Nelle mani del vento vince il premio “La Risacca 2007”

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Un altro importante riconoscimento per Nicla Morletti: il suo nuovo romanzo “Nelle mani del vento” vince il premio “La Risacca 2007”. Qui presentiamo il comunicato stampa ufficiale relativo alla cerimonia di premiazione.

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COMUNICATO  STAMPA

La scrittrice Nicla Morletti ha vinto il premio “La Risacca 2007” con il suo ultimo romanzo, uscito da poche settimane, dal titolo “Nelle mani del vento” – Laterza Giuseppe Edizioni.

La cerimonia di premiazione si è svolta a Tirrenia il 10 luglio scorso durante un’eccellente sfilata di moda della stilista Serena Tamburini davanti al Gran Hotel Continental.

Ha consegnato il premio alla scrittrice l’Assessore al Turismo di Pisa, Michela Ciangherotti. La serata è stata organizzata dalla Pro Loco del Litorale Pisano in collaborazione con il Comune di Pisa e la Croce Rossa Italiana. Successo di critica per la Morletti premiata con la seguente motivazione del giornalista e critico letterario Giulio Panzani: “Scrittrice, giornalista, autrice di numerosi romanzi di successo ed ora del suo ultimo libro “Nelle mani del vento” edito da Giuseppe Laterza, Nicla Morletti ha fatto propria l’esperienza di grandi scrittori del nostro tempo, come Maria Luisa Spaziani, Dacia Maraini, Vittorio Vettori – tanto per citarne alcuni – ma ha maturato la propria “vis” creativa quale allieva del grande poeta Mario Luzi, Presidente del Premio Letterario Internazionale Il Molinello fino al momento della sua scomparsa, da lei ideato e diretto. Docente di scrittura creativa, ha redatto testi teatrali, per audiolibri, curato antologie di scrittori contemporanei ed è stata inserita a sua volta in numerosi testi di letteratura come quello, recente, che è stato premiato dal Presidente del Parlamento Europeo. Giurata in importanti concorsi (fra cui il nostro “Delfino” del Litorale Pisano) ha a sua volta ricevuto lusinghieri riconoscimenti ed è presente nei luoghi più accreditati della cultura come, ad esempio, al mitico “Caffé delle Giubbe Rosse” a Firenze, storico punto d’incontro della città che è universalmente riconosciuta come capitale della cultura europea. Il 2 giugno scorso è stata insignita per questa sua impegnata attività, del Cavalierato al Merito della Repubblica Italiana“.

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30 Commenti

  1. “e un tempo vacuo oscuro,
    magro di speranze,
    si spalancava davanti a noi
    irreparabilmente”

    Cara Giuliana,

    Vi è in questi quattro versi che pongono fine a alla poesia introduttiva del tuo libro “Via Michele Amari 1944”(che racconta della distruzione della tua casa in Via Michele Amari Firenze) , una fatale rassegnazione ad abbandonare il nido della tua prima esistenza di bambina innocente che, tuo malgrado sei stata violentemnte gettata in quella guerra che non ha risprmiato nessuno.
    Ieri io ti raccontavo quella che era stata lnvece la mia sofferenza a lasciare la mia casa, i miei familiari e la mia campagna ed essere anch’io , poco più che bambino,gettato in quel mondo terribile che gli adulti hanno voluto.:la guerra…
    Non ricordavo di averti dato una delle pagine più significative del mio semplice racconto, oltre quella 22 marzo,e quindi ti ho telefonato.
    Accludo quindi la pagina relativa alla “renitenza alla leva” e la pagina conclusiva.
    sergio doretti

    questa è la copia della lettera che scrissi nel 2005 alla prof.sa Giuliana Occupati di Firenze, volontaria Filodargento FI, che scrisse un libro sulla situazione durante la guerra nella zona di Campo di Marte Firenze.

  2. Amore, passione, romanticismo, voglia di vivere e di amare.
    Parole queste che fanno parte del romanticismo classico: libri di amore, poesie, ecc.
    Però niente vieta che il romanticismo sia presente anche nelle storie di guerra ed in particolare nella lotta della resistenza.
    Sia chiaro però che la violenza, le guerre ed il terrore , dovremo cercare cercare di abolirle. Il mondo dovrebbe un mondo di pace e senza frontiere.
    Ciò premesso, io lèssi, alcuni anni orsono il libro di Antonio Gracci intitolato “Brigata Sinigaglia”.
    Sembra impossibile ma rimasi commosso come se il libro parlasse solo di amore e di gioia infinita.
    In particolare quando parla, fra le altre cose che mi hanno commosso, dei “compagni di altri paesi” rimasti in eterno nelle nostre montagne.
    Anche le situazioni tragiche come le guerre possono contenere dei principi di amore anche se vissuti nel terrore.
    In particolare nella prima guerra mondiale (così raccontava mio padre che l’ha vissuta) vi erano delle trinceee, di italiani ed austriaci vicine, che si scambiavano il pane o le sigarette…………
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    Dal giornalino “Argentovivo” dell’Auser Filo d’Argento Q.5 – Firenze.
    NOSTRO AMICO LIBRO.
    Brigata Sinigaglia:
    Sabato 29 aprile 2006– presso il Circolo SMS di Rifredi – è stato commemorato Angiolo Gracci,(nome di battaglia Gracco) nato a Livorno nel 1920 ma avvocato a Firenze, medaglia d’argento al valor militare.
    Fino al 1943 era ufficiale della Guardia di Finanza e prestava servizio in Albania.
    Dopo l’otto settembre 1943, entra nella resistenza e assume il comando della Brigata Sinigaglia, che operava,in particolare nell’alto Mugello.
    Con l’occasione della commemorazione di Angelo Gracci, presso la Società Mutuo Soccorso di Rifredi, è stato presentata anche l’ultima edizione (febbraio 2006) del suo libro intitolato appunto “Brigata Sinigaglia”: la prima edizione fu presentata nel 1945 alla fine della seconda guerra mondiale.
    Quest’ultima edizione, rispetto alla prima, “Gracco” si rivolge in particolare ai giovani di questa generazione : “.Infatti questo libro, , oltre che una testimonianza storica originale e autentica, resta ancora oggi un vero classico, meritevole di essere letto, studiato, amato dai giovani di tutte le generazioni, dentro e fuori della scuola…………Ivan Tognarini”.

    Ho iniziato a leggerelo , giorno per giorno, riscoprendo degli argomenti che mi hanno emozionato e che già conoscevo anche se non direttamente vissuti .

    La lettura è interessante:,purtroppo lo spazio di questo piccolo giornalino consente di evidenziare solo pochi argomenti che ti hanno emozionato, escludendone molti altri non meno interessanti.
    Qualche volta è romantico, molti argomenti mi hanno colpito: in particolare vorrei mettere in evidenza quando parla dei compagni di altri paesi aggregati nella Brigata Sinigaglia perché fuggiti dalla prigionia dei tedeschi “con loro condividevamo rancio e turni di guardia……..alcuni di loro sono caduti e giacciono ancora lassù, in tombe anonime e sperdute : nella boscaglia, dove solo la prossima primavera porterà i prossimi fiori. Riposano questi morti a fianco dei nostri ospiti in eterno nella nostra terra”.

    Inoltre nel libro di “Gracco”, sono ricordate le imprese della Brigata d’assalto partigiana “Vittorio Sinigaglia”, che con la Divisione “Arno”, liberò Firenze dai nazifascisti
    Una Signora che collabora con l’Università Europea e che la incontravo in alcuni convegni presso il CESVOT, un giorno mi disse: “io collaboro con Angelo Gracci per classificare i suoi scritti e gli ho parlato anche di te di quello che hai vissuto negli anni 43/44. L’altro giorno Angelo Geacci mi ha chiesto se potevi andare a trovarlo perché ti voleva parlare di alcuni fatti che hai vissuto.
    Ora si trova in Ospedale in non buone condizioni”
    Purtroppo non ho fatto in tempo perché “Gracco” si è spento il 9 marzo 2004.

    sergio doretti

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  3. La Solitudine :
    alla bianca nuvoletta.

    Tu piccola, innocente nuvoletta,
    stai solitaria nell’infinito cielo,
    in attesa di una dolce brezza,
    che ti conduca, volando, in altri lidi.

    Ammiri da lassù la margherita,
    che sola è nell’immenso prato verde,
    ed il papavero che solitario sta,
    in quel campo di grano già maturo.

    Ti stupisce poi la solitaria lucciolina,
    che s’impegna ad illuminare la campagna,
    con la sua leggera luce intermittente,
    nelle notti buie dell’estate.

    La solitudine, sai, è dove non la vedi:
    anche un cuore solo nella grande folla.

    Sergio doretti

  4. per nicla,
    grazie per quanto hai scritto in relazione al mio articolo “Il cielo è sempre uguale”.
    Purtroppo., come già ti avevo anticipato in precedenza, parte della mia vita (fortunatamente fra il 18° e 19° anno di vita) è vissuta anche nel terrore, in particolare quando fui costretto a presentarmi militare alla fine del 1943 per far uscire, come per tutti gli altri ragazzi della mia zona, la mamma presa in ostagio.
    Questo racconto è molto triste, anche se il finale è romantico, ma di un romantistismo velato di paura.
    Io te lo mando, poi vedrai se e come eventualmente pubblicarlo.
    Grazie e saluti.
    Sergio.

    In quel 22 marzo 1944.

    Ci svegliarono molto presto quella mattina.
    Ci riunirono nel cortile della Caserma di Via Tripoli (zona Beccaria), ci inquadrarono, e, attraversando la città a piedi,scortati da alcuni militari
    armati, arrivammo a Campo di Marte.
    Nessuno ci diceva dove ci avrebbero portato.Erano aperte tutte le possibilità,
    non per ultimo la Germania.
    Arrivammo allo stadio. Ci fecero stare su un prato, lato nord.
    Noi indossavamo sempre i vestiti portati da casa.sudici e con le scarpe rotte..
    Arrivò un mezzo militare da dove furono scaricati cinque ragazzi ammenettati
    che urlavano.
    Questi cinque ragazzui erano già militari dell’Esercito, ma fuggiti, come tutti, dopo l’armistizio dell’otto settembre 1943-Abitavano a Vicchio di Mugello (FI)
    Nello spazio, nei pressi dello stadio, vi erano già cinque sedie
    allineate.Noi eravamo abbastanza vicini al “teatro” di questa tragedia e ci
    rendemmo quindi conto che tutta questa preparazione era quella di farci assistere ad una fucilazione .Fino a quel momento non ne sapevamo niente.
    Nessuno ce lo aveva detto e da noi le notizie dall’esterno non filtravano.
    Si pensava che la nostra presenza lì doveva essere di “monito” per darci un segnale significativo, per impedire l’ eventualità di fuga
    Il piazzale dello stadio era pieno di tutti i soldati di stanza a Firenze e si capiva che volevano fare sul serio. ..Quando noi vedemmo la scena di trasferimento diei cinque ragazzi, dal mezzo militare alle sedie, (alcuni addirittura portati di peso perchè svenuti)ci venne da ribellarci ed urlare a squarciagola “assassini”
    I guardiani che ci controllavano levarono le pistole dalle fondine, minacciando di ucciderci.
    Inoltre tentammo di uscire dai ranghi e fuggire ma ci fermarono con
    calci e pugni.
    Poi ci fu la lettura della sentenza: furono scanditi quei cinque nomi :
    – Antonio Raddi
    – Guido Targetti
    – Leandro Corona
    – Ottorino Quiti
    – Adriano Santoni
    alla fine la tragica parola : “sono condannati a morte, mediante fucilazione.”
    Dopo questa lettura vi fu una indignazione generale .Uno di noi pronunciò la frase “bel capo di lavoro” il che fece uscire dai “gangheri ” uno dei nostri guardiani che, pestandoci i piedi, voleva sapere chi avesse pronunciato quella frase,minacciando che il colpevole avrebbe potuto subire la sorte di quei cinque ragazzi.
    Ci fu l’esecuzione della condanna. I militari del plotone di esecuzione avevano dovuto obbedire ad un compito orribile. Urlavano anch’essi la loro disperazione.Forse, mentre sparavano, “uccidevano” anche se stessi.
    Anche il colpo di grazia fu un’operazione tragica.L’ufficiale, comandante del plotone di esecuzione, sparava con la mano tremante. Un altro ufficiale di grado superiore:il maggiore Carità, più spietato, lo sostituì.
    Prese lui la pistola e sparò freddamente.
    Io feci appena in tempo a vedere l’episodio perchè mi svenni.
    A quel punto altri di noi svennero . Ci lasciarono a terra.
    Quando riprendemmo i sensi, tanto fu lo sgomento che fummo presi da un pianto totale.
    Ritornammo in caserma .Del tratto di ritorno non ricordo più niente.Eravamo tutti in silenzio.Come se l’oscenità di quello che era accaduto avesse bloccato
    ogni capacità di parlare.
    Ovviamente i giorni che seguirono furono terribili: nella testa ci balenavano
    sempre quelle orribili scene……..che sono ancora presenti e lucide e ci accompagneranno per tutta la vita.

    Quel 22 marzo era una giornata luminosa, il sole si affacciava dalle colline di Fiesole e spirava una gentile brezza Era arrivata la primavera. da un giorno…….ma forse noi non lo sapevamo neppure perchè il terrore, perchè la morte soffocavano questa “magica” stagione….che non faceva sbocciare – purtroppo- nè l’amore nè la vita….
    forse anche le rondini, che erano tornate il giorno prima, si allontanarono
    dai tetti vicini dello stadio,……….per ritrovare la pace.
    I prati davanti al “luogo del martirio” erano pieni di fiori, al nostro arrivo
    (viole e margherite), ma ……calpestati e morti quando ce ne siamo andati,
    come quei cinque “fiori..”…… del Mugello….
    sergio

  5. Caro Sergio,
    anche questo è un bel “pezzo”. Un articolo, ma anche un racconto di vita, con colori, canzoni e profumo di boschi. Molto morbido, evocativo. Commovente, profondamente umano.
    La malinconia degli emigranti. “Di solito la nostalgia li assaliva di notte”, scrivi. “Tu osservi le stelle dal paese che ti ospita e attraverso questa visione ti sembra di vedere le stelle che osservavi dal tuo casolare e sogni, e con la fantasia ti sembra di essere di nuovo a casa perché il cielo è sempre uguale.” Bellissima frase.
    E’ nella lontananza che l’amore si sente di più e vive di più nel cuore.
    E’ molto bello questo racconto.
    Diventa corrispondente anche tu, iscriviti al Portale della Letteratura http://www.manualedimari.it Invia questi tuoi articoli a mail@manualedimari.it Partecipa alle iniziative del Portale e al bellissimo Concorso di Emozioni 2008 Rosa d’inverno!
    A rileggerci presto

    Nicla Morletti

  6. Gent.ma Signora Nicla Morletti,
    mi fa piacere del suo commento per il mio articolo “La MUSICA DEL BOSCO”.
    Sono portato ad inviarle un altro articolo sui boschi, però questo riguarda i boschi vicino a casa mia, quando ero piccolo e quando erasni frequentati da boscaioli. Anni 30.
    Grazie di tutto ed auguri.

    IL CIELO E’ SEMPRE UGUALE
    La macchia mediterranea ha accompagnato la mia giovinezza ed è stata la mia casa, in tempo di guerra.
    I cerri, le querce, i lecci di alto fusto, gli arbusti di erica, ginepro, corbezzolo, le fragole selvatiche, gli asparagi di macchia, hanno profumato la mia infanzia e intrigato la mia fantasia.
    Ogni dodici anni gli alberi erano inesorabilmente tagliati. Alcune piante molto vecchie, chiamate “guide”, vissute in epoche diverse, non erano tagliate, per lasciare una traccia del tempo trascorso e rappresentavano un riferimento per la storia di quest’ambiente agricolo.
    Il taglio dei boschi richiedeva del personale specializzato sia per l’abbattimento sia per la fabbricazione del carbone.
    Eravamo negli anni 30, in pieno regime fascista, i boscaioli ed i carbonai venivano dalla Garfagnana. Erano operai stagionali che si allontanavano da casa per cercare di integrare il loro magro bilancio famigliare.
    Avevano girato mezzo mondo, prestando la loro opera dove esistevano boschi da tagliare e da trasformare il legname in carbone.
    Dormivano e mangiavano nel loro posto di lavoro: si costruivano nel bosco una particolare capanna adeguatamente attrezzata. Uno dei loro pasti preferiti erano le chiocciole arrostite che nella zona si trovavano in abbondanza.
    Nelle lunghe sere d’inverno, erano ospitati a “veglia” da famiglie di contadini che vivevano nelle vicinanze del bosco con cui avevano instaurato un rapporto d’amicizia. Parlavano molto della loro vita, molto dura, della miseria e della nostalgia per le loro famiglie. Avevano lasciato in Garfagnana la moglie ed i figli. Qualche volta erano colti da crisi di pianto e per cercare di nascondere il dolore, si davano al canto che era per loro una medicina efficace.
    Cantavano, insieme con noi ragazzi, canzoni della Garfagnana, la loro terra d’origine. Molte volte intonavano anche canzoni spagnole o francesi. Si accompagnavano con la fisarmonica che avevano portato da casa e che la riponevano insieme agli altri attrezzi del mestiere. Accennavano anche passi di danza che avevano imparato in altre “veglie” da altre famiglie che abitavano nelle vicinanze di quei boschi francesi o spagnoli. Insegnavano a noi ragazzi a ballare la “sardana” una danza della Catalogna.
    Quella cultura semplice e romantica dei boscaioli mi affascinava. Accomunava persone diverse da me e che vivevano in luoghi molto lontani da casa mia.
    Il calore delle nostre famiglie, vicine a questi lavoratori del bosco leniva il loro dolore per la nostalgia che provavano verso i cari lontani.
    Noi ragazzi aspettavamo l’arrivo di questi boscaioli come l’arrivo di un “teatro” ambulante, e li consideravamo alla stessa stregua degli attori stagionali che di solito si presentavano a carnevale.
    In quel periodo, la miseria la faceva da padrona e quindi l’emigrazione era diffusa tra i più poveri.
    Alcuni di questi emigranti stagionali, in particolare per chi viveva in Lucchesia e in Garfagnana, riuscivano ad installarsi definitivamente nei paesi scelti per il lavoro saltuario chiamando anche le famiglie.
    Alcuni emigravano non solo dalla miseria ma anche dal regime fascista ed erano costretti ad andare molto più lontano. Comunque sia motivata quest’emigrazione, per miseria o per ragioni politiche, l’animo di questi emigranti era preso da malinconia. Di solito la nostalgia li assaliva la notte. “Tu osservi le stelle nel cielo del paese che ti ospita e attraverso questa visione, ti sembra di vedere le stelle che osservavi dal “tuo casolare” e sogni e con la fantasia ti sembra di essere di nuovo a casa perché il cielo è sempre uguale”

    Sergio Doretti

  7. Egregio Sergio Doretti,
    ho letto il suo articolo “La musica dal bosco” , che ritengo molto interessante, reale e romantico allo stesso tempo. La natura racchiude grandi misteri, la vita stessa è un meraviglioso mistero. E lei, con maestria ce ne ha svelato uno che è anche poesia.
    Cordialmente
    Nicla Morletti

  8. Sig.ra Nicla, come promesso le invio l’articolo su “La musica dal bosco.”

    FORESTA DI PANEVEGGIO – Tesero (Dolomiti)

    In ogni bosco la musica, anche se muta, è avvertita nel nostro animo che si apre alla bellezza incontaminata dell’ambiente.
    Sono le foglie degli alberi, sollecitate da una dolce brezza , che vibrano come delle canne “dorate”, e trasmettono una dolce musica, che viene avvertita, simbolica-mente,dai visitatori.

    Facendo riferimento, in particolare,a questo romantico argomento, ho scoperto recentemente – durante un soggiorno estivo a Tesero(Dolomiti) – che nelle vicinanze di questo paese, vi è una foresta, chiamata “Foresta di Paneveggio” ma che qui viene chiamata “Foresta dei violini” , perché fra gli innumerevoli alberi che la compongono, vi è anche l’abete rosso, comunemente chiamato “Picea”che presenta nel suo interno delle particolari proprietà acustiche e quindi questo importante legname è utilizzato, da tempo, per la costruzione delle casse armoniche degli strumenti musicali.
    Queste proprietà particolari dell’abete rosso sono state confermate dai costruttori di strumenti musicali, fra cui anche da Stradivari, che è una delle più importanti ditte nel campo dell’ utilizzo del legno per la costruzione dei pianoforti, viole, violini fisarmoniche,ecc.

    In questa particolare foresta alpina, la musica viene avvertita, non solo “dallo stormire delle fronde”, e dalla maestà di queste foreste, ma anche, spicologicamente, dagli alberi che la compongono.

    Quindi,i visitatori, passeggiando fra le piante del bosco,vengono attratti sentimen-talmente da questo abete e col pensiero vanno lontano: l’abete rosso li porta ad ascoltare, simbolicamente, della musica che preferiscono, e si immaginano, nel loro pensiero, che la foresta di Paveggio sia stata improvvisamente trasformata in un grande teatro a cielo aperto.

    La visita in questa foresta di un gruppo di turisti della Toscana, è stata molto importante per le notizie raccolte attraverso una guida del nostro albergo particolarmente esperta e che ci ha fornito delle notizie sulle proprietà del legno di abete rosso, che personalmente non conoscevo.
    Fra le altre cose, sopra esposte, ci ha spiegato anche che un gruppo di scienziati giapponesi sono venuti appositamente in questa foresta per sottoporre a raggi ultravioletti gli abeti rossi, con particolari sistemi tecnico scientifici direttamente sulla pianta. Questa ricerca ha confermato, anche se non ce ne fosse stato bisogno, la importante qualità armonica dell’abete rosso della foresta di Panacea.

    sergio doretti

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  9. Cara Argeta, chissà forse quel tuo angelo custode, ha scelto per te questo bel nome, proprio per infonderti la forza e la bellezza della città di Argo, regina della magica grecia antica, nelle cui terre hanno cantato i poeti lirici più grandi della storia antica e moderna! Chissà forse quest’angelo già conosceva le tue caratteristiche fisiche: quelle di una donna della Magna Grecia. Tutti dicono che ho il profilo di una donna greca, il mio nome ha origini greche, ho studiato il greco, amo le traduzioni dal greco e i poeti greci… Deve essere così: devo avere proprio il profilo di una donna greca. Altri invece mi domandano se sono Argentina… Chissà perchè, io rispondo sempre che sono italiana.
    Lo sai Argeta che hai narrato una bella leggenda? Sì, quella del tuo nome.

  10. Mi sa che la mia ha un’altra storia… 😛
    mia madre voleva che il terzo figlio ( che sarei stata io, ma lei ancora non lo sapeva che era una femmina ) avesse un nome particolare. Però passarono i mesi e lei non riusciva a trovarne uno che le piacesse ( sia da femmina che da maschio, per ogni evenienza insomma! ). Il giorno prima della mia nascita fece un sogno: un angelo le diceva che sarebbe nata una femmina e questo nome appunto,Argeta, che però si pronuncia Argheta in quanto io ho origini albanesi. Grazie per avermi raccontato del tuo nome, sono molto curiosa visto che anche il mio è particolare ed io me li segno sempre quelli “strani”, chiamiamoli così! Speriamo che sia di buon auspicio veramente!:-)

  11. Cara Argeta, grazie per essere passata di qui. Buona lettura!
    Nicla, il mio nome, è di origine greca. E vuol dire “vincitore del popolo, vincitrice al femminile” dal verbo nikào (l’ho trascritto in lettere del nostro alfabeto) che vuol dire “vincere” e da niké – és che significa “vittoria”. Nicla è la forma femminile di Nicola, come lo è Nicoletta. Il nome Nicola, molto conosciuto, è stato portato da diversi zar dell’impero russo. Si conoscono anche cinque papi, di cui l’ulltimo, Niccolò V, è il fondatore della biblioteca vaticana.
    Per quanto riguarda il tuo nome, Argeta, presumo che sia di origine greca, da Argo, una delle più antiche città greche. Argeta, dunque, dovrebbe significare “donna, femmina, cittadina” di Argo. Nel VII secolo, durante il regno di Fidone, Argo ebbe dominio su tutta l’Argolide e parte del Peloponneso. Per lungo tempo fu la città rivale di Sparta e soprattutto nella guerra del Peloponneso.
    I nostri nomi hanno davvero qualcosa in comune, Argeta, un passato di gloria! Che sia per noi di buon auspicio!
    Affettuosamente
    Nicla

  12. Noto che abbiamo un nome particolare entrambe…sarei curiosa di sapere come nasce! Comunque andrò a leggere il tuo libro, a vedere il titolo sembra interessante…solitamente ho fiuto per queste cose, quando un titolo mi colpisce anche quello che è dentro mi piace. Quando lo leggerò, ti farò sapere che cosa ne penso! Saluti,
    argeta.

  13. E’ vero, cara Barbara, la vita ci insegna molto spesso che persone lontane si incontrano e si conoscono per uno strano gioco di circostanze. Noi ci siamo conosciute grazie all’amore per la scrittura e per la poesia. E ci siamo riconosciute in esse. E chissà, forse potremo stringerci un giorno anche la mano, come è già successo con molti altri autori.
    Sarò molto lieta della sua partecipazione al Premio Molinello.
    Tutti gli auguri del mondo.

    Nicla Morletti

  14. Gent.ma Sig.ra Nicla Morletti,
    la vita insegna che, molto spesso, persone lontane s’incontrano e si conoscono per uno strano gioco di circostanze.
    Sono molto contenta di aver l’occasione di scoprirla attraverso un bando. Leggerò più che volentieri il suo romanzo, certa di trovare pagine di emozioni raccontate con delicata attenzione.
    E mi auguro che un giorno ci si possa stringere la mano e conoscere personalmente.
    Complimentandomi ancora con lei per il grande risultato del suo lavoro ed augurandole tanto successo, Le invio i miei più sinceri saluti
    Barbara Accossato

  15. Complimenti mia cara.
    Oggi andrò a tirare le orecchie al mio libraio dacchè ancora non mi ha chiamato per ritirare il tuo libro, poi l’ordinerò tramite internet.
    Un abbraccio

  16. Un grazie di cuore e un caloroso saluto a Ambradorata, Nicoletta, Irina P, cinzia Pierangelini, Luna 70, Claudia, Arsomnia.

    Cara Arsomnia tu scrivi: “Contentissima di tutti questi riconoscimenti che ti giungono meritatamente. E sono oltremodo contenta che tu ti sia affiancata a noi, a questo cammino nel web”.
    Mi sono affiancata a voi con immensa gioia e i suddetti riconoscimenti appartengono a tutti noi che procediamo nel mare del web come un’immensa flotta che avanza, procede, esplora, conduce e induce a scoprire sempre nuove meraviglie. E in questo dolce navigare altre navi si affiancano a noi e ci seguono… Noi condividiamo le nostre emozioni. Pionieri tra i pionieri, anticipiamo le tendenze, indirizziamo i costumi… Noi poeti e scrittori di internet, dell’immenso regno della Blogosfera.

  17. Congratulazioni, cara Nicla!
    Contentissima di tutti questi riconoscimenti che ti giungono meritatamente 🙂
    E sono oltremodo contenta che tu ti sia affiancata a noi, a questo “cammino” nel web. Spero di poterti abbracciare – presto – di persona .
    Per ora, mi accontento di farlo nel consueto modo “virtuale” 🙂
    Ars

  18. Grazie di cuore Robert, che con la tua dedizione, la tua passione, la tua grande volontà, diffondi la cultura nella grande rete. Nel mondo della blogosfera le opere di tutti noi emanano un profumo intenso che si espande sempre di più. Una vera magia di emozioni e parole!
    Grazie ancora
    Nicla Morletti

  19. Ciao Nicla,
    ti faccio le mie congratulazioni più sentite! E’ un’emozione particolare vedere il tuo nome, in questo post, accanto a quello di Dacia Maraini, della quale lessi alcune opere (indimenticabile “La Lunga vita di Marianna Ucrìa”) e della quale parlai nell’esame orale di maturità…
    Ti ammiro e ti auguro ogni bene,
    Irene

  20. Carissima, tantissimi auguri per questo premio meritatissimo.
    Era scontato che le tue parole toccassero l’anima di chi ha sognato tra le pagine del tuo libro.
    Complimenti vivissimi!
    Un abbraccio affettuoso

    Nicoletta Perrone

  21. Una bellissima notizia , complimenti Nicla !!!
    L’ho riletto assaporando ancora sensazioni e immaginando visi e luoghi, provando emozioni intense. Hai realizzato un gioiello di rara fattura …che incanta , colui il quale decide di aprire quello scrigno per poi lasciarsi trasportare dalle tue parole in un mondo pieno d’amore.
    Complimenti per il giusto riconoscimento.
    Un saluto Ambradorata

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