21 settembre 2008 – Partecipa all’Iniziativa letteraria “Scatti d’immenso, festa di fine estate“, organizzata in collaborazione con il Portale Manuale di Mari – Poesia e letteratura nei mari del web e Nicla Morletti in occasione della
Quindicesima Giornata Mondiale Alzheimer.

Ho chiuso le finestre
per non udire
i suoni
per non sentire
il chiasso
la fretta
ho chiuso le finestre
sul mondo
per ascoltare
solo te.
Nicla Morletti
Scrittore, poeta o blogger, ti invitiamo a partecipare a questa edizione speciale dell’Iniziativa letteraria “Scatti d’immenso, festa di fine estate” con fuochi di poesia e d’amore, di parole ed emozioni nel Blog di Nicla Morletti. Amore, ricordi dell’estate passata e suggestioni dell’autunno che avanza. Il tema è libero. Scrivi nei commenti a questo post, da oggi e per tutta la prossima settimana, quello che hai nel cuore in versi e prosa.
Chi vuole informarsi su cosa fare per aiutare la Federazione Alzheimer Italia può seguire questo link.
Agli autori delle poesie e dei brani più belli sarà donato un fiore offerto da Punto Flora o un libro offerto da Nicla Morletti. Alcune opere potranno essere pubblicate nel libro “La pratica del bello scrivere” curato da Nicla Morletti per Laterza Giuseppe Edizioni.
Informiamo gli autori che partecipano al Premio Manuale di Mari che questa Iniziativa è valida ai fini dell’assegnazione del titolo di Autore dell’Anno.
Vi preghiamo di non postare testi molto lunghi che possono rendere poco agevole la moderazione e la lettura dei commenti. Grazie per la collaborazione e buona scrittura!
CLICCA QUI per pubblicare la tua opera o il tuo commento.







la forza di una debolezza
ho corso nei prati verdi nell’infanzia
nel mio essere bambino,
sono cresciuto nelle corse di un vento
che spettinava i mie capelli,
ho sentito la terra sotto i miei
piedi nudi, mentre il sole mi scaldava,
e nei Tuoi occhi mi perdevo,
mentre mi osservavi e ridevi,
crescendo dalla Tua debolezza
donatami accarezzandomi il cuore
alla forza che mi hai donato
mentre Ti sollevo per vedere
ancora una volta,
il panorama che da quella finestra
vedi ed ami …la mia vita
nel tuo dono…
Replica
Un saluto a tutti Voi, che venite qui a postare le Vostre belle opere in nome della Solidarietà e dell’Amicizia. In nome dell’ Amore. Un augurio a tutti delle cose più belle. E che i Vostri sogni possano divenire realtà, perchè coltivare un sogno nel cuore è la Via per la Felicità.
Affettuosamente
Nicla Morletti
Replica
AMORE (IN) FINITO
Sento il desiderio di morire,
non ce la faccio piu’ a soffrire.
La donna dei miei sogni mi ha lasciato,
e io nell’ angoscia son sprofondato.
Nei suoi occhi leggevo il nostro futuro,
ma or il presente e’ triste e oscuro.
A baciarla mi s’apriva il cuore
e s’accendeva la fiamma dell’amore.
Io credo nell’eterna passione,
oltre il limite della ragione.
Bastava poco a farmi contento,
il suo sorriso o un suo lamento.
Senza Marianne nulla m’attira,
solo il tormento in me s’aggira.
Spero che domani sia il mio ultimo giorno,
un’alba tragica senza ritorno.
Replica
Alla stazione
Siamo al a stazione, io e mia madre
in attesa del direttissimo”Destinazione paradiso”.
Non ci sono più parole
ciò che volevamo dire è già stato detto.
I nostri sguardi s’infrangono nel silenzio sbavato.
Non ci sono neanche più sorrisi nè gratificazioni.
No, non per me… solofrustazioni.
Lo sguardo di mia madre è spento.
A spegnerle la luce è stato lo sconforto
per essere stata abbandonata
da figlia di verde prato d’amore.
L’abbandono è deserto…
è rifiuto tra crespe frangenti di vuoto
e desiderio di sonno eterno.
Come piccola fiammifferaia
dono fiamma di rilucente calore
per scaldare l’anima sfiorita da vecchia primavera e
da grave percorso di malattia.
Silenzio. Il silenzio tacito parla per noi.
Due ombre filiformi
una più alta dell’altra delimitano l’asfalto gelido.
Nel piccolo petto il cuore implode
al ritmo dello stridere di freno sui binari.
Volgo lo sguardo verso il treno
farfuglio bollicine di parole libere di volare
“Ultima fermata stazione purgatorio”.
Sospiro, frantumi d’affanno esala l’anima
che rigetta cenere e lapilli ancora infuocati.
Guardo il cielo per la prima volta come non ho fatto mai.
Le ciglia azzurre dell’alba miste a gocce di rugiada
bagnano campi intessuti da bianche ali di cirri.
Oltrepasso il pensiero turchino e guardo lei…mia madre.
E’ un pigolio la voce ma decisa la mia mano”Coraggio”.
Mano nella mano camminiamo lungo il viale alberato di speranza
verso il grande ulivo
che domina la valle delle anime sofferte.
una più alta dell’altra
Replica
Daniela Quieti
replica:
@nonnamery,
carissima Marinella, con quanta delicatezza, sensibilità, tenerezza, amore, sai descrivere e restituire speranza a situazioni laceranti. Grazie per le emozioni che doni.
Con affetto
Daniela Quieti
Replica
Destinazione Paradiso (Lettera di tenerezza)
Sei partito con l’unico bagaglio che avevi, la solitudine! Sei andato via senza salutarmi, lasciandoti dietro solo sgomento. La stazione era vicina a quella grande casa che ti aveva ospitato per quindici giorni. Hai preso il primo treno in corsa: il direttissimo per “destinazione paradiso”. Il vuoto non ha parola: è rabbia, è dolore… solo tanto dolore! Amavi la vita se pur fatta di lunghi silenzi, di note stonate. Ti sentivi solo anche se attorno a te girava il mondo.Ora riposi nella casetta del piccolo cimitero di famiglia, nel tuo paese nativo. Intorno è mistura di vegetazione mediterranea e profumo di mare. Ma sopratutto è odore della tua vigna . Ora veglia il tuo riposo e adorna di pampini in fiore la tua immagine.
Avevi deciso di tornare a casa dai tuoi genitori non sapendo che avresti messo me in difficoltà, a causa della distanza. Che non mi permette di venirti a trovare ogni volta che lo desidero, per confidarti le mie ansie. Non preoccuparti però. Quando desidero sentirti vicino apro l’armadio, accarezzo i tuoi abiti e…sento una sbuffata di tenerezze ancestrali e il tuo profumo d’essenza d’amore.
Lacrime di cristallo scivolano copiose, bagnano il viso e le mani nel tentativo di asciugarle. Ma qualcuna sfugge e cade giù, infrangendosi sul pavimento. Sai , anche se mi sono resa conto troppo tardi, sto mettendo in atto i tuoi consigli. Ora mi ricopro prima di uscire in giardino , nelle sere fredde d’inverno. Me l’hai insegnato tu . Testarda che sono stata! Le premure di padre non trovavano riscontro. Sappi che ti amo tanto babbo, più di prima , molto di più. Quanto mi manchi. Nè il mare nè l’universo intero potrebbe colmare la profonda voragine che il tuo viaggio ha scavato nel mio già tanto travagliato cuore. Scusami, non è facile chiudere così una lettera. Volevo dirti ancora tante cose, ma devo fare in fretta. Il messaggero di “Dio” non passa mai da queste parti, perciò devo approffittarne e consegnarglela, perchè te la recapiti. Ti stringo forte al cuore con tutto l’amore che ho. Alla prossima, amatissimo padre. La tua adorata figlia, Meri.
Replica
Gentilissima Nicla, grazie per questa bella iniziativa e per l’opportunità che dà di postare racconti intrisi di dolore, di stagioni e di amori che s’intrecciano. “Quando la notte è fonda e il giorno non finisce mai, anime nel vento sento nascere e la tua musica. L’unica che non ha fine:”
Con affetto marinella (nonnamery)
Replica
OGGI,
IL MIO SCATTO D’IMMENSO DI FINE ESTATE
E’ DEDICATO AL SENTIMENTO DEL PERDONO
******************
** IL PERDONO **
Lei..era lì, pallida e silenziosa
mille pensieri mille dubbi
il cuore, bagnato dal dolore
aveva accellerato il batticuore
Lui…con l’aria del colpevole
diceva..no..non è vero…
lei era sicura del contrario,
ma di una cosa era certa
niente sarebbe stato
più come prima.
Lui…le aveva regalato una bugia
Con quella bugia,
aveva spento il sole
aveva cambiato colore al cielo
aveva cancellato il sorriso alla luna.
Lei..gli aveva dato tutto, cercando
di tenere il sole acceso, di colorare
il cielo rimettendoci le stelle la luna
e i colori dell’arcobaleno
Pensava, l’amore vince sempre
L’ amore guida il mondo.
Lui.. a lei, aveva regalato una bugia
Lei..con il tempo gli avrebbe
concesso il perdono
*Questo era il suo dono*
*******
Donare il perdono e riceverlo è come perdere il cuore in una strada tortuosa della vita e ritrovarlo ferito in una piazza piena di sole.
*******
Maria Luisa Seghi
Replica
Claudia Piccini
replica:
@Maria Luisa Seghi,
stupenda
non solo nella poesia ma nella capacità di realizzare
questo sentimento.
Non è semplice farlo, ci vuole determinazione forza caratteriale
e costanza.
Soprattutto tanto cuore e volontà.
Brava brava brava Claudia Piccini
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
@Claudia Piccini,
Grazie grazie Claudia,
le tue parole mi hanno colorato la vita
Stanotte sognerò un prato di fiori di lavanda, riempirò il mio cuscino di profumo, le poesie entreranno con dolcezza fra le lenzuola e si trasformeranno in musica..
Con affetto
Maria Luisa Seghi
Replica
IMMORTALE
Quando il tempo era vivo
e potevo toccarlo
con dita profumate di bimba
non respirando ancora
quel suo aroma amaro,
quando poi mi baciò
fra i capelli e sulla pelle
facendomi donna,
facendomi dea
di giovinezza immortale,
lì eri tu
come un veliero
sospeso sopra il mare,
uno squarcio ferito di vento
che scioglieva il dolore
a ricordarmi chi ero
al di fuori di me,
immersa tutta nel mondo
che copriva il silenzio.
E di ogni cosa sentii finalmente il sapore.
Ti sfiorai, vaga e indistinta
- visione intatta dell’anima -
pietra, raggio di luce e follia:
la percezione incerta di esistere
in bilico sul filo, per amare.
Il tempo correva
tra le braccia del caos,
ma non avrei sprecato
la domanda muta d’incoscienza
che sgorgava linfa dolce dalle vene,
il dubbio aperto fra le cosce,
l’errore che rinasce
in estasi fuggevoli di nulla
sul fondo del bicchiere vuoto
a dissetarmi, ancora e ancora…
Così d’un tratto
mi voltai di spalle
e diventai l’esatto specchio del mio dire,
- ciò che ora più mi segna
in solchi gravi, nuda creta -
la carne, il sangue, il senso
del mio infinito andare
a occhi chiusi
come un cieco
nella vita.
Daniela Cattani Rusich
Replica
Sensazione surreale
Quasi libera di volare
come la più rara delle farfalle,
s’illude come in un sogno
del suo vivere il tempo
perdendosi nella cognizione reale
di un battito d’ali.
Replica
IN OCCASIONE DELLA 15A GIORNATA MONDIALE DELL’ALZHEIMER, MANDO QUESTO RACCONTO SUL TEMA. MARIATERESA B.
IL LADRO DI RICORDI
La clessidra del tempo ti ha rubato anche i ricordi e la sabbia che scende leggera ha ormai quasi esaurito i granelli, che giocano come molecole impazzite, in una danza senza età.
Ombre fugaci sono i volti di coloro che ti stanno accanto e che pronunciano il tuo nome, com’è fugace l’attimo in cui tu sai che quello è il tuo nome.
Se ti chiamassero in modo diverso, per te non cambierebbe niente.
Se ti dicessero che l’uomo che ti stringe la mano è uno sconosciuto, anziché tuo marito, come afferma di essere, non penseresti ad un gioco.
Se colei che ti chiama mamma, indossasse ancora i calzettoni e portasse le treccine, non ti meraviglieresti.
Se quei bimbi che ti corrono incontro e si arrampicano sulle tue ginocchia, chiamandoti “nonnina”, ti ignorassero, non soffriresti.
Eppure, quando ti sfiorano i capelli e ti stampano un bacio sulla guancia, provi l’istinto di stringerli forte e cerchi di tendere le braccia, che rimangono inerti, incapaci di obbedire ai tuoi desideri, come se non ti appartenessero più.
E’ lo stesso leggero bussare che hai sentito tanti anni fa, quando la vita che cresceva nel tuo grembo, si è manifestata la prima volta.
Ma quando?
E quell’uomo che ti dorme accanto e che ti sussurra: “ Stai tranquilla!”, perché vive con te, perché non abita con un’altra donna e, soprattutto, perché insiste nel dire che sei la sua donna?
E se il suo volto ti è sconosciuto, perché non ti appaiono estranee le sue carezze e la sua voce?
Nella parte meno buia del tuo spirito stanco, fugaci immagini si risvegliano dal sonno a cui l’ha condannato il nemico insidioso e crudele che, piano, piano, ne ha preso possesso.
C’è una bimba, col grembiulino nero, la cartella rossa, che stringe la mano di un uomo alto, bello, ancora giovane: è il suo primo giorno di scuola e lei non vorrebbe mai lasciare quella stretta rassicurante.
L’uomo si china su di lei, mormora qualcosa e lei, certa di ritrovarlo all’uscita, si avvia con tante altre scolarette, verso quel nuovo mondo.
Quel visetto, quelle treccine assomigliano così tanto alle immagini che quasi ogni giorno, coloro che ti stanno vicini, (ma sono sempre gli stesse, o cambiano?) ti pongono di fronte, incollate su di un oggetto che sfogliano lentamente e che chiamano album.
Ma non si accorgono che non riconosci quei volti, che provi un senso di frustrazione quando insistono nell’elencarti dei nomi, delle date…
Ed il velo inesorabile del nemico nascosto nelle tue cellule copre ogni cosa e la tua voce è un gemito quando sussurri:”Papà.”
E l’uomo che ti dorme accanto e che veglia con te nelle lunghe notti insonni, ti stringe e ti consola, proprio come l’uomo del ricordo.
Ma un dolore lancinante ti esplode nel cuore, la bimba, cresciuta, ma ancora adolescente, stringe ora la mano di una donna e lacrime cocenti bagnano il tuo viso, quando lei si china su di te e ti abbraccia, mentre un brusio sommesso si leva dalle persone che vi circondano.
Qualcuno sta calando una bara in una fossa appena scavata.
Ma più che un ricordo, più che le immagini, è il sapore salato che sfiora adesso le tue labbra a riportarti una sensazione conosciuta.
Ed è l’uomo che ti dorme accanto e che ti aiuta ogni mattina ad alzarti e che ti lava il viso ad asciugare quelle gocce salate.
Ma perché i fotogrammi corrono veloci e ti lasciano quel vuoto attorno, quel senso di impotenza, la terribile paura di non capire?
Tutti si affannano a spiegarti quello che dovresti fare, quello che dovresti ricordare…
Quando il nemico allenta un po’ la sua morsa, scorgi una figura dai contorni sfuocati ed un soffio di vento leggero, che soltanto tu avverti, ti porta l’eco soffocato di giovani risate: una ragazza corre sulla sabbia bagnata dal lento fluire delle maree, mentre un piccolo essere a quattro zampe segue le sue orme e non l’abbandona neppure un istante.
Il musetto peloso è simile a quello che si posa sulle tue gambe, chiedendoti una carezza, quando ti siedi sulla panchina del giardino, nei giorni in cui un bel disco giallo e caldo illumina la volta azzurra sopra di te.
Quel piccolo essere, così morbido, sotto le tue carezze impacciate, è l’unico a regalarti il prezioso aiuto del silenzio, a non chiederti cose che non capisci, a non formulare la domanda:”Ti ricordi?”
Poi, un ragazzo, in pantaloni chiari, la camicia appoggiata sulla spalla, entra nel quadro sfuocato, si avvicina alla ragazza, la saluta timidamente.
E la luce del disco dorato cede il passo alle ombre ed i due ragazzi si avvicinano e le loro labbra si sfiorano.
Il tuo cuore ha un sussulto, nel tuo petto volano mille ali di farfalle impazzite.
Ma, inspiegabilmente, il soffio di vento porta via con sé la piccola luce, che diventa un bagliore lontano e tu ripeti un nome… ma a chi appartiene?
E l’uomo che ti dorme accanto e che al mattino ti lava e ti veste, risponde al tuo richiamo… forse ha lo stesso nome di quel ragazzo?
Ma lui ha i capelli bianchi ed una ruga profonda gli attraversa la fronte.
Ci sarà una spiegazione, ma tu non la trovi, non più…
Da troppo tempo ti sono negate le risposte che affiorano appena sulla superficie della tua mente ed anche le parole sono vuote di significato, ma tu te ne accorgi raramente…
Il sonno tanto invocato, finalmente, ti porta un po’ di pace ed invece dell’oblio che reca agli altri, ti dona un ricordo, anche se tu non lo sai: la ragazza che correva sulla spiaggia è vestita di un lungo abito bianco e sui neri capelli, dai riflessi blu cobalto, un velo bianco scende a sfiorarle le spalle.
Il ragazzo che la baciava le è accanto, elegante, emozionato, bello come un dio greco.
E ti risvegli e l’uomo che ti dorme accanto, che ti lava, ti veste, ti prepara il cibo, risponde ancora una volta, ma ha sempre i capelli bianchi e la ruga che gli solca profondamente la fronte.
Nelle pause, sempre più rare, che il nemico ti concede, ti sembra di avvertire il fruscio di una vita che nasce e rivedi sul tuo seno un viso di bimba, un bocciolo di rosa, i pugnetti chiusi ad afferrare il destino.
E ti accorgi, confusamente, che quel visetto assomiglia alla giovane donna che accompagna da te i bambini e forse anche a loro.
E le voci si sovrappongono, come le immagini.
Quando ha avuto il tempo di crescere quella bambina e perché quel tempo è filtrato attraverso la clessidra veloce come un lampo di luce nel cielo, durante un temporale estivo? E tu dove sei stata durante tutto quel tempo? Dov’eri e dove sei adesso?
E ti avvicini lentamente ad un oggetto che riflette l’immagine di una donna, lo sguardo spento, i capelli striati di grigio, ma non la conosci, forse assomiglia alla ragazza del sogno, anche se un pittore dispettoso si è divertito a cancellare i rilessi blu cobalto.
Il nemico allenta la stretta, per donarti soltanto un istante di verità.
Alle tue spalle, l’uomo che ti dorme accanto, ti lava, ti veste, ti aiuta, ti sorregge, ora pronuncia un nome e ti stringe forte a sé, poi inizia a parlare, cercando di sconfiggere il nemico: lui non si arrende!
Tu non lo respingi, come hai fatto molte altre volte, tu sì che ti sei arresa!
E la clessidra del tempo continua impazzita a filtrare la sabbia, inesorabile…
Il ladro di ricordi continua la sua opera spietata…
Replica
LUCIANA
replica:
@MARIATERESA,
mi sono molto emozionata a leggerti. La narrazione, semplice e lineare, scorre come dentro la clessidra presente nel tuo racconto e anche il leit-motif dell’uomo che sta accanto alla donna, fedele e innamorato a distanza di tempo, rinforza l’idea della prigione di solitudine nella quale sono immersi non solo gli ammalati ma anche chi sta loro intorno e quotidianamente deve confrontarsi con l’inesorabile passo del nemico invisibile.
Lucia Sallustio
Replica
IL RICHIAMO DEL MARE
Raccolta
nel grembo del mare,
ne respiro la vita.
Baci di salsedine
e
grovigli di alghe
trattengono
i miei passi,
volti alla riva,
porto sicuro
alle tempeste della vita.
Ma,
sepolto
dalle sabbie del tempo,
il canto delle onde
inebria la mente,
protesa ad inseguire
il volo di un gabbiano
e
l’avvolge,
come canto di sirene.
Voci
di antichi dei
sconvolgono
il silenzio dell’anima.
E’ buio nei miei occhi,
pur nell’accecante
bagliore del sole.
Lontano,
scorre,
sulla terraferma,
la monotonia
dell’esistenza.
Replica
Bella l’iniziativa e belli i testi presenti, tra i quali, però, non trovo quello che io ho inviato in precedenza. Non importa. Si sa che sono una frana in questo mondo di internet. Così, sperando che quest’altra poesia giunga a destinazione, ve la invio contenta del successo dell’iniziativa e della solidarietà che si è sviluppata attorno ad essa.
HO PERMESSO
Ho permesso che tu restassi
con dentro l’illusione della mia soave incapacità a capire.
Ora
è stupendo osservare il tuo passo
che – cosciente del mio dolente bozzolo – si aggira mesto
tra falsi prodigi di giocosa luce e intima febbre.
Ma no! Non posso svegliarti
quando – tra macchie indelebili e stagnanti recessi solari –
transita in me la sostanza friabile delle foglie d’autunno
che spengono focolai di desideri e accendono penombre innevate.
Eppure là – nel susseguirsi di momenti grevi –
mi pare che le fronde dei pini e le altre piante al confine
hanno fascinosi richiami di parole che toccano
e che le colline sgranino voli
tra forme di vita ebbre di respiro.
Spesso – se stendi con il sorriso un rosato velo –
il velo resta
s’incolla sulla pelle
ti lascia in solitudine ad alimentare distese gaie
e a fissare baluginanti tizzoni che ogni cosa riportano.
Tuttavia, io ho permesso
restando l’unica attenta spettatrice del mio tempo
che – tra iperboli di luce e d’ombre, di ieri, di oggi, da venire –
rinsalda eterne cavità di un filamento cosmico
in cui vivere in pastello e dilatare.
Ho permesso perché tu non sappia di marcature strette nel mio essere
perché tu non veda altro che pace.
E il mio silenzio è già un amico che t’abbraccia.
Replica
Redazione
replica:
@Mariolina La Monica,
forse l’altra opera postata da te è quella che puoi leggere cliccando qui.
Replica
ANIMA
Passami l’anima
fammene bere un calice pieno e rideranno
gli occhi e il cuore
Passami i gemiti
nascosti ai sensi
pudichi
liberi
teneri
Dammi il sospiro del vento
alita gioia ed inganno
sciogli le pieghe nascoste
Ti prego
passami l’anima
che io possa leggerla
che io possa affondarvi
le mani
perchè possa plasmarla
e
sentirla più mia
Sussurro
passami scaglie di vita
e fammi sognare
Replica
(commossa dalla bellissima iniziativa, vi lascio anch’io un contributo, sperando di non essere in ritardo…)
*****************************
“Scava goccia”
Scava, goccia!
Scappata alle palpebre del cielo,
imprimi d’umido e fresco
il viso inaridito d’agosto
e fa che con te riviva molle
il ricordo del pallido settembre.
Scava, goccia!
Densa lacrima di sporco e livore
presi in prestito da atmosfere inquinate,
liberati di questo fardello
e regalalo a putrescenti pareti
ingrigite da indolente passato.
Scava, goccia!
Incuneati nei solchi della mente sola,
abbevera questi pensieri caldi,
infangali di sogni ed oscura illusioni
radicate in conche ed orti annosi,
mentre scorri per calli e fiumi novelli.
Scava, goccia,
scava ancor più a fondo!
E regalami respiro dal dolore
che già troppo a fondo ha scavato
per calli e fiumi che nessuno conosce
tra i paesaggi ignorati dell’anima.
Replica
nonnamery
replica:
@Etain, bellissima poesia, malinconica…scava,goccia!
marinella (nonnamery)
Replica
Etain
replica:
@nonnamery, grazie mille!
Replica
Mi ricordo quando si doveva mettere in moto la macchina di mio padre, se non passava almeno un minuto, non si partiva. C’erano quei momenti di sospensione, che eri già in viaggio, ma non eri ancora partito! Si rimaneva tutti in silenzio, poi la fida Peugeot celestina dava un colpo di tosse, un filo di nerofumo usciva dal tubo di scappamento. Ricordo che guardavo mio padre con ammirazione, lo guardavo impegnato a guidare ed ero fiero di lui: che fosse mio padre. Si parlava, si dicuteva per ore. Si viaggiava sul filo dei centoventi senza troppo preoccuparci. Viaggi che oggi sembrano uno scherzo li pianaficavamo per tempo, si preparava l’auto. Il mattino ci si alzava presto, mio padre ed io eravamo i primi a scendere, si caricava, si scherzava un pò e poi si facevano scendere gli altri. Mio padre guidava ed ascoltava musica classica o jazz. Si parlava di scuola. Mi beccavo ramanzine lunghe quanto un’autostrada, ma era tutto bellissimo. Lui era lì, forte come quercia, dolce come un padre. Gli occhi celesti mi guardavano e sapevo che mi voleva bene. Sapevo già tutto di lui, ma mi piaceva farmelo raccontare, mi piaceva pensare che lui si fidasse di me. Quando si voltava verso di me, seduto sul sedile del passeggero, mi guardava, allungava una mano e con il palmo mi accarezzava la testa con un gesto che solo con lui aveva un significato speciale. Mi diceva, quel gesto: “Sei mio figlio, ti voglio bene e tu ne vuoi a me”. E’ stato anche l’ultimo gesto cosciente di mio padre. E’ stato terribile vederlo su quel letto di ospedale, non più in grado di vedere o sentire, ma con il cuore ancora deciso ad andare avanti. Io dovevo essere quello più forte, ma non ce l’ho fatta. Sono uscito, mi sono seduto fuori. Piangevo. Piangevo lacrime che avevo messo via da parecchio tempo. Poi qualcuno mi sussurrato in un orecchio: “E’ finito!” Che vuol dire? Mio padre sono oltre dieci anni che non c’è più. Che non mi parla più e oggi sono io quello ad essere guardato dal sedile del passeggero. Mia figlia mi guarda. Ogni tanto, mi volto piano, cercando di non farmi vedere e scopro il suo sguardo rivolto verso di me. Allora allungo il braccio e con tutta la tenerezza del ricordo le accarezzo il capo e le dico con quel gesto: “Sei mia figlia, ti voglio bene e tu ne vuoi a me.”
Replica
Nicla Morletti
replica:
@JetStream – Pierpaolo Pacione,
benvenuto, con questo bel racconto che commuove.
Un affettuoso saluto
Nicla Morletti
Replica
tempesta
quando il silenzio
urla come vento
diviene pioggia
senza tregua
quando senza senso
il tuono rimbomba
contro montagna
invalicabile
stringo forte il pugno
e scrivo
nell’aria scura
nella nube colma
le mie parole
per renderti lieve
l’affanno della corsa
per regalarti riparo
dal gelo
della solitudine
Un saluto grande a tutti. A Nicla e a Robert, un abbraccio speciale, perchè sono instancabili nel loro lavoro. Io tento di essere sempre con Voi, anche se purtroppo questa “vita di tutti i giorni” spesso prova ad allontarmi dagli amici della Poesia.
Replica
Dolce … dolcissimo e imprevedibile questo giorno che si affaccia all’alba di un settembre strano…
magica e romantica questa città avvolta dalla pioggia dove trascorriamo ore sottratte alla normalità delle nostre vite…. io e te …una corsa sugli Champes Elyseies….
una magia che si ripete come ogni volta in cui il tempo ci vede insieme….
e i sorrisi … i baci che nascono dolci ed appassionati…
i sogni svolazzanti… leggeri e colmi di una nuova energia…
sei il mio compagno, il mio amore…. e la tue lacrime inaspettate al di la del tavolino di questa deliziosa brasserie mi dicono che sarai anche il mio domani….
Replica
PUGNALE NEL CUORE
Mi aspettava a Roma. Bellissima, scultorea, inarrivabile. Con le ho vissuto tre giorni magici. Poi, i saluti. E a fine settembre, l’addio.
Via e-mail : duro, asettico, bruciante.
Un amore rifiutato ti percuote il cuore. Ti violenta la ragione. Ti distrugge la vita. Solo l’amore dà senso all’esistenza. Solo l’affetto. Se non ci sono, è morte. E’ il suicidio dell’anima.
Vagherò solo nelle notti sempre più fredde alla ricerca di un sorriso : e non lo troverò. Lo spettro di Marianne mi accompagnerà sotto la luce dei lampioni. Ogni prostituta che incontro avrà le sue sembianze. Lei, pura ed eterea, ma chiusa al mio desiderio.
Vorrei rapirla. Rinchiuderla nel mio cuore. Assaporare i suoi occhi fulminanti. Vorrei che fosse mia. No, vorrei essere suo. Interamente.
Perché la pena del cuore è la peggiore. Porta alla fisperazione. E quindi alla morte. Lo sento: mi coricherò senza destarmi. Ucciso dallo spasmo del ripudio. Marianne mi ha già dimenticato. Maledetto il momento che mi diede appuntamento. E’ un nuovo giorno. Il sole splende luminoso. Ma io non lo vedo. Sono cieco. Perché il mio astro – Marianne – è lontana. Rifulge per un altro. Ladro di cuore. Nonché di felicità.
Replica
Come una nebbia che mi pervade
ecco la vita che si presenta
quando nel nulla mi trovo dentro
senza nessuno che mi sorregga
ascolto i passi del mio destino
e attendo l’attimo che mi sorprenda
per avviarmi come un soldato
verso il fronte di una grande guerra
che si combatte dentro il mio cuore
assediato da un’esistenza
che mi fronteggia senza attaccarmi
attanagliandomi la coscienza
Maluan
Replica
in punta di piedi entro qui…
in silenzio quasi per non ferire i pensieri già scritti
sono tanti e tanto delicati che bisogna accarezzarli dolcemente
Sono nuovo qui e cosi vorrei presentarmi
Rodolfo Viezzer
47 anni
vivo in Germania
Ho girato il mondo ma ora ho messo radici. Le ho messe dove il mio cuore mi ha dato il consenso.
Non scrivo poesie, scrivo romanzi
Sono felice di aver incontrato questo blog. Perchè?
Perchè mi dimostra che il mondo non è fatto solo di scempiaggini, di voci alte, di divi del cinema , del superfluo che non serve a nessuno ma che numerosi consumiamo disperatamente nel tentativo di sentirsi vivi.
Grazie per questo!
Rodolfo
Replica
LA MIA ESPERIENZA DI LAVORO… CON GLI ALTRI… CON LA SOFFERENZA… LA MIA VITA.
AD UN TERMINALE
E’ TARDI PER TUTTO
SOLO POCHI ATTIMI
PER PENSARE AL TUO
TEMPIO DISTRUTTO!
PRENDO QUELLE PIETRE
IN GREMBO,
ALCUNE INTATTE,
ALTRE SGRETOLATE.
PROVA AD AIUTARMI
A RICOSTRUIRE,
PARLAMI DELLE
TUE ROVINE.
TI DISSOLVERO’
QUEL FANTASMA
CHE NELLA NOTTE
HA INVEITO.
TI LAVERO’ I PIEDI STANCHI,
ASCOLTERO’ LA TUA VOCE ROTTA,
LUNA FISSA SARO’ NEL TUO
POZZO NERO.
FEDERICA
Replica
Un grande saluto a tutti
Scrivo dalla Germania.
Il sito mi incanta per la sua amabilità e semplicità
Replica
Mio marito ha compiuto 70 anni, io la “tigre”, come mi chiama lui, con i miei 62 anni ho voluto “travolgerlo” con una sorpresa, ho fatto dipingere a Dario, la sua vecchia casa che tra poco sarà abbattuta, questo è il mio amore per lui e la lettera che ha accompagnato il mio regalo.
NEL MIO AMORE E PER AMORE
Perchè tu possa ricordare, la parte della tua vita che più hai amato : la casa dove sei venuto al mondo, l’aiuola fiorita che ti è rimasta nella mente e nel cuore, le ringhiere con i gerani, soprattutto la presenza della tua mamma. Questo è il mio regalo per i tuoi 70 anni, per tutte le volte che ne hai parlato e per quelle che ne parlerai, sarò con te insieme al tuo respiro, la mia anima con la tua, le ruvidezze del mio corpo tenacemente avvinte ai tuoi disagi. Vengo dalla terra, la stessa che abbiamo diviso in tutti questi anni, nell’amore che abbiamo ritrovato e per tutto, ma veramente tutto quello che ci siamo scambiati e vissuto nel bene e nel male. Con il grazie più grande per avermi lasciato libera, anche di sbagliare, perchè hai sempre saputo che, solo tu saresti stato il porto più sicuro al quale approdare. E grazie ancora perchè TU, IO, FRANCESCA e PIETRO, siamo veramente una bella famiglia.
Replica
LUCIANA
replica:
@mariarosa lancini costantini,
un pensiero bellissimo, una lettera carica di sentimenti e una grande simpatia per il vostro amore ben costruito che ha saputo superare le mareggiate della vita e si pone a modello di pazienza e apertura mentale nel coltivare questo nobile, impareggiabile sentimento per le coppie più giovani e per i figli stessi.
Auguri a tuo marito
Lucia Sallustio
Replica
Daniela Quieti
replica:
@mariarosa lancini costantini,
condivido il pensiero di Luciana su questa bellissima lettera piena di sentimento. Con affetto
Daniela Quieti
Replica
PALORE SCIRRATE
Palore,
‘mbicìnanu a lli porte li jenti,
scanuscìutu e llu pinsieri,
ti ci ene senza nienzti.
Li ciddhrùzzi, ritanu,
zzumpandu a mmienzu a lli scrascìe,
mentre nui caminamu,
cu lli manu a ‘mpace.
Lu cirieddhrù si ‘ndè scìutu,
sè piersu a llu luntanu,
sé stùtatu,
comu li candele ddumate tiempu a rretu,
sotta a Santu Subbistianu.
Ombre, òlanu intra llu paese mia,
vonu ti casa a ccasa, ti pizzulu a ppizzulu,
li sprenge lu jentu.
Vonu, cu lli manu hacanti,
portanu, ecchi cantàri.
Li zzappe e lli mmargìali,
li faci e lli rastrieddhrì,
torminu,
scì li sape usare, puru.
***
PAROLE INFINITE
Parole,
avvicinano alle porte,
questi venti,
sconosciuto è il pensiero,
di queste menti.
Gli uccellini, mandano messaggi,
che inghiottiti vengono,
dai desolati campi.
Il buon senso se né andato,
se perso lontano,
come finite nel nulla,
sono le parole schiumate,
in piazza San Sebastiano.
Ombre,
volano nel mio paese,
di strada in strada, di uscio in uscio,
vuote,
ma accompagnate, da brutti presagi.
Le zappe, le vanghe,
le falci ed i rastrelli riposano,
quelli che le sanno usare, anche.
Replica
Mi sono iscritta da poco su “Manuale di mari” e questo è il mio primo commento.
Premetto che non mi ritengo capace di scrivere poesie ma voglio provarci, anche se non ho mai vissuto da vicino una malattia come l’Alzheimer; io che sono avida di ricordi provo a dare il mio contributo in questa giornata e dedico questo breve scritto.
NEL VENTO
Nel buio della notte e nel completo silenzio, la pioggia mi sveglia col tichettio sul tetto.
La serranda vibra nervosa ed io la raggiungo, sentendo il bisogno di risollevarla.
Una foglia umida s’incolla sul vetro della finestra e si annebbia del mio respiro.
Cavalcando il vento, soffia il ricordo dell’estate; le mie mani escono dal rifugio per tentare di afferrarlo.
L’aria gelida raffredda le sottili dita ed il ricordo scivola via così come il tempo passato.
La malinconia m’assale e laddove il mio sguardo si posa, tutto appare in modo diverso.. fino al prossimo accenno di sole.
Valentina Bellettini
Replica
La mente è un vulcano
che emette mille lapilli
ma smette ogni volta
che deve dismettere
una impercorribile via,
per umana iattura.
Replica
Per viottoli tortuosi,
per distese sabbiose
senza stabile forma,
lungo l’argine antico
di oceaniche acque,
assaporo del profilo
il delicato contrasto,
in un bruciato tramonto
al limite estremo
del deserto infinito;
ed in quell’aria sospesa
di indefinito tempo
trattengo quella terra riarsa
che tormenta il passo,
quella serica sabbia
che scorre lieve
tra affusolate dita,
in un abbraccio selvaggio
riservato al gentile
volto provato nell’essudato
caldo, assalto violento
rivolto al madido corpo
sospeso in un paese
di sogno scordato
sulle strade del mondo.
Replica
Quanta voglia
di svagare quel
desiderio vago
che attanaglia
e spinge fremente
verso ignote sponde,
irraggiungibili sponde,
vane sponde
che nulla chiudono;
e ci si avvede, dopo
giri di parole, di sguardi,
di occhieggianti lampi,
di trepidanti esitazioni,
velate da spavalde pose,
nel serotino lumeggiare
di incerte luci,
tramortiti da profumi
ignoti sprigionati
da svettanti arborei
giganti, interdetti
dall’oscurità latente,
di restare intrappolati
in aeree reti pendenti
dai nostri stessi
sentimenti, dimentichi
di mille rischi,
coscienti solo
del nostro andare
verso notti insonni,
verso i nostri destini
differenti, ma contenti
del traslucido sogno
che ci ha accomunati
senza veli, senza frutto,
fatto di inconsistenti
puri intenti,
sogno soltanto,
senza sbocco.
L’aulente notte
ha chiuso
i suoi occhi velati
da nostalgica essenza
rinviando i suoi figli
danzando a un domani
[sofferto.
Replica
SENTO UN BATTITO
E’ IL CUORE
CHE CHIAMA
SENTO UN FREMITO
E’ IL CUORE
CHE CHIAMA
E’ GIOIA O DOLORE’
NO, E’ AMORE
QUELLO VERO
ENRICO SIERRA
Replica
gentilmente vorrei una spiegazione:
cosa significano le immagini in quadratino accanto
ad ogni commento?
grazie.
maria di grumo
Replica
Redazione
replica:
@maria di grumo,
le immagini che vedi sono generate in modo automatico dal Blog per gli autori che non hanno un avatar. Per sostituire quella immagine con il tuo avatar CLICCA QUI e segui le istruzioni.
Replica
Carissima, permetti? Nicla, la tua iniziativa stimola ricordi, emozioni, shegge di vita, come rimanere indifferenti? Ho cercato e cerco in tutti i modi possibili di stare vicino alle persone sole, dimenticando anche solo per un giorno i miei problemi, credimi ho creato una catena di solidarietà con un gruppo di signore “posteggiate” al ricovero. Una di queste sta nel mio cuore perchè mi ricorda tanto la mia mamma, tu che hai letto la mia “Lettera alla madre”, puoi capire. Il 12 settembre scorso ha compiuto gli anni, le ho scritto una poesia ed è stato come l’avessi scritta per “un’altra”, che mi manca ogni giorno.Un abbraccio.
PER LUISA
Settantesei vele bianche,
che vuoi che siano?
Veleggiano ancora impavide
sul mare della tua vita,
non guardare le piccole grinze
di una stoffa solamente un poco stanca:
ascolta il vento che le sospinge,
seguilo ogni giorno ed ogni ora.
Noi, ragazze un pò sfiorite, invidiandoti,
godiamo del tuo riso schietto,
accogliente, sicuro e imparziale.
Resta così, splendida vela,
seguita a respirare quell’aria
a noi sconosciuta:
la vita ti ama, e tu ami la vita.
Replica
E ANDREMO
E andremo senza muoverci,
sfidando il sogno
e l’abitudine,
solcando controvento
le trame dell’incerto,
ruvidi di carezze ad ali chiuse.
Raccoglieremo il grano
ai bordi di un’assenza,
spettinati come raggi di sole
in pieno autunno,
perdendoci senza un perché
dietro a un respiro.
La mano del silenzio
scucirà i nostri vestiti
e ci ameremo
- sabbia fra le dune -
nessun dio
a riscriverci il destino…
Soffierà il vento,
ci strapperà i pochi capelli
ma noi saremo
come il tuono, come spighe:
pieni di luce e piaghe
da far male…
E andremo sempre,
il buio stretto in fondo al pugno
piegato in due
sotto un giaciglio di speranze;
l’alba ci scoprirà
- senza più sguardi -
e i nostri cuori
avranno vele alla deriva.
[Cosa sarò quel giorno
nei tuoi occhi?
Cosa sarai
tu, neve fra le dita…]
Ma adesso
danza sulla mia lingua
- danzami senza pensare -
che tutto il bene e il male
scorrono via come un tormento;
e noi restiamo immobili
in quest’eterno pianto
per non averci mai
se non di sale.
Daniela Cattani Rusich
Replica
bella, concisa ed efficace!
saluti da Pasquale Mesolella
Replica
Perchè l’autunno non sia caduta ma cammino…..
LA FOGLIA
Vibra
la piccola foglia
nel sito più alto del ramo.
E volge
il suo verde respiro
a un sanguinare lontano di nubi
nel cielo.
Replica
Autunno misterioso,
autunno velato… magico.
Adombrato da rossastre foglie
spazzate via dal vento improvviso,
mostri il tuo volto quieto,
silente… fascinoso.
Replica
Nicla Morletti
replica:
@Annamaria,
l’autunno, è vero, è magia di colori, è dolce malinconia di foglie rosse spazzate dal vento. E il suo volto è misterioso, nel fascino dei suoi caldi colori…
Nicla Morletti
Replica
ALTRI SUONI
Non ti accorgi
che la sofferenza
rigenera
il fragore delle ali,
e nella stanza
ripercorre il grido.
Arriverò con altri suoni
a risvegliare
il sonno scomodo,
quando la mente scricchiola.
Se solo potessi capire
questo volo..
anche se gli angeli a volte tremano,
ritrovandosi soli.
Ho aspettato in silenzio,
sul suo prato…
non era la notte
a farmi paura
è forse un inganno…
smarrisco la memoria,
ipotesi…
quando non si possono
distendere le ali.
Replica
Nicla Morletti
replica:
@Gianfranco Corona,
la sofferenza rigenera il fragore delle ali… Intensa poesia.
Nicla Morletti
Replica
SONNO
Dormi
nella stanza
e il tuo sonno
finisce per emozionarmi.
Questa luce della lampada
accende
un regno,
lungamente pensato
dentro l’estate,
e avanza
un sottile percorso
come un viaggio graffiato.
Si sofferma
e si tuffa nel mare segreto,
più forte
del sonno rugoso.
Come un gioco,
vivo tra le pieghe
inviolate del sogno
oltre le nebbie mattutine
a liberarmi.
Replica
Chi ho io di notte?Chi?
Per alleviare quella sensazione che voi chiamate solitudine,
Prima del buio vedo con chiarezza chi mi sta accanto,
persone a volte ignare della mia voglia di vivere la notte.
Il mondo si relaziona con me, quasi fosse mio amico,
Ma di notte?Chi ho io di notte?
Il buio offusca, oscura e nasconde, secondo molti,
e quei molti sono gli stessi che lo temono
per me accentua,
accentua gioie, tristezze, successi e sconfitte
il buio illumina le emozioni,
che alla luce del giorno appaiono scontate,
quasi noiose e spesso finte.
La notte, non passa così in fretta come sembra,
potrei dormire, rischiando di non godermela.
Insomma chi ho io di notte?
Sono solo in poche parole, direste voi.
Ma solo non sono,
perché con me ho la notte, una penna ed un foglio bianco,
che trasformano ciò che voi chiamate solitudine in libertà.
Replica
Ho la testa solo per Lei,
come del resto tutto me stesso
rivivo i nostri momenti la notte solo, sul letto
rivivo sguardi, paure, incertezze
e gesti, che valgono promesse
rivivo gioie, sorrisi e carezze
parole che nella mente restano per sempre.
Lei è la mia cura
Lei è tutto ciò che mi illumina e che mi oscura
è tutto ciò che mi fa perdere il vizio di aver paura
Lei è un fiore come tanti altri ma
sbocciato in mezzo all’asfalto
perché Lei è ricca di debolezze
eppure mi tiene in alto.
Ho la testa solo per Lei
come del resto tutto me stesso
Lei è inutile ed indispensabile allo stesso tempo
ed io non riesco a fare a meno di Lei
come dell’aria
Lei ha difetti vistosi e pregi nascosti,
ma io non riesco a starne senza
Lei per me è come l’aria.
Lei è la mia cura
è tutto ciò che mi abbatte e che mi rassicura
è tutto ciò che mi protegge, se la vita mi costringe ad aver paura
Lei è una cura come tante altre,
ma è l’unica che su di me, abbia effetto
perché Lei è povera di certezze
eppure mi concede il suo affetto,
Lei è ogni mio pregio ed ogni mio difetto
Lei è l’esatto riflesso di me stesso.
Semplicemente Lei è la mia cura.
Replica
dorella
replica:
@D., il tuo affanno amoroso ridona fiducia a chi nell’amore non crede più. E’ una gioiosa scoperta il conoscere l’intimo d’un uomo innamorato. La tua poesia che ti descrive nell’anima è espressa con tanta umiltà e tanta verità. Grazie
Replica
Aspettavo che mi chiamassi
Aspettavo che mi scrivessi
poi ho pianto
C’era la nebbia e non ti vedevo
C’era il silenzio e non ti udivo
Avevo paura così ho pianto
Ho pianto nell’angolo buio
dove da piccoli ci rintanavamo
esausti dopo la lunga corsa
non c’eri.
Avevo sete
e le tue parole non bastavano
Piangevo
Eri lontana non chiamavi
Eri lontana non scrivevi
Le tue labbra
divenivano via via più chiare
sino a scomparire nella memoria
Ti ho persa dicevo
ma nella mano stringevo ancora
il calore della tua
Dov’eri?
Sento il sapore dolce
delle tue labbra
e la tua morbidezza
scorrere sotto di me
Scopro le tue ciglia
ma ancora so che mi manchi
Il tuo silenzio mi sconvolge
vorrei piangere
ma le lacrime mi abbandonano
come tu prima di loro
Ed è per questo che mi baci e piangi
per questo che con le tue lacrime soffri
E sai che non hai bisogno di scrivere
ne di chiamare e sai
che quest’attorno di silenzio e vuoto
è solo il deserto di una dolce riva
una culla
in cui da sempre attendo
che tu chiami
che tu scriva.
Replica
Nicla Morletti
replica:
@Alberto Musu,
un grido d’amore che tocca il cuore.
Nicla Morletti
Replica
FOLEGANDROS
Pietre desolate accecate dal sole impietoso. Frammenti di fatiche millenarie, baluardi di vita estinta, rifugi dell’uomo un tempo pastore, lande sperdute testimoni di civiltà scomparse. Isola minore posta in disparte, di roccia composta, solitaria e orgogliosa si erge dal mare su scogliere inaccessibili frastagliate, esposte allo schiaffo del vento. Folegandros l’isola della mente. Rifugio accogliente e silente. Ti accoglie placida nel suo ventre quando entri nel porticciolo di Kavarostatiss. Un lembo di terra rossa a forma di braccio per ripararti dal mare spazzato dal meltemi che spira impetuoso nei mesi estivi. Poche case ti accecano nel loro bianco smagliante. Intorno i colori si fanno sanguigni di terra bruciata e arsa dal sole. Lunghi filari di muretti a secco. Ciotoli di pietra eretti per dare riparo alle poche zolle di terra, macchie bianche sparpagliate ovunque. Sono cappelle votive segno tangibile di fede sincera. Il rumore è quello del vento che s’insinua e ti rincorre. Mi perdo ancora in quel luogo a me caro. Ricordi struggenti m’inondano l’animo, nostalgico. Sono ricordi a me cari. Eppure lontani.
Aspro il profumo di timo selvatico caparbio nel vivere in rocce assolate
terra rossa arida e antica resa dura e ferrigna da venti sprezzanti
salino sale dal mare inquieto
sibilando negli anfratti, vecchie dimore di lucertole curiose
lontani sentori di fichi d’india ancora acerbi
rifrange la luce sui sassi bianchi e accecanti.
bacche di ginepro sparse in pungenti rovi segnati dall’arsura, rossastri e aciduli
al tramonto tutto s’acquieta.
Si sparge sottile l’aroma di mandorla dolce
terra desolata e poco generosa s’erge maestosa sul mare egeo
balza imponente su acque inquiete
schiaffi di schiuma
in alto tiepidi campi
rinfresca il palato il pallido melone
miele di ginestra
ancestrali sapori mediterranei.
il frutto si sposa
fichi colti all’alba da mani incallite
verdi smaglianti
salvia odorosa
nell’aria ondeggia
Per sentieri arrampicati su scogliere vagavo senza meta. File di sassi disposti in lunghe file a riparo della scarsa terra. Rimbalzano i nomi. Il mare delle Cicladi. Lividi la spiaggia bianca. Katargo, spiaggia nascosta dove il meltemi spirava sull’acqua in cui ci si rispecchia. Rivedo io stesso in un viaggio a ritroso. Folegandros, isola rocciosa e silenziosa. Luogo dove la mente e il pensiero ritrovano la loro casa in cui abitare in silenzio.
Sapore di un nuovo amore
salino vagante e sensuale
faro illuminante alla ricerca di senso.
Ti offro
uva di Zacinto.
Sapore di un nuovo amore
ti chiedo ancora
un sorso di vino zibibbo
crepuscolo dolce prima del buio.
A domani mio destino cercato.
Replica
Mamma-bambina
Sorridevi biricchina e nuda
Carezzando i miei capelli
stamattina. Sono biondi, tinti.
Ma tu non te ne avvedi.
Con la tua solita dolcezza
sistemi le mie ciocche arruffate.
Balzo giù dal letto ed afferro la vestaglia.
Gesto impulsivo il mio, mentre, pudore e rispetto
deviano lo sguardo sui tuoi occhi
spenti e lontani. “Da brava – ti esorto -
andiamo a rivestirci o ti prenderai un malanno”.
Ti arrendi docile sussurrandomi: Si, mamma!
Il nodo alla gola blocca un singulto.
Con la mano libera carezzo i tuoi riccioli,
Radi
Bianchi
[Grazie per avermi invitato. Encomiabile il tema affrontato. E' un problema che non ho vissuto, e spero di non doverlo vivere in prima persona, ma questa sindrome suscita in me una accorata tristezza. Dedico questa modesta "estemporanea" ad una amica e collega che ha perso la mamma in questo stato di "dolce incoscienza" come mi piace definire la Sindrome di Alzehimer...]
Replica
Nicla Morletti
replica:
@Korus,
grazie a te, per averci fatto il dono della tua poesia.
Nicla Morletti
Replica
A Paola
I tuoi sogni svanirono in un soffio,
mentre la voce si perdeva
ed invano le tue nipotine
cercavano in te uno sguardo amorevole,
ed invano la tua bambina, donna ma eterna bambina,
attendeva un consiglio, un rimprovero, un alterco:
avrebbero significato segno di vitalità
mentre invece non avevi nè vitalità nè speranza
né presente né futuro ma solo i ricordi di
un passato ormai lontano che mai sarebbe ritornato
e che rimane nella mente e nel cuore di quanti ti
hanno conosciuto.
Quel giorno di marzo, mentre una coltre bianca impalpabile
copriva Roma come da secoli non accadeva, anche per la
tua bambina e le tue nipotine è successo qualcosa di
insolito: hai sorriso, hai mormorato qualcosa che
solo con le orecchie dell’amore hanno compreso:
vi lascio ma non vi abbandono.
Questo è quanto volevi dire, vero?
Tutti sanno che è così, o meglio, vorrebbero che
il tuo messaggio fosse un arrivederci ad una vita migliore.
p.s.
paola, cinquantaquattrenne romana,
malata di Alzheimer, ha sofferto per più di
otto lunghissimi anni. ormai non c’è
più ma mi piace ricordarla così, e credo, senza
ombra di dubbio, che la sua famiglia approverebbe.
maria di grumo
Replica
“Malinconia” (*)
I tuoi occhi
non cercano il vuoto
ma un buco senza uscita
dove
quella notte
un animale ti ha sbranato.
Una bocca
ti morde le labbra
la serpe
non esce dal tuo corpo.
Non parlate
non udirà.
Insegue suoni
lontani
cigolio di porte amiche
giochi buoni voci
sorelle
e trova schegge
dentro,
acqua
che va
e viene.
Non pensate che pianga.
Oltre
è la sua
malinconia:
un campo secco che protegge.
Può anche ridere,
ma con i denti,
senza suono
né sapore
né odore
perché è forma
senza Spirito.
Le restano occhi
socchiusi,
disumana
malinconia.
…………………………………………………………………
(*) In psichiatria: alterazione patologica del tono dell’umore
Replica
Daniela Quieti
replica:
@Mario Sodi,
entra nel cuore come un brivido, questa malinconia, che evoca un destino di dolore, situazioni avverse e irreparabili. Resta il tentativo di aiutare a soffrire, con amore.
Cordiali saluti
Daniela Quieti
Replica
La vita mi afferra…
La vita mi afferra nel suo vortice,
giro di stagioni e di lune,
giostra di giorni andati e soli nuovi
dove sogni in embrione fluttuano
in foschie d’alba, ancora viola.
E tu, presente, pulsi in pensieri contrastanti,
in lampi di luce netta che cerco di afferrare
e chiaro-scuri che lascio in riva al mare,
ai riverberi di un tramonto che tutto stempera.
Perchè tu sorrida, cuore mio, scavalcando il buio.
**Un piccolo contributo per una meravigliosa iniziativa**
Replica
Nicla Morletti
replica:
@mieleamaro,
bello quel “la vita mi afferra”.
Nicla Morletti
Replica
Un buon ombrello
Borse a picco, perdite colossali, finanze planetarie fondate su miliardi di dollari inesistenti.
Infezioni esotiche dai nomi impronunciabili…
E i temporali autunnali non aiutano.
Passa sulle nostre teste la nuvolaglia. I venti lassù portano a spasso questo muro nero, che si fa vedere qui e lì. Il muro scarica un po’ della sua acqua mista a paura, tuoni e fulmini; fa quattro lampi e rombi sordi, sputacchia e scaracchia, magari si attarda un po’, poi va via, a far paura ad altra gente.
I più fortunati hanno sempre l’ombrello e sanno come e dove ripararsi. E riescono a difendersi in qualche modo. Sono ben attrezzati, ma soprattutto sono preparati psicologicamente al temporale sempre in agguato.
Ma tutti gli altri, per la maggior parte sono sorpresi senza ombrello, senza soprabito, senza uno straccio di cappello che almeno protegga la testa. Tutti gli altri, non credono alle previsioni meteo, che pure promettono pioggia, prima o poi.
Tutti gli altri escono di casa magari in ciabatte, e finiscono bagnati e impauriti come pulcini, sotto un temporale come questo.
Tutti gli altri non ci pensano, e di certo hanno ragione loro.
Queste bizze meteorologiche sono tutte previste e prevedibili, e dobbiamo attrezzarci per difenderci.
La tempesta.. inutile cercare di aggirarla, alla fine bisogna affrontarla e bagnarsi, magari fino al polpaccio, per poi raggiungere un punto riparato, con la consapevolezza di quello che un temporale è, e di quanto possa fare male, e sapere di potercela fare.
E sapere che ogni tempesta ha un inizio, ed una fine.
Antonio Facchiano
Replica
FINE DI UN’ESTATE
Nell’aria dolce
di fine estate
Si stempera ogni arsura
E il ricordo già vola
Dell’indolente amarsi.
Lucia Sallustio
Replica
Nicla Morletti
replica:
@LUCIANA,
bella questa poesia. Malinconica ma dolce emozione.
Nicla Morletti
Replica
Il mio contributo è tutto in questa poesia che ho scritto per mio marito, da ottobre dell’anno scorso è in dialisi, così anche la mia vita è cambiata, ma grazie alla forza dei sentimenti ritrovati, che erano stati accantonati, viviamo non l’inverno del cuore, ma la primavera, l’esplosione dell’estate, e i colori dell’autunno, senza dimenticare “gli altri”, godendo però del vento buono che ci rende ancora vivi dentro.
IPOTESI
Ti cerco, mi cerchi
ti nego, mi neghi,
l’onda lunga del corrucciato mare
lambisce questa specie d’amore,
chi ne ha scritto il copione
non conosceva le nostre fragilità.
Mi cerchi nella spumosa onda,
annaspi, ti svegli con manciate di sabbia
che sanno di me e dell’odore del mare.
Mi tocchi, svanisco nella clessidra
del desiderio, quietato dalla tua voracità.
Ti cerco, mi cerchi,
ti nego, mi neghi,
amanti per caso,
amanti per gioco,
felici di dirsi – ti amo -
Replica
Nicla Morletti
replica:
@mariarosa lancini costantini,
bella questa primavera nel cuore. Bello sentirsi vivi dentro.
Bella questa poesia. Così vera nella clessidra del desiderio. In questo dirsi: “ti amo”.
Un saluto affettuoso
Nicla Morletti
Replica
L’INCUBO
Un mattino radioso di fine estate si avviarono a piedi e si addentrarono nella boscaglia su un erto sentiero sassoso. Procedevano a fatica ma con le fresche energie del mattino camminavano lesti.
Giulia aveva l’occhio attento ai bambini che le stavano davanti e contemporaneamente con la coda dell’occhio scrutava le propaggini del bosco nella speranza di intravvedere il colore lucido e marrone dei porcini.
Era serena; era fiera della sua famiglia. Suo marito coglieva ogni ritaglio di tempo per organizzare qualche cosa di piacevole per lei e per i bambini. Andavano spesso in gita: al lago, ai monti e, non di rado, anche al mare. Si era sempre chiesta se doveva essere quella la felicità vera. Uno stato di pace tranquilla, dove tutto accade in modo ormai prevedibile ma sempre nuovo; la certezza di essere presenti l’un l’altro, solleciti, premurosi, attenti ad ogni bisogno. Ella guardava il volto di suo marito e lo amava con gli occhi; talvolta lo accarezzava d’improvviso sentendosi il cuore dolce e rassicurato da quell’uomo che non mancava mai di pensare a lei, sia che si trovasse a casa, sia che fosse lontanissimo, in altri continenti per motivi di lavoro.
Camminarono e salirono per circa mezz’ora.
“Mamma, mamma, vieni ad aiutarmi, sono rimasto impigliato tra i rami delle more e forse i rovi mi hanno strappato la camicia!”.
“Va bene Luca, ma dovevi stare attento; cerca di non muoverti troppo in modo da non peggiorare la situazione; io vedo di raggiungerti subito, lasciami affidare Linda al babbo che in questo momento si è allontanato. Ora lo chiamo e poi corro da te.”
Il padre aveva già preso in braccio la piccola e le sorrideva con lo suo sguardo invitante nella speranza d’essere accettato perché, di solito, nello stesso istante in cui la sollevava a sé, la bimbetta si sporgeva incauta tendendo le braccia alla madre. Non avendola trovata era rimasta tranquilla al collo del papà.
Giulia si era già allontanata in tutta fretta, per dirigersi al sentiero da dove le era arrivata la voce di Luca. Si era sentita stranamente appesantita; le gambe le impedivano il passo lesto ma non voleva darlo a vedere. Nella luce accecante a malapena riusciva a vedere il piccolo Luca al di là del crepaccio; un’apertura che nel tempo aveva offerto ai passanti una scorciatoia verso la parte opposta del monte.
Riconosceva Luca dalla macchia colorata della camicia gialla mentre i pantaloni verdi si confondevano tra il fogliame ed il capo totalmente nascosto dietro la sterpaglia scura e spinosa che lo teneva prigioniero.
“Ma dove sei andato a finire Luca? Non mi ero accorta che ti eri allontanato. Sei sgusciato di qui come un pesciolino ma ricordati sempre che in montagna bisogna essere prudenti ed è meglio rimanere uniti per potersi aiutare subito quando ce né bisogno.”
“Mamma, io di qui non mi muovo! Il fatto è che sto scomodo così piegato a metà sulle ginocchia, senza riuscire né a sedermi né a stare in piedi.”
“Abbi pazienza caro, ora vengo; attraverso il crepaccio e sono da te! Ma come è stretto qui, mi pare di non poterci passare; c’è uno spuntone di roccia tagliente che sporge proprio là dove dovrebbe passare la mia gola, sotto all’apertura ampia dove sarà bene che faccia passare il capo; anzi, è obbligato il passaggio della testa da quell’apertura, non ce ne sono di più ampie. Certo se fossi un po’ più alta… Speriamo bene! Ho paura di tagliarmi; nella gola ci sono delle arterie fondamentali: la carotide, la giugulare…. Luca, Luca, non ti muovere, sto arrivando. Ma, accidenti, che passaggio stretto, eppure io non sono grassa! Le anche non passano, proverò ad infilarle una per volta, di lato.”
“Luca, ma che fai? Ti strappi tutto, siediti, anche se ti graffi un po’ ….! No ma che dico, aspettami Luca; oddio lo spuntone.”
“Ma che bella ciotola di more hai raccolto Luca, sei stato molto svelto e bravo; ne faremo una buona colazione per il mattino “Luca!!!”
“Signora, Signora si svegli; non mi vede? Apra gli occhi…!
Una mano le stava picchiettando la guancia. A stento le era riuscito di scollare le palpebre che parevano chiuse con l’adesivo. Aveva distinto un volto circonfuso da un alone di luce bianca ed aveva riconosciuto il capo chiuso nella larga cuffia bianca di una suora che le alitava fastidiosamente sul volto. Si era chiesta all’istante perché era sempre stata data tanta responsabilità peccaminosa ai capelli delle fanciulle che si consacravano a Dio. Non trovò una risposta, ma tant’è! La cosa era passata attraverso i secoli senza cambiamenti: coloro che sceglievano la vita verginale, per prima cosa, dovevano liberarsi dei capelli!
“Signora!” Le aveva sussurrato la suora vestita di lana bianca:
“Abbiamo fatto di tutto, l’abbiamo trattenuto in tre, ma suo marito era robusto, agitato da una forza forsennata … ci è caduto, ci è caduto nel vuoto, non siamo riusciti a trattenerlo, era ormai tutto pencolante oltre la finestra!…”
Aveva fatto in tempo a vedere un’altra suora, tutta vestita di nero che ancor più fastidiosamente le alitava sul volto tentando di trattenere tra le mani la sua che si era fatta artiglio tra le lenzuola.
Richiuse gli occhi cercando disperatamente di rientrare nel sogno dove i suoi cari erano ancora tutti presenti: suo marito teneva tra le braccia la piccola Linda e Luca l’aspettava tra i rovi, accanto alla ciotola ricolma di more.
Ma non le riuscì, un gemito uscì dalle sue labbra e cadde soltanto in deliquio.
Replica
Gentile Nicla,
ho scritto un commento inerente alla sua bellissima poesia nello spazio del mio blog, e lo voglio scrivere anche quì.
Poche righe, ma molto intrecciate con l’anima.
Lei dice che chiude tutte le finestre per non sentire niente da fuori..
Io chiudo le finestre sul mondo quando soffro, vado a dormire e le paure riempiono il mio cuscino morbido di duri sassi, e i pensieri si infilano nelle coperte come zanzare.
La notte è nera con la sofferenza, e anche il cuore diventa nero..
Maria Luisa Seghi
Replica
Cara Angela, mi sono stupita del titolo della tua poesia che è uguale al titolo di una mia poesia che non inserirò in questa kermesse. E’ bello guardare il mondo e pensare insieme. Dorella
Replica
Era la fine dell’estate. Un periodo che da sempre le metteva malinconia.
Le giornate cominciavano ad accorciarsi, le temperature scendevano inesorabilmente e, tra poco, tutti si sarebbero dovuti nascondere dietro pesanti cappotti.
Lisa guardava dalla finestra con lo sguardo spento.
Cos’avrebbe dato per sentire ancora sulla pelle il caldo sole d’estate.
Voleva avere ancora nelle narici l’odore del mare e calpestare coi piedi la sabbia dorata.
Il ricordo delle lunghe corse sulla battigia la facevano lacrimare.
E che dire delle passeggiate al chiar di luna con Paolo?
Aveva vissuto un grande amore con lui quell’estate ed ora era lontano, come lontano le appariva quel mare che tanto adorava.
Ci sono amori estivi e amori che durano tutta la vita.
Paolo era scomparso dalla sua in un attimo ed ora era difficile riprendere le occupazioni quotidiane col ricordo di lui che le martellava nel cuore.
Ma amare è anche questo: dolore e rimpianto.
Lisa si asciugò gli occhi e abbozzò un timido sorriso.
L’estate sarebbe tornata nella sua vita e questo pensiero le diede un po’ di coraggio.
Replica
Nicla Morletti
replica:
@Luna70,
un bel racconto dallo stile fluido. Nelle narici l’odore del mare. Sulla pelle ancora il caldo sole dell’estate.
Nicla Morletti
Replica
” il pianto del mare”
Come un’amante,
l’estate, sazia d’amore,
lascia il suo letto
e abbandona presto quel mare…
Il vento s’alza
con questo amaro sapore,
increspa le acque
che cambiano il loro colore…
Si alzano intanto le onde
in un vortice in volo
e urlano il loro dolore
sfiorando quel cielo,
cascate di pianto
le gocce si spargono intorno
coprendo così l’orizzonte
col loro sdegno,
mentre io rimango incantata
in quel magico sogno…
Un’onda arrabbiata
ha sputato una stella
laggiù,
l’ho chiusa nei miei pensieri
dipinta di blu;
ho intrappolato nel cuore
le onde del mare
per cavalcarle con te
e fare l’amore;
ho afferrato nei pugni
il calore del sole
per riscaldarti dal gelo
del tempo che muore;
poi nelle acque incantate
con te affonderò
così mille e mille
volte ancora
abbracciarti potrò.
Quando, alla fine.
l’estate andrà lontana,
laggiù,
accenderò la mia stella dipinta
di blu!
( infinityfuture )
Replica
Nicla Morletti
replica:
@Angela,
mi piace questa poesia. Bello il titolo : “Il pianto del mare”.
Nicla Morletti
Replica
Bella Dorella, la tua frase “Questa è un’olimpiade, quella dell’anima, che esprime la vita nell’esercizio costante del lavoro che ogni giorno ci fa crescere e ci matura.” E’ proprio così, cara Dorella. Siamo spighe di grano mosse dal vento nei campi immensi della conoscenza. Siamo nuvole che vagano nel cielo dei sogni e piante che germogliano sulla terra a primavera. Siamo un fiume che scorre verso il mare della solidarietà e dell’amore.
Con affetto
Nicla Morletti
Replica
Bella poesia Dorella, che stringe le mani nelle mani…
Un caro saluto
Nicla Morletti
Replica
Ma questa è un’olimpiade, quella dell’anima, che esprime la vita nell’esercizio costante del lavoro che ogni giorno ci fa crescere e ci matura. E’ una gioia essere con voi! Dorella
Replica
ULTIMO GIORNO
Non avrei voluto,
tra bianche
Pareti d’ospedale,
tra l’ora del dolore
e del lavoro umano,
il ripetersi quotidiano
d’un addio mattinale,
d’un saluto finale.
E mi morde il cuore se
Penso che non vi sarà
Per te un venturo giorno;
t’avvolge l’amor mio e
nell’aura opaca,
alma bianca t’involi
e ti chiudi mentre ti
guardo tenera e,
soffrendo,amo
le tue membra stanche,
chiudendo tra le mie
le tue mani bianche.
Replica
AL SOLE
Cali la sera sull’orlo del cielo;
L’aria si fa scura e l’ombre lunghe
Dicono che presto ci abbandoni.
Arrossa il cielo il tuo saluto ma
Tutti sanno che domani ritorni.
Il bimbo piange, dice che ha paura,
Il buio fa spavento!
Ma tu quieto te ne vai
E ci lasci il firmamento.
Nella notte ti scordiamo,
Al tuo viaggio non pensiamo,
Tra i sogni riposiamo.
E la mattina a riviver la vita
il coraggio ritroviamo.
Luce ti annuncia l’indomani
E subito incolori la natura.
Brillano l’acque, i primi raggi
Spengon la luna e
le stelle ad una ad una.
In controluce pare nera la città,
Nero l’albero spoglio.
Ma tu torni e azzurri il cielo,
Riscaldi l’aria e fai la pelle bruna
Anche d’Inverno!
Un piede si muove,uno sbadiglio,
A chi è già sveglio Prometti il giorno!
Replica
IMMENSITA’
Lassù
Dove non piove
e dove non soffia il vento,
azzurra e tonda
ti muovi Terra.
Nell’universo nero,
voluta al cominciar
del tempo,
dal Suo tocco!
respiri di vita e
piccola sembri,
quasi balocco
che bimbo può tenere
in mano e giocare
a palla, con te
che porti la veste
colorata più bella.
Perché l’uomo
vive il suo male
su questa immensa
amata stella?
Replica
A Nicla: ho preso in prestito il titolo del tuo libro, spero
non ti dispiaccia! Non hai bisogno di sentirtelo dire da
me: molto bella la tua poesia. Grazie comunque e…..
alla prossima poesia.
NELLE MANI DEL VENTO
Avrei voluto non ci fosse nessuno
A guardare i miei anni scossi dal vento
Forse avevo paura che qualcuno
Vedendomi, perdesse il sentimento
Potevi essere tu, mia giovane donna
A soccombere all’imminente tempesta
E quando ti vidi invocare la madonna
Andai via prima che finisse la festa
E solo, col cuore che batte debolmente
Mi trascino tremante verso un orizzonte
In un abbandono fatto di tormento
Senza nessuno che mi ami veramente
Che sappia leggere il tempo sulla fronte
E che mi affidi “nelle mani del vento”
Replica
Nicla Morletti
replica:
@Francesco M.T. Tarantino,
mi fa piacere che tu ti sia ispirato al mio libro. Il vento porta via le foglie sui viali d’autunno, fa correre le nuvole, disperde petali di fiori nell’aria. Ma getta anche semi per nuove piante, nuovi frutti. E percorrrendo la terra, ha in sé scie di parole d’amori e ricordi di albe e tramonti lontani. Il vento, signore naturale del seme che si espande e dà origine a nuovi germogli. A nuova vita.
Un cordiale saluto
Nicla Morletti
Replica
Un pensiero…
una parola… dritta al cuore,
al tuo cuore,
anche se la tua mente vola in un deserto di suoni insignificanti,
ma il tuo cuore, sì, ne sono sicura
lui mi ascolta.
Replica
Nicla Morletti
replica:
@tina,
il nostro cuore ascolta sempre chi ci ama. E chi ci ama ascolta sempre il nostro cuore.
Un affettuoso saluto
Nicla Morletti
Replica
CHIOE
Sta cchioe,
lu ‘ndore ti li pigni,
ca mmanteninu lu jale,
mi ‘ndi cogghie.
Chianu, chianu,
sta spiccianu li isite a mare,
lu cautu ni lu zzaccamu scìrrare.
Penszu a llu state ca si ‘ndè scìutu,
a lli mumenti beddhrì,
ca ma rricgalatu.
Cercu,
cu lli ricordu ca stonu scusi
intra llu core,
li facci ti l’amici,
ca ritianu cu mme.
St’epuca e cqueddhrà t’internet,
ti scì fuce ti cchiùi,
ti scì stae fore ti casa totta la notte,
ti scì mangia e bbee a caru prezzu.
Ti notte,
ggirandu a lla perduta,
lu ggiurnu,
ntra lu liettu stisi,
o su lla fatia ‘mpisi.
Na fiata no n’era cusì,
lu ‘ndore ti li pigni lu sintii sempre,
puru ca no cchiùia.
Stò cu lla facce a risu,
babbata pi lli ricordi,
pi llu ‘ndore ti pigni ddiffriscati,
ti li ‘nzeddhrè bbuscate a mmare,
ti lu rucitu ti li fochi, ca onu ‘ncora sparare.
Campamu, campamu intra a nnu rromanzu,
chinu ti culuri e ruciti,
ca sapimu comu ha zzaccatu,
ma no ssapimu comu e cquandu spiccia.
PIOVE
Piove,
il profumo di resina regalato dai pini,
che reggono il viale,
mi assale.
Spegnersi sento lontano,
il rumore del mare,
i primi venti freddi, in silenzio arrivare.
Un lampo, i ricordi dell’estate passato,
piccoli momenti, avuti in dono.
Volevo riassaporare i lati più belli,
cercando di catturare gli attimi,
i volti frequenti,
le risate felici, con gli amici di sempre.
Oggi è il tempio di internet,
delle velocità folli,
delle notti lucenti,
delle bevande proibite,
delle attese impotenti.
Di notte a vivere o a morire,
di giorno,
a lavorare, o a dormire.
Una volta non era così,
una volta,
il profumo dei pini si sentiva anche senza la pioggia.
Sorridevo felice, incantato nei ricordi,
colpito da quest’aria profumata e fresca,
macchiata dal sapore del mare e da questi ultimi fuochi d’artificio.
Viviamo una vita
che può essere paragonata ad un giallo,
dalla trama avventurosa e dal finale improvviso ed imprevisto. Noi, che nascendo,
impariamo a conoscere le meraviglie di questo pianeta.
Dove,
ci è dato da vivere i nostri turbolenti giorni,
ma tutto questo,
non sappiamo quanto tempo durerà.
Replica
Questa iniziativa mi tocca profondamente,lascio qui qualcosa di mio.
Tracce di un autunno accennato
Accoglie il mio sguardo
quest’ aria
iridata dalla pioggia
del mattino.
Lo conduce
sui morbidi profili
che orlano l’orizzonte,
sui tetti lucidi
dalle grondaie gocciolanti
Lo accompagna
tra le foglie umide
che vacillano sui rami
e le strette vie
varcate da passi frettolosi
Lo riporta indietro
a muoversi docile
nella luce perlacea
di questa casa
dove si ferma
pensoso
sul cuore scarlatto
di una melagrana.
Replica
Ho letto tutti i vostri contributi. Al di là di qualsiasi considerazione di tipo letterario o, tra virgolette, tecnico-stilistica devo dire ancora una volta che siete MERAVIGLIOSI.
Leggervi è un piacere e un conforto. Per dirla con le parole di Nicla Morletti, abbiamo chiuso le finestre sul mondo per non sentire i suoni, il chiasso, la fretta e aperto il nostro cuore per ascoltare noi stessi e ritrovare, attraverso la nobile arte della scrittura, la traccia di una speranza possibile.
Non resisto alla tentazione di proporre questo mio racconto. Perdonate l’invadenza. Sia chiaro, io sono “fuori concorso” e voglio solo condividere con voi questa esperienza.
QUANDO STAI MALE PENSA A ME
Mi chiedevo cosa avevo sbagliato, cosa avevo fatto per meritare questo assurdo immenso indescrivibile dolore del cuore. Questo terribile ingranaggio del male che ti schiaccia l’anima, ti leva il respiro, ti annienta. Stavo sulla soglia del nulla a rimuginare su questi neri pensieri e avrei dato un occhio, un braccio o chissà cosa, forse la vita stessa, per non soffrire così quando, all’improvviso, mi vennero in mente le parole dette da mia madre, un giorno che mi abbandonavo alle sue carezze.
“Quando t’innamorerai, vedrai, succederà… Proverai tutto il bene e tutto il male del mondo. Proverai una gioia infinita e un dolore sconosciuto. Tutto comincia e finisce e per questo possiamo passare attraverso tutto il bene e il male. Ma quando stai male, tu pensa a me. Al bene che ti voglio. Pensa a me. Vedrai, starai meglio.”
E’ stato così che ho cominciato a vedere tutto il bene, passando attraverso il male ho superato il dolore. Ho visto il mio amore. L’amore bello che toglie il respiro, che ci fa volare e precipitare, che ci fa sentire vivi. Ecco, in fondo, sono stato vivo. Quando scende la sera penso a te. Ti rivedo in quel prato in cui fioriscono le margherite. Ti vedo in un piccolo riflesso di luna, nella luce di un antico lampione. Nello sguardo delle persone che amo. Nel sorriso della gente. Io sono sulla punta delle tue dita quando le posi sulle tue labbra. E tu sei con me. Con il tuo amore più bello. L’amore del cuore. Senza dolore. Senza rimpianti. Con me, per sempre.
Quando stai male pensa a me. Vedrai, starai meglio.
Replica
fantasia972
replica:
Mi hai commossa!!!
bellissimo!
Replica
Daniela Quieti
replica:
@Robert,
è un vero canto all’amore più bello. Complimenti.
Daniela Quieti
Replica
Maria
replica:
@Robert, bellissimo questo testo. Non si può esserne distaccati …si starà sempre meglio.
Maria (ma è un semplice nome. Se rubi la M..ti rimane il bene più prezioso).
I miei complimenti
Replica
Sarà settembre
***
Non ci sarò
quando le foglie
avranno lasciato il tempo al ramo
e la notte avrà mani fredde
non sarò più
e non sarai più primavera
i giorni, avranno
occhi di vento da inseguire
e pagine bianche scritte in controluce
lette nel ricordo
quando
scenderà la neve
non sarai più bambina
sarò nei tuoi occhi quell’attesa scritta
e mi ritroverai
nell’odore di settembre
sulle labbra di un tramonto.
***
~ © Nunzio Buono ~
Replica
Robert
replica:
@Nunzio Buono,
Versi adorabili come sempre. Grazie di cuore Nunzio.
Replica
Nunzio Buono
replica:
@Robert, Grazie a te per la vetrina che ci regali e per l’impegno attento al sociale…con stima Nunzio
Replica
Nunzio Buono
replica:
@Nunzio Buono, E’ una poesia dedicata a mia figlia, in questo momento delicato che ci vede separati per cause della vita…Nunzio
Replica
Nicla Morletti
replica:
@Nunzio Buono,
bellissima poesia. Una figlia ha negli occhi e nel cuore per sempre l’immagine del padre. E non lo dimentica mai, nelle stagioni della vita.
Io, di mio padre, nel finale di un mio racconto, ho scritto così: – Ed a coloro che mi hanno chiesto da chi avessi imparato a scrivere versi d’amore, ho risposto: “Da mio padre, un uomo che scolpiva volti di pietra” – .
Grazie Nunzio.
Nicla Morletti
Replica
Nunzio Buono
replica:
@Nicla Morletti, Grazie Nicla, la poesia sta in noi come un riflesso di luce che appare alla sera, quando tutto ci conduce al ricordo, io ho di mio padre e di mia madre il tempo, che, nelle mani di mia figlia mi racconterà domani…con immensa stima Nunzio
Alzheimer e dintorni
Una casa padronale
una residenza nobile
un tempo
una corte interna
dita scorrono sulle tastiere
sfiorano note
polka, mazurka, valzer
mantici come ventagli
arti circolari si muovono a comando
a sopperire un’assenza senza speranza
qualcuno balla seguendo il ritmo
i passi, le giravolte
ricordi della giovinezza
dimenticato è il loro nome
la loro età
il numero dei figli
il loro passato remoto confuso con l’imperfetto ed il prossimo
si vedono sorrisi
c’è chi dice che è felice
la non presenza degli affetti non si fa sentire
c’è chi si incupisce
occhi velati da lacrime in uno sprazzo di lucidità
prima di piombare nuovamente nel caos.
Lovaria, maggio 2005
Replica
Robert
replica:
@Raffaella,
In questi tuoi versi, così intensi, c’è tutto il terribile potere di questo male. L’infermità più grande è quella che ci priva dei ricordi. Senza un braccio si può vivere, senza ricordi no.
Replica
Raffaella
replica:
@Robert,
grazie Robert per ciò che hai espresso,
grazie a Nicla per questo spazio virtuale, ma vivo e reale, dove mi/ci è permesso ricordare coloro cui non è più concesso farlo… con le nostre parole cerchiamo di dar voce anche a chi è costretto ad esprimersi attraverso un’insalata di parole… una pietanza di difficile assimilazione…
Replica
Questa notte amami
***
Luna
tu che hai nel cielo i miei occhi
questa sera, e mi guardi
nel tuo silenzio d’argento
amami
e questa notte una voce
mi arriverà
nel vento di un ritorno
come
un profumo di tempo
come una mano di neve
che al pianto
del giorno si scioglie
lasciando dei baci perduti
un dolceamaro sapore d’amore.
***
~ © Nunzio Buono ~
Replica
Ho scritto questa poesia per ricordare la mia mamma.
I versi mi sono venuti così come li ho scritti.
Ringrazio Lenio Vallati che mi ha detto :
* Prova a scrivere le poesie*
Io ho provato, e non so che cosa ho combinato !!
** Il ricordo di un dolore **
Era una bella mattina, piena di sole
Ma tu.. non l’avresti mai vista
La notte, il mantello nero della morte
Ti aveva portato via, così improvvisamente
Senza guardare in faccia niente
Io ti guardavo, eri lì inerte
Il volto quasi sorridente
lacrime copiose hanno bagnato il mio viso
Tu forse, guardandomi dal Paradiso
Avresti di nuovo ascoltato
Come ti avevo sempre parlato
* Mamma, ti voglio bene
Sei stata la prima cosa bella che ho visto
Poi..ho visto tutto il resto del mondo. *
Maria Luisa Seghi
Replica
Monia
replica:
@Maria Luisa Seghi,
non può che lasciarmi senza fiato la fine di questa poesia del cuore…Sono mamma da poco e spero di essere anch’io, per mio figlio, la prima cosa bella che ha visto…
Spero che quando mio figlio vedrà “tutto il resto del mondo” potrà vedere anche quanto amore esiste e incontrare persone come te.
Monia
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
@Monia,
Grazie Monia,
Sono felice che sei mamma , se il tuo modo di insegnare a tuo figlio la vita con le gioie le sue avversità la differenza fra il bene e il male, e lui saprà ascoltarti anche quando sei in silenzio, avrai fatto di tutto perchè ti dica : *Che sei la cosa più bella che ha visto*
E quando *vedrà tutto il resto del mondo* e leggerà quello che scrivi saprà vedere quanto amore esiste e sarà orgoglioso di te.
Grazie Monia
un bacio
Maria Luisa Seghi
Replica
Daniela Quieti
replica:
@Maria Luisa Seghi,
è una poesia bellissima.
Con affetto
Daniela Quieti
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
@Daniela Quieti,
Grazie Daniela per le tue parole
Ho esorcizzato questo dolore scrivendo
Ho chiuso gli occhi e i versi sono affiorati nella mente come gocce di rugiada.
La sentivo vicina, la sua carezza mi sembrava vera, come quando mi accarezza nei sogni…
Così è nata questa poesia.
Con affetto
Maria Luisa Seghi
Replica
LUCIANA
replica:
@Maria Luisa Seghi,
é una poesia dettata dal cuore che arriva con semplicità e tanta grazia ai cuori di tutti.
Complimenti!
Lucia Sallustio
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
@LUCIANA,
Grazie Luciana,
Oggi sono felice, perchè il ricordo di un dolore è entrato con semplicità nel cuore di tutti.
E’ doloroso perdere una persona cara, ma la *morte* fa parte del viaggio umano..è solo l’ultima fermata della stazione della vita.
Maria Luisa Seghi
Replica
INNAMORATO DISPERATO
Marianne,
mi hai lasciato solo.
In compagnia della disperazione.
Ti penso ogni istante. Affranto.
Ti desidero più della vita.
Tu eri il mio respiro.
Mi chiedo il perché ,
urlo al destino.
Invano.
E da oggi morirò,
poco per volta,
fino all’estrema consumazione.
Quando la sera tinge di paura l’anima,
mi nascondo a me stesso.
E sogno.
E’ l’incubo di un innamorato.
Replica
Un ringraziamento particolare per Ambradorata che nel suo Blog ha pubblicato l’annuncio di questa Iniziativa. Grazie di cuore.
Chiediamo anche ad altri blogger di segnalare questo post nei loro blog. Alla conclusione di questa bellissima festa, li ringrazieremo tutti citandoli in una pagina speciale del Portale Manuale di Mari – http://www.manualedimari.it – diretto da Nicla Morletti.
Il testo dell’annuncio da pubblicare nel proprio blog si può prelevare nel primo post nella home page del Blog degli Autori – http://www.blogdegliautori.it -. Consigliamo di copiare e pubblicare l’annuncio, se possibile, in modo integrale.
Dopo aver pubblicato l’annuncio lasciate una replica qui, in questo commento, per segnalare la pubblicazione, così possiamo inserirvi nell’elenco dei Blog da ringraziare pubblicamente nel Portale.
Replica
Robert
replica:
Guardate come ci segnala Francesca Bertoldi nel suo Blog. Grazie Francesca!
Replica
Maria Luisa Seghi
replica:
@Robert,
Buongiorno Robert,
Volevo segnalarle che ho pubblicato l’annuncio per Scatti D’immenso Festa di fine Estate sul mio blog.
Non so se è giusto come l’ho inserito.
Saluti
Maria Luisa Seghi
Replica
Raffaella
replica:
@Robert,
buongiorno, con molto piacere ho accolto la vs. richiesta.
Ho deciso che, fino al termine di questa iniziativa, eviterò di postare nella mia “casetta” in Via Splinder, affinchè il vs. annuncio appaia in home page.
Felice giornata…
Replica
fantasia972
replica:
@Robert,
segnalato anche nel mio blog!
un abbraccio a tutti!!!
Replica