sorgiva.
    Je vous salue Marie:
    le voci si fondono
    nell’uniforme litania,
    s’arrendono saziati
    derelitti sogni,
    manifeste piaghe,
    nel materno segno
    elemosinato da sempre.
    La solidarietà ha molte facce, questa è una di quelle.

    • @mariarosa lancini costantini,
      Bellissimo commiato
      IO TI SALUTO MARIA. Grazie per le tantissime parole di solidarietà che ho avuto il piacere di leggere e per la grande emozione che ogni volta hai condiviso.
      Grazie di esistere. Con affetto marinella(nonnamery)

    • @mariarosa lancini costantini,
      con questo saluto a noi, replica di quello ben più sofferto alla Vergine a Lourdes, ci hai dato realmente un quadro triste ma colmo di speranza della coralità della sofferenza umana.
      Grazie a te Mariarosa
      Lucia Sallustio

    • @mariarosa lancini costantini,
      Cara Mariarosa,
      Sono stata tre volte a Lourdes, ma solo quest’anno ho fatto il bagno, e ancora ne sento il beneficio, anch’io Le ho detto :
      IO TI SALUTO MARIA.
      Mi sono commossa alle parole di questa poesia, perchè ho rivissuto l’esperienza meravigliosa del bagno nelle piscine di Lourdes.
      Nelle ore che aspettavo il mio turno, ho pregato, ho ringraziato la Madonna, ho pensato a tutte le persone che in barella arrivano lì, ma tutti sorridono, Lourdes è un luogo magico, anche la sofferenza ha la parvenza della gioia.
      Per mia esperienza, il miracolo è quello che, anche se l’acqua è gelata, io non l’ho sentita, e quando sono uscita ero asciutta, ho abbracciato la signora che mi aiutava ( che potresti essere stata tu) e ho pianto per l’emozione, perchè ho avuto la sensazione di essere stata avvolta da una nuvola di rugiada… composta da fede, preghiere e bontà.
      La gentilezza e il sorriso di queste signore che aiutano ad entrare nell’acqua è commovente, infondono grande speranza e serenità.
      Un grande abbraccio
      Maria Luisa Seghi

    • @mariarosa lancini costantini,

      Cara Mariarosa,
      La tua poesia è bellissima e mi sono commosso. Purtroppo debbo confessare che non sono mai stato a Lourdes, ma conosco la storia di questo importante Santuario.
      Comunque ti ringrazio moltissimo perché la tua poesia, forse mi ha dato l’opportunità di visitare questo importante Santuario, tempo permettendo, ovviamente in tutti i “sensi”.
      Grazie e affettuosi saluti.
      sergio doretti.

  48. Se solo fossi vento…

    ti fruscerei accanto.

    se solo fossi acqua…

    ti riempirei la pancia.

    Se solo fossi terra…

    inghiottirei la guerra.

    Se solo fossi cibo…

    nutrirei il tuo bambino.

    Se solo fossi foglia…

    nel vento varcherei la soglia.

    Se solo fossi pioggia…

    ti butterei una goccia.

    Se fossi un solleone…

    ti asciugherei il sudore.

    E se fossi pelle nera

    del colore della sera

    ormai mi arrenderei al dolore

    del mio piccolo che muore

    non urlerei contro il sistema

    per un popolo in catena

    ma spererei in un accidente

    per quel popolo d’occidente

    di veline e calciatori

    di padroni e servitori

    il popolo più deludente

    quello che può fare…

    e non fa niente.

  49. Ancora una iniziativa che ci trascina tutti a esprimere il nostro consenso. Complimenti!
    Segue poesia:

    Corrispondenze

    Ho visto foglie di alberi
    muoversi senza vento
    nell’afa dell’estate
    come se volessero confidare
    una sofferenza a me
    di forte intensità
    ed io
    non ho potuto
    non donare un sorriso
    colmo di solidarietà.

    Alberto Calavalle

    • @Alberto Calavalle,
      bella poesia, con questo finale sorriso di solidarietà. Intensa e particolare la visione delle foglie degli alberi che si muovono senza vento nell’afa dell’estate…

      Un cordiale saluto
      Nicla Morletti

      • @Nicla Morletti,
        grazie infinite per la sollecita attenzione nei riguardi di tutti.
        Molto cordialmente
        Alberto Calavalle

      • @Daniela Quieti,
        sono molto grato per avere apprezzato il mio gesto.
        Con vive cordialità
        Alberto Calavalle

    • @Alberto Calavalle,
      complimenti per la poesia di forte stampo romantico, nella quale l’uomo vive all’unisono con la natura e solidarizza con essa, nella gioia come nel dolore.
      Lucia Sallustio

      • @LUCIANA,
        ho apprezzato molto il commento e ringrazio vivamente.
        Cordialità
        Alberto Calavalle

    • @Alberto Calavalle,

      Alberto,
      Nelle foglie che si muovevano senza la presenza del vento hai visto la loro sofferenza.
      Tu hai sorriso con solidarietà, perchè hai capito che è la stessa sofferenza degli esseri umani.

      Un cordiale saluto
      Maria Luisa Seghi

      • @Maria Luisa Seghi,
        Grazie per il bel commento. Siamo tutte creature che gioiamo e soffriamo insieme.
        Un caro saluto
        Alberto Calavalle

  50. Il terremoto

    Nel silenzio della notte,
    tutto ad un tratto, si sente un gran boato
    è il terremoto che sconvolge la gente a frotte
    a cui nessuno era preparato.
    Trema fortemente la terra
    e allora, invece di scappare come un coniglio
    chiunque si cerca un nascondiglio
    oppure si aggrappa a qualsiasi appiglio.
    Quante case diventate macerie
    a causa di quelle intemperie
    e la gente sfortunata
    là sotto è seminata;
    cercarla è un terno al lotto
    meno male che aiuta il cane poliziotto.
    Colpiscono quelle facce insanguinate
    le cui vesti sono tutte strappate
    e impolverate; le loro scarpe sono state
    sparse un po’ di qua e un po’ di là
    senza alcuna umanità.
    Quelle facce sono contente di rivedere
    qualche umano che gli tende la mano
    e pensano che ci sia stato un angelo del cielo
    a non far stendere su di loro un velo
    così possono raccontare la loro esperienza
    che se trema la terra non è uno scherzo da niente
    sconvolge tutto e tutti
    come se volesse far scontare loro penitenza
    per qualcosa che l’ha turbata
    nella sua natura ormai contaminata
    da chi agisce con incoscienza.

  51. SONO PER TE…
    Sono per te la quiete
    che ti abbraccia
    e ti fa sognare.
    Sono la brezza
    che ti accarezza
    e ti fa sorridere.
    Sono il vento che ti scuote
    e non ti fa ristagnare.
    Sono tua madre.
    Giuseppina Mira

  52. Questa poesia é nata in segno di solidarietà alle sofferenze di una donna coraggiosa, Elisabetta Papi, 250 kg, la donna più grassa d’Italia, morta in seguito ad operazioni per dimagrire. Sicuramente il peso era tale per cui un’operazione era l’ultima spiaggia per migliorare la sua vita. Ma, oggi, é per me simbolo di solidarietà a quanti, ammalati, soffrono inchiodati ad un letto mentre le nostre vite scorrono indifferenti. Il titolo si ispira a parole pronunciate da Elisabetta durante un’intervista il giorno prima dell’operazione fatale.

    CI SARA’ UN PERCHE’
    Inchiodata a questo letto
    Schiacciata dal mio peso
    Frammenti d’ali nell’etere
    Della mente umiliata
    Dove cerebrali ragioni
    E religiose consolazioni
    Non bastano a gridare
    Al mondo imbavagliato
    Che di tutto c’è un perché.
    Mi son detta all’infinito
    Che se vivo c’è un perché,
    con convinzione escogitando
    mille rimedi all’afflizione,
    stoicamente sopportando
    dell’umano scorno il peso
    da vergogne sceverato.
    Ho difeso l’indifeso
    quando hanno deriso l’obeso,
    col fiatone ho corso e corro
    a por rimedio al duolo.
    Son ferma, pur non m’arrendo:
    non andrò di fronte a Dio
    con le mani nelle mani,
    mai nessuno obietterà
    che ho lasciato scorrer via
    la mia vita incatenata
    da una scura malattia.
    E allo scherno della gente
    che trascorre in passerella
    senza chiedersi il perché
    e più immobile di me
    è zavorra a questa terra,
    io rispondo col mio fiato:
    “Se son qui, ci sarà un perché”
    Lucia Sallustio

    • @LUCIANA,
      Carissima Luciana,
      In questa sentita poesia, che è un vero atto d’amore, sai materializzare molto bene la situazione lacerante di chi si sente escluso nel corpo e nella mente.
      Solo con il coraggio di amare e con la solidarietà si possono dischiudere percorsi di speranza alla ricerca di un senso, all’incontro verso l’Altro. E la partecipazione esige anche un impegno sociale concreto, fatto di scelte talvolta coraggiose, per offrire uno spiraglio di possibilità e dignità agli ultimi e ai sofferenti. Essere in questo posto ideale, grazie a Robert e Nicla Morletti, tutti insieme, per il conseguimento di un fine comune,
      costituisce un dolce soffio che si trasformerà, se lo vorremo veramente, in aria vitale.
      Con affetto

      Daniela Quieti

      • @Daniela Quieti,
        grazie davvero per le attenzioni che mostri per le mie opere. Forse il mio sdegno di fronte alla lacerante situazione della donna appare troppo esplicito nell’ inclemenza verbale verso l’indifferenza che contrassegna spesso la nostra società. Soprattutto , nell’ascoltare l’intervista ad Elisabetta, qualche giorno prima che morisse, mi colpì quel suo ricordo di bambini obesi umiliati per la loro malattia. La società delle immagini in cui viviamo, pur favorendoci per alcuni versi, é spietata in altri. Crea dei modelli rigorosi cui attenersi e ostracizza quanti ne sono al di fuori, per loro scelta o per destino. Tutti vogliamo apparire belli, perfetti, eleganti, a posto. E se non lo siamo “out” o “outsiders”.
        Lucia Sallustio

    • @LUCIANA,
      purtroppo cara Luciana su questa terra le sofferenze per gravi infermità sono tantissime che provocano il distacco dalle persone amate-
      La tua poesia ha colto in pieno la sofferenza di una persona che era amata nella sua faniglia, ma vuole essere anche un momento, di confronto e condivisione per tutti noi per le gravi sofferenze che si riscontrano nella vita.
      Gradirei anche che quanto hai scritto possa far riflettere i nostri ricercatori ber cercare di riduree, per quanto è possibile, per questa particolare patologia, , ogni forma di sofferenza.
      Ti saluto e ti porgo la mia solidarietà.
      sergio doretti.

      • @sergio doretti,
        grazie ancora per avere letto la mia poesia, per alcuni versi invettiva, come ho già spiegato, contro un mondo di false apparenze votato alla sola immagine e, per altri ,preghiera e consolazione per il/la disperata di turno. Concordo cristianamente con Elisabetta che per tutto c’é un disegno, un “Perché” e, con te, auspico successi nel mondo della ricerca per curare questa patologia.
        Cari saluti
        Lucia Sallustio

  53. UN SOGNO DISPERATO
    Rincorro invano
    un sogno.
    Una donna bellissima
    che ho incontrato.
    I suoi occhi mi trafissero
    il cuore.
    Il suo rifiuto
    uccise la mia anima.
    Vivo nella morte.
    La mia stella brilla
    nel cimitero della speranza.
    E si spegnera’
    quando l’alba spuntera’
    all’orizzonte dello sconforto.

    Gaetano

    • @GAETANO TIRLONI,

      caro Gaetano, lo sconforto ed un pianto può essere consolato da un petalo di rosa:

      UNA PIOGGIA DI PIANTO

      Un arcobaleno
      cessò di brillare
      nel cielo,
      e una lacrima
      si posò, come una
      goccia di rugiada
      sopra un petalo di rosa.

      Forse, anche una pioggia,
      fatta solo di pianto,
      può far ritornare
      l’arconaleno?

      sergio doretti

  54. A Lucia grazie per aver sviscerato così bene quello che ho voluto dire, ho toccato per 27 volte, immergendo gli ammalati e i sani, nella piscina di Lourdes, cosa vuole dire solidarietà, amore, accoglienza, comprensione, comunità d’anima e gratuità. Se oggi sono quella che sono è grazie anche a questa esperienza, certamente rapportarsi con persone in difficoltà è sempre e comunque arduo, ma se siamo dotati di gentilezza e soprattutto di delicatezza, riusciamo e riusciremo ad abbattere qualsiasi barriera. Grazie ancora cara Lucia, un abbraccio via etere a Nicla e a Robert, come sempre, più di sempre veramente grandi.

  55. Serenità

    Equilibri

    sorreggono

    spazi bianchi e neri.

    Note melodiose,

    soffi di carezze per l’anima,

    gocce di serenità,

    rugiada divina

    in occhi semplici,

    pieni d’amore.

    Luce di un solo

    raggio di sole

    nel cuore

    risplende

    nella sua integrità.

  56. Grazie a Marinella, ma credo non ci sia stata dell’ironia, quando mi sono guardata allo specchio, emergevo da due anni di “non vita”, ho letto le tue poesie :BRAVA! A Daniela un grazie speciale, lei sa perchè. Ho letto la poesia di Natale di Lenio Vailati, così mando ancora un contributo con la poesia che ho regalato agli amici l’anno scorso.

    NATALE 2007

    Natale non è :
    l’involto colorato da scartare smaniosi,
    le sfere luminose appese ai rami d’abete,
    il cappotto firmato (sfoggio di sterili vanità)
    Pantagruèl trionfante su tavole imbandite,
    un “dejà vu” che pare non finisca mai.

    Natale è:
    una scodella vuota da riempire di latte
    per l’orfano afghano dalle labbra inaridite,
    un tocco di pane per il barbone nel metrò,
    un mandarino che stupisca con il suo colore,
    la piccola nomade costretta a mendicare.

    Natale è:
    rabbia, offesa, turbamento, inerzia,
    incapacità d’essere somiglianti al Bimbo
    nato in povertà, scaldato da fiati e amore,
    cresciuto nel dovere e offerto in sacrificio
    per noi
    viaggiatori esitanti e confusi tra lacrime e sorrisi.

    e per stemperare aggiungo gli auguri che ho scritto per uno degli amici più cari che ho, ” diversamente abile”.

    AL LEONE

    Ti regalerò parole nuove
    per rallegrare il giorno
    che ti vedrà più grande.
    Non ti dispiacerà festeggiare
    sei ancora all’inizio della vita
    e hai spirito e ali forti.
    Che vuoi che siano gli anni?
    Manciate di coriandoli colorati
    dispersi nell’aria delle ore andate.
    Ne teniamo alcuni ben nascosti- a nostro piacere-
    per accarezzarli o per farci del male- a volte –
    Centellina questo giorno,
    ti parrà leggero il suo trascorrere
    tra auguri e sorprese di chi sa quanto meriti.
    Per il tuo essere così :
    viaggiatore un pò scontroso, che riesce
    a quietare, con delicate attenzioni,
    l’anima assetata di parole dell’inguaribile tigre.

    P.S la tigre sono io

    • @mariarosa lancini costantini,
      Ti chiedo scusa Maria Rosa per non aver capito.Una bella lezione di vita . Un abbraccio all’inguaribile tigre.
      marinella(nonnamerY)

  57. Dormono i fiori
    scomposti
    tra un refolo di vento e un aquilone
    sottili di mestizia
    sfrangiati al cuore
    in un dolore caldo di stagione

    di legno levigato
    avvolti in boccio
    ammansiti in un alba in chiaro scuro
    implorano un respiro
    l’avvento del silenzio.

    E parlano di mare
    nel loro languido fiorire
    infatuati d’amore e d’uvaspina

    per poi tornare pioggia
    nell’alchimia dei giorni

    dimenticati dalle foglie
    addormentati nella neve
    ancora soli.

  58. Carissima Nicla, sei eccezionale per pensieri ed azioni. Hai una mente e un cuore colmi e stracolmi di luce. Ci inviti ad andare verso l’aurora e mai verso il tramonto. Grazie e complimenti! Un affettuosissimo abbraccio

  59. @lenio vallati,
    ciao Lenio. Quanta tristezza nei tuoi versi! Eppure dal dolore nasce sempre la presa di coscienza che, per quanto fragili e impreparati possiamo sentirci, dentro di noi c’é una forza sorprendente che, in questi duri momenti, ci permette di andare avanti. E’ come un cicatrizzarsi della pelle, spontaneo e lento.
    A domenica 19.
    Lucia Sallustio

  60. Le torri saracene fino a ieri
    gli ossigeni splendenti in mare aperto
    acquaioli e bruni contrabbandieri
    sapevano decifrare i deserti.
    Gli altri erano sempre gli altri l’esperto
    di maree confidava che i filari
    (Dio divenne poi un prezioso reperto)
    sputassero un mosto da capogiri.
    Il deserto è una notte che non basta
    nominare e vedere da vicino
    i profughi portano a spalla paesi
    interi alcuni con aria entusiasta
    raccolgono acqua e notte in un catino
    riuscendo a sognare per mesi e mesi

  61. Aggiungo al contributo precedente una cosa scritta in un periodo in cui anch’io ho ricevuto grande solidarietà, grazie a chi mi è stato vicino ho potuto rinascere ed essere come sono adesso. Un abbraccio a tutti.

    MI GUARDO

    Mi guardo
    nello specchio della memoria:
    un’altra me stessa
    scuote l’inerzia di un presente
    non voluto.

    “Devi amarti”,
    scandisce il pendolo del tempo,
    ed io, allora
    riavvolgo i fili di un dolore antico
    e finalmente rido.

    9 aprile 2000

  62. Solidarietà è la parola più bella che esista, costa poco, a volte fatica, noncuranza perchè pensiamo che il nostro apporto non serva a molto, poi ci accorgiamo che basta una carezza, un’ora, la condivisione della stessa tavola, la gratuità del dividere con l’altro, di qualunque etnia sia, di qualunque credo, per renderci migliori. Io venerdì 17 ottobre, partecipo con grandissima gioia ad una manifestazione per dire no alla miseria, nella Giornata Mondiale per lo Sradicamento della Miseria. ” Dovunque uomini e donne sono condannati a vivere in estrema povertà, i diritti umani sono violati. E’ un dovere di noi tutti metterci insieme per far rispettare questi diritti ”

    Mando questo mio pensiero scritto alcuni anni fa, dopo aver conosciuto di persona una realtà inamissibile, certo la solidarietà non è necessario si cerchi così lontana, l’abbiamo sotto casa, questa , comunque è la mia partecipazione.

    KAMJRA

    Combattere e morire per affermare
    la femminilità negata:
    questo è il presente.
    Io che vivo libera
    da retaggi inaccettabili
    trepido per Kamjra, forte
    coraggiosa ragazza afghana
    che traversa la vita
    sognando un vestito di seta
    con papaveri rossi.

    • @mariarosa lancini costantini,
      hai sempre belle parole per gli altri e toni soffusi che incoraggiano l’azione, più che il pensiero. Azione diretta variamente ma animata da empatia e calore cristiano. E’ vero, a volte basta poco ma é difficile capire quando quel poco non offenderà l’orgoglio dell’altro. Questo, talvolta, ci frena o ci crea un alibi perfetto per l’in-azione.
      Lucia Sallustio

  63. Vorrei

    Vorrei poter sempre avere sul mio viso
    la luce dorata d’un tardo pomeriggio d’estate

    Vorrei poterti sorridere
    senza fretta
    né rimpianti, né paure

    Vorrei farti ricordare anche nel più cupo inverno
    il calore del sole che cerchi

    Vorrei guarirti dai mali
    del corpo
    e della mente

    Vorrei …vorrei..davvero vorrei
    perché tu mi hai chiamata ‘AMORE’!

    • @annalisa fracasso,
      Dolcissima poesia, dolcissima e struggente.
      Il desiderio che si scontra con l’impotenza dell’essere umano… credo che questo sia il dolore più terribile dell’uomo.
      Un abbraccio

  64. MAESTRO
    Io sono una strada senza tempo,
    sono un viale dove puoi riposare camminando,
    Sono ciò che sale scendendo,
    sono il punto che non è mai fermo.
    Aspetto in una radura dove la luce è dolce,
    aspetto in riva al mare dove la luce è grande,
    aspetto nella notte dove la luce è assente.
    Trovami figlio perché io ti cerco, ti riconduco e ti stringo con il mio amore.
    Trovami perché io ti chiamo ma non posso gridare, ti vedo ma non ti posso toccare.
    Nel mezzo del clamore di ogni giorno trova la strada che porta alla fonte e incontrami.
    Non lascerò mai più solo il tuo cuore, né vuote le tue mani, non lascerò te mai più senza una luce.
    Io sono il mattone su cui scorre l’acqua e sono l’acqua che entra nella terra,
    sono l’opacità e il riflesso, il basso e l’alto.
    Sono la forza della fonte che ti porterà a nascere.

    • @Viola,
      Bellissima poesia. Cercami nella strada nel viale dove io cammino. Non lascerò mai più solo il tuo cuore, nè vuote le tue mani, non lascerò te mai più senza una luce. E ancora, sono la forza della fonte che ti porterà a nascere. Una profonda preghiera.
      marinella (nonnameri)

  65. DEDALO
    Sfrecciano come paure
    le geometrie dell’andare,
    se si fissa un punto
    potremo imporre la mano
    che dà il controllo.
    Contro il sole
    sugli occhi
    a illuderci con un riparo
    che non ferma la luce.
    Di tanto spazio
    siamo ridotti
    a questo labirinto di pendenze,
    curve intristite
    che non sfociano
    a chiudere il cerchio.
    Ti prometto un ingresso,
    questo solo,
    verso il centro del dedalo.

Comments are closed.