Lucia Celi
4 Lug, 2007 a cura di Manuale di Mari
IL FASCINO DELLA NATURA E L’AMORE INEVITABILE, I TEMI FORTI
MORLETTI, PENNA ROMANTICA
“NELLE MANI DEL VENTO”, ULTIMO LIBRO DELL’ AUTRICE
Lucia Celi, “Corriere di Siena”, 4 luglio 2007
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Giornalista pubblicista, docente di scrittura creativa, redattrice di testi teatrali e audiolibri, inserita nella “Storia della Letteratura Italiana del XX secolo”, ideatrice del premio letterario Il Molinello, insignita lo scorso 2 giugno dell’Onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. E’ questo il pedigree dell’autrice Nicla Morletti che dopo i romanzi “Le vergini di Sacramora”, “Vento d’Estate”, “Giulia”, “Il tempio del sole”, “Nel cuore di una donna”, “Cantico d’amore”, “La città delle rose”, “Tutte le stelle del firmamento”, “Prima che le rose appassiscano”, “L’ultima canzone d’amore”, “Difficili, impossibili amori”, si appresta a raccogliere i frutti del suo ultimo lavoro “Nelle mani del vento”, Edizioni Laterza, uscito da poche settimane e disponibile in tutte le librerie e su ordinazione anche su internet. La scrittrice, profonda indagatrice di sentimenti, ci guida ancora una volta in un viaggio all’interno del mistero universale e irrisolto che rappresenta l’amore. Nel percorso dell’innamoramento si calpestano le stesse fasi del percorso generativo di un romanzo e nel testo la scrittrice scandisce parallelamente entrambi, costruendo una storia dentro la storia, introducendo la fonte reale o fittizia del racconto e lasciando che l’opera si autodetermini, nasca da sola, affidandosi al destino, al vento. Il profumo nelle mani del vento in questo caso non appartiene alla madeleine proustiana, ma al collo di una donna e rievoca allo stesso modo ricordi vicini e lontani. Le essenze di viola – cara ai poeti decadenti - iris, ciclamino, che compongono lo Spring Flower, rendono questo profumo ricco di storia e riconducono ai valori di bellezza, sicurezza, dolcezza che appartenevano alle grandi donne, come la regina Vittoria, che in anni non recenti lo hanno indossato. Così si aprono le porte alle poesie romantiche che impregnano il racconto e che fanno di esso stesso un intero canto poetico. L’intento dell’autrice non è cercare risposte e nuove sfumature circa questo impalpabile bene prezioso talvolta inspiegabilmente problematico, che è l’amore, ma accettare la sua inevitabilità, la sua capacità di travolgere e sconvolgere senza regole, come il vento fa fluttuare le foglie in aria o il mare afferra la sabbia nel suo vortice per poi lasciar tutto ricadere sul letto morbido della natura. Ed è proprio la natura, quasi dannunziana, che accompagna i protagonisti nella scoperta del reciproco amore prendendoli per mano con i suoni lievi e i colori di un’estate che dirompe nel calore del sole e nel frastuono di un temporale. Una pioggia nel lecceto, in cui Lui e Lei si fondono con l’ambiente, che restituisce ai due fortuiti abitanti nuova forza, e un abbraccio in cui i vestiti grondanti d’acqua aderiscono al corpo come una guaina lasciando trasparire agli occhi dell’altro le forme e le emozioni. “L’amore fa ritornare bambini, con lo stesso candore e ingenuità … al punto che non siamo capaci di fingere… così le dissi la verità”. Tinte romantiche e poetiche sprigionate dalle parole e dal cuore di un uomo, e ciò rappresenta una delle caratteristiche innovative del racconto: il punto di vista di un uomo che soffre per amore e indaga nei sentimenti della donna amata, si pone domande, fa congetture, ne osserva i gesti, i lineamenti per scoprire cosa c’è oltre il pianto o il sorriso. Controcorrente anche nei confronti della letteratura che in questi anni si propone di affermare verità nude e crude, più o meno attendibili, e sentimenti scarnificati fino a perdersi, un raggio di poesia che aggiunge “dolcezza a dolcezza”.







