
Da piccola, quando il tramonto tingeva di rosso il cielo sopra le colline senesi, avevo la sensazione di essere vissuta da sempre. La gioia che mi pervadeva allora, aveva veramente la sua fonte nel cuore. Stavo scoprendo di esistere, di essere una parte dell’universo. Se c’ero, era perché qualcuno lo aveva voluto e quindi doveva amarmi profondamente se mi offriva l’opportunità di godere dello spettacolo di una natura meravigliosa.
Ricordo domeniche piene di sole, voli di rondini, rintocchi di campane. Il Natale era una festa bellissima. La sera della vigilia il ceppo ardeva sul focolare ed io mi incantavo a guardare le faville che salivano per la cappa. Si diceva che in quella notte le ragazze gettassero rami di vischio tra le fiamme e, in base agli scoppi delle foglie bruciate, contassero gli anni che sarebbero intercorsi per arriare alle nozze.
Alla vigilia dell’Epifania, prima di andare a letto, mettevo sul focolare un fastello di legna e uno di fieno. Il primo perché la Befana, dopo essere scesa giù per la cappa, si potesse scaldare, il secondo per il suo asinello. Era proprio lui a portare in groppa il sacco con i doni per i bambini.
Durante una vigilia, credo la più bella della mia infanzia, successe un fatto straordinario: conobbi la Befana e ci parlai anche. Non scese dalla cappa, bussò alla porta. Tutti facemmo improvvisamente silenzio: la nonna aprì, me la trovai di fronte. Mi guardava attraverso le spesse lenti di un grosso paio d’occhiali. I suoi occhi parevano tanto grandi. Indossava un abito scuro, proprio come quelli che usava la nonna; anche il grembiule era pressappoco uguale; lo scialle no, era rosso fiammante. Sotto il braccio teneva una scopa di saggina. Capii che quella volta non era venuta con l’asinello… La immaginavo librarsi in aria e girare tra le nubi con la gonna al vento, volando a zig – zag tra le stelle, e infine posarsi sui tetti, sotto il chiarore della luna, tra miagolii di gatti e comignoli fumanti.
“Perché non mi porti a fare un giretto con te?” ricordo di averle chiesto.
“I bimbi non possono andare in giro di notte. Devono stare a letto e sognare tante cose belle” rispose…
Nicla Morletti
***
Natale nella memoria e nel cuore, insieme nella Blogosfera: scrivi un breve racconto, una poesia, un pensiero oppure, semplicemente, un commento alle parole di Nicla Morletti e alle opere di altri autori. Ritroviamoci nel Blog per scambiarci in questo modo gli auguri e per condividere un messaggio di speranza e di fiducia. La partecipazione è aperta a tutti. Puoi pubblicare una o più opere direttamente nei commenti a questo post, da oggi fino al 10 gennaio. Segnalando questa Iniziativa nel tuo blog o sito web parteciperai anche all’assegnazione del titolo di Blog letterario dell’anno (Premio Manuale di Mari – Bando 2009).
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SGUARDI D’AMORE A BETLEMME – S. Natale 2009
Gesù è venuto tra noi affinchè tutti lo vedano e lo guardino
Sul filo degli sguardi
corrono pensieri,
esplode lo stupore,
s’intrecciano quesiti:
Chi è mai ?
Da dove viene ?
Che cosa porta questo Bambino?
Tutti osserviamo
lo sguardo innocente del bimbo,
l’amorevole sguardo della Madre,
il trepido sguardo di Giuseppe
sulla sua Famiglia
.. e lo stupore
lo stupore attonito dei pastori,
la meraviglia che sposa la speranza,
la curiosità che genera commozione.
Scompare il freddo dalle membra,
l’apatia dalla mente,
l’aridità dai cuori.
Nell’incrocio degli sguardi,
come in un gioco di raggi luminosi
la luce si diffonde,
penetra, riscalda, rianima,
risveglia i canti,
recupera le voci del passato.
Le Parole dei profeti,
in attesa nell’ombra del tempo,
oggi riaffiorano sulle labbra
e tutto, tutto si anima
in un unico, insolito
sguardo d’Amore.
Replica
Natale
Non ho nostalgia del mio Natale
da bambina
Natale
amaro
di intenso profumo
di mandorle amare
ferrate in zucchero scuro
Scuro
in dolcissimi pani alle noci
e all’uva appassita e rinvigorita
nel mosto denso
Afrodisiaco
di spezie
di cannella
di chiodi di garofano
Caldo
di vapori densi di verdure stufate
di fritti croccanti
di fiati appiccicati ai vetri
Argenteo
di nomadi banchi di mercati ambulanti
colmi di nomadi, e oramai stanziali,
anguille guizzanti e di preziosi
e umili frutti di mare
Profumato di muschio e di sughero
Un Natale Lieto
di canti, di nenie,
di saltellanti fiammelle di ceri
Non ho nostalgia di questo Natale
perché è custodito
nella mia mente di adulta
nelle mie mani di donna
nell’angolo più intimo
del mio cuore
Maria Luisa Caputo
Replica
Natale 2009
È rimasto uno spicchio di luna
a spiare le ultime sagome
di una notte d’inverno.
In città e sulle strade,
non c’è idillio
e molte vetrine,
brillano
di false armonie.
Cammino senza intenti
assecondando pensieri diversi, poi
un leggero réfolo armonico
mi strugge il cuore
è la tenue melodia di una piva
nell’angolo di un presepe,
il mistero della vita
rinasce ancora
nel paesaggio dell’anima
e tra piccole figure, immobili,
di uno scenario d’altri tempi,
gusto,
un piacere interiore
lasciandomi andare
in una fantasia d’eternità.
È Natale!
Replica
NATALE 2009
Scordandomi le storture del passato
penso a questo nuovo Natale
immerso nei preziosi regali:
tradizioni di ieri d’oggi di sempre.
Aspetto la nascita di Gesù,
presente nel cuore d’ogni vivente.
Sarà questo il Natale del 2009?
Finiranno queste guerre crudeli?
E… la vita, tornerà a sorridere,
per coloro che han perso la speranza
d’ogni cosa che è loro dentro?
Natale, Natale, Natale!
Nel mio Dio universale credo
e credo anche, che ad ognuno di noi,
Egli ci regalerà tanta pace
e tanta gioia…
Questo è il mio augurio migliore.
Replica
Tu dunque !
All’improvviso riprende l’ora,
l’attimo che chiude per abitare l’assedio,
l’attimo distratto che tra le crepe dei muri
sussurra ancora una promessa:
voci dell’infinito nel sovrumano splendore
delle Tue offerte, delle Tue parole!
Io scriverò le quattro cose che farfuglio ogni giorno,
tra il sospetto di morte ed il cicaleggio impertinente
dei residui del sogno, ormai traballante
per le pupille variegate
ed il mio cervello impaurito.
Aleggia un soffio come preghiera ad altri bersagli,
che nel bilico annega, un bilico
che piega le ginocchia nella speranza di qualche verità,
a volte incerta nel verso,
e gioca negli abissi che nella ragione
sanno alternare lo strazio della Croce.
Quindi si narra la fine, anche se arde
una vecchia immagine del Tuo sangue,
e avvolte in fogli di alluminio
scommettono le palpebre riflessi inaspettati.
Non sappiamo resistere al tranello che propone
qualche cenno nel sorriso,
e che rinnova sguardi vellutati
come un abbraccio che propone la coppa
del mio delirio, della mia illusione
nel segreto del perdono.
Antonio Spagnuolo
Replica
È Natale…
La neve è un dolce ricordo del passato…
Il sole splende in un immenso cielo azzurro,
l’estate si posa tra le onde schiumose dell’oceano,
tra le cime rigogliose delle colline
e negli sconfinati prati verdissimi
che ci circondano ovunque.
Le stelle splendono
in un meraviglioso pentagramma
di un maestoso, caldo Natale
e i nostri pensieri volano
come ali di gabbiani in questa fantastica
atmosfera di gioia e serenità.
È Natale
e nei nostri cuori brilla la nostalgia
che è fatta anche di tristezza e malinconia
per la nostra terra ammantata di neve e gelo,
e i nostri Natali tradizionali con il camino acceso
e le campane che suonavano a distesa.
Replica
La debole luce di una giornata piovosa, penetrava a stento da un rettangolo che somigliava ad una finestra, nella parte alta della stanza, dai muri umidi ed scrostati. Una grossa inferriata arrugginita la sbarrava per evitare qualunque tentativo di fuga del prigioniero.
Non era proprio un carcere ma sicuramente una catapecchia dove i rapitori avevano rinchiuso Andres Aguilar Marulanda; un noto avvocato della capitale.
Seduto su di un sudicio materasso nell’angolo della medesima, l’uomo provava un senso di vertigine e paura. Dal primo istante in cui era stato prelevato dall’ufficio intuì che il suo destino dipendeva dai suoi sequestratori: se questi individui facevano parte delle Farc, forse l’avrebbero trascinato dentro alla foresta per qualche anno nonostante la sua famiglia si fosse prodigata a pagare il riscatto richiesto; se invece fosse stata la mafia probabilmente avrebbe corso la stessa sorte. In ogni caso, era consapevole di quanto entrambi i gruppi nutrissero un profondo disprezzo per la vita altrui.
Chiunque fosse l’autore, pensò, la sua vita era appesa a un sottile filo.
Per un momento pensò al lavoro che svolgeva e a chi avrebbe giovato la sua morte. Allora un brivido di paura lo percorse lungo la schiena: adesso era tutto chiaro, ma certo, il mandante non poteva essere che Arnoldo Suarez Ocampo; l’uomo che nonostante fosse dietro alle sbarre per traffico di droga e con l’accusa di essere responsabile di diversi omicidi, anche dentro al carcere avrebbe avuto il potere di esercitare la sua influenza.
Si guardò attorno con risentimento, un senso di paura e impotenza gli scivolò dentro al cuore. Se i suoi sospetti erano esatti, non gli rimaneva molto tempo da vivere…
Tanti auguri di Buon Natale e un felice anno 2010
Replica
Nicla Morletti
replica:
Contraccambio gli auguri di vero cuore.
Cordialmente
Nicla Morletti
Replica
Robert
replica:
Ricambio gli auguri di Buon Natale e Buon Anno nuovo!
R.
Replica
PERCHE’ NO?
Natale… Passati oltre duemila anni dalla nascita di Uno che avrebbe predicato comprensione e amore sino al sacrificio di se stesso. Non devo essere del tutto normale perché non mi rende particolarmente felice la Festività che ancora oggi omaggia bontà e altruismo tra un chiasso feroce e la follia. …Ecco! Vorrei semplicemente – scioccamente – un miracolo! Vorrei svegliarmi il 25 dicembre su un pianeta di maggior buon senso. Più intelligente. Sto esagerando… Vorrei svegliarmi in un’Italia più saggia e silenziosa. Concentrata su se stessa.
Con i miei più caldi auguri e la mia tenerezza agli Uomini di Buona Volontà.
Olga Karasso
Replica
Robert
replica:
I miracoli sono continuamente davanti ai nostri occhi. Evidenti e grandiosi. E’ vero esiste il male. Ma proprio perché esiste il Male dobbiamo credere nel bene e continuare a sognare e a sperare e a credere nei miracoli. Perché i miracoli hanno bisogno di fede e se non credi nei miracoli questi non si avverano. Forse il Natale, – vissuto fuori dal consumismo – serve proprio a questo. Grazie Olga e Buon Natale.
R.
Replica
Che sia Natale @2009
Quando lento, come il freddo silenzioso,
raggiunge il mio cuore, racchiuso in un antro di sangue e latte,
la voce del solstizio di inverno
con i suoi piccoli lumi di pianto,
riscopro il bambino che correva tra le rocce amiche,
che volava come un gabbiano,
e comincio a uscire dal mio stupido involucro …
E’ Natale, dice un ragazzo,
è famiglia, è pace, è silenzio, è felicità …
è la vita che nasce all’alba e muore al tramonto, con tutti i suoi colori,
belli e brutti, drammatici e giocosi,
Solo al tramonto, guardando il cielo, dico: Che sia Natale!Padre!
Per tutti gli uomini …. tutti!
Replica
GESÙ
A voi uomini, che infangate il nome di mio padre .
A vous, qui ne croyez pas à ma venue.
A vosotros traidores qué por treinta dineros,
después, me envolvéis en un sudadero.
To you, who ask me to rebirth
every year to save the earth.
E a viauti, ch’ m’ cum’gghiè d’ r’gai,
purtànn or, ‘ncénz e rocchiuli ntê mai;
avéss piasgér d’ r’stè pov’r, ô caud dâ mangiaöra !
Quant e quant voti v’ l’höia dì ancöra???…
…M’ piasgéss d’sént u sciàt dû bò e d’ l’um’rtà,
i carézzi d’ m’ matri e du papà,
e l’antìca priera d’ ‘na ciaramédda
ô lustr d’ ‘na stédda…
……Cu ‘na vici d’ pangh ddis
vû fazz Ie, u r’gau dû Paradis
e v’ fazz parrè a ddengua dâ Vita Eterna,
senza scangè u ddusg’p’curaru pâ ddanterna…..
…Eh sci, p’rchì a Parodda s’ada capì
senza ddézz, senza avèr ch’ dì,
cu a vici â contemplaziöngh, còm diss Austingh
quann, ancöra zzaggiùsa, fasgèa u parringh.
‘N’uggiàda â Sacra Scr’ttùra
e v’ dd’vè d’ agn cugn’ntùra.
Tanino Platania
Replica
Capita quando la neve (mai così copiosa a memoria d’uomo
oggi ferita dagli eventi sillabati sul teleschermo).
Capita quando la neve (mai così copiosa durante la mia vita,
e sì che di viaggi e notti brevi ne ho conosciute
e già precipita la china del mio tempo).
Capita quando la neve ingombra le strade, le campagne,
un manto uniforme da calpestare con precauzione,
ripercorrendo con attenzione il mio/nostro tempo.
Il pensiero alla vertigine provata ad ogni viaggio:
intollerabile lasciare tanto rapidamente
ciò che si mostra e subito svanisce.
Quest’oggi, viaggiando a trenta all’ora, lascio
che sia l’auto a condurmi, io ad assaporare
l’uniformità bianca e piana della campagna,
transitando noncurante della velocità
tra ciò che sono certo conoscere,
eppure non ho mai veduto.
Replica
Nicla Morletti
replica:
Morbida poesia dai versi che scivolano come fiocchi di neve…
Replica
A GERUSALEMME
A Gerusalemme i bambini hanno visto
la marcia della pace.
Hanno gioito per l’amore in cammino
e l’hanno preso per mano assieme ai grandi.
A Gerusalemme i bambini hanno ascoltato
il concerto della vita.
Hanno gioito per la sinfonia d’amore
e hanno aiutato i grandi ad eseguirla.
A Gerusalemme è Natale.
I bambini sperano che i grandi
domani
non spengano la luce.
Giuseppina Mira
Replica
Robert
replica:
Molto bella questa poesia Giuseppina. Grazie di cuore per la tua partecipazione e tanti auguri di Buon Natale. Invito gli amici ed i lettori a leggere altre tue poesia anche nell’Ebook “Soffi di vita”, recentemente pubblicato nel Blog degli Autori.
Replica
VIENI
Signore
gli uomini stanno spegnendo
le stelle. Che sarà dei bimbi
al buio? Vieni a portare
il fuoco del tuo amore.
I bimbi vogliono vedere
il loro futuro.
Giuseppina Mira
Replica
Daniela Quieti
replica:
Cara Giuseppina,
i tuoi bei versi, in sintonia con il messaggio evangelico, sollecitano l’impegno, come cristiani, a costruire un mondo migliore.
Tanti cari Auguri di un sereno Natale
Daniela
Replica
Carissima Nicla,
le tue parole trasmettono luce e ci fanno percepire che la vera dimensione del Santo Natale è quella di uscire dal buio o di non addentrarsi nel buio.
Grazie per le intense emozioni che ci elargisci.
Complimenti a te e alla redazione per le coinvolgenti iniziative culturali.
Affettuosi auguri di serene festività.
Giuseppina Mira
Replica
Nicla Morletti
replica:
Grazie mille, Giuseppina. Grazie per le tue intense parole d’augurio e speranza con le stelle che devono brillare sempre affinché gli esseri umani alzino gli occhi al cielo. Sempre.
Affettuosamente con tanti cari auguri di Buone Feste.
Nicla morletti
Replica
GRAZIE SIGNORE
Grazie
Signore
per il cielo
dove volano i nostri sogni
per il mare
dove navigano i nostri desideri
per la terra
dove germogliano le nostre speranze
per le montagne
dove i nostri cuori salgono in cima
e non diventano abissi.
Ma soprattutto grazie
Signore
per essere nato nel mio cuore
e avermi fatto rinascere.
Giuseppina Mira
Replica
Andrea Masotti
replica:
Bellissima poesia Giuseppina,
i miei auguri per il Natale e un Felice Anno Nuovo
Andrea
Replica
sergio doretti
replica:
Complimenti Cara Giuseppina.
È vero l’odio, la miseria e le guerre concorrono a spegnere la luce del Mondo.
Ma io vorrei essere ottimista e quindi, con l’aiuto del Bambino che nasce vorrei replicare in senso positivo:
- la luce spenta del mondo , all’alba del Natale, in un sogno grande della vita si riaccende attraverso il nostro amore, la nostra solidarietà, fra tutte le genti, . e la nostra speranza di pace
Caro Bambino, nel giardino del mio cuore, colgo una rosa che a te donerò.
E l’arcobaleno del cielo sè levato ad illuminar la vita, l’amicizia e l’amore.
Buon Natale
sergio
Replica
E’ alle porte di ogni casolare
il Natale che riviver vorrei.
Nella memoria profumo di pino e mandarino
di scarpe nuove
belle da odorare sapor di nuovo.
Quello era il mio Natale.
Non basterebbero anni
per un attimo di quel canto
orfano di ricchezze
povertà felice d’amore
da donare al Bambinello
quasi arrivo di piccolo fratello.
Questo è oggi il mio Natale
attesa di pace.
L’amico che ognuno vorrebbe avere.
Replica
Nicla Morletti
replica:
Affascinante il ricordo del profumo di pino e mandarino. Di scarpe nuove belle da odorare… Alle porte di ogni casolare…
Ricordare significa rivivere, e sentire ancora e riprovare e essere ancora di più “Noi Stessi”.
Replica
Fois Marinella
replica:
Grazie cara Nicla,
se ricordare significa rivivere, seguirò le orme tracciate del mio cammino e sarò sempre di più me stessa. Ti auguro un Buon Natale e un bellissimo Anno Nuovo, colmo di pace e serenità.
Un caro abbraccio.
Marinella(nonnamery)
Replica
sergio doretti
replica:
Grazie Marinella di averci fatto sognare col profumo romantico delle feste natalizie di un tempo nella loro splendida semplicità e ricchezza.
Auguri
Sergio.
Replica
Anna Laura Cittadino
replica:
Dolce amica mia,
che bella questa tua lirica che profuma di cose semplici e autentiche, ripercorrendo i sentieri della memoria dove quel poco era tanto e ci bastava…
Buon Natale e che sia pieno di tanta pace e serenità
Ti abbraccio forte forte e poi gli auguri te li farò anche a voce.
Anna Laura
Replica
lenio vallati
replica:
No, non basterebbero tutte le ricchezze del mondo a riportarci la goia infinita di un Natale di altri tempi che abbiamo nel cuore. Altri profumi, altro sentimento, altre attese, magari maggior ristrettezza economica ma più felicità nell’anima. Carissima Marinella, io ti auguro un bellissimo Natale e un meraviglioso Anno Nuovo. Complimenti per la tua bellissima poesia e un caro abbraccio.
Replica
Fois Marinella
replica:
Finalmente ho capito come funziona!
Cara Anna Laura che emozione, siamo di nuovo nel giardino che profuma di mistero, sentimento di pace e serenità. Buon Natale a te e famiglia, che sia ricco di armonia, di amicizie, di allegria. Ti abbraccio con tutto il cuore. A sentirci presto.
Marinella (nonnamery)
Replica
Fois Marinella
replica:
Certo amico mio, non basterebbero le ricchezze del mondo a ri-donarci quei ricordi che rimarranno indelebili nella memoria. Il dono del Natale era pace. amore e una piccola mensa da spartire.
Grazie per l’augurio che rinnovo a te e famiglia. Possa tu avere un Natale felice e un Anno Nuovo colmo di premesse. Con affetto Marinella (nonnamery)
Replica
Me lo ricordo quel Natale coi pomodori sott’olio sulla tavola in bella vista tra gli sguardi compiaciuti dei parenti .
Un giorno d’estate eravamo andati al fiume a fare il bagno, in un posto appena fuori dal paese, dove non ci andava quasi mai nessuno, così, tanto per cambiare.
Eravamo arrivati sudati dopo una lunga camminata sotto il sole. Mia madre con la cesta del bucato sottobraccio, mio fratello ed io con la voglia matta di entrare in acqua e giocare, ma restammo a bocca aperta davanti a uno spettacolo inaspettato.
Una piena aveva portato via le sementi dagli orti vicini e aveva trasformato la riva in uno splendido tappeto di pomodori rossi.
A quel tempo lavorava solo mio padre e pagavamo le rate di mutuo della casa. Era duro arrivare a fine mese coi pochi soldi che restavano nel cassetto e quella manna a mia madre doveva sembrare la ricompensa del Cielo ai nostri sacrifici.
Aveva vuotato la cesta dei panni da lavare e ci aveva invitato a lasciar perdere per una volta il bagno per aiutarla a raccogliere i pomodori.
Stavamo attaccati per la paura che ci vedessero e poi sparlassero di noi in paese. Mia madre se ne stava china, raccolta in un pugno, eppure la paura non riusciva a cancellarle il suo bel sorriso, mentre mormorava: “E’ un miracolo! Qui siamo a posto per un mese e ce n’è anche per Natale, grazie al fiume e al buon Dio che l’ha creato!”
Replica
Nicla Morletti
replica:
Bellissimo questo ricordo del Natale coi pomodori sott’olio sulla tavola, e la cesta del bucato…
Replica
Robert
replica:
Grazie Antonio per averci donato questo delizioso racconto. E’ un piacere leggerti. Una scrittura che abbiamo già avuto modo di conoscere con il tuo bel libro “Il riflesso della luna sull’acqua”.
Buon Natale!
R.
Replica
DI CHI E’ IL NATALE ?
Non è sceso in terra un teologo, un filosofo, un pensatore, a portare il messaggio divino, elargendo la sua scienza nelle aule magne, nelle sale di grandi alberghi.
No, niente luci, bagliori, se non quello di una cometa, e poi solo un bambino, umile e povero, in una grotta adibita a stalla in una fredda notte di dicembre, e per astanti non imperatori o re, ma modesti pastori.
Questo è il messaggio: ne, lussi, ne’ ori, ne’ agi.
Il Natale è dell’ingenuità dei semplici, è dell’onestà dei buoni d’animo, è della spontaneità dei bambini.
Questo è il Natale, e non riusciremo mai a capirlo se non ci faremo bambini anche noi, nel nostro animo, nei nostri occhi a guardare il mondo, che solo gli occhi semplici ed incontaminati di un bambino possono vedere come realmente è.
Auspico che tutti possiamo diventare un po’ bambini, e non solo a Natale, perchè il messaggio che il piccolo e povero bambino sceso per noi in una fredda notte di dicembre non vale solo per questo breve periodo, ma è per sempre.
Replica
Robert
replica:
Condivido pienamente. Ringrazio e porgo auguri di Buon Natale.
Replica
Cara Nicla, il tuo racconto mi ha riportato con la memoria al mondo della mia infanzia, quando anch’io amplificavo nella mia mente gli odori, i suoni, i colori del Natale. Ricordo che allora il mio primo pensiero era per gli animaletti randagi. Desideravo che anche loro gustassero la gioia Natale e conservavo per loro sempre qualcosa di buono che nascondevo nella mia stanzetta, dopo averlo “rubato” in cucina.
Ho sempre considerato gli animali degli esseri indifesi, anche quelli più aggressivi e solo all’apparenza disgustosi come i topolini, che nelle notti d’inverno immaginavo infreddoliti ed affamati…
Grazie Nicla per concederci di ritornare indietro nel tempo e di ritrovare quel mondo semplice e trasparente che gli anni, alle volte, impannano…
Marina Maria Iosè Riotto
Replica
Nicla Morletti
replica:
Credo che negli occhi e nell’animo dei bambini alberghino i sentimenti più veri e più puri, come questa candida neve che scende lieve sulla mia cittadina termale tra i colli toscani, in questi giorni vicini al Natale.
E con il passare del tempo, delle stagioni, quel bambino che fu vive sempre dentro di noi. La mia memoria scava e trova una bimba che voleva volare come le rondini e cantare come le allodole. E fiorire come le rose.
Ripensare a questo mondo d’incanti fa bene al cuore. Cercare qualcosa di bello e rivivere anche un solo istante della nostra storia personale in cui siamo stati felici è un balsamo, un elisir di lunga vita in un mondo di difficoltà e certe volte in tumulto.
Auguri! Auguri a tutti!
Replica
UN VAGITO CI CHIAMO’.
Come avvolti da un alito magico, avevamo invitato la vigilia di Natale i parenti più stretti per festeggiare la nascita di Emanuele.
Il ruolo di neo – genitori ci riempiva di gioia, anche se non mancava in alcuni momenti un fondo d’ansia per la responsabilità cui temevamo di non essere all’altezza, soprattutto quando il piccolo piangeva e non capivano il perché.
La gestazione era stata difficile: vomito e minacce d’aborto per sette mesi. Avevo dovuto ‘covare’ il mio ‘pulcino’ immobile a letto, aiutata in tutto dai genitori e da mio marito.
Dopo la nascita,il 12 Dicembre, però, ogni sacrificio era stato dimenticato.
Lele era piccolino: navigava nelle tutine ed era così buffo con i capelli foltissimi, tipo ‘spazzola militare’! Solo durante il bagnetto la testa si ornava di riccioli a serpentino ed il viso sembrava più tondo.
Trattenuti in clinica per qualche giorno in più del previsto, – l’ittero che aveva infierito sul piccino,- eravamo tornati a casa in prossimità del Natale.
Oltre al grande fiocco blu di raso e tulle guarnito da campanelline d’oro, avevano trovato nell’ingresso luci colorate, nastri di filo argentato, coccarde, nenie natalizie. Emy aveva aperto gli occhi ben bene: ascoltava i suoni e metteva a fuoco le luci, rendendoci euforici: non ci aspettavamo attenzione così ‘lunga’ verso l’ambiente.
Avevo una voglia incontenibile di comunicare la gioia della maternità; anche il neo – papà gustava il Natale con meraviglia nuova, riempito di tenerezza da quell’esserino: da poco apparso nella sua vita, l’aveva totalmente conquistato.
Che 2000 anni prima fosse nato un Bambino a Betlemme, destinato a morire in croce per poi risorgere il terzo giorno, e dare eternità oltre la morte agli uomini di ogni generazione, ci aveva da sempre aiutati a riflettere sul valore della vita, redenta a caro prezzo, inclusa quella del Buon Ladrone, ma trovarsi in qualche modo protagonisti del presepe nelle figure di Giuseppe e Maria, rendeva la Festa del tutto speciale.
Come gli angeli, volevamo gridare al mondo l’esperienza più esaltante della nostra vita . Così, mentre il piccolo tra una poppata e l’altra se la dormiva nel silenzio colmo di tenerezza e protezione, avevamo preparato con cura la tavola del salotto, tirando fuori piatti di porcellana, bicchieri di cristallo, coppette di limoge, oliera, formaggera e posate d’argento: insomma i regali più preziosi ricevuti per le nozze.
Sulla tovaglia bianca ricamata con stelle di natale, tutto era lucente e dalla cucina si diffondeva profumo di pasta al forno e scaloppine ai funghi.
Tutto era pronto. Ci guardammo. Tenerissimo l’abbraccio.
- Ricordi le altre Vigilie trascorse in montagna? Era bello passeggiare tra le fiaccole del borgo tra canti e dolci caserecci. Chi avrebbe detto che quest’anno avremmo cambiato le nostre abitudini per Emanuele? – gli sussurrai.
- Per la prima volta sento nella carne il Natale – rifletté lui ad alta voce – La nascita di un figlio incorpora in modo viscerale nella magia della festa della vita!-
Un vagito ci chiamò: il “bambinello” chiedeva coccole.
Lucia Visconti
Replica
Marina Maria Iosè Riotto
replica:
Bellissima questa associazione del tuo (vostro) Natale con quello del bambin Gesù.
Complimenti anche per le sensazioni che mi hai regalato attraverso il tuo racconto “Era bello passeggiare tra le fiaccole del borgo tra canti e dolci caserecci…” Anch’io ricordo i dolci del Natale, la loro fragranza, il loro colore acceso (alcuni con la glassa bianca puntellata da tante palline di zucchero colorato)Uhmm, una vera e propria goduria! Indimenticabile poi l’odore della cannella e del cioccolato…
Dai un bacione al tuo campione che adesso presumo sia grande.
Un abbraccio
Marina Maria Iosè Riotto
Replica
Robert
replica:
Bellissimo racconto. Atmosfera e intensità del Natale. Grazie Lucia. Buon Natale a te ed ai tuoi cari.
Colgo l’occasione per segnalare ad amici e lettori il tuo libro, “L’Eco Rossa”, recensito da Nicla Morletti nel Portale Manuale di Mari.
R.
Replica
Andrea Masotti
replica:
Ciao Lucia, immagino che anche tu ti ricordi di me. Hai messo in luce in qusto breve racconto che Natale è festa cristiana, ma è anche festa di nascita, e anche se quel bambino avrà forse rotto qualche piatto di porcellana, ha cambiato in meglio la vostra vita rinnovandola.
con i miei Auguri, Andrea
Replica
Sul Bus
Erano luci, neve e allucinata plebe
gli occhi incollati alle vetrine
sul bus, coppie innamorate
si baciavano per mostrarsi di nascosto
sgomitavano vecchi trafelati
salire incerti lo scalino dell’uscita
il turista incespicava con lo zaino
ora il silenzio sfuma in emozione
scivola poltiglia dalle scarpe
siamo in ascolto in centro alla vettura
una donna si gira affascinata
la melodia ci avvolge
canta un ragazzo e potresti ributtarlo
nel cesto di palline tutte uguali
ma come è dolce, soffusa
la calda voce che ci ammalia
un ritmo soleggiato del Brasile
e gli occhi suoi guardano lontano
onde e finestre di sua casa
un ragazzo, niente da mostrare
se non una custodia di chitarra
e un’espressione pacata nel suo volto.
i miei Auguri di Buon Natale e Felice 2010 a Nicla, Robert e a tutti gli autori del Manuale
Replica
Nicla Morletti
replica:
Grazie mille per gli auguri, ampiamente contraccambiati.
Buon Natale e Felice Anno Nuovo!
Replica
Robert
replica:
Grazie Andrea, tanti auguri a te e ai tuoi cari.
Replica
Natale
***
Brilla un’ arcaica Luce
avvolta in un coro d’ angeli
nella notte di Dicembre
Una pioggia di stelle
inonda anime raminghe,
cuori si aprono come melograni
guardando verso il cielo.
Ritorna il Messaggio d’amore
a stringere mani
perdonando umane miserie.
*******
Auguro a Tutti Voi un Sereno e Felice Natale, all’insegna del Perdono e della Pace e che possa la Luce del Bambin Gesù albergare nel cuore ogni giorno… come se fosse ogni giorno Natale.
Anna Laura Cittadino (Annaluna)
Replica
Nicla Morletti
replica:
Contraccambiamo gli Auguri di vero cuore.
Affettuosamente.
Replica
Daniela Quieti
replica:
Cara Anna Laura,
ritorna il Messaggio di salvezza, di “luce vera, quella che illumina ogni uomo”. Auguri di Buon Natale
Daniela
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
Cara Anna Laura
Sono bellissime le parole della tua poesia, mi ha colpito il cuore la frase : ” I cuori si aprono come melograni guardando verso il cielo”
Anche io guardo sempre verso il cielo, specialmente nei momenti bui, solo così mi sento più vicina a Dio.
Auguri, e che la pace sia nei cuori degli esseri umani, quella pace raggiunta anche dopo il perdono delle nostre umane miserie.
Ciao Super Genio
Maria Luisa
Replica
Robert
replica:
Buon Natale Anna Laura e grazie di cuore per questi tuoi versi.
E’ sempre un piacere leggerti.
R.
Replica
Fois Marinella
replica:
Parole come petali d’inverno che scaldano il cuore. Buon Natale a te e famiglia. Ti abbraccio, con affetto
Marinella
Replica
Natale
Lingua di fuoco
illumina la stanza.
Il sangue pulsa.
Replica
Un Natale nella memoria e nel cuore nel contesto sociale ed economico che viviamo appare come una visione ed un sentimento d’altri tempi. L’esteriorità prevale, il rumore sorpassa e travolge ogni sentimento, per cui oggi sarebbe più opportuno parlare di emozioni più che di sentimenti. Il romanticismo è un luogo lontano da cui gli ultimi profughi salutano col fazzoletto intriso di lacrime. Perciò non un Natale nella memoria e nel cuore ci deve essere, ma un Natale nell’oggi e nel domani e nel futuro lontano che offra anche ai diseredati della terra un destino diverso, non fatto di parole, non fatto di speranza ma di autentica e sempre vera partecipazione.
Replica
Natale
Natale di fiocchi di neve
sui rami degli alberi
a imbiancare i sogni vaporosi
come i pensieri che piovono fitti
dalle nubi grigie del cielo d’inverno.
Natale di luci accese
nelle case e dentro i cuori
a illuminar attimi e calici
di inebrianti attese
accanto al tepore scoppiettante
di camini e fuochi mai spenti.
Natale di chi attende la sua stella,
di chi pensa che domani sia migliore,
di chi guarda oltre la ragione,
di chi dona senza chiedere,
di chi ama oltre…
oltre il Natale,
ogni giorno quando scorge
negli occhi di chi soffre
la solitudine di date e calendari
e ama oltre…
Natale!
Replica
Nicla Morletti
replica:
Una bella poesia. Un Natale che attende la sua stella.
Replica
Anno dopo anno ho curato
il mio albero di Natale
- da piccino era solo una grotta,
una povera grotta di sughero,
per credere al Dio venuto bambino -
poi, da un ramo di pino, pian piano,
un abete è spuntato vicino.
Negli anni è cresciuta – la conifera
antica – di mille lucenti ornamenti
addobbata, viveva nell’arco di un mese
la sua intensa vita – disfatto e rifatto
ogni anno rabboccava la speranza
con nuove inventive create da fervida mente.
Ora è pieno l’amico sempreverde
non ha più posto per niente.
Anche quando l’avessi dismesso
ora so che cresceva nell’animo scosso
da mille ricerche affannose,
dal desiderio che anelava alla vita.
Non so se questo bastasse a rendere certo
il mio progredire, so solo che era diverso.
Dal basso osservo il gigante puntuto,
la spinosa, nordica pianta che in più
punti mi ha segnato l’essenza – ormai
non vedo la cima perduta nel mare
del Niente, ma so che la cuspide messa
da una mano bambina risplende là su
sulla vetta – ripenso al momento
che vedrò quella stella che splende
più in alto nell’animo perso.
Replica
UNA STORIA DI AMICIZIA, I raccontio del babbo: Antonio Doretti Classe 1897 che partecipò alla prima guerra mondiale 1915/18.
Iniziava con: nelle giornate festive, in particolare quelle di Natale, molte trincee del fronte i soldati delle opposte nazioni cessavano di sparare ed uscire dalle trincee cantando insieme le canzoni di Natale. Ma questo affermava, non succedeva solo a Natale, ma anche in altre date: ricorda l’episodio più sintomatico sul Passo di Monte Croce Carnica “Comune di Paluzza(UD)
“Eravamo a metà maggio 1917 quando dalla nostra trincea si scorgeva a circa 300 metri una trincea nemica. Ci affacciammo timidamente, quasi contemporaneamente, dalle rispettive trincee. Accortisi che nessuno aveva intenzione di sparare dopo poco noi e gli austriaci uscimmo in massa dalle rispettive trincee.La zona brulicava di ragazzi non più intenzionati a spararsi addosso.
Ci mettemmo tranquillamente seduti sui muretti e sui parapetti delle trincee o in mezzo ai reticolati a bere, a parlare e a fumare. Attimi irreali, perché questi episodi di fraternizzazione venivano sempre stroncati sul nascere dai rispettivi comandi, che volevano evitare ad ogni costo che i soldati delle due parti si accorgessero di essere uguali in tutto, sofferenze, sacrifici e soprattutto voglia di pace. E’ stata un’operazione bellissima, noi si piangeva dalla gioia e si parlava anche senza conoscere la lingua, qualcuno dei ragazzi austriaci conosceva l’italiano ed abbiamo avuto il modo di ascoltarci.”
Questo racconto mi è rimasto sempre nel cuore e lo tenevo presente in occasione di particolari iniziative a favore della pace.
Ovviamente queste memorie, dato il tempo trascorso dal racconto, ho cercato di confermarle attraverso la biblioteca del nostro Quartiere.
Sono notizie che lasciano sorpresi e fanno pensare alla inutilità di tutte le guerre.
Ripensando ora a quei racconti mi è venuta alla mente questa poesia che trascrivo:
NELLA GRANDE GUERRA
(non sempre era l’odio)..
Una luce di amore,
scacciò
fra i ragazzi di allora.
di opposte nazioni,
il sentimento
dell’odio,
Ed in una notte
di natale,
in diverse zone
di quella
grande guerra,
solo gli spari
e l’incitamento
all’odio
dovevano udirsi
ma
si udìro invece,
canti di Natale.
canti della vita,
della gioia
e dell’amore
e una favola
meravigliosa
è stata
vissuta
da quei ragazzi
carichi di amore
e disperanza.
di pace nel
Mondo.
Sergio Doretti
Replica
Nicla Morletti
replica:
Caro Sergio, bello questo racconto e bella questa poesia. Colpisce la frase: “Nella grande guerra non sempre era l’odio”.
In quella notte di Natale, in cui non si udirono più spari, ma solo canti, il bene trionfò sul male e il Natale divenne la stella più luminosa in cielo che osservò stupita un miracolo d’amore sulla terra.
Nicla Morletti
Replica
sergio doretti
replica:
Grazie Nicla per il tuo bellissimo commento.
Purtroppo le guerre sono continuate ed i fiori che da ragazzi mettevamo sopra i cannoni non sono stati sufficienti perchè quei fiori sono appassiti ed i cannoni sono rimasti.
Speriamo che questo Natale porti finalmente la pace in tutto il Mondo.
Buon Natale.
aff.mo sergio doretti.
Replica
Daniela Quieti
replica:
Caro Sergio,
partecipe dei tuoi ricordi, spero con te che questo Natale possa essere celebrato ovunque con il suo messaggio di “pace in terra agli uomini di buona volontà”.
Affettuosi auguri
Daniela
Replica
dorella dignola mascherpa
replica:
Ricordo e comprendo ciò che descrivi nel tuo brano poetico. Il cuore giovane è proteso all’amore e la speranza può essere oppressa da una pace che non si intravvede in fondo al tunnel dell’odio e dell’inimicizia. Ma il Natale anche se nascosto, rimane e l’uomo non ha che da attenderlo sempre, perchè: Viene!
Replica
Nicla Morletti
replica:
Cara Dorella,
mi è piaciuta molto la tua frase: “Ma il Natale anche se nascosto, rimane e l’uomo non ha che da attenderlo sempre, perché: Viene!”
Parole di grande saggezza e esperienza di vita.
Affettuosamente
Nicla
Replica
sergio doretti
replica:
Grazie infinita carissime Daniela e Dorella per il Vostro bellissimo commento.
Ricordando questa storia della voglia di pace di quei ragazzi, mi viene da pensare che è meraviglioso che la nostra vita, dedita alla pace, all’amore e alla libertà,. non dipenda dalle disposizioni dall’alto, come purtroppo è stato nei periodi di guerra ed anche prima dell’approvazione della nostra Costituzione
con affetto
sergio
Replica
Fois Marinella
replica:
Caro Sergio,
l’amore trionfa sul male, sempre! Dovrebbe essere, ogni giorno Natale, nel cuore del credente! Ti auguro Buone Feste.
Con Affetto
Marinella
Replica
NATALE
C’è nell’aria pungente sentore di neve
un silenzio bianco di perla
e nello spirito un ricordo di giorni lontani.
Dovrei essere triste ma non lo sono…
è stato il cielo che mi ha fatto dono
di una pace che non ho trovata
se non nel tempo a cui solo la memoria
mi lega ancora con affetto eterno
Dolce Natale, rimembranza fanciulla,
sii benedetto, anche se nel coro d’allegria,
nello sfolgorio di luci delle strade
qualche voce manca
ma non importa…
è nei nostri cuori che viva la sentiamo
che gioiosa ci chiama,
ci invita a soffocare nel riso i tormenti,
a sognare, ad amare tutti
lasciando i rimpianti ai crocicchi del tempo.
Sei tu Natale che ancora unisci
le membra sparse di uno stesso corpo
ed è la voce che riudiamo, non un’implorazione
ma un richiamo alla vita
anche se vien dal nulla o da una croce.
emma mazzuca
Replica
Francesco Paolo Percoco
replica:
Ma come riuscite a nuotare nell’ipocrisia imperante, dove i ricordi di bambino ci danno solo nostalgia e l’oggi non sa bene (neanche io) chi è Cristo. Allora mi cimento anche io, leggete se lo volete:
Nel mio animo c’è una porta aperta.
Dormo e nel sonno veglio,
spremo il sopore del sogno
e il brusìo del vento
si fa intelligibile
mentre la veglia mi asseta
e l’ombra mi abbandona
come un cane randagio
che si allontana.
Nel mio animo c’è una porta aperta,
non c’è cancello
per raggiungere la fonte di luna
tra i cupi ulivi.
L’anima respira lo stridore della luce
ma la nostalgia della notte di Natale
s’insinua
per depositar nel sonno
tutto ciò che sorride.
Nel mio animo c’è una porta aperta
in attesa
dell’ignavo mercante di gioia.
Francesco Paolo Percoco
Replica
Robert
replica:
Natale nella memoria e nel cuore. C’è tutto lo spirito di questa nostra Iniziativa nei tuoi bei versi. Brava Emma e tanti auguri di Buon Natale! Grazie per per aver partecipato.
R.
Replica
emma mazzuca
replica:
Grazie Robert per la sensibilità delle tue parole. Ti auguro un sereno e felice 2010!
emma
Replica
NON CREDO CHE…
Tu, o Signore,
sia il parto
di menti deboli e tristi;
stia rinchiuso, indifferente e lontano,
in un dorato gelido empireo ;
il grido di dolore e preghiera
si perda,
soffocato dall’ululare del vento;
il pianto dell’oppresso,
cada solo come stilla,
su di una polvere ostile
e allora mi dispero assai spesso,
con rabbia dolorosa e impotente,
perchè non comprendo i Tuoi piani;
senza accorgermi,
nella mia involontaria superbia,
che sono troppo grandi ed eterni,
perchè appunto io li possa capire.
Replica
Questo scivolare di versi, emozioni e parole ha il candore e la bellezza dello scendere della neve in notti di stelle.
Grazie per il dono della Vostra Poesia, in un Natale insieme che scalda il cuore.
Grazie a Robert, nostro Direttore Editoriale per aver creato sul Web un mondo d’incanto e magia, dove si posano e si diffondono lievi i nostri pensieri, con l’augurio più bello. Dove la parola e l’anima sono la stella cometa della vita.
Replica
lenio vallati
replica:
Grazie, Nicla, di ricordarci come la parola e l’anima sono la stella cometa della nostra vita. Ma grazie soprattutto a te e a Robert di averla issata su quel presepe del cuore che é il Manuale di Mari, e di farla brillare con tutte le sue lucine intermittenti che altro non sono se non le nostre poesie. Nelle notti di neve, nelle strade buie e ghiacciate, questa stella indicherà il cammino a chi lo ha smarrito, sarà speranza per chi credeva di essersi perso, sarà condivisione per chi si sente solo. Continuiamo tutti insieme affinché non si spenga mai, anzi, perché brilli più forte che mai nei nostri cuori e li riscaldi di dolci e guizzanti fiammelle. Augurissimi di Buone Feste a te e a Robert.
Replica
Un racconto per Natale, e una domanda di Frank Spada
Proviamo a immaginare di essere un’altra volta sul Golgota, e di sentire una voce che prima ci spiega l’antefatto (come la credenza ha voluto raccontarci) e poi il fatto (che aggiorna l’antefatto secondo la volontà che il figlio del Creatore ha scelto come variante per aiutarci): un sacrificio generoso, che ha ideato per mettere in scena una nuova storia davanti al mondo, per liberarlo dalla sofferenza del sentimento di colpa perpetuato lungo i secoli contro il destino dell’uomo, e la ragione che ci tormenta, e i pensieri indirizzati al senso della vita; e della morte – che ci aspetta fin da subito, appena fuori dell’infanzia (appena apriamo gli occhi sul futuro).
E Lui, il predicatore tornato sulla terra per aiutarci, che questa volta si è inchiodato da solo, prima i piedi, e la mano sinistra dopo, davanti a noi e martellando i chiodi contro la croce, e poi ci chiede di battere l’ultimo chiodo, fuori per fuori, attraverso quella mano che lasciandoci ci benedice con il segno della Croce. E allora, cristiani – anni dietro i mesi fra qualche giorno è Natale -, perché non inchiodarlo subito sul tronco dell’albero, quel bambinello che arrivera dal cielo cavalcando una cometa, prima che si faccia uomo misericordioso per perpetuare l’umana sofferenza inutilmente (o forse è meglio lasciarlo in quella stalla con sua madre vergine e un padre che non è suo padre, e continuare ad abbellire i rami del pino con le palline colorate, maledicendo il mondo che va avanti)?
Replica
Natale zeronove
E guardo la neve
scendere piano nel silenzio
della memoria stanca
di tanta sofferenza
una dolcezza per dire
alla fine tutto torna alla pace
tutti gli idoli e le presunzioni
lasceranno il posto alla quiete
cade così la neve
nel profondo dei campi e dell’anima
questo Natale _
Replica
Nicla Morletti
replica:
“Cade così la neve / nel profondo dei campi e dell’anima / questo Natale. Molto bella.
Replica
alfonso angrisani
replica:
Molte grazie, la neve non cade invano se cade su silenzi e sensazioni condivise. Auguri a Voi tutti.
Replica
La pace pregata anche a Natale
Quello che appare un canto
è un ripetere all’unisono suoni asiatici
dal senso misterioso,
che davvero risulta melodia
all’orecchio curioso e affamato
di trovarsi in una dimensione altra.
Come ascoltare
e non saper interpretare
i canti della religione ebraica
o le parole del Muezzin
che invita alla preghiera i suoi fedeli.
Come seguire con gli occhi
l’incedere lento di una processione cattolica,
con tanto di immagini venerate
sui drappi o tra le braccia,
e ascoltare il monotono canto
di gente di tutte le età,
tutte con la stessa richiesta,
da secoli la stessa,
che cambi o no la lingua,
gli abiti, i capelli…
L’Eterno è uno, in breve,
ma i nomi sono molteplici.
E la stessa richiesta
si fa al Dio dei Cristiani,
degli Ebrei, dei Musulmani,
o a quel Buddha che assicura
la pace di cui ciascuno è degno.
Replica
cecilia cartocci
replica:
Spero si comprenda…la pace oggi e sempre è e deve essere per tutti!
Ce
Replica
NATALE
Sulle strade del mondo
tanta gente in cammino
verso il tenue bagliore
di un diverso mattino.
Gente che salpa per veleggiare
di cielo in cielo di mare in mare
che affonda i piedi in contorti sentieri
e cerca parole e stana pensieri.
Uomini in fuga dalla paura
dall’odio dalla fame dall’arsura
costretti a chiedere la vita e il pane
a lasciar l’anima in contrade lontane.
Esodi antichi
eterne migrazioni
attraverso i confini
delle nostre inibizioni.
Sulle strade del mondo
siamo tutti in cammino.
Per questo nella grotta
è nato un bambino.
Chiara Moimas
Replica
IL LAVORETTO DI NATALE
Quest’anno dicembre è mite. Cappelli, sciarpe e guanti sono ancora stipati nell’armadio. Pensare che fra un po’ è Natale. Quasi non si direbbe, pensa Maria; poi commenta fra sé e sé:
“E’ forse una colonnina di mercurio che stabilisce l’arrivo del Natale?!”
Si risponde di no e non ha tempo di aggiungere altre riflessioni perché la campanella suona e le tocca recuperare la figlia, scolaretta di terza elementare, individuata tra l’ondata di bambini che viene giù dalle scale. Il giubbotto color fucsia è un valido particolare di riconoscimento. Tant’è che l’avvista appena varca la vetrata dell’ingresso-uscita. Maria agita la mano, che la bambina sa esserci ogni giorno, e aspetta nel punto concordato di essere raggiunta.
Sandra lo fa solitamente con tranquillità e dopo aver salutato ripetutamente l’amichetta che le siede accanto nel banco e con cui condivide molti altri spazi fuori dell’aula scolastica. Da tipiche amichette del cuore, d’altronde. Ma quel giorno saluta velocemente e Maria coglie la fretta di raggiungerla dal modo in cui scende le scale, rompendo immediatamente la fila e infilandosi tra gli altri bambini. Quando le si avvicina, nota che tra le mani protegge un involucro-
“Mamma, abbiamo finito il lavoretto di Natale. Devi vedere quant’è bello!”
Un progetto inerente la creatività s’era poggiato all’evento Natale e il frutto maturato, una volta in macchina, è mostrato con molto orgoglio. Si tratta di una mangiatoia in cartapesta che in verità aprendosi diventa una sorta di cofanetto al cui interno ballottano disordinatamente, come biglie colorate, pupazzetti-bambini a simulare le varie razze del mondo.
“E’ davvero bello!” conferma Maria ammirando il piccolo capolavoro di fine manualità.
“L’amore del Bambinello è per tutti i bambini del mondo” ci ha detto la maestra.
“E ci ha anche detto che non tutti i bambini hanno avuto la gioia di realizzare questo cofanetto. E che tanti non hanno neppure il pane e l’acqua per bere, tanti non hanno una casa e vivono tutti sporchi per strada, tanti sono malati e non hanno le medicine, tanti invece di usare giocattoli imbracciano i fucili, tanti a causa delle armi hanno perso parti del corpo, tanti non conoscono neppure un bacio e tanti non saranno mai bambini.
Ci ha detto anche che abbiamo messo tutti i bambini del mondo nello stesso cofanetto perché il Bambinello disegnato sul coperchio li possa proteggere, ma affinché questo possa accadere tutti i grandi dovrebbero ascoltare la sua Voce. I bambini piccoli strillano per farsi ascoltare. A ogni Natale Gesù rinasce e come tutti i bambini strilla. Però ci ha detto la maestra che i grandi lo sentono per pochi momenti e diventano buoni per pochi momenti e il cofanetto che abbiamo costruito lo conoscono già e lo aprono per richiuderlo subito.”
Parla tutto d’un fiato Sandra. Guarda la mamma e si aspetta un commento che infatti non tarda ad arrivare.
“La tua maestra è molto brava” dice Maria. E prendendole la mano prosegue:
“I grandi troppo spesso non ascoltano il pianto dei bambini. Ma grandi non significa solo non essere più bambini; significa anche essere potenti. Grandi come influenti, grandi come importanti, grandi come capi. E allora tra i grandi , ci sono grandi e grandi. Ci sono i grandi che ascoltano e possono poco anche se vorrebbero fare molto; e ci sono i grandi che potrebbero fare molto e ascoltano poco.
Il mondo è complesso Sandra. Ci sarebbe bisogno di tanti grandi, ma proprio tanti tanti di quelli che vorrebbero fare molto, perché i bambini fossero tutti bambini… Forse…”
“Mamma, io voglio essere uno di quei grandi!”
Maria guarda la figlia e un luccichio si affaccia tra le ciglia.
“E io vorrei che tu non cambiassi mai idea. Vorrei che tu incontrassi tanti grandi che vogliono fare molto. Vorrei che tanti bambini portassero a casa una mangiatoia come quella che hai costruito tu e vorrei che nell’aprirla fuoriuscisse un’essenza speciale, un profumo travolgente, un’odorosa e irresistibile dolce fragranza. Vorrei che si diffondesse tra valli e monti, attraversasse gli oceani e i deserti, camminasse tra le piane e scorresse assieme ai fiumi. Vorrei che a odorarlo e a stordirsene fossero tutti i grandi, anche quelli potenti, quelli influenti, quelli che possono fare molto. Vorrei che avvicinasse gli uomini fra di loro come fa la forza di gravità con i piedi sulla terra. Vorrei che l’amore facesse casa nei cuori di tutti, perché questo è il profumo nascosto nel tuo cofanetto.
È l’amore, Sandra. L’amore per gli altri, per la natura, per gli animali. L’amore per la vita tutta.
Se si prova amore, si può fare molto Sandra. Ci vorrebbero tanti tanti grandi anche solo infarinati d’amore per avere un mondo migliore. Ma il mondo è complesso, Sandra, e l’amore invece è semplice. E per assurdo le cose semplici si ridicolizzano….”
Un clacson le fa sobbalzare. Il parcheggio non è dei migliori e giustamente conviene spostarsi.
“Andiamo a casa?! Stasera faremo aprire a papà la mangiatoia e gli chiederemo che profumo sente. Vedrai che anche lui ci dirà “amore”.
Sandra sorride. Si sistema bene sul sedile. Maria gira la chiave, ingrana la marcia, lancia un’occhiata nello specchietto retrovisore e parte.
Di fronte un grosso nuvolone si è affacciato nel cielo. Anche se quest’anno è un dicembre mite, ce lo ha spinto una leggera brezza E anche se cappelli sciarpe e guanti sono ancora stipati nell’armadio, fra qualche giorno è Natale.
Con gli auguri più cari
Grazia D’Altilia
Replica
Il pastore
In ginocchio con un paniere fra le mani, di giorno e di notte, stava un pastore e guardava le persone guardarlo e sorrideva al loro sorriso.
Offriva uova ed un pò di buon umore ai bambini che gli si avvicinavano e alla nonna che, insieme a loro, ogni anno lo adagiava fra il muschio profumato e la carta stagnola.
Una piccola lampadina, che gli stava accanto alternando luce e buio, lo rendeva simile quasi ad un piccolo fantasma e le ombre sul suo viso sembravano cambiare come se si fosse mosso.
Un giorno un bambino, passando lì vicino, lo guardò e gli chiese un uovo, mentre la nonna si avvicinava.
Al silenzio del pastore il bambino ripeté la sua richiesta e la nonna gli disse: “Chiudi gli occhi”.
Lui obbedì e, quando li riaprì, si ritrovò in mano un uovo.
Ringraziò il pastore e si sedette lì vicino.
Replica
Preghiera di Natale (2009)
d’oggi il mio viso in Te tutto è riflesso,
Verbo che sveli all’Uomo la sua effigie,
siedi nell’universo e nella carne,
quella corrosa, quella crocefissa,
dall’alto a noi, da un non distinto luogo,
entri nel mondo a spendere l’essenza,
tra gli oscuri dirupi
tra i densi labirinti
tra i nostri mancamenti.
Amor che muovi sì le stelle e il sole,
ma molto più per noi doni la Vita
Replica
Margherita
replica:
Bellissimo il richiamo agli ultimi versi del Paradiso di Dante.
Sempre illuminante leggerti!
Replica
Nicla Morletti
replica:
Una bella poesia. Preghiera di Natale.
Replica
elisa barone
replica:
Versi bellissimi,con liricità antica ed eternità della poesia, riportano a lui, al Poeta, che Francesco sa omaggiare con la qualità del contenuto e il tono dei versi.
Elisa
Replica
Daniela Quieti
replica:
Complimenti per la bella poesia e sentiti Auguri di Buon Natale.
Daniela Quieti
Replica
lenio vallati
replica:
Complimenti, Francesco, molto bella veramente e intensa. L’amore muove tutto, non solo il sole e le altre stelle ma anche i nostri passi di ogni giorno. Auguri di Buone feste.
Replica
Robert
replica:
Grazie Francesco per questa bella lirica ricca di echi e atmosfera.
Buonissime Feste!
R.
Replica
Così percorse la terra d’Israele
predicatore itinerante
tra tufi e argille di casupole addossate ai monti
su foglie d’ulivi agitati dalla piena
inventò un credo
le cernite d’amore
uomo nomade nel vento e nella sabbia
in un calvario di pietre magre
contò un angelo a palmi scuri
le accorate preghiera di madre Maria
nel volto chiaro di sorriso
fu lume il tempo
lo strazio della croce
il flagello delle spine
la fragilità del biancospino in fiore
e quelle radici di gramigna
da estirpare piano
l’amore per i seni mutevoli di Maddalena
il formicolare inquieto di un plotone di soldati
fu poi memoria
scivolato verso il cielo
a smorzare piano una fiammella
nella morte delle viscere
una nuova vita
le vesti tese ad asciugare
l’acqua che scendeva per divenire specchio
il sepolcro vuoto
e fuori solo la tempesta.
Replica
lenio vallati
replica:
Complimenti, Tiziana, é molto bella ed efficace la tua poesia sulla vita di Gesù. Dalla sofferenza della croce all’amore, alla speranza, un messaggio per tutti noi a credere in un mondo migliore. Auguri di Buone feste e di un Felicissimo Anno Nuovo a te e famiglia.
Replica
Madre
Tempo risparmiato
nella notte insonne
sperperato a vagare
nell’umidore
crepe informi percorrono l’asfalto
il cane m’accompagna,
alza il capo e
sorride.
Ricordi – d’agosto
il picnic sul prato
e il bastimento pieno di parole ?
ricordi – oggi
hai preso le medicine ?
Cade dal tuo tempo
subitaneo l’inverno
su noi due.
Tu, occhi diretti e spaventati,
i miei peccati conosci
angelo ingiallito
dalla pena, madre
vicina ai confini
appoggiati
torno da te.
Replica
Robert
replica:
Madre è l’universo da cui veniamo e a cui sempre torniamo. Uno dei sensi più profondi e caratteristici del Natale. Grazie Andrea per aver proposto questa tua lirica. Buon Natale e Buone Feste.
R.
Replica
Daniela Quieti
replica:
Caro Andrea,
i tuoi versi suadenti e struggenti insieme, evocano in me, di Pescara, l’intensità, quasi mariana, di quelli che Gabriele D’Annunzio dedicò all’amata madre. Complimenti e carissimi auguri di Buon Natale
Daniela
Replica
Andrea Masotti
replica:
Cara Daniela, troppo alto il tuo paragone, ti ringrazio di cuore e ricambio gli auguri
Andrea
Replica
lenio vallati
replica:
Carissimo Andrea, complimenti davvero. Resto ammirato dai tuoi altissimi versi, sei davvero molto bravo. Struggente questa tua poesia che non concede svolazzi di parole ma é tutta intrisa di grande sensibilità. Augurissimi di Buon Natale e di un Felicissimo Anno Nuovo a te e famiglia, un abbraccio.
Replica
Natale 1948
A quei tempi non si esagerava con i regali, ebbi un libro e un sacchetto di caramelle. Aspettavo buono buono la Befana che mi
avrebbe portato, come speravo, la macchina da corsa che avevo visto da Upim. O era il “48″ ? Il libro lo aveva portato qualche tempo prima il mio padrino di battesimo e ci aveva scritto la dedica: A Vittorio perché si diverta e s`ispiri. Con affetto. Il padrino.
Era “Il Giornalino di Gian Burrasca”
Sgranocchiando caramelle cominciai a leggere, ero nel letto infilato fra le coperte, la mamma mi permise di rimanerci quasi tutto il giorno dato che fuori era molto freddo e vento. Forse era quel
Natale che Firenze era bianca di neve. La giornata passó leggendo,
ridendo e commentando con la mamma le birichinate di Gian Burrasca. Lo scorso settembre ne rilessi alcuni brani dato che questo libro é ancora con me, nel mio scaffale, qui in Finlandia.
Replica
Marito mio amatissino, è da tanto tempo che ci hai lasciato per sempre e la parola sempre, tanto assume il suo immane significato, quanto più il tempo passa, dandoci il peso della definitiva soluzione.
Presto sarà Natale ed io voglio in questa circostanza che tutti ti riviolgano un pensiero speciale perchè tu tanto amavi questa festa.
Natale! Era per te la festa dell’amore, dell’amicizia. Il Mistero Cristiano della natività di Gesù infondeva il desiderio che tutti quanti ti fossero cari, gioissero con te, intorno a te, felici con te e come te.
Ti prodigavi con mille pensieri, sorrisi, regali per irradiare sugli altri la tenera ingenua gioia che ancora mantenevi nel tuo cuore.
Alla sera i nostri bambini nelle loro piccole preghiere, chiedevano a Dio di prenderti in braccio e di darti tutti i bacini che essi non potevano più darti.
Ora tu godi un Natale perpetuo ed insieme ai nostri figli prego in questo modo innocente figurandomi che davvero ti trovi felice fra le pieghe dell’immenso manto di Dio.
Ti abbiamo perso, non sei più con noi, ma ogni anno a Natale, tu sei sempre e dovunque noi siamo.
Dorella Dignola
Replica
Nicla Morletti
replica:
Cara Dorella,
il tuo racconto mi ha commosso e toccato le corde del cuore.
Ti abbraccio con l’augurio più grande di Buone Feste.
Nicla Morletti
Replica
dorella dignola mascherpa
replica:
Grazie Nicla, anche tu hai “toccato le corde del mio cuore” Un bacio, Dorella
Replica
Robert
replica:
Rivolgiamo una piccola preghiera e un pensiero speciale, noi bambini adulti, a tutte le persone che ci mancano o non ci sono più. Grazie Dorella per questo tuo toccante ricordo. Buon Natale e Buone Feste.
R.
Replica
dorella dignola mascherpa
replica:
Ricambio gli auguri e vorrei che sentisse tutta la gratitudine intensa nel sentirla così partecipe.
Come è bello avere amici come voi.
Dorella
Replica
Daniela Quieti
replica:
Cara Dorella,
commossa condivido i tuoi sentimenti e ti auguro, di cuore, che la nostalgia dei momenti felici si tramuti, nel ricordo, in ideale rinascita, in questo Natale. Con sincero affetto
Daniela
Replica
Anna Laura Cittadino
replica:
Sai Dorella,
credo che la notte di Natale se alzerai lo sguardo al cielo, fra le stelle più luminose ci sarà tuo marito e se alzerò gli occhi anch’io, in un ‘altra, troverò il mio papà che ci ha lasciato l’antivigilia di Natale di sei anni fa, e loro da lassù ci guardano perchè loro vivono nei nostri cuori eternati in ogni battito.
Posso stringerti a me?
Buone Feste, Dorella, con affetto sincero.
Anna Laura Cittadino
Replica
dorella dignola mascherpa
replica:
piango di gioia stasera per ciò che mi hai scrtto Anna Laura.
Non so dirti in altro modo il mio grazie.
Replica
lenio vallati
replica:
Sono commosso anch’io, Dorella, dopo aver letto il tuo bellissimo racconto. Le persone che amiamo restano insieme a noi, per sempre, e non ci abbandonano mai. Ed é soprattutto nelle feste più importanti, come appunto il Natale, che sentiamo la loro presenza nel nostro cuore e avvertiamo di nuovo le loro parole di amore e di speranza aleggiare intorno a noi. Perché la vera realtà non risiede nei nostri sensi, ma nella nostra anima. Augurissimi di Buon Natale e di un Felicissimo Anno Nuovo.
Replica
dorella dignola mascherpa
replica:
Caro Lenio non so perchè ma è come se ti conoscessi. Con i tuoi commenti leggo l’anima e questo, nelle persone, è ciò che conta.
Dorella
Replica
Cara Nicla, le tue iniziative sono sempre bellissime, apprezzo molto i tuoi racconti e le emozioni che riesci a suscitare, a volte mi riporti sensazioni di antiche nostalgie, ahimé! andate, ma grazie lo stesso. Purtroppo a questi sentimenti sono subentrati disincanti che invadono l’animo e portano ad altre riflessioni, e anche di fronte al Natale, l’inquietudine resta:
IN QUALE CUORE
In quale cuore la memoria del Natale?
Dove cercare oggi il mistero di allora?
Forse che l’annuncio non è più uguale
tra quelli che son buoni soltanto un’ora?
Fu una storia non compresa dai molti
solo i Magi da Oriente dietro una stella
presso un bimbo che aveva mille volti:
uno zingaro un nero chiusi in una cella –
si piegarono al diverso e agli affanni
di chi non ha nulla e non si può dolere
di un destino sgarbato ed altri malanni
Un re con la paura di perdere il potere
uccise i bambini con meno di due anni
ed oggi lo giustificano come un dovere
Replica
Nicla Morletti
replica:
Grazie mille. E’ bello questo Natale sul web. Ciascuno di noi dona le proprie emozioni, i propri pensieri, le proprie riflessioni agli altri. E questo è grande bagaglio culturale. Una ricchezza infinita.
Replica
Francesco M.T. Tarantino
replica:
RESTA L’INGANNO
Resta l’inganno di un oltre del tempo
l’immagine del popolo dei senza terra
ricacciati in mare per un contrattempo
senza l’accenno di una possibile guerra.
Come è bello il Natale nelle nostre case
senza un pensiero a chi non ha un tetto
e versa l’ultima lacrima sopra una frase
ricacciando un sospiro nel proprio petto:
sarebbe bello stare accanto a un’amica
che consola il pianto delle tue tristezze
con il tempo battuto dalla torre antica
e lei che ti rivolge tutte le sue carezze.
-Potessi alleviare questa enorme fatica
di una corsa nel mare delle incertezze!-
Replica
Cara Nicla,
è veramente bella questa tua iniziativa e la facoltà che dai ad ognuno di noi di poter espirmere le nostre emozioni attraverso un nostro elaborato.
Ho letto il tuo racconto, veramente emozionante, in esso mi ci sono ritrovata appieno, per un attimo mi hai riportato ai miei Natali lontani, di quand’ero bambina, erano spogli, perchè quella dei miei genitori è stata una famiglia numerosa, ma pieni di gioia nel cuore e di speranza!
L’ho letto col cuore ed esso ne ha gioito.
Mi permetto di lasciarti questo mio breve componimento, l’ho scrissi anni fa, è la mia storia, la storia di una bambina che anch’ella ad ogni Natale, aspettava la nascita di Gesù con trepidazione e dentro il suo cuore gli cantava dolci canzoni.
Grazie Nicla, con sincero affetto.
Natale di ieri
Nel Natale di un lontano ieri
in una casa fredda e spoglia,
qualcuno avvertì che anche Tu c’eri.
Una bambina malvestita
seduta era, davanti al Presepe
non ancora conscia della vita.
Maneggiava tra le dita
due statuette di creta
per lei eran belle e piene di vita.
Si compiaceva di quel suo lavoro
le sue mani erano riuscite
a creare quel bellissimo capolavoro.
Giuseppe e Maria, finalmente
eran là, nella casa del silenzio
a festeggiar in mezzo a quella povera gente.
E col cuore che le rimbalzava in gola
la bambina cantava estasiata
spezzoni di canzoni imparate a scuola.
Dentro lei si rallegrava
Gesù aveva visitato
anche la sua povera dimora!
Replica
Nicla Morletti
replica:
Questo fluire di ricordi ed emozioni è come una stella che brilla di più nel firmamento dei nostri pensieri più cari.
Replica
Il tuo viso
Nella chiesa buia
la luce breve delle candele.
Poi si rivelò
il chiarore di legno dei banchi,
fino al più lontano,
sotto l’altare,
e tu con il pallore delle fiammelle
sul viso di sposa.
Replica
Nicla Morletti
replica:
Bella. “E tu col pallore delle fiammelle sul viso di sposa”.
Replica
La notte di Natale
La notte di Natale
io me ne andrò
in una chiesa con poca luce.
In un angolo,
su una seggiola
mi addormenterò.
Allora verranno gli angeli
come falde di neve,
e uno si poserà
sui miei capelli.
Credo che sia così una carezza
Replica
Anna Laura Cittadino
replica:
Che bella! Mi hai fatto sognare mentre leggevo…Una dolce carezza di un angelo…
Grazie, i tuoi versi per me sono stati davvero una carezza.
Buon Natale sereno.
Anna Laura
Replica
NATALE 2000 (14 11 00)
Guarderò negli occhi
ogni uomo,
per cercare
una sola luce.
Navigherò oltre
ogni galassia,
per trovare ancora
il Bambino riscaldato dal bue.
Replica
LA PENNA E IL CUORE
Una musica dolce
in lontananza…
E’ la notte di Natale
Su un foglio dorato
scriverò le mie parole
la mia mente, prenderà
la penna che ho nel cuore
e intingerà il pennino
nel calamaio dell’anima.
Maria Luisa Seghi
Replica
Nicla Morletti
replica:
Dolcissima e delicatissima poesia dell’anima.
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
Grazie Signora Nicla
Sono pochissime parole, ma scritte con il cuore.
Auguri vivissimi a lei Robert e a tutta la Redazione.
Maria Luisa
–
Bellissima iniziativa per il Natale , peccato che la musica non si senta bene, peccato perchè è una canzone bellissima.
Replica
Robert
replica:
Maria Luisa, purtroppo si tratta di un problema che dipende sicuramente dal suo PC. Non possiamo aiutarla noi, deve rivolgersi a un tecnico.
Daniela Quieti
replica:
Cara Maria Luisa,
le tue parole sfiorano l’anima come una dolce carezza.
Affettuosi Auguri di Buon Natale
Daniela
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
Salve Daniela,
Grazie per ricordarti sempre di me
Con un abbraccio ti auguro Buon Natale e Buon Anno 2010
Maria Luisa
Replica
Anna Laura Cittadino
replica:
Dolcissima amica,
le tue parole arrivano con la leggiadria di un aquilone a toccare altri cuori..Da cuore a cuore..Per augurarti un Felice e Sereno Natale.
Ti abbraccio forte, forte
Anna Laura.
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
Grazie Annalaura
le tue parole mi procurano sempre quella dolcezza che arriva al cuore.
Auguri per il tuo libro ” Pane per l’anima” molti dovrebbero conoscere questa storia reale, battiti per la giustizia come sai fare solo tu, solo così capirai che hai fatto tutto il possibile, e aiuterai altre persone nelle sue battaglie.
Un bacio
Maria Luisa
Replica
lenio vallati
replica:
Sì, Maria Luisa, é nel calamaio dell’anima che bisogna attingere se vogliamo che le nostre parole, oltre che belle, siano utili, e tu questo lo sai davvero fare. Complimenti, e augurissimi di buone feste.
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
Grazie Lenio,
Se tu, che scrivi tante poesie, libri, racconti, dici che le mie parole sono belle e utili, avrai contribuito a trasformare una giornata piovosa e fredda, in una giornata piena di sole.
Auguri di buone feste a te e famiglia.
Maria Luisa
Replica
NATALE: UNA NOTTE DI PACE
Le tenebre celavano il mondo
la luce?…Un ricordo remoto!
Ma una luminosa cometa
squarciò le tenebre
e riportò le stelle
a brillare nel cielo.
La luce del mondo,
si riaccese
fra tutte le genti
all’alba di un’amore,
per la nascita di un bambino
che l’amore e la pace
portavano fra gli umili a
condividere, spiritualmente,
il loro dolore.
Per le avversità della vita.
E dagli umili
arrivò l’amore,
arrivò la speranza,
arrivò la pace,
e quel bambino,
cullarono con gioia.
Ma anche se
fra alcuni grandi
della terra
la risposta fu
fu l’indifferenza,
quella luce, quella cometa…
che simbolicamente
illumina ancora queste notti
sarà sempre la speranza,
sarà sempre il nocchiero
di amore e di pace
di questa umanità.
Con questa speranza:
tanti auguri di
Buon Natale.
Con affetto
Sergio Doretti
Replica
Robert
replica:
Bellissimi Auguri Sergio. Grazie di cuore. Buon Natale e Buone Feste anche a te.
R.
Replica
sergio doretti
replica:
Grazie Robert per gli auguri con la speranza che questo Natale porti la pace e la fratellanza in tutto il Mondo.
con affetto,
sergio doretti,
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
Ciao Sergio,
Ti ricordi di me?
Augurandoti un felice e lieto Natale ed un sereno 2010, voglio dirti che ho letto la tua poesia e è vero nelle avversità della vita poi arriva anche l’amore, la serenità , la pace, la speranza, ed è proprio la speranza che ci fa vedere quella luce che illumina la vita.
Auguri
Maria Luisa
Replica
Anna Laura Cittadino
replica:
Carissimo Sergio,
è sempre un piacere leggere le tue liriche, questa è un inno alla speranza che risiede nel tuo cuore, e in quello dei tanti che come me, credono che quella Luce che ogni anno torna ad illuminarci sia la speranza verso un mondo di pace e serenità.
Buone Feste serene, Sergio.
Anna Laura
Replica
lenio vallati
replica:
Carissimo Sergio, la tua poesia é meravigliosamente ricca di amore e di speranza. Anche quest’anno, come negli anni passati, la cometa illumina il presepe e ci indica la strada da percorrere, e sono soprattutto gli umili, come dici tu, a percepire la sua luce e a seguirla. Penso, caro Sergio, che un mondo migliore é possibile. Se esistono ancora persone con la tua sensibilità, con il tuo amore sincero verso il prossimo, tutto é possibile, non credi? Un grandissimo augurio per queste feste e un sincero abbraccio.
Replica
sergio doretti
replica:
Carissimi
Nicla,
Robert,
Anna Laura,
Lenio.
Daniela,
e tutti gli altri amici.
SIETE MERAVIGLIOSI/e VI AUGURO TUTTO IL BENE DEL NONDO DI BUON NATALE E NUOVO ANNO PER UN MONDO DI PACE, AMORE E SOLIDARIETA’.
AFF,MO
SERGIO
Replica
LA NOTTE DI NATALE
Io racconto ai bambini questa storia
perchè lui era un bimbo come loro:
aveva belli gli occhi e i ricci d’oro,
o forse neri ,non contano i colori.
Era tersa la notte in cui era nato,
le stelle,dopo che era nevicato,
regalavano luce a quei pastori
che andavano alla grotta a tarda ora.
Il gelo non sentivano col vello,
andare dal bambino era assai bello
e andavano tutti gli animali
e il lupo quieto più non ululava.
E c’era quella donna accanto a lui,
sublime,bella,dolce creatura,
lei aveva un amore così grande
che lo scaldava come fa una fiamma
con le carezze dolci della mamma.
Sapevano i pastori che il bambino
nasceva per salvare tutti quanti
attraverso parole di perdono,
di pace,di salvezza e tanto amore.
Ma quella grande gioia della signora
era turbata già da un gran timore
per tutto il male che colpisce i buoni
e infierisce sulle anime più belle ,
con odio grande per il bambinello.
Cantavano i pastori tutti insieme,
suonavano zampogne e cornamuse,
la musica aleggiava dentro l’aria
di quella notte,la notte di Natale.
Replica
Robert
replica:
Grande atmosfera natalizia in questa poesia. Grazie Elisa e tanti auguri di Buon Natale e Buone Feste.
R.
Replica
elisa barone
replica:
Grazie Robert, buon Natale e che sia un vero Natale per tutti.
Elisa
Replica
Tra i topazi e le fresie.
Sei pieno di tutte le ombre che mi inseguono
di tutti quegli attimi che mi lasciano un segno…
Tu sei dove le rose si schiudono…
ove uccelli di bosco sussurrano ai monti
sei tra i topazi e le fresie
tra il suono di campane che si espande e le chiese.
Sei pieno di domande e muto di risposte
Ombra e luce sono le tue colpe.
Replica
Amore Eterno.
All’età di 20 anni avevo già intrapreso il mio cammino di donna, con le mie scelte consapevoli, il mio coraggio consapevole, la mia determinazione inconsapevole e tutto l’entusiasmo che la mia età poteva donare. Tutto potevo immaginare ancora nella vita, tranne l’incontro con il passato. Quando occhi tristi mi venne incontro: il destino fu compiuto. Ci sono racconti che ti segnano per sempre la vita e per quanto tu li possa contemplare, amare, condividere, possono solo tracciarti la strada verso un cammino nuovo, vero, bello o brutto che sia; perché si cerca sempre di imparare dal passato… Almeno questo ci insegna la vita. Occhi tristi era una donnina esile, occhi blu cobalto, pelle di luna, nonostante la sua tarda età… Sapendo chi ero, mi corse incontro, tenera e materna, fu in quel momento che mi parlò di se. Quasi ad esempio per la mia vita, oggi, un giorno, domani, adesso, chi lo sa!. Io vedova bianca, lei vedova nera, Io realtà… lei ricordo… ma entrambe sole, chi per fato, chi per punizione; Fu così che diventammo amiche… Lei una nonna, io una nipote. Mi raccontò del suo matrimonio, dei suoi sogni spezzati quando era appena una ragazzina… mi insegnò il senso del rispetto, quello Sacro, quello eterno… quello che è per tutta la vita. Il suo matrimonio si celebrò in tempo di guerra, un amore grande, travolgente, antico. Dopo pochi mesi di felicità arrivò la chiamata alle armi, e lui partì a malincuore con un presagio cattivo che gli tornava in mente, un incubo da scacciare via e farsi coraggio per dare coraggio a lei, l’amore suo. Fino a quando era vicino tornava dal fronte e di tanto in tanto; correva dalla sua donna a cibarsi dei suoi baci a darsi conforto con le sue carezze; Poi un giorno partì lontano… fu trasferito a Scilla, una cittadina della Calabria, la guerra lo chiamava a dovere, e rifiutare era tradire la Patria, i compagni. Solo le lettere quando potevano partire, legavano l’amore di quei cuori caldi, scritti fatti di malinconie eccelse, con intarsi di parole splendide; Essendo Antonio uno sposo ricco di sogni e di altruismo, regalava a lei diademi di felicità raccontandole di quello che il futuro gli avrebbe donato una volta insieme. Scintille di luce brillavano oltre le bombe, quei colori rendevano ancora bella la notte. Erano trascorsi tre mesi da quando non sfiorava il volto dell’amata e nell’inverno i sogni si fecero più deboli… eppure restava la speranza e l’ultimo incarico sarebbe durato solo un mese, sarebbero partiti per la Sicilia, una terra calda e accogliente e poi sarebbero ritornati dalle loro famiglie, alla loro casa. Venne l’ora dell’imbarco, ripuliti gli stivali laceri e scuciti Antonio si imbarcò, era un giorno cupo e nero, luci di colpi da sparo vibravano in lontananza. Il cuore cupo più del tempo, come un macigno pesava sul suo petto, in lontananza la guerra incalzava, il mare divenne in tempesta, il suono delle bombe era sempre più vicino, rimbombava penetrante nelle anime di quei poveri compagni di sventura. Vicino Messina, l’aria sapeva di colpi da sparo, cumuli di detriti alzavano cumuli grigi di polvere e corpi; Si armarono, delle poche armi che avevano, erano soldati poveri, che molte volte per non sprecare un colpo, usavano fare la guerra con le mani; sarebbero arrivati in un punto caldo, come il centro della guerra; Qualcuno in lontananza li attendeva, ma chi?, li avrebbero salvati o uccisi! Prepararono i cannoni, nell’attesa di vedere una divisa, e sperando che fosse stata quella dello stesso loro colore; sull’albero della nave qualcuno grido: “è il nemico ad aspettarci! Tenetevi pronti!”; poi un colpo sordo, una luce abbagliante, e in solo attimo… non ebbero nemmeno di il tempo di pregare o quello di urlare…la vita, il ricordo dell’amore, l’immagine di una donna che a casa li attendeva piangendo… l’acqua, il fuoco… le urla nella testa…un pianto sommesso dentro il petto, la morte che arriva, tremenda, infuocata, bagnata di mare, corrosa di fumo, impregnata di sangue…il respiro che manca, il cuore che trema… il buio sempre più vicino, poi il silenzio, lungo, continuo…eterno…e lei a casa, ancora a pregare, ancora a sognare… La morte è un silenzio assordante che gela l’anima di chi rimane. Sognare! di quale futuro adesso! Di quale sole domani! Di quale mare;
“Mio marito fu cibo per i pesci” questo mi disse lei piangendo.
“Lui; lui divenne un angelo in cielo e una croce sulla terra.
Ma pregare una croce che sotto non porta le spoglie di un uomo che male fa nel cuore; Lui, che mai seppe, perché così presto se ne era andato, lui che mai vide… lui che mai potette gioire… di avere coronato il suo sogno. Mai tra le mani sue giunse la notizia lieta, quella lettera che mai approdò a dare luce agli occhi suoi. Erano poche le parole scritte, ma dolcissime…e custodivano tutto…tutto il futuro, tutta la vita… tutti i sogni… pochi versi, in cui lei dolcemente gli diceva:
“Amore mio grande, Amore mio immenso, aspettiamo un bambino”,
questo diceva quel foglio, una lettera d’amore intrisa dell’amore stesso… ma questo Lui non lo seppe mai… Piansi quella notte… il racconto di occhi tristi mi strinse il cuore…
Per 60 anni lei fu fedele al loro matrimonio, mai più amò, perché mai più avrebbe saputo amare. Incatenata all’ancora di quella nave immobile e crudele si fermò la sua vita…
continuò a scrivere lettere piene d’amore per tutta l’esistenza, senza mai avere una risposta, eppure sapeva benissimo che non la poteva avere. Nasconde la verità la guerra…e lo fa per sempre.
Questa è la storia di un amore antico, ucciso dalla guerra, mangiato dai pesci, cresciuto nel grembo di una donna e mai più dimenticato.
Sonia Demurtas ( alias Loto Blu)
Replica
NATALE – IN CORSO E’ UN ATTIMO SPECIALE
È una giostra che non si ferma.
Li vedo uno ad uno i vagoni in fila
ed uno sembrano, perfettamente regolari.
Con l’obbligo di scendere all’istante,
son colmi di parole che vorrei ai miei piedi.
In corso è un attimo speciale, è vita.
Poiché è il mio cuore che l’impone,
ora dovrei comporre versi magistrali,
renderli abili al mio peggior fruitore
e all’intenditor d’indispensabile poesia.
Su queste mani in pausa di carezze
una lucida lacrima sta per atterrare.
Che sia di nostalgia o di speranza,
io non sarò mai in grado d’incastrala
in questa nuova attesa del Natale.
Solo l’aria resta fredda, pronta all’evento.
Pochi, i nidi tra i rami della città irrequieta.
Il passero è andato a caccia dei vicini rovi
ma tornerà sulle dolci briciole della festa.
Su di me, il cielo non vorrebbe farsi grigio…
*
Aurelio Zucchi
Replica
PUER NATUS EST
Tu scendi, bambino, dalle stelle,
ma il natale sarà sempre breve,
il solito abete e la solita neve.
Tra rovine di una finta Betlemme,
pastori di terra e arcangeli di cera
gli osanna intonano e le cantilene.
Un’impresa è cercare ogni giorno
il vagito di un bimbo speciale,
per trovar finalmente un natale
e scordar la miseria e il rancore.
Tu scendi, bambino, dalle stelle,
ma il natale sarà sempre breve,
il solito abete e la solita neve.
Le mangiatoie del nostro tempo
di tenerezza più non odorano,
ma di tutte le doglie del mondo.
Con costanza ho cercato nel cielo
la risposta ai miei tristi pensieri,
la cometa per spianare i sentieri,
per scoprire di nuovo una fede.
Tu scendi, bambino, dalle stelle,
ma il natale sarà sempre breve,
il solito abete e la solita neve.
Replica
Quand’ero ancora una bambina immaginavo la befana con la scopa e mai con un’asinello ma questo credo dipenda da come i grandi c’è l’hanno descritta e tramandata…. A me arrivavano sempre regali strani, non della mia eta’ ma solo dopo capii che quelli erano i soli regali che i miei potevono regalarmi…
Oggi non e’ più così! Il dono non ha lo stesso significato di una volta! Anche il Natale non ha lo stesso candore non x l’evento in se ma x quello che dovrebbe portare nei nostri cuori: amore e serenità.
Replica
Di neve mi ricordo il tuo respiro,
venuto bianco dentro il bianco dei mattini
e i tuoi capelli ammutoliti per il freddo,
le strade fango morsicate dalle gomme.
La notte è nitida di stelle rosso perla,
e bussa al cuore di un pastore abbandonato
e sfiora il viso di una fata appena nata,
distratta al vetro dalla prima stagionale.
Di neve mi ricordo le tue mani,
conchiglie fredde nello zero faharaneith,
il fumo in bocca per rincorrere i cerbiatti,
il sale a terra per restare sempre dritti.
“E’inverno”, mi dicevi per scaldarmi,
per dare fiato a quel sole arrugginito.
Di neve mi ricordo il tuo vestito
e i bianchi fiori sulle ali dei poeti.
Replica
maurizio
replica:
Caro Giancarlo,
complimenti, le tue parole scaldano il cuore. I versi sono molto originali e la cura nella scelta delle singole parole veramente particolare, poetica.
Un abbraccio e tanti auguri di Buone Feste
Maurizio
Replica
Giancarlo Napolitano
replica:
Grazie Maurizio, sono contento di poter condividere qualcosa con persone che parlano la mia stessa lingua. Tanti auguri anche a te per un sereno Natale e un felice 2010.
Replica
Robert
replica:
Bei versi davvero, giocati sapientemente sull’immagine dominante della neve. Complimenti e tanti aguri di Buon Natale.
R.
Replica
Nicla Morletti
replica:
Bellissima poesia dal ritmo e intenso significato.
Replica
Giancarlo Napolitano
replica:
Grazie Nicla, per me un tuo complimento vale tanto, molto più di qualsiasi altra cosa….
Tanti auguri di buon Natale e felice 2010.
Giancarlo Napolitano
replica:
Grazie Robert, mi fa piacere che questo mio pensiero ti sia piaciuto. Tantissimi auguri per un sereno Natale e un fantastico 2010.
Replica
lenio vallati
replica:
Bellissima, Giancarlo, é meraviglioso leggerti di nuovo. La tua poesia é incisiva, va dritta al cuore, non ha mai versi di troppo. Rinnovo i miei Auguri di Buon Natale e di un felicissimo Anno Nuovo, un abbraccio, Lenio.
Replica
Giancarlo Napolitano
replica:
Bè, noi ci conosciamo da un pò e tu mia hai insegnato a non mollare mai(soprattutto nei momenti difficili), ed io, dal canto mio, ti ho letto e riletto portandoti stretto nel cuore.
Ancora tanti auguri amico mio.
Replica
… vaghiamo, con la nostra auto d’epoca per le vie della metropoli … strade desolate, gente stanca che si affretta verso casa dopo una giornata di lavoro più o meno dura … la sera incombe e le insegne al neon dei vari negozi cominciano ad accendersi una dietro l’altra bucando la leggere nebbiolina che solitamente a quest’ora cala improvvisa … percorriamo un quartiere dopo l’altro … lentamente … a passo d’uomo per le vie rese luccicanti dall’umidità, perdendoci dietro una moltitudine di persone, saziandoci delle loro sensazioni, invidiando la loro quotidianità … il finestrino semi aperto per fare uscire il fumo della sigaretta, mentre Bonnie, col capo poggiato al sedile, guarda fuori il mondo immersa nei suoi pensieri … povera Bonnie, forse avrebbe voluto, a quest’ora della sera, essere in una casa normale, con una famiglia normale, con dei bambini che corrono attorno al tavolo in attesa che lei finisca di preparare la cena, magari attendendo un uomo normale che rincasa dopo la sua normalissima giornata di lavoro in una noiosissima ma normale fabbrica … magari … ma è andata così. Il semaforo rosso, ci fermiamo … all’angolo della strada, un anziano di colore suona col saxofono una malinconica melodia che ad un orecchio esperto potrebbe apparire anche stonata, ma che noi invece gradiamo molto perché ci consente di accovacciarci nei nostri pensieri ovattati … poco più in la il nostro “amico” Serpico con al guinzaglio il suo enorme cane di razza indefinita … apparteniamo a due mondi diversi ma a volte ci incontriamo … le persone come noi si incontrano sempre, indipendentemente da chi siano, da cosa facciano e dalle epoche in cui vivono … le persone come noi si riconoscono sempre, perché perseguono sempre lo stesso scopo, ottenere, pretendere un mondo migliore, banditi o poliziotti che siano … seduttiva Bonnie sporge la testa dal finestrino: “ciao sbirro” – il cane e l’uomo si voltano contemporaneamente verso di noi – Serpico ci guarda, ma pur riconoscendoci non pare per niente meravigliato di trovarsi di fronte a gente vissuta alcune decine di anni prima, anche lui sa, anche lui ha capito – “Aria ragazzi, non ho voglia di corrervi dietro, non è serata” – risponde automaticamente, pensando probabilmente a quello che siamo o che eravamo – Il semaforo diventa verde, voltiamo e parcheggiamo l’auto proprio davanti a lui… scendiamo, accendo l’ennesima sigaretta, buttandone via una quasi intera mentre Bonnie si poggia al grosso parafango dell’auto – Rassegnato Serpico si ferma fingendo disappunto, in realtà è contento di vederci, o quantomeno ha come noi voglia di parlare, di sfogarsi … di condividere il suo malessere … si siede allora sulla panchina della fermata del bus e ci fissa mentre il cane si accuccia ai suoi piedi occupando gran parte del marciapiede … per lunghi attimi rimaniamo lì a scrutarci, forse riflettiamo su quello che sta accadendo, forse ci chiediamo in quale luogo e in quale tempo ci troviamo, o forse ascoltiamo solamente la musica del saxofono che giunge sino a noi piacevole come una lieve carezza … lunghi attimi in cui il silenzio vale più di mille discorsi, lunghi attimi che uno dietro l’altro vanno ad incasellarsi nei bauli conservati nelle stanze più recondite del cuore, in quelle stanze ove vengono custoditi i pensieri più belli, più dolci, più significativi quelli che vale la pena di ricordare … a lungo … per l’eternità, quelli stessi pensieri che oggi hanno consentito, ancora una volta, che la magia di un incontro impossibile si realizzasse … chiacchieriamo a lungo del più e del meno tentando di annullare in un istante barriere spazio temporali fino ad’ora ritenute insormontabili..un mondo migliore è possibile, lo sappiamo, ne siamo certi … basta volerlo, basta crederci … intanto la musica del saxofono aleggia ovunque, leggera, soave … una nenia che penetra nell’animo riscaldandolo … attorno a noi figure amiche, Falcone e Borsellino che passeggiano sorridenti, mostrando quello stesso sorriso reso noto dai poster affissi ovunque negli uffici pubblici … e più in là gente famosa di ogni epoca, gente che ha creduto ed è morta per il proprio ideale … la nebbia aumenta e contemporaneamente la musica si affievolisce … comprendiamo che dobbiamo andare, che dobbiamo ripartire … lentamente risaliamo sulla nostra auto mentre il suono diviene sempre più tenue come la figura di Serpico che pare dissolversi diventando tutt’uno con la nebbia … il nostro amico ci saluta consapevole che in un altro tempo, in un altro luogo il miracolo si compirà nuovamente e allora potremo tornare a chiacchierare, ad incasellare momenti ed emozioni, a riempiere le pagine di un diario che sulla scia di un sogno giungerà ai posteri … oramai Serpico è poco più di un’ombra ma fa ancora in tempo a chiederci ironico – “Ehi ragazzi … ma i 400 colpi vi fanno male?” – “solo quando ridiamo” – risponde Bonnie sorridendo e trattenendo le lacrime allo stesso tempo … – “a presto amico”.
Maluan
Replica
Natale.
In questa notte senza affanno,
che già si accendono le luci,
cerco il presepe di cartone
con la capanna illuminata.
Il miracolo delle figure
ritagliate, con lo sbalzo,
il bambino che sorride,
e i re magi con la corona.
In questa notte, a piedi nudi,
correrò finché avrò fiato,
alla casa che non c’è più,
dalla bambina che ero.
Replica
Robert
replica:
Bellissima poesia. Grazie Lidia. Anche il libro di Lidia Colla, “Il mostro e i suoi mostrilli”, è davvero una bella idea per un regalo natalizio. Ottimo anche per giovani lettori. Lo segnalo a tutti.
Replica
lidia colla
replica:
grazie per le belle parole e la tua gentilezza. Grazie per aver ricordato il mostro e i suoi mostrilli, che è sempre un libro sulla nascita e sulla speranza.
Gli auguri più affettuosi
lidia
Replica
Nicla Morletti
replica:
Poesia molto intensa. Belli i versi che sento un po’ anche miei: “In questa notte, a piedi nudi, correrò finché avrò fiato, alla casa che non c’è più, dalla bambina che ero.”
Replica
lidia colla
replica:
A Nicla Morletti
Grazie per le parole e la condivisione del magico mondo dell’infanzia, che il Natale ci richiama sempre con grande intensità.
Davvero grazie di esserci.
Gli auguri più affettuosi
Lidia Colla
Replica
L’angelo a Betlemme
L’angelo portò novella lieta,
evento prodigioso a quei pastori,
umili custodi delle greggi,
in quella notte fredda e ancora buia,
ma luminosa più d’ogni altra cosa;
a fronte, l’oro, poco brillerebbe.
Nell’aria, dolce suono s’ode ancora,
zampogne soavi cantano al Signore.
“Gioite”,
disse l’angelo ai pastori…
per tutti, è nato, oggi,
il Salvatore!”
Replica
Si avvicina il Natale, una festa che riporta tutti noi all’infanzia, a quell’atmosfera di casa nostra, della nostra famiglia, quando da dietro i vetri, vedevo la neve cadere, e sapevo che freddo e gelo, non avrebbero potuto mai albergare nel mio animo, ovattata com’ero in quel tepore di affetti familiari. Pochi regali, ma il più prezioso: “ l’amore dei miei genitori”, e poi quella letterina sotto il piatto di mio padre, che non vedevo l’ora di leggere durante il pranzo di Natale, l’odore della legna che bruciava nella stufa, la corsa nei prati per raccogliere il muschio, il suono delle zampogne al calar della sera, e noi bimbi che correvamo dietro allo zampognaro, felici di respirare quei colori e sapori di una festa di Amore, qual è il Natale
Vibranti emozioni, che riemergono con nostalgici flash, in mezzo a queste luci sfavillanti, che non mi illuminano come allora…
Rientro lasciando dietro assordanti rumori e lo sguardo assente dei manichini nelle vetrine, e mi immergo in quel mondo di memorie mai sopite, accendo lo stereo con le mie musiche preferite, fuori non nevica, ma quella bimba che si divertiva a inseguire i suoi sogni in quei fiocchi di neve, che nello splendore delle stelle disegnava la sua malinconia, adesso è qui ad aspettare un altro Natale, rivolgendo un pensiero a tutte le persone, che hanno incrociato il suo cammino anche per un attimo; da ognuna di loro ha appreso qualcosa, anche da chi non ha saputo dare il meglio di sé; spesso i vissuti non sempre gratificanti, portano le persone ad essere cattive e ferire chi non lo merita, e proprio a loro voglio regalare un sorriso, sicuramente sono più infelici degli altri.
Il mio pensiero d’Amore per un sereno Natale va a tutti, in particolare a chi non riesce più a guardare il mondo a colori.
Rosanna
Replica
Robert
replica:
Mi associo al tuo pensiero d’Amore e ti auguro Buon Natale. Grazie per questo tuo bel dono.
R.
Replica
IL NATALE DI GIUSEPPE
L’ora è vicina …
E adesso cosa mi attenderà?
Maria ha già la sue doglie
E la balia è lì …
a darle sostegno
Mi tremano i ginocchi
La pupille vibrano …
Chissà se?
E se poi …?
E Lui mi amerà?
Mi allontano un attimo …
La stella è già sui nostri capi
Già tutti sanno!
Tutti sorrideranno …
Oh Dio!
Mio Signore!
Perché scegliesti me?
E se poi io …?
Illuminami …
Dammi sostegno …
Crescerò tuo figlio!
Ma Lui saprà?
E poi cosa dovrò insegnarli io?
Sono falegname …
Cosa posso dare
A Nostro Signore ?
E poi chissà se anche Maria …
Sì … chissà se pure Ella si chiede tutto questo?
Ecco …
Sento il suo vagito!
Mio figlio …
Nostro figlio è venuto al mondo!
E tutti i dubbi adesso vanno via …
Guardando i suoi occhi
Tutto va via …
Tutto …
adesso è vita!
Replica
“A Martina lontana”.
(e a tutti i malati d’amore e del piacere di vivere).
Quanto pèsano i tuoi occhi
sopra le ciglia dei miei
e come mi piace portarli a spasso
dove ti sfioro senza toccarti:
una mano a tenere le tue,
l’altra a toccare le stelle…
…e tra un brulicare di stelle
sopra i miei pensieri,
fasci di parole si arrampicano
sui gradini della notte.
Replica
Manuela Maria Pana
replica:
Carissimo!!! Mi mancavano proprio i tuoi versi pieni di dolcezza. Sono felicissima di leggerti qui. Ti abbraccio fortemente amico mio.
Replica
Mario Prontera
replica:
E io sono contentissimo di risentirti e ti abbraccio con lo stesso affetto.
Replica
Robert
replica:
Grazie Mario, contiamo di leggerti ancora nel corso di questa Iniziativa. Buon Natale e tante cose belle!
Replica
Mario Prontera
replica:
Ehi Robert,che sorpresa piacevole risentirti dopo un bel po’ di tempo!Anche a te auguri sinceri e affettuosi di ogni bene.
Replica
Nicla Morletti
replica:
Bella poesia, tra un brulicare di stelle…
Replica
Mario Prontera
replica:
Era un sacco che non ci…vedevamo,mi ha pensato?
Insomma,cose piccole e belle.
Replica
lenio vallati
replica:
Tra un brulicare di stelle…fasci di parole…gradini della notte…sento il profumo di vera, autentica poesia. Complimenti, caro Mario, e tanti, tanti auguri di Buone Feste.
Replica
Mario Prontera
replica:
Grazie, Lenio,della benevolenza per i miei versi semplici.A te a i tuoi cari le solite cose,piccole ma belle.
Replica
Andrea Masotti
replica:
Bella poesia Mario, non più anonimo, essenziale nella lingua e ricca di immagini e significato
Auguri, Andrea
Replica
Mario Prontera
replica:
Andrea Masotti da Bologna,che piacevole sorpresa!!!!
Come va?
Anche a te e ai tuoi cari Buon Anno,per tutto l’anno e oltre!
Mario Prontera alias (ex)-Anònimo Capuàno
Replica
NASTRI DI RASO
Scendevano allineati
splendenti fiocchi bianchi
che un pupazzo
attendeva per indossare
e la neve era felicità
incanto e mistero
Nastri di raso
rubavo alle bambole
e a te nonno
il vecchio inseparabile cappello
Sotto le tue ali
correvo giù
calpestando e amalgamando
quel manto che ingentiliva
ogni forma irregolare
ed il paesaggio era magia
solamente magia
Ora nevica
su arbusti spogli di ogni colore
nevica
su pietre di me incise
e su pietre che annebbiano il tuo sguardo
Niente da appianare
e nessun nastro di raso
a vestire pupazzi
Niente da rubare
dietro quella finestra
che disappanno con le mani
per ricomporre immagini
di giocattoli da tempo accantonati
Replica
Robert
replica:
E’ così Cinzia il presente non regge mai il confronto con certe nostre memorie. Grazie per aver partecipato e un caloroso Buon Natale. Segnalo a tutti anche i tuoi libri per un bel regalo natalizio con dedica autografa: “L’asciugamano nello zaino” e “L’eco di un lungo silenzio”.
Replica
Nicla Morletti
replica:
Intensa poesia della memoria, con la neve, simbolo della felicità. Incanto e mistero.
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
Ciao Cinzia
Molto bella la tua poesia, scritta con il cuore pensando a tempi lontani che non torneranno più, nel nostro scorrere i giorni della vita, ci accorgiamo che gli oggetti che seguono i nostri passi, cambiano con gli anni, ma il ricordo dell’infanzia è sempre il più dolce, perchè è spensierato e sgombro dei ricordi che ancora non abbiamo.
Tanti auguri un abbraccio
Maria Luisa
Replica
Anna Laura Cittadino
replica:
Bellissima poesia che evoca ricordi lontani.
Buone Feste, Cinzia, tanta serenità.
Anna Laura
Replica
lenio vallati
replica:
Bellissima poesia, Cinzia. Il ricordo veste spesso il passato in modo diverso dal presente, perché a quello sono legati i nostri anni spensierati della fanciullezza. Molti volti di allora non ci sono più, e diversa ci appare pure quella distesa nevosa che allora ci dava tanta gioia. Ma niente é cambiato, in fondo, se non nel nostro cuore che non sa più cogliere quei frammenti di vita. Complimenti ancora, e tantissimi auguri di Buon Natale e di un Felicissimo Anno Nuovo a te e famiglia.
Replica
Lucia Sallustio
replica:
Ciao Cinzia,
mi fanno venire un po’ di malinconia i tuoi versi.
“Ora nevica
su arbusti spogli di ogni colore
nevica
su pietre di me incise
e su pietre che annebbiano il tuo sguardo”
dici e, in questi versi, c’é tutto un passato di nastri di raso che s’é perso con la consapevolezza e l’esperienza della vita.
Orbene, i giocattoli rimangono i trastulli e le chimere del passato che é accantonato sotto la neve, ma per fortuna non nevica tutti i giorni. ci sono i bei giorni di sole e il mare.
Un caloroso abbraccio
Luciana
Replica
Letterina di Natale
Caro Gesù Bambino,
tu che sei sceso in questa valle di lacrime per liberarci…
No, non credo così vada bene. Io non so pregare.
Vado, comunque, convincendomi (o illudendomi) che, saper di non saper pregare, potrebbe essere l’inizio della preghiera. Del resto “saper di non sapere” non è l’inizio della Conoscenza?
Se pregare fosse ‘chiedere’, ma proprio su questo ho i miei dubbi, non mi sento idonea, a me piace dare, lì traggo la mia gioia. Deve essere sicuramente qualcos’altro. Ho bisogno di capire meglio. Forse pregare è raccontarsi in uno spietato autoperdono senza veli né timori? Oppure semplicemente… ringraziare?
…. RIPROVO…..
Caro Babbo Natale,
tu che così generosamente hai doni per tutti , pescati dal tuo pesante sacco senza fondo che contiene tutti i desideri dell’uomo…
No, non credo che neanche lui possa essere il mio interlocutore.
Troppo pagano, attaccato ai beni materiali, impegnato al soddisfacimento dell’inutile e del futile. Un bonaccione qualunquista furbetto superficiale. La pancia troppo prominente (mangiare! mangiare!). Il volto nascosto fra l’incolta canuta barba. Dietro la pancia, dietro la barba, celerà qualche subdola insidia, trabocchetto, ipocrisia?
Ma poi perché oggi, in questo Natale, il mio nuovo desiderio di scrivere una ‘Letterina di Natale’?
Non credo, non ricordo, di averlo mai fatto neanche da bambina. Non ho desiderio di prendere ma semmai di lasciare nel dono di sé. Troppo orgogliosa per piagnucolare querula, riluttante di fronte agli inutili proponimenti che, onestamente, so di non poter mantenere. Essi fanno parte di una logica cattolica che rifiuto come la Confessione:
pentirmi ora di qualcosa che domani rifarò di nuovo! Troppo stupidamente e ingenuamente sincera, fino alla dabbenaggine. Neanche un po’, un tantinino, “politica”.
Per farla breve non ho mai scritto letterine di Natale a nessuno per totale incapacità su tutti i canonici fronti, utili, per poter affrontare un problema delicato e impegnativo come quello delle promesse o dei desideri che vorremmo veder realizzati.
Ma è altrettanto vero, però, che io sappia scrivere e forse ne abbia dato prova intanto a me stessa, lettere (come esigenza di un interlocutore?) magari non di Natale. Perché queste ultime presuppongono futura incondizionata bontà e il non voler “peccare” più.
No, voglio peccare! Per eccesso di emozioni e sentimenti. Dio, che orrore, per chi i peccati li pensa e non li fa! Costui va di sicuro in Paradiso, in cielo… lo hanno inventato apposta… per lui! Io resto qui, a prendere a volte anche un po’ di schiaffi, ma che dico schiaffi, veri e propri sganassoni nel mio personale purgatorio, in terra, al fine di espiare le mie colpe.
E così la mia “Letterina di Natale” ho deciso di scriverla a te, prezioso zio Confessore, non cattolico, per carità! ma laico, che non ha bisogno di perdonare o di infliggere penitenze ma che semplicemente (questo è il difficile!) condivide. Un confessore che accolga, anche “bacchettatore” furioso e senza sconti, ma sempre sincero, che poi comprensivo, dopo il racconto allarghi le sue braccia e mi avvolga caldo affettuoso, stringendo il corpo e il cuore come è solito fare con tutte le nipotine che a lui si abbandonano fiduciose.
Ma ora ti domanderai, dopo tanti anni, una vita, di silenzio, perché l’irrefrenabile desiderio di scrivere questa benedetta ‘Letterina di Natale’ la cui prerogativa è ‘chiedere’, nata proprio per questo, questa la sua ragione? Domanda più che lecita. Pronta è la risposta.
Perché finalmente una richiesta da fare ce l’ho pure io.
Impellente. Perentoria. Dal forte desiderio. Di incrollabile determinazione.
Caro zio Confessore,
lo chiedo quindi a te, tu se ben ricordo non ne possiedi…
Con il nuovo anno VORREI FOSSERO ABOLITI DALLA FACCIA DELLA TERRA TUTTI I TAPPETI. Via, via, togliamoli di mezzo!
Tu che ne pensi? Vuoi aiutami, in questo giorno natalizio, anche a costo di far fallire il Signor Zinouzi (ditta di tappeti persiani dal 1952) e qualche povero ‘vu cumprà’?
Finalmente ho capito, e solo da qualche settimana dopo attenta riflessione, in seguito alla mia visita quel giorno di Ottobre nella magione dei coniugi Bianchi (quante coppie apparentemente immacolate nell’italico stivale!), la mia quasi maniacale idiosincrasia, e da sempre, per i tappeti. Nella mia casa non ne ho neanche uno, evito di consigliarne l’acquisto ai miei clienti. Sicuramente conseguenza del mio più volte conclamato minimalismo, ma non solo.
Il tappeto COPRE.
Copre magagne, pavimenti usurati, rovinati, rabberciati, vecchi, dozzinali, dai marmittoni e mattonelle traballanti senza più collante che li leghi al massetto, parquet liso e scricchiolante. Insomma il tappeto è mancanza di coraggio nell’affrontare la realtà di dove esattamente mettere i piedi. Rende apparentemente soffice il calpestio, attutisce ogni rumore, cammini indisturbato senza che gli altri se ne accorgano. Diventa complice silenzioso della subdola ritirata di chi si vuol dileguare sottrarre scappare.
In perfetto accordo, nella loro casa piena di mobili scuri eccessivamente lavorati, quasi tutti antichi, ma in un contesto anni sessanta-settanta, e suppellettili inutili ridondanti barocche, i coniugi Bianchi mi confessarono la loro passione sfrenata per i tappeti. Del resto io non seppi trattenere di esternare a mia volta, presente anche la Signora, il mio non gradimento dell’oggetto in questione. – Adoro gli ambienti nudi – dissi senza esitazione. La mia frase non suscitò meraviglia né disappunto per la ben nota stravaganza della categoria degli architetti alla quale appartengo. Ma allora ancora non avevo riflettuto bene sul valore simbolico del tappeto. Tutto ha un’anima e un significato. Ogni cosa, ogni scelta. Anche la mia eccessiva antipatia per il povero tappeto ha una sua logica, legata al mio carattere, al mio modo di pensare e sentire.
Il soggiorno Bianchi, l’ambiente dove ricevono i forestieri con impeccabile ospitalità e studiata cortesia da parte della Signora, è ricoperto di tappeti in una vera ossessione. Quasi imbarazzante. Ve ne sono di tutti i tipi e di tutti i generi, antichi moderni caucasici africani peruviani afgani etc.. Io ne capisco molto poco, come di tutte le cose che rivestono per me poco interesse.
Quel giorno ne mancava pure uno, era dal restauratore!
Sono appoggiati anche gli uni sugli altri senza ordine e logica… basta che coprano! Non si riesce a scorgere neanche un centimetro quadrato di pavimentazione, interamente occultata, nascosta, bella o brutta che sia. Insomma chi arriva non si rende minimamente conto su quale terreno stia procedendo, quale la base sulla quale si stia muovendo. Il calpestio pare ben disegnato, variopinto morbido caldo
accogliente e quanto di più impeccabile la mente umana possa immaginare. Ma sotto? Cosa, sotto al bianco della purezza della coppia perfetta e in armonia?
L’ambiente passante sud-nord è nella penombra, non sono sufficienti le due finestre che si fronteggiano.
Diverso è il tinello dove si pranza. Ma lì gli ospiti non dovrebbero entrare. Niente tappeti, finalmente. Una stanza ben illuminata dai raggi ad occidente provenienti da un’ampia finestra, un lungo tavolo, tante sedie dall’alto schienale attorno, una libreria, un passa-vivande di collegamento alla cucina e il carrello di legno e vetro, tipo modernariato, con sopra il televisore sul cui ripiano inferiore quel giorno di ottobre, troneggiava in bella mostra il mio librone rosso, pronto per essere letto dalla Signora, previo il mio permesso. Lei ogni tanto lo guardava vogliosa e interrogativa. L’avevo scritto con suo marito. Un carteggio via e-mail. Gliene parlammo, anzi ne parlò ‘lui’, durante il pranzo, spiegandone per sommi capi il contenuto. Da incallito perbenista doppiogiochista, ora di fronte alla sua consorte, lo fece con grande disinvoltura, dicendo e smentendo, affermando e negando, approvando e disapprovando. Lei sempre più curiosa. Rimuginava. Cosa mai ci stava scritto? Come e quanto avevamo ‘osato’ e ‘insieme’? E poi pensando al peggio… che avrebbe detto la gente? Il vicinato, il borgo, la provincia?
Vedi, zio Confessore, quell’ormai famoso giorno di ottobre nella magione dei coniugi Bianchi istintivamente respirai aria ostile, dall’energia negativa, pur camuffata sotto le immancabili, cortesia e affabilità della Signora.
I modi stridevano con gli stati d’animo realmente provati che pur trasparivano galleggiando in silenzi imbarazzanti, scivolando su arruffati presentimenti, finalmente atterrando su frasi fatte e banali.
Nei giorni seguenti la Signora ha letto!
Il pensiero di me in realtà lì è rimasto, in quel soggiorno cupo senza allegria dove apparentemente tutto era in un ordine perfetto, ma troppo prevedibile e ovvio per essere vero. Ogni cosa al suo posto. Un posto per ogni cosa … Poi devono aver ritirato il tappeto dal restauratore in vista delle imminenti feste. Dovevano coprire ancora qualcosa! Qualcosa di indecente!
Io ero sempre lì, stringevo forte al petto il mio grosso libro rosso (del fuoco di tante passioni, non di vergogna!) e poggiavo il suo peso sullo stomaco, centro del mio essere. Quella creatura che voleva nascere e che forse, come spesso avviene, non lo
aveva neanche chiesto, c’era. Era successo. Dovevo difenderla da colui che mi aveva inseminato infilandosi come un miracolo nella feritoia della mia posta elettronica.
Lo stesso che ora disgustosamente voleva costringermi ad abortire, ad abbandonare al suo destino quel feto già formato, nutrito per mesi di parole, fitti segni neri su un foglio bianco che erano il suo corpo e il suo sangue. Una vita, la sua, ormai autonoma. Un concentrato di forza nell’anelito per sopravvivere.
Hanno visto la mia determinazione, e così quel tappeto mirabilmente rappezzato me lo hanno buttato addosso.
Lì sono rimasta, sotto quell’antica coperta che mi soffoca. E’ da lì che ti scrivo. Ancora non vinta spero in qualche provvidenziale liberazione.
Qui sotto è tutto polveroso vecchio stantio, pieno di muffite falsità ipocrisia viltà possesso, ceduti in prestito e scambiati per amore. La gioia luminosa dell’Amore Vero (che per sua stessa definizione rende sempre migliori no peggiori), della Comprensione, della Fiducia, non penetra.
Il mio cuore autocombusto incenerisce.
Avrebbero voluto offuscare anche i miei occhi ma essi per fortuna sono pieni di spifferi da tutte le parti. Anche da qui dove tutto sembrerebbe perduto, cercano, mandano messaggi ad un Angelo Liberatore.
Mi hanno relegata nell’angolo più remoto e buio da dove non posso nuocere al Signor Scrittore dai dolcemente bianchi canuti capelli e ai suoi recenti e ben comprensibili attacchi di vertigini+otoliti vaganti+artrosi cervicale, tutti scecherati e ben miscelati, il minestrone per nutrire la difesa e la ritirata.
Qui nessuno degli ospiti familiari amici può scorgermi… che direbbe la gente!?!… ma loro lo sanno che sono lì.
Aspettano pazienti e sperano… che in silenzio, senza un rantolo, muoia di asfissia.
Ma quanto ossigeno e capacità vitale hanno i miei polmoni! Loro non lo immaginano!
E così la mia richiesta. Impellente. Perentoria. Dal forte desiderio. Di incrollabile determinazione:
con il nuovo anno VORREI FOSSERO ABOLITI DALLA FACCIA DELLA TERRA TUTTI I TAPPETI. Via, via, togliamoli di mezzo!
Ecco, ti ho aperto il mio animo, prezioso zio Confessore, pur sapendo che tutto questo sproloquio non servirà a nulla, inutile, nessun esito, proprio come tutte, e sempre nei secoli le… “Letterine di Natale”!
Luciana Vasile
Replica
Robert
replica:
Chissà se siamo veramente capaci di dare se non riusciamo mai a chiedere. Grazie Luciana per questo tuo racconto con molti piani e molte letture. Tanti Auguri di Buon Natale e Buone feste.
R.
Replica
Daniela Quieti
replica:
Complimenti per il racconto e tanti Auguri di Buon Natale.
Daniela
Replica
Nicla Morletti
replica:
Grazie Luciana per questo bel racconto.
Tanti auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.
Affettuosamente.
Nicla Morletti
Replica
IL NATALE
Il Natale è la mantiglia più bella
di un povero re
che si posa ai piedi del Mondo
come stola soave
e non chiede regali
ma li dona agli uomini
come gemme di succose terre,
manne di Cieli in festa
e sulla neve dei monti più belli
riposa la sua anima
come maestoso falco dalle piume dorate
e scende su di noi
leggero e purificatore,
meravigliosa sibilla del tempo
Occhi di pianto …
occhi di Dio!
Replica
Robert
replica:
Grazie Poetanelcuore, per il bel racconto e la poesia. Buon Natale!
R.
Replica
poetanelcuore
replica:
Grazie mille Robert e tanti auguri di Buone feste…luca
Replica
Nicla Morletti
replica:
Mi piace quel verso: “Il Natale è la mantiglia più bella di un povero re…”
Replica
poetanelcuore
replica:
Grazie Nicla, tanti Auguri di Buone feste…un abbraccio…luca
Replica
Anna Laura Cittadino
replica:
Incantevoli versi di pura magia del Natale…”Occhi di pianto, occhi di Dio”..Se solo gli uomini si soffermassero a riflettere su questa bellissima chiusa, il Natale acquisterebbe la sua vera autenticità. Grazie, poeta nel cuore.
Buone Feste di Luce.
Anna Laura.
Replica
poetanelcuore
replica:
Grazie a te Anna Laura e Buone Feste di Luce anche a te
Replica
LA BALIA
Dormiva Maria davanti al fuocherello della sua povera casa, fatta di paglia e legno.
Dormiva serena in una notte fredda e stellata, rallegrata soltanto dal brusio delle bestie, proveniente dalla piccola stalla di fianco all’abituro.
“Svegliati Maria! Svegliati che Dio ha bisogno di te!” Bisbigliò una voce dalle profondità della notte.
Maria continuò a dormire, convinta che quella voce fosse stata solo frutto dei suoi sogni.
Poi una mano lieve e calda le accarezzò le guance paonazze e la donna, di scatto, si drizzò dal giacere di pagliuzza e erba.
Con gli occhi sgranati fissava la luce forte e penetrante che l’aveva appena svegliata.
Ma fu un attimo, poi dovette richiudere le palpebre perché quel raggio era più intenso e luminoso del sole.
“Chi sei?” Disse la donna alla misteriosa luce.
“Maria, Io sono ciò che non ha tempo né luogo. Sono il Mare e le Terre; il Fuoco e la Pioggia, la Mano destra e quella sinistra.”
A quelle parole Maria si gettò in terra e iniziò a piangere
“Mio Signore, perché Venisti qui nella mia casa…ho mancato in qualcosa?”
E Dio le rispose:
“Donna,verbo del Creato, il Signore Dio tuo è venuto a te perché lo aiutassi a compiere il Suo dovere!”
“Sì Signore, Potente e Immenso, dimmi cosa dovrò fare per aiutarti nel compimento della Tua opera, ed io lo farò con tutto il mio cuore.”
“Tra poco si presenteranno davanti alla tua porta un uomo e una donna incinta, la donna si chiama Maria, proprio come te. Tu li accoglierai nella stalla e sosterrai Ella nel dare alla luce il Bimbo che porta in grembo, perché nessuno ha voluto dare loro alloggio e cura.”
“Signore, io farò quello che Vuoi, ma come posso aiutarla al parto, non l’ho mai fatto e non ho avuto nemmeno figli, il mio grembo è secco e aspro come un tronco marcio, come potrò io aiutare questa donna, so soltanto far nascere agnellini e vitelli…dimmi Tu Sommo Tutto?”
“Maria,non dubitare del Signore Dio tuo, deponi i timori …io ti guiderò !“
“Sono la tua umile serva Signore, fai delle mie mani le Tue e dei miei occhi i Tuoi occhi, mi prostro umilmente alla tua volontà… Adonai, Adonai…”
Appena pronunciate queste parole, la vecchia donna sentì bussare alla porta, alzò gli occhi e non vide più la luce.
Si levò dunque da terra e corse ad aprire. Davanti a sé c’erano un uomo ed una donna gravida in procinto di partorire, il suo nome era Maria.
“Salve Donna, che Dio discenda su di te e sulla tua casa, il mio nome e Giuseppe ed Ella è mia moglie Maria, cerchiamo rifugio per la notte, è stanca e l’ora del parto si avvicina, ti prego offrici un angolo della tua casa su cui riposare, anche nella stalla…”
“Venite con me, vi porto nel covile, non è grande né tanto meno pulito, ma almeno potrete riposare.”
“Oh grazie mille per la tua generosità Donna…”
Ella allora prese un lume e accompagnò Maria e Giuseppe fino alla stalla.
Era una piccola tana dove stava assonnato un bue.
Giuseppe aiutò Maria a sdraiarsi, poi sistemò l’asinello accanto al bue per far calore in quella stanzina gelida e scoperta.
La vecchia donna, intanto, era corsa in casa per preparare panni e un po di acqua calda .
I dolori cominciavano ad essere più forti, l’ora del parto era vicina e Maria stringeva con tutta la sua forza la paglia che le stava accanto per trovare conforto nel dolore.
Giuseppe le stava vicina e sudava insieme a Lei.
Finalmente arrivò la donna.
“Ti prego aiuta mia moglie… io non so come fare, ti prego…”
“Non ti preoccupare Giuseppe,Iddio non ci abbandonerà, riusciremo a far nascere tuo figlio.”
L’anziana signora, poi, congiunse le mani a mo di preghiera, cercando di raccogliere tutte le sue forze e non deludere il Signore. Poi si avvicinò a Maria…
“Eccomi, sono vicino a te, stai tranquilla …ti aiuterò io a far nascere il tuo bambino.”
Passò qualche ora e finalmente venne al mondo Gesù.
Maria, dunque, lo prese tra le sue braccia e lo guardò estatica, poi si rivolse verso Sua madre chiedendole come lo avrebbero chiamato e Ella rispose:
“Gesù”
La donna allora si rivoltò nuovamente verso il bambinello e, guardandolo negli occhi,gli disse:
“Gesù, Tu farai grande cose e camminerai nella stella della pace per sempre…”
Allorché, come se il Bambinello avesse capito le dolci parole della donna, si voltò verso di lei e le sorrise e qualcosa nel grembo di Maria si smosse. Lei, tremante, lascio il Bambino tra le braccia della madre, poi si inginocchiò dinanzi a Loro dicendo:
“Benedetto sia Dio, figlio di Davide che camminerà nella polvere dei deboli per estirpare il male dalle nostre anime e Benedetta Sua madre nel cuore e nelle labbra delle genti
Tu sarai il Principio e la Fine, Tu sarai l’antro della pace…Tu sarai …il Re dei Re! Adonai, Adonai…”
Giuseppe e Maria si guardarono negli occhi e capirono che Gesù aveva appena compiuto il Suo primo Miracolo…
Replica
-Il Fantasma del Natale futuro-
In bocca il sapore zuccherato
della vita che avanza irruenta
a valanghe pensate solo e appena
con uno sbuffo d’arancia sulle dita
ed una porta semichiusa, che non dorme
il pregustarsi di tempi mai impastati
Replica
VIENI
Vieni!
C’è un non vissuto che attende.
Ora! Desidero ridere con te,
giocare,
attorcigliare nelle lenzuola i nostri corpi
scrivere versi sulla tua pelle
con labbra ardenti,
sentire il sapore della tua bocca
mentre il desiderio esplode
in aculei e punture di piacere.
Ora, dormirti accanto
con le nostre nudità aggrovigliate
placate
prima che non sia più
in una notte senza tu, io
senza ieri
senza domani.
Il mondo vive
quando due si amano.
Vieni!
Replica
Robert
replica:
Mi piace moltissimo il verso di chiusura:
“Il mondo vive
quando due si amano.”
Bellissimo. Grazie e tanti auguri!
R.
Replica
Il primo libro
Che cosa meravigliosa un libro!
E quanti da quel primo, vero libro, che lessi nel Natale del ’56!
Ricordo… ero nella cucina della nonna Pasquina.
Ero lì per qualche giorno, anche a dormire mi pare, perché l’altra nonna, Elisa la mamma di mio padre, era in ospedale; sarebbe poi tornata a casa, ma per morire dopo poco in maggio, il mese delle rose che le piacevano tanto.
C’era già stato qualche regalino, che aveva portato Gesù Bambino, un anticipo perché i giocattoli li avrebbe poi portati la Befana; purtroppo… perché il giorno dopo si tornava a scuola e così c’era ben poco tempo per giocare.
Ma Gesù Bambino quell’anno mi aveva portato un regalo meraviglioso: un vero libro, bello grosso, con una copertina rigida telata di un verde pisello e all’interno, qua e là, disegni a colori che avrebbero dovuto arricchire le descrizioni dei personaggi e della vicenda ma che, a volte, disturbavano l’immagine che mi ero fatta di loro e che faticavo ad abbandonare per quelle ‘figure’.
Il libro era ‘Senza famiglia’ e mi piacque moltissimo; mi avvinse e mi portò a commuovermi così come era nei suoi intenti.
Io avevo sette anni, appena compiuti in ottobre, facevo la seconda elementare, destreggiandomi tra pennini, calamai e carta assorbente, e imparando a memoria tabelline e Rio Bo.
Già l’anno prima, con grande desiderio oramai d’imparare a leggere e scrivere, diligente avevo obbedito ai dettami della maestra che ci guidava nel labirinto delle righe ‘di prima’ a tracciare curve e angoli arrotondati, linee e riccioli che formavano belle lettere, che a loro volta divenivano intere parole, e finalmente frasi di senso compiuto. Ma adagio… con calma… ogni cosa a suo tempo… ci ammoniva la maestra.
Ricordo ancora la ‘d’ maiuscola!
La maestra Corsino, con il suo bel grembiule bianco e la crocchia di capelli altrettanto bianchi in cima alla nuca, aveva indicato ad ognuna di noi di tracciare una lettera maiuscola, una sola, e per cominciare…l’iniziale del nome del proprio babbo.
E così, un po’ stupita ma piacevolmente da questa indicazione, mi trovai a tracciare la ‘d’ maiuscola perché mio padre si chiamava Dino.
Buon Natale a tutti!
Replica
Robert
replica:
Un bel libro in regalo a Natale! C’è un regalo più bello?
Proprio per un bel regalo di Natale, segnalo a tutti il libro di Susanna Trippa, “I racconti di CasaLuet“.
Grazie Susanna per questo bel racconto e tanti Auguri!
R.
Replica
susanna trippa
replica:
Grazie mille Robert!
E grazie anche per la tua partecipazione a queste innovative iniziative del Manualedimari, che di mese in mese mi pare portare novità molto interessanti.
Per quanto mi riguarda, leggere e scrivere è una delle gioie della vita!
Oltre agli auguri affettuosi per un Natale sereno, invio a tutti gli autori, lettori e all’efficiente staff di Manualedimari un grande augurio di energia positiva per il 2010!!!
Replica
nicla morletti
replica:
Auguri vivissimi e Sereno Anno Nuovo, Susanna!
NATALE SPECIALE
Sogno muto
di voce
lontana
saccheggia
luce
di sole
tramontato
di ciò
che non è
stato
di un bacio
d’amore
non dato.
Un’ansia
frantuma
il cuore
dolore
riannoda
memorie
di un Natale
speciale
cometa
ancora
su grotta
fiamma
d’eternità
breve
di un giorno
che muore
d’ombra.
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Anna Laura Cittadino
replica:
Un Natale al sapore nostalgico per un tempo che è stato e non è più ma che vive intessuto nei ricordi.
Il mio augurio; che possa quella Luce Arcaica brillare sempre ogni giorno nella tua vita, Daniela, e in quella dei tuoi cari.
Buone Feste.
Anna Laura.
Replica
IL NATALE È LA SPERANZA
Arriva il Natale, la ricorrenza più importante dell’anno. Sono, per milioni di persone, giorni di semplice festa, di doni e di consumi, di musica e di viaggi. Tutto ciò generalizzando, ovviamente. Il che è sbagliato perché, a mio parere, esistono tanti natali, ognuno diverso per quanti sono gli esseri del mondo che credono nel mistero della Natività. Quello più appariscente è fatto di vetrine addobbate, di shopping, di luci e di colori, di regali, di pranzi e cene al limite della congestione. La stragrande maggioranza della gente è per strada o, ancor più, nei centri commerciali a riempire carrelli di roba da mangiare o cianfrusaglie inutili. E la spiritualità del Natale? Relegata nelle chiese, nelle omelie dei parroci, nella suggestione dei cori e delle carole! Mi trovavo a Roma, anni fa, in questi giorni di vigilia e camminavo a zig zag in mezzo a signore e signori eleganti carichi di pacchi, fra luminarie e tappeti rossi davanti ai negozi. Quasi tutti i locali esibivano alberi di Natale dalle decorazioni più improbabili. Pochi presepi, quasi tutti “moderni”, eccentrici. Mi ritrovai, quasi per caso, in piazza della Minerva e, passando davanti alla chiesa, udii un suono angelico provenire dall’interno. Entrai. Mi avviai verso l’altare. C’erano circa cinquanta fedeli, perlopiù anziani che ascoltavano Gazzelloni che suonava il suo flauto d’oro. Era una musica struggente, erano note che ti riscaldavano l’animo, che ti liberavano la mente dai pensieri. Era musica…divina. Era lo spirito natalizio che si faceva armonia. C’erano, in quei suoni, i rosari recitati la sera nelle case di paese intorno al camino. C’erano le messe di mezzanotte nelle piccole chiese dei borghi montani, le mense dei poveri, le corsie degli ammalati, la solitudine delle prigioni, la lontananza delle persone care, le perdite irreparabili. Eppure c’era anche la speranza, la fine delle guerre, delle malattie, delle persecuzioni, della fame, degli sfollati, della povertà assoluta. Nei quadri che intravedevo nella penombra della cattedrale c’erano immagini della vita di Gesù, della Madonna, dei Santi, della fuga in Egitto. Tenue, poco illuminato, discreto, c’era un presepe tradizionale, con tutte le figurine, la cometa, i re magi, le pecore. Quel presepe esprimeva semplicità, onestà, valori, sofferenza, purezza. Quella notte magica della Natività era un sogno fatto da svegli, un rifiuto alla rassegnazione, un richiamo alle coscienze, un invito a non avere paura. Quando sono uscita dalla chiesa mi sono sentita, per un po’, più sollevata, più libera. Forse ho dormito anche meglio, quella notte, non lo ricordo. Una cosa è certa, non volevo lasciarmi coinvolgere nella sarabanda del Natale commerciale, volevo, invece, pensare di più al messaggio evangelico. Avevo bisogno di profumo d’incenso e non di aromi griffati. Comunque…auguri a tutti!
Con sincero affetto
Daniela Quieti
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Robert
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“Un rifiuto alla rassegnazione, un richiamo alle coscienze, un invito a non avere paura.” Per molti di noi il Natale al di là del preminente significato religioso è proprio questo. Il rifiuto di una cultura che rinnega il sogno, persino la possibilità del bene, dell’amore e della speranza.
Grazie Daniela e Buon Natale.
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Daniela Quieti
replica:
Grazie a tutti Voi, Robert. E’ davvero di cuore che auguro un Buon Natale e un sereno Anno Nuovo a Lei, a Nicla e agli autori di Manuale di Mari.
Affezionatissima
Daniela Quieti
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nicla morletti
replica:
Tanti auguri di Buon Natale e sereno Anno Nuovo, Daniela!
lenio vallati
replica:
Carissima Daniela, il Natale é, come tu dici con bellissime parole, semplicità, luce dell’anima, non addobbi e festoni che servono solo a confonderci e a riempire di soldi le tasche degli industriali. Natale é una capanna rozzamente intagliata nel nostro cuore, é montagne modellate con le mani del sentimento utilizzando vecchi ballini di calce, é preghiera di musica celeste che scende lenta nella nostra anima. Natale é pace, é amore, é desiderio di condividere con tutti quelle poche cose che abbiamo nella nostra mensa affinché nessuno muoia di fame, e le fiammelle che guizzano nel focolare affinché nessuno muoia dal freddo. E’ voglia di cancellare dal nostro cuore ogni forma di intolleranza, di odio, affinché la luce della pace scenda nei nostri cuori e li illumini per sempre. Ancora auguri, carissima Daniela, e a riincontrarci presto.
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Lucia Sallustio
replica:
Cara Daniela,
con la tua sensibilità e semplicità hai trasmesso le tue sensazioni e l’armonia discesa nel tuo cuore in quella Chiesa dove sei approdata casualmente e ci hai condotti pian piano con le tue parole. Ora sento forte la sensazione che affannarsi così tanto e fare anche di un periodo di festa un momento di super-stress è cosa inutile e solo dannosa. Da questo momento rallenterò, sfronderò le mie giornate del superfluo e mi allineerò all’armonia del divino che é in ciascuno di noi e che tu hai ben percepito in quel momento.
Buon Natale
Luciana
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Alba Venditti
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Complimenti Daniela, hai trasmesso nel tuo racconto il vero messaggio del Natale ma non tutti lo sanno cogliere perchè le feste sfarzose ci affascinano di più e perde la sua importanza la semplicità delle cose e l’amore per il prossimo. Auguri infiniti di buone feste natalizie e salutoni da Alba
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Daniela Quieti
replica:
Grazie, cara Alba, per le tue belle parole e affettuosissimi Auguri di Buon Natale a te e a tutta la bella famiglia di Manuale di Mari.
Ti abbraccio
Daniela
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Andrea Masotti
replica:
Quella notte magica della Natività era un sogno fatto da svegli – e proprio la musica struggente, i cori, ci avvicinano a ciò che è alto e immateriale. Ho avuto tempo fa la stessa sensazione in una cattedrale ortodossa, mentre le voci baritonali dei monaci coprivano ogni spazio con una potenza lontana e innaturale. Grazie Daniela per questo tuo scorcio così nitido, e per avermi segnalato Consolazione di Gabriele D’Annunzio che ho letto oggi.
Andrea.
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