Natale insieme nella Blogosfera, poesie e racconti per la vita
1 Dic 2008 scritto da Manuale di Mari LASCIA UN COMMENTO, CLICCA QUI
Partecipa all’Iniziativa letteraria “Natale insieme nella Blogosfera, poesie e racconti per la vita”, organizzata in collaborazione con il Portale Manuale di Mari - Poesia e letteratura nei mari del web e Nicla Morletti in occasione della
Giornata mondiale contro l’AIDS promossa dall’Unicef

Come la marea
Il male manifesta continuamente la sua esistenza e non ha bisogno di prove. Eppure ci sorprende infinitamente. Si cela anche nella bellezza, nell’innocenza e persino nella verità. Non sempre la verità fa bene. Fu così che lei, quando gli disse di non amarlo più, avvertì un dolore acuto come se fosse stato lui ad abbandonarla e se ne andò in silenzio, colma di questa punizione. Non riuscì più a dimenticarlo e persino nel suo nuovo amore scoprì una crepa così profonda che decise, in poco tempo, di tornare da lui. Era la notte di Natale. Lui l’aspettava sulla soglia di casa, come la riva la marea. Stringendola in un abbraccio, provato in sogno tante volte, le mostrò sul tavolo della cucina i fiori rossi che lei aveva sempre amato e disse: “scendo a prendere la legna anche se stasera… Non sarà così freddo”. Mancava poco alla mezzanotte. Lei infilò la spina nella presa di corrente e inondò di luci colorate l’albero di Natale. Fuori il mare s’increspò sotto la carezza di una tenera brezza.
Robert
***
Natale insieme nella Blogosfera raccogliendo ancora una volta, in questo Blog, racconti e poesie per la vita. Il tema è libero e la partecipazione è aperta a tutti. Puoi postare una o più opere direttamente nei commenti a questo post, da oggi fino al 31 dicembre.
Lanciamo questa Iniziativa in occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS promossa dall’Unicef. Puoi fare la tua donazione cliccando qui.
Questa è l’ultima Iniziativa letteraria dell’anno valida per il Premio Manuale di Mari. Le opere più belle saranno pubblicate nel Blog degli Autori e presentate nel Portale Manuale di Mari e nel corso del Programma “Poesia e parole della sera” condotto da Nicla Morletti e Robert su Manuale di Mari Web TV. La prima puntata del Programma sarà diffusa alle ore 18,00 di venerdì 5 dicembre 2008.
Alcune opere potranno essere pubblicate anche nel libro “La pratica del bello scrivere” curato da Nicla Morletti per Laterza Giuseppe Edizioni.
*Alcune raccomandazioni.*
1 - Questa volta, in deroga al Bando del Premio Manuale di Mari, è possibile pubblicare racconti più lunghi anche se, ovviamente, saranno molto graditi racconti brevi che si adattano meglio alla lettura nel web e rendono più agevole la navigazione del blog. In ogni caso ti preghiamo di non superare le 10000 battute spazi inclusi (evita le spaziature non strettamente necessarie).
2 - I testi saranno pubblicati così come li inserisci. Prima di postare un testo, rileggilo attentamente e apporta tutte le eventuali correzioni.
3 - Non postare più di due opere per volta.
CLICCA QUI per pubblicare la tua opera o il tuo commento.
Gentile Robert,
Ho letto con molta attenzione il suo racconto *Come la marea*. Ho sempre pensato che la verità è una buona cosa anche se molte volte può fare male.
La ragazza del racconto, si rende conto, dopo aver lasciato il suo uomo di averle procurato un dolore, ma è convinta del suo errore solo dopo aver conosciuto un altro amore, che la deluderà, per questo decide di tornare da chi non aveva mai dimenticato, e si rende conto che le dà felicità anche solo accendere una spina che inonderà di luce un bellissimo albero di Natale.
Nel suo cuore c’è una certezza , guarda i fiori sul tavolo e pensa.. se non lo avesse mai lasciato non avrebbe mai scoperto di amarlo così tanto.
Grazie Robert, le sue belle parole fanno sempre riflettere sui sentimenti umani.
Cordiali saluti
Maria Luisa Seghi
[Replica]
Spett. Redazione,
Ancora una volta una bellissima iniziativa per la giornata Mondiale contro l’AIDS.
E’ stata bella anche l’idea di poter inviare racconti entro i 10000 caratteri, la mente può spaziare meglio fra le parole che le vengono incontro.
Sarò felice di vedere la 1° puntata del programma.
A tutta la Redazione Auguri
Maria Luisa Seghi
[Replica]
Robert
Reply:
Dicembre 8th, 2008 at 2:04 pm
@Maria Luisa Seghi,
anche se avremo modo di scambiarci ancora gli auguri. Ricambio questi auguri. Di cuore.
R.
[Replica]
Maria Luisa Seghi
Reply:
Dicembre 8th, 2008 at 7:27 pm
@Robert,
Grazie Robert,
Venerdì 5 Dicembre, ho sentito leggere dalla Sig.ra Nicla e da lei delle poesie e delle tracce di racconti molto belli.
Devo dire, che come venivano letti, per le bellissime voci, e il contenuto delle parole, mi hanno fatto sentire come una formica che dal basso guarda un grande fiore…
Cerco sempre di arrampicarmi sullo stelo, ma poi ricado sempre giù, perchè le altre formiche mi sorpassano tutte..
Non so se ci sentiremo di nuovo, posso dire che è stata un’esperienza grandiosa per me, ho cercato di migliorare, ho letto delle cose bellissime, ho bevuto le parole di certe poesie, come si beve l’acqua nel deserto.
Ho apprezzato molto la vostra gentilezza, grazie di tutto e con un grande abbraccio a lei Robert, alla Sigra Nicla e a tutta la Redazione vi porgo i
** MIGLIORI AUGURI DI BUON NATALE E FELICE 2009 **
Maria Luisa Seghi
[Replica]
Aderisco con entusiasmo alla bellissima iniziativa con una poesia:
Le impronte divine
Dall’obliquo profilo del giorno
Ricavi oscuri riferimenti
Per quel poco d’infinito che comprendi
Le immagini riempiono l’anima
Perchè sono prive di sostanza: si fissano
Nel vuoto delle orme che lasciano
Quelle stupite forme divine
Che dall’inizio ci segnano e poi ci mancano
Consolano
L’infinita nostalgia d’una coscienza
Orfana della propria originale forma
Cordiali saluti e auguri Casalini
[Replica]
Cos’e’ la vita se non un susseguirsi di emozioni forti
che ti fanno palpitare il cuore
e creare un nodo in gola?
L’uomo non e’ nessuno se si accontenta
di un amore di parole e non di passione!
Perche’ non dare Amore, ed Amore ancora?
[Replica]
Beatrice Bausi Busi
Reply:
Dicembre 20th, 2008 at 11:32 am
@Iryn78, Oh Iryn…la passione! Come condivido quello che affermi! La passione, anzi la Passione con la “P” maiuscola è per me sinonimo di vita, e il tuo verso finale “Perchè non dare Amore, ed Amore ancora?” è il sottofondo dei miei giorni, il leit-motif di ogni istante, lotta ed impegno, continuità. Vai avanti con questo nel cuore… Ciao. Beatrice Bausi Busi
[Replica]
Un uomo
Non ne ricordo il nome, lo vedevo grande e maturo, un uomo. Certo non posso dire che fosse più alto di me, steso com’era nel letto dell’ospedale.
Maturo sì, i capelli grigi spettinati, come ci si aspetta da chi non ha voglia né modo di specchiarsi in bagno. Ma l’ambiente, una cameretta a due letti, era avvolto in quella soffusa penombra che si usava allora per regalare un po’ di sonnolenza a chi attendeva e rendere meno evidente il colorito cereo dei volti, l’involontaria rilassatezza dell’aspetto.
Adesso che conto più anni di lui lo rivedo ancora maturo, con la moglie di bell’aspetto ed il figlio che lo raggiungevano il fine settimana dal Lazio, tutti con il portamento nobile, misurato, che non esibisce ricchezza.
E pensare che avrei dovuto prendermi cura di lui, io, vent’anni di meno, senza una fidanzata, le scarpe di tela.
Potevo mettergli su la flebo, misurare la pressione, chiedere come va, valutare la diuresi, ma capivo che era inutile per lui. Mi guardava come un fratello maggiore, sapeva che non era opportuno appoggiarsi troppo ad un alberello ancora verde.
Perché era forte davvero, con un morbo incurabile allora, reparto ematologia, prognosi infausta , pochi mesi da vivere, sempre sorridente. Sempre educato.
Avevo poche ore libere tra la visita e gli esami del mattino ed il giro con il caporeparto al pomeriggio, allora rientravo dalla mensa e mi sedevo vicino al suo letto: c’era il grande appuntamento delle quattordici: la partita a scacchi.
Non so come fosse saltata fuori la scacchiera, forse l’aveva portata con sé. Ma non si poteva trasformare quella partita nell’altra: succede solo nei film, era un gioco tra i due schieramenti dell’ospedale per un’ora nemici, un’ora in cui diagnosi e prognosi tornavano lontane ed incerte perché chi perde a scacchi può pur sempre sbagliare anche il resto, e poi c’era suspense: mi batteva anche a scacchi, ma talvolta vincevo io e non si sapeva mai come finiva.
Quando poteva gli spettava di rincuorare la moglie ed il figlio, stendere un velo su ciò che sapeva, ne teneva in disparte anche me che pure scrivevo le cartelle cliniche, riusciva a farlo dimenticare fino a che un’ombra di spossatezza si proiettava su di lui, allora si stendeva e reclinava il capo ricciuto e sudato sul cuscino, poi si rimboccava la coperta quasi a scusarsi di non potere concedere a ognuno la rivincita, mentre un brivido risaliva dalle gambe.
Rimanevo a guardarlo solo un istante. Poi rientravo in servizio, mi occupavo di altri letti, di altri ammalati. Come chi ha imparato la lezione.
[Replica]
Nicla Morletti
Reply:
Dicembre 1st, 2008 at 9:24 pm
@Andrea Masotti,
un bellissmo racconto di grande impatto emotivo. Ottimo l’incipit. Fluido lo stile. Ma soprattutto grande il cuore che batte tra un letto e l’altro, tra una flebo e l’altra. Grande il cuore di un uomo che vive e scrive con amore.
Nicla Morletti
[Replica]
Andrea
Reply:
Dicembre 2nd, 2008 at 1:32 pm
@Nicla Morletti,
grazie Nicla Morletti per la tua attenzione al mio racconto e ai tuoi complimenti che ricevo con onore, spero di meritarli.
Credo che tutti coloro che lavorino in certi reparti d’ospedale , o come me abbiano lavorato, diano il massimo nel rapporto con chi soffre, forse non sempre perchè l’impatto è forte e perchè anche la propria vita richiede spazio, non è facile rispondere bene a tutte le richieste.
Sono comunque esperienze che arricchiscono e non si scordano più, purtroppo anche il dolore può rivelare le capacità di coraggio e sentimento di alcuni.
L’idea e l’inziativa di aprire la visuale della letteratura alle necessità umanitarie ed anche ai temi della malattia, non è certo l’unica, è comunque bella ed importante, perchè le esigenze sono praticamente infinite.
[Replica]
Robert
Reply:
Dicembre 2nd, 2008 at 9:37 am
@Andrea Masotti,
ecco un racconto di quella vita che si fa letteratura ma che è e rimane vita fino in fondo facendo vibrare le corde più profonde della nostra umanità.
Grazie Andrea.
[Replica]
Daniela Quieti
Reply:
Dicembre 3rd, 2008 at 5:50 pm
@Andrea Masotti,
Una lezione di vita che ci fa capire come, anche in situazioni difficili, si possa riuscire a mantenere la propria dignità e crescere in spiritualità se si ha la fortuna d’incontrare un cuore grande, che sa ascoltare. Mi sento particolarmente coinvolta da questo toccante racconto perché, anche se solo come volontaria, vivo la realtà ospedaliera. Come non rimanere commossi di fronte a chi chiede una tregua a un dolore insopportabile, a volte in cambio solo di una carezza? Grazie per quello che fai per noi tutti.
Daniela Quieti
[Replica]
Andrea
Reply:
Dicembre 3rd, 2008 at 11:28 pm
@Daniela Quieti,
il volontariato è una delle più belle realtà della nostra società e del nostro tempo.
Grazie e Auguri di Buon Natale.
[Replica]
Benvenuti cari amici, con la Vostra immensa poesia, in questo luogo di emozioni e parole per festeggiare un Natale insieme nella Blogosfera. Benvenuti in questa giornata Mondiale contro l’AIDS, promossa dall’Unicef. Se chiudo gli occhi vedo un albero di Natale immenso, di luci e d’amore, creato da Noi, con le nostre parole e con i nostri sentimenti più veri. Un albero che tocca il cielo e giunge fino alle stelle ed emana luce da ogni città d’Italia, da ogni Vostro luogo di provenienza. E’ come prendersi per mano.
Complimenti ai primi autori che hanno già postato le loro opere.
Complimenti a Robert, per l’intenso racconto di vita e d’amore e per l’immagine che più di ogni altra trasmette il calore del Natale, con l’interno accogliente di una casa, i fiori sul tavolo e l’albero di Natale.
Un saluto a tutti con gli auguri più belli.
Nicla Morletti
[Replica]
Grazie Nicla per il tuo invito natalizio. Le tue parole ci fanno sentire in un abbraccio caldo e infinito, dove per ognuno di noi c’è un posto per comunicare il nostro cuore, la nostra vita attraverso la poesia che sempre è ispirata dall’amore anche quando si veste di dolore.
[Replica]
Nicla Morletti
Reply:
Dicembre 2nd, 2008 at 2:54 pm
@dignola dorella,
grazie a te. Grazie a tutti Voi per essere qui a celebrare il Natale, la vita, l’amore.
Un saluto a tutti di cuore.
Nicla Morletti
[Replica]
RACCONTI DI NATALE
“appunti di viaggio, nel romanticismo del volontariato.
Eravamo nei primi anni 90.
All’alba dell’inizio della nostra attività:
Auser Filo d’Argento ONLUS.
La sede era in Via Ponte di Mezzo, Firenze Q.5
Fra le varie attività che avevo in questa Associazione,mi capitò di fare compagnia ad una Signora che abitava nelle case popolari di Via Benedetto Dei.
Questa Signora aveva gli arti inferiori impediti e si muoveva su una carrozzina a rotelle. Pochissime volte usciva di casa. Per quanto riguarda le cure medico-infermieristiche, era coperta dal servizio medico-nazionale ed aveva una donna di servizio che la accudiva nelle faccende domestiche.
Gli facevo visita due volte la settimana: gli portavo un po’ di spesa, le medicine e gli prenotavo, quando erano previste, le visite specialistiche ed analisi mediche. A queste visite veniva accompagnata da autoambulanza. La Signora aveva profondo il senso della riconoscenza e riteneva molto preziosi i servizi che gli facevo, anche se personalmente, questi servizi, li ritenevo comuni.
Avrebbe voluto, perciò, contribuire, in un certo qual modo, alle piccole eventuali spese che incontravo. Ovviamente io non ho mai accettato: non poteva essere altrimenti.
Una volta, nel rimborsarmi il costo della spesa sostenuta, mise da parte 8 monete da 100 lire (il costo di un caffé dell’epoca). Mi disse di prenderli e consumare fuori al bar un caffé e berlo alla sua salute. Non mi sentivo di prendere un caffé da solo.
Chiesi alla Signora dove teneva la macchinetta ed il relativo caffé.
Ne feci due:si presero insieme. Fu un momento molto bello e significativo.
Qualche volta, quando era presa da malinconia, si raccontava.
Da piccola viveva alle pendici delle prime montagne dell’Appennino pistoiese. Nella zona di Vellano.Faceva parte di una famiglia di braccianti agricoli e boscaioli. In quella zona, negli anni trenta, vi era molta miseria ed i lavori locali scarseggiavano, perciò suo padre emigrava stagionalmente in Corsica. Qualche volta addirittura anche in Argentina per la raccolta del grano. Partiva, assieme ad altri paesani, a Novembre e ritornava a febbraio. Quattro mesi fuori da casa: tre mesi circa di lavoro ed un mese circa per il viaggio.
Da bambina, secondo i suoi racconti, mangiava quasi tutti i giorni, a pranzo e a cena,solo polenta di castagne. Qualche volta con le castagne faceva il castagnaccio, questo spesso la domenica.
Com’età aveva circa 60/65 anni. Per quanto riguarda la sua situazione famigliare , non ne parlava mai. Quindi non sapevamo se fosse o meno sposata, vedova o se avesse figli.
Poi purtroppo si perse di vista. Una mattina, era verso il 15 dicembre,: 10 giorni da Natale, fra i tanti impegni, mi recai anche da questa Signora per la consueta visita. La vidi molto triste. Disse che doveva recarsi in Ospedale per un controllo. Non mi fornì ulteriori particolari. Rimanemmo d’accordo che ci avrebbe telefonato al suo rientro. Disse anche che voleva ricompensarmi per quanto avevo fatto per lei. Poiché sapeva che non avrei accettato niente di materiale,chiese di darmi un bacio, anche come augurio di Natale, che io accettai molto volentieri.
Fu una esperienza molto bella.
Ricordo ancora quel momento e lo porto dentro il mio cuore.
Purtroppo la telefonata promessa non ci fu.
Noi del Filodargento ci siamo poi interessati per conoscere la destinazione di questa Signora. Purtroppo con esito negativo, I vicini di casa ci dissero che probabilmente dall’Ospedale , dopo il periodo del ricovero, potrebbe essere stata prelevata da una sua nipote. Ma non ne abbiamo avuto conferma.
Mi è rimasto impresso nella mente e nel cuore questo singolare
“appunto di viaggio”. Lo conserverò nella mia memoria fra gli altri appunti di viaggio nel romanticismo del volontariato.
Sergio Doretti
[Replica]
Daniela Quieti
Reply:
Dicembre 3rd, 2008 at 1:02 pm
@sergio doretti,
Carissimo Sergio,
mi ritrovo anch’io nei tuoi delicati appunti di viaggio perché, volontaria come te, ho provato le stesse sensazioni. Pensi di stringere una mano e invece la mano ti viene stretta, pensi di dare un sorriso e ricevi un sorriso. Ti ringrazio di cuore per le preziose viole, le custodirò con cura speciale così il loro profumo giungerà fino a te.
Ti abbraccio con affetto
Daniela
[Replica]
sergio doretti
Reply:
Dicembre 20th, 2008 at 12:31 am
@Daniela Quieti, e Luciana.
Carissime Daniela e Luciana.
Grazie per i vostri commenti che ho recepito con piacedre.
È vero quello che affermate. Il volontariato è qualcosa di particolare e ti porta a vivere in modo quasi poetico. Un bacio od una carezza da parte di una persona che soffre ti danno uno spunto meraviglioso per continuare su questa strada.
Affettuosi saluti e tanti auguri di Buone Feste.
sergio
[Replica]
LUCIANA
Reply:
Dicembre 19th, 2008 at 9:36 pm
@sergio doretti,
grazie per questi appunti di volontariato che ci fanno ricordare esperienze simili smarrite nel pozzo buio della memoria. Dalla stessa i ricordi emergono e trasmettono emozioni fruibili per tutti. Ci si sente immediatamente migliori e rincuorati nella difficile azione di portare conforto spirituale o materiale senza offendere la sensibilità esasperata di chi soffre.
Un sereno Natale e un grintoso 2009 ancora insieme in rete.
Lucia Sallustio
[Replica]
LA RISACCA E LA NOTTE
Dal lucido mobile antico di noce scuro, dalla vetrina in esso, osservo la mia immagine tra riflessi d’azzuro e giallo ocra.
Ho dormito male questa notte, e alle quattro, quando ancora il suo respiro riempiva la camera e mi trasmetteva quiete, sono scivolato piano, molto piano per non svegliarla.
Era tiepida la casa, silenziosa. Da fuori una pioggerella fine fine si sentiva venire giù e crepitare sul fogliame, sui davanzali, contro i vetri, come un canto che bussava per sciogliere la nebbia di quella notte.
Quando infine mi sono deciso ad entrare in cucina, la nostra gatta ha sbadigliato e mi ha fissato con i suoi occhietti gialli dal suo cesto, come a dire: “Non sono mica orari caro mio!”. Poi, poverina, si è sollevata interamente ed è venuta a strusciarsi contro le mie gambe aspettando una carezza.
Ho acceso il fornello sotto la caffettiera che, di solito, mia moglie prepara la sera precedente, e mi sono chinato ad assolvere a quella richiesta di tenerezze della nostra Camilla.
Pareva che ridesse, pareva che capisse le mie parole sussurrate appena. Stringeva gli occhi, inclinava il capo, e accendeva il motorino, proiettando le sue fusa per tutta la stanza.
E dire che, per via del suo lungo pelo, la mia Evelina aveva pensato di darla a un nostro amico. Tuttavia, quando è giunto l’istante, ha avvertito un acuto e intimo rifiuto a continuare senza la Camilla. Forse, ha pensato che averla tra i piedi mentre lavorava, ascoltava il vento, interrogava le stelle o magari si sedeva tranquilla a sferruzzare, le sarebbe mancato enormemente.
Ma tanto io sapevo com’è fatta Evelina. Lei è un angelo spesso travestito da strega, e, come una strega, capta da sorgenti nascoste ogni sfumatura, ogni nota, ogni piccola devianza o veritiera manifestazione d’affetto. Come una strega sogna cose che si avverano, legge nei volti, percepisce frequenze, soffre di telepatie.
“Miao, miaoo, il caffè è uscito. Svegliati amico!” pareva che volesse dirmi la mia gatta. In effetti, non era improbabile che, ora che ero desto, dormissi. Infatti il caffè si era versato e sapeva di bruciato, ma l’ho preso ugualmente perché quel qualcosa di caldo e aromatico era un’irrinunciabile e ristoratrice abitudine mattutina, che, anche se in questo caso era notturna, mi andava bene lo stesso.
“Per prima cosa mi torna in mente il pescatore”, pensai, riferendomi al sogno di qualche mezz’ora prima. “Sorrideva con gli occhi e parlava con un tono bonario, come se un naturale incanto lo pervadesse, irradiandosi attorno, sfiorando la riva su cui poggiava i suoi piedi scalzi. Le altre figure, invece, mi tornavano sfumate, ma tiepide. Si muovevano. Sì. Si muovevano tra la riva e la barca, il mare e il cielo azzurro sullo sfondo. Un cielo che pareva dipinto ad acquarello dal sole che s’alzava dalle acque. E poi la voce “Adesso devi fare l’escursione”.
“Ma che escursione?” mi sono chiesto svegliandomi. “Quale maledettissima escursione devo fare?”.
Sono tornato in camera da letto col passo felpato di un ladro che vuole rubare ai sospiri della notte una risposta.
Lei dormiva. Vedevo il suo profilo sul cuscino, i lunghi capelli scuri sparsi e scomposti che lo incorniciavano e la coperta di lana ripiegata sulla sua figura sottile.
Era il mio assillo, la mia pena, l’inganno. Non ero stato, forse, non ero mai stato ciò che s’aspettava io fossi. Io ero solo un piccolo mortale con il suo mutuo della casa, le rate dell’automobile che infine era quella dei suoi sogni, le bollette, il condominio, le tasse che, chissà per quale motivo, non finivano mai, la retta scolastica di Andrea, Celeste che, da quando era cresciuta, non la finiva più di chiedere. Invece lei era una dea troppo distante da raggiungere. Una che si soffermava appena sulle cose quotidiane e poi sembrava volare. Anche quando sferruzzava sembrava volare!
“Ci sei?” le domandavo a volte.
L’ho massacrata con la noiosa mediocrità, l’ho massacrata con la mia gelosia. Per la mia gelosia le ho limitato persino le entrate. Non che non ne avessi motivo, visto quanto costa oggi la vita, anzi, la gabbia che ci hanno costruito attorno, ma specialmente perché pensavo che così sarebbe stata meno bella, si sarebbe adattata a divenire una moglie comune, una di quelle che sanno solo di spesa e di cucina.
Niente, non ci sono riuscito e la nostra vita è diventata prima un inferno e poi, quando la sua lotta si è placata, una coltre d’abitudini in cui pure i nostri rapporti intimi sono spariti.
So bene che le ho fatto attraversare momenti spenti, sprecati in lotte e schermaglie con i miei. Le esigenze dei miei e le crisi di mia madre le ho vissute in me, le ho portate nella nostra vita. Lo so che lei mi ha preso per mammone, lo so che sono stato apatico e distante
Ho richiuso piano la porta intanto che il respiro di Evelina si sollevava come se avesse percepito la mia presenza che osava sfidare la sua intimità.
“La restituzione, voglio la restituzione di quel che eri!” avrei voluto gridare, mentre, alla fioca luce che giungeva dalla cucina, attraversavo il corridoio.
Dopo, con le mani contratte e il volto teso, sono andato a sedermi sul sofà - la gatta per compagna - e, strano a dirsi, mi sono interrogato su me stesso.
“Non startene così!” sembrava volesse dirmi Camilla. E avvolgeva il suo morbido pelo nella mia mano come se volesse confortarmi, come se si sentisse il cuore stretto a vedere quella larva d’uomo che io ero.
Ho osservato le pareti lisce. Non vedendo i quadri, ma chiome di buio, chiazze di solitudine che s’allargavano a vista d’occhio e tingevano ogni cosa. Forse, era la notte che mi parlava di com’ero un tempo. Poi ho udito come una campana che dentro mi diceva che, a furia di volerlo, intorno a me avevo tanto, avevo amore che non avevo visto.
“Sono una bestia!” ho stabilito, “Un animale da caverna, uno psicopatico!”.
Dietro le persiane chiuse, ho udito il coro della pioggia crescere d’intensità, avvolgere ogni cosa, filtrare, per un’assurda illusione, finanche nelle mie ossa, mentre schiaffeggiava la legna accatastata giù in giardino.
Lentamente mi sono alzato e ho aperto piano le imposte. Albeggiava, l’acqua scendeva giù, nuvoloni scuri coprivano il cielo, qualche automobile si vedeva sfrecciare sulla strada lontana, ma un bagliore rosato faceva capolino dalla montagna a est e una punta d’azzurro s’intravedeva attorno.
Come un’onda, il pelo di Camilla mi ha accarezzato le gambe, con gli occhi morbidi mi ha guardato come se avesse capito il mio stato d’animo. “Sono piuttosto a terra amica mia” le ho confessato. E lei è tornata a strusciarsi ancora.
Ho sorriso mio malgrado.
“Cosa resta?” mi sono detto, ripensando a Evelina, a Andrea, a Celeste, a Camilla, al pescatore, “Cosa resta se dalla vita togliamo l’incanto delle piccole carezze che può darci? Se i nostri momenti diventano frenesia, corsa, fosso, paura di non farcela a tirare avanti, a possedere qualcuno?”.
Oggi non sono andato a lavorare. Quando Evelina si è svegliata, le ho portato il caffè a letto, l’ho abbracciata. “Ti voglio bene” le ho detto non riuscendo a dire ti amo. Ed era da tanto che non lo dicevo.
Malgrado la polvere che ha preso, ha deglutito e mi ha fissato con gli occhi lucidi. “Anch’io” mi ha risposto. Poi è scivolata fuori dalle coperte come fatta nuova. Si muoveva leggera non avvertendo il freddo, né la pioggia, né il vento, ancheggiando senza rendersene conto e, prima che il suo sorriso giungesse alle labbra, le illuminava lo sguardo.
Ha fatto una doccia più lunga del solito e si è vestita meglio del solito. Poi ha parlato con la gatta per circa cinque minuti.
Non so cosa sussurravano entrambe, ma ho sentito fare il mio nome.
Quando Celeste è giunta in cucina l’ha guardata con meraviglia. “Stamattina sei più bella” le ha detto. E per una come lei che, normalmente, quando si alza è intrattabile è stato quasi un miracolo.
Ora Evelina bada a nostro figlio di là nel bagno e io sento il loro cicaleccio e mi guardo in giro, continuando a specchiarmi nei nostri mobili mentre aspetto d’accompagnarlo a scuola e chiacchierare strada facendo un po’ con lui, di perdermi in lui, in loro e non intravedere più la notte.
Ah! frattanto è spuntato il sole.
[Replica]
Daniela Quieti
Reply:
Dicembre 4th, 2008 at 12:21 am
@Mariolina La Monica,
“Cosa resta se dalla vita togliamo l’incanto delle piccole carezze che può darci?”. Complimenti per il racconto
Daniela Quieti
[Replica]
Mariolina La Monica
Reply:
Dicembre 7th, 2008 at 11:12 pm
@Daniela Quieti,
Grazie Daniela, lo credo veramente. solamente che spesso i problemi esistenziali ci rendono ciechi e ci fanno perdere di vista quanto di grande possediamo realmente. Forse, tutti quanti dovremmo camminare più spesso con il viso rivolto al cielo. Non credi?
Un saluto,
Mariolina
[Replica]
Robert
Reply:
Dicembre 24th, 2008 at 12:08 pm
@Mariolina La Monica,
Bel racconto. Inviaci altre tue opere Mariolina, questa è l’ultima Iniziativa della Stagione.
Auguri di Buon Natale!
Robert
[Replica]
FUGGIRE BABELE, PER L’HIMALAYA
Affonda lo sguardo stanco tra le chiome che dondolano
che saranno quando io più non sarò
se l’accetta non reciderà pure loro.
Spento l’ultimo saluto del giorno
tra le parole dette ed il silenzio che ripaga dall’urlo
si eclissa la mia semenza al vento della vita, tra la strada.
Resta una traccia diversa
di questi figli sudati ad uno ad uno senza sconto
a stilla a stilla col sangue
resi adulti sullo spuntone roccioso
dei miei sogni sbadati e fioriti per difetto
provvisti di ali errate
smisurate
non consoni alla compravendita dei mercanti di esistenze
indifesi per quei mammut
che incombono tra i pilastri e trasportano
troppo veri per non soffrire, come è dato ai furbi.
Due rondini volteggiano nel cielo
la lunga coda domenicale delle automobili sfila lenta
(e chissà se la sua serpe vanifica nei tanti il respiro cercato)
un petalo cade
il mio muro taglia.
Quanti prima di questi figli, peggio di loro
sono andati per confondere
– ahimè da presso, tra pietose indorature –
il mio sguardo attento
per farmi complice del loro tradire
per incidere a fuoco la coscienza di una solitudine
e sollevare dalle spine
la determinazione di una dignità irrinunciabile.
Il mondo crede alla grinta ed al sorriso
se ne convince e ti fa quello che non sei.
Tra cecità e dabbenaggine, vede.
Ma tra questa carne martoriata, tra l’anima trafitta
ho dalla mia serrate di purezza
per l’infante senza denti
per le fragili ossa che io sono
e che mi fanno giocattolo
al di là dell’apparire salda per inintelligibile bisogno.
Si fa scuro.
Cantano le cicale la gioia per la frescura
e un’araba fenice sospinge tir e tir di stanchezza.
Dire basta a questo gioco di forza
fissare al chiodo lungo le situazioni insane
seppellire il disonesto di quegli occhi senza cristallino
azzerare le performance sociali
a cui costringe questa Babele sicula che brucia
acquietarsi, stendersi, andare
senza voltarsi a contare i feriti
per evitare di divenire una statua di sale?
O voi che prima di me avete piegato il destino
che vi siete riscattati con la fatica dal bisogno
senza nutrire la malafede per farlo veramente.
O voi dagli occhi limpidi
che mi avete insegnato l’onestà, illudendomi
dove siete voi tutti, figure amate d’altra vita, d’altri tempi
quando i traviati bianchi
sulla strada conosciuta ancora ledono
fanno scorrere un bolo di dolore nelle vene?
Mio testimone, un richiamo indugia:
arrestare la barca anomala
sprangare gli accessi
fuggire da questa Babele, per l’Himalaya!
[Replica]
Aderisco a questa iniziativa e Auguro a tutti un sereno Dicembre.
Lo scrivere…, la Poesia…
Non sta la poesia nell’intelletto…
io la trovo nella semplice frase del bambino,
nel contadino curvo che raccoglie il cibo e
sfama il popolo…
nella sua grammatica poco curata ,
nella sua pelle cotta dal sole,
nell’arrossire davanti alla moglie,
che coi capelli raccolti l’accoglie.
Così…, sta chiusa la poesia
a sospirare in tutte le vite,
di chi fatica e piange d’amaro
ma mai tradì l’orgoglio umano.
Sta nel pastore che ama il suo gregge e
lo conduce a sera tarda alla tana e
fa di questo cibo per la gente e
latte il nostro primo nutrimento !
NO! Non è nel saper parlare o
scrivere la poesia!
la…,
può attirare …, a volte ingannare,
ma cibar la mente e cosa lungi assai
dal cibar corpo,
che senza nutrimento sarebbe morto!
Allor che ne sarebbe del tanto navigare di
pensieri se ,
la fame li distrasse dal loro viaggio?
Ringrazi quindi sempre lo scrittore!
E mai disprezzi il contadino ed il pastore
che rende sazio il cervello e
lo scrivere bello….
[Replica]
Carissimo Robert, come sempre le tue parole sono un sussurro di vera poesia, ed hanno il pregio di emozionare ogni animo sensibile. Bellissimo il tuo breve racconto che, come un albero di natale, contiene in sé tante verità quasi quanto le palline colorate. Meraviglioso l’incontro sotto l’albero, la spina nella corrente a illuminare gli sguardi di due giovani innamorati che si ritrovano dopo un addio e scoprono di volersi ancora più bene. Meravigliosa l’immagine del mare che s’increspa sotto la carezza di una tenera brezza. E l’amore, come una marea, tutto ricopre, e cancella ogni male con la tenera gomma delle sue emozioni.
[Replica]
Robert
Reply:
Dicembre 24th, 2008 at 12:18 pm
@lenio vallati,
Bellissimo il tuo commento, caro Lenio. Come del resto tutti i tuoi interventi nei Blog della Stagione letteraria di Manuale di Mari.
Accetta i miei più sentiti Auguri di Buon Natale e Buone Feste per te e tutti i tuoi cari.
Robert
[Replica]
Salve,
è la prima volta che sfrutto questo spazio, quindi chiedo scusa per eventuali errori; resto disponibile ad ogni indicazione.
Purtroppo il mio genere narrativo non è dei più allegri, ma desidero ugualmente partecipare, dal momento che è stata lanciata in una giornata a me tanto cara.
L’ABBRACCIO.
Pablo era disteso sul suo giaciglio. Nonostante fosse crepuscolo inoltrato, la sera di quell’agosto fiorentino era soffocante ed afosa. Essendo abituato al torrido clima del suo Paese natio, per Pablo non era un gran problema, ma ugualmente aveva deciso di riporre le vesti abituali per infilarsi un paio di braghe in nera tela ed una camicia bianca, sbottonata, a coprire a malapena il sottile torace.
Assorto nei suoi pensieri, Pablo guardava fuori dalla finestra; la luce della luna, ora alta, candida come la sua pelle, filtrava entro le stanze, giocando con le ombre e posandosi sulla scultura che il giovane artista aveva appena ultimato. Pablo s’issò a sedere, osservando soddisfatto la sua creazione; avrebbe potuto ricrearla miriadi di volte, e sarebbe sempre stata esattamente così: identica all’originale. Lo sguardo della scultura celava un fascino misterioso e, sia la lunga chioma, che la muscolatura perfetta del corpo nudo, abbracciato ad una grande rosa, erano la copia precisa di quelle di Alejandro.
Il sorriso compiaciuto di Pablo si trasformò presto in un’espressione malinconica e triste. Da quanto Alejandro non gli faceva più visita nelle notti della Residenza Salvadorès? Un mese? Forse anche due….
Il giovane artista si sentì catturato da una resistente morsa di angoscia, la quale pareva svuotargli i vasi sanguigni e tutti gli organi interni.
Ormai erano tre anni che conosceva Alejandro e, per tutte le notti di quei tre anni, si continuava a chiedere se fosse giusto quello che provava per Alejandro, qualcosa di più forte del grado di parentela che li univa, e nemmeno di questo sapeva molto: Alejandro era un lontano cugino di sua madre, da quello che aveva capito, di pochi anni più grande di lui… ma sembrava non cambiare mai nel tempo. Il giovane Pablo era combattuto fra i dubbi, il timore e il sentimento che provava pensando ad Alejandro e, prono sul letto, versava maledette lente lacrime, brillanti e cristalline come diamanti, toccate dalla luce siderale.
Un lembo del vento notturno, leggero si insinuò nella stanza, fino a posarsi sulla guancia del giovane artista, come volerlo consolare; poi quella voce.
“Perché piangi, Pablo…? Sei commosso dal tuo stesso talento artistico?”
Quella voce: dolce, sensuale, lieve sussurro che poteva scuotere gli oceani di dubbi e timori nel cuore di Pablo.
“¿Es usted, mìo amor?”* Furono le uniche parole che uscirono, quasi strozzate, dalla gola del giovane.
Alejandro stava seduto sul davanzale, fissando il vuoto coi suoi occhi smeraldini. Nella penombra a Pablo gli appariva più bello che mai; aveva bramato quel momento da tanto tempo, eppure non riusciva a dire una parola. Alejandro voltò il suo sguardo verso la scultura e senza dire nulla saltò dentro la stanza e si sedette sul letto, di fianco a Pablo, fissandolo con un’espressione di infinita tenerezza, celante una sorta di dolce tristezza.
“Tu sei l’unico che mi abbia mai amato veramente, Pablo. Non per il potere o il mio titolo di Principe, e nemmeno per il Sangue. Tu mi ami veramente, vero?”
Pablo gli si gettò al collo piangendo ininterrottamente e, singhiozzando, annuì.
“Sì, ti amo più della mia stessa arte. Senza di te non esisterebbe, tu sei la mia arte Alejandro… Ti prego, non lasciarmi mai più solo.”
Niente avrebbe colpito il Principe più di quelle parole: nemmeno la luce solare avrebbe trafitto il suo cuore, fermo da secoli, più della musicale voce di Pablo. No, quel ragazzo meritava qualcosa di più che divenire un semplice ghoul** come sua madre… la sua arte era immortale e così lui doveva essere.
“Ora calmati” sussurrò Alejandro all’orecchio sinistro di Pablo, poi, senza dire nient’altro, cominciò ad accarezzare la nuca e la chioma dorata del giovane artista, mentre la lingua andava a disegnare ondose spirali sul suo candido collo. Alejandro sfilò dalle asole i pochi bottoni che tenevano ferma la camicia del ragazzo e, dopo averla sfilata, cinse il suo esile e pallido corpo fra le braccia, scendendo con la lingua fino al petto, pregustando quello che sarebbe stato più intenso e più faticoso del solito pasto; i leggeri gemiti di Pablo arrivavano all’udito del Principe come una lieve melodia. Il giovane si adagiò sul giaciglio e, tirando a sé Alejandro, lo baciò appassionatamente sulle labbra; egli, allora gli si avvicinò nuovamente all’orecchio bisbigliando “Potresti perdere l’anima, lo sai, vero?”.
Pablo lo sollevò di scatto fissandolo con uno sguardo che avrebbe congelato il sangue nelle vene a chiunque, scandendo ogni singola parola “Allora non hai ancora capito; l’anima l’ho persa il primo giorno che t’incontrai; mi innamorai di te, ed ora è tua… Prendila!”.
Mai, in secoli di non-vita, Alejandro si era sentito così angosciato. Strinse il compagno fra le braccia e versò le, probabilmente ultime, lacrime naturali che aveva per secoli trattenuto e, spalancando la bocca, estrasse gli affilati canini.
Con un grido che nulla aveva di umano, il Principe Alejandro Dès Salvadorès, affondò le zanne nel collo di Pablo. Un lieve gemito sibilò fuori dalle labbra del giovane, mentre lenta fluiva la sua linfa vitale e sempre più forte si stringeva al suo assassino. Abbandonato all’estasi di piacere ed ansia che quella loro unione creava in lui, a Pablo parve di sentire scorrere a rivoli sulla pelle la sua intera essenza, insieme al suo sangue, ed essere raccolta dal Principe, all’interno del suo corpo. Lentamente svanì ogni suo pensiero lasciandosi avvolgere completamente dall’abbraccio di Alejandro.
Non appena Pablo allentò la stretta, ricadendo sul letto, Alejandro estrasse uno stiletto dal suo bastone da passeggio e con quello si praticò un taglio netto e preciso sul polso sinistro; stringendo il medesimo pugno, aumentò l’afflusso di sangue, il quale, a goccia a goccia, andò a bagnare le labbra di Pablo. Facendo appello alle ultime forze, riuscì a deglutirle, dopodiché perse completamente i sensi. Alejandro si leccò il polso ferito e subito dopo il collo del giovane: le ferite, a contatto con la sua saliva, si richiusero istantaneamente; sfiorò i capelli aurei del ragazzo, scivolando, poi, sul suo torace.
“Dormi dolce Pablo. Al prossimo crepuscolo inizierà la tua non-vita. Potremo stare insieme per sempre, fuggendo da questo mondo di tenebre…”.
L’amore di Pablo per Alejandro l’aveva reso vittima di un’ossessione. Col poco amore umano che Alejandro era ancora in grado di provare, egli lo rese libero da quell’ossessione. Ora erano davvero uniti. Più del grado di parentela. Un legame superiore alla concezione umana. Ma per quanto sarebbe durato?
NOTE:
* “Sei tu, amore mio?”
** Ghoul = Servitore di un vampiro, molto longevo rispetto ai comuni esseri umani.
[Replica]
Augurando a tutti voi un sereno Avvento ..anche se anno dopo anno questo mondo s’intristisce sempre più ..ma speriamo ” spes ultima dea ..”
Eccovi uno dei miei ” racconti ” brevi ..
PASSEGGIATA
In questo periodo d’autunno avanzato : nulla sembra essere vero . Questa fantasmagorica sensazione che da qualche anno mi pervade non è certo gradevole e spesso mi ritrovo a chiedermi : “ Dovrà pur avere una motivazione ? “. Ecco che la memoria ricostruisce da piccoli noccioli enzimatici variegati ricordi. Vabbè mi dico, certo molte cose con il tempo hanno perso il sapore, la bellezza che sai d’aver assaporato e goduto , che sia solo questa l’epidermide di questo nodo d’ansia ? Forse non può essere che così , difatti sia le cure della vita sia la mutazione inevitabile della tua fisicità hanno diversificato tutto . Le cose e gli accadimenti li percepisci diversamente . Diversa hai la vista , il tatto , l’olfatto , il gusto , l’udito e soprattutto l’interpretazione , che elabori con un cervello condizionato , sia nel recepimento che nella trasmissione dei messaggi .
Passeggiando sulle consunte lastre di marmo , in sul far della sera , sotto le alte volte dei portici , passando dianzi una panetteria aspiri un profumo di pane che non è il “ tuo profumo “
Più avanti scorgi in un angolo semibuio una coppietta che si bacia , teneramente . Osservi addirittura che le dita di lui accarezzano i setosi morbidi riccioli alla base del collo di lei . Ed ecco che tanta bellezza , anziché rallegrarti ti intristisce sia per il memento amoroso sia per la sensazione di una mancanza : difatti non potrai più godere di quel siffatto trasporto .
Queste due piccole cose ti portano ad un’immediata duplice constatazione : ragioni egoisticamente , non sei riuscito ad acquisire con il passare del tempo pace e razionalità . Ed ecco che nella mente s’ illuminano di significanza proprio queste tre parole : Egoismo , Pace , Razionalità . Rimugini un po’ , rivolgi uno sguardo annoiato alle luci rutilanti , che anticipano sempre di più l’Avvento , panettoni come Icone di un Mistero . Sorridi pensando se inizino nella calura d’agosto , aggiungendo motivazione al “ buio fuori “ . Ma poi il sorriso ti si gela sulle labbra , al ricordo di cifre che ipotizzi ed ora note : decine di migiaia di vecchietti , di defedeati .morti .morti soli . Scrolli le spalle già avendo capito che comunque davanti la nera signora si è soli e nel tuo cuore resteranno molti desideri . Ricordi ritornando la canzone “ Sparagli Piero “ , e la canticchi o meglio la reciti come una poesia . Di poesia in poesia , mentre ora sei sul viale , ove ai lati luccicano le Magnolie e qualche tralcio di Calicantus che ti penetra con il suo incanto , regredisci al tempo in cui eri bimbo e spesso ti trovavi in Chiesa : là con le lucide il Presepe , di cui percepivi allora la calda dolcezza consolatoria , quanto diverso è l’amaro che trattieni come tesoro . Rivedi la fila dei chierichetti , il turibolo fumigante , lo scampanellio che ti faceva abbassare la testa ma di sottecchi vedevi quel calice dorato sollevato verso la volta scura , e pensavi d’aver fatto una cosa non dovuta . Ti guardi intorno come accecato e realizzi le auto che transitano veloci a sinistra , molte con abeti sul portapacchi . Ricordi quanti abeti hai addobbato nel calore della tua piccola casa , e le grandi sfere sottili , colorate rilucevano riportandoti la meraviglia degli occhi spalancanti di tuo figlio . Ed ecco come in un teatro il fondale cambia : ricordi le cure nella scelta degli addobbi , lei che con un cappotto rosso lungo con alamari ( si usava cosi ) ti seguiva stretta stretta , le bancherelle , infine i suonatori di cornamusa e piffero : “ Piva , Piva , L’olio di oliva “ . Poi i continui saluti di tutti i conoscenti che incontravi , le frequenti visite per un vin brulè . Poi il freddo si faceva più intenso , ma più felicemente sentivi il tuo corpo sano : sfogare . Pian piano il teatrino s’allontana . Sei sotto casa . Una casa comoda , lassù la luce accesa ti fa intravedere la tua lei di sempre , sempre indaffarata . Il clang e il sibilo dell’ascensore , poi le chiavi e sei nel tuo guscio . Un bacio sempre dolce , caldo e la preoccupata domanda : “ Hai camminato bene ? “ , e tu menti con un “ Sì “ . Poi il tuo baccello , la tua conchiglia da Paguro Bernardo , le tue cose . Ma sempre di più : come ad ogni Natale , man mano che il tempo s’en và , ti senti maggiormente più solo , e il tuo respirare il mondo accentua questa sensazione . Ti siedi ed accendi la tua asettica “ finestra “ che ti porterà .forse .forse .un attimo di sollievo che desideri , che inconsapevolmente potresti possedere . Percepisci nettamente come la matassa , ridotta a piccolo gomitolo , della tua vita non ti ha condotto come eroe verso un Minotauro , che forse non avresti neanche ucciso , così come non hai mai abbandonato la tua Arianna . Ancora un Natale , ancora un Natale . Forse ?
Walter
[Replica]
.. complimenti per la Vs bella e lodevole iniziativa, alla quale aderisco come scrittore, poeta, giornalista, editore online e .. sieropositivo da ormai 22 anni .. ebbene si 22 lunghi anni di lotta senza quartiere contro l’hiv che vuole evolversi e trasformarsi in aids e finalmente avere il sopravvento .. 22 anni di estenuante braccio di ferro 24 h su 24 contro la morte che avanza .. contro gli effetti collaterali delle terapie .. eppure .. eppure la tenacia, l’Amore e l’amicizia dei miei cari e di tanti amici e la Forza della Fede, mi fanno sorridere ancora e nonostante tutto alla Poesia della Vita che non muore .. a volte non mi sembra vero di essere giunto fin qui, di aver resistito ed altre volte invece sento tutto il peso della sofferenza e della battaglia sempre più dura e crudele, anno dopo anno .. ecco quindi una mia poesia che sarà pubblicata nel mio secondo libro di poesie : ” Infinita Sinfonia ”
Neve
scese, scese
candida e maestosa ..
felpata e discreta ..
scese, scese
come la Parola
che illuminò la Storia
e diede il Volto
alla Misericordia ..
scese quella parola
scese nelle coscenze
ed ora illumina l’Universo ..
Oh medico Celeste
guarisci l’anima profonda
di questa umanità ..
echeggi la tua soave melodia
e rifulga la Tua Infinità Sinfonia
Buon Natale da Paolo Moschini
[Replica]
Robert
Reply:
Dicembre 2nd, 2008 at 9:42 am
@Paolo Moschini,
Buon Natale Paolo. Grazie di cuore per i tuoi versi. Che Dio ti protegga.
[Replica]
Paolo Moschini
Reply:
Dicembre 3rd, 2008 at 12:57 am
@Robert,
.. grazie .. che l’Autore della Vita che non muore ti sorrida simpatico e benevolo ed esaudisca i tuoi desideri e quelli dei tuoi cari ..
[Replica]
rosanna
Reply:
Dicembre 2nd, 2008 at 8:26 pm
@Paolo Moschini, Ciao Paolo, leggere le tue parole, mi predispone ad un Natale sereno, perchè quello che racconti di te, deve far riflettere come l’Amore per la vita, vince qualunque battaglia; Ti stringo in un abbraccio, affinchè la sofferenza venga schiacciata dalla solidarietà. Buon Natale
[Replica]
Paolo Moschini
Reply:
Dicembre 3rd, 2008 at 1:04 am
@rosanna,
.. accolgo riconoscente il tuo abbraccio che sento caldo e dolce in questi giorni freddi e grigi .. ricambio con discreto e delicato affetto .. complimenti x il tuo bel Blog ..
[Replica]
poetikando
Reply:
Dicembre 3rd, 2008 at 7:43 pm
@Paolo Moschini,
Sono sinceramente ammirata dalla tua forza e dal profondo amore per la vita che sprigionano le tue parole e i tuoi versi…
Ti auguro tutto il bene del mondo, nonostante il male… Perché il bene è sempre più forte, almeno per me, e tu lo dimostri.
Un abbraccio caro
*danj
[Replica]
Daniela Quieti
Reply:
Dicembre 4th, 2008 at 12:48 am
@Paolo Moschini,
Buon Natale, di cuore, e che il medico celeste, sull’eco dei tuoi bei versi, protegga il tuo cammino.
Daniela Quieti
[Replica]
Maria Luisa Seghi
Reply:
Dicembre 21st, 2008 at 10:26 pm
@Paolo Moschini,
Sig. Paolo,
Ammiro il suo coraggio la sua sincerità e la sua forza, non molli mai, so già che lotterà perchè *lei* la nemica non prenda il sopravvento.
Sono felice che la sua forza venga anche dalla Grande Fede, dai suoi familiari e dai suoi amici.
La sua bellissima poesia, esprime serenità e sofferenza nello stesso tempo, nei momenti più difficili che incontrerà chieda che da Lassù le porgano la sua Mano…
Io ho molta fede e le prometto che stasera la mia preghiera sarà solo per lei.
Auguri di un lieto Natale e vada incontro al 2009 con ottimismo e fiducia nella vita, che il Signore sia con lei : oggi, domani e sempre.
Maria Luisa Seghi
[Replica]
L’altra dimensione
Come l’alba fra sterpi aggrovigliati
lascia gocce d’arcobaleno ardenti
così il tuo amore - trasparente aurora
ha fatto di me strada iridescente
per proseguire ancora il viaggio
verso orizzonti di amorosi incanti
tra onde azzurre spumose alle scogliere
caldi abbracci, devoti sguardi amanti
se questo mio canto dovesse sprofondare
in tempesta di tormenti
o consumarsi come lume di candela
l’intimo fuoco - embolo di lava incandescente
arderà oltre i confini della nostra dimensione
versando ognuno nelle vene dell’altro
il proprio sangue…
emma mazzuca
[Replica]
Robert
Reply:
Dicembre 24th, 2008 at 12:23 pm
@emma mazzuca,
Grazie per questi tuoi versi e tanti Auguri di Buon Natale e Buone Feste. Robert
[Replica]
Nel deserto di un giorno qualunque
***
In quali
disadorni spazi
si muove questo silenzio
nelle ore inquiete
di una città deserta
nella voce
dei lampioni che inducono
ad illuminarmi il buio
e nella sfarzosità
che ospiterà il Natale, bevo
manciate in solitudine
mentre torno
dal fuoco di un camino
che abbraccia un sogno.
Si perdono
in un riflesso di luci accese
i miei occhi spenti.
*
~ © Nunzio Buono ~
[Replica]
Alba Venditti
Reply:
Dicembre 6th, 2008 at 3:12 am
@Nunzio,
è vero il Natale non riflette sempre occhi accesi, ma anzi distratti nel pensiero di un sogno che non si è realizzato e li ha lasciati più soli di prima. Allora, durante quella festa di rito, senza alcun invito, ci si accontenta dello scoppiettare del fuoco del nostro casolare perchè è l’unico a farci compagnia senza chiederci in cambio nulla. Intanto, la città è deserta perchè il Natale è giunto e chi ha la fortuna di avere una famiglia unita vivrà invece una festa colorita di vera felicità.
[Replica]
Robert
Reply:
Dicembre 24th, 2008 at 12:27 pm
@Nunzio,
Nunzio: la poesia delle parole e delle immagini. Complimenti per tutte le tue opere che abbiamo pubblicato sempre con grande piacere qui e in altri Blog della nostra Stagione letteraria. Auguri di Buon Natale e Buone Feste.
Robert
[Replica]
Auguro un sereno Natale specie a chi soffre nella speranza che l’amore migliori il mondo. Felice Natale a tutti. emma mazzuca
[Replica]
NATALE
Tua madre lo sapeva,
Tuo padre lo sapeva!
l’angelo ti annunciò,
Casto ti accettò
e nella misera grotta
un posto ti trovò.
Venisti tra noi!
Gli angeli cantarono
la gloria di Dio!
I magi lo intuirono e,
da lontano
La cometa seguendo,
ti trovarono.
Ricchi doni ti portarono,
coi pastori si prostrarono
Iddio benedicendo.
Solo Tu non sapevi,
piccino e verecondo,
che un giorno avresti
salvato il mondo
[Replica]
Robert
Reply:
Dicembre 24th, 2008 at 12:35 pm
@dignola dorella,
un caro saluto e tanti Auguri di Buon Natale e Buone Feste per la pittrice, la scrittrice e la poetessa che abbiamo conosciuto nell’arco di questa meravigliosa Stagione letteraria.
Invito tutti a vedere le foto dei bellissimi dipinti di Dorella Dignola, nel suo Profilo nella Galleria degli Autori (per vedere le foto un clic su “Galleria immagini”):
http://www.manualedimari.it/autori/dorelladignola
Robert
[Replica]
Accolgo con entusiasmo l’invito a partecipare a questo Natale insieme con poesie e racconti per la vita, tutti uniti per i bambini contro l’AIDS.
Mi sento particolarmente coinvolta anche perché, in questi giorni, festeggio il mio primo compleanno di appartenenza a Manuale di Mari, con il Direttore Editoriale insignito di Targa d’argento per la diffusione del libro, con il Direttore Responsabile premiato per la diffusione della letteratura nel Web, con tanti Autori bravissimi e generosi in un costruttivo e sereno confronto di crescita.
Grazie Nicla, grazie Robert. Complimenti a tutti e per tutto, con gli auguri più belli.
Daniela Quieti
[Replica]
Nicla Morletti
Reply:
Dicembre 2nd, 2008 at 2:45 pm
@Daniela Quieti,
grazie.
Un affettuoso saluto
Nicla Morletti
[Replica]
sergio doretti
Reply:
Dicembre 2nd, 2008 at 5:20 pm
@Daniela Quieti
grazie Daniela per gli auguri di Natale che ricambio di cuore.
Da quanto scrivi apprendo che anche tu hai un anno di attività come me e quindi gli auguri che ti faccio sono per la parità di anzianità di “servizio”e per questo
voglio regalarti simbolicamente
delle viole bagnate di rugiada incontaminata,
che tu nasconderai al sole,
per non farle appassire
affettuosi saluti e auguri.
sergio
[Replica]
IL VENTO ED IL MARE
Sta un bambino seduto in riva al mare
e sorridendo guarda il vento portare via, granello dopo granello,
la sabbia che ricolma le sue mani. E’ quasi un gioco.
Sta un ragazzo in piedi nell’acqua del mare,
gli schizzi delle onde e le sue lacrime bagnano la sabbia ch’è nelle sue mani
ed egli cerca, con l’aiuto del vento, di disfarsi di quell’umido fardello.
Sta un vecchio seduto in riva al mare
e guarda il vento portare via, granello dopo granello, la poca sabbia ch’è nelle sue mani,
cercando di ostacolare il vento e rimpiangendo quella umida di cui s’è disfatto con sì tanto impegno.
Buon Natale!
Federico Sassi
[Replica]
Alba Venditti
Reply:
Dicembre 2nd, 2008 at 11:46 pm
@Federico Sassi,
è bello questo incontro tra il vento e il mare. Il vento spazza via gli anni come granelli di sabbia per far spazio ad un mare di novità che cambiano la vita ai bambini che sorridono al futuro che li aspetta, ai ragazzi che cominciano a portare i primi fardelli ma anche ai vecchi stanchi degli impegni assunti per tutta la vita trascorsa e vorrebbero soltanto una ventata di serenità assorti nei loro teneri rimpianti.
[Replica]
NATALE
Neve bianca, neve bella, tu che scendi da una stella… la stella stupenda dei Magi.
Natale, una festa diversa che s’illumina di luci e di ricordi, che biancheggia sulle rive del tempo desideroso di cielo.
Cornamuse, presepi, abeti, vacanze, dolciumi e doni da parte di un nutrito plotone di parenti d’ambo i sessi: era bello il Natale in paese.
Coinvolgeva tutte le case, tutte le porte, tutte le persone.
Coinvolgeva anche la cara Angelina che, a volte, per tenermi buona accanto al camino nelle lunghe sere invernali mi propinava, con sospetta buona fede, storie tenebrose di streghe, di fantasmi, di esecuzioni, di mamme morenti, di matrigne crudeli, di banditi.
Non era molto brava a raccontare, perciò furono poche le notti che ebbero sonni agitati da qualche urlo improvviso.
Ma ripenso con dolcezza a quando, sinceramente, diceva che:
- “A Natale, pure li murte forse ‘artorne a la case natie e dentre le stanze è chiare l’addore de nu fresche profume ca ‘nsi cunfonne cu lu fume de lu ceppe che arde”.
Amo ancora pensare che, a Natale, anche i morti forse ritornano nella casa natia e, nelle stanze, è chiaro l’odore di un fresco profumo che non si confonde col fumo del ceppo che arde.
Daniela Quieti
[Replica]
rosanna
Reply:
Dicembre 2nd, 2008 at 6:15 pm
@Daniela Quieti, Il Natale ha sempre un’atmosfera magica, che ci riporta ai tempi dell’infanzia, specialmente quando lo si è vissuto in un paese. Auguri di serenità e gioia
Rosanna
[Replica]
sergio doretti
Reply:
Dicembre 13th, 2008 at 4:31 pm
@Daniela Quieti,
Daniela Quieti
Cara Daniela, grazie di averci regalato il tuo bellissimo racconto che ci porta a considerare la festività del Natale come nei vecchi tempi.
Tanti cari auguri e saluti.
sergio
[Replica]
IL BAMBINO SUL PALLONE
Avevo letto i primi giorni di scuola la sua diagnosi, e ne rimasi un po’ perplessa; era la prima volta che come insegnante di sostegno alla scuola media, mi dovevo occupare di un ragazzino autistico. Sapevo bene, che si tratta di un quadro clinico dei più complessi, e che chi ne soffre è anche definito, “un bambino sdraiato sul pallone”, perché si trova in una situazione, in cui, qualunque movimento faccia, avverte il rischio di “perdere l’equilibrio” e cadere. Proprio perché ha paura della realtà, il soggetto autistico resta inerte, se non c’è chi lo aiuta a scendere “dal pallone”, e a immergersi nel mondo reale. Insegnando in una scuola cosiddetta “a rischio”, per mia scelta, fin’ora avevo sempre seguito per lo più soggetti caratteriali. Passò tutto il mese di settembre, ma ancora l’alunno, che mi era stato affidato, non si presentava. Cominciai però a documentarmi su questa patologia, che conoscevo non a fondo. Tutte le cose che si presentano un po’ complicate, mi danno un maggiore input per affrontarle; è una sfida quasi con me stessa, questa voglia di immergermi nelle difficoltà, per poi gustare anche il più piccolo successo. Spesso dobbiamo aggiornarci, documentarci , sulle modalità di intervento, sulle tecniche e strategie da mettere in atto, con questi soggetti in difficoltà, ma qualunque tecnica e qualunque strategia, devono essere sempre intrise da una grande carica di disponibilità affettiva da parte nostra; loro si devono sentire accettati, amati, anche perché non sempre a casa, trovano quella disponibilità di accettazione e ascolto. Intanto proseguivano i miei approfondimenti sull’autismo, un quadro clinico, che coinvolge tutta la sfera affettiva, e i processi cognitivi a tutti i livelli. Ogni tentativo di relazione con l’autistico, suscita in lui diffidenza, panico, in quanto il suo mondo è fuori da tutti i problemi concreti, dalle persone che lo circondano, ma è fatto di cose irreali, di illusioni; è il mondo in cui egli si rifugia, quello interiore, confuso, incerto, fatto di immagini evanescenti, fugaci. Egli comunica con il corpo, anche se per lui è un qualcosa che non gli appartiene, così come il tempo per lui non esiste, la sua vita è un’ alternanza tra sogno e realtà. Arrivò il mese di Ottobre, e una mattina, vidi arrivare in classe, un ragazzone alto, robusto, due occhioni scuri, ma assenti. Accompagnato dalla madre, una donna giovane, alta, con la stessa corporatura del figlio, ma dall’aria molto dimessa e stanca. Ci presentammo, parlammo un bel po’, mi raccontò della sua vita. Il marito l’aveva lasciata, con due figli. Alessio, questo il nome del mio alunno, mentre la madre parlava, stava con il capo appoggiato sul petto della donna e le stringeva la mano; nessuna espressione traspariva dal suo viso, con lo sguardo assente, compiva ogni tanto dei gesti e dei movimenti incontrollati. Tutto il tempo lo passò tenendo stretta la mano della madre, né lei cercò di svincolarsi, sapeva bene, che abituarlo al distacco, era difficile. Passavamo cosi, due orette di ogni giornata, insieme alla madre, facendogli prendere conoscenza di tutti gli spazi della scuola, portandolo a passeggiare un po’ nel giardino, che circondava il plesso scolastico; nessuna parola veniva fuori, i suoi erano più che altro dei vocalizzi; l’incedere era incerto, e camminava sollevandosi sulle punte; il camminare sulle punte, è caratteristico dei soggetti autistici, deriva dalla difficoltà di appoggiare il corpo sui piedi, e il desiderio di sentirsi leggero, non ingombrante; sguardo sempre basso, immobile, fisso. Intanto la scuola, aveva provveduto, a nominare un’assistente, che aveva il compito di accompagnarlo in bagno, dargli da mangiare, pulirlo. Cominciavo gradualmente a cercare un contatto fisico con lui, prenderlo per mano,fargli qualche carezza, e mentre i primi giorni si rifiutava, pian piano, si abituava a questo contatto. Dopo un po’ di tempo, provammo a fare in modo che la madre si allontanasse per un po’, ed io a distrarlo, in modo che non si accorgesse della sua assenza; si andava avanti cosi, finché la madre a poco a poco, lo lasciava a scuola e andava via; allora c’erano dei momenti, in cui, la situazione diventava critica; Alessio si metteva ad urlare perché voleva la madre, voleva scappare, diventava aggressivo; gestirlo in quei momenti, diventava veramente difficile, ma non mi sono mai scoraggiata. Avevo imparato che alla base di ogni progetto educativo, ci deve essere una grande dose di umanità, che comprende serenità, ottimismo, pazienza, benevolenza, come incentivo, affinché l’altro acquisisca la fiducia in sé. “Amore è un faro sempre fisso, che sovrasta la tempesta e non vacilla mai, è la stella guida di ogni sperduta barca”, diceva SchaKespeare. In effetti è proprio così, se ami questi ragazzi, otterrai il meglio da loro, anche se spesso non li recuperi del tutto, perché là dove la scuola finisce, non c’è la continuità di una famiglia pronta a seguirli. Che gioia quando per la prima volta, sentii da Alessio pronunciare il mio nome!! Non avevo fin’ora sentito mai una parola per intero, se non solo “mamma”; passeggiavamo spesso nel cortile, in mezzo agli alberi, con la sua mano che stringeva forte la mia; io parlavo, gli facevo toccare le cose, in modo che percepisse la presenza, lui eseguiva il tutto come un automa all’inizio, poi invece cominciavo a notare dei piccoli segnali di partecipazione, e questi piccoli progressi per me erano motivo di grande gratificazione. Dopo mesi, Alessio, cominciava a prendere conoscenza dello spazio intorno a lui; quando eravamo nel corridoio, gli dicevo di andare da solo in classe, e lui dopo tante perplessità, raggiungeva l’aula, quando mi prendeva per mano, significava che voleva uscire fuori dalla classe; il vociferare dei compagni, lo infastidiva. Gli piaceva andare verso la finestra, e battere piano le sue dita contro i vetri, poi mi guardava e sorrideva; prendeva certe volte la matita, la strisciava su un foglio, poi la tirava in aria; era felice quando gli facevo ascoltare la musica, s’immergeva completamente in quei suoni, come se andasse in estasi, e sorrideva. Alessio era diventato una sfida con me stessa; ogni suo piccolo progresso era per me una vittoria; un altro mio obiettivo era che lui riuscisse ad instaurare un qualche rapporto con i compagni, ma ancora eravamo ai primi mesi di scuola, da qui alla classe terza ero sicura che Alessio di progressi , ne avrebbe fatti tanti. Intanto la madre mi riferiva, con molta disperazione, che a casa il ragazzo, manifestava degli atteggiamenti molto aggressivi, verso i componenti familiari; non li faceva dormire, perché urlava di notte, e certe volte li picchiava; insomma la donna era molto provata, la vedevo certe mattine sfinita, trascinava le sue giornate con fatica, per cui le cominciava a balenare l’idea, di mettere il figlio in qualche istituto, e un giorno si sfogò con me. Furono attimi in cui rifiutai categoricamente la sua idea, “non si può allontanare un figlio, che ha bisogno di aiuto”, mi trattenni dal dirle questo in maniera esplicita, ma le feci capire, che non era la soluzione adatta , di pazientare ancora, portarlo a fare terapia presso un centro e poi riportarlo la sera a casa. Capivo il suo calvario di donna sola, ma si doveva scegliere un qualcosa, che non avrebbe danneggiato ulteriormente il ragazzo. Questa decisione, che lei andava maturando, mi cominciava a preoccupare. Ho sempre pensato che il distacco dal proprio ambiente familiare, è un qualcosa di molto traumatico; lo si dovrebbe fare, solo nei casi, in cui la famiglia, non è in grado di sopperire ai bisogni di una crescita equilibrata del proprio figlio, altrimenti allontanarli è più dannoso. Alessio si assentava spesso e quando verso il mese di Aprile, mi resi conto che queste assenze si erano prolungate abbastanza, telefonai alla madre, la quale mi diede la conferma di quello che io avevo temuto, Alessio era stato portato in un istituto, e lasciato lì. In una frazione di secondi, mi venne subito in mente, un film che avevo visto in TV anni fa, di cui non ricordo il titolo; trattava proprio di un bambino autistico, e di cui mi rimase impressa la scena di quando i genitori lo fanno salire in macchina, per portarlo in una struttura per disabili, come un cane quando viene portato al canile. La sensazione di abbandono e di distacco di quel ragazzino nel film, la rivivevo ora di nuovo nella realtà. Alessio era stato depositato lì, dalla madre, in un istituto come un bagaglio. Mi rimbombavano nelle orecchie, le sua urla quando a scuola cercava la madre, e chissà con quanta disperazione, urlava adesso, nel sentirsi imprigionato, senza vedere il volto di sua madre. Il lungo cammino che volevo intraprendere con lui, si era interrotto bruscamente. Ricordo le ultime parole della madre:” mi sembra ormai d’ impazzire, da quando mio marito mi ha lasciata, io non posso più reggere questo figlio, e poi non lo volevo così”. Capii quanto doveva essere drammatica l’ esistenza di quella donna sola e i figli spesso, ne pagano le conseguenze. Penso che Alessio, nella sua disperazione, sia sceso da quel pallone, sul quale stava adagiato; stavolta la realtà dalla quale, lui fuggiva, aveva avuto una forza tale, da metterlo con i piedi per terra, e fargli provare il dolore dell’abbandono. Quello fu uno degli anni scolastici, che io conclusi, con una grande angoscia dentro. Avrei voluto continuare il percorso iniziato con lui, sfidando ancora una volta me stessa, e avere anche questa volta, la conferma, che ogni intervento educativo fatto con amore, possa dare sempre risultati positivi, perché se Alessio avesse avuto una famiglia unita, dove regnava l’amore, oggi non sarebbe in un istituto.
ROSANNA AFFRONTE
[Replica]
Daniela Quieti
Reply:
Dicembre 3rd, 2008 at 3:07 pm
@rosanna,
Ci vuole poco a distruggere una vita, a deludere le attese. A volte solo un silenzio genera indifferenza, egoismo. Alessio ha avuto la consolazione di conoscerti. Ti saluto affettuosamente ringraziandoti per il commento che mi hai dedicato.
Daniela Quieti
[Replica]
Robert
Reply:
Dicembre 24th, 2008 at 12:46 pm
@rosanna,
Anche per te l’invito a postare altre opere, belle come questo racconto, in occasione dell’ultima Iniziativa della Stagione letteraria e Auguri di Buon Natale e Buone Feste.
Robert
[Replica]
rosanna
Reply:
Dicembre 24th, 2008 at 4:16 pm
@Robert, Grazie Robert, per aver letto il mio racconto; è una storia vera, che mi ha lasciato tanta tristezza dentro. Auguri per un Natale che porti tanta serenità nei nostri cuori
Rosanna
[Replica]
«Sono già passati dieci anni? Dai, non ci credo»
Il suo sorriso ebete rimase accesso per secondi interminabili, mentre i suoi occhi si spostavano come palline da tennis dal mio viso al mio seno abbondante.
Non avevo mai iniziato a sorridergli, ma a lui sembrava non importare. Il mio sguardo glaciale non sortiva alcun effetto. Probabilmente per lui il mio petto era più espressivo di qualsiasi mimica facciale.
«Sei sempre la stessa»
«Anche la taglia del mio reggiseno è sempre la stessa»
Ragliò nel suo solito modo disgustoso che nessuno al mondo avrebbe potuto scambiare per una risata.
La bionda al suo fianco continuava a masticare concitatamente un chewing gum, mentre mi osservava con lo stesso interesse che avrebbe mostrato per un cactus.
«Vedi ancora Cristina?»
Il mio cervello cominciò a censire le persone di nome Cristina conosciute nel corso della mia vita e abbinarle all’idiota di fronte a me, ma la mia bocca decise autonomamente di mentire
«E’ andata a vivere a Houston»
«A Houston? Incredibile. Ma che lavoro fa?»
Cominciai a divertirmi
«Ti dice niente “Houston abbiamo un problema”?»
«Ma dai. Non ci posso credere. Lavora alla Nasa?»
A quante cose non riusciva a credere?
«Certo. Non so dirti di cosa si occupa, ma ha fatto il grande salto»
Naturalmente non conoscevo alcuna Cristina che si fosse allontanata dalla propria regione per lavoro.
«E tu? Cosa fai, ora?»
Inappropriato chiedere cosa facessi ORA, considerato il fatto che non sapeva cosa avessi fatto PRIMA
«Cinecittà»
Finalmente i suoi occhi si bloccarono sui miei e la sua bocca rimase chiusa
«Aiuto regista»
Se avessi riflettuto un secondo in più, mi sarei autopromossa regista, ma per come stavo mentendo, sarei stata anche un’ottima attrice.
«Fantastico» la sua voce era scesa di parecchi decibel, mise il braccio intorno alla vita della biondona e mi salutò senza indagare oltre.
«E’ stato un piacere rivederti. Alla prossima»
Mi girai e mi ritrovai di fronte l’ennesimo ex compagno di classe.
Un altro Natale, un’altra inutile riunione per ricordare di dimenticare il passato.
Buone Feste
[Replica]
IL MIO PRIMO LIBRO
E’ quello che mi ha preso per mano dall’infanzia e mi ha accompagnato fino ad oggi. Era un volume di fogli di carta racchiusi da una copertina colorata con tre lettere in stampatello: A.B.C. era il titolo.
Da quelle pagine imparai a conoscere le prime lettere dell’alfabeto e poi, le consonanti, a comporre le prime parole.
Quel libro mi ha iniziato alla conoscenza della lettura, poi col tempo ho capito che tutto si svolge col conoscere le ventuno lettere, con esse si compongono e si scompongono le parole sempre aggirando le stesse vocali e consonanti. Che meraviglia! Con poco poter mettere assieme pagine e pagine di vita, di sogni, di amore, di storie del passato e del presente.
Il libro per me ha un fascino irresistibile, il suo contenuto mi incuriosisce, mi spinge ad aprire il volume e sul frontespizio c’è il titolo dell’opera e il nome dell’autore, da lì passo alle prime righe per sentire quali stimoli dà ai miei sensi, ed andare sempre oltre, fino alla fine..
- Soddisfatto?
- Deluso?
Non si può dire-
Ogni libro racchiude in sé qualcosa che mi fa pensare, riflettere, conoscere cose che ignoravo e come una luce che ci indica una via..
Leggere è.:
- armonia per la mente,
- sguazzare nell’immaginario dello scrittore è come immergermi in un bagno caldo rilassando le membra del corpo e volare con la fantasia..
Il libro è l’amico che in qualunque momento lo cerco, non è mai impegnato è sempre pronto a farmi compagnia, a darmi un contributo di conoscenza a sviarmi dai cattivi pensieri e a rendermi più facile dialogare quando mi capita l’occasione.
Quando lo chiudo non brontola, non si offende., sa che qualcosa mi ha dato e non chiede ricompensa.
Questo è per me il mio amico libro.
[Replica]
Robert
Reply:
Dicembre 24th, 2008 at 12:50 pm
@sergio doretti,
E tu caro Sergio sei stato per noi l’amico gentile, attento e presente che ogni persona nella sua vita dovrebbe avere. Grazie per averci donato racconti e poesie ed aver animato con ogni tuo intervento questa meravigliosa Stagione letteraria.
Accetta i miei più sentiti Auguri di Buon Natale e Buone Feste.
Robert
[Replica]
sergio doretti
Reply:
Dicembre 24th, 2008 at 1:47 pm
@Robert,
[Caro Robert,
molte grazie per il tuo gentile commento.
Colgo l’occasione per rinnovare gli Auguri di Buone Feste con i complimenti alla Redazione per le importanti e romantiche iniziative nel campo della letteratura.
Aff.mo
sergio
[Replica]
COSI’ FORTE
Così forte la luce del nuovo giorno stamani
che gli occhi son ferite aperte
e l’anima ne trasuda fuori
troppo esposta e inerme…..
Chiudere, chiudere, far buio!
Non m’importa del giorno nudo, discinto
che si svela impudico e mi si offre
non voglio oggi soffrire.
Ravvoltolata voglio star nelle mie ombre,
serrar le palpebre
cercarmi un cantuccio isolato dalla vita
e lì ristare
cantilenandomi
una consolazione senza senso.
[Replica]
Nicla Morletti
Reply:
Dicembre 2nd, 2008 at 8:55 pm
@Beatrice Bausi Busi,
bella questa poesia. E’ come rifugiarsi in un cantuccio del cuore al riparo dagli affanni dell’esistenza. E’ come ritrovare se stessi dopo le ferite inflitte dal mondo, per poi rinascere in una nuova alba di vita.
Un caro saluto
Nicla Morletti
[Replica]
lenio vallati
Reply:
Dicembre 6th, 2008 at 2:24 am
@Beatrice Bausi Busi,
bellissima poesia, Bice, che esprime il desiderio che penso sia in ognuno di noi di rimanere talvolta soli con se stessi lontano dalla luce accecante e dai rumori del mondo. Ma conoscendoti so che ben presto aprirai le imposte e ti getterai nella mischia, perché come me sei un guerriero che non ama stare in disparte. Un guerriero che non ha lance, o spade, ma un’arma ancora più forte, la poesia. Ancora complimenti, a risentirci, Lenio.
[Replica]
sergio doretti
Reply:
Dicembre 15th, 2008 at 11:18 pm
@Beatrice Bausi Busi,
Cara Beatrice,
Bella questa poesia che forse è capitata in un particolare momento della tua vita e penso che non riguardi la normalità e che ti ha spinto a regalarci questa bella poesia.
Complimenti e auguri di Buon Natale
Sergio
[Replica]
Robert
Reply:
Dicembre 24th, 2008 at 12:52 pm
@Beatrice Bausi Busi,
a Beatrice i miei auguri di Buon Natale e Buone Feste. Con la raccomandazione di postare altre opere. C’è tempo fino al 31 dicembre.
Robert
[Replica]
Natale… una notte di pace.
Le tenebre celavano il mondo.
La luce?… Un ricordo remoto!
Ma una luminosa cometa
improvvisamente,
squarciò le tenebre
e riportò le stelle
a brillare nel cielo.
Un bambino,
in quella fredda notte,
in una grotta nasceva,
e dalle genti,
il calore e l’amore cercava.
Dagli umili
arrivò l’amore,
arrivò la speranza,
arrivò la pace,
e quel bambino,
cullarono con gioia
Ma anche se…
fra i grandi della terra
la risposta è stata il freddo,
e l’indifferenza…
Ma anche se fra
i grandi del mondo
la risposta è stata l’odio,
e la guerra,
quella luce, quella cometa,
che simbolicamente…
illumina ancora queste notti
sarà sempre la speranza,
sarà sempre il nocchiero
di amore e di pace
di questa umanità.
Sergio
[Replica]
PREGHIERE A NASCERE
Liberiamoci la mente,
questa ebbrezza che nasce
tra lo spirito,
è come un raggio di sole
che fa emergere
la vitalità infinita
dal nostro cuore.
C’è un profumo
che ha un’essenza incantatrice,
che risveglia le energie,
nella profondità dell’anima.
E’ una trionfante
risonanza di voci
che germogliano
preghiere a nascere.
Gianfranco CORONA BOLOGNA
[Replica]
IN ATTESA DEL NATALE
Sei lì
nell’angolo di sala
con i tuoi compagni
di sventura:
gli anni, i tuoi malanni
ed una carrozzina
che incalza i piedi
da tempo addormentati
Sei lì,
tra palline colorate
fili dorati e luci iridescenti
che addobbano l’albero
in attesa del natale
Non cogli le risa,
la gioia, l’allegria,
la gente che ti circonda
per farti scordare
la malinconia
Tra neve d’un passato
e i ricordi partiti,
forse in volo,
con gli occhi spenti
cerchi una mano,
che accarezzi, un solo istante,
il viso stanco…