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 11-15 ottobre 2008 - Partecipa all’Iniziativa letteraria “Poesia e solidarietà”, organizzata in collaborazione con il Portale Manuale di Mari - Poesia e letteratura nei mari del web e Nicla Morletti in occasione della Campagna
UNA MELA PER LA VITA” - Due giorni per combattere la Sclerosi Multipla

Poesia e solidarietà

Siamo bacche di bosco
rose purpuree
al calar del sole
e ci avvolge il mistero
ci avvolge l’amore

Nicla Morletti

 

Scrittore, poeta, blogger, ti invitiamo a partecipare a “Poesia e solidarietà“, appuntamento per presentare opere di poesia e prosa sui temi proposti con le Iniziative letterarie “Il Giallo della Vita” e “Verità e Sentimento”, che si concludono proprio in questi giorni nell’ambito della Stagione letteraria del Portale Manuale di Mari. Come sempre puoi postare una o più opere direttamente nei commenti a questo post, da oggi fino al 15 ottobre. Per leggere una presentazione dei temi delle Iniziative letterarie: clicca qui.

Per informarti su cosa fare per aiutare l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla puoi seguire anche questo link.

Agli autori delle poesie e dei brani più belli sarà donato un fiore offerto da Punto Flora o un libro offerto da Nicla Morletti. Alcune opere potranno essere pubblicate nel libro “La pratica del bello scrivere” curato da Nicla Morletti per Laterza Giuseppe Edizioni.

Informiamo gli autori che partecipano al Premio Manuale di Mari che questa Iniziativa è valida ai fini dell’assegnazione del titolo di Autore dell’Anno.

Vi preghiamo di non postare più di una o due opere per volta ed evitare testi molto lunghi che possono rendere poco agevole la moderazione e la lettura dei commenti. Grazie per la collaborazione e buona scrittura!

CLICCA QUI per pubblicare la tua opera o il tuo commento.

387 commenti per “Poesia e solidarietà”

  1. il 10 Ott 2008 alle ore 6:26 pmenricoNo Gravatar

    IL PRIMO AMORE
    NON SI SCORDA MAI
    IL VERO AMORE
    VA OLTRE LA VITA

    IL PRIMO AMORE
    E’ UN RICORDO
    IL VERO AMORE
    E’ VITA E PIU’

    [Replica]

  2. il 10 Ott 2008 alle ore 6:29 pmenricoNo Gravatar

    VI SEGUO SEMPRE E MI FATE TANTA COMPAGNIA
    GRAZIE
    ENRICO

    [Replica]

    Nicla MorlettiNo Gravatar Reply:

    @enrico,
    ci fai compagnia anche tu. Siamo un immenso fiume di poeti e scrittori. Un fiume che non si arresterà mai nella suo fluire verso il mare. Un unica voce che canta la solidarietà e l’amore.

    Nicla Morletti

    [Replica]

    enricoNo Gravatar Reply:

    @Nicla Morletti, fatevi sentire piu’ spesso. Grazie
    ciao enrico

    [Replica]

    RobertNo Gravatar Reply:

    @enrico,

    Che bello farti compagnia! Questo commento mi piace molto, anzi moltissimo.

    [Replica]

  3. il 10 Ott 2008 alle ore 6:56 pmMarghyNo Gravatar

    Umanità

    Spruzzi d’inquetudini sotterrate
    rivolgono lo sguardo al delirio di foglie cadenti
    mentre la luce marmorea accompagna
    con una lieve carezza
    il mondo che piega le sue vesti.

    Ed io
    affondo le mani
    nell’oceano dei miei ricordi.

    Marghy

    [Replica]

    RobertNo Gravatar Reply:

    @Marghy,

    “…affondo le mani nell’oceano dei miei ricordi”…
    Una immagine che non è solo un verso. Notevole.

    [Replica]

    MarghyNo Gravatar Reply:

    @Robert,
    Grazie infinite, Robert. Con il tuo commento illumini la mia giornata. E chissà quali labbra verranno contagiate dal mio sorriso….

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @Marghy,
    Bellissima poesia. Complimenti

    Daniela Quieti

    [Replica]

    MarghyNo Gravatar Reply:

    @Daniela Quieti,
    Grazie mille, Daniela!
    Ti devo un sorriso

    [Replica]

    Giuseppina MiraNo Gravatar Reply:

    @Marghy,
    La tua poesia, molto intensa per sentimenti ed immagini, invita gli uomini a non deporre le vesti dell’amore. Complimenti per l’eccezionale sensibilità e per l’indole poetica straordinaria.
    Giuseppina Mira

    [Replica]

    MarghyNo Gravatar Reply:

    @Giuseppina Mira,
    Grazie infinite per le tue parole, Giuseppina!! Mi entrano dentro come il sole di primavera.
    Un abbraccio!

    [Replica]

  4. il 10 Ott 2008 alle ore 6:59 pmLorenzoNo Gravatar

    Chi ama (pomeriggio -11-02-08 )
    ———-

    Potrà
    essere amaro
    un sorriso
    ma dolce
    un ricordo
    per te che hai amato.

    In un mondo
    che ci circonda
    di bugie
    tu sei la mia verità.

    Ce la raccontammo
    anni fa
    e le abbiamo insegnato
    a volare
    saltando da un nido,
    ad atterrare
    se stanca,
    a parlare
    al plurale
    del suo passato
    dei suoi sogni
    delle sue debolezze!

    In un mondo
    che ci circonda
    di bugie
    anche una verità
    può vacillare
    e chi ama
    lo sa.

    Che non dorme la notte
    ma copre i pensieri
    che accende una luce
    ma spegne le fiamme
    che disegna il futuro
    ma cancella gli errori
    che può
    essere amaro
    un sorriso
    ma dolce
    il ricordo
    per te che ami
    ancora.

    (Lorenzo Laporta)

    [Replica]

    RobertNo Gravatar Reply:

    @Lorenzo,

    “… che può
    essere amaro
    un sorriso
    ma dolce
    il ricordo
    per te che ami
    ancora.”

    Bellissima poesia Lorenzo.

    [Replica]

  5. il 10 Ott 2008 alle ore 7:16 pmIlariaNo Gravatar

    Davvero un bel premio. Chi, meglio di me, può saperlo?

    [Replica]

    RobertNo Gravatar Reply:

    @Ilaria,

    Un caro saluto. Tu hai già ricevuto un libro in dono per Scatti d’immenso, in un passata edizione…

    [Replica]

    IlariaNo Gravatar Reply:

    @Robert, credo tu mi confonda con un’altra Ilaria.
    io non ho mai partecipato a “scatti d’immenso”.
    con il nick “ilariathequeen” avevo partecipato nel 2007 al concorso “manuale di mari-antologia di emozioni” e la mia “amore friabile” che era stata pubblicata.
    ora ho cambiato nick, sono “Revengedoll”. ma sempre Ilaria.
    un saluto Robert

    [Replica]

    RobertNo Gravatar Reply:

    @Ilaria,

    Non ti confondevo. Solo che hai detto di conoscere il premio e mi hai mandato fuori strada :))
    Un caro saluto.

  6. il 10 Ott 2008 alle ore 7:44 pmFabiano BracciniNo Gravatar

    TU CHE SORRIDI A OGNI MIO SORRISO
    (dedicata a chi -seppur menomato- ci insegna ad amare la vita)

    Ti lasci quietamente condurre ovunque
    -senza alcun timore-
    tanto devotamente confidi in me:
    posso così guidarti verso un ristoro d’ombra
    oppure
    incontro alla luce smagliante del sole.

    Sovente
    sorridi divertito a un gioco, a una burla,
    ma diventi triste se immalinconisco un poco.
    Corri con la fantasia quando io corro,
    o ti fai pensoso e assorto
    per un breve sconforto che mi leggi in viso.

    Ascolti attento un racconto, una storia,
    le rime di una poesia,
    incantato da ogni accento, da ogni mia parola.
    E vicino a me osservi per ore un prato,
    il cielo, le onde calme del mare,
    col volto che pare illuminarsi di stupore.

    Talvolta mi guardi in silenzio
    aspettando un semplice gesto, un invito,
    un complice cenno d’intesa
    o l’annuncio di qualche sorpresa gradita:
    sempre stretto fidente alla mia mano
    fragile amico infermo, “maestro mio” di vita.

    -.-.-.-.-.-.-.-.-
    Fabiano Braccini

    [Replica]

    nonnameryNo Gravatar Reply:

    @Fabiano Braccini,
    Dolce poesia Fabiano che accompagni con gli occhi e con la mano, la fragilità del più debole. Un grazie speciale al tuo amico di vita che ti ha ispirato questo bella poesia.

    marinella(nonnameri)

    [Replica]

    Fabiano BracciniNo Gravatar Reply:

    @nonnamery,
    grazie di cuore: i complimenti spontanei e sinceri fanno sempre molto piacere !
    E poi hai centrato perfettamente il senso di questa mia poesia.
    fabiano braccini

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @Fabiano Braccini,
    Bellissima poesia. Si riceve tanto se si sanno rispettare i tempi dei compagni di strada più deboli. Complimenti.

    Daniela Quieti

    [Replica]

    Fabiano BracciniNo Gravatar Reply:

    @Daniela Quieti,
    generosa Daniela, GRAZIE !
    Ed è vero che quando si dedica un piccolo gesto di generosità a chi ha bisogno anche di poco per sorridere e per sentirsi “considerato”, se ne riceve una grandissima gratificazione.
    fabiano

    [Replica]

    sergio dorettiNo Gravatar Reply:

    @Fabiano Braccini,

    Caro Fabiano,
    grazie per la bella poesia che ho accumunato a ricordi di volontario Filodargento, di qualche anno fà: “la signora, alla quale facevo compagnia, e un pò di spesa, era bloccata su un lettino. Dopo diversi giorni mi disse: devo essere ricoverata in clinica, per diverso tempo, la saluto e poiché sò che lei non vuole niente di materiale, posso darle un bacio? Volentieri dissi.
    Ricorderò quel bacio e lo terrò presente per tutta la vita. Per me è stato un regalo bellissimo.
    Complimenti e saluti
    sergio doretti

    [Replica]

    Fabiano BracciniNo Gravatar Reply:

    @sergio doretti,
    Caro Sergio,
    mi fa piacere che anche tu abbia provato di persona quale gratificazione si può ricevere donando una minima parte del nostro tempo a chi necessità di tutto e particolarmente di un piccolo ascolto, di qualche parola affettuosa, di un sorriso.
    Pensa che, prima io ero molto imbarazzato nel confrontarmi con persone ammalate o inabili ! Ma ora sono davvero contento di aver vinto quella iniziale ritrosia per dedicare un po’ di tempo ai meno fortunati di me.

    [Replica]

  7. il 10 Ott 2008 alle ore 7:54 pmLidia VivianiNo Gravatar

    IGNOTO SPIRITUALE

    Insieme o Dio
    abbiamo costruito il domani.
    Questa mattina senza profumo
    l’aria profumava di rose.
    Ho toccato caldo l’infinito,
    la mia immortalità senza paure,
    avvertito noto l’ignoto.

    LIDIA VIVIANI

    [Replica]

    MarghyNo Gravatar Reply:

    @Lidia Viviani,

    L’immortalità che si avverte in ogni più piccola cosa è l’unica vera motivazione di vita, quando non si hanno risposte e il mondo non profuma affatto.
    Brava!;o)

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @Lidia Viviani,
    “Ho toccato caldo l’infinito,
    la mia immortalità senza paure,
    avvertito noto l’ignoto.”
    Versi che penetrano nell’anima.
    Complimenti

    Daniela Quieti

    [Replica]

  8. il 10 Ott 2008 alle ore 8:00 pmBarbara BecheroniNo Gravatar

    PERCHE’ GUARDI LE RONDINI

    “Perché guardi le rondini?” Mi domandano, sorridendo come si fa con un bambino.

    Quando marzo è agli sgoccioli e già si sentono notizie nefande sul futuro di questi gai uccelli, ecco che arrivano a solcare i nostri cieli e a riempirli di garriti.
    Allora io mi fermo, mi attardo ad osservare i loro giochi aerei. Cerco di seguirne le prodezze acrobatiche che hanno un non so ché di magico, mi perdo nell’inseguimento dei singoli individui, troppo veloci per le mie pupille.
    Poi penso. Sì, riescono anche a farmi pensare, le rondini. Più che veri uccelli, ormai, si sa, sono dei simboli viventi: la Primavera in persona, la Libertà, ma pure la Fedeltà, con l’innata sapienza di tornare nel luogo di nascita, sempre lo stesso, che già fu degli avi. Ora ci parlano pure di inquinamento, di degrado ambientale e sono un monito per noi umani. Dicono pressappoco così: “Se continuerete di questo passo, noi moriremo tutte, vedete, siamo già così poche rispetto a quelle che vivono nei vostri ricordi di estati infantili… Costruite, cementate, disboscate, sporcate e i vostri bambini non sapranno mai cos’è un garrito, non capiranno l’arrivo della Primavera contemplando i nostri addomi chiari.”
    E già la mente viaggia fino a raggiungere agosti passati, in cui tramonti afosi e torridi erano risvegliati dal loro sfrecciare, dai loro richiami aerei, dalle traiettorie impossibili di queste artiste del volo. Poi si sposta sui profili bianchi e neri posati sui fili dell’elettricità, pronti a partire, chiamati dal mistero della migrazione.
    Ma è ancora troppo presto per lasciarsi rapire dal tempo e anticipare con la mente la sua improrogabilità. Ora è Primavera, loro sono appena arrivate: cantano e volano nei nostri cieli. E sono troppo belle per non costringerci a fermarci e contemplarle, col naso in su e la bocca un po’ aperta per lo stupore.
    Ed è facile che, mentre sei così, perso nell’osservazione di zigzagare arditi e virtuosismi d’ala, qualcuno si avvicini e ti domandi: “Cosa sta guardando con tanto interesse?”
    E tu, con candida convinzione, non potrai che rispondere: “Le rondini! Sono tornate!”
    E quello, a sua volta, ti dirà: “Cosa c’è di strano? E’ Primavera. Si sa che ritornano, ogni anno, a Primavera…”

    “Perché guardi le rondini?” Mi domandano, sorridendo come si fa con un bambino…

    Agosto è passato, con la sua afa pesante, umida di scirocco, greve di caldo. Ecco il cielo di settembre, cobalto liquido e profondo. Ecco i profili delle cose farsi più netti, più decisi. Cambia la luce, si libera dall’ovatta estiva per riemergere nel giallo puro che ritaglia ombre di inchiostro quando incontra un oggetto. Ecco settembre, la fine della fatica dell’estate.
    Sono partite, le mie piccole amiche. Per giorni e giorni si sono radunate sui fili della luce, come per contarsi, o per farsi le ultime raccomandazioni prima di affrontare il viaggio. Per raccontare ai nuovi nati le meraviglie che incontreranno in Africa. Poi, all’improvviso, se ne sono andate. In silenzio, discretamente.
    Un giorno passi sotto quei fili e non ci sono più le rondini. Soltanto i fili. Non più garriti, non più acrobazie, non più piccoli petti di piume bianche e ali e code di nero giaietto. Non più rincorrersi nel tramonto, non più picchiate e virate improvvise. Solo il cielo di smalto puro, solo la luce dorata che taglia ombre nette e oscure quando incontra le cose. I colori vivi di settembre.
    “Cosa sta guardando?”
    Mi chiederanno allora, con autentica curiosità.
    “Non c’è nulla, in cielo…”
    “Guardo il cielo, ha cambiato colore, non è più velato dalla foschia d’estate, è limpido, è terso, sembra di cobalto…”
    “È normale che sia così: siamo a settembre. Perché lo guarda, allora? Ogni settembre ha questa luce, ha questi colori. Settembre scorso era così e settembre prossimo sarà ancora così. Mi spieghi allora: perché guarda il cielo di settembre? Perché?”

    [Replica]

    nonnameryNo Gravatar Reply:

    @Barbara Becheroni,
    Brava Barbara! Ho una poesia intitolata “Rondine” la posterò.
    Un abbraccio
    marinella(nonnameri)

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @Barbara Becheroni,
    Complimenti per il bel racconto. Sperando di poter sempre vedere volare le rondini.

    Daniela Quieti

    [Replica]

  9. il 10 Ott 2008 alle ore 8:08 pmNicla MorlettiNo Gravatar

    Benvenuti in questo immenso giardino di poesia. Grazie per le Vostre parole. Per i Vostri versi. Per la Vostra attenzione.

    Buona serata a tutti!

    Nicla Morletti

    [Replica]

    Fabiano BracciniNo Gravatar Reply:

    @Nicla Morletti,
    grazie a Te, Nicla, che ci offri l’opportunità di essere ospitati nel Tuo stupendo Giardino della Poesia e della Narrativa.
    Ritengo che questo luogo di Cultura e Arte -oltreché avere una veste tanto gradevole- sia il più curato, sobrio, interessante, coinvolgente e qualificato spazio di quanti, simili per “mission”, si possono trovare in rete.
    Complimenti, grazie ancora e “ad maiora”.
    fabiano braccini

    [Replica]

    Nicla MorlettiNo Gravatar Reply:

    @Fabiano Braccini,
    grazie a Te. Grazie a Voi tutti.

    Nicla Morletti

    [Replica]

  10. il 10 Ott 2008 alle ore 8:08 pmMario SodiNo Gravatar

    CIAO, VITA

    Ciao, vita
    che mi vieni incontro,
    ti aspettavo, eccomi.

    Quando ero giovane avevo paura di perderti,
    e mi misi a correre
    ma più correvo e meno ti prendevo…
    Mi accorsi dopo
    che tu
    eri la corsa.

    Ti saluto ora
    come a vent’anni salutai Madeleine a Le Havre
    mentre mangiava sotto l’unico albero del porto,
    con una briciola sulle labbra.
    Io avevo una birra e dividemmo a metà
    tutto.
    Mi sorprese che si fidasse di me:
    disse che le piaceva il mio cappello
    e lo volle provare.
    E rideva rideva… Dio come rideva,
    solo mia madre rideva come lei.
    Da allora ho sempre portato un cappello.

    Ciao, vita, lo so che mi vuoi bene.
    Le rughe? Sono le strade passate insieme,
    quelle importanti lasciano sempre un segno,
    ti fanno riconoscere fra mille,
    sono le pagine del tuo diario. Spesso le rileggo.
    Le rughe più fonde sono le più belle.

    Ciao vita, oggi c’è un bel vento,
    un soffio che apre gli occhi e non fa male.
    Nella mia testa ci sono mille uccelli
    che si alzano in volo:
    come quando salpai da Le Havre
    e Madeleine mi salutò correndo lungo la banchina.
    Forse dovevo scendere.

    Ciao, mia vita, il marinaio è tornato,
    sono contento di esserci.
    Vedi, saluto io per primo, per farmi notare
    ed incontrare uno sguardo.
    Se ci provi c’è ancora qualcuno
    che si accorge di te e ti sorride.

    [Replica]

    ArsomniaNo Gravatar Reply:

    @Mario Sodi,

    una lirica dal senso profondo che ci parla molto serenamente delle vicende di una vita, ricordandoci che “la vita è la corsa.. verso… quel sorriso che ci attende”…
    Un abbraccio
    Ars

    [Replica]

    RobertNo Gravatar Reply:

    @Mario Sodi,

    “Ciao vita, oggi c’è un bel vento,
    un soffio che apre gli occhi e non fa male.”

    Poesia bellissima Mario. Grazie di cuore.

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @Mario Sodi,
    Complimenti per la bellissima poesia. E per quel sorriso che schiude il senso della vita.

    Daniela Quieti

    [Replica]

    andreaNo Gravatar Reply:

    @Mario Sodi,
    un testo a tratti complesso ma perfettamente amalgamato e ricco di pathos, aperto agli influssi della poesia anglosassone.
    Il ricordo di Madeleine che rideva, il rimpianto di quel momento di dubbio ” forse dovevo scendere ” rimarrà per sempre.
    Ma più correvo e meno ti prendevo.. / Mi accorsi dopo/ che tu/ eri la corsa/ semplicità e ricchezza di idee e sentimenti sono racchiuse in queste parole
    i miei complimenti, Andrea Masotti

    [Replica]

  11. il 10 Ott 2008 alle ore 8:10 pmRiccardoNo Gravatar

    LA FARFALLA

    COME UNA FARFALLA E’ LA VITA,
    CHE LIEVE PASSA,
    SENZA FAR RUMORE.

    COME UNA FARFALLA E’ LA VITA,
    CHE ALLE VOLTE FINISCE,
    NEL BREVE VOLGER DI POCHE ORE.

    MA COME UNA FARFALLA LA VITA,
    PERMETTE ALLE PERSONE,
    DI VOLARE PER GLI SPAZI ETERNI.

    ESPLORANDO,
    VIVENDO,
    GIOENDO,
    AMANDO.

    RICCARDO

    [Replica]

    nonnameryNo Gravatar Reply:

    @Riccardo,
    la vita è proprio come una farfalla. Ora è viva, ora muore!

    [Replica]

    RiccardoNo Gravatar Reply:

    @nonnamery, Ti ringrazio infinitamente per il commento e l’attenzione prestata alla mia poesia!!!

    Con simpatia!!! ^______________________^

    Riccardo

    [Replica]

  12. il 10 Ott 2008 alle ore 8:13 pmDorellaNo Gravatar

    UN INSOLITO GIALLO

    Sospinta dal vento, la vela andava accostandosi alla riva e Fabio aiutò Linda a scendere sulla battigia. C’erano ad aspettarli i due amici che li avevano invitati per la cena: Sergio e Gabriella.
    Abitavano in una bella casa sulla riva del mare, un’antica proprietà della famiglia di Gabriella. Essendo la loro unica erede, i genitori l’avevano acquistata e donata per le nozze facendola ristrutturare completamente.
    Sergio aveva un’attività che lo portava di frequente all’estero e, la sede dell’azienda per la quale lavorava, era nei pressi della loro abitazione.
    Gabriella aveva da poco partorito ed era andata incontro agli amici, affidando il neonato alle braccia della nonna.
    Rientrando in casa trovarono in sala da pranzo la tavola già apparecchiata con le candele accese nel candelabro colorato di vetro di Murano.
    Gabriella aveva già nel pomeriggio, preparato una semplice ma abbondante cena. Suo marito e l’amico Sergio erano sempre affamati ed ella si cimentava in cucina con allegria sapendo di accontentare la loro golosità.
    Sergio aveva l’hobby del giardinaggio; volle accompagnare gli amici a vedere la sua ultima composizione floreale, sistemata nella veranda. In un vaso ampio aveva messo un tronco di dracena già alto, e tutto attorno pianticelle di ciclamini di vario colore. Qualche felce e abbondante Capelvenere di color verde tenero, rendevano la composizione particolarmente primaverile in una fantasmagoria di colori, che rallegrava e dava l’indicibile emozione di ciò che al mondo sono fra le cose più belle: i fiori.
    Sergio avvertì che dopo la cena sarebbero arrivati altri due invitati, Sandro e Nora e al loro arrivo Gabriella preparò subito il caffè ma fece anche una gaffe domandando a Sandro se Cora fosse la sua mamma. Cora era infatti una persona di circa cinquant’anni e Sandro ne aveva soltanto ventotto.
    Trascorsero l’intera serata raccontandosi vicendevolmente gli ultimi avvenimenti, i viaggi fatti durante l’estate, commentando la vita coniugale che, con la nascita dei piccoli, si era fatta molto più impegnativa.
    Linda non capì in che rapporto fossero Sandro e Nora; venne a sapere in seguito che vivevano insieme, ma ella voleva capire come: Era una zia? Era una governante? Nessuno lo sapeva. Accompagnava Sandro in tutte le occasioni incurante dell’imbarazzo che man mano si andava creando tra gli amici.
    Quando gli amici invitavano Sandro dovevano ormai tener conto che con lui c’era sempre anche questa sua indefinibile compagna. All’inizio, quando l’aveva presentata agli amici, aveva detto che era un’amica molto affezionata che lo accudiva e che egli teneva vicina per dimostrarle la sua affettuosa gratitudine. La ricambiava portandola sempre con sé. Poi non aggiungeva altro e lasciava languire l’argomento tra l’imbarazzo generale che ormai era diventato pieno di inquietudine. Rimaneva il fatto che Sandro non si fidanzava né si sposava.
    Linda si disse soddisfatta della giornata con gli amici, ma non seppe trattenersi dal confidare a Fabio le sue perplessità sull’amico Sandro.
    Fabio le rispose tranquillo, lasciandole intendere che non era il caso di approfondire, che la realtà era quella che Sandro aveva dichiarato e che non v’era motivo di dubitarne.
    Nella loro casa Sergio e Gabriella avevano una grande darsena che poteva ospitare anche altre barche in affitto e, quella sera, all’arrivo le avevano trovate già tutte stipate al loro posto.
    Linda e Fabio si erano soffermati a conversare con gli amici mentre Sergio era sceso per primo ad accendere le luci. Poco prima di scendere i gradini che conducevano sotto la pensilina, sentì un rumore strano, un rumore di catene che srotolavano.
    Scese di corsa, si fermò, riaccese le luci che qualche ora prima aveva accuratamente spento e, con attenzione, frugò con gli occhi in tutte le barche. Si spostò lungo il muro dell’attracco camminando fino in fondo al passaggio, per rendersi conto se vi fosse qualcuno o qualcosa da scoprire. Delle grosse corde facevano da recinto intorno alle barche; le osservò una per una ma non trovò nulla che potesse aver causato il rumore sentito. Urtò una nassa che era appesa al muro con cordami vari ma, ovviamente non poteva essere quella la causa del rumore. Non si persuase, risalì in fretta la scaletta che portava di sopra, andò all’ingresso della villa e citofonò a sua moglie. Le disse che si sarebbe attardato, che non si preoccupasse invitandola a trattenere gli ospiti ancora per qualche momento. La donna si stupì ma rispose che lo avrebbe fatto.
    Sergio ridiscese nella darsena, aprì la porticina d’ingresso e mentre andava avviandosi alle barche, gli si configurò nella coda dell’occhio, un giovane nero in piedi in una di esse. Il ragazzo lo guardava con gli occhi sgranati e con le nere pupille che roteavano brillando nel buio dell’ambiente e nel bianco delle sedi orbitali in una espressione del volto impaurita ed al tempo stesso spavalda. Quello sguardo enorme a Sergio parve di sfida
    Lo apostrofò con voce severa, gli impose di scendere immediatamente dalla barca del suo cliente.
    Il ragazzo salì sul panchetto e fece per buttarsi in acqua ma Fabio lo fermò ancora con voce imperiosa e gli disse di andare immediatamente vicino a lui.
    Egli provò a muoversi ma fu subito evidente che era trattenuto da qualcosa: una lunga catena lo teneva legato al palo della barca.
    Sergio gli disse d’aspettarlo e che sarebbe tornato attrezzato per tagliare la catena. Non sapeva però come avrebbe potuto fare; spiegò al giovane che avrebbe cercato un fabbro ma che, essendo ormai sera inoltrata, non sarebbe stato facile trovarlo disposto a venire.
    Salì nella veranda al piano terreno che stava al di sopra della darsena, prospiciente il mare. Chiamò sua moglie che già si accingeva a scendere con gli ospiti e la informò dell’accaduto pregandola di intrattenerli e che sarebbe risalito presto.
    Fabio chiamò la polizia e chiese un intervento immediato; chiese anche che gli portassero una tenaglia per tagliare le catene.
    Raccomandò che il ragazzo venisse liberato e, in cuor suo, non aveva chiaro il perché; chiese che non gli venisse fatto alcun male poiché intuiva che fosse vittima di qualcuno più adulto e più scaltro di lui.
    Il Brigadiere lo rassicurò e promise che gli avrebbe mandato immediatamente gli agenti e la tenaglia.
    Ritornò sui suoi passi e ridiscese nella darsena; si affrettò ad andare nel posto dove aveva visto il ragazzo in piedi, ma il giovane nero non c’era più, era scomparso.
    Guardò meglio, salì egli stesso nella barca, scese nella stiva, spostò le tende, ma non v’era più traccia del giovane. Fabio si guardò ancora attorno, spinse lo sguardo al largo del mare, sperando che nel chiarore lunare potesse vedere muovere qualcosa. Nulla! Tutto era fermo e silenzioso e, nella barca non c’era traccia neppure della catena.
    Controllò anche la base del palo per trovare i segni che, sicuramente la catena doveva aver lasciato. Nulla! Sul palo non c’erano segni.
    L’uomo si sentì sgomento, lasciò le luci tutte accese, raggiunse Linda in veranda ed attese gli agenti senza fare incauti commenti.
    Alla Polizia Sergio spiegò per filo e per segno quanto aveva visto. Gli agenti lo ascoltarono con attenzione; controllarono ed osservarono da cima a fondo tutte le barche e le acque intorno ad esse. Accesero un faro portatile puntando il fascio di luce sull’intero perimetro della casa; non trovarono niente di niente. Stettero silenziosi ad ascoltare lo sciabordio dell’acqua che arrivava a piccole onde sulla riva del giardino fino ai muri della casa.
    Gli agenti si intesero con un’occhiata, e decisero di andarsene; non avevano nulla da fare costì. Si guardarono ancora imbarazzati e, salutando i coniugi Morandi, se ne andarono.
    A quel punto Gabriella s’impaurì, fece mille congetture e rimproverò suo marito di non essersi accorto subito dell’inganno quando, per scappare, il “nero” aveva tentato di buttarsi in acqua. Sapeva di potersi tuffare poiché non era vero che fosse legato con la catena. Tuttavia il fatto rimaneva misterioso.
    Salirono in casa per dire agli amici il loro rincrescimento per aver guastato la serata con un avvenimento tanto strano. Le parole di tutti furono di comprensione ma anche sottilmente inquiete perché la polizia non aveva fatto chiarezza.
    Uscirono tutti insieme, incuranti della cena lasciata sulla tavola. Se ne andarono con le loro barche illuminate dalla lanterna.
    Quella sera Sergio e Gabriella non riuscirono a prender sonno, rimasero svegli tutta la notte a pensare e commentare l’accaduto, cercando di ipotizzare altre possibili iniziative da parte del ragazzo, tendendo l’orecchio curando di esser pronti ad ogni rumore sospetto. Non si sentivano tranquilli, anzi, Gabriella era agitatissima e Sergio, per calmarla, le andava dicendo che forse aveva sognato tutto, forse non c’era mai stato un ragazzo nero sulla barca.
    Il giorno seguente dormirono fino all’ora del pranzo; si erano addormentati abbracciati.
    Il risveglio li trovò di buon umore, il riposo li aveva ristorati ed entrambi provavano un certo sollievo nel ritrovarsi, in pieno giorno, insieme, e che non fosse accaduto nulla di nuovo.
    Telefonarono agli amici che abitavano a circa dieci chilometri dalla loro casa; vollero invitarli per il giorno stesso. Desideravano distrarsi e, come era consuetudine, fare con loro una partita a bridge. Li trovarono e si accordarono per l’orario di cena. Angela e Tito sarebbero arrivati con la loro barca a vela nel mezzo del pomeriggio facendo il solito breve percorso che li distanziava dalla loro casa.
    Gabriella si premurò di fare altre provviste in paese e chiamò la cuoca che abitava appena più in su. La donna si disse disponibile, elencò ciò che doveva essere acquistato in base al menù concordato con Gabriella e le disse anche, di non preoccuparsi per le verdure, perché avrebbe portato lei quelle del suo orto. Gabriella acquistò in pasticceria anche un dolce all’ananas che era la specialità preferita da suo marito.
    Sergio e Gabriella stavano giocando a tennis nel loro campo provato; s’interruppero ed andarono loro incontro agli amici che erano arrivati.
    Si sedettero in giardino e Sergio e Gabriella informarono subito gli amici di quanto era accaduto la sera precedente, raccontando ogni cosa per filo e per segno, nella speranza che non si spaventassero. Angela e Tito rimasero ad ascoltarli in silenzio ma non riuscirono a nascondere una certa preoccupazione che aumentava via- via che il racconto del fatto proseguiva.
    Dissero che la casa era piuttosto isolata e loro non si sentivano preparati ad affrontare eventuali altre iniziative del negretto. Con una discreta dose di viltà, accamparono un pretesto qualsiasi e dissero che non si sarebbero fermati neppure per la cena. Ripartirono frettolosi poco dopo..
    Sergio e Gabriella non insistettero, compresero la paura degli amici ammettendo che era abbastanza fondata … e poi forse …. Angela era incinta.
    Cenarono da soli quella sera sulla veranda, come avevano previsto di fare con gli ospiti; gustarono le buone cose lasciandosi emozionare dalla grande luna che già si affacciava quasi tonda nel cielo sgombro del crepuscolo sotto il quale il mare lampeggiava di rosso e di viola. Il loro dialogo si fece man mano sempre più sommesso.
    Rimasero soli e fu inevitabile riandare subito all’argomento. Gabriella era impaurita sia per il fatto avvenuto realmente come Sergio aveva detto ma anche nel caso che suo marito avesse inventato tutto o addirittura nell’eventualità che avesse avuto un’allucinazione. Lo guardò; ad un certo punto Fabio s’accorse che ella lo stava scrutando. S’inquietò, s’agitò e vennero ad un alterco concitato. Si ritrovarono nella loro camera irritati ed impauriti l’uno dell’altro. Si spaventavano a vicenda con sospetti e supposizioni sempre meno rasserenanti.
    Sergio si sentiva solo e sperduto, avendo perso la fiducia di Gabriella. Dubitò di sé stesso, non sapeva più cosa pensare. Chiamò un medico al pronto soccorso dell’Ospedale vicino che promise di mandare la guardia medica.
    Il Dottore venne presto e prescrisse dei sedativi che Gabriella andò a comperare nella farmacia di turno, accompagnata da lui.
    Sergio riuscì a dormire qualche ora, ma prestissimo, stordito e rattristato, si ritrovò sveglio nel letto con Gabriella che lo guardava.
    Era quasi l’alba ed il silenzio della strada era turbato appena dalle onde che battevano sui sassolini della piccola spiaggia. All’improvviso, sentirono una voce d’uomo che chiamava a voce forte fuori di casa. Si precipitarono sulla terrazza indossando una giacca da camera e videro, davanti alla villa, un barcaiolo, un pescatore che, agitando le braccia, indicava il cadavere di un ragazzo nero che galleggiava contro il muro della villa.
    Ritornò la polizia e prescrisse l’autopsia dalla quale risultò che il ragazzo era stato ucciso avvelenato e poi abbandonato in acqua.

    Era di origine…

    Dorella Dignola

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    nonnameryNo Gravatar Reply:

    @Dorella, Proprio un giallo questo racconto.Ci farai sapere chi ha ucciso il povero negretto?

    Un abbraccio.
    marinella(nonnamer)

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    LUCIANANo Gravatar Reply:

    @Dorella,
    ho letto la storia tutta d’un fiato, affrettandomi verso la fine, ma… Aspetterò con pazienza di leggere il finale.
    Lucia Sallustio

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  13. il 10 Ott 2008 alle ore 8:16 pmDorellaNo Gravatar

    Cara Nicla, le tue iniziative sempre pregne di umanità, ciò che scrivi, ciò che ci proponi sono sempre un grande aiuto che aumenta vieppiù il nostro desiderio di dire la vita. Grazie! Dorella

    [Replica]

    Nicla MorlettiNo Gravatar Reply:

    @Dorella,
    grazie a te, grazie a tutti Voi che miracolosamente siete qui, nel nome della poesia e della solidarietà.
    Un caro saluto Dorella.

    Nicla Morletti

    [Replica]

  14. il 10 Ott 2008 alle ore 9:36 pmGianfranco CoronaNo Gravatar

    AL DI LA’ DELL’ALBA

    E’ un abbandonarsi,
    visibilmente irrequieto
    in questi tempi ribelli,
    una nuova lama
    affonda nel mio raccolto,
    forse addolcita
    da questa pioggia
    fresca.
    Come se gli strascichi
    tenui di una stagione
    condensassero respiri
    irrequieti
    e la solita abitudine
    si arrestasse
    come d’incanto
    dietro il rumorio
    della città
    e i vari solchi
    di erba nuova
    si dimenassero
    al di là dell’alba.
    Come se lo scoccare del mattino
    potesse infrangere
    inaspettati govigli di sole.

    GIANFRANCO CORONA Bologna

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    MarghyNo Gravatar Reply:

    @Gianfranco Corona,
    Mi piace molto la tua poesia, in particolare il tuo titolo.
    bravo!

    [Replica]

  15. il 10 Ott 2008 alle ore 9:47 pmGianfranco CoronaNo Gravatar

    LA TUA TRACCIA
    Non è facile
    arrampicarsi sul grembo di te,
    madre,
    spaventato,con la freddezza
    desolante della malattia.
    Fu quella luce
    nel silenzio
    a scavalcare la tua stella smarrita,
    dondolando come una foglia
    spezzata sulla strada.
    E’ di ottobre
    questo lamento
    che mi appartiene,
    dentro i miei pensieri.
    Lo conservo,
    come il ritmo
    intransigente del mare
    che sento
    come una tempesta
    nella mia consapevolezza.
    Ma il miracolo c’è,
    è questo legame
    che irrompe inesorabile
    in questa stanza
    come il soffio leggero
    del tuo respiro,
    è una traccia
    che ha sfidato la morte.

    GIANFRANCO CORONA Bologna

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  16. il 10 Ott 2008 alle ore 10:22 pmDaniela QuietiNo Gravatar

    IL CASTELLO

    Soffia lo scirocco
    arde la terra
    scende la notte
    densa di misteri.
    Su queste rocce
    davanti alla vallata
    sento rumori di battaglia,
    una nuvola di polvere mi acceca,
    intravedo soldati spagnoli,
    non saprei, forse francesi,
    forse stanchi briganti.
    Qui, dove c’era un bel castello,
    piange una dama il suo eroe perduto,
    ritorna un cavaliere vittorioso
    invano in cerca di riposo e pace.
    Sogni, certo, ma come,
    non sai quel che accade,
    grida ora una voce,
    ricorda.

    [Replica]

    nonnameryNo Gravatar Reply:

    @Daniela Quieti,
    Qui dove c’era un bel castello , piange una dama il suo eroe perduto. Metafora della vita?
    Un abbraccio
    marinella(nonnameri)

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @nonnamery,
    Carissima Marinella,
    ti ringrazio per il bel commento e ringrazio i capitani Nicla Morletti e Robert per come sanno unirci, idealmente, nell’offrire conforto alle persone sofferenti.
    Ho postato questa poesia per l’iniziativa “Il giallo della vita”.
    E’ dedicata alle suggestioni e leggende legate ai tanti ruderi di castelli presenti nella mia terra d’Abruzzo, presenze inseparabili dalle montagne stesse, memorie di cruente battaglie. Ma è anche, come tu dici, metafora della vita.
    Ti abbraccio caramente

    Daniela Quieti

    [Replica]

    RobertNo Gravatar Reply:

    @Daniela Quieti,

    c’è un bel castello, c’è una Dama e c’è un Eroe. E su tutta la storia come scirocco soffia il mistero…

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @Robert,
    grazie per il graditissimo commento.

    Daniela Quieti

    [Replica]

    LUCIANANo Gravatar Reply:

    @Daniela Quieti,
    i tuoi versi incantano, anche quando le dame di quei castelli piangono i loro eroi perduti e altri cavalieri arrivano, vittoriosi, a piantare le loro bandiere, in quella giostra che gira, misteriosa e imprevedibile, ed é la nostra vita.
    I castelli, però, sono baluardi a difesa dei nostri sogni e noi le antiche dame e cavalieri che li abitano e si divertono a fare tornei e gare di solidarietà come in questa rete.
    Luciana

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @LUCIANA,
    grazie di cuore, Luciana. Sei tu che incanti me con le tue bellissime parole.
    Un abbraccio

    Daniela Quieti

    [Replica]

    MarghyNo Gravatar Reply:

    @Daniela Quieti,
    Come amante di castelli e guerrieri che sfidano la morte in battaglia, mi illumino sempre a leggere poesie su questo tema.
    Il ricordo ulula per i bastioni, s’infila nel trombatorrione e rimane lì, vorticante, aspettando che qualcuno porga l’orecchio alla sua voce. Anche quando sembra che il ricordo non ci sia, è lì, e non aspetta altro che noi lo scopriamo.

    Un abbraccio

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @Daniela Quieti,
    grazie di cuore, Marghy, per il bellissimo commento. Un abbraccio

    Daniela Quieti

    [Replica]

    Fabiano BracciniNo Gravatar Reply:

    @Daniela Quieti,
    Castello di richiami simbolici, di velature oniriche, di suggestioni dolci-possenti e di nostalgie del cuore.
    Lirica molto bella,
    fabiano braccini

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @Fabiano Braccini,
    Grazie infinite, gentile Fabiano, per l’attenzione e per le bellissime parole che mi rendono felice.
    Con sincera cordialità

    Daniela Quieti

    [Replica]

    sergio dorettiNo Gravatar Reply:

    @Daniela Quieti,

    Cara Daniela, la tua poesia, anche nel romanticismo di un castello mi ha risvegliato la memoria: erano notti prive di stelle quelle che incudono il terrore, non ero in un castello dove mi trovavo, avrei potuto nascondermi nelle stanze, ma era un bosco che non profumava di fiori ma aveva l’odore della paura.
    Complimenti e cari saluti.
    sergio doretti

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  17. il 10 Ott 2008 alle ore 10:35 pmGiuseppina MiraNo Gravatar

    Dedicata alla mostra di pittura “SGUARDI” di Mario Perrone

    SGUARDI

    Sguardi colore del mare e del cielo
    mi parlano di voli lontani
    di vele sospinte verso un miraggio.
    M’illuminano di primavera
    e dentro di me germogliano
    brezze di aurora.
    Cerco di prendere per mano
    i sogni del passato
    ma corrono a perdifiato nella mia terra
    dove ho vissuto da ragazzo
    e si mescolano con l’odore forte dell’erba.
    Ho voglia d’Africa
    di sapori semplici, buoni
    ma le onde coprono il mio canto d’amore.
    I nostri sguardi s’incontrano
    nella struggente malinconia
    di gemme di luna.

    Giuseppina Mira di Siculiana (Agrigento)

    [Replica]

    MarghyNo Gravatar Reply:

    @Giuseppina Mira,
    Cerco di prendere per mano
    i sogni del passato
    ma corrono a perdifiato nella mia terra

    Bellissima questa corsa a perdifiato dei sogni del passato! E’ un’immagine molto, molto forte. Me li immagino, i sogni, rotolare giù per la discesa, come bambini. Mi piace moltissimo.
    Un abbraccio

    [Replica]

  18. il 10 Ott 2008 alle ore 11:03 pmsergio dorettiNo Gravatar

    UN CLOWN PER AMICO

    Nei reparti pediatrici degli ospedali esiste una nuova cura che è chiamata “clowterapia”. Il nome è tutto un programma: ha l’intento di allontanare almeno per un po’, la tristezza e le paure che assalgono i bambini in ospedale. La clownterapia offre un supporto alla medicina tradizionale, è riconosciuta da tutto il personale ospedaliero come parte integrante del programma di cura. La presenza dei clown non è vissuta come un’intrusione, ma come aiuto a sdrammatizzare la situazione, e soprattutto rende i bambini più sereni e ricettivi. La classe medica è ormai concorde sui benefici prodotti dal buonumore: le degenze si accorciano anche del 50%, l’uso degli anestetici del 20%. Numerosi studi confermano che ridere ha effetti sorprendenti nella cura delle malattie cardiache, ossigena i polmoni, diminuisce la percezione del dolore, aumenta le difese immunitarie, riduce la secrezione di ormoni da stress, neutralizza le paure, facilita il rilassamento muscolare. Anche in una recente indagine condotta da IReR, Istituto Regionale di Ricerca della Lombardia, si conclude: “Lo studio è riuscito, …., a dimostrare con risultati oggettivabili, l’azione positiva del clown in corsia, sia sul bambino sia sui familiari, inducendo a sostenere la diffusione di questa attività nel maggior numero possibile di reparti pediatrici.
    Sergio Doretti :Notizie raccolte nell’ospedale per bambini MAyer di Firenze.

    [Replica]

    sergio dorettiNo Gravatar Reply:

    @sergio doretti,
    Centro Studi di Psicologia dell’Arte e Psicoterapie Espressive per i bambini dell’Ospedale pediatrico ” Meyer”“”
    Viviamo sicuramente in un Mondo ed in un secolo in cui è molto difficile sognare, credere nei miracoli, concedersi degli spazi per la poesia. Credo che in questo tipo di Mondo siano quanto mai terapeutiche le fiabe; fiabe per adulti, fiabe per bambini e per la parte bambina di ciascuno di noi, ma sicuramente fiabe, dove esiste ancora una giustizia, dove i valori veri sono premiati alla fine.Esistono giornate no, sogni infranti, cuori spezzati ma decisamente in questa vita c’è data la splendida opportunità di trasformare, nel nostro piccolo, ogni momento della giornata in una nuova scoperta, in un sogno, con gli occhi pieni di stupore e curiosità.””Questo è il sunto di una riflessione della prof.sa di psicologia Paola Dei in riferimento alle fiabe per bambini in particolare presso l’ospedale pediatrico “Mayer”. Quest’anno, questa prof.sa, ha deciso di rivolgere la sua attenzione ai piccoli ricoverati di questo Ospedale “ una fiaba un sogno, un momento di semplicità che ci conduce nel Mondo dei piccolii, dove i valori veri rimangono l’amicizia, il perdono, il rispetto, la lealtà, l’amore”,Leggendo quanto ha scritto la prof.sa Paola sulle fiabe raccontate ai giorni nostri presso l’ospedale pediatrico Mayer e presso altre strutture pediatriche, mi vengono in mente alcune iniziative, riguardanti i “canta-storie”ai malati in ospedale addirittura nell’ antico Egitto e in epoca più recente (anni ’30) la lettura delle favole da parte dei nonni:- leggendo alcuni testi della storia antica, si apprende che già nell’antico Egitto c’erano all’interno degli ospedali musisti, cantastorie, ministri religiosi, con il compito di portare conforto ai ricoverati,- negli anni 30, in pieno regime, i nonni leggevano a noi nipoti, fiabe e racconti vari .Tutto questo “nel canto del fuoco” della cucina di campagna, in particolare la sera quando le giornate erano più corte.

    [Replica]

    rosannaNo Gravatar Reply:

    @sergio doretti, Queste iniziative, dovrebbero esserci in tutti gli ospedali pediatrici, ma purtroppo non è così; io lavoro con i ragazzi disabili, perchè faccio l’insegnante di sostegno alla scuola media, e so quanto sia utile regalare loro un sorriso; io nel mio piccolo, lo faccio ogni mattina, perchè sono loro che mi hanno fatto capire, che i nostri affanni quotidiani, rispetto a certe realtà, sono veramente di poco conto. Un caro saluto
    Rosanna

    [Replica]

    nonnameryNo Gravatar Reply:

    @sergio doretti,
    sei un grande! Un clown per amico. E’ da sette anni che desidero fare il corso per svolgere il volontariato nelle corsie con i degenti.Da quando ho avuto un nipotino ricoverato. Ho visto i volti dei bambini e dei familiari, non solo sorridevano ma partecivano attivamente. Bella esperienza. A me capita spesso. Dietro richiesta dei miei piccoli principi e principesse mi cimento a fare nonnaclawn con plausi e battimani da una corte molto attenta. Speriamo che la Sanità si aggiorni e che anche i camici bianchi indossino una divisa colorata come sono i bambini.
    Con affetto
    marinella(nonnna meri)

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    sergio dorettiNo Gravatar Reply:

    @sergio doretti,

    Cara Marinella, (nonnamery da nonno sergio) ti ringrazio della risposta che ho molto gradito.
    Forse noi con i nostri commenti siamo riusciti ad evidenziare il problema dei bambini in particolare partendo da quei bambini ammalati che vogliono distaccarsi dalla tristezza e dal dolore e vivere con interesse in compagnia dei clown.
    Purtroppo ci sono altri gravi problemi per i bambini non per ultimo lo sfruttamento dal lavoro e vorremmo cercare di evidenziare questi gravi problemi per cancellare la violenza o per lo meno ridurla.
    E come è possibile? Forse dovremo, io e tu ed eventualmente altri, trasformarci in granelli di sabbia perché tanti granelli di sabbia raggiungono una forza sufficiente a lottare contro tante violenze della vita.
    Saluti e complimenti.
    sergio doretti

    [Replica]

    nonnameryNo Gravatar Reply:

    @sergio doretti,
    Ciao Sergio, talvolta con i granelli di sabbia si costruiscono castelli ma con il richiamo della vita potremmo trsformarci in roccia e costruire una fortezza d’amore per tutti coloro che non vogliono sentire “basta con la violenza, i bambini non si toccano”. Ma noi siamo solo dei nonni, possiamo però affidare alla voce del vento un messaggio di speranza.
    Con affetto
    marinella(nonnameri)

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @sergio doretti,
    Complimenti, Sergio. Aggiungo con grande affetto il mio granello di sabbia al tuo e ti saluto caramente.

    Daniela Quieti

    [Replica]

    sergio dorettiNo Gravatar Reply:

    @Daniela Quieti,
    Grazie Daniela,
    sono convinto che un granello di sabbia se si utilizza come arma di difesa per difendere i bambini dalle malattie e dalle ingiustizie, si trasforma in un granello di oro.
    con affetto,
    sergio doretti.

    [Replica]

    sergio dorettiNo Gravatar Reply:

    @sergio doretti,

    I BAMBINI DEL MAYER RIUSCIRANNO ANCHE A VOLARE.
    Questi bambini che soffrono negli Ospedali, senz’altro riusciranno ad uscire dal “labirinto” con l’aiuto di tutti noi e con l’aiuto della loro “Arianna” Incontreranno la vita che è dura e che la dovranno lottare.
    Ma riusciranno anche a volare:

    Alle domande,di un Clow vestito da filosofo, risponderanno come Dedalo:
    - E’ vero,bambini che voi di notte guardate sempre il cielo?
    - Lo guardiamo anche di giorno, se possiamo,.
    - E perché?. La vita è sulla Terra.
    - La vita è ovunque .Guarda, - e Luciano indicò uno storno d’aironi che passava alto nel cielo, - non è vita quella?
    - Io intendevo, - precisa il filosofo clow – la vita degli uomini che non possono volare è sulla Terra.
    - Ma noi voleremo un giorno. Ribatté Luciano.

    Non perdiamo le speranze. Cerchiamo di aiutare sul serio ma anche con la fantasia questi bambini ad uscire dal labirinto.

    sergio doretti

    [Replica]

  19. il 10 Ott 2008 alle ore 11:37 pmmdsNo Gravatar

    Assolo

    Ti parlerò.
    Come alla penombra.
    Narrando ciò che siamo.
    Ciò che non vogliamo.

    Nuvole di viola alla
    finestra,
    anzi , già qualche
    goccia cola.
    Ultima e impaurita
    luce della
    sera.
    Dialogo d’assolo,
    assorto, distante,
    com’isola da scoprire
    nel domani
    d’un atlante.

    Fisso un aiuto
    al cielo
    facile d’armato,
    in groppa ad
    un destriero.

    La mappa d’una
    stella a riabilitare
    fragile vita,
    ancora sentita
    da vivere e,
    bella.

    Sfuma e smoccola
    come la cera.

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    RobertNo Gravatar Reply:

    @mds,

    meravigliosa…

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  20. il 11 Ott 2008 alle ore 12:49 amChiara CapuanoNo Gravatar

    IL GOMITO DEL TEMPO

    …e ad un certo punto vidi il muro alla mia destra trasformarsi nei finestrini di un Eurostar, e così capii che non c’era modo.
    eppure ci avevo provato, eccome se ci avevo provato.

    perchè volevo vedere com’era andare il giro a vivere senza portarsi dietro tutto il rumore che sono.
    volevo vedere com’era il mondo senza un paio di occhi che, appena lo guardano, lo trasformano in qualcos’altro.
    volevo sapere se c’era un modo di osservare le cose senza bucarle e morirci dentro, se c’era un modo di vivere senza consumarsi e morirsi addosso.
    ma ad un certo punto avevo visto la calce del muro trasformarsi in linee bianche di aria e correre, correre, correre…così tanto da farmi capire quell’unica cosa a cui infondo non avevo creduto mai.
    che non c’era altra scelta per me, e non ci sarebbe mai stata.
    nient’altro oltre quel treno che ti corre incontro sul muro biancoscostato della mia camera.
    …ed avevo provato a fermarlo, ma la verità è che siamo sempre stati qui io e te, incollati insieme nel gomito del tempo
    ed ogni storia può anche finire chissà dove, posso anche lasciar passare inosservate le parole e schiacciare gli odori fra le unghie
    posso vivere di ciò che resta, stordirmi di luoghi ed immagini, dimenticarti e bruciarmi il cervello di fogli bianchi, smettere di raccontarti e non raccontare più nulla,
    ma dovunque io riesca ad arrivare è sempre lì che sono.
    in te e nel piccolo rumore che faccio con le mie parole.

    ..è un piccolo testo al volo..giusto perchè mi piaceva davvero il progetto e volevo contribuire seppure in maniera minima:).
    complimenti..un saluto!

    [Replica]

    RobertNo Gravatar Reply:

    @Chiara Capuano,

    “…ma dovunque io riesca ad arrivare è sempre lì che sono.
    in te e nel piccolo rumore che faccio con le mie parole.”

    Benvenuta qui Chiara. Le tue parole fanno un bel “rumore”…

    [Replica]

  21. il 11 Ott 2008 alle ore 2:41 amnonnameryNo Gravatar

    L’abbandono

    I tuoi occhi, specchi di luce spenta
    fissano il vuoto dal quale vorresti essere inghiottita.

    Tacita per tanta delusione
    rimembri volumi di parole indecifrabili
    e ascolti il rumore del tempo che freme
    accanto al rivolo di sangue che scorre
    e nella piena diviene acqua.

    E inonda le ferite e il campo di spighe di grano mietuto
    da risucchio malefico
    che ha deturpato il corpo laddove le forme carnali
    s’adornano d’armonia e colori indefiniti
    e talora conducono per mano in un mondo sospeso
    dove non vorresti mai andare.

    Perchè hai amato tanto la vita
    e ti perdevi nel canto delle stagioni
    tra il gorgheggio del mare e il mormorio della terra?

    Da fragile fusto la pietà urla preghiera
    mentre laghi di lacrime cristallo
    riflettono il tuo sguardo aspettando il risveglio
    come l’alba di nuovo mattino.

    [Replica]

    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @nonnamery,
    Cara Marinella,
    i tuoi intensi versi parlano direttamente al cuore. Con affetto
    Daniela Quieti

    [Replica]

    nonnameryNo Gravatar Reply:

    @Daniela Quieti,
    Cara Daniela, quando leggo i tuoi versi ho la sensazione di stare accanto a te e di ascoltare la voce che mi bisbiglia parole
    di conforto.E’ come se ti conoscessi da sempre. Ti sento vicina come l’amica che non ho e che per motivi di lavoro non ho coltivato . La priorità erano i figli. Ma da quando sono entrata nella grade famiglia del Manuale di Mari,ho avuto il piacere di incontrare persone meravigliose che in punta di piedi sono entrate nella mia vita, liberando il respiro soffocato dallo sconforto. E ogni giorno apro la posta e attendo un alito che mi faccia dimenticare per qualche secondo, le preoccupazioni che ormai da gennaio opprimono la mente e il cuore.
    Grazie, con infinito affetto marinella (nonnamery)

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    Daniela QuietiNo Gravatar Reply:

    @nonnamery,
    Carssima Marinella,
    ti ringrazio di cuore per ciò che hai scritto, ti abbraccio e ti assicuro tutto il mio affetto. Troverai sempre il tuo sguardo riflesso nel comune sentimento che unisce la grande famiglia di Manualedimari, restituito come l’alba di un nuovo mattino.
    Ti saluto caramente

    Daniela Quieti

  22. il 11 Ott 2008 alle ore 3:00 amnonnameryNo Gravatar

    SE

    Se la mia vita inosservata passa
    e di tanto in tanto da fragile arbusto
    una poesia ancora nasce
    lo devo a te velata malinconia
    che spesso ti accompagni alla nostalgia.

    In questo giorno da illusioni scandito
    un turbinio di sentimenti agita il mio cuore.

    Dietro quel battito di ciglia
    un messaggio d’amore che nasconde una pena sincera.

    Spesso non so chi tu sia
    cosa sia tu dentro
    ma riscopro il sorriso sincero
    e quel bacio al respiro del sole.

    Nella fornace ardente del cuore è tenerezza.

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    RobertNo Gravatar Reply:

    @nonnamery,

    Questa poesia è stupenda. E, perdonami, ho come l’impressione di averla già letta.

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    nonnameryNo Gravatar Reply:

    @Robert,
    Caro Robert, questa poesia l’ho scritta vent’anni fa. Avevo avuto un diverbio con mio marito. Mentre mi recavo in ospedale per un day hospital guardai verso la finestra. Lui era lì, mi accompagnava con lo sguardo. Grazie per il gradito commento.
    Cordiali saluti marinella (nonnameri)

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    sergio dorettiNo Gravatar Reply:

    @nonnamery,
    cara Nonnamery,
    Complimenti, è una poesia bellissima.
    La leggi, ti convince, ma ti fa anche pensare.
    Ti fa pensare al passaggio della vita ai vari traguardi che hai raggiunto, ai sentieri che hai percorso nel tempo, quei sentieri romantici nell’interno di un bosco dove ascolti la musica dei merli e calpesti i fiori sul quel sentiero. Il sentiero della vita. che lo vivi.
    In questo romantico viale circondato dalla natura, nasce nel tuo cuore :
    ”una poesia ancora nasce
    lo devo a te velata malinconia
    che spesso ti accompagni alla nostalgia”.
    Perché la vita è poesia. Tutta la vita è poesia perché la vivi nei momenti, anche negli attimi che non sfuggono al tuo cuore e che ti fanno pensare al tuo amore che, anche se non lo senti, ti è vicino.
    Con affetto
    sergio doreti.

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    nonnameryNo Gravatar Reply:

    @sergio doretti,
    Grazie nonno Sergio,
    la vita è come una scala di cristallo, devi stare attento, però, perchè durante la salita potresti lesionare i gradini e mai arrivare al panerottolo del tuo sogno. Perciò vivo cogliendo l’attimo e ne faccio una riserva per i momenti meno felici.
    Con affetto
    marinella(nonnamery)

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  23. il 11 Ott 2008 alle ore 4:10 amMarco landoNo Gravatar

    Franco

    Poche ore, il tuo giorno
    così veloci
    nella stanza
    dove conosci
    anche il sole
    e risorgi per qualcuno
    pensando a tuo padre
    o ai tuoi boschi
    dove ti scorticavi l’anima
    ma non il segno.
    E sei qui rubato da lei
    nascosto da me
    a dirmi, guarda ora sono
    e sto bene, non ho bisogno
    proprio di niente
    e neanche di lei
    perché ho tutto il Tempo.

    Pomarolo, 11 ottobre 2008

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    MarghyNo Gravatar Reply:

    @Marco lando,
    Immagini poetiche bellissime!!
    Complimenti Marco ;o)

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  24. il 11 Ott 2008 alle ore 7:38 amsamanthaNo Gravatar

    Amami
    “Sogni indistinti di umane realtà, voglia di essere amata e consumata di inesistente, ebete amore.
    Amami.
    Non fare altro.
    Amami, voglio certezza e fatica.
    Amami, io non so amarti.
    Tu lo sai fare. Sai faticare e rivendicare con un coltello alla gola il tuo diritto di amare.
    Amami. Finiscimi.
    Amami.
    Schiaffeggiami come una rosa al vento.
    Finiscimi.
    Amami. Desiderami. Possiedimi.
    Amami.
    Solo.
    Non smettere. Prendimi.
    Mangiami di solitaria distrazione.
    Amami. Sentimi. Ascoltami.
    Suonami.
    Rullo di cassa vuota.
    Amami.
    Se vuoi, solo se lo vuoi.
    Amami.
    Non interrogare il cielo.
    Amami se hai il cuore per farlo. Se hai un cuore, se hai ancora pareti rosse che sbattono dentro facendo rumore.
    Amami. Colpiscimi. Piegami.
    Lasciami attaccate le parole che io non ho. Non ne ho. Le ho perse come briciole di pioggia che il terreno arso beve.
    Amami.
    Forse.”

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  25. il 11 Ott 2008 alle ore 8:29 amROSANo Gravatar

    HOSPITAL
    In stanze sterili
    di corridoi lucidi
    occhi smarriti passeggiano
    poggiandosi a grucce di speranza
    tra passi incerti
    e sospese risposte
    Ne ho visti di volti in cerca di vita..
    ne ho letti di pensieri oltre la mente
    Anime attonite
    marionette
    aggrappate a fili invisibili
    fissando soffitti al neon
    coi giorni sempre uguali
    tra muti lamenti di notti insonni
    Corpi anonimi
    immersi in bianche lenzuola scricchiolanti
    di letti sconosciuti
    implorano in silenzio la vita al cielo
    ricercano amore in camici lindi
    annaspando l’alba,
    attendono incoscenti del domani..

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  26. il 11 Ott 2008 alle ore 8:36 amROSANo Gravatar

    scusa Nicla….è questo il link esatto..
    grazie..

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  27. il 11 Ott 2008 alle ore 9:11 amnovagrandeNo Gravatar

    senti che bell’aria che c’è
    fuori
    e ”quel non starci dentro”
    non esiste più
    no….(babe)
    non esiste più
    NON ESISTE PIU’

    senti la fuori che… buoni odori
    con quegli aromi così…
    balneari
    e tutto quel che abbiam buttato giù
    ieri
    oggi non ci pesa più

    NON SO CHE COS’E’
    QUEST’ONDA CHE SENTO
    SALIRE DENTRO ME
    SO SOLO CHE
    HO VOGLIA,MA E’ RIDUTTIVO DIR VOGLIA(mmmm)
    DI TE

    Guarda che nitidi quei colori
    La fuori
    Spettacolare,poi,quel blu del mare
    e tutto quel che abbiam buttato giù
    ieri
    oggi non ci pesa più

    MA POI CHE COS’E’
    CHE RENDE TUTTO LEGGERO
    E RISOLTO DENTRO ME
    SO SOLO CHE
    HO VOGLIA,MA E’ RIDUTTIVO DIR VOGLIA
    DI TE

    ….ascolta il brano su myspace….

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  28. il 11 Ott 2008 alle ore 9:37 amROSANo Gravatar

    SPERANZE..
    VITTIME SILENZIOSE
    VIVIAMO DI SOPRUSI
    SENZA SCALPITARE
    TACENDO OGNI PENSIERO
    SCATURITO DALLA MENTE

    SCHIAFFEGGIATI NEL PROFONDO
    LECCANDOCI FERITE
    RIPIEGHIAMO LA CARNE TUMEFATTA
    COSCENTI O INCOSCENTI
    MALGRADO ANGHERIE
    RISALENDO LA CHINA
    SCOSTIAMO IL MALVAGIO
    VOLGENDO ALTROVE GLI SGUARDI

    SPERANZOSI DEL RICREDERCI
    VIGILI ATTENTI ATTENDIAMO
    IL RISVEGLIO DEL MONDO
    CAREZZANDOLO
    CON L’OCCHIO DI CHI ANCORA CREDE
    IN UNA NUOVA TERRA
    CHE GENERI BONTA’ UMANA..

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  29. il 11 Ott 2008 alle ore 10:27 amArsomniaNo Gravatar

    Ascolto

    Tendo l’orecchio
    e sento anime in pena.
    Che vi sia per loro
    almeno una preghiera
    e una bianca veste,
    della luce dell’Amore
    travestito il mattino
    fino al sole del crepuscolo.
    E la luna, d’altra veste bianca,
    copra la notte.

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  30. il 11 Ott 2008 alle ore 11:06 amGiuseppina Mira