Scatti d’immenso, festa di fine estate

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21 settembre 2008 – Partecipa all’Iniziativa letteraria “Scatti d’immenso, festa di fine estate“, organizzata in collaborazione con il Portale Manuale di Mari – Poesia e letteratura nei mari del web e Nicla Morletti in occasione della
Quindicesima Giornata Mondiale Alzheimer.

Ho chiuso le finestre
per non udire
i suoni
per non sentire
il chiasso
la fretta
ho chiuso le finestre
sul mondo
per ascoltare
solo te.

Nicla Morletti

Scrittore, poeta o blogger, ti invitiamo a partecipare a questa edizione speciale dell’Iniziativa letteraria “Scatti d’immenso, festa di fine estate” con fuochi di poesia e d’amore, di parole ed emozioni nel Blog di Nicla Morletti. Amore, ricordi dell’estate passata e suggestioni dell’autunno che avanza. Il tema è libero. Scrivi nei commenti a questo post, da oggi e per tutta la prossima settimana, quello che hai nel cuore in versi e prosa.

Chi vuole informarsi su cosa fare per aiutare la Federazione Alzheimer Italia può seguire questo link.

Agli autori delle poesie e dei brani più belli sarà donato un fiore offerto da Punto Flora o un libro offerto da Nicla Morletti. Alcune opere potranno essere pubblicate nel libro “La pratica del bello scrivere” curato da Nicla Morletti per Laterza Giuseppe Edizioni.

Informiamo gli autori che partecipano al Premio Manuale di Mari che questa Iniziativa è valida ai fini dell’assegnazione del titolo di Autore dell’Anno.

Vi preghiamo di non postare testi molto lunghi che possono rendere poco agevole la moderazione e la lettura dei commenti. Grazie per la collaborazione e buona scrittura!

CLICCA QUI per pubblicare la tua opera o il tuo commento.

379 Commenti

  1. la forza di una debolezza

    ho corso nei prati verdi nell’infanzia
    nel mio essere bambino,
    sono cresciuto nelle corse di un vento
    che spettinava i mie capelli,
    ho sentito la terra sotto i miei
    piedi nudi, mentre il sole mi scaldava,
    e nei Tuoi occhi mi perdevo,
    mentre mi osservavi e ridevi,
    crescendo dalla Tua debolezza
    donatami accarezzandomi il cuore
    alla forza che mi hai donato
    mentre Ti sollevo per vedere
    ancora una volta,
    il panorama che da quella finestra
    vedi ed ami …la mia vita
    nel tuo dono…

  2. Un saluto a tutti Voi, che venite qui a postare le Vostre belle opere in nome della Solidarietà e dell’Amicizia. In nome dell’ Amore. Un augurio a tutti delle cose più belle. E che i Vostri sogni possano divenire realtà, perchè coltivare un sogno nel cuore è la Via per la Felicità.
    Affettuosamente

    Nicla Morletti

  3. AMORE (IN) FINITO
    Sento il desiderio di morire,
    non ce la faccio piu’ a soffrire.
    La donna dei miei sogni mi ha lasciato,
    e io nell’ angoscia son sprofondato.
    Nei suoi occhi leggevo il nostro futuro,
    ma or il presente e’ triste e oscuro.
    A baciarla mi s’apriva il cuore
    e s’accendeva la fiamma dell’amore.
    Io credo nell’eterna passione,
    oltre il limite della ragione.
    Bastava poco a farmi contento,
    il suo sorriso o un suo lamento.
    Senza Marianne nulla m’attira,
    solo il tormento in me s’aggira.
    Spero che domani sia il mio ultimo giorno,
    un’alba tragica senza ritorno.

  4. Alla stazione

    Siamo al a stazione, io e mia madre
    in attesa del direttissimo”Destinazione paradiso”.
    Non ci sono più parole
    ciò che volevamo dire è già stato detto.
    I nostri sguardi s’infrangono nel silenzio sbavato.
    Non ci sono neanche più sorrisi nè gratificazioni.
    No, non per me… solofrustazioni.

    Lo sguardo di mia madre è spento.
    A spegnerle la luce è stato lo sconforto
    per essere stata abbandonata
    da figlia di verde prato d’amore.

    L’abbandono è deserto…
    è rifiuto tra crespe frangenti di vuoto
    e desiderio di sonno eterno.

    Come piccola fiammifferaia
    dono fiamma di rilucente calore
    per scaldare l’anima sfiorita da vecchia primavera e
    da grave percorso di malattia.

    Silenzio. Il silenzio tacito parla per noi.

    Due ombre filiformi
    una più alta dell’altra delimitano l’asfalto gelido.

    Nel piccolo petto il cuore implode
    al ritmo dello stridere di freno sui binari.

    Volgo lo sguardo verso il treno
    farfuglio bollicine di parole libere di volare
    “Ultima fermata stazione purgatorio”.

    Sospiro, frantumi d’affanno esala l’anima
    che rigetta cenere e lapilli ancora infuocati.

    Guardo il cielo per la prima volta come non ho fatto mai.
    Le ciglia azzurre dell’alba miste a gocce di rugiada
    bagnano campi intessuti da bianche ali di cirri.

    Oltrepasso il pensiero turchino e guardo lei…mia madre.
    E’ un pigolio la voce ma decisa la mia mano”Coraggio”.
    Mano nella mano camminiamo lungo il viale alberato di speranza
    verso il grande ulivo
    che domina la valle delle anime sofferte.

    una più alta dell’altra

    • @nonnamery,
      carissima Marinella, con quanta delicatezza, sensibilità, tenerezza, amore, sai descrivere e restituire speranza a situazioni laceranti. Grazie per le emozioni che doni.
      Con affetto

      Daniela Quieti

  5. Destinazione Paradiso (Lettera di tenerezza)

    Sei partito con l’unico bagaglio che avevi, la solitudine! Sei andato via senza salutarmi, lasciandoti dietro solo sgomento. La stazione era vicina a quella grande casa che ti aveva ospitato per quindici giorni. Hai preso il primo treno in corsa: il direttissimo per “destinazione paradiso”. Il vuoto non ha parola: è rabbia, è dolore… solo tanto dolore! Amavi la vita se pur fatta di lunghi silenzi, di note stonate. Ti sentivi solo anche se attorno a te girava il mondo.Ora riposi nella casetta del piccolo cimitero di famiglia, nel tuo paese nativo. Intorno è mistura di vegetazione mediterranea e profumo di mare. Ma sopratutto è odore della tua vigna . Ora veglia il tuo riposo e adorna di pampini in fiore la tua immagine.
    Avevi deciso di tornare a casa dai tuoi genitori non sapendo che avresti messo me in difficoltà, a causa della distanza. Che non mi permette di venirti a trovare ogni volta che lo desidero, per confidarti le mie ansie. Non preoccuparti però. Quando desidero sentirti vicino apro l’armadio, accarezzo i tuoi abiti e…sento una sbuffata di tenerezze ancestrali e il tuo profumo d’essenza d’amore.
    Lacrime di cristallo scivolano copiose, bagnano il viso e le mani nel tentativo di asciugarle. Ma qualcuna sfugge e cade giù, infrangendosi sul pavimento. Sai , anche se mi sono resa conto troppo tardi, sto mettendo in atto i tuoi consigli. Ora mi ricopro prima di uscire in giardino , nelle sere fredde d’inverno. Me l’hai insegnato tu . Testarda che sono stata! Le premure di padre non trovavano riscontro. Sappi che ti amo tanto babbo, più di prima , molto di più. Quanto mi manchi. Nè il mare nè l’universo intero potrebbe colmare la profonda voragine che il tuo viaggio ha scavato nel mio già tanto travagliato cuore. Scusami, non è facile chiudere così una lettera. Volevo dirti ancora tante cose, ma devo fare in fretta. Il messaggero di “Dio” non passa mai da queste parti, perciò devo approffittarne e consegnarglela, perchè te la recapiti. Ti stringo forte al cuore con tutto l’amore che ho. Alla prossima, amatissimo padre. La tua adorata figlia, Meri.

  6. Gentilissima Nicla, grazie per questa bella iniziativa e per l’opportunità che dà di postare racconti intrisi di dolore, di stagioni e di amori che s’intrecciano. “Quando la notte è fonda e il giorno non finisce mai, anime nel vento sento nascere e la tua musica. L’unica che non ha fine:”
    Con affetto marinella (nonnamery)

  7. OGGI,
    IL MIO SCATTO D’IMMENSO DI FINE ESTATE
    E’ DEDICATO AL SENTIMENTO DEL PERDONO
    ******************
    ** IL PERDONO **
    Lei..era lì, pallida e silenziosa
    mille pensieri mille dubbi
    il cuore, bagnato dal dolore
    aveva accellerato il batticuore

    Lui…con l’aria del colpevole
    diceva..no..non è vero…
    lei era sicura del contrario,
    ma di una cosa era certa
    niente sarebbe stato
    più come prima.

    Lui…le aveva regalato una bugia
    Con quella bugia,
    aveva spento il sole
    aveva cambiato colore al cielo
    aveva cancellato il sorriso alla luna.

    Lei..gli aveva dato tutto, cercando
    di tenere il sole acceso, di colorare
    il cielo rimettendoci le stelle la luna
    e i colori dell’arcobaleno
    Pensava, l’amore vince sempre
    L’ amore guida il mondo.
    Lui.. a lei, aveva regalato una bugia
    Lei..con il tempo gli avrebbe
    concesso il perdono
    *Questo era il suo dono*
    *******
    Donare il perdono e riceverlo è come perdere il cuore in una strada tortuosa della vita e ritrovarlo ferito in una piazza piena di sole.
    *******
    Maria Luisa Seghi

    • @Maria Luisa Seghi,
      stupenda
      non solo nella poesia ma nella capacità di realizzare
      questo sentimento.
      Non è semplice farlo, ci vuole determinazione forza caratteriale
      e costanza.
      Soprattutto tanto cuore e volontà.
      Brava brava brava Claudia Piccini

      • @Claudia Piccini,
        Grazie grazie Claudia,
        le tue parole mi hanno colorato la vita
        Stanotte sognerò un prato di fiori di lavanda, riempirò il mio cuscino di profumo, le poesie entreranno con dolcezza fra le lenzuola e si trasformeranno in musica..

        Con affetto
        Maria Luisa Seghi

  8. IMMORTALE

    Quando il tempo era vivo
    e potevo toccarlo
    con dita profumate di bimba
    non respirando ancora
    quel suo aroma amaro,

    quando poi mi baciò
    fra i capelli e sulla pelle
    facendomi donna,
    facendomi dea
    di giovinezza immortale,

    lì eri tu
    come un veliero
    sospeso sopra il mare,
    uno squarcio ferito di vento
    che scioglieva il dolore

    a ricordarmi chi ero
    al di fuori di me,
    immersa tutta nel mondo
    che copriva il silenzio.
    E di ogni cosa sentii finalmente il sapore.

    Ti sfiorai, vaga e indistinta
    – visione intatta dell’anima –
    pietra, raggio di luce e follia:
    la percezione incerta di esistere
    in bilico sul filo, per amare.

    Il tempo correva
    tra le braccia del caos,
    ma non avrei sprecato
    la domanda muta d’incoscienza
    che sgorgava linfa dolce dalle vene,

    il dubbio aperto fra le cosce,
    l’errore che rinasce
    in estasi fuggevoli di nulla
    sul fondo del bicchiere vuoto
    a dissetarmi, ancora e ancora…

    Così d’un tratto
    mi voltai di spalle
    e diventai l’esatto specchio del mio dire,
    – ciò che ora più mi segna
    in solchi gravi, nuda creta –

    la carne, il sangue, il senso
    del mio infinito andare
    a occhi chiusi
    come un cieco
    nella vita.

    Daniela Cattani Rusich

  9. Sensazione surreale

    Quasi libera di volare
    come la più rara delle farfalle,
    s’illude come in un sogno
    del suo vivere il tempo
    perdendosi nella cognizione reale
    di un battito d’ali.

  10. IN OCCASIONE DELLA 15A GIORNATA MONDIALE DELL’ALZHEIMER, MANDO QUESTO RACCONTO SUL TEMA. MARIATERESA B.

    IL LADRO DI RICORDI

    La clessidra del tempo ti ha rubato anche i ricordi e la sabbia che scende leggera ha ormai quasi esaurito i granelli, che giocano come molecole impazzite, in una danza senza età.
    Ombre fugaci sono i volti di coloro che ti stanno accanto e che pronunciano il tuo nome, com’è fugace l’attimo in cui tu sai che quello è il tuo nome.
    Se ti chiamassero in modo diverso, per te non cambierebbe niente.
    Se ti dicessero che l’uomo che ti stringe la mano è uno sconosciuto, anziché tuo marito, come afferma di essere, non penseresti ad un gioco.
    Se colei che ti chiama mamma, indossasse ancora i calzettoni e portasse le treccine, non ti meraviglieresti.
    Se quei bimbi che ti corrono incontro e si arrampicano sulle tue ginocchia, chiamandoti “nonnina”, ti ignorassero, non soffriresti.
    Eppure, quando ti sfiorano i capelli e ti stampano un bacio sulla guancia, provi l’istinto di stringerli forte e cerchi di tendere le braccia, che rimangono inerti, incapaci di obbedire ai tuoi desideri, come se non ti appartenessero più.
    E’ lo stesso leggero bussare che hai sentito tanti anni fa, quando la vita che cresceva nel tuo grembo, si è manifestata la prima volta.
    Ma quando?
    E quell’uomo che ti dorme accanto e che ti sussurra: “ Stai tranquilla!”, perché vive con te, perché non abita con un’altra donna e, soprattutto, perché insiste nel dire che sei la sua donna?
    E se il suo volto ti è sconosciuto, perché non ti appaiono estranee le sue carezze e la sua voce?
    Nella parte meno buia del tuo spirito stanco, fugaci immagini si risvegliano dal sonno a cui l’ha condannato il nemico insidioso e crudele che, piano, piano, ne ha preso possesso.
    C’è una bimba, col grembiulino nero, la cartella rossa, che stringe la mano di un uomo alto, bello, ancora giovane: è il suo primo giorno di scuola e lei non vorrebbe mai lasciare quella stretta rassicurante.
    L’uomo si china su di lei, mormora qualcosa e lei, certa di ritrovarlo all’uscita, si avvia con tante altre scolarette, verso quel nuovo mondo.
    Quel visetto, quelle treccine assomigliano così tanto alle immagini che quasi ogni giorno, coloro che ti stanno vicini, (ma sono sempre gli stesse, o cambiano?) ti pongono di fronte, incollate su di un oggetto che sfogliano lentamente e che chiamano album.
    Ma non si accorgono che non riconosci quei volti, che provi un senso di frustrazione quando insistono nell’elencarti dei nomi, delle date…
    Ed il velo inesorabile del nemico nascosto nelle tue cellule copre ogni cosa e la tua voce è un gemito quando sussurri:”Papà.”
    E l’uomo che ti dorme accanto e che veglia con te nelle lunghe notti insonni, ti stringe e ti consola, proprio come l’uomo del ricordo.
    Ma un dolore lancinante ti esplode nel cuore, la bimba, cresciuta, ma ancora adolescente, stringe ora la mano di una donna e lacrime cocenti bagnano il tuo viso, quando lei si china su di te e ti abbraccia, mentre un brusio sommesso si leva dalle persone che vi circondano.
    Qualcuno sta calando una bara in una fossa appena scavata.
    Ma più che un ricordo, più che le immagini, è il sapore salato che sfiora adesso le tue labbra a riportarti una sensazione conosciuta.
    Ed è l’uomo che ti dorme accanto e che ti aiuta ogni mattina ad alzarti e che ti lava il viso ad asciugare quelle gocce salate.
    Ma perché i fotogrammi corrono veloci e ti lasciano quel vuoto attorno, quel senso di impotenza, la terribile paura di non capire?
    Tutti si affannano a spiegarti quello che dovresti fare, quello che dovresti ricordare…
    Quando il nemico allenta un po’ la sua morsa, scorgi una figura dai contorni sfuocati ed un soffio di vento leggero, che soltanto tu avverti, ti porta l’eco soffocato di giovani risate: una ragazza corre sulla sabbia bagnata dal lento fluire delle maree, mentre un piccolo essere a quattro zampe segue le sue orme e non l’abbandona neppure un istante.
    Il musetto peloso è simile a quello che si posa sulle tue gambe, chiedendoti una carezza, quando ti siedi sulla panchina del giardino, nei giorni in cui un bel disco giallo e caldo illumina la volta azzurra sopra di te.
    Quel piccolo essere, così morbido, sotto le tue carezze impacciate, è l’unico a regalarti il prezioso aiuto del silenzio, a non chiederti cose che non capisci, a non formulare la domanda:”Ti ricordi?”
    Poi, un ragazzo, in pantaloni chiari, la camicia appoggiata sulla spalla, entra nel quadro sfuocato, si avvicina alla ragazza, la saluta timidamente.
    E la luce del disco dorato cede il passo alle ombre ed i due ragazzi si avvicinano e le loro labbra si sfiorano.
    Il tuo cuore ha un sussulto, nel tuo petto volano mille ali di farfalle impazzite.
    Ma, inspiegabilmente, il soffio di vento porta via con sé la piccola luce, che diventa un bagliore lontano e tu ripeti un nome… ma a chi appartiene?
    E l’uomo che ti dorme accanto e che al mattino ti lava e ti veste, risponde al tuo richiamo… forse ha lo stesso nome di quel ragazzo?
    Ma lui ha i capelli bianchi ed una ruga profonda gli attraversa la fronte.
    Ci sarà una spiegazione, ma tu non la trovi, non più…
    Da troppo tempo ti sono negate le risposte che affiorano appena sulla superficie della tua mente ed anche le parole sono vuote di significato, ma tu te ne accorgi raramente…
    Il sonno tanto invocato, finalmente, ti porta un po’ di pace ed invece dell’oblio che reca agli altri, ti dona un ricordo, anche se tu non lo sai: la ragazza che correva sulla spiaggia è vestita di un lungo abito bianco e sui neri capelli, dai riflessi blu cobalto, un velo bianco scende a sfiorarle le spalle.
    Il ragazzo che la baciava le è accanto, elegante, emozionato, bello come un dio greco.
    E ti risvegli e l’uomo che ti dorme accanto, che ti lava, ti veste, ti prepara il cibo, risponde ancora una volta, ma ha sempre i capelli bianchi e la ruga che gli solca profondamente la fronte.
    Nelle pause, sempre più rare, che il nemico ti concede, ti sembra di avvertire il fruscio di una vita che nasce e rivedi sul tuo seno un viso di bimba, un bocciolo di rosa, i pugnetti chiusi ad afferrare il destino.
    E ti accorgi, confusamente, che quel visetto assomiglia alla giovane donna che accompagna da te i bambini e forse anche a loro.
    E le voci si sovrappongono, come le immagini.
    Quando ha avuto il tempo di crescere quella bambina e perché quel tempo è filtrato attraverso la clessidra veloce come un lampo di luce nel cielo, durante un temporale estivo? E tu dove sei stata durante tutto quel tempo? Dov’eri e dove sei adesso?
    E ti avvicini lentamente ad un oggetto che riflette l’immagine di una donna, lo sguardo spento, i capelli striati di grigio, ma non la conosci, forse assomiglia alla ragazza del sogno, anche se un pittore dispettoso si è divertito a cancellare i rilessi blu cobalto.
    Il nemico allenta la stretta, per donarti soltanto un istante di verità.
    Alle tue spalle, l’uomo che ti dorme accanto, ti lava, ti veste, ti aiuta, ti sorregge, ora pronuncia un nome e ti stringe forte a sé, poi inizia a parlare, cercando di sconfiggere il nemico: lui non si arrende!
    Tu non lo respingi, come hai fatto molte altre volte, tu sì che ti sei arresa!
    E la clessidra del tempo continua impazzita a filtrare la sabbia, inesorabile…
    Il ladro di ricordi continua la sua opera spietata…

    • @MARIATERESA,
      mi sono molto emozionata a leggerti. La narrazione, semplice e lineare, scorre come dentro la clessidra presente nel tuo racconto e anche il leit-motif dell’uomo che sta accanto alla donna, fedele e innamorato a distanza di tempo, rinforza l’idea della prigione di solitudine nella quale sono immersi non solo gli ammalati ma anche chi sta loro intorno e quotidianamente deve confrontarsi con l’inesorabile passo del nemico invisibile.
      Lucia Sallustio

  11. IL RICHIAMO DEL MARE

    Raccolta
    nel grembo del mare,
    ne respiro la vita.
    Baci di salsedine
    e
    grovigli di alghe
    trattengono
    i miei passi,
    volti alla riva,
    porto sicuro
    alle tempeste della vita.
    Ma,
    sepolto
    dalle sabbie del tempo,
    il canto delle onde
    inebria la mente,
    protesa ad inseguire
    il volo di un gabbiano
    e
    l’avvolge,
    come canto di sirene.
    Voci
    di antichi dei
    sconvolgono
    il silenzio dell’anima.
    E’ buio nei miei occhi,
    pur nell’accecante
    bagliore del sole.
    Lontano,
    scorre,
    sulla terraferma,
    la monotonia
    dell’esistenza.

  12. Bella l’iniziativa e belli i testi presenti, tra i quali, però, non trovo quello che io ho inviato in precedenza. Non importa. Si sa che sono una frana in questo mondo di internet. Così, sperando che quest’altra poesia giunga a destinazione, ve la invio contenta del successo dell’iniziativa e della solidarietà che si è sviluppata attorno ad essa.

    HO PERMESSO

    Ho permesso che tu restassi
    con dentro l’illusione della mia soave incapacità a capire.
    Ora
    è stupendo osservare il tuo passo
    che – cosciente del mio dolente bozzolo – si aggira mesto
    tra falsi prodigi di giocosa luce e intima febbre.
    Ma no! Non posso svegliarti
    quando – tra macchie indelebili e stagnanti recessi solari –
    transita in me la sostanza friabile delle foglie d’autunno
    che spengono focolai di desideri e accendono penombre innevate.
    Eppure là – nel susseguirsi di momenti grevi –
    mi pare che le fronde dei pini e le altre piante al confine
    hanno fascinosi richiami di parole che toccano
    e che le colline sgranino voli
    tra forme di vita ebbre di respiro.

    Spesso – se stendi con il sorriso un rosato velo –
    il velo resta
    s’incolla sulla pelle
    ti lascia in solitudine ad alimentare distese gaie
    e a fissare baluginanti tizzoni che ogni cosa riportano.

    Tuttavia, io ho permesso
    restando l’unica attenta spettatrice del mio tempo
    che – tra iperboli di luce e d’ombre, di ieri, di oggi, da venire –
    rinsalda eterne cavità di un filamento cosmico
    in cui vivere in pastello e dilatare.
    Ho permesso perché tu non sappia di marcature strette nel mio essere
    perché tu non veda altro che pace.
    E il mio silenzio è già un amico che t’abbraccia.

  13. ANIMA

    Passami l’anima
    fammene bere un calice pieno e rideranno
    gli occhi e il cuore
    Passami i gemiti
    nascosti ai sensi
    pudichi
    liberi
    teneri
    Dammi il sospiro del vento
    alita gioia ed inganno
    sciogli le pieghe nascoste
    Ti prego
    passami l’anima
    che io possa leggerla
    che io possa affondarvi
    le mani
    perchè possa plasmarla
    e
    sentirla più mia

    Sussurro
    passami scaglie di vita
    e fammi sognare

  14. (commossa dalla bellissima iniziativa, vi lascio anch’io un contributo, sperando di non essere in ritardo…)
    *****************************
    “Scava goccia”

    Scava, goccia!
    Scappata alle palpebre del cielo,
    imprimi d’umido e fresco
    il viso inaridito d’agosto
    e fa che con te riviva molle
    il ricordo del pallido settembre.

    Scava, goccia!
    Densa lacrima di sporco e livore
    presi in prestito da atmosfere inquinate,
    liberati di questo fardello
    e regalalo a putrescenti pareti
    ingrigite da indolente passato.

    Scava, goccia!
    Incuneati nei solchi della mente sola,
    abbevera questi pensieri caldi,
    infangali di sogni ed oscura illusioni
    radicate in conche ed orti annosi,
    mentre scorri per calli e fiumi novelli.

    Scava, goccia,
    scava ancor più a fondo!
    E regalami respiro dal dolore
    che già troppo a fondo ha scavato
    per calli e fiumi che nessuno conosce
    tra i paesaggi ignorati dell’anima.

  15. Mi ricordo quando si doveva mettere in moto la macchina di mio padre, se non passava almeno un minuto, non si partiva. C’erano quei momenti di sospensione, che eri già in viaggio, ma non eri ancora partito! Si rimaneva tutti in silenzio, poi la fida Peugeot celestina dava un colpo di tosse, un filo di nerofumo usciva dal tubo di scappamento. Ricordo che guardavo mio padre con ammirazione, lo guardavo impegnato a guidare ed ero fiero di lui: che fosse mio padre. Si parlava, si dicuteva per ore. Si viaggiava sul filo dei centoventi senza troppo preoccuparci. Viaggi che oggi sembrano uno scherzo li pianaficavamo per tempo, si preparava l’auto. Il mattino ci si alzava presto, mio padre ed io eravamo i primi a scendere, si caricava, si scherzava un pò e poi si facevano scendere gli altri. Mio padre guidava ed ascoltava musica classica o jazz. Si parlava di scuola. Mi beccavo ramanzine lunghe quanto un’autostrada, ma era tutto bellissimo. Lui era lì, forte come quercia, dolce come un padre. Gli occhi celesti mi guardavano e sapevo che mi voleva bene. Sapevo già tutto di lui, ma mi piaceva farmelo raccontare, mi piaceva pensare che lui si fidasse di me. Quando si voltava verso di me, seduto sul sedile del passeggero, mi guardava, allungava una mano e con il palmo mi accarezzava la testa con un gesto che solo con lui aveva un significato speciale. Mi diceva, quel gesto: “Sei mio figlio, ti voglio bene e tu ne vuoi a me”. E’ stato anche l’ultimo gesto cosciente di mio padre. E’ stato terribile vederlo su quel letto di ospedale, non più in grado di vedere o sentire, ma con il cuore ancora deciso ad andare avanti. Io dovevo essere quello più forte, ma non ce l’ho fatta. Sono uscito, mi sono seduto fuori. Piangevo. Piangevo lacrime che avevo messo via da parecchio tempo. Poi qualcuno mi sussurrato in un orecchio: “E’ finito!” Che vuol dire? Mio padre sono oltre dieci anni che non c’è più. Che non mi parla più e oggi sono io quello ad essere guardato dal sedile del passeggero. Mia figlia mi guarda. Ogni tanto, mi volto piano, cercando di non farmi vedere e scopro il suo sguardo rivolto verso di me. Allora allungo il braccio e con tutta la tenerezza del ricordo le accarezzo il capo e le dico con quel gesto: “Sei mia figlia, ti voglio bene e tu ne vuoi a me.”

  16. tempesta

    quando il silenzio
    urla come vento
    diviene pioggia
    senza tregua
    quando senza senso
    il tuono rimbomba
    contro montagna
    invalicabile
    stringo forte il pugno
    e scrivo
    nell’aria scura
    nella nube colma
    le mie parole
    per renderti lieve
    l’affanno della corsa
    per regalarti riparo
    dal gelo
    della solitudine

    Un saluto grande a tutti. A Nicla e a Robert, un abbraccio speciale, perchè sono instancabili nel loro lavoro. Io tento di essere sempre con Voi, anche se purtroppo questa “vita di tutti i giorni” spesso prova ad allontarmi dagli amici della Poesia.

  17. Dolce … dolcissimo e imprevedibile questo giorno che si affaccia all’alba di un settembre strano…
    magica e romantica questa città avvolta dalla pioggia dove trascorriamo ore sottratte alla normalità delle nostre vite…. io e te …una corsa sugli Champes Elyseies….
    una magia che si ripete come ogni volta in cui il tempo ci vede insieme….
    e i sorrisi … i baci che nascono dolci ed appassionati…
    i sogni svolazzanti… leggeri e colmi di una nuova energia…
    sei il mio compagno, il mio amore…. e la tue lacrime inaspettate al di la del tavolino di questa deliziosa brasserie mi dicono che sarai anche il mio domani….

  18. PUGNALE NEL CUORE

    Mi aspettava a Roma. Bellissima, scultorea, inarrivabile. Con le ho vissuto tre giorni magici. Poi, i saluti. E a fine settembre, l’addio.
    Via e-mail : duro, asettico, bruciante.
    Un amore rifiutato ti percuote il cuore. Ti violenta la ragione. Ti distrugge la vita. Solo l’amore dà senso all’esistenza. Solo l’affetto. Se non ci sono, è morte. E’ il suicidio dell’anima.
    Vagherò solo nelle notti sempre più fredde alla ricerca di un sorriso : e non lo troverò. Lo spettro di Marianne mi accompagnerà sotto la luce dei lampioni. Ogni prostituta che incontro avrà le sue sembianze. Lei, pura ed eterea, ma chiusa al mio desiderio.
    Vorrei rapirla. Rinchiuderla nel mio cuore. Assaporare i suoi occhi fulminanti. Vorrei che fosse mia. No, vorrei essere suo. Interamente.
    Perché la pena del cuore è la peggiore. Porta alla fisperazione. E quindi alla morte. Lo sento: mi coricherò senza destarmi. Ucciso dallo spasmo del ripudio. Marianne mi ha già dimenticato. Maledetto il momento che mi diede appuntamento. E’ un nuovo giorno. Il sole splende luminoso. Ma io non lo vedo. Sono cieco. Perché il mio astro – Marianne – è lontana. Rifulge per un altro. Ladro di cuore. Nonché di felicità.

  19. Come una nebbia che mi pervade
    ecco la vita che si presenta
    quando nel nulla mi trovo dentro
    senza nessuno che mi sorregga
    ascolto i passi del mio destino
    e attendo l’attimo che mi sorprenda
    per avviarmi come un soldato
    verso il fronte di una grande guerra
    che si combatte dentro il mio cuore
    assediato da un’esistenza
    che mi fronteggia senza attaccarmi
    attanagliandomi la coscienza

    Maluan

  20. in punta di piedi entro qui…
    in silenzio quasi per non ferire i pensieri già scritti
    sono tanti e tanto delicati che bisogna accarezzarli dolcemente

    Sono nuovo qui e cosi vorrei presentarmi

    Rodolfo Viezzer
    47 anni
    vivo in Germania
    Ho girato il mondo ma ora ho messo radici. Le ho messe dove il mio cuore mi ha dato il consenso.

    Non scrivo poesie, scrivo romanzi

    Sono felice di aver incontrato questo blog. Perchè?
    Perchè mi dimostra che il mondo non è fatto solo di scempiaggini, di voci alte, di divi del cinema , del superfluo che non serve a nessuno ma che numerosi consumiamo disperatamente nel tentativo di sentirsi vivi.

    Grazie per questo!

    Rodolfo

  21. LA MIA ESPERIENZA DI LAVORO… CON GLI ALTRI… CON LA SOFFERENZA… LA MIA VITA.

    AD UN TERMINALE

    E’ TARDI PER TUTTO
    SOLO POCHI ATTIMI
    PER PENSARE AL TUO
    TEMPIO DISTRUTTO!
    PRENDO QUELLE PIETRE
    IN GREMBO,
    ALCUNE INTATTE,
    ALTRE SGRETOLATE.

    PROVA AD AIUTARMI
    A RICOSTRUIRE,
    PARLAMI DELLE
    TUE ROVINE.

    TI DISSOLVERO’
    QUEL FANTASMA
    CHE NELLA NOTTE
    HA INVEITO.

    TI LAVERO’ I PIEDI STANCHI,
    ASCOLTERO’ LA TUA VOCE ROTTA,
    LUNA FISSA SARO’ NEL TUO
    POZZO NERO.

    FEDERICA

  22. Mio marito ha compiuto 70 anni, io la “tigre”, come mi chiama lui, con i miei 62 anni ho voluto “travolgerlo” con una sorpresa, ho fatto dipingere a Dario, la sua vecchia casa che tra poco sarà abbattuta, questo è il mio amore per lui e la lettera che ha accompagnato il mio regalo.

    NEL MIO AMORE E PER AMORE

    Perchè tu possa ricordare, la parte della tua vita che più hai amato : la casa dove sei venuto al mondo, l’aiuola fiorita che ti è rimasta nella mente e nel cuore, le ringhiere con i gerani, soprattutto la presenza della tua mamma. Questo è il mio regalo per i tuoi 70 anni, per tutte le volte che ne hai parlato e per quelle che ne parlerai, sarò con te insieme al tuo respiro, la mia anima con la tua, le ruvidezze del mio corpo tenacemente avvinte ai tuoi disagi. Vengo dalla terra, la stessa che abbiamo diviso in tutti questi anni, nell’amore che abbiamo ritrovato e per tutto, ma veramente tutto quello che ci siamo scambiati e vissuto nel bene e nel male. Con il grazie più grande per avermi lasciato libera, anche di sbagliare, perchè hai sempre saputo che, solo tu saresti stato il porto più sicuro al quale approdare. E grazie ancora perchè TU, IO, FRANCESCA e PIETRO, siamo veramente una bella famiglia.

    • @mariarosa lancini costantini,

      un pensiero bellissimo, una lettera carica di sentimenti e una grande simpatia per il vostro amore ben costruito che ha saputo superare le mareggiate della vita e si pone a modello di pazienza e apertura mentale nel coltivare questo nobile, impareggiabile sentimento per le coppie più giovani e per i figli stessi.
      Auguri a tuo marito
      Lucia Sallustio

  23. PALORE SCIRRATE

    Palore,

    ‘mbicìnanu a lli porte li jenti,

    scanuscìutu e llu pinsieri,

    ti ci ene senza nienzti.

    Li ciddhrùzzi, ritanu,

    zzumpandu a mmienzu a lli scrascìe,

    mentre nui caminamu,

    cu lli manu a ‘mpace.

    Lu cirieddhrù si ‘ndè scìutu,

    sè piersu a llu luntanu,

    sé stùtatu,

    comu li candele ddumate tiempu a rretu,

    sotta a Santu Subbistianu.

    Ombre, òlanu intra llu paese mia,

    vonu ti casa a ccasa, ti pizzulu a ppizzulu,

    li sprenge lu jentu.

    Vonu, cu lli manu hacanti,

    portanu, ecchi cantàri.

    Li zzappe e lli mmargìali,

    li faci e lli rastrieddhrì,

    torminu,

    scì li sape usare, puru.

    ***

    PAROLE INFINITE

    Parole,

    avvicinano alle porte,

    questi venti,

    sconosciuto è il pensiero,

    di queste menti.

    Gli uccellini, mandano messaggi,

    che inghiottiti vengono,

    dai desolati campi.

    Il buon senso se né andato,

    se perso lontano,

    come finite nel nulla,

    sono le parole schiumate,

    in piazza San Sebastiano.

    Ombre,

    volano nel mio paese,

    di strada in strada, di uscio in uscio,

    vuote,

    ma accompagnate, da brutti presagi.

    Le zappe, le vanghe,

    le falci ed i rastrelli riposano,

    quelli che le sanno usare, anche.

  24. Mi sono iscritta da poco su “Manuale di mari” e questo è il mio primo commento.
    Premetto che non mi ritengo capace di scrivere poesie ma voglio provarci, anche se non ho mai vissuto da vicino una malattia come l’Alzheimer; io che sono avida di ricordi provo a dare il mio contributo in questa giornata e dedico questo breve scritto.

    NEL VENTO
    Nel buio della notte e nel completo silenzio, la pioggia mi sveglia col tichettio sul tetto.
    La serranda vibra nervosa ed io la raggiungo, sentendo il bisogno di risollevarla.
    Una foglia umida s’incolla sul vetro della finestra e si annebbia del mio respiro.
    Cavalcando il vento, soffia il ricordo dell’estate; le mie mani escono dal rifugio per tentare di afferrarlo.
    L’aria gelida raffredda le sottili dita ed il ricordo scivola via così come il tempo passato.
    La malinconia m’assale e laddove il mio sguardo si posa, tutto appare in modo diverso.. fino al prossimo accenno di sole.
    Valentina Bellettini

  25. Per viottoli tortuosi,
    per distese sabbiose
    senza stabile forma,
    lungo l’argine antico
    di oceaniche acque,
    assaporo del profilo
    il delicato contrasto,
    in un bruciato tramonto
    al limite estremo
    del deserto infinito;
    ed in quell’aria sospesa
    di indefinito tempo
    trattengo quella terra riarsa
    che tormenta il passo,
    quella serica sabbia
    che scorre lieve
    tra affusolate dita,
    in un abbraccio selvaggio
    riservato al gentile
    volto provato nell’essudato
    caldo, assalto violento
    rivolto al madido corpo
    sospeso in un paese
    di sogno scordato
    sulle strade del mondo.

  26. Quanta voglia
    di svagare quel
    desiderio vago
    che attanaglia
    e spinge fremente
    verso ignote sponde,
    irraggiungibili sponde,
    vane sponde
    che nulla chiudono;
    e ci si avvede, dopo
    giri di parole, di sguardi,
    di occhieggianti lampi,
    di trepidanti esitazioni,
    velate da spavalde pose,
    nel serotino lumeggiare
    di incerte luci,
    tramortiti da profumi
    ignoti sprigionati
    da svettanti arborei
    giganti, interdetti
    dall’oscurità latente,
    di restare intrappolati
    in aeree reti pendenti
    dai nostri stessi
    sentimenti, dimentichi
    di mille rischi,
    coscienti solo
    del nostro andare
    verso notti insonni,
    verso i nostri destini
    differenti, ma contenti
    del traslucido sogno
    che ci ha accomunati
    senza veli, senza frutto,
    fatto di inconsistenti
    puri intenti,
    sogno soltanto,
    senza sbocco.
    L’aulente notte
    ha chiuso
    i suoi occhi velati
    da nostalgica essenza
    rinviando i suoi figli
    danzando a un domani
    [sofferto.

  27. Carissima, permetti? Nicla, la tua iniziativa stimola ricordi, emozioni, shegge di vita, come rimanere indifferenti? Ho cercato e cerco in tutti i modi possibili di stare vicino alle persone sole, dimenticando anche solo per un giorno i miei problemi, credimi ho creato una catena di solidarietà con un gruppo di signore “posteggiate” al ricovero. Una di queste sta nel mio cuore perchè mi ricorda tanto la mia mamma, tu che hai letto la mia “Lettera alla madre”, puoi capire. Il 12 settembre scorso ha compiuto gli anni, le ho scritto una poesia ed è stato come l’avessi scritta per “un’altra”, che mi manca ogni giorno.Un abbraccio.

    PER LUISA

    Settantesei vele bianche,
    che vuoi che siano?

    Veleggiano ancora impavide
    sul mare della tua vita,
    non guardare le piccole grinze
    di una stoffa solamente un poco stanca:
    ascolta il vento che le sospinge,
    seguilo ogni giorno ed ogni ora.

    Noi, ragazze un pò sfiorite, invidiandoti,
    godiamo del tuo riso schietto,
    accogliente, sicuro e imparziale.

    Resta così, splendida vela,
    seguita a respirare quell’aria
    a noi sconosciuta:
    la vita ti ama, e tu ami la vita.

  28. E ANDREMO

    E andremo senza muoverci,
    sfidando il sogno
    e l’abitudine,
    solcando controvento
    le trame dell’incerto,
    ruvidi di carezze ad ali chiuse.

    Raccoglieremo il grano
    ai bordi di un’assenza,
    spettinati come raggi di sole
    in pieno autunno,
    perdendoci senza un perché
    dietro a un respiro.

    La mano del silenzio
    scucirà i nostri vestiti
    e ci ameremo
    – sabbia fra le dune –
    nessun dio
    a riscriverci il destino…

    Soffierà il vento,
    ci strapperà i pochi capelli
    ma noi saremo
    come il tuono, come spighe:
    pieni di luce e piaghe
    da far male…

    E andremo sempre,
    il buio stretto in fondo al pugno
    piegato in due
    sotto un giaciglio di speranze;
    l’alba ci scoprirà
    – senza più sguardi –
    e i nostri cuori
    avranno vele alla deriva.

    [Cosa sarò quel giorno
    nei tuoi occhi?
    Cosa sarai
    tu, neve fra le dita…]

    Ma adesso
    danza sulla mia lingua
    – danzami senza pensare –
    che tutto il bene e il male
    scorrono via come un tormento;
    e noi restiamo immobili
    in quest’eterno pianto
    per non averci mai
    se non di sale.

    Daniela Cattani Rusich

  29. Autunno misterioso,
    autunno velato… magico.
    Adombrato da rossastre foglie
    spazzate via dal vento improvviso,
    mostri il tuo volto quieto,
    silente… fascinoso.

  30. ALTRI SUONI

    Non ti accorgi
    che la sofferenza
    rigenera
    il fragore delle ali,
    e nella stanza
    ripercorre il grido.
    Arriverò con altri suoni
    a risvegliare
    il sonno scomodo,
    quando la mente scricchiola.
    Se solo potessi capire
    questo volo..
    anche se gli angeli a volte tremano,
    ritrovandosi soli.
    Ho aspettato in silenzio,
    sul suo prato…
    non era la notte
    a farmi paura
    è forse un inganno…
    smarrisco la memoria,
    ipotesi…
    quando non si possono
    distendere le ali.

  31. SONNO

    Dormi
    nella stanza
    e il tuo sonno
    finisce per emozionarmi.
    Questa luce della lampada
    accende
    un regno,
    lungamente pensato
    dentro l’estate,
    e avanza
    un sottile percorso
    come un viaggio graffiato.
    Si sofferma
    e si tuffa nel mare segreto,
    più forte
    del sonno rugoso.
    Come un gioco,
    vivo tra le pieghe
    inviolate del sogno
    oltre le nebbie mattutine
    a liberarmi.

  32. Chi ho io di notte?Chi?
    Per alleviare quella sensazione che voi chiamate solitudine,
    Prima del buio vedo con chiarezza chi mi sta accanto,
    persone a volte ignare della mia voglia di vivere la notte.
    Il mondo si relaziona con me, quasi fosse mio amico,
    Ma di notte?Chi ho io di notte?
    Il buio offusca, oscura e nasconde, secondo molti,
    e quei molti sono gli stessi che lo temono
    per me accentua,
    accentua gioie, tristezze, successi e sconfitte
    il buio illumina le emozioni,
    che alla luce del giorno appaiono scontate,
    quasi noiose e spesso finte.
    La notte, non passa così in fretta come sembra,
    potrei dormire, rischiando di non godermela.

    Insomma chi ho io di notte?
    Sono solo in poche parole, direste voi.
    Ma solo non sono,
    perché con me ho la notte, una penna ed un foglio bianco,
    che trasformano ciò che voi chiamate solitudine in libertà.

  33. Ho la testa solo per Lei,
    come del resto tutto me stesso
    rivivo i nostri momenti la notte solo, sul letto
    rivivo sguardi, paure, incertezze
    e gesti, che valgono promesse
    rivivo gioie, sorrisi e carezze
    parole che nella mente restano per sempre.

    Lei è la mia cura
    Lei è tutto ciò che mi illumina e che mi oscura
    è tutto ciò che mi fa perdere il vizio di aver paura
    Lei è un fiore come tanti altri ma
    sbocciato in mezzo all’asfalto
    perché Lei è ricca di debolezze
    eppure mi tiene in alto.

    Ho la testa solo per Lei
    come del resto tutto me stesso
    Lei è inutile ed indispensabile allo stesso tempo
    ed io non riesco a fare a meno di Lei
    come dell’aria
    Lei ha difetti vistosi e pregi nascosti,
    ma io non riesco a starne senza
    Lei per me è come l’aria.

    Lei è la mia cura
    è tutto ciò che mi abbatte e che mi rassicura
    è tutto ciò che mi protegge, se la vita mi costringe ad aver paura
    Lei è una cura come tante altre,
    ma è l’unica che su di me, abbia effetto
    perché Lei è povera di certezze
    eppure mi concede il suo affetto,
    Lei è ogni mio pregio ed ogni mio difetto
    Lei è l’esatto riflesso di me stesso.

    Semplicemente Lei è la mia cura.

    • @D., il tuo affanno amoroso ridona fiducia a chi nell’amore non crede più. E’ una gioiosa scoperta il conoscere l’intimo d’un uomo innamorato. La tua poesia che ti descrive nell’anima è espressa con tanta umiltà e tanta verità. Grazie

  34. Aspettavo che mi chiamassi
    Aspettavo che mi scrivessi
    poi ho pianto
    C’era la nebbia e non ti vedevo
    C’era il silenzio e non ti udivo
    Avevo paura così ho pianto
    Ho pianto nell’angolo buio
    dove da piccoli ci rintanavamo
    esausti dopo la lunga corsa
    non c’eri.
    Avevo sete
    e le tue parole non bastavano
    Piangevo
    Eri lontana non chiamavi
    Eri lontana non scrivevi
    Le tue labbra
    divenivano via via più chiare
    sino a scomparire nella memoria
    Ti ho persa dicevo
    ma nella mano stringevo ancora
    il calore della tua
    Dov’eri?
    Sento il sapore dolce
    delle tue labbra
    e la tua morbidezza
    scorrere sotto di me
    Scopro le tue ciglia
    ma ancora so che mi manchi
    Il tuo silenzio mi sconvolge
    vorrei piangere
    ma le lacrime mi abbandonano
    come tu prima di loro
    Ed è per questo che mi baci e piangi
    per questo che con le tue lacrime soffri
    E sai che non hai bisogno di scrivere
    ne di chiamare e sai
    che quest’attorno di silenzio e vuoto
    è solo il deserto di una dolce riva
    una culla
    in cui da sempre attendo
    che tu chiami
    che tu scriva.

  35. FOLEGANDROS

    Pietre desolate accecate dal sole impietoso. Frammenti di fatiche millenarie, baluardi di vita estinta, rifugi dell’uomo un tempo pastore, lande sperdute testimoni di civiltà scomparse. Isola minore posta in disparte, di roccia composta, solitaria e orgogliosa si erge dal mare su scogliere inaccessibili frastagliate, esposte allo schiaffo del vento. Folegandros l’isola della mente. Rifugio accogliente e silente. Ti accoglie placida nel suo ventre quando entri nel porticciolo di Kavarostatiss. Un lembo di terra rossa a forma di braccio per ripararti dal mare spazzato dal meltemi che spira impetuoso nei mesi estivi. Poche case ti accecano nel loro bianco smagliante. Intorno i colori si fanno sanguigni di terra bruciata e arsa dal sole. Lunghi filari di muretti a secco. Ciotoli di pietra eretti per dare riparo alle poche zolle di terra, macchie bianche sparpagliate ovunque. Sono cappelle votive segno tangibile di fede sincera. Il rumore è quello del vento che s’insinua e ti rincorre. Mi perdo ancora in quel luogo a me caro. Ricordi struggenti m’inondano l’animo, nostalgico. Sono ricordi a me cari. Eppure lontani.
    Aspro il profumo di timo selvatico caparbio nel vivere in rocce assolate
    terra rossa arida e antica resa dura e ferrigna da venti sprezzanti
    salino sale dal mare inquieto
    sibilando negli anfratti, vecchie dimore di lucertole curiose
    lontani sentori di fichi d’india ancora acerbi
    rifrange la luce sui sassi bianchi e accecanti.
    bacche di ginepro sparse in pungenti rovi segnati dall’arsura, rossastri e aciduli
    al tramonto tutto s’acquieta.
    Si sparge sottile l’aroma di mandorla dolce
    terra desolata e poco generosa s’erge maestosa sul mare egeo
    balza imponente su acque inquiete
    schiaffi di schiuma
    in alto tiepidi campi
    rinfresca il palato il pallido melone
    miele di ginestra
    ancestrali sapori mediterranei.
    il frutto si sposa
    fichi colti all’alba da mani incallite
    verdi smaglianti
    salvia odorosa
    nell’aria ondeggia
    Per sentieri arrampicati su scogliere vagavo senza meta. File di sassi disposti in lunghe file a riparo della scarsa terra. Rimbalzano i nomi. Il mare delle Cicladi. Lividi la spiaggia bianca. Katargo, spiaggia nascosta dove il meltemi spirava sull’acqua in cui ci si rispecchia. Rivedo io stesso in un viaggio a ritroso. Folegandros, isola rocciosa e silenziosa. Luogo dove la mente e il pensiero ritrovano la loro casa in cui abitare in silenzio.
    Sapore di un nuovo amore
    salino vagante e sensuale
    faro illuminante alla ricerca di senso.
    Ti offro
    uva di Zacinto.
    Sapore di un nuovo amore
    ti chiedo ancora
    un sorso di vino zibibbo
    crepuscolo dolce prima del buio.
    A domani mio destino cercato.

  36. Mamma-bambina

    Sorridevi biricchina e nuda
    Carezzando i miei capelli
    stamattina. Sono biondi, tinti.
    Ma tu non te ne avvedi.
    Con la tua solita dolcezza
    sistemi le mie ciocche arruffate.

    Balzo giù dal letto ed afferro la vestaglia.
    Gesto impulsivo il mio, mentre, pudore e rispetto
    deviano lo sguardo sui tuoi occhi
    spenti e lontani. “Da brava – ti esorto –
    andiamo a rivestirci o ti prenderai un malanno”.
    Ti arrendi docile sussurrandomi: Si, mamma!

    Il nodo alla gola blocca un singulto.
    Con la mano libera carezzo i tuoi riccioli,
    Radi
    Bianchi

    [Grazie per avermi invitato. Encomiabile il tema affrontato. E’ un problema che non ho vissuto, e spero di non doverlo vivere in prima persona, ma questa sindrome suscita in me una accorata tristezza. Dedico questa modesta “estemporanea” ad una amica e collega che ha perso la mamma in questo stato di “dolce incoscienza” come mi piace definire la Sindrome di Alzehimer…]

  37. A Paola
    I tuoi sogni svanirono in un soffio,
    mentre la voce si perdeva
    ed invano le tue nipotine
    cercavano in te uno sguardo amorevole,
    ed invano la tua bambina, donna ma eterna bambina,
    attendeva un consiglio, un rimprovero, un alterco:
    avrebbero significato segno di vitalità
    mentre invece non avevi nè vitalità nè speranza
    né presente né futuro ma solo i ricordi di
    un passato ormai lontano che mai sarebbe ritornato
    e che rimane nella mente e nel cuore di quanti ti
    hanno conosciuto.
    Quel giorno di marzo, mentre una coltre bianca impalpabile
    copriva Roma come da secoli non accadeva, anche per la
    tua bambina e le tue nipotine è successo qualcosa di
    insolito: hai sorriso, hai mormorato qualcosa che
    solo con le orecchie dell’amore hanno compreso:
    vi lascio ma non vi abbandono.
    Questo è quanto volevi dire, vero?
    Tutti sanno che è così, o meglio, vorrebbero che
    il tuo messaggio fosse un arrivederci ad una vita migliore.
    p.s.
    paola, cinquantaquattrenne romana,
    malata di Alzheimer, ha sofferto per più di
    otto lunghissimi anni. ormai non c’è
    più ma mi piace ricordarla così, e credo, senza
    ombra di dubbio, che la sua famiglia approverebbe.
    maria di grumo

  38. “Malinconia” (*)

    I tuoi occhi
    non cercano il vuoto
    ma un buco senza uscita
    dove
    quella notte
    un animale ti ha sbranato.

    Una bocca
    ti morde le labbra
    la serpe
    non esce dal tuo corpo.

    Non parlate
    non udirà.

    Insegue suoni
    lontani
    cigolio di porte amiche
    giochi buoni voci
    sorelle

    e trova schegge
    dentro,
    acqua
    che va
    e viene.

    Non pensate che pianga.
    Oltre
    è la sua
    malinconia:
    un campo secco che protegge.
    Può anche ridere,
    ma con i denti,
    senza suono
    né sapore
    né odore
    perché è forma
    senza Spirito.
    Le restano occhi
    socchiusi,
    disumana
    malinconia.

    …………………………………………………………………
    (*) In psichiatria: alterazione patologica del tono dell’umore

    • @Mario Sodi,
      entra nel cuore come un brivido, questa malinconia, che evoca un destino di dolore, situazioni avverse e irreparabili. Resta il tentativo di aiutare a soffrire, con amore.
      Cordiali saluti

      Daniela Quieti

  39. La vita mi afferra…

    La vita mi afferra nel suo vortice,
    giro di stagioni e di lune,
    giostra di giorni andati e soli nuovi
    dove sogni in embrione fluttuano
    in foschie d’alba, ancora viola.

    E tu, presente, pulsi in pensieri contrastanti,
    in lampi di luce netta che cerco di afferrare
    e chiaro-scuri che lascio in riva al mare,
    ai riverberi di un tramonto che tutto stempera.

    Perchè tu sorrida, cuore mio, scavalcando il buio.

    **Un piccolo contributo per una meravigliosa iniziativa**

  40. Un buon ombrello

    Borse a picco, perdite colossali, finanze planetarie fondate su miliardi di dollari inesistenti.
    Infezioni esotiche dai nomi impronunciabili…
    E i temporali autunnali non aiutano.
    Passa sulle nostre teste la nuvolaglia. I venti lassù portano a spasso questo muro nero, che si fa vedere qui e lì. Il muro scarica un po’ della sua acqua mista a paura, tuoni e fulmini; fa quattro lampi e rombi sordi, sputacchia e scaracchia, magari si attarda un po’, poi va via, a far paura ad altra gente.
    I più fortunati hanno sempre l’ombrello e sanno come e dove ripararsi. E riescono a difendersi in qualche modo. Sono ben attrezzati, ma soprattutto sono preparati psicologicamente al temporale sempre in agguato.
    Ma tutti gli altri, per la maggior parte sono sorpresi senza ombrello, senza soprabito, senza uno straccio di cappello che almeno protegga la testa. Tutti gli altri, non credono alle previsioni meteo, che pure promettono pioggia, prima o poi.
    Tutti gli altri escono di casa magari in ciabatte, e finiscono bagnati e impauriti come pulcini, sotto un temporale come questo.
    Tutti gli altri non ci pensano, e di certo hanno ragione loro.
    Queste bizze meteorologiche sono tutte previste e prevedibili, e dobbiamo attrezzarci per difenderci.
    La tempesta.. inutile cercare di aggirarla, alla fine bisogna affrontarla e bagnarsi, magari fino al polpaccio, per poi raggiungere un punto riparato, con la consapevolezza di quello che un temporale è, e di quanto possa fare male, e sapere di potercela fare.
    E sapere che ogni tempesta ha un inizio, ed una fine.

    Antonio Facchiano

  41. Il mio contributo è tutto in questa poesia che ho scritto per mio marito, da ottobre dell’anno scorso è in dialisi, così anche la mia vita è cambiata, ma grazie alla forza dei sentimenti ritrovati, che erano stati accantonati, viviamo non l’inverno del cuore, ma la primavera, l’esplosione dell’estate, e i colori dell’autunno, senza dimenticare “gli altri”, godendo però del vento buono che ci rende ancora vivi dentro.

    IPOTESI
    Ti cerco, mi cerchi
    ti nego, mi neghi,
    l’onda lunga del corrucciato mare
    lambisce questa specie d’amore,
    chi ne ha scritto il copione
    non conosceva le nostre fragilità.

    Mi cerchi nella spumosa onda,
    annaspi, ti svegli con manciate di sabbia
    che sanno di me e dell’odore del mare.

    Mi tocchi, svanisco nella clessidra
    del desiderio, quietato dalla tua voracità.

    Ti cerco, mi cerchi,
    ti nego, mi neghi,
    amanti per caso,
    amanti per gioco,
    felici di dirsi – ti amo –

    • @mariarosa lancini costantini,
      bella questa primavera nel cuore. Bello sentirsi vivi dentro.
      Bella questa poesia. Così vera nella clessidra del desiderio. In questo dirsi: “ti amo”.

      Un saluto affettuoso

      Nicla Morletti

  42. L’INCUBO

    Un mattino radioso di fine estate si avviarono a piedi e si addentrarono nella boscaglia su un erto sentiero sassoso. Procedevano a fatica ma con le fresche energie del mattino camminavano lesti.
    Giulia aveva l’occhio attento ai bambini che le stavano davanti e contemporaneamente con la coda dell’occhio scrutava le propaggini del bosco nella speranza di intravvedere il colore lucido e marrone dei porcini.
    Era serena; era fiera della sua famiglia. Suo marito coglieva ogni ritaglio di tempo per organizzare qualche cosa di piacevole per lei e per i bambini. Andavano spesso in gita: al lago, ai monti e, non di rado, anche al mare. Si era sempre chiesta se doveva essere quella la felicità vera. Uno stato di pace tranquilla, dove tutto accade in modo ormai prevedibile ma sempre nuovo; la certezza di essere presenti l’un l’altro, solleciti, premurosi, attenti ad ogni bisogno. Ella guardava il volto di suo marito e lo amava con gli occhi; talvolta lo accarezzava d’improvviso sentendosi il cuore dolce e rassicurato da quell’uomo che non mancava mai di pensare a lei, sia che si trovasse a casa, sia che fosse lontanissimo, in altri continenti per motivi di lavoro.
    Camminarono e salirono per circa mezz’ora.
    “Mamma, mamma, vieni ad aiutarmi, sono rimasto impigliato tra i rami delle more e forse i rovi mi hanno strappato la camicia!”.
    “Va bene Luca, ma dovevi stare attento; cerca di non muoverti troppo in modo da non peggiorare la situazione; io vedo di raggiungerti subito, lasciami affidare Linda al babbo che in questo momento si è allontanato. Ora lo chiamo e poi corro da te.”
    Il padre aveva già preso in braccio la piccola e le sorrideva con lo suo sguardo invitante nella speranza d’essere accettato perché, di solito, nello stesso istante in cui la sollevava a sé, la bimbetta si sporgeva incauta tendendo le braccia alla madre. Non avendola trovata era rimasta tranquilla al collo del papà.
    Giulia si era già allontanata in tutta fretta, per dirigersi al sentiero da dove le era arrivata la voce di Luca. Si era sentita stranamente appesantita; le gambe le impedivano il passo lesto ma non voleva darlo a vedere. Nella luce accecante a malapena riusciva a vedere il piccolo Luca al di là del crepaccio; un’apertura che nel tempo aveva offerto ai passanti una scorciatoia verso la parte opposta del monte.
    Riconosceva Luca dalla macchia colorata della camicia gialla mentre i pantaloni verdi si confondevano tra il fogliame ed il capo totalmente nascosto dietro la sterpaglia scura e spinosa che lo teneva prigioniero.
    “Ma dove sei andato a finire Luca? Non mi ero accorta che ti eri allontanato. Sei sgusciato di qui come un pesciolino ma ricordati sempre che in montagna bisogna essere prudenti ed è meglio rimanere uniti per potersi aiutare subito quando ce né bisogno.”
    “Mamma, io di qui non mi muovo! Il fatto è che sto scomodo così piegato a metà sulle ginocchia, senza riuscire né a sedermi né a stare in piedi.”
    “Abbi pazienza caro, ora vengo; attraverso il crepaccio e sono da te! Ma come è stretto qui, mi pare di non poterci passare; c’è uno spuntone di roccia tagliente che sporge proprio là dove dovrebbe passare la mia gola, sotto all’apertura ampia dove sarà bene che faccia passare il capo; anzi, è obbligato il passaggio della testa da quell’apertura, non ce ne sono di più ampie. Certo se fossi un po’ più alta… Speriamo bene! Ho paura di tagliarmi; nella gola ci sono delle arterie fondamentali: la carotide, la giugulare…. Luca, Luca, non ti muovere, sto arrivando. Ma, accidenti, che passaggio stretto, eppure io non sono grassa! Le anche non passano, proverò ad infilarle una per volta, di lato.”
    “Luca, ma che fai? Ti strappi tutto, siediti, anche se ti graffi un po’ ….! No ma che dico, aspettami Luca; oddio lo spuntone.”
    “Ma che bella ciotola di more hai raccolto Luca, sei stato molto svelto e bravo; ne faremo una buona colazione per il mattino “Luca!!!”
    “Signora, Signora si svegli; non mi vede? Apra gli occhi…!
    Una mano le stava picchiettando la guancia. A stento le era riuscito di scollare le palpebre che parevano chiuse con l’adesivo. Aveva distinto un volto circonfuso da un alone di luce bianca ed aveva riconosciuto il capo chiuso nella larga cuffia bianca di una suora che le alitava fastidiosamente sul volto. Si era chiesta all’istante perché era sempre stata data tanta responsabilità peccaminosa ai capelli delle fanciulle che si consacravano a Dio. Non trovò una risposta, ma tant’è! La cosa era passata attraverso i secoli senza cambiamenti: coloro che sceglievano la vita verginale, per prima cosa, dovevano liberarsi dei capelli!
    “Signora!” Le aveva sussurrato la suora vestita di lana bianca:
    “Abbiamo fatto di tutto, l’abbiamo trattenuto in tre, ma suo marito era robusto, agitato da una forza forsennata … ci è caduto, ci è caduto nel vuoto, non siamo riusciti a trattenerlo, era ormai tutto pencolante oltre la finestra!…”
    Aveva fatto in tempo a vedere un’altra suora, tutta vestita di nero che ancor più fastidiosamente le alitava sul volto tentando di trattenere tra le mani la sua che si era fatta artiglio tra le lenzuola.
    Richiuse gli occhi cercando disperatamente di rientrare nel sogno dove i suoi cari erano ancora tutti presenti: suo marito teneva tra le braccia la piccola Linda e Luca l’aspettava tra i rovi, accanto alla ciotola ricolma di more.
    Ma non le riuscì, un gemito uscì dalle sue labbra e cadde soltanto in deliquio.

  43. Gentile Nicla,
    ho scritto un commento inerente alla sua bellissima poesia nello spazio del mio blog, e lo voglio scrivere anche quì.
    Poche righe, ma molto intrecciate con l’anima.
    Lei dice che chiude tutte le finestre per non sentire niente da fuori..
    Io chiudo le finestre sul mondo quando soffro, vado a dormire e le paure riempiono il mio cuscino morbido di duri sassi, e i pensieri si infilano nelle coperte come zanzare.
    La notte è nera con la sofferenza, e anche il cuore diventa nero..

    Maria Luisa Seghi

  44. Cara Angela, mi sono stupita del titolo della tua poesia che è uguale al titolo di una mia poesia che non inserirò in questa kermesse. E’ bello guardare il mondo e pensare insieme. Dorella

  45. Era la fine dell’estate. Un periodo che da sempre le metteva malinconia.
    Le giornate cominciavano ad accorciarsi, le temperature scendevano inesorabilmente e, tra poco, tutti si sarebbero dovuti nascondere dietro pesanti cappotti.
    Lisa guardava dalla finestra con lo sguardo spento.
    Cos’avrebbe dato per sentire ancora sulla pelle il caldo sole d’estate.
    Voleva avere ancora nelle narici l’odore del mare e calpestare coi piedi la sabbia dorata.
    Il ricordo delle lunghe corse sulla battigia la facevano lacrimare.
    E che dire delle passeggiate al chiar di luna con Paolo?
    Aveva vissuto un grande amore con lui quell’estate ed ora era lontano, come lontano le appariva quel mare che tanto adorava.
    Ci sono amori estivi e amori che durano tutta la vita.
    Paolo era scomparso dalla sua in un attimo ed ora era difficile riprendere le occupazioni quotidiane col ricordo di lui che le martellava nel cuore.
    Ma amare è anche questo: dolore e rimpianto.
    Lisa si asciugò gli occhi e abbozzò un timido sorriso.
    L’estate sarebbe tornata nella sua vita e questo pensiero le diede un po’ di coraggio.

  46. ” il pianto del mare”

    Come un’amante,
    l’estate, sazia d’amore,
    lascia il suo letto
    e abbandona presto quel mare…
    Il vento s’alza
    con questo amaro sapore,
    increspa le acque
    che cambiano il loro colore…
    Si alzano intanto le onde
    in un vortice in volo
    e urlano il loro dolore
    sfiorando quel cielo,
    cascate di pianto
    le gocce si spargono intorno
    coprendo così l’orizzonte
    col loro sdegno,
    mentre io rimango incantata
    in quel magico sogno…
    Un’onda arrabbiata
    ha sputato una stella
    laggiù,
    l’ho chiusa nei miei pensieri
    dipinta di blu;
    ho intrappolato nel cuore
    le onde del mare
    per cavalcarle con te
    e fare l’amore;
    ho afferrato nei pugni
    il calore del sole
    per riscaldarti dal gelo
    del tempo che muore;
    poi nelle acque incantate
    con te affonderò
    così mille e mille
    volte ancora
    abbracciarti potrò.
    Quando, alla fine.
    l’estate andrà lontana,
    laggiù,
    accenderò la mia stella dipinta
    di blu!

    ( infinityfuture )

  47. Bella Dorella, la tua frase “Questa è un’olimpiade, quella dell’anima, che esprime la vita nell’esercizio costante del lavoro che ogni giorno ci fa crescere e ci matura.” E’ proprio così, cara Dorella. Siamo spighe di grano mosse dal vento nei campi immensi della conoscenza. Siamo nuvole che vagano nel cielo dei sogni e piante che germogliano sulla terra a primavera. Siamo un fiume che scorre verso il mare della solidarietà e dell’amore.

    Con affetto
    Nicla Morletti

  48. Ma questa è un’olimpiade, quella dell’anima, che esprime la vita nell’esercizio costante del lavoro che ogni giorno ci fa crescere e ci matura. E’ una gioia essere con voi! Dorella

  49. ULTIMO GIORNO
    Non avrei voluto,
    tra bianche
    Pareti d’ospedale,
    tra l’ora del dolore
    e del lavoro umano,
    il ripetersi quotidiano
    d’un addio mattinale,
    d’un saluto finale.
    E mi morde il cuore se
    Penso che non vi sarà
    Per te un venturo giorno;
    t’avvolge l’amor mio e
    nell’aura opaca,
    alma bianca t’involi
    e ti chiudi mentre ti
    guardo tenera e,
    soffrendo,amo
    le tue membra stanche,
    chiudendo tra le mie
    le tue mani bianche.

  50. AL SOLE

    Cali la sera sull’orlo del cielo;
    L’aria si fa scura e l’ombre lunghe
    Dicono che presto ci abbandoni.
    Arrossa il cielo il tuo saluto ma
    Tutti sanno che domani ritorni.
    Il bimbo piange, dice che ha paura,
    Il buio fa spavento!
    Ma tu quieto te ne vai
    E ci lasci il firmamento.
    Nella notte ti scordiamo,
    Al tuo viaggio non pensiamo,
    Tra i sogni riposiamo.
    E la mattina a riviver la vita
    il coraggio ritroviamo.
    Luce ti annuncia l’indomani
    E subito incolori la natura.
    Brillano l’acque, i primi raggi
    Spengon la luna e
    le stelle ad una ad una.
    In controluce pare nera la città,
    Nero l’albero spoglio.
    Ma tu torni e azzurri il cielo,
    Riscaldi l’aria e fai la pelle bruna
    Anche d’Inverno!
    Un piede si muove,uno sbadiglio,
    A chi è già sveglio Prometti il giorno!

  51. IMMENSITA’

    Lassù
    Dove non piove
    e dove non soffia il vento,
    azzurra e tonda
    ti muovi Terra.
    Nell’universo nero,
    voluta al cominciar
    del tempo,
    dal Suo tocco!
    respiri di vita e
    piccola sembri,
    quasi balocco
    che bimbo può tenere
    in mano e giocare
    a palla, con te
    che porti la veste
    colorata più bella.
    Perché l’uomo
    vive il suo male
    su questa immensa
    amata stella?

  52. A Nicla: ho preso in prestito il titolo del tuo libro, spero
    non ti dispiaccia! Non hai bisogno di sentirtelo dire da
    me: molto bella la tua poesia. Grazie comunque e…..
    alla prossima poesia.

    NELLE MANI DEL VENTO

    Avrei voluto non ci fosse nessuno
    A guardare i miei anni scossi dal vento
    Forse avevo paura che qualcuno
    Vedendomi, perdesse il sentimento

    Potevi essere tu, mia giovane donna
    A soccombere all’imminente tempesta
    E quando ti vidi invocare la madonna
    Andai via prima che finisse la festa

    E solo, col cuore che batte debolmente
    Mi trascino tremante verso un orizzonte
    In un abbandono fatto di tormento

    Senza nessuno che mi ami veramente
    Che sappia leggere il tempo sulla fronte
    E che mi affidi “nelle mani del vento”

    • @Francesco M.T. Tarantino,
      mi fa piacere che tu ti sia ispirato al mio libro. Il vento porta via le foglie sui viali d’autunno, fa correre le nuvole, disperde petali di fiori nell’aria. Ma getta anche semi per nuove piante, nuovi frutti. E percorrrendo la terra, ha in sé scie di parole d’amori e ricordi di albe e tramonti lontani. Il vento, signore naturale del seme che si espande e dà origine a nuovi germogli. A nuova vita.

      Un cordiale saluto

      Nicla Morletti

  53. Un pensiero…
    una parola… dritta al cuore,
    al tuo cuore,
    anche se la tua mente vola in un deserto di suoni insignificanti,
    ma il tuo cuore, sì, ne sono sicura
    lui mi ascolta.

  54. CHIOE

    Sta cchioe,

    lu ‘ndore ti li pigni,

    ca mmanteninu lu jale,

    mi ‘ndi cogghie.

    Chianu, chianu,

    sta spiccianu li isite a mare,

    lu cautu ni lu zzaccamu scìrrare.

    Penszu a llu state ca si ‘ndè scìutu,

    a lli mumenti beddhrì,

    ca ma rricgalatu.

    Cercu,

    cu lli ricordu ca stonu scusi

    intra llu core,

    li facci ti l’amici,

    ca ritianu cu mme.

    St’epuca e cqueddhrà t’internet,

    ti scì fuce ti cchiùi,

    ti scì stae fore ti casa totta la notte,

    ti scì mangia e bbee a caru prezzu.

    Ti notte,

    ggirandu a lla perduta,

    lu ggiurnu,

    ntra lu liettu stisi,

    o su lla fatia ‘mpisi.

    Na fiata no n’era cusì,

    lu ‘ndore ti li pigni lu sintii sempre,

    puru ca no cchiùia.

    Stò cu lla facce a risu,

    babbata pi lli ricordi,

    pi llu ‘ndore ti pigni ddiffriscati,

    ti li ‘nzeddhrè bbuscate a mmare,

    ti lu rucitu ti li fochi, ca onu ‘ncora sparare.

    Campamu, campamu intra a nnu rromanzu,

    chinu ti culuri e ruciti,

    ca sapimu comu ha zzaccatu,

    ma no ssapimu comu e cquandu spiccia.

    PIOVE

    Piove,

    il profumo di resina regalato dai pini,

    che reggono il viale,

    mi assale.

    Spegnersi sento lontano,

    il rumore del mare,

    i primi venti freddi, in silenzio arrivare.

    Un lampo, i ricordi dell’estate passato,

    piccoli momenti, avuti in dono.

    Volevo riassaporare i lati più belli,

    cercando di catturare gli attimi,

    i volti frequenti,

    le risate felici, con gli amici di sempre.

    Oggi è il tempio di internet,

    delle velocità folli,

    delle notti lucenti,

    delle bevande proibite,

    delle attese impotenti.

    Di notte a vivere o a morire,

    di giorno,

    a lavorare, o a dormire.

    Una volta non era così,

    una volta,

    il profumo dei pini si sentiva anche senza la pioggia.

    Sorridevo felice, incantato nei ricordi,

    colpito da quest’aria profumata e fresca,

    macchiata dal sapore del mare e da questi ultimi fuochi d’artificio.

    Viviamo una vita

    che può essere paragonata ad un giallo,

    dalla trama avventurosa e dal finale improvviso ed imprevisto. Noi, che nascendo,

    impariamo a conoscere le meraviglie di questo pianeta.

    Dove,

    ci è dato da vivere i nostri turbolenti giorni,

    ma tutto questo,

    non sappiamo quanto tempo durerà.

  55. Questa iniziativa mi tocca profondamente,lascio qui qualcosa di mio.

    Tracce di un autunno accennato

    Accoglie il mio sguardo
    quest’ aria
    iridata dalla pioggia
    del mattino.

    Lo conduce
    sui morbidi profili
    che orlano l’orizzonte,
    sui tetti lucidi
    dalle grondaie gocciolanti

    Lo accompagna
    tra le foglie umide
    che vacillano sui rami
    e le strette vie
    varcate da passi frettolosi

    Lo riporta indietro
    a muoversi docile
    nella luce perlacea
    di questa casa
    dove si ferma
    pensoso
    sul cuore scarlatto
    di una melagrana.

  56. Ho letto tutti i vostri contributi. Al di là di qualsiasi considerazione di tipo letterario o, tra virgolette, tecnico-stilistica devo dire ancora una volta che siete MERAVIGLIOSI.
    Leggervi è un piacere e un conforto. Per dirla con le parole di Nicla Morletti, abbiamo chiuso le finestre sul mondo per non sentire i suoni, il chiasso, la fretta e aperto il nostro cuore per ascoltare noi stessi e ritrovare, attraverso la nobile arte della scrittura, la traccia di una speranza possibile.

    Non resisto alla tentazione di proporre questo mio racconto. Perdonate l’invadenza. Sia chiaro, io sono “fuori concorso” e voglio solo condividere con voi questa esperienza.

    QUANDO STAI MALE PENSA A ME

    Mi chiedevo cosa avevo sbagliato, cosa avevo fatto per meritare questo assurdo immenso indescrivibile dolore del cuore. Questo terribile ingranaggio del male che ti schiaccia l’anima, ti leva il respiro, ti annienta. Stavo sulla soglia del nulla a rimuginare su questi neri pensieri e avrei dato un occhio, un braccio o chissà cosa, forse la vita stessa, per non soffrire così quando, all’improvviso, mi vennero in mente le parole dette da mia madre, un giorno che mi abbandonavo alle sue carezze.
    “Quando t’innamorerai, vedrai, succederà… Proverai tutto il bene e tutto il male del mondo. Proverai una gioia infinita e un dolore sconosciuto. Tutto comincia e finisce e per questo possiamo passare attraverso tutto il bene e il male. Ma quando stai male, tu pensa a me. Al bene che ti voglio. Pensa a me. Vedrai, starai meglio.”
    E’ stato così che ho cominciato a vedere tutto il bene, passando attraverso il male ho superato il dolore. Ho visto il mio amore. L’amore bello che toglie il respiro, che ci fa volare e precipitare, che ci fa sentire vivi. Ecco, in fondo, sono stato vivo. Quando scende la sera penso a te. Ti rivedo in quel prato in cui fioriscono le margherite. Ti vedo in un piccolo riflesso di luna, nella luce di un antico lampione. Nello sguardo delle persone che amo. Nel sorriso della gente. Io sono sulla punta delle tue dita quando le posi sulle tue labbra. E tu sei con me. Con il tuo amore più bello. L’amore del cuore. Senza dolore. Senza rimpianti. Con me, per sempre.
    Quando stai male pensa a me. Vedrai, starai meglio.

  57. Sarà settembre

    ***
    Non ci sarò
    quando le foglie
    avranno lasciato il tempo al ramo
    e la notte avrà mani fredde

    non sarò più
    e non sarai più primavera

    i giorni, avranno
    occhi di vento da inseguire
    e pagine bianche scritte in controluce
    lette nel ricordo

    quando
    scenderà la neve
    non sarai più bambina
    sarò nei tuoi occhi quell’attesa scritta

    e mi ritroverai
    nell’odore di settembre
    sulle labbra di un tramonto.
    ***

    ~ © Nunzio Buono ~

      • @Nunzio Buono,
        bellissima poesia. Una figlia ha negli occhi e nel cuore per sempre l’immagine del padre. E non lo dimentica mai, nelle stagioni della vita.
        Io, di mio padre, nel finale di un mio racconto, ho scritto così: – Ed a coloro che mi hanno chiesto da chi avessi imparato a scrivere versi d’amore, ho risposto: “Da mio padre, un uomo che scolpiva volti di pietra” – .

        Grazie Nunzio.

        Nicla Morletti

      • @Nicla Morletti, Grazie Nicla, la poesia sta in noi come un riflesso di luce che appare alla sera, quando tutto ci conduce al ricordo, io ho di mio padre e di mia madre il tempo, che, nelle mani di mia figlia mi racconterà domani…con immensa stima Nunzio

  58. Alzheimer e dintorni

    Una casa padronale
    una residenza nobile
    un tempo
    una corte interna

    dita scorrono sulle tastiere
    sfiorano note
    polka, mazurka, valzer
    mantici come ventagli

    arti circolari si muovono a comando
    a sopperire un’assenza senza speranza

    qualcuno balla seguendo il ritmo
    i passi, le giravolte
    ricordi della giovinezza

    dimenticato è il loro nome
    la loro età
    il numero dei figli
    il loro passato remoto confuso con l’imperfetto ed il prossimo

    si vedono sorrisi
    c’è chi dice che è felice
    la non presenza degli affetti non si fa sentire

    c’è chi si incupisce
    occhi velati da lacrime in uno sprazzo di lucidità
    prima di piombare nuovamente nel caos.

    Lovaria, maggio 2005

    • @Raffaella,

      In questi tuoi versi, così intensi, c’è tutto il terribile potere di questo male. L’infermità più grande è quella che ci priva dei ricordi. Senza un braccio si può vivere, senza ricordi no.

      • @Robert,

        grazie Robert per ciò che hai espresso,
        grazie a Nicla per questo spazio virtuale, ma vivo e reale, dove mi/ci è permesso ricordare coloro cui non è più concesso farlo… con le nostre parole cerchiamo di dar voce anche a chi è costretto ad esprimersi attraverso un’insalata di parole… una pietanza di difficile assimilazione…

  59. Questa notte amami

    ***
    Luna
    tu che hai nel cielo i miei occhi
    questa sera, e mi guardi
    nel tuo silenzio d’argento

    amami
    e questa notte una voce
    mi arriverà
    nel vento di un ritorno

    come
    un profumo di tempo
    come una mano di neve

    che al pianto
    del giorno si scioglie
    lasciando dei baci perduti
    un dolceamaro sapore d’amore.
    ***

    ~ © Nunzio Buono ~

  60. Ho scritto questa poesia per ricordare la mia mamma.
    I versi mi sono venuti così come li ho scritti.
    Ringrazio Lenio Vallati che mi ha detto :
    * Prova a scrivere le poesie*
    Io ho provato, e non so che cosa ho combinato !!

    ** Il ricordo di un dolore **
    Era una bella mattina, piena di sole
    Ma tu.. non l’avresti mai vista
    La notte, il mantello nero della morte
    Ti aveva portato via, così improvvisamente
    Senza guardare in faccia niente
    Io ti guardavo, eri lì inerte
    Il volto quasi sorridente
    lacrime copiose hanno bagnato il mio viso
    Tu forse, guardandomi dal Paradiso
    Avresti di nuovo ascoltato
    Come ti avevo sempre parlato
    * Mamma, ti voglio bene
    Sei stata la prima cosa bella che ho visto
    Poi..ho visto tutto il resto del mondo. *

    Maria Luisa Seghi

    • @Maria Luisa Seghi,
      non può che lasciarmi senza fiato la fine di questa poesia del cuore…Sono mamma da poco e spero di essere anch’io, per mio figlio, la prima cosa bella che ha visto…
      Spero che quando mio figlio vedrà “tutto il resto del mondo” potrà vedere anche quanto amore esiste e incontrare persone come te.
      Monia

      • @Monia,
        Grazie Monia,
        Sono felice che sei mamma , se il tuo modo di insegnare a tuo figlio la vita con le gioie le sue avversità la differenza fra il bene e il male, e lui saprà ascoltarti anche quando sei in silenzio, avrai fatto di tutto perchè ti dica : *Che sei la cosa più bella che ha visto*
        E quando *vedrà tutto il resto del mondo* e leggerà quello che scrivi saprà vedere quanto amore esiste e sarà orgoglioso di te.
        Grazie Monia
        un bacio
        Maria Luisa Seghi

      • @Daniela Quieti,
        Grazie Daniela per le tue parole
        Ho esorcizzato questo dolore scrivendo
        Ho chiuso gli occhi e i versi sono affiorati nella mente come gocce di rugiada.
        La sentivo vicina, la sua carezza mi sembrava vera, come quando mi accarezza nei sogni…
        Così è nata questa poesia.

        Con affetto
        Maria Luisa Seghi

      • @LUCIANA,
        Grazie Luciana,
        Oggi sono felice, perchè il ricordo di un dolore è entrato con semplicità nel cuore di tutti.
        E’ doloroso perdere una persona cara, ma la *morte* fa parte del viaggio umano..è solo l’ultima fermata della stazione della vita.

        Maria Luisa Seghi

  61. INNAMORATO DISPERATO

    Marianne,
    mi hai lasciato solo.
    In compagnia della disperazione.
    Ti penso ogni istante. Affranto.
    Ti desidero più della vita.
    Tu eri il mio respiro.
    Mi chiedo il perché ,
    urlo al destino.
    Invano.
    E da oggi morirò,
    poco per volta,
    fino all’estrema consumazione.
    Quando la sera tinge di paura l’anima,
    mi nascondo a me stesso.
    E sogno.
    E’ l’incubo di un innamorato.

  62. Un ringraziamento particolare per Ambradorata che nel suo Blog ha pubblicato l’annuncio di questa Iniziativa. Grazie di cuore.
    Chiediamo anche ad altri blogger di segnalare questo post nei loro blog. Alla conclusione di questa bellissima festa, li ringrazieremo tutti citandoli in una pagina speciale del Portale Manuale di Marihttp://www.manualedimari.it – diretto da Nicla Morletti.
    Il testo dell’annuncio da pubblicare nel proprio blog si può prelevare nel primo post nella home page del Blog degli Autorihttp://www.blogdegliautori.it -. Consigliamo di copiare e pubblicare l’annuncio, se possibile, in modo integrale.
    Dopo aver pubblicato l’annuncio lasciate una replica qui, in questo commento, per segnalare la pubblicazione, così possiamo inserirvi nell’elenco dei Blog da ringraziare pubblicamente nel Portale.

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