11-15 ottobre 2008 – Partecipa all’Iniziativa letteraria “Poesia e solidarietà”, organizzata in collaborazione con il Portale Manuale di Mari – Poesia e letteratura nei mari del web e Nicla Morletti in occasione della Campagna
“UNA MELA PER LA VITA” – Due giorni per combattere la Sclerosi Multipla

Siamo bacche di bosco
rose purpuree
al calar del sole
e ci avvolge il mistero
ci avvolge l’amore
Nicla Morletti
Scrittore, poeta, blogger, ti invitiamo a partecipare a “Poesia e solidarietà“, appuntamento per presentare opere di poesia e prosa sui temi proposti con le Iniziative letterarie “Il Giallo della Vita” e “Verità e Sentimento”, che si concludono proprio in questi giorni nell’ambito della Stagione letteraria del Portale Manuale di Mari. Come sempre puoi postare una o più opere direttamente nei commenti a questo post, da oggi fino al 15 ottobre. Per leggere una presentazione dei temi delle Iniziative letterarie: clicca qui.
Per informarti su cosa fare per aiutare l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla puoi seguire anche questo link.
Agli autori delle poesie e dei brani più belli sarà donato un fiore offerto da Punto Flora o un libro offerto da Nicla Morletti. Alcune opere potranno essere pubblicate nel libro “La pratica del bello scrivere” curato da Nicla Morletti per Laterza Giuseppe Edizioni.
Informiamo gli autori che partecipano al Premio Manuale di Mari che questa Iniziativa è valida ai fini dell’assegnazione del titolo di Autore dell’Anno.
Vi preghiamo di non postare più di una o due opere per volta ed evitare testi molto lunghi che possono rendere poco agevole la moderazione e la lettura dei commenti. Grazie per la collaborazione e buona scrittura!
CLICCA QUI per pubblicare la tua opera o il tuo commento.







SOLO IERI MI CHIAMAVI AMORE
Te ne vai
lanciandomi dietro
il tuo grido di corvo aggressivo.
Te ne vai
dopo aver cenato la non più tenera carne.
Hai giocato
con ingenui sentimenti
come fossi una bambola di pezza
ricoprendo di fango e
di vergogna la mia ingenuità.
E io urlo la mia rabbia
e il povero cuore implode.
Te ne vai
eppure solo ieri mi chiamavi amore.
Chi sei uomo dai due volti
di personalità ambigue
demone o relitto alla deriva?
Sei fuoco che brucia
comme fiamme che incendiano i boschi
o fallito alla ricerca dell’ultima spiaggia?
Sono sopravissuta a tormente
e tornadi devastanti
hanno sferzato il mio non più giovane fusto
spogliandomi
delle foglie non già più verdi.
Chi sono io mio Dio?
Sono meno della nuvola che si scoglie?
Meno del volo del vento?
Ho sottratto al tempo
la presunzione di albe chiare
di caldi abbracci di sole infuocati
e tu uomo
sei andato guardando avanti
rigido come l’inverno
senza neppure udire i passi tuoi
sul selciato dall’asfalto bagnato.
Daniela Quieti
replica:
@nonnamery,
Cara Marinella,
c’è tristezza nella tua bella poesia. Forse a volte la paura del vivere autentico genera in alcuni vuoto e dolore per sé e per gli altri. Con affetto
Daniela Quieti
nonnamery
replica:
@Daniela Quieti,
E’ vero Daniela, c’ è tanta tristezza. Ma so perdonare a chi mi fa del male. Sono poche le poesie d’amore che scrivo e sono
ispirate dagli attimi di gioia che la vita mi regala. Sono perle preziose che illuminano il mio cammino che indomito avanza verso il tramonto. Un grande abbraccio .
marinella(nonnameri)
Scarlatto amore,
purpureo fiore
di tempestosi cuori.
Passione cocente,
sentimento proibito,
del desiderio langue.
S’incendia…
mentre folate copiose
alimentano questo folle
ed impossibile amore.
CODICE GIALLO
L’operatore
qualificato
opportunamente
preparato
ha predisposto
gli strumenti
per valutare
tenacemente
la situazione
corrente
insufficiente.
Per aggregare
risposte
appaganti
a problemi
devianti
globalmente
evidenziati
altamente
correlati
al nuovo
progetto.
Dunque
rifletto:
frequenza
compresenza
occorrenza
percorrenza
confidenza
emergenza.
Codice giallo.
In conclusione
sono un soggetto
senza speranza
annoverato
per sondaggio
applicato
e trama
multiforme
di premesse
a un percorso
accidentato
di contrastante
attuazione
tendente alla
disaggregazione.
Però rientro
nel campione
di programmatiche
esperienze
nonostante
le interferenze.
Con tutte le riserve
sui fattori di rischio
onestamente
me ne infischio.
Vedrò lei, stasera.
nonnamery
replica:
@Daniela Quieti,
Cara Daniela ciò che mi incuriosisce in quesa poesia è il sonetto dolce, ma lascia un sapore che sa di amarezza. Sbaglio?
UNn caro saluto marinella(nonnameri)
Daniela Quieti
replica:
@nonnamery,
Cara Marinella,
grazie per l’attenzione. Ho rivolto questo sonetto, spero con ironia, a quegli aspetti della nostra quotidianità che richiedono di adeguarci continuamente a nuovi obiettivi di super, di special, di plus, generando stress emozionale e dimenticando l’anima.
Ti saluto con affetto
Daniela Quieti
LUCIANA
replica:
@Daniela Quieti,
un virtuosismo di parole carico dell’ironia necessaria per vivere le vicissitudini tragi-comiche del quotidiano con occhi diversi e un “piano B” sempre pronto. La tua soluzione per non farsi sopraffare dal caos che regna ovunque perfetto, nei posti di lavoro, come nelle nostre anime, é l’amore che si estrinseca nella chiusa fantastica “vedrò lei stasera”. Finché ci saranno gli affetti, quest’animo dissacrato, lacerato, schizzato, avrà speranza. Mi piace molto anche questa tua vena arguta e, a mio vedere, molto sofisticata nel modo di giocare con le parole.
Luciana
Daniela Quieti
replica:
@LUCIANA,
Grazie, Luciana, per il bellissimo commento e per quel “piano B” che sintetizza allegramente il desiderio di riacquistare la propria identità, liberandosi da quel senso di pesantezza che spesso si avverte nella continua richiesta di adeguamento a nuovi schemi della vita “ufficiale”.
Un caro abbraccio
Daniela
Giuseppina Mira
replica:
@Daniela Quieti, Complimenti per la poesia che invita ad una vita normale, mentre spesso costeggiamo l’anormale e non ci accorgiamo delle piccole cose quotidiane che hanno una bellezza straordinaria. Oggi corriamo troppo e siamo foglie secche senza mai essere state verdi.
Daniela Quieti
replica:
@Giuseppina Mira,
Desidero ringraziare sentitamente la gentile Giuseppina Mira per l’attenzione che mi ha dedicato. E’ bellissima e purtroppo vera l’immagine che siamo “foglie secche senza mai essere state verdi”.
Saluti carissimi
Daniela Quieti
andrea
replica:
@Daniela Quieti,
apparentemente un pregevole gioco di parole, carico di ironia come del resto già sottolineato, e scritto con notevole competenza linguistica e metrica, a tratti futurista.
Personalmente, ognuno ha la sua lettura, lo trovo decisamente allegro per la sua carica trasgressiva, pure proposta con raffinatezza, evidente in quel finale ” me ne infischio ” che rimette fanciullescamente la propria libertà davanti a qualsiasi noiosa consuetudine e pomposità.
ricambio i saluti, Andrea
Daniela Quieti
replica:
@andrea,
Gentile Andrea, grazie infinite per aver letto e commentato la mia poesia, descrivendo perfettamente e con così belle parole l’essenza del mio pensiero.
Con sincera cordialità
Daniela Quieti
Maria Luisa Seghi
replica:
@Daniela Quieti,
Cara Daniela,
Questa poesia si potrebbe definire agro dolce, nel senso che lui il soggetto del codice giallo, lo sa che difficoltà deve superare, ma poi pensa alla sera quando parlerà e vedrà lei..
E’ bello questo pensiero, perchè vuol dire che l’amore guida il mondo, anche con tutte le difficoltà che ci offre la vita.
Cari saluti
Maria Luisa Seghi
Daniela Quieti
replica:
@Maria Luisa Seghi,
Carissima Maria Luisa,
Grazie per le belle parole di commento. La vita spesso costringe per impervie strade e occorrono tante energie, tanto ottimismo e soprattutto tanto amore per attraversarle.
Con affetto
Daniela Quieti
UN RAGGIO DI SOLE SPENTO
La guardo
ma non trovo un solo tratto
che ricordi la bellezza fiera.
Cerco
nel viso scavato dagli anni
un solo abbozzo ridente.
Ritrovo
uno sguardo sperduto
e un sorriso a sigillo racchiuso
tra le rughe perdute del tempo
nel deserto di dune sbiadite.
Sfiorite sono le stagioni
come mandorli a primavera.
Lei
che regina è sempre stata della savana
conquistata con la fuga
da una gabbia troppo stretta
ha vissuto i suoi ruggenti anni
con egoismo e con inganni.
Memorie del passato
e del presente si fondono.
Ora siede in riposo con affanno.
Stringe tra le mani la vita
che lentamente scivola
dalle dita.
sergio doretti
replica:
@nonnamery, È una bella poesia che ti fa pensare.La vita ha un sapore di amore quando è illuminata dal raggio di sole.ma quando il raggio si spegne si spengono anche tanti desideri ma non devi, cara nonnamery chiudere l’interruttore perché ci sono tanti altri desideri e tante altre responsabilità.
Ci sono i granellini di sabbia da raccogliere da riempire spicologicamente tanti sacchi perché i bambini li aspettano.
Coraggio c’è un mondo che ti attende per essere vissuto
Affettuosi saluti.
sergio doretti.
Ciao a tutti!
Spero che questo raccontino scritto per l’iniziativa IL GIALLO DELLA VITA non vi tedi a causa della lunghezza, ma tengo molto ai vostri commenti. Effettivamente la vita é ben più strana e misteriosa di quanto ce la immaginiamo scrivendo.
NON DIRE NO
Era stata una bella festa, euforica e allegra come tutte le feste dei diciotto anni. Avevamo ballato tutta la serata, scalmanandoci ai ritmi da discoteca riprodotta nel rassicurante salone della casa di Elisa. Aspettavamo i lenti con un’eccitazione che ci pervadeva tutti e, alle prime note, ci precipitavamo a sceglierci la ragazza, per paura che ce la sottraessero di sotto gli occhi. I nostri corpi aderivano stretti. Io sudavo, e non perché fosse una sera di luglio e il caldo umido ci incollava gli abiti addosso. Avvinto così stretto ad Elisa, il cuore mi batteva all’impazzata. Avevo la fronte imperlata di sudore e mi sentivo imbarazzato a poggiarla contro la sua, come avrei voluto. Finalmente ero riuscito a tenerla tutta per me. Non mi sembrava vero, l’avevo rincorsa per tutta la sera, ma lei mi era sempre sfuggita con la scusa degli invitati, del rinfresco, dell’organizzazione della festa.
“Non dire no” le canticchiavo in un soffio, col fiato sul collo, parafrasando la canzone di Lucio Battisti che inondava la sala. Le vide accapponarsi la pelle. Mi piaceva vederla così turbata. Mi sembrava che dovessi piacerle un sacco e, a vent’anni, quando queste cose accadono ti senti un dio e gongoli e, con il pensiero, galoppi oltre la realtà.
Erano mesi che la corteggiavo e lei mi dava spago ma, poi, quando sembrava che stessimo per metterci insieme, lei spariva per un po’ ed io finivo col ritornare da Emanuela, che oggi è mia moglie. No. Non sto dicendo che Emanuela è una ripicca o un ripiego. Emanuela è la mia compagna da sempre e la amo. Lo era anche allora, e non rinfacciatemi, ora, che mi meritavo il disdegno di Elisa di fronte al mio doppio gioco. Stare con il piede in due scarpe mi faceva sentire un ragazzo che ci sapeva fare, con le donne e nella vita. Spacconate da ragazzi, lo ammetto.
Ma Elisa seppe mortificare la mia vanità. Sparì il giorno dopo la fatidica festa dei diciotto anni. L’indomani, a mezzogiorno, suo fratello venne a suonare alla mia porta, chiedendomi se mi fossi sentito con lei. Io, che mi ero appena alzato dopo la piccola sbornia e le altre esagerazioni della sera prima, non capii di che stesse parlando.
“Ti ripeto che Elisa è sparita da casa”
“Come, sparita? Da quando?”
“Stamattina già non c’era. Il suo letto era rifatto, sembra non ci abbia dormito per niente.”
Non me ne preoccupai molto, pensavo che fosse una ragazzata e che sarebbe tornata. D’altronde non sarebbe potuta andare lontano, senza un soldo, senza un lavoro, senza nemmeno avere finito gli studi classici. Ripensai alla sera prima, ai nostri baci ardenti di cui ancora conservavo i brividi, al profumo salso della sua pelle umida, spruzzata del Chloé che le avevo regalato. Dopo una sera così, non avrebbe potuto mai farlo. Ricordai di averla notata un po’ triste, ma pensai che fosse stanca per i preparativi e per il caldo stressante di quei giorni.
Solo quando giunse la sera e, poi, tornò ad albeggiare e di nuovo calò il sole ed Elisa non tornò, mi resi conto che era davvero sparita. Due giorni dopo tornò Leo a chiedermi altre informazioni e mi chiamarono in Polizia. Interrogarono me e tutti gli amici della festa. Della mia Elisa si erano perdute le tracce. Giunsero le solite telefonate anonime, qualcuno informava che l’aveva vista in stazione prendere il Lecce delle cinque del mattino. Un altro disse di averla incontrata a Taranto, un altro ancora in aeroporto. Questi informatori con mania di protagonismo o semplicemente animati da sadismo continuano ancora, a distanza di trent’anni, a dire la loro. Qualche tempo dopo, dovevano essere passati sette o otto mesi, un amico, un vero amico come si dichiarava con occhi mesti di affettata commiserazione per me, mi riferì di averla vista a Lecce in compagnia di un uomo molto più grande di lei, mentre spingeva un carrozzino. Per affondare il coltello nella piaga, aggiunse che erano in atteggiamento amoroso. Ogni volta che cercavo di dimenticare, alla maniera di un supplizio di Tantalo, di nuovo ricevevo notizie di lei. Che era stata vista attorniata da un nugolo di ragazzini di varie età, col moccio al naso; che era sfiorita e mal ridotta. Chissà che vita le faceva fare quell’uomo. La mia mente si affollava di storie diverse che, a volte, scagionavano, altre biasimavano il mio amore di una sera. Cercai di dimenticarla, sarei impazzito per la confusione mentale nella quale mi sembrava di essere piombato. Non sapevo se essere arrabbiato per il tradimento o darmi dell’incapace per non averla salvata in tempo dal mistero che aleggiava su di lei.
Emanuela, invece, non ne parlava mai. Seppe arginare le mie ferite con la sua pazienza e il silenzio. Elisa sparì definitivamente dalla mia vita. Io, sempre con le parole di Battisti in mente, mi ripetevo: “Ho il cuore malato, ma guarirò”.
Quante volte sono passato sotto il portone di casa sua, percorro ogni giorno quella strada per recarmi al lavoro. Molte volte parcheggio proprio là dove, quella sera, continuammo a baciarci fin dopo che tutti gli amici se ne furono andati via. Guardo sempre verso il portone, cercandola soprapensiero.
Ieri c’era un manifesto funebre al lato del portone. Ẻ morta sua madre. Tra i parenti c’è anche il suo nome. I soliti ben informati mi hanno detto che, da quando la mamma si era ammalata, lei si era riavvicinata alla famiglia e tornava spesso. Non ci ho mai creduto. Ma oggi, ritornando da lavoro, mi è parso di vedere una donna uscire dal portone. Aveva la sua andatura e le spalle un po’ ricadenti, come le aveva Elisa. Di dietro, mi è sembrata ingrassata. Ma d’altronde dopo trent’anni, che mi aspetto, di ritrovare la diciottenne che mi ha piantato con quella messinscena della festa di addio? Siamo tutti cambiati. Anche Emanuela si è arrotondata, pur dimostrando dieci anni di meno. Splendida Emanuela.
Alzo il passo, inseguo la donna. Deve essere lei che ritorna a casa dopo i funerali. Mi spiegherà finalmente tutto. Deve darmi una ragione di questo assurdo mistero. La esigo. Poi, ognuno tornerà alla vita di sempre. E finirà per me quella strana sensazione che mi manchi qualcosa, che una piccola parte di me si sia staccata, il giorno dopo la festa, per andare alla ricerca di lei.
“Elisa?” le chiedo, avvicinandomi alla donna, il respiro affannoso, l’ansia che brucia.
“Mi scusi, pensavo fosse la mia amica Elisa” le dico, mesto come un cane bastonato, quando si gira verso me. Non é Elisa, eppure mi sento stranamente felice. Quando la troverò, sarà ancora più bella di allora, come lo è Emanuela oggi. Tante volte le tracce del tempo accentuano la bellezza delle persone, soprattutto di quelle che amiamo, o, per lo meno, di questo m’illudo.
Lucia Sallustio
Daniela Quieti
replica:
@LUCIANA,
Carissima Luciana,
complimenti per il tuo bel mistery tale. Il protagonista sembra cercare simbolicamente la rievocazione di una scena primaria del suo personale romanzo giallo e, in essa, anche una forma di rassicurazione emotiva alle istanze inconsce, già felice degli indizi, nell’attesa della verità.
Ti saluto con affetto
Daniela Quieti
LUCIANA
replica:
@Daniela Quieti,
grazie per la recensione. Le tue parole, così puntuali nell’analisi, hanno caricato le mie di una intensità esistenziale. Il Giallo che é in noi, che circonda i nostri giorni e ci confonde. L’illusione ci salva da eventuali rese troppo precipitose.
Con affetto
Luciana
andrea
replica:
@LUCIANA,
è sempre un piacere leggere i tuoi racconti intriganti, dall’intreccio ricco di suspence, dalla ponderata caratura psicologica, ma anche terribilmente realistici ed attuali.
Proprio quando la vita raggiunge il suo apice si apre una voragine che inghiotte la protagonista e segna l’esistenza di tutti, lo svanire in una condizione marginale non accertata ma peggio vociferata dagli altri.
Poi serve tutta la vita per lenire il dolore, cercare spiegazioni, diluire la colpa, annebbiare i ricordi, cercare di intuire cosa sarebbe stato seguendo la strada della ragione, senza però riuscirvi del tutto: il dubbio rimane infine l’unica risorsa a cui appigliarsi per mantenere l’equilibrio in una esistenza comunque segnata.
Arrivederci a Lucca, Andrea Masotti
LUCIANA
replica:
@andrea,
grazie di cuore per aver letto il mio racconto con una puntigliosità analitica competente e profonda come tuo solito. So che i tuoi commenti sono sinceri e che, quando riscontri imperfezioni stilistiche e tecniche, le fai notare. Anch’io ritengo che la crescita di uno scrittore avvenga in questi momenti, nel confronto con chi vuole ottimizzare e non distruggere “tout court”. Ogni tua osservazione colpisce a segno, e, in effetti, nel racconto c’é finzione e realtà, dubbio esistenziale e personale, caduta e risalita, peccato e innocenza, il tutto condito da un eterno bisogno del Sogno e dell’Amore.
A Lucca.
Luciana
sergio doretti
replica:
@LUCIANA,
Cara Luciana, bellissimo e romanticvo il tuo racconto., io come vecchio ragazzo di campagna vorrei replicare,. com um raccontino semplice, semplice.
sono le domande che noi ragazzi di campagna facevamo ai nostri nonni perchè volevamo sapere da dove provenivano le favole che ci raccontava
I L GIARDINO DOVE NASCONO ANCHE LE FAVOLE.
-nonno vorrei sapere dove nascono quelle belle favole che tutte le sere mi racconti e che mi fanno sognare la notte.
- nascono nei giardini incantati!
- e dove sono i giardini incantati?
-ma,osserva, è qui vicino. Il giardino incantato è questo! Questi prati, questi boschi, queste farfalle Non lo vedi quanti fiori ci sono? Ogni anno a Befana mi reco nel prato qui vicino e raccolgo i semi delle favole, sono sufficienti per raccontarti, ogni sera, delle favole per un anno intero. Questi semi, molto importanti e rari sono prodotti da piantine che sembrano fiori di margherite e che si mescolano a questi fiori per non farsi prendere da tutti in particolare da quelle persone che non credono alle favole.Prima di diventare semi ed essere raccolti diventano dei frutti bellissimi.
Io li colgo e li semino nel giardino vicino alla vigna. Le favole le raccolgo a carnevale e poi te le racconto la sera (ad ogni seme corrisponde una favola:molte volte ci trovi delle belle sorprese)
-Ma i personaggi delle favole, sono veramente esistenti?
- sono fra noi, guardati intorno.
L’ambiente della campagna si presta in modo particolare ad ospitare i personaggi delle favole perché è un ambiente incantato.
Quella stessa sera il nonno , dopo aver cenato con la famiglia, si mise sullo stesso sgabello vicino al focolare. Chiamò Guido e gli disse scegli fra questi semi una favola da raccontare.
Guido scelse un seme, tolse la buccia e aprì il seme in due parti. Nel centro del seme c’era un piccolo foglio ripiegato molte volte. Guido lo prese e lo consegnò al nonno, che spiegò quel piccolo foglio che divenne molto grande e scritto a mano.
Nel foglio c’era scritta la seguente favola che il nonno lesse immediatamente:
c’era una volta un re…………………………………….
LUCIANA
replica:
@sergio doretti,
mille volte grazie per avermi onorata di una favola così bella che terrò stretta per me, quando raccontare mi sembrerà troppo faticoso, in uno di quei momenti che tutti noi passiamo, in cui si ha l’impressione che scrivere non serva a niente e a nessuno. Quelli che, poi, te lo fanno credere non sono pochi. Tu hai ragione, non meritano di raccogliere semi e, forse, nel loro giardino inaridito, non ve ne sono.
Grazie per la tua attenzione e gentilezza.
Luciana
Sono voci e occhi, mani e capelli nel vento,
è quel mondo sporco e carnoso
cui più non appartengo.
E vedo sulle vostra dita dipinte
le giornate che passate assieme
e le risa che trasfigurate,
pur di non piangere la verità.
Tra voi è tutto dato e tutto accettato:
la legge del predatore che zoppica
per non essere attaccato.
L’alterità ha un messaggio funesto:
ciò che non siamo,
al di là del torrente di gente
che s’abbraccia un’ultima volta.
Il giorno in cui mi avete avuta
conta meno di quello in cui non fui,
poiché la negazione, a questo mondo,
ha più valore.
Di sentimenti, tra noi, non s’è parlato:
li si è solo sognati.
sergio doretti
replica:
@Federica Fotino
Carissima Federica Fotino,
ho letto la tua poesia. È una bella poesia, ma mi ha fatto riflettere.
Ho chiuso il computer, ma la tua poesia l’avevo sempre nella mente e forse mi ha fatto anche soffrire.
Era giovedì scorso, la sera alle 21 ci dovevamo incontrare alla Banca del Tempo per il Ceneforum. Era in programma “Fronte del Porto” con Marlon Brando.
Avevo un po’ di tosse e un piccolo mal di testa. Mia figlia Patrizia mi ha detto: – non andare se ti senti male, ho io la cassetta lo guardi con calma,
Gli ho risposto: – cosa me ne faccio della cassetta e vederlo qui da solo mi viene il nervoso, almeno li ci sono gli amici, si parla, si discute, si critica, non mi togliere queste possibilità.
Scusami se la tua poesia l’ho riferita alle attività alla Banca del Tempo, come stare insieme e qualche volta raccontare, raccontarci che è un sistema per rompere la “malinconia” della vita.
“”Cos’è la “Banca del Tempo”? E’ un’associazione dove invece che soldi si depositano “ore”: si, ore impiegate in aiuto agli altri, ognuno facendo la cosa che più sa fare e che possa servire ad altri “correntisti”.
C’è chi insegna a ballare, chi ripara biciclette, chi preprara torte su comissione, chi insegna l’inglese o ad usare un computer e chi più ne ha più ne metta; una volta prestato l’aiuto l’associazione stampa l’assegno al donatore di tempo che con questo assegno può acquistare il tempo di qualcun’altro per un aiuto o un insegnamento.
Con un po’ di romanticismo si potrebbe vedere un tentativo di rimettere in moto quei rapporti di “ringhiera” che gli attuali condomini non favoriscono, quell’aiuto dato al vicino e che il vicino avrebbe volentieri ricambiato. Certo negli anni in cui la vita era dura questi aiuti erano indispensabili per tirare avanti, soprattutto nei nostri cortili cittadini, dove le persone venute in città per lavorare avevano perso quella rete di salvataggio che era rappresentata dalla famiglia contadina allargata. “”
Ti auguro ogni bene e ti saluto caramente
Setrgio doretti
Federica Fotino
replica:
Ciao Sergio,
grazie del tuo commento. E’ un bene che quel che scrivo possa far riflettere e restare nella mente a premere un pò dietro la retina. Mi spiace possa anche far “soffrire”: quello non dipende solo da me ma anche, e forse soprattutto, dal lettore. Io, personalmente, come lettrice sono tra le peggiori
Grazie, inoltre, per avermi scritto circa questa “associazione” (mi sembra di capire sia la definizione più appropiata): credo sia una bella cosa inventare una maniera per ricordare alle persone che si può aiutare in ogni momento. Mi piace anche il fatto che si paghi in ore: a volte dimentichiamo quanto valga il tempo ed è bene che qualcuno ce lo riporti alla mente, in quei casi.
Ti auguro una splendida giornata
federica
sergio doretti
replica:
@sergio doretti,
Cara.Federica
Nel mio precedente commento mi ero dimenticato di dirti che quella Banca del Tempo di cui ti parlavo, si trova a Firenze Q. 5 e mi risulta che in quasi tutte le città esiste questa importante Associazione.
In qualche località viene gestita dal Comune, in altre dalla Associazione Auser e da noi, nel Quartiere cinque di Firenze, è gestita dai Soci Coop.
Di nuovo auguri e saluti.
Sergio doretti.
nonnamery
replica:
@Federica Fotino,
Cara Federica ,
quanta tristezza in questa poesia! Ti auguro tutto il bene del mondo e spero che il sole irradi il tuo cuore di calore con fiamma ardente di speranza.
marinella(nonnamery)
FOGLIE SPEZZATE,
MAI SUPERFLUE, SIMILAUTUNNALI
EPPUR VIVE,
SVOLAZZANO SULLE NOTE DELLA VITA
CANGIANTI COME LE ILLUSIONI
FRAGILI COME I SOGNI,
EPPUR VIVE, TANTO VIVE
DA ESSERE VERE FINO IN FONDO
A RINASCERE…
Appunti di viaggio
Case di pietra e silenzi di sale.
Ho rallentato il passo
percorrendo accenti diversi e da una distanza vicina guardo nel catino delle ombre.
Le parole di poesia mi scorrono sulla pelle come acqua di fiume
lente, penetrano nelle anse di memorie e ricordi
depositano granelli di palpiti e ansie
di vibrazioni e paure
di pensieri incessanti che abitano gli occhi
ascolto, annuso, stringo questa marea di suoni…un poco discosta da me
cercando di toccare le voci che sento arrivare da lontano.
Lì, dove la solitudine mi tiene compagnia aspetto la traccia di sillabe nuove, in una lacrima dove nascondo il dolore che mi sfiora la mano.
LUCIANA
replica:
@Blue,
sono deliziosi ed evocativi questi appunti di viaggio, tra case di pietra e il sapore salso delle lacrime versate nel silenzio. Ogni immagine scorre e s’imprime nel cuore, come la pesca nel catino delle ombre, quelle del presente e del passato che si proiettano davanti a noi, verso il futuro. Sono silenzi rotti dai suoni, dallo scandire delle sillabe, dalle parole di poesia.
Complimenti.
Lucia Sallustio
Ti ricordi quando?…
Mi ricordo quando
nel giorno più bello,
scendesti la scalinata
col vestito bianco
sotto la pioggia di riso,
e lo sposo stretto stretto:
Tutti videro sbucare
dalla gonna lunga
lo stivaletto.
Eri gaia, radiosa,
le lacrime scendevano
gioiose sull’abito da sposa.
Quello stivaletto non c’è più!
Una mela, mille mele
te lo hanno tolto
ed ora tu sei qui,
guarita e a tutti sei grata,
tutti ora ami molto.
Umida Ramaglia
Quando il passo
si fa lento,
malfermo
pur nei sentieri spianati
e il sole
beve di continuo
lacrime
di sogni scheletriti,
nell’albeggio
di ondulati singulti:
salmodia
di chisa quale dio,
allora,
amico fratello,
brucia
quel ramo di poesia
e un caldo fuoco
scemerà
l’acre fumo
dell’umida ramaglia.
…E io,
passo dopo passo,
mi aggrapperò
a te,
alla ricerca
di un dio
che non sia solo mio.
Tanino Platania
Ringrazieremo pubblicamente, nel Portale Manuale di Mari, tutti i blogger e gli autori che vorranno segnalare questa Iniziativa nei loro Blog e siti web, come hanno fatto già Arsomnia e Mikrokosmos.
Riportate pure in replica a questo commento i siti e i blog dove segnalate questa Iniziativa.
Grazie di cuore!
La Redazione.
rosanna
replica:
@Redazione, Ho segnalato l’iniziativa “Poesia e Solidarietà” nel mio blog:http://blog.libero.it/luanaromantica/
Autori, blogger, compagni di questo meraviglioso viaggio “della scrittura”, siete stupendi. Le Vostre parole sanano il cuore e la mente. Hanno il potere di guarire le ferite e le cicatrici inflitte dal tempo. Scacciano la solitudine e la malinconia.
Continuate a scrivere, a deliziarci dei vostri pensieri, a coinvolgerci con le vostre emozioni. In diretta, sul web, dove le parole non moriranno mai.
Qui, dove la vita si fa letteratura e diviene “Voce dell’anima”.
Un saluto a tutti!
Nicla Morletti
-IL CANTO DELL’ANIMA-
Paraplegico con la sindrome di Down.
Sono così dalla nascita,
per i medici non dovevo neppure nascere.
Mia mamma mi ha voluto a tutti i costi,
diceva che mi amava,
che comunque ero il frutto del suo amore
e di quello di mio padre,
di quel bastardo che quando ha saputo com’ero
è fuggito dalla nostra vita per cercare di farsi compatire da un’altra donna,
ed avere con lei una famiglia normale.
Normale.
Normale.
Così eccomi qua,
sulla mia sedia a rotelle,
a scrivere come ogni sera.
Io scrivo, scrivo sempre.
Non parlo con nessuno perchè mi vergogno,
emetto dei suoni incomprensibili anche per me stesso.
Quello che voglio scrivere questa sera riguarda voi,
voi tutti.
Non voglio essere pietosamente considerato un emarginato.
Siete voi i veri emarginati,
che vi isolate da tutto ciò che è diverso da voi,
per paura.
Perchè un giorno,
un giorno soltanto,
non provate a stare con me?
Capireste che quando apro la bocca
con quell’espressione “spaventosa”
non è solo perchè ho fame,
ma è anche perchè voglio cantare.
Mia madre mi capisce.
Lei sola capisce la differenza.
Quando è così, lei mi si avvicina,
mi abbraccia e, sussurando,
con la sua dolcissima voce, inizia a cantare insieme a me.
La stessa canzone,
le stesse parole ripetute all’infinito.
Cantiamo assieme,
due voci e una melodia.
A volte stoniamo,
è vero,
ma continuiamo a cantare.
Due voci in una sola anima,
due voci in un solo canto,
due voci
nel canto dell’anima.
Robert
replica:
@Marco Ponti (Blusfumato),
… nel canto dell’anima.
Grazie per questo canto Marco.
Marco Ponti (Blusfumato)
replica:
@Robert, grazie mille
Nicla Morletti
replica:
@Marco Ponti (Blusfumato),
“Avolte stoniamo è vero,
ma continuiamo a cantare.
Due voci in una sola anima,
due voci in un solo canto,
due voci
nel canto dell’anima”.
Non aggiungo altre parole. L’intensità è tutta qui.
Nicla Morletti
Marco Ponti (Blusfumato)
replica:
@Nicla Morletti grazie milla anche a te, un sorriso
Ilaria
replica:
@Marco Ponti (Blusfumato), non ti avevo mai letto. è stato un piacere leggere QUESTA di te
(“Lila”)
Marco Ponti (Blusfumato)
replica:
@Ilaria, ma.. ma quindi ilaria=ilariathequeen=revengedoll=lila!! ho collegato tutto e mi ricordo di averti già letta.. mii com’è piccolo il web
D
Ilaria
replica:
@Marco Ponti (Blusfumato),
rosanna
replica:
@Marco Ponti (Blusfumato), Ciao Marco, sono d’accordo con te, i diversi sono quelli che si allontanano, perchè non capiscono; io faccio l’insegnante di sostegno nella scuola media, una missione per me, questo lavoro; grazie ai miei alunni disabili, ho conosciuto i veri valori della vita. Kiss
Rosanna
Marco Ponti (Blusfumato)
replica:
@rosanna, complimenti.. non è un lavoro “facile”, ma sono sicuro sia un lavoro che umanamente ti dà più di quanto si possa immaginare.. spesso andando oltre il lavoro
Daniela Quieti
replica:
@Marco Ponti (Blusfumato),
desidero unirmi, con affetto, a questo intenso canto dell’anima.
Daniela Quieti
Marco Ponti (Blusfumato)
replica:
@Daniela Quieti, grazie mille.. l’importante è che tutti, quando ne avremo l’occasione nella realtà, ci uniremo a questo canto. Un sorriso
sergio doretti
replica:
@Marco Ponti (Blusfumato),
caro Marco,
il tuo è un canto meraviglioso.
Ti sono vicino col cuore e con la mente.
affettuosi saluti
sergio doretti (nonno sergio)
Marco Ponti (Blusfumato)
replica:
@sergio doretti, no no forse è stato frainteso perchè è scritto in prima persona ma fortunatamente non è autobiografico, è solo frutto di fantasia. Ma ti ringrazio per il bel commento.. un saluto
andrea
replica:
@Marco Ponti (Blusfumato),
caro Marco, ho avuto occasione di ascoltare le parole di un ragazzo, un vero poeta, che vive questa condizione. Non può parlare, solo scrivere, e quando un altro ha letto le sue parole non ha potuto trattenere le lacrime per la forza emotiva di quei versi.
La tua poesia ha immagini molto belle , soprattutto quando accenna a quell’insieme che per alcuni è tutto, intrerpreta perfettamente il suo mondo
Andrea
Un saluto affettuoso a tutti! Autori, blogger ed amici che hanno raccolto questo nuovo invito. E’ un piacere leggervi e ritrovarvi qui, nel dolce quieto salotto di Nicla, aperto a tutti coloro che vogliono manifestare la loro solidarietà condividendo poesie, racconti e semplici commenti.
Chi lo sa che potere hanno le parole. Non sono mele che si possono vendere, non sono fondi che si possono donare a chi combatte il male, però come gocce di un immenso oceano alla fine muovono onde, muovono anime. Toccano tutte le rive del mondo.
rosanna
replica:
@Robert, una goccia di solidarietà da parte di noi tutti, può riempire il cuore di chi ha bisogno e sostenerlo; io lavoro da anni, con i ragazzi disabili, faccio l’insegnante di sostegno alla scuola media, e trovo che le parole dettate dall’amore, lasciano sempre un segno; a questo aggiungiamo anche, che un piccolo contributo, per aiutare la ricerca, è importante. Ai miei cari alunni disabili, dico grazie, perchè ogni mattina, mi regalano un sorriso e un abbraccio.
Rosanna
sergio doretti
replica:
@Robert,
Grazie Robert per il saluto che ricambio con affetto. Ho letto con interesse i moltissimi interventi fatti dai colleghi: molti riguardavano appunto la solidarietà ed il dolore per le diverse patologie che hanno colpito, in particolare, i bambini. Ho cercato, in molti casi, di inviare commenti e solidarietà per confermare il nostro impegno a favore delle persone che soffrono. In particolare ho cercato anche, fra l’altro, di evidenziare quello che si fa e quello che si è fatto all’ospedale pediatrico Mayer di Firenze, come un clow per amico ed altro.
Con l’occasione vorrei descrivere cercando di riepilogare, gli spettacoli a novembre 2008 anche questi al Mayer:: tutti i giovedì 6,13,20,27 (storie per bambini). Sono invitati anche i cittadini.
Complimenti e cordiali saluti.
sergio doretti.
El borracho *
Grigio giaceva il corpo magro
di un misero pupazzo inanimato
Erano le membra rigide
infilate
come segmenti fragili e sottili
di una collana umana abbandonata
e senza dignità
Un paio di braghe luride
sbucavano
sotto i brandelli di una maglietta
Armani, firmata nel mondo ricco
poi consumata
e regalata in uno slancio
di generosità
Disordinati gli arti
sul cemento di quella osteria buia
all’equatore
battevano al ritmo dell’urlo disperato
che cantava se stesso dalle labbra
di una bocca bavosa e sgangherata
che puzzava di guaro e povertà
Un uomo grasso e laido
rappresentante
della buona e giusta società
lo sollevò per una mano e un piede
lo trascinò
inerme lo lasciò nel fango
davanti al Municipio
e a quel Parque Central
Uno scroscio d’acqua
si accanì
la pioggia tropicale e rumorosa
che non lava le colpe
della ferocia silenziosa
di questa indifferente Umanità
Inutile e così falsa è la pietà
Ci condanna l’ipocrisia delle parole
sbandierate
dalle comodità
Non possiamo FARE noi, niente
Per lui?
Per quel mondo?
Per quella dimenticata innocente Umanità?
* l’ubriaco
Luciana Vasile
Insieme
Sul parapetto il ventre schiacciato
solido il tuo corpo da dietro aderiva
Mi avvolgeva. Coperta di gioia. Mantello di vita
Nuovo, il fiume scorreva per noi
Complice di amanti il ponentino soffiava
Strisciava sul pelo dell’acqua
spezzando la figura di luce sdraiata
di alti lampioni, sentinelle di giorni preziosi
alla ricerca di un senso, di un dove
Scomponeva e ricomponeva
bagliore vivo di anime intersecate
di emozione tremule
che si specchiavano nella condensa
della magica notte nella nostra estate romana
Poi, sono partita
Ora qui, nel rovescio del mondo
questa volta, non sono più sola
Il tropico bolle. Il vento corre altrove
fende impetuoso i duri sentieri
solleva la polvere delle miserie
scompiglia assetato di bene, i pensieri
Ascolti con me, nell’alba che nulla promette
i galli che gridano le disgrazie di un popolo
per il quale a volte, sembra quasi, migliore la morte
Dividi con me, le strade sterrate
i sobbalzi del carro, le lunghe mattine assolate
Su volti rassegnati e rugosi, insieme leggiamo
i perché ed i come di una vita di stenti
offerti nel canto sincero che dal punto più basso
raggiunge la fine del cielo
Insieme, aiutare sarà forse più facile?
Insieme, faremo qualcosa per loro?
Insieme, sapremo moltiplicare l’amore
incontrare altri amici, continuare in un coro?
Stringi la mia mano, camminami accanto
e non solo nei battiti colorati del cuore
La felicità detiene un primato
solo si tocca… se si costruisce
comincia dall’uno, dal poco
E’ il tutto che posso, il poco che ho
Luciana Vasile
andrea
replica:
@Luciana Vasile,
un ritmo martellante come un lontano suono di tamburi, evoca ricordi, impone immagini di forza primitiva, sensazioni e scosse di un percorso alla ricerca della sopravvivenza, di quel punto più alto, dalla polvere delle miserie/ / raggiunge la fine del cielo/ con quel canto che, solo insieme, solo con gli altri, può raggiungere il cuore.
Una bella poesia.
… buongiorno…
ho segnalato anche questa vostra preziosa iniziativa sul mio blog…
un caro saluto ed una felice domenica…
Raffaella (alias Morgendurf, che è proprio una qualità di mela…)…
Redazione
replica:
@MIKROKOSMOS,
Grazie di cuore Raffaella. Morgendurf è un bellissima qualità di mela.
Un mela per la vita.
LA CASA DEL VIANDANTE
Ho camminato tanto, senza una meta precisa. Pioveva, nella strada buia, da lontano una luce illuminò il mio viso, lessi:”Casa Del Viandante”. Mi sono fermata, e lì ho riscaldato il mio cuore; musica, un camino acceso, e gli occhi di chi aveva smarrito la strada, come me. Mi sono seduta, ho ascoltato, ho raccontato, ho pianto e riso; e c’era Marta, Alice, Margot, che trascinavano pure, le loro sacche lacerate. Un vecchio signore, si sedette vicino a noi, voleva ascoltare, ma lui era un uomo, non avrebbe mai potuto capire le ferite dei nostri animi. “Dovete ripartire donne”, ci disse, “non potete fermarvi qui”; io ci resto, non perché sono vecchio, sono qui, da quando ero giovane, io non sapevo sognare, avevo il cuore inaridito, ma voi no; vi hanno ferito accarezzandovi, ma voi proseguite, laggiù c’è un fiume, e una leggenda narra, che chi si lava il viso, con quell’acqua, riprenderà la giusta via; fatelo anche voi, avete fantasia e voglia di crederci, sono sicuro, non vi smarrirete più. Era un uomo, ma una cosa l’aveva capita, che le donne sanno sempre inventarsi la vita.
ROSANNA AFFRONTE
LUCIANA
replica:
@rosanna,
cara rosanna, già compagna di viaggio in racconti nella rete cui parteciperò sabato 18 ottobre, ho apprezzato molto la tua parabola, il finale é un inno, condiviso dal vecchio, alla capacità della donna di reinventarsi la vita ad ogni schiaffo subito, ad ogni momento, con freschezza e forza d’animo. Ci credo anch’io, tanto é vero che in un mio racconto, faccio dire ad un personaggio, nonna Ida, che le donne sono più forti, sanno resistere davanti al bello e al brutto.
Lucia Sallustio
Un fresco luminoso fascio
canta la speranza,
freme di baci e di carezze,
l’umanità calpesta
il poeta raccoglie.
nonnamery
replica:
@Nessuno,
Il poeta è un sognatore che coglie l’attimo.
E’ un cantastorie di vita
e canta la speranza
raccoglie emozioni e le regala.
Come il cielo diamanti di stelle.
marinella(nonnamery)
NOTTE MAGICA
Notte!
E’ magia le stelle
che ti illuminano;
su questi colli inventi
una piccola Gerusalemme.
Luna!
E’ silenzio
questa neve che cade
dentro l’anima
in una notte magica
nel giorno di Natale;
il sorriso triste
del viandante
sui viali abbandonati.
Il cielo mi trascina
come nenia
nel solenne giorno
della nascita;
nella culla ovattata:
“c’è il mio Paese”!
Giuseppina Pontillo
La pietra miliare del cinquecento
Non fu il mio canto
La pietra miliare di fuoco
Del mio tempo
Ma la nenia tempesta
D’amore…
I fiumi impetuosi
Del mio grido
Alle vergini cascate
Sbattute da onde sinergiche
Di solitudine antica
Io Isabella ..
Ho cosparso nel tempo
Le mie lacrime adamantine
Al Sinni purificato
Da diamanti.
luce
Guardo il cielo e penso:
che gioia viver la vita.
Donare emozioni
che scaldano il cuore
veder una rondine volare,
camminar per la campagna e sentire
il profumo dell’erba toccare.
Le api che danzano sui fiori
e posar lo sguardo
in sublimi colori.
Dove c’è ombra
si accenda la mia luce,
dove c’è luce
si adagi la mia pace
e capir di veder differenza
negli occhi di mio figlio che nasce.
Il poeta dei sogni
NON TROVO PIU’ IL MIO VOLTO
Non trovo più il mio volto
fantoccio bianco
nei colori dell’universo
Acqua trasparente la mia anima
che si danna
in un’affannosa ricerca
Dimmi cosa vuoi,
tu che all’improvviso ti porti via una parte di me.
Io sono persa,non mi riconosco.
Malinconia,rabbia e dolore
nel brillare dei miei occhi.
Occhi lucidi di lacrime di vetro
che si frantumano in cento pezzi mentre scivolano a terra.
Cerco di raccoglierle per trasformarle in cristalli
Ma a nulla vale ogni mio sforzo
Torno ad immergermi nel mio mare
E poi capisco che forse…
in questo perdermi
ho ritrovato me stessa
sergio doretti
replica:
@betty, Cara Betty,
in una notte limpida guarda il cielo e scegli una delle tante stelle brillanti, guardale e pensa alla tua vita, ai ruoi desideri ed al tuo amore e quando deciderai di interrompere la visione dirai:ho visto il tuo volto Betty, fra le stelle eri bellissima.
Con affetto
Sergio doretti.
FIGLI DI DIO
In un freddo mattino d’inverno un ragazzo stava all’angolo di una strada a vendere giornali.
Non aveva capotto e il freddo lo faceva tremare.
Una donna lo vide e lo invitò a seguirla in un vicino grande magazzino, dove gli comprò un giubbotto caldo.
Quando la donna ebbe finito di fare gli acquisti, il ragazzo era finalmente coperto dalla testa ai piedi.
Mentre il ragazzo si infilava il giubbotto, la donna pagò il conto e uscì dal negozio senza farsi notare.
Così quando il ragazzo cercò la donna per ringraziarla non la trovò, ma dalla commessa seppe che era uscita in quel momento.
Corse subito in strada, la cercò freneticamente, finalmente la vide in lontananza.
Le corse appresso, la prese per mano e le chiese:
“Signora, perchè è andata via? Io volevo ringraziarla”.
“Non importa, caro”, rispose la signora.
Il ragazzino la guardò con aria solenne e le chiese:
“Signora, ma lei chi è? La moglie di “Dio”?
No, rispose la lei gentilmente, “sono solo una delle sue figlie”!
Riccardo
replica:
@nonnamery, Semplicemente splendida!!!
Non c’è altro modo di definirla!!!
Con simpatia!!!
Riccardo
LUCIANA
replica:
@nonnamery,
sei una degna e incantevole “figlia di Dio” se pensi e scrivi delle cose così belle e generose. Una bella incitazione a non richiudersi nell’ingordigia egoista e sapere guardare anche a chi, in quel momento, soffre più di noi per aiutarlo.
Lucia Sallustio
nonnamery
replica:
@LUCIANA,
grazie delle belle parole.
Con affetto marinella(nonnameri)
sergio doretti
replica:
@nonnamery,
Grazie Monnamery, per averci regalato questa bellissima poesia che fa sognare ed apre il cuore. Complimenti.
con affetto
sergio doretti
IL MINATORE
Fumavano nella mia terra le montagne nere
tra le vaste distese di macchia mediterranea e di roccia grigia
e il respiro nell’aria di cenere e paure impenetrabili.
Con la lanterna in mano e l’elmetto in capo
con la paura di non dover più risalire
mio padre entrava nella bocca spalancata della miniera
a discendere nelle oscure viscere della terra umida
chiuso nella gabbia d’acciaio.
E scricchiolava la carrucola rugginosa
all’infrangersi sulle lente catene.
La galleria n.46 era tutta da smembrare
ma per un pezzo di pane caldo a casa da portare
il minatore sfiatava le pareti di diamante nero
con il sudore della fronte la vanga e il piccone
e di polvere maligna riempiva i suoi polmoni.
Sul carrello della funivia caricava ad uno ad uno il gioiello scuro
che alla luce nasceva con borbottio d’argano
e nella valle dalla pelle bruna risplendeva d’arcobaleno
il minerale che il ventre della terra aveva partorito.
E lo vide la casa sotto la collina
ritornare anche quel giorno
in risonanza si spandeva l’eco
di un padre minatore e della sua vita riportata.
sergio doretti
replica:
@nonnamery,
Complimenti Nonnamery,
è una bellissima poesia che ti porta a riflettere al duro e pericoloso lavoro dei minatori.
con affetto
sergio doretti
IN VIAGGIO
Mentre si parte
pensieri di fumo
confondono sguardi
in attesa
di uno scherzo sospeso.
Si parte
forse insieme
forse mai.
Panchine vuote di
sole
ombre.
Di spalle,
in attesa
di riconoscersi una volta ancora
al ritorno da una nuova partenza.
@lenio vallati,
Ciao, il tuo nome, non mi è nuovo; hai partecipato anche tu a :”raccontinellarete”, lo ricordo; non so se di me, ti ricordi; complimenti per questi bei versi; un caro saluto
Rosanna
lenio vallati
replica:
@rosanna, sì, ho partecipato anch’io quest’anno a racconti nella rete e il 19 sono a Lucca per racconti in rete, ma non ricordo quale era il tuo racconto. Fammelo sapere e complimenti alla tua poesia che é veramente molto bella, Lenio.
VERITA’ E SENTIMENTO.
Cara Mercedes Doretti Buenos Aires,
premetto che scrivo in italiano perché lo spagnolo lo conosco poco.
Mi chiedevi se siamo parenti: non so, forse lontani parenti.
Ritengo che la parentela non sia importante, l’importante è la RICERCA e l’aiuto alle persone bisognose ed in particolare ai bambini affetti da sclerosi multipla. Questo è, attualmente il nostro scopo, insieme ad altri aiuti.
Io, come ti avevo già detto nella mia precedente, nonostante l’età avanzata perché mi sento ancora in forma, faccio parte di una Associazione di volontariato denominata Auser Filo d’argento.
Tramite questa Associazione aiutiamo gli anziani e facciamo un giornalino intitolato ARGENTOVIVO:
Mi hanno affascinato le tue ricerche nel campo antropologico ed in particolare per la ricerca delle tante persone uccise dalla dittatura.
Ho visto in “internet” il cognome DORETTI ed avendo saputo che ti stai interessando di persone “esparisite” mi sono emozionato e quindi ti abbiamo pubblicato sul nostro giornalino
Tanti complimenti ed auguri.
Allego l’articolo sul nostro giornalino di alcuni mesi fa.
Cari saluti
Sergio Doretti
Via della Villa Demidoff,13
50127 Firenze Italia.
AD UN BIMBO MAI NATO
Scruto dentro me,
per cercare qualche scampolo
di tenerezza, qualche brandello di dolcezza,
ma non trovo più niente,
con te sono volate via
anche le ultime briciole di quel pane,
chiamato Amore.
Eri stato un sogno per tanto tempo,
ma poi sei diventato realtà,
scomoda per chi non ha smesso
mai di giocare.
Lui prendeva e non toccava,
lontano era il suo cuore, ed io davo, infinitamente davo.
Scusami, se non ti ho tenuto,
il freddo dei suoi occhi
mi aveva fatto smarrire la giusta via.
Rosanna Affronte
nonnamery
replica:
@rosanna,
Cara Rosanna ci sono verità che talvota riconosciamo e proprio per questo sarai scusata dall’essere mai nato, per intercessione del giudice supremo che è il “SIGNORE “del creato. Un augurio sincero. marinella(nonnamery)
rosanna
replica:
@nonnamery, Grazie Marinella, per le tue splendide parole. Complimenti a te per tutti i tuoi scritti; un abbraccio
Rosanna
VOLO DI RONDINE
Lasciasti il nido tentasti di volare
planasti su verde tappeto di velluto.
Con tenerezza la speranza
ti adagiò nel piccolo letto.
La fredda notte ci divise.
L’alba tradì la fuga
le forze ti ingannarono
giacesti tra le braccia della morte.
Quando lo sguardo
carpì il piccolo corpo
porse il palmo pietoso della mano.
Piccola rondinella, tu non eri più.
Ti abbandonarono alla solitudine
incapace ancora
di alzare le ali al vento.
Il mio dolore era nel tuo.
Come te provai a volare
mi spezzai le ali.
Come te rimasi senza amore
raccolsi le briciole.
Come te vorrei giacere un dì
su caldo tappeto verde di velluto
con la morte del corpo
e la libertà dell’anima.
sergio doretti
replica:
@nonnamery
Complimenti Nonnamery.
La tua poesia è bella e profonda, rispecchia il dolore per un volo di una piccola rondine conclusosi tragicamente. Forse tutto questo è la storia della vita e di una libertà che siamo riusciti a raggiungere, ma solo nell’anima.
affettuosi saluti.
sergio
nonnamery
replica:
@sergio doretti, Grazie nonnosergio
per aver commentato questo volo, tanto breve quanto inaspettato. Il sogno ambito di chi ama vivere è libertà di pensiero, d’amore.
Con affetto marinella(nonnameri)
Chi sei tu
Ogni volta arrivi
con il sorriso tra le labbra
e hanno sapore di segreto.
Tu che hai rapito sentimenti
che hai amicizie diverse.
Supperstiti aggrappati a una barca
che va alla deriva.
Tu che continui a viaggiare
il cuore il cielo il mare.
Tu che ti ritrovi lontano da me
nel rumore del mondo.
Sei spigoloso come riccio
più volte gli aculei la pelle hanno ferito.
Tu che dici di amarmi
ma strappi le radici al cuore.
con parole crude.
Tu che mi rubi il fiato
come il pascolo che bruca i prati
dagli occhi verdi.
Tu che mi dici come devo camminare
e cosa devo fare.
Tu, ma chi sei tu?
Tu sei vittima della tua stessa schiavitù.
DOLORE LETALE
Endorfine Diluite Liquida Chimica
A Placare l’Intenso Già Noto Dolore
Passa la Carne un Chiodo Ossidato
Infesta Il Derma del Suo Male
Trapassa La Testa
Distrugge Pensieri
Oggi che Nel Vetro Il Sole Splende
Freddo di Questo Sterile Week End
(purtroppo la grafica originale, QUI, non riesco a metterla. però il “senso” c’è)
LUCIANA
replica:
@Ilaria,
parole intense che “trapassano la testa”e mettono a pensare, anche chi ha avuto la fortuna di non assistere al “dolore letale” da te ricordato in questa poesia.
Lucia Sallustio
Ilaria
replica:
@LUCIANA, grazie! per averla letta! era un momento particolare… della mia vita…
Ilaria
Portava il bacio del sole in viso
e le mani come a spillare salsedine,
potevi berci la vita se volevi:
aveva lo stesso sapore indefinito del destino.
LUCIANA
replica:
@Federica Fotino,
versi misteriosi e intensi che stregano, con quel movimento delle mani che spillano salsedine e che si fanno, implicitamente, coppa per berci la vita distillata goccia a goccia. Indefinito il suo sapore come lo é il destino. Il giallo della vita, appunto.
Lucia sallustio
ALLA VITA
Vita, vita che avanzi nel veloce divenir del tempo,
sorda fluisci e mi passi come acqua tra le dita.
Lieta o mutevole e grave, in questo brano
d’eternità, dove scorri senza posa,
ti vedo procedere senza pietà.
Voglio dirti una cosa:
sai che il viver è dolore, che breve
è l’amore e poche le ore liete;
finiscon sempre in infelicità.
Amo la quiete! E la libertà.
Perché non ti fermi?
Accettarti mi costa e
talvolta d’improvviso svanisci!
Rompendo il muro di luce e suono,
senza indugio ci traghetti
a quell’ignoto che spaventa,
al destino buono.
Perché non vai più lenta?
Tu pure sei figlia dell’Eterno,
non sei sola, t’accompagna
l’intera umanità ed allora
andiamo insieme, anche se sei
brutta e faticosa.
Mai mi lasci, mi rialzi senza posa
e sempre riesci a ridarmi fiducia.
Mi fai fare un passo indietro,
Torno a respirare, a credere ed amare
quando l’errore brucia; tenuta da te che
m’invadi ed è bello rigustare il mondo
dopo averlo visto dietro un vetro.
Illumini l’intelletto e mi gonfia il petto
il profumo dei fiori che sale e
da gioia, come quella del bimbo che scopre
sotto l’albero, i regali di Natale.
nonnamery
replica:
@Dorella,
dolcissima poesia scritta con la penna del cuore.La vita è una risorsa di sorprese, se non sei pronta ti abbatte e fa declinare il fusto sino a sentirti una nullità, se la prendi di petto può renderti più forte o viceversa. Accettiamola com’è. Nella gioia nel dolore è pur sempre amata vita.
Con affetto
marinella (nonnameri)
Daniela Quieti
replica:
@Dorella,
Belle, dolci e vere riflessioni di vita. Complimenti.
Daniela Quieti
Corro nel vento
e trovo le foglie
accartocciate fragili e umide
Corro nel vento
e trovo il profumo
di bosco, verità e infinito
Corro nel vento
e trovo la vita
la tua voce, il tuo respiro
i soli che io riconosco
Claudia Piccini
rosanna
replica:
@Claudia Piccini, Ciao Claudia, ci ritroviamo, complimenti per tutti i tuoi successi, kiss
Rosanna
Risveglio
Guglie maestose ed orridi dirupi,
rocce e ghiacci silenti,
cupe, gelide vette,
che tagliano la notte,
più scure della notte,
come losche figure
dai contorni sfuggenti
ed odo sussurri lontani,
oscure preghiere,
lamenti, forse,
gemiti confusi
o solo il suono
del mio cieco e vano vagare
in un mondo di quiete
e parole donate al silenzio.
E poi si fa chiaro,
terra e cielo si separano,
lentamente,
come amanti dopo l’amplesso,
obbedendo ad un antico rituale
che annienta volontà e pensiero
e mentre le cime più alte
già fremono ed ardono
sfiorate dalla carezza della prima luce,
io volgo lo sguardo ormai sazio
ed incontro il tuo sguardo,
delicato e rispettoso,
tiepido baluardo della mia estasi
nonnamery
replica:
@Luca Laurenti,
una poesia che spazia nel cuore e nella mente come la notte più buia della notte, poi la luce che accarezza. COMPLIMENTI! P:S LUCA è per caso parente del presentatore di canale cinque?
cordiali saluti
marinella(nonnameri)
Luca Laurenti
replica:
@nonnamery, grazie per il commento; non sono parente ma solo omonimo. Cordiali saluti
Io e Me chi sono?
Non so proprio perchè
esiste un disaccordo fra Io e Me.
La vita o cari voi, tutta un mistero è,
Me non conosce Io, Io non conosce Me.
Se Io e Me è lo stesso, non ci vorrebe che
Io ordina e promette e poi non lo fa Me.
Se Io si vuole bene, si piace ed è felice,
c’è Me che lo contrasta in quello che Io dice.
Io non è mai solo, è sempre insieme a Me,
discute e fa progetti più di quando è con te.
A volte son d’accordo ciecamente decisi,
ma solo in rari casi ad essere precisi.
Nulla si può affermare con sicurezza vera,
si vive di sorprese dalla mattina alla sera.
Perciò mio caro tu, Io non capisce Me
è inutile pensare poter capire te.
Si dice che la morte certa per tutti è,
ma nel morire Io, chi sa se muore Me.
Antonio Massanova, da “Io e Me, poesie e sculture semplici” Edizioni Reginè
sergio doretti
replica:
@ester papa, Edizioni Reginè,
Complimenti è una bella poesia rebus,
io e me non sono la stessa persona perché io potrebbe essere una persona dedita alla solidarietà perché sorella maggiore perché nata prima.
Me potrebbe essere una persona egoista dedita solo al profitto personale.
Comunque è sempre utile che i due “personaggi” vadano sempre d’accordo, possibilmente senza litigare.
Complimenti e saluti.
sergio doretti
Carissima Nicla e carissimo Robert, grazie per il vostro impegno che ancora una volta profondete per tutti coloro che sono più sfortunati di noi nella vita. Come sempre rispondo con alcune mie opere, non avendo niente di attinente alla terribile realtà della sclerosi multipla verso la quale cercherò senz’altro, come ho sempre fatto, di dare il mio contributo. Il vostro e il nostro é vero amore, sapete, Amore con la A maiuscola che fanno del Manuale di Mari non solo un giardino di frofumatissimi fiori poetici ma anche un luogo di sincera solidarietà. Grazie ancora, Lenio.
L’arcobaleno
A volte le cose non vanno come vorremmo. Ti ricordi cosa ti capitò dieci anni fa, quando tu eri ancora piccola? Sembrava una cosa da nulla, una piccola operazione, disse il dottore. Un’operazione banale, come tante, una di quelle di cui non c’è minimamente da preoccuparsi. Ti avrebbero addormentata, questo sì, ma soltanto per una mezz’ora, forse anche meno. Un piccolo taglio e ti saresti svegliata nella cameretta dell’ospedale e mi avresti visto subito, appena aperti gli occhi. Io non mi sarei mosso da quella sedia, giuro, peccato che non mi abbiano permesso di essere vicino a te durante l’operazione. Ma forse è stato meglio così, a volte certe decisioni che non ci piacciono sembrano prese da esseri invisibili per il nostro bene. Ti avevo raccontato fino ad estenuarti che anch’io, da piccolo, ero stato operato alle tonsille, ma non mi ero accorto di nulla. Al risveglio soltanto un fastidioso doloretto alle corde vocali, e l’impossibilità di dire una parola. Mia madre si affrettò a portarmi un bel cono gelato. Anche a te avrei fatto altrettanto, se l’attesa di rivederti non si fosse protratta così a lungo.
Fuori piove. Le grandi vetrate dell’ospedale sono rigate di pioggia. Io aspetto con ansia il rientro del lettino sul quale ti hanno adagiato e portato via, circa un’ora fa, ma il tempo scivola via come l’acqua sui vetri. Entra il dottore nella stanza, mi si avvicina e mi avverte che ci sono delle complicazioni, mi parla di emorragia. Mi vengono alla mente cento, mille episodi di mala sanità, ma no, non può essere, mi dico. Tutto si risolverà al meglio, ne sono sicuro. Poi brividi di freddo entrano nelle mie ossa, e le gocce d’acqua che battono sui vetri si mescolano alle mie lacrime. Il tempo sembra essersi fermato. Vedo il volto di tua madre, in corridoio, forse l’hanno avvertita delle complicazioni. Almeno per questa volta ce l’ha fatta a liberarsi dagli impegni e ad essere qui con te! Anche lei deve avermi visto, anche se fa finta del contrario. Tua madre come sempre è agitatissima, adesso la vedo parlare con un altro medico in camice verde. Io invece sono qui, fermo, incapace di muovermi e di agire. Come ho sempre fatto nella mia vita, del resto. Lo so, non sono mai stato capace di prendermi le mie responsabilità, ma ti ho voluto tanto bene, e questo tu lo sai. Forse è per questo che il giudice ti ha affidato a me, e poi tua madre ha troppe cose da fare, è sempre in giro per affari!
Anche adesso non so prendere nessuna decisione, sto qui impalato, le mani congiunte, e cerco di recitare una preghiera. Mi accorgo di non ricordarne nessuna, e allora le parole mi vengono libere, Dio mio, recito, fa che si salvi, non portarmela via, ti prego! Trascorrono ancora alcune ore. Tua madre è sempre più agitata, adesso parla concitatamente al telefonino. Entra il dottore che conosco. Poche parole, l’emorragia è stata bloccata, fra poco potrò rivederti.
Riecco il lettino e il tuo viso minuto. Come sei pallida! Ancora qualche minuto, dice il dottore, ma non affaticatela troppo. Poi ti abbraccio, piccola mia, ti bacio dolcemente sulle tue piccole gote. Sei ancora addormentata. Tua madre mi è accanto, come un automa stringo le sue mani, ti chiedo scusa, le sussurro; lei sembra in un primo momento sorridermi ma poi ritira le sue mani e un brivido di gelo attraversa il suo volto. Tu improvvisamente ti svegli e vedi tutto. Sorridi. Almeno ci ho provato, no? E poi, non è facile che succedano due miracoli in un giorno solo. Domani, chissà…
Ti ricordi, Annalisa, di allora? Improvvisamente smise di piovere, e un immenso arcobaleno attraversò il cielo. Sembrava un enorme sorriso sospeso tra le case di quella città anonima. Adesso siamo di nuovo insieme, tutti e tre. Forse è stata la paura di quei momenti a farci ritrovare, forse è vero che non sempre il dolore annega l’anima nelle acque profonde della disperazione. Forse c’è una mano tesa lassù per noi, anche se non sempre ce ne accorgiamo.
Nicla Morletti
replica:
@lenio vallati,
grazie a te. Grazie a tutti Voi che incidete sul web le Vostre esperienze, le Vostre emozioni, il Vostro sentire. Parole intense e forti, capaci di frantumare le rocce delle difficoltà.
Grazie a tutti Voi che narrate la Vita, che si fa qui Letteratura.
Nicla Morletti
nonnamery
replica:
@lenio vallati,
a volte la vita ci mette alla prova per saper se siamo in grado di sopportare le avversità che non mettiamo in conto. E quando siamo in grado di capire l’intento ci affidiamo all’amore divino. Così dalle piccole cose nascono grandi cose, butti dietro lo spettro della paura e prendi il coraggio che non hai mai avuto. Affronti contrasti ma tu come me nella speranza vai avanti e porgi la verga ai meno fortunati. (Tanto tempo è passato da quando mia madre si prendeva cura di me, oggi sono io la madre , lei mia figlia.) Con affetto marinella
Daniela Quieti
replica:
@lenio vallati,
Carissimo Lenio,
sai esprimere con significativa partecipazione umana, spirito cristiano e delicatezza i tuoi nobili sentimenti.
Saluti carissimi
Daniela Quieti
Due bracciali d’argento
Due bracciali d’argento.
Lei si inginocchia
Con dita delicate
Offre il suo dono
E mentre la guardi
Felice
Quasi dimentica
Della tua giovinezza offesa
Sorride
Di una dolcezza
Che disarma
E uccide lo spirito.
Due bracciali d’argento
Sulla tua pelle bianca
E d’argento sono le ruote
Della tua carrozzella
[Diapason]
sei terra
di confine
sei argine
e poi fiume
e nel mentre
pensi al mare
inizi già
a salare
e sei onda
e sei corrente
e in un
attimo
in un niente
diventi idea
tra la gente
e ti vesti
di parole
e nel suono
d’una lingua
t’espandi
nei pensieri
nei sensi
e nelle viole
te che sei
fuoco
e sei passione
te che sei
già emozione
te che sei
vita
insaporita
dal gusto
di vedere
dalla voglia
di scoprire
la bellezza
in ogni dove
in ogni pozza
di sapere
lasciarti meravigliare
raffaele niro
p.s.
per leggerla così com’è nelle intenzioni dello scrittore consiglio di cliccare qui:
http://www.raffaeleniro.eu/images/diapason.bmp
Robert
replica:
@Raffaele Niro,
perdona Raffaele, le possibilità di formattazione dei testi sono quelle che sono in un blog. Grazie di cuore per questa bella lirica.
L’esercizio della distanza
Puoi vivere ovunque: basta una minima capacità di adattamento.
Ma ciò che ti fa comprendere dove vivi realmente bene, dove l’ambiente è in sintonia con il tuo profondo essere è
l’esercizio della distanza.
E’ quel pensiero a cui ricorri quando sei altrove, il modo in cui quel pensiero accarezza il ricordo.
Se non scaturisce nè la nostalgia, nè un vago rimpianto per quel luogo lontano, anzi, prevale un senso di fastidio nel rammentarlo, è palese che quello non era il “tuo” posto.
Viceversa, sai bene che vi sono luoghi a cui spesso ritornare almeno con il pensiero e che, pure con questo mezzo soltanto, tutto il tuo essere ne beneficia.
Forse l’esercizio della distanza andrebbe perseguito per comprendere dove sta di casa l’amore?
Daniela Quieti
replica:
@Arsomnia,
Cara Arsomnia,
sono belli i tuoi pensieri. E oggi abbiamo trovato il posto giusto in questa iniziativa di solidarietà dove sta di casa l’amore.
Cari saluti
Daniela Quieti
nonnamery
replica:
@Arsomnia,
Cara Arsomnia,
Si può vivere ovunque se hai con te gli affetti più cari
si può vivere ovunque se le le radici non son saldamente radicate alla tua terra. Ma credo che vagabondare per saper comprendere dove sta di casa l’amore, sia sufficente chiederlo al cuore.In questa grande famiglia che è il Manuale di Mari, di cui fai parte anche tu, io l’ho trovato. E sapessi quante emozioni mi regala! Con affetto marinella(nonnamery)
rosanna
replica:
@Arsomnia,
Ciao Arsomnia, in effetti è come vivi i ricordi che comprendi dove sei stata bene. Un abbraccio
Rosanna
QUEL GIORNO A BROWNSEA
Non fu a caso quel giorno a Brownsea
che Robert Powell guidò il veliero
verso la pace.
Non fu a caso che venti ragazzi
navigarono verso la primavera.
Fu l’incantesimo dell’amicizia
che spinse lui e i suoi ragazzi
verso giorni profumati
che facevano respirare la sua luce.
Non è un caso che Robert
e i suoi ragazzi dopo cento anni
fanno assaporare a milioni di uomini
gli aromi della luce.
Non è un caso
che l’esercito delle camicie azzurre
fa viaggiare la luce e la fa giungere
oltre i confini dell’egoismo.
Quella luce che riflette i sorrisi del cielo
apre le finestre alle aurore
dipana i dolori, allontana la solitudine
porta in dono sogni
innalza altari all’amore.
Quella luce che non si perde nel vento
ma corre a perdifiato
e arriva nella Valle dei Templi di Agrigento
per consacrare gli scout Telamoni
dell’onesto sudore della fronte, del coraggio
dell’avventura, della libertà, della solidarietà
del gioco, del canto, della preghiera
della saggezza, della verità
della bellezza del creato.
Quella luce che rinnova il giuramento:
“Una volta scout, per sempre scout”.
Quella luce che fa germogliare mille motivi
per cui vale la pena vivere
e lottare per far vivere.
Giuseppina Mira di Siculiana (Agrigento)
nonnamery
replica:
@Giuseppina Mira,
Cara Giuseppina,
forse arrivo in ritardo con il commento, ma adesso con calma, posso soffermarmi in ogni giardino e finchè mi sarà concesso coglierò un fiore e nei suoi petali leggerò i messaggi che tutti noi con grande emozione esterniamo e cogliamo.Complimenti per la tua poesia dedicata agli scout. “quella luce che rinnova il giuramento e che fa germogliare mille motivi per cui vivere e lottare per vivere” Cordiali saluti
marinella(nonnamery)
Giuseppina Mira
replica:
@nonnamery, grazie per il tuo commento che mi commuove e mi gratifica molto.
Ascolto
Tendo l’orecchio
e sento anime in pena.
Che vi sia per loro
almeno una preghiera
e una bianca veste,
della luce dell’Amore
travestito il mattino
fino al sole del crepuscolo.
E la luna, d’altra veste bianca,
copra la notte.
SPERANZE..
VITTIME SILENZIOSE
VIVIAMO DI SOPRUSI
SENZA SCALPITARE
TACENDO OGNI PENSIERO
SCATURITO DALLA MENTE
SCHIAFFEGGIATI NEL PROFONDO
LECCANDOCI FERITE
RIPIEGHIAMO LA CARNE TUMEFATTA
COSCENTI O INCOSCENTI
MALGRADO ANGHERIE
RISALENDO LA CHINA
SCOSTIAMO IL MALVAGIO
VOLGENDO ALTROVE GLI SGUARDI
SPERANZOSI DEL RICREDERCI
VIGILI ATTENTI ATTENDIAMO
IL RISVEGLIO DEL MONDO
CAREZZANDOLO
CON L’OCCHIO DI CHI ANCORA CREDE
IN UNA NUOVA TERRA
CHE GENERI BONTA’ UMANA..
senti che bell’aria che c’è
fuori
e ”quel non starci dentro”
non esiste più
no….(babe)
non esiste più
NON ESISTE PIU’
senti la fuori che… buoni odori
con quegli aromi così…
balneari
e tutto quel che abbiam buttato giù
ieri
oggi non ci pesa più
NON SO CHE COS’E’
QUEST’ONDA CHE SENTO
SALIRE DENTRO ME
SO SOLO CHE
HO VOGLIA,MA E’ RIDUTTIVO DIR VOGLIA(mmmm)
DI TE
Guarda che nitidi quei colori
La fuori
Spettacolare,poi,quel blu del mare
e tutto quel che abbiam buttato giù
ieri
oggi non ci pesa più
MA POI CHE COS’E’
CHE RENDE TUTTO LEGGERO
E RISOLTO DENTRO ME
SO SOLO CHE
HO VOGLIA,MA E’ RIDUTTIVO DIR VOGLIA
DI TE
….ascolta il brano su myspace….
scusa Nicla….è questo il link esatto..
grazie..
HOSPITAL
In stanze sterili
di corridoi lucidi
occhi smarriti passeggiano
poggiandosi a grucce di speranza
tra passi incerti
e sospese risposte
Ne ho visti di volti in cerca di vita..
ne ho letti di pensieri oltre la mente
Anime attonite
marionette
aggrappate a fili invisibili
fissando soffitti al neon
coi giorni sempre uguali
tra muti lamenti di notti insonni
Corpi anonimi
immersi in bianche lenzuola scricchiolanti
di letti sconosciuti
implorano in silenzio la vita al cielo
ricercano amore in camici lindi
annaspando l’alba,
attendono incoscenti del domani..
Amami
“Sogni indistinti di umane realtà, voglia di essere amata e consumata di inesistente, ebete amore.
Amami.
Non fare altro.
Amami, voglio certezza e fatica.
Amami, io non so amarti.
Tu lo sai fare. Sai faticare e rivendicare con un coltello alla gola il tuo diritto di amare.
Amami. Finiscimi.
Amami.
Schiaffeggiami come una rosa al vento.
Finiscimi.
Amami. Desiderami. Possiedimi.
Amami.
Solo.
Non smettere. Prendimi.
Mangiami di solitaria distrazione.
Amami. Sentimi. Ascoltami.
Suonami.
Rullo di cassa vuota.
Amami.
Se vuoi, solo se lo vuoi.
Amami.
Non interrogare il cielo.
Amami se hai il cuore per farlo. Se hai un cuore, se hai ancora pareti rosse che sbattono dentro facendo rumore.
Amami. Colpiscimi. Piegami.
Lasciami attaccate le parole che io non ho. Non ne ho. Le ho perse come briciole di pioggia che il terreno arso beve.
Amami.
Forse.”
Franco
Poche ore, il tuo giorno
così veloci
nella stanza
dove conosci
anche il sole
e risorgi per qualcuno
pensando a tuo padre
o ai tuoi boschi
dove ti scorticavi l’anima
ma non il segno.
E sei qui rubato da lei
nascosto da me
a dirmi, guarda ora sono
e sto bene, non ho bisogno
proprio di niente
e neanche di lei
perché ho tutto il Tempo.
Pomarolo, 11 ottobre 2008
Marghy
replica:
@Marco lando,
Immagini poetiche bellissime!!
Complimenti Marco ;o)
SE
Se la mia vita inosservata passa
e di tanto in tanto da fragile arbusto
una poesia ancora nasce
lo devo a te velata malinconia
che spesso ti accompagni alla nostalgia.
In questo giorno da illusioni scandito
un turbinio di sentimenti agita il mio cuore.
Dietro quel battito di ciglia
un messaggio d’amore che nasconde una pena sincera.
Spesso non so chi tu sia
cosa sia tu dentro
ma riscopro il sorriso sincero
e quel bacio al respiro del sole.
Nella fornace ardente del cuore è tenerezza.
Robert
replica:
@nonnamery,
Questa poesia è stupenda. E, perdonami, ho come l’impressione di averla già letta.
nonnamery
replica:
@Robert,
Caro Robert, questa poesia l’ho scritta vent’anni fa. Avevo avuto un diverbio con mio marito. Mentre mi recavo in ospedale per un day hospital guardai verso la finestra. Lui era lì, mi accompagnava con lo sguardo. Grazie per il gradito commento.
Cordiali saluti marinella (nonnameri)
sergio doretti
replica:
@nonnamery,
cara Nonnamery,
Complimenti, è una poesia bellissima.
La leggi, ti convince, ma ti fa anche pensare.
Ti fa pensare al passaggio della vita ai vari traguardi che hai raggiunto, ai sentieri che hai percorso nel tempo, quei sentieri romantici nell’interno di un bosco dove ascolti la musica dei merli e calpesti i fiori sul quel sentiero. Il sentiero della vita. che lo vivi.
In questo romantico viale circondato dalla natura, nasce nel tuo cuore :
”una poesia ancora nasce
lo devo a te velata malinconia
che spesso ti accompagni alla nostalgia”.
Perché la vita è poesia. Tutta la vita è poesia perché la vivi nei momenti, anche negli attimi che non sfuggono al tuo cuore e che ti fanno pensare al tuo amore che, anche se non lo senti, ti è vicino.
Con affetto
sergio doreti.
nonnamery
replica:
@sergio doretti,
Grazie nonno Sergio,
la vita è come una scala di cristallo, devi stare attento, però, perchè durante la salita potresti lesionare i gradini e mai arrivare al panerottolo del tuo sogno. Perciò vivo cogliendo l’attimo e ne faccio una riserva per i momenti meno felici.
Con affetto
marinella(nonnamery)
L’abbandono
I tuoi occhi, specchi di luce spenta
fissano il vuoto dal quale vorresti essere inghiottita.
Tacita per tanta delusione
rimembri volumi di parole indecifrabili
e ascolti il rumore del tempo che freme
accanto al rivolo di sangue che scorre
e nella piena diviene acqua.
E inonda le ferite e il campo di spighe di grano mietuto
da risucchio malefico
che ha deturpato il corpo laddove le forme carnali
s’adornano d’armonia e colori indefiniti
e talora conducono per mano in un mondo sospeso
dove non vorresti mai andare.
Perchè hai amato tanto la vita
e ti perdevi nel canto delle stagioni
tra il gorgheggio del mare e il mormorio della terra?
Da fragile fusto la pietà urla preghiera
mentre laghi di lacrime cristallo
riflettono il tuo sguardo aspettando il risveglio
come l’alba di nuovo mattino.
Daniela Quieti
replica:
@nonnamery,
Cara Marinella,
i tuoi intensi versi parlano direttamente al cuore. Con affetto
Daniela Quieti
nonnamery
replica:
@Daniela Quieti,
Cara Daniela, quando leggo i tuoi versi ho la sensazione di stare accanto a te e di ascoltare la voce che mi bisbiglia parole
di conforto.E’ come se ti conoscessi da sempre. Ti sento vicina come l’amica che non ho e che per motivi di lavoro non ho coltivato . La priorità erano i figli. Ma da quando sono entrata nella grade famiglia del Manuale di Mari,ho avuto il piacere di incontrare persone meravigliose che in punta di piedi sono entrate nella mia vita, liberando il respiro soffocato dallo sconforto. E ogni giorno apro la posta e attendo un alito che mi faccia dimenticare per qualche secondo, le preoccupazioni che ormai da gennaio opprimono la mente e il cuore.
Grazie, con infinito affetto marinella (nonnamery)
Daniela Quieti
replica:
@nonnamery,
Carssima Marinella,
ti ringrazio di cuore per ciò che hai scritto, ti abbraccio e ti assicuro tutto il mio affetto. Troverai sempre il tuo sguardo riflesso nel comune sentimento che unisce la grande famiglia di Manualedimari, restituito come l’alba di un nuovo mattino.
Ti saluto caramente
Daniela Quieti
IL GOMITO DEL TEMPO
…e ad un certo punto vidi il muro alla mia destra trasformarsi nei finestrini di un Eurostar, e così capii che non c’era modo.
eppure ci avevo provato, eccome se ci avevo provato.
…
perchè volevo vedere com’era andare il giro a vivere senza portarsi dietro tutto il rumore che sono.
volevo vedere com’era il mondo senza un paio di occhi che, appena lo guardano, lo trasformano in qualcos’altro.
volevo sapere se c’era un modo di osservare le cose senza bucarle e morirci dentro, se c’era un modo di vivere senza consumarsi e morirsi addosso.
ma ad un certo punto avevo visto la calce del muro trasformarsi in linee bianche di aria e correre, correre, correre…così tanto da farmi capire quell’unica cosa a cui infondo non avevo creduto mai.
che non c’era altra scelta per me, e non ci sarebbe mai stata.
nient’altro oltre quel treno che ti corre incontro sul muro biancoscostato della mia camera.
…ed avevo provato a fermarlo, ma la verità è che siamo sempre stati qui io e te, incollati insieme nel gomito del tempo
ed ogni storia può anche finire chissà dove, posso anche lasciar passare inosservate le parole e schiacciare gli odori fra le unghie
posso vivere di ciò che resta, stordirmi di luoghi ed immagini, dimenticarti e bruciarmi il cervello di fogli bianchi, smettere di raccontarti e non raccontare più nulla,
ma dovunque io riesca ad arrivare è sempre lì che sono.
in te e nel piccolo rumore che faccio con le mie parole.
..è un piccolo testo al volo..giusto perchè mi piaceva davvero il progetto e volevo contribuire seppure in maniera minima:).
complimenti..un saluto!
Robert
replica:
@Chiara Capuano,
“…ma dovunque io riesca ad arrivare è sempre lì che sono.
in te e nel piccolo rumore che faccio con le mie parole.”
Benvenuta qui Chiara. Le tue parole fanno un bel “rumore”…
Assolo
Ti parlerò.
Come alla penombra.
Narrando ciò che siamo.
Ciò che non vogliamo.
Nuvole di viola alla
finestra,
anzi , già qualche
goccia cola.
Ultima e impaurita
luce della
sera.
Dialogo d’assolo,
assorto, distante,
com’isola da scoprire
nel domani
d’un atlante.
Fisso un aiuto
al cielo
facile d’armato,
in groppa ad
un destriero.
La mappa d’una
stella a riabilitare
fragile vita,
ancora sentita
da vivere e,
bella.
Sfuma e smoccola
come la cera.
Robert
replica:
@mds,
meravigliosa…
UN CLOWN PER AMICO
Nei reparti pediatrici degli ospedali esiste una nuova cura che è chiamata “clowterapia”. Il nome è tutto un programma: ha l’intento di allontanare almeno per un po’, la tristezza e le paure che assalgono i bambini in ospedale. La clownterapia offre un supporto alla medicina tradizionale, è riconosciuta da tutto il personale ospedaliero come parte integrante del programma di cura. La presenza dei clown non è vissuta come un’intrusione, ma come aiuto a sdrammatizzare la situazione, e soprattutto rende i bambini più sereni e ricettivi. La classe medica è ormai concorde sui benefici prodotti dal buonumore: le degenze si accorciano anche del 50%, l’uso degli anestetici del 20%. Numerosi studi confermano che ridere ha effetti sorprendenti nella cura delle malattie cardiache, ossigena i polmoni, diminuisce la percezione del dolore, aumenta le difese immunitarie, riduce la secrezione di ormoni da stress, neutralizza le paure, facilita il rilassamento muscolare. Anche in una recente indagine condotta da IReR, Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia, si conclude: “Lo studio è riuscito, …., a dimostrare con risultati oggettivabili, l’azione positiva del clown in corsia, sia sul bambino sia sui familiari, inducendo a sostenere la diffusione di questa attività nel maggior numero possibile di reparti pediatrici.
Sergio Doretti :Notizie raccolte nell’ospedale per bambini MAyer di Firenze.
sergio doretti
replica:
@sergio doretti,
Centro Studi di Psicologia dell’Arte e Psicoterapie Espressive per i bambini dell’Ospedale pediatrico ” Meyer”“”
Viviamo sicuramente in un Mondo ed in un secolo in cui è molto difficile sognare, credere nei miracoli, concedersi degli spazi per la poesia. Credo che in questo tipo di Mondo siano quanto mai terapeutiche le fiabe; fiabe per adulti, fiabe per bambini e per la parte bambina di ciascuno di noi, ma sicuramente fiabe, dove esiste ancora una giustizia, dove i valori veri sono premiati alla fine.Esistono giornate no, sogni infranti, cuori spezzati ma decisamente in questa vita c’è data la splendida opportunità di trasformare, nel nostro piccolo, ogni momento della giornata in una nuova scoperta, in un sogno, con gli occhi pieni di stupore e curiosità.””Questo è il sunto di una riflessione della prof.sa di psicologia Paola Dei in riferimento alle fiabe per bambini in particolare presso l’ospedale pediatrico “Mayer”. Quest’anno, questa prof.sa, ha deciso di rivolgere la sua attenzione ai piccoli ricoverati di questo Ospedale “ una fiaba un sogno, un momento di semplicità che ci conduce nel Mondo dei piccolii, dove i valori veri rimangono l’amicizia, il perdono, il rispetto, la lealtà, l’amore”,Leggendo quanto ha scritto la prof.sa Paola sulle fiabe raccontate ai giorni nostri presso l’ospedale pediatrico Mayer e presso altre strutture pediatriche, mi vengono in mente alcune iniziative, riguardanti i “canta-storie”ai malati in ospedale addirittura nell’ antico Egitto e in epoca più recente (anni ’30) la lettura delle favole da parte dei nonni:- leggendo alcuni testi della storia antica, si apprende che già nell’antico Egitto c’erano all’interno degli ospedali musisti, cantastorie, ministri religiosi, con il compito di portare conforto ai ricoverati,- negli anni 30, in pieno regime, i nonni leggevano a noi nipoti, fiabe e racconti vari .Tutto questo “nel canto del fuoco” della cucina di campagna, in particolare la sera quando le giornate erano più corte.
rosanna
replica:
@sergio doretti, Queste iniziative, dovrebbero esserci in tutti gli ospedali pediatrici, ma purtroppo non è così; io lavoro con i ragazzi disabili, perchè faccio l’insegnante di sostegno alla scuola media, e so quanto sia utile regalare loro un sorriso; io nel mio piccolo, lo faccio ogni mattina, perchè sono loro che mi hanno fatto capire, che i nostri affanni quotidiani, rispetto a certe realtà, sono veramente di poco conto. Un caro saluto
Rosanna
nonnamery
replica:
@sergio doretti,
sei un grande! Un clown per amico. E’ da sette anni che desidero fare il corso per svolgere il volontariato nelle corsie con i degenti.Da quando ho avuto un nipotino ricoverato. Ho visto i volti dei bambini e dei familiari, non solo sorridevano ma partecivano attivamente. Bella esperienza. A me capita spesso. Dietro richiesta dei miei piccoli principi e principesse mi cimento a fare nonnaclawn con plausi e battimani da una corte molto attenta. Speriamo che la Sanità si aggiorni e che anche i camici bianchi indossino una divisa colorata come sono i bambini.
Con affetto
marinella(nonnna meri)
sergio doretti
replica:
@sergio doretti,
Cara Marinella, (nonnamery da nonno sergio) ti ringrazio della risposta che ho molto gradito.
Forse noi con i nostri commenti siamo riusciti ad evidenziare il problema dei bambini in particolare partendo da quei bambini ammalati che vogliono distaccarsi dalla tristezza e dal dolore e vivere con interesse in compagnia dei clown.
Purtroppo ci sono altri gravi problemi per i bambini non per ultimo lo sfruttamento dal lavoro e vorremmo cercare di evidenziare questi gravi problemi per cancellare la violenza o per lo meno ridurla.
E come è possibile? Forse dovremo, io e tu ed eventualmente altri, trasformarci in granelli di sabbia perché tanti granelli di sabbia raggiungono una forza sufficiente a lottare contro tante violenze della vita.
Saluti e complimenti.
sergio doretti
nonnamery
replica:
@sergio doretti,
Ciao Sergio, talvolta con i granelli di sabbia si costruiscono castelli ma con il richiamo della vita potremmo trsformarci in roccia e costruire una fortezza d’amore per tutti coloro che non vogliono sentire “basta con la violenza, i bambini non si toccano”. Ma noi siamo solo dei nonni, possiamo però affidare alla voce del vento un messaggio di speranza.
Con affetto
marinella(nonnameri)
Daniela Quieti
replica:
@sergio doretti,
Complimenti, Sergio. Aggiungo con grande affetto il mio granello di sabbia al tuo e ti saluto caramente.
Daniela Quieti
sergio doretti
replica:
@Daniela Quieti,
Grazie Daniela,
sono convinto che un granello di sabbia se si utilizza come arma di difesa per difendere i bambini dalle malattie e dalle ingiustizie, si trasforma in un granello di oro.
con affetto,
sergio doretti.
sergio doretti
replica:
@sergio doretti,
I BAMBINI DEL MAYER RIUSCIRANNO ANCHE A VOLARE.
Questi bambini che soffrono negli Ospedali, senz’altro riusciranno ad uscire dal “labirinto” con l’aiuto di tutti noi e con l’aiuto della loro “Arianna” Incontreranno la vita che è dura e che la dovranno lottare.
Ma riusciranno anche a volare:
Alle domande,di un Clow vestito da filosofo, risponderanno come Dedalo:
- E’ vero,bambini che voi di notte guardate sempre il cielo?
- Lo guardiamo anche di giorno, se possiamo,.
- E perché?. La vita è sulla Terra.
- La vita è ovunque .Guarda, – e Luciano indicò uno storno d’aironi che passava alto nel cielo, – non è vita quella?
- Io intendevo, – precisa il filosofo clow – la vita degli uomini che non possono volare è sulla Terra.
- Ma noi voleremo un giorno. Ribatté Luciano.
Non perdiamo le speranze. Cerchiamo di aiutare sul serio ma anche con la fantasia questi bambini ad uscire dal labirinto.
sergio doretti
Dedicata alla mostra di pittura “SGUARDI” di Mario Perrone
SGUARDI
Sguardi colore del mare e del cielo
mi parlano di voli lontani
di vele sospinte verso un miraggio.
M’illuminano di primavera
e dentro di me germogliano
brezze di aurora.
Cerco di prendere per mano
i sogni del passato
ma corrono a perdifiato nella mia terra
dove ho vissuto da ragazzo
e si mescolano con l’odore forte dell’erba.
Ho voglia d’Africa
di sapori semplici, buoni
ma le onde coprono il mio canto d’amore.
I nostri sguardi s’incontrano
nella struggente malinconia
di gemme di luna.
Giuseppina Mira di Siculiana (Agrigento)
Marghy
replica:
@Giuseppina Mira,
Cerco di prendere per mano
i sogni del passato
ma corrono a perdifiato nella mia terra
Bellissima questa corsa a perdifiato dei sogni del passato! E’ un’immagine molto, molto forte. Me li immagino, i sogni, rotolare giù per la discesa, come bambini. Mi piace moltissimo.
Un abbraccio
IL CASTELLO
Soffia lo scirocco
arde la terra
scende la notte
densa di misteri.
Su queste rocce
davanti alla vallata
sento rumori di battaglia,
una nuvola di polvere mi acceca,
intravedo soldati spagnoli,
non saprei, forse francesi,
forse stanchi briganti.
Qui, dove c’era un bel castello,
piange una dama il suo eroe perduto,
ritorna un cavaliere vittorioso
invano in cerca di riposo e pace.
Sogni, certo, ma come,
non sai quel che accade,
grida ora una voce,
ricorda.
nonnamery
replica:
@Daniela Quieti,
Qui dove c’era un bel castello , piange una dama il suo eroe perduto. Metafora della vita?
Un abbraccio
marinella(nonnameri)
Daniela Quieti
replica:
@nonnamery,
Carissima Marinella,
ti ringrazio per il bel commento e ringrazio i capitani Nicla Morletti e Robert per come sanno unirci, idealmente, nell’offrire conforto alle persone sofferenti.
Ho postato questa poesia per l’iniziativa “Il giallo della vita”.
E’ dedicata alle suggestioni e leggende legate ai tanti ruderi di castelli presenti nella mia terra d’Abruzzo, presenze inseparabili dalle montagne stesse, memorie di cruente battaglie. Ma è anche, come tu dici, metafora della vita.
Ti abbraccio caramente
Daniela Quieti
Robert
replica:
@Daniela Quieti,
c’è un bel castello, c’è una Dama e c’è un Eroe. E su tutta la storia come scirocco soffia il mistero…
Daniela Quieti
replica:
@Robert,
grazie per il graditissimo commento.
Daniela Quieti
LUCIANA
replica:
@Daniela Quieti,
i tuoi versi incantano, anche quando le dame di quei castelli piangono i loro eroi perduti e altri cavalieri arrivano, vittoriosi, a piantare le loro bandiere, in quella giostra che gira, misteriosa e imprevedibile, ed é la nostra vita.
I castelli, però, sono baluardi a difesa dei nostri sogni e noi le antiche dame e cavalieri che li abitano e si divertono a fare tornei e gare di solidarietà come in questa rete.
Luciana
Daniela Quieti
replica:
@LUCIANA,
grazie di cuore, Luciana. Sei tu che incanti me con le tue bellissime parole.
Un abbraccio
Daniela Quieti
Marghy
replica:
@Daniela Quieti,
Come amante di castelli e guerrieri che sfidano la morte in battaglia, mi illumino sempre a leggere poesie su questo tema.
Il ricordo ulula per i bastioni, s’infila nel trombatorrione e rimane lì, vorticante, aspettando che qualcuno porga l’orecchio alla sua voce. Anche quando sembra che il ricordo non ci sia, è lì, e non aspetta altro che noi lo scopriamo.
Un abbraccio
Daniela Quieti
replica:
@Daniela Quieti,
grazie di cuore, Marghy, per il bellissimo commento. Un abbraccio
Daniela Quieti
Fabiano Braccini
replica:
@Daniela Quieti,
Castello di richiami simbolici, di velature oniriche, di suggestioni dolci-possenti e di nostalgie del cuore.
Lirica molto bella,
fabiano braccini
Daniela Quieti
replica:
@Fabiano Braccini,
Grazie infinite, gentile Fabiano, per l’attenzione e per le bellissime parole che mi rendono felice.
Con sincera cordialità
Daniela Quieti
sergio doretti
replica:
@Daniela Quieti,
Cara Daniela, la tua poesia, anche nel romanticismo di un castello mi ha risvegliato la memoria: erano notti prive di stelle quelle che incudono il terrore, non ero in un castello dove mi trovavo, avrei potuto nascondermi nelle stanze, ma era un bosco che non profumava di fiori ma aveva l’odore della paura.
Complimenti e cari saluti.
sergio doretti
LA TUA TRACCIA
Non è facile
arrampicarsi sul grembo di te,
madre,
spaventato,con la freddezza
desolante della malattia.
Fu quella luce
nel silenzio
a scavalcare la tua stella smarrita,
dondolando come una foglia
spezzata sulla strada.
E’ di ottobre
questo lamento
che mi appartiene,
dentro i miei pensieri.
Lo conservo,
come il ritmo
intransigente del mare
che sento
come una tempesta
nella mia consapevolezza.
Ma il miracolo c’è,
è questo legame
che irrompe inesorabile
in questa stanza
come il soffio leggero
del tuo respiro,
è una traccia
che ha sfidato la morte.
GIANFRANCO CORONA Bologna
AL DI LA’ DELL’ALBA
E’ un abbandonarsi,
visibilmente irrequieto
in questi tempi ribelli,
una nuova lama
affonda nel mio raccolto,
forse addolcita
da questa pioggia
fresca.
Come se gli strascichi
tenui di una stagione
condensassero respiri
irrequieti
e la solita abitudine
si arrestasse
come d’incanto
dietro il rumorio
della città
e i vari solchi
di erba nuova
si dimenassero
al di là dell’alba.
Come se lo scoccare del mattino
potesse infrangere
inaspettati govigli di sole.
GIANFRANCO CORONA Bologna
Marghy
replica:
@Gianfranco Corona,
Mi piace molto la tua poesia, in particolare il tuo titolo.
bravo!
Cara Nicla, le tue iniziative sempre pregne di umanità, ciò che scrivi, ciò che ci proponi sono sempre un grande aiuto che aumenta vieppiù il nostro desiderio di dire la vita. Grazie! Dorella
Nicla Morletti
replica:
@Dorella,
grazie a te, grazie a tutti Voi che miracolosamente siete qui, nel nome della poesia e della solidarietà.
Un caro saluto Dorella.
Nicla Morletti
UN INSOLITO GIALLO
Sospinta dal vento, la vela andava accostandosi alla riva e Fabio aiutò Linda a scendere sulla battigia. C’erano ad aspettarli i due amici che li avevano invitati per la cena: Sergio e Gabriella.
Abitavano in una bella casa sulla riva del mare, un’antica proprietà della famiglia di Gabriella. Essendo la loro unica erede, i genitori l’avevano acquistata e donata per le nozze facendola ristrutturare completamente.
Sergio aveva un’attività che lo portava di frequente all’estero e, la sede dell’azienda per la quale lavorava, era nei pressi della loro abitazione.
Gabriella aveva da poco partorito ed era andata incontro agli amici, affidando il neonato alle braccia della nonna.
Rientrando in casa trovarono in sala da pranzo la tavola già apparecchiata con le candele accese nel candelabro colorato di vetro di Murano.
Gabriella aveva già nel pomeriggio, preparato una semplice ma abbondante cena. Suo marito e l’amico Sergio erano sempre affamati ed ella si cimentava in cucina con allegria sapendo di accontentare la loro golosità.
Sergio aveva l’hobby del giardinaggio; volle accompagnare gli amici a vedere la sua ultima composizione floreale, sistemata nella veranda. In un vaso ampio aveva messo un tronco di dracena già alto, e tutto attorno pianticelle di ciclamini di vario colore. Qualche felce e abbondante Capelvenere di color verde tenero, rendevano la composizione particolarmente primaverile in una fantasmagoria di colori, che rallegrava e dava l’indicibile emozione di ciò che al mondo sono fra le cose più belle: i fiori.
Sergio avvertì che dopo la cena sarebbero arrivati altri due invitati, Sandro e Nora e al loro arrivo Gabriella preparò subito il caffè ma fece anche una gaffe domandando a Sandro se Cora fosse la sua mamma. Cora era infatti una persona di circa cinquant’anni e Sandro ne aveva soltanto ventotto.
Trascorsero l’intera serata raccontandosi vicendevolmente gli ultimi avvenimenti, i viaggi fatti durante l’estate, commentando la vita coniugale che, con la nascita dei piccoli, si era fatta molto più impegnativa.
Linda non capì in che rapporto fossero Sandro e Nora; venne a sapere in seguito che vivevano insieme, ma ella voleva capire come: Era una zia? Era una governante? Nessuno lo sapeva. Accompagnava Sandro in tutte le occasioni incurante dell’imbarazzo che man mano si andava creando tra gli amici.
Quando gli amici invitavano Sandro dovevano ormai tener conto che con lui c’era sempre anche questa sua indefinibile compagna. All’inizio, quando l’aveva presentata agli amici, aveva detto che era un’amica molto affezionata che lo accudiva e che egli teneva vicina per dimostrarle la sua affettuosa gratitudine. La ricambiava portandola sempre con sé. Poi non aggiungeva altro e lasciava languire l’argomento tra l’imbarazzo generale che ormai era diventato pieno di inquietudine. Rimaneva il fatto che Sandro non si fidanzava né si sposava.
Linda si disse soddisfatta della giornata con gli amici, ma non seppe trattenersi dal confidare a Fabio le sue perplessità sull’amico Sandro.
Fabio le rispose tranquillo, lasciandole intendere che non era il caso di approfondire, che la realtà era quella che Sandro aveva dichiarato e che non v’era motivo di dubitarne.
Nella loro casa Sergio e Gabriella avevano una grande darsena che poteva ospitare anche altre barche in affitto e, quella sera, all’arrivo le avevano trovate già tutte stipate al loro posto.
Linda e Fabio si erano soffermati a conversare con gli amici mentre Sergio era sceso per primo ad accendere le luci. Poco prima di scendere i gradini che conducevano sotto la pensilina, sentì un rumore strano, un rumore di catene che srotolavano.
Scese di corsa, si fermò, riaccese le luci che qualche ora prima aveva accuratamente spento e, con attenzione, frugò con gli occhi in tutte le barche. Si spostò lungo il muro dell’attracco camminando fino in fondo al passaggio, per rendersi conto se vi fosse qualcuno o qualcosa da scoprire. Delle grosse corde facevano da recinto intorno alle barche; le osservò una per una ma non trovò nulla che potesse aver causato il rumore sentito. Urtò una nassa che era appesa al muro con cordami vari ma, ovviamente non poteva essere quella la causa del rumore. Non si persuase, risalì in fretta la scaletta che portava di sopra, andò all’ingresso della villa e citofonò a sua moglie. Le disse che si sarebbe attardato, che non si preoccupasse invitandola a trattenere gli ospiti ancora per qualche momento. La donna si stupì ma rispose che lo avrebbe fatto.
Sergio ridiscese nella darsena, aprì la porticina d’ingresso e mentre andava avviandosi alle barche, gli si configurò nella coda dell’occhio, un giovane nero in piedi in una di esse. Il ragazzo lo guardava con gli occhi sgranati e con le nere pupille che roteavano brillando nel buio dell’ambiente e nel bianco delle sedi orbitali in una espressione del volto impaurita ed al tempo stesso spavalda. Quello sguardo enorme a Sergio parve di sfida
Lo apostrofò con voce severa, gli impose di scendere immediatamente dalla barca del suo cliente.
Il ragazzo salì sul panchetto e fece per buttarsi in acqua ma Fabio lo fermò ancora con voce imperiosa e gli disse di andare immediatamente vicino a lui.
Egli provò a muoversi ma fu subito evidente che era trattenuto da qualcosa: una lunga catena lo teneva legato al palo della barca.
Sergio gli disse d’aspettarlo e che sarebbe tornato attrezzato per tagliare la catena. Non sapeva però come avrebbe potuto fare; spiegò al giovane che avrebbe cercato un fabbro ma che, essendo ormai sera inoltrata, non sarebbe stato facile trovarlo disposto a venire.
Salì nella veranda al piano terreno che stava al di sopra della darsena, prospiciente il mare. Chiamò sua moglie che già si accingeva a scendere con gli ospiti e la informò dell’accaduto pregandola di intrattenerli e che sarebbe risalito presto.
Fabio chiamò la polizia e chiese un intervento immediato; chiese anche che gli portassero una tenaglia per tagliare le catene.
Raccomandò che il ragazzo venisse liberato e, in cuor suo, non aveva chiaro il perché; chiese che non gli venisse fatto alcun male poiché intuiva che fosse vittima di qualcuno più adulto e più scaltro di lui.
Il Brigadiere lo rassicurò e promise che gli avrebbe mandato immediatamente gli agenti e la tenaglia.
Ritornò sui suoi passi e ridiscese nella darsena; si affrettò ad andare nel posto dove aveva visto il ragazzo in piedi, ma il giovane nero non c’era più, era scomparso.
Guardò meglio, salì egli stesso nella barca, scese nella stiva, spostò le tende, ma non v’era più traccia del giovane. Fabio si guardò ancora attorno, spinse lo sguardo al largo del mare, sperando che nel chiarore lunare potesse vedere muovere qualcosa. Nulla! Tutto era fermo e silenzioso e, nella barca non c’era traccia neppure della catena.
Controllò anche la base del palo per trovare i segni che, sicuramente la catena doveva aver lasciato. Nulla! Sul palo non c’erano segni.
L’uomo si sentì sgomento, lasciò le luci tutte accese, raggiunse Linda in veranda ed attese gli agenti senza fare incauti commenti.
Alla Polizia Sergio spiegò per filo e per segno quanto aveva visto. Gli agenti lo ascoltarono con attenzione; controllarono ed osservarono da cima a fondo tutte le barche e le acque intorno ad esse. Accesero un faro portatile puntando il fascio di luce sull’intero perimetro della casa; non trovarono niente di niente. Stettero silenziosi ad ascoltare lo sciabordio dell’acqua che arrivava a piccole onde sulla riva del giardino fino ai muri della casa.
Gli agenti si intesero con un’occhiata, e decisero di andarsene; non avevano nulla da fare costì. Si guardarono ancora imbarazzati e, salutando i coniugi Morandi, se ne andarono.
A quel punto Gabriella s’impaurì, fece mille congetture e rimproverò suo marito di non essersi accorto subito dell’inganno quando, per scappare, il “nero” aveva tentato di buttarsi in acqua. Sapeva di potersi tuffare poiché non era vero che fosse legato con la catena. Tuttavia il fatto rimaneva misterioso.
Salirono in casa per dire agli amici il loro rincrescimento per aver guastato la serata con un avvenimento tanto strano. Le parole di tutti furono di comprensione ma anche sottilmente inquiete perché la polizia non aveva fatto chiarezza.
Uscirono tutti insieme, incuranti della cena lasciata sulla tavola. Se ne andarono con le loro barche illuminate dalla lanterna.
Quella sera Sergio e Gabriella non riuscirono a prender sonno, rimasero svegli tutta la notte a pensare e commentare l’accaduto, cercando di ipotizzare altre possibili iniziative da parte del ragazzo, tendendo l’orecchio curando di esser pronti ad ogni rumore sospetto. Non si sentivano tranquilli, anzi, Gabriella era agitatissima e Sergio, per calmarla, le andava dicendo che forse aveva sognato tutto, forse non c’era mai stato un ragazzo nero sulla barca.
Il giorno seguente dormirono fino all’ora del pranzo; si erano addormentati abbracciati.
Il risveglio li trovò di buon umore, il riposo li aveva ristorati ed entrambi provavano un certo sollievo nel ritrovarsi, in pieno giorno, insieme, e che non fosse accaduto nulla di nuovo.
Telefonarono agli amici che abitavano a circa dieci chilometri dalla loro casa; vollero invitarli per il giorno stesso. Desideravano distrarsi e, come era consuetudine, fare con loro una partita a bridge. Li trovarono e si accordarono per l’orario di cena. Angela e Tito sarebbero arrivati con la loro barca a vela nel mezzo del pomeriggio facendo il solito breve percorso che li distanziava dalla loro casa.
Gabriella si premurò di fare altre provviste in paese e chiamò la cuoca che abitava appena più in su. La donna si disse disponibile, elencò ciò che doveva essere acquistato in base al menù concordato con Gabriella e le disse anche, di non preoccuparsi per le verdure, perché avrebbe portato lei quelle del suo orto. Gabriella acquistò in pasticceria anche un dolce all’ananas che era la specialità preferita da suo marito.
Sergio e Gabriella stavano giocando a tennis nel loro campo provato; s’interruppero ed andarono loro incontro agli amici che erano arrivati.
Si sedettero in giardino e Sergio e Gabriella informarono subito gli amici di quanto era accaduto la sera precedente, raccontando ogni cosa per filo e per segno, nella speranza che non si spaventassero. Angela e Tito rimasero ad ascoltarli in silenzio ma non riuscirono a nascondere una certa preoccupazione che aumentava via- via che il racconto del fatto proseguiva.
Dissero che la casa era piuttosto isolata e loro non si sentivano preparati ad affrontare eventuali altre iniziative del negretto. Con una discreta dose di viltà, accamparono un pretesto qualsiasi e dissero che non si sarebbero fermati neppure per la cena. Ripartirono frettolosi poco dopo..
Sergio e Gabriella non insistettero, compresero la paura degli amici ammettendo che era abbastanza fondata … e poi forse …. Angela era incinta.
Cenarono da soli quella sera sulla veranda, come avevano previsto di fare con gli ospiti; gustarono le buone cose lasciandosi emozionare dalla grande luna che già si affacciava quasi tonda nel cielo sgombro del crepuscolo sotto il quale il mare lampeggiava di rosso e di viola. Il loro dialogo si fece man mano sempre più sommesso.
Rimasero soli e fu inevitabile riandare subito all’argomento. Gabriella era impaurita sia per il fatto avvenuto realmente come Sergio aveva detto ma anche nel caso che suo marito avesse inventato tutto o addirittura nell’eventualità che avesse avuto un’allucinazione. Lo guardò; ad un certo punto Fabio s’accorse che ella lo stava scrutando. S’inquietò, s’agitò e vennero ad un alterco concitato. Si ritrovarono nella loro camera irritati ed impauriti l’uno dell’altro. Si spaventavano a vicenda con sospetti e supposizioni sempre meno rasserenanti.
Sergio si sentiva solo e sperduto, avendo perso la fiducia di Gabriella. Dubitò di sé stesso, non sapeva più cosa pensare. Chiamò un medico al pronto soccorso dell’Ospedale vicino che promise di mandare la guardia medica.
Il Dottore venne presto e prescrisse dei sedativi che Gabriella andò a comperare nella farmacia di turno, accompagnata da lui.
Sergio riuscì a dormire qualche ora, ma prestissimo, stordito e rattristato, si ritrovò sveglio nel letto con Gabriella che lo guardava.
Era quasi l’alba ed il silenzio della strada era turbato appena dalle onde che battevano sui sassolini della piccola spiaggia. All’improvviso, sentirono una voce d’uomo che chiamava a voce forte fuori di casa. Si precipitarono sulla terrazza indossando una giacca da camera e videro, davanti alla villa, un barcaiolo, un pescatore che, agitando le braccia, indicava il cadavere di un ragazzo nero che galleggiava contro il muro della villa.
Ritornò la polizia e prescrisse l’autopsia dalla quale risultò che il ragazzo era stato ucciso avvelenato e poi abbandonato in acqua.
Era di origine…
Dorella Dignola
nonnamery
replica:
@Dorella, Proprio un giallo questo racconto.Ci farai sapere chi ha ucciso il povero negretto?
Un abbraccio.
marinella(nonnamer)
LUCIANA
replica:
@Dorella,
ho letto la storia tutta d’un fiato, affrettandomi verso la fine, ma… Aspetterò con pazienza di leggere il finale.
Lucia Sallustio
LA FARFALLA
COME UNA FARFALLA E’ LA VITA,
CHE LIEVE PASSA,
SENZA FAR RUMORE.
COME UNA FARFALLA E’ LA VITA,
CHE ALLE VOLTE FINISCE,
NEL BREVE VOLGER DI POCHE ORE.
MA COME UNA FARFALLA LA VITA,
PERMETTE ALLE PERSONE,
DI VOLARE PER GLI SPAZI ETERNI.
ESPLORANDO,
VIVENDO,
GIOENDO,
AMANDO.
RICCARDO
nonnamery
replica:
@Riccardo,
la vita è proprio come una farfalla. Ora è viva, ora muore!
Riccardo
replica:
@nonnamery, Ti ringrazio infinitamente per il commento e l’attenzione prestata alla mia poesia!!!
Con simpatia!!! ^______________________^
Riccardo
CIAO, VITA
Ciao, vita
che mi vieni incontro,
ti aspettavo, eccomi.
Quando ero giovane avevo paura di perderti,
e mi misi a correre
ma più correvo e meno ti prendevo…
Mi accorsi dopo
che tu
eri la corsa.
Ti saluto ora
come a vent’anni salutai Madeleine a Le Havre
mentre mangiava sotto l’unico albero del porto,
con una briciola sulle labbra.
Io avevo una birra e dividemmo a metà
tutto.
Mi sorprese che si fidasse di me:
disse che le piaceva il mio cappello
e lo volle provare.
E rideva rideva… Dio come rideva,
solo mia madre rideva come lei.
Da allora ho sempre portato un cappello.
Ciao, vita, lo so che mi vuoi bene.
Le rughe? Sono le strade passate insieme,
quelle importanti lasciano sempre un segno,
ti fanno riconoscere fra mille,
sono le pagine del tuo diario. Spesso le rileggo.
Le rughe più fonde sono le più belle.
Ciao vita, oggi c’è un bel vento,
un soffio che apre gli occhi e non fa male.
Nella mia testa ci sono mille uccelli
che si alzano in volo:
come quando salpai da Le Havre
e Madeleine mi salutò correndo lungo la banchina.
Forse dovevo scendere.
Ciao, mia vita, il marinaio è tornato,
sono contento di esserci.
Vedi, saluto io per primo, per farmi notare
ed incontrare uno sguardo.
Se ci provi c’è ancora qualcuno
che si accorge di te e ti sorride.
Arsomnia
replica:
@Mario Sodi,
una lirica dal senso profondo che ci parla molto serenamente delle vicende di una vita, ricordandoci che “la vita è la corsa.. verso… quel sorriso che ci attende”…
Un abbraccio
Ars
Robert
replica:
@Mario Sodi,
“Ciao vita, oggi c’è un bel vento,
un soffio che apre gli occhi e non fa male.”
Poesia bellissima Mario. Grazie di cuore.
Daniela Quieti
replica:
@Mario Sodi,
Complimenti per la bellissima poesia. E per quel sorriso che schiude il senso della vita.
Daniela Quieti
andrea
replica:
@Mario Sodi,
un testo a tratti complesso ma perfettamente amalgamato e ricco di pathos, aperto agli influssi della poesia anglosassone.
Il ricordo di Madeleine che rideva, il rimpianto di quel momento di dubbio ” forse dovevo scendere ” rimarrà per sempre.
Ma più correvo e meno ti prendevo.. / Mi accorsi dopo/ che tu/ eri la corsa/ semplicità e ricchezza di idee e sentimenti sono racchiuse in queste parole
i miei complimenti, Andrea Masotti
Benvenuti in questo immenso giardino di poesia. Grazie per le Vostre parole. Per i Vostri versi. Per la Vostra attenzione.
Buona serata a tutti!
Nicla Morletti
Fabiano Braccini
replica:
@Nicla Morletti,
grazie a Te, Nicla, che ci offri l’opportunità di essere ospitati nel Tuo stupendo Giardino della Poesia e della Narrativa.
Ritengo che questo luogo di Cultura e Arte -oltreché avere una veste tanto gradevole- sia il più curato, sobrio, interessante, coinvolgente e qualificato spazio di quanti, simili per “mission”, si possono trovare in rete.
Complimenti, grazie ancora e “ad maiora”.
fabiano braccini
Nicla Morletti
replica:
@Fabiano Braccini,
grazie a Te. Grazie a Voi tutti.
Nicla Morletti
PERCHE’ GUARDI LE RONDINI
“Perché guardi le rondini?” Mi domandano, sorridendo come si fa con un bambino.
Quando marzo è agli sgoccioli e già si sentono notizie nefande sul futuro di questi gai uccelli, ecco che arrivano a solcare i nostri cieli e a riempirli di garriti.
Allora io mi fermo, mi attardo ad osservare i loro giochi aerei. Cerco di seguirne le prodezze acrobatiche che hanno un non so ché di magico, mi perdo nell’inseguimento dei singoli individui, troppo veloci per le mie pupille.
Poi penso. Sì, riescono anche a farmi pensare, le rondini. Più che veri uccelli, ormai, si sa, sono dei simboli viventi: la Primavera in persona, la Libertà, ma pure la Fedeltà, con l’innata sapienza di tornare nel luogo di nascita, sempre lo stesso, che già fu degli avi. Ora ci parlano pure di inquinamento, di degrado ambientale e sono un monito per noi umani. Dicono pressappoco così: “Se continuerete di questo passo, noi moriremo tutte, vedete, siamo già così poche rispetto a quelle che vivono nei vostri ricordi di estati infantili… Costruite, cementate, disboscate, sporcate e i vostri bambini non sapranno mai cos’è un garrito, non capiranno l’arrivo della Primavera contemplando i nostri addomi chiari.”
E già la mente viaggia fino a raggiungere agosti passati, in cui tramonti afosi e torridi erano risvegliati dal loro sfrecciare, dai loro richiami aerei, dalle traiettorie impossibili di queste artiste del volo. Poi si sposta sui profili bianchi e neri posati sui fili dell’elettricità, pronti a partire, chiamati dal mistero della migrazione.
Ma è ancora troppo presto per lasciarsi rapire dal tempo e anticipare con la mente la sua improrogabilità. Ora è Primavera, loro sono appena arrivate: cantano e volano nei nostri cieli. E sono troppo belle per non costringerci a fermarci e contemplarle, col naso in su e la bocca un po’ aperta per lo stupore.
Ed è facile che, mentre sei così, perso nell’osservazione di zigzagare arditi e virtuosismi d’ala, qualcuno si avvicini e ti domandi: “Cosa sta guardando con tanto interesse?”
E tu, con candida convinzione, non potrai che rispondere: “Le rondini! Sono tornate!”
E quello, a sua volta, ti dirà: “Cosa c’è di strano? E’ Primavera. Si sa che ritornano, ogni anno, a Primavera…”
“Perché guardi le rondini?” Mi domandano, sorridendo come si fa con un bambino…
Agosto è passato, con la sua afa pesante, umida di scirocco, greve di caldo. Ecco il cielo di settembre, cobalto liquido e profondo. Ecco i profili delle cose farsi più netti, più decisi. Cambia la luce, si libera dall’ovatta estiva per riemergere nel giallo puro che ritaglia ombre di inchiostro quando incontra un oggetto. Ecco settembre, la fine della fatica dell’estate.
Sono partite, le mie piccole amiche. Per giorni e giorni si sono radunate sui fili della luce, come per contarsi, o per farsi le ultime raccomandazioni prima di affrontare il viaggio. Per raccontare ai nuovi nati le meraviglie che incontreranno in Africa. Poi, all’improvviso, se ne sono andate. In silenzio, discretamente.
Un giorno passi sotto quei fili e non ci sono più le rondini. Soltanto i fili. Non più garriti, non più acrobazie, non più piccoli petti di piume bianche e ali e code di nero giaietto. Non più rincorrersi nel tramonto, non più picchiate e virate improvvise. Solo il cielo di smalto puro, solo la luce dorata che taglia ombre nette e oscure quando incontra le cose. I colori vivi di settembre.
“Cosa sta guardando?”
Mi chiederanno allora, con autentica curiosità.
“Non c’è nulla, in cielo…”
“Guardo il cielo, ha cambiato colore, non è più velato dalla foschia d’estate, è limpido, è terso, sembra di cobalto…”
“È normale che sia così: siamo a settembre. Perché lo guarda, allora? Ogni settembre ha questa luce, ha questi colori. Settembre scorso era così e settembre prossimo sarà ancora così. Mi spieghi allora: perché guarda il cielo di settembre? Perché?”
nonnamery
replica:
@Barbara Becheroni,
Brava Barbara! Ho una poesia intitolata “Rondine” la posterò.
Un abbraccio
marinella(nonnameri)
Daniela Quieti
replica:
@Barbara Becheroni,
Complimenti per il bel racconto. Sperando di poter sempre vedere volare le rondini.
Daniela Quieti
IGNOTO SPIRITUALE
Insieme o Dio
abbiamo costruito il domani.
Questa mattina senza profumo
l’aria profumava di rose.
Ho toccato caldo l’infinito,
la mia immortalità senza paure,
avvertito noto l’ignoto.
LIDIA VIVIANI
Marghy
replica:
@Lidia Viviani,
L’immortalità che si avverte in ogni più piccola cosa è l’unica vera motivazione di vita, quando non si hanno risposte e il mondo non profuma affatto.
Brava!;o)
Daniela Quieti
replica:
@Lidia Viviani,
“Ho toccato caldo l’infinito,
la mia immortalità senza paure,
avvertito noto l’ignoto.”
Versi che penetrano nell’anima.
Complimenti
Daniela Quieti
TU CHE SORRIDI A OGNI MIO SORRISO
(dedicata a chi -seppur menomato- ci insegna ad amare la vita)
Ti lasci quietamente condurre ovunque
-senza alcun timore-
tanto devotamente confidi in me:
posso così guidarti verso un ristoro d’ombra
oppure
incontro alla luce smagliante del sole.
Sovente
sorridi divertito a un gioco, a una burla,
ma diventi triste se immalinconisco un poco.
Corri con la fantasia quando io corro,
o ti fai pensoso e assorto
per un breve sconforto che mi leggi in viso.
Ascolti attento un racconto, una storia,
le rime di una poesia,
incantato da ogni accento, da ogni mia parola.
E vicino a me osservi per ore un prato,
il cielo, le onde calme del mare,
col volto che pare illuminarsi di stupore.
Talvolta mi guardi in silenzio
aspettando un semplice gesto, un invito,
un complice cenno d’intesa
o l’annuncio di qualche sorpresa gradita:
sempre stretto fidente alla mia mano
fragile amico infermo, “maestro mio” di vita.
-.-.-.-.-.-.-.-.-
Fabiano Braccini
nonnamery
replica:
@Fabiano Braccini,
Dolce poesia Fabiano che accompagni con gli occhi e con la mano, la fragilità del più debole. Un grazie speciale al tuo amico di vita che ti ha ispirato questo bella poesia.
marinella(nonnameri)
Fabiano Braccini
replica:
@nonnamery,
grazie di cuore: i complimenti spontanei e sinceri fanno sempre molto piacere !
E poi hai centrato perfettamente il senso di questa mia poesia.
fabiano braccini
Daniela Quieti
replica:
@Fabiano Braccini,
Bellissima poesia. Si riceve tanto se si sanno rispettare i tempi dei compagni di strada più deboli. Complimenti.
Daniela Quieti
Fabiano Braccini
replica:
@Daniela Quieti,
generosa Daniela, GRAZIE !
Ed è vero che quando si dedica un piccolo gesto di generosità a chi ha bisogno anche di poco per sorridere e per sentirsi “considerato”, se ne riceve una grandissima gratificazione.
fabiano
sergio doretti
replica:
@Fabiano Braccini,
Caro Fabiano,
grazie per la bella poesia che ho accumunato a ricordi di volontario Filodargento, di qualche anno fà: “la signora, alla quale facevo compagnia, e un pò di spesa, era bloccata su un lettino. Dopo diversi giorni mi disse: devo essere ricoverata in clinica, per diverso tempo, la saluto e poiché sò che lei non vuole niente di materiale, posso darle un bacio? Volentieri dissi.
Ricorderò quel bacio e lo terrò presente per tutta la vita. Per me è stato un regalo bellissimo.
Complimenti e saluti
sergio doretti
Fabiano Braccini
replica:
@sergio doretti,
Caro Sergio,
mi fa piacere che anche tu abbia provato di persona quale gratificazione si può ricevere donando una minima parte del nostro tempo a chi necessità di tutto e particolarmente di un piccolo ascolto, di qualche parola affettuosa, di un sorriso.
Pensa che, prima io ero molto imbarazzato nel confrontarmi con persone ammalate o inabili ! Ma ora sono davvero contento di aver vinto quella iniziale ritrosia per dedicare un po’ di tempo ai meno fortunati di me.
Davvero un bel premio. Chi, meglio di me, può saperlo?
Robert
replica:
@Ilaria,
Un caro saluto. Tu hai già ricevuto un libro in dono per Scatti d’immenso, in un passata edizione…
Ilaria
replica:
@Robert, credo tu mi confonda con un’altra Ilaria.
io non ho mai partecipato a “scatti d’immenso”.
con il nick “ilariathequeen” avevo partecipato nel 2007 al concorso “manuale di mari-antologia di emozioni” e la mia “amore friabile” che era stata pubblicata.
ora ho cambiato nick, sono “Revengedoll”. ma sempre Ilaria.
un saluto Robert
Robert
replica:
@Ilaria,
Non ti confondevo. Solo che hai detto di conoscere il premio e mi hai mandato fuori strada
)
Un caro saluto.
Chi ama (pomeriggio -11-02-08 )
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Potrà
essere amaro
un sorriso
ma dolce
un ricordo
per te che hai amato.
In un mondo
che ci circonda
di bugie
tu sei la mia verità.
Ce la raccontammo
anni fa
e le abbiamo insegnato
a volare
saltando da un nido,
ad atterrare
se stanca,
a parlare
al plurale
del suo passato
dei suoi sogni
delle sue debolezze!
In un mondo
che ci circonda
di bugie
anche una verità
può vacillare
e chi ama
lo sa.
Che non dorme la notte
ma copre i pensieri
che accende una luce
ma spegne le fiamme
che disegna il futuro
ma cancella gli errori
che può
essere amaro
un sorriso
ma dolce
il ricordo
per te che ami
ancora.
(Lorenzo Laporta)
Robert
replica:
@Lorenzo,
“… che può
essere amaro
un sorriso
ma dolce
il ricordo
per te che ami
ancora.”
Bellissima poesia Lorenzo.
Umanità
Spruzzi d’inquetudini sotterrate
rivolgono lo sguardo al delirio di foglie cadenti
mentre la luce marmorea accompagna
con una lieve carezza
il mondo che piega le sue vesti.
Ed io
affondo le mani
nell’oceano dei miei ricordi.
Marghy
Robert
replica:
@Marghy,
“…affondo le mani nell’oceano dei miei ricordi”…
Una immagine che non è solo un verso. Notevole.
Marghy
replica:
@Robert,
Grazie infinite, Robert. Con il tuo commento illumini la mia giornata. E chissà quali labbra verranno contagiate dal mio sorriso….
Daniela Quieti
replica:
@Marghy,
Bellissima poesia. Complimenti
Daniela Quieti
Marghy
replica:
@Daniela Quieti,
Grazie mille, Daniela!
Ti devo un sorriso
Giuseppina Mira
replica:
@Marghy,
La tua poesia, molto intensa per sentimenti ed immagini, invita gli uomini a non deporre le vesti dell’amore. Complimenti per l’eccezionale sensibilità e per l’indole poetica straordinaria.
Giuseppina Mira
Marghy
replica:
@Giuseppina Mira,
Grazie infinite per le tue parole, Giuseppina!! Mi entrano dentro come il sole di primavera.
Un abbraccio!
VI SEGUO SEMPRE E MI FATE TANTA COMPAGNIA
GRAZIE
ENRICO
Nicla Morletti
replica:
@enrico,
ci fai compagnia anche tu. Siamo un immenso fiume di poeti e scrittori. Un fiume che non si arresterà mai nella suo fluire verso il mare. Un unica voce che canta la solidarietà e l’amore.
Nicla Morletti
enrico
replica:
@Nicla Morletti, fatevi sentire piu’ spesso. Grazie
ciao enrico
Robert
replica:
@enrico,
Che bello farti compagnia! Questo commento mi piace molto, anzi moltissimo.
IL PRIMO AMORE
NON SI SCORDA MAI
IL VERO AMORE
VA OLTRE LA VITA
IL PRIMO AMORE
E’ UN RICORDO
IL VERO AMORE
E’ VITA E PIU’