<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Scatti d&#8217;immenso, festa di fine estate</title>
	<atom:link href="http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/</link>
	<description>Il Blog di Nicla Morletti, i suoi romanzi e il dialogo con i lettori</description>
	<lastBuildDate>Wed, 17 Mar 2010 18:05:39 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<item>
		<title>Scrive: pietro</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-9076</link>
		<dc:creator>pietro</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 08:13:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-9076</guid>
		<description>&lt;p&gt;complimenti Nicla x cio&#039; che hai costruito in questa pagina&lt;br /&gt;
hai messo insieme tanti mondi&lt;br /&gt;
tanti pensieri&lt;br /&gt;
tante vite&lt;br /&gt;
ognuno col suo bagaglio di esperienze&lt;br /&gt;
che danno spessore&lt;br /&gt;
a questo lungo viaggio&lt;br /&gt;
tra un sorriso e una lacrima tante vite in ogni caso&lt;br /&gt;
che vanno vissute&lt;br /&gt;
se potessero parlare la tristezza e la gioia&lt;br /&gt;
trasmetterebbe emozioni piu&#039;gioiose l&#039;animo triste&lt;br /&gt;
grazie x l&#039;ospitalita&#039;&lt;br /&gt;
buon proseguimento.&lt;br /&gt;
                                    pietro bisceglie&lt;/p&gt;
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>complimenti Nicla x cio&#8217; che hai costruito in questa pagina<br />
hai messo insieme tanti mondi<br />
tanti pensieri<br />
tante vite<br />
ognuno col suo bagaglio di esperienze<br />
che danno spessore<br />
a questo lungo viaggio<br />
tra un sorriso e una lacrima tante vite in ogni caso<br />
che vanno vissute<br />
se potessero parlare la tristezza e la gioia<br />
trasmetterebbe emozioni piu&#8217;gioiose l&#8217;animo triste<br />
grazie x l&#8217;ospitalita&#8217;<br />
buon proseguimento.<br />
                                    pietro bisceglie</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: pietro</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-9075</link>
		<dc:creator>pietro</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 07:31:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-9075</guid>
		<description>&lt;p&gt;@Antonella Pedicelli, ...amara zingara solare!&lt;br /&gt;
le tue poesie sono film...frammenti di vita&lt;br /&gt;
raccontata sempre con un velo di mera malinconia&lt;br /&gt;
insita nella tua essenza...&lt;br /&gt;
grazie Antonella&lt;br /&gt;
ciao...&lt;/p&gt;
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Antonella Pedicelli, &#8230;amara zingara solare!<br />
le tue poesie sono film&#8230;frammenti di vita<br />
raccontata sempre con un velo di mera malinconia<br />
insita nella tua essenza&#8230;<br />
grazie Antonella<br />
ciao&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: Daniela Quieti</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-8225</link>
		<dc:creator>Daniela Quieti</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 20:56:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-8225</guid>
		<description>@Sandro Angelucci, 
Gentile Sandro,
Complimenti vivissimi per questa bellissima poesia e grazie infinite per il prezioso commento lasciato alla mia.
Cari saluti
Daniela Quieti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Sandro Angelucci,<br />
Gentile Sandro,<br />
Complimenti vivissimi per questa bellissima poesia e grazie infinite per il prezioso commento lasciato alla mia.<br />
Cari saluti<br />
Daniela Quieti</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: VITTORIO SARTARELLI</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-7849</link>
		<dc:creator>VITTORIO SARTARELLI</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 17:53:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-7849</guid>
		<description>Sono riuscito, finalmente ad inviarvi un mio racconto, per favore ditemi se l&#039;avete ricevuto. Grazie e saluti.
Vittorio Sartarelli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono riuscito, finalmente ad inviarvi un mio racconto, per favore ditemi se l&#8217;avete ricevuto. Grazie e saluti.<br />
Vittorio Sartarelli</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: VITTORIO SARTARELLI</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-7804</link>
		<dc:creator>VITTORIO SARTARELLI</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 12:41:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-7804</guid>
		<description>Il Professore di Matematica


	
Fra i professori che Simone ebbe la ventura d’incontrare nei tre anni di Liceo Classico, ce n’era uno del quale, tuttora, conserva un ricordo incancellabile, era quello che insegnava Matematica e Fisica. 
Alto e grosso come un armadio, con piedi e mani enormi che agitava continuamente in una pantomima che lo rendeva simile ad un pachiderma in cattività. Il suo incedere era disarmonico ed ondeggiante, goffo e sgraziato nei movimenti. Nelle discussioni, per una sorta d’esibizionismo, usava intercalare delle frasi fatte ad effetto comico, con l’intento di sdrammatizzare qualunque argomento, anche il più banale.
A Simone non aveva mai fatto una bell’impressione, sin dall’inizio e, a proposito del suo aspetto c’è da dire che il suo modo di vestire era piuttosto trasandato. Portava per mesi sempre lo stesso vestito, con delle camicie spesso sgualcite o mal stirate con i colletti che lasciavano solo immaginare il loro colore originario. 
In conclusione, non aveva un aspetto gradevole: il suo cranio dolicocefalo evidenziava ancor più i capelli che apparivano sempre unti ed essendo perfettamente lisci, umidi e pettinati all’indietro senza scriminatura, sembravano quasi incollati alla cute. Durante la mattinata, tuttavia, le punte dei capelli appena si asciugavano, tendevano a sollevarsi creando un curioso effetto porcospino. 
Un grosso naso adunco e due occhi spiritati dietro un paio d’occhiali con una montatura nera molto comune, incorniciavano un volto spesso inespressivo. Parlava con quella sua vociona gutturale e sembrava un uomo di colore che aveva appena appreso la lingua italiana. Per questo motivo qualche suo discepolo, goliardicamente, gli aveva appioppato il soprannome di “Bongo” che era finito poi con l’essere decretato, dai più, il suo più comune appellativo.
Se il suo aspetto fisico lasciava piuttosto a desiderare, il suo modo d’insegnare era quanto meno singolare. Entrando in classe con il registro sotto braccio ed una matita appuntita nell’altra mano, con la quale spesso era solito grattarsi la testa, iniziava una sorta di terrorismo psicologico nei confronti dei meno matematicamente attrezzati e dei meno diligenti tra i suoi alunni. 
Esordiva entrando in tono trionfalistico: “ Oggi interroghiamo !” questa frase ad un osservatore occasionale poteva sembrare episodica ma, di fatto, non lo era perché essa veniva ripetuta sistematicamente e quasi sadicamente ogni volta che c’era lezione di matematica. Professionalmente era preparato, ma, non aveva dalla sua parte quel garbo quel “bon ton” che ogni buon educatore dovrebbe possedere, se non altro per rendersi simpatico ai discenti.
In breve, conosceva la materia ma, non la sapeva insegnare, non era capace di renderla interessante alla scolaresca, non sapeva focalizzare su di se l’attenzione e l’interesse degli alunni, infatti, solo alcuni di loro riuscivano a seguirlo nelle sue cattedratiche lezioni che, per gli altri, non servivano a nulla.
Egli non si curava più di tanto di vedere se gli alunni della sua classe lo seguivano durante le lezioni e, soprattutto, se erano tutti a capire quello che lui spiegava, andava dritto per la sua strada come un treno diretto, tanto doveva fare e più di tanto non faceva.
La sua lezione, ogni volta, aveva la medesima noiosa caratteristica, come abbiamo detto s’iniziava l’ora con le interrogazioni che duravano per quasi tutto il tempo assegnato, poi, improvvisamente, il professore si accorgeva che l’ora stava per finire e allora, velocemente, secondo una pantomima ormai nota e consolidata, prendeva il gessetto, si recava alla lavagna e iniziava la sua lezione, dando sempre le spalle alla scolaresca. 
C’era però solo un piccolo particolare per lui trascurabile, infatti, le sue ore di lezione erano collocate, secondo l’orario scolastico dell’Istituto, a cavallo tra la seconda e la terza ora e cioè quando iniziava la ricreazione.
Ne conseguiva che, trascorsi si e no cinque minuti dall’inizio della lezione, suonava la campanella della ricreazione e poiché nessuno degli alunni voleva rinunciare a quella salutare e distensiva pausa ricreativa, essi cominciavano a lasciare l’aula alla chetichella, uno dopo l’altro, qualcuno forse, ma non sempre, rimaneva diligentemente in classe. Per finire, quando il professore aveva terminato di spiegare la lezione, in classe non c’era rimasto più nessuno.
Se discutibili potevano apparire i suoi metodi d’insegnamento, altrettanto e forse di più lo erano i suoi comportamenti sociali, soprattutto con i suoi alunni che, in genere erano trattati con sufficienza dall’alto della sua cultura scientifica e, quelli che egli riteneva i meno meritevoli per il profitto, nel corso delle interrogazioni, quando essi si trovavano in difficoltà erano scherniti e messi in ridicolo al cospetto della classe con un’ironia che rasentava l’insolenza.
Ad integrazione di quanto espresso sopra, il racconto di Simone si arricchisce della sua personale esperienza nel corso di una sua interrogazione alla lavagna.  Per completezza d’informazione e per onestà d’espressione egli stesso  ammise come la sua scarsa preparazione nella matematica fosse una storia di lungo corso che prendeva le mosse dal tempo in cui frequentava la scuola media, nella quale aveva avuto la ventura di trovare un professore di matematica piuttosto scarso e anche lui inadatto all’insegnamento.
Di lì la sua pessima preparazione specifica ed una specie d’idiosincrasia per quella materia, per lui così astrusa e che non poteva soffrire, avendola sempre considerata una specie d’oggetto misterioso che non riusciva ad identificare. Ora era al Liceo e il nuovo professore, non solo non aveva fatto niente per modificare il suo atteggiamento nei confronti di quella disciplina, ma addirittura, con quel suo modo di fare aveva contribuito a peggiorare notevolmente la cosa.
Quella mattina, durante l’ora di matematica, Simone fu chiamato alla lavagna per sostenere un’interrogazione, giova ricordare che era il primo anno di Liceo Classico e che in classe c’erano molti nuovi compagni. Si trattò di un drammatico “rendez vous” con quel professore che già gli stava antipatico e che pregiudicò i rapporti futuri tra loro due, per i tre anni a venire dell’intera sua esperienza liceale.
Il professore, distrattamente, gli dettò un’espressione algebrica che doveva essere sviluppata, Simone all’inizio fece appello a tutte le sue precorse conoscenze e, per alcuni minuti, andò avanti con l’espressione finchè arrivò ad un punto morto, perché non sapeva più continuare.
Il dilemma era, bisognava mettere il segno più o il segno meno, scelse a casaccio, tanto per lui uno valeva l’altro, decise di continuare con il segno più e stava per proseguire, quando il professore lo apostrofò veemente con quel suo parlare da immigrato africano – “Più metti?”, al che Simone, visibilmente imbarazzato, si affrettò a cancellare il segno più sostituendolo con il segno meno e il professore di rimando, con più veemenza – “Meno metti?”.
Simone entrò in crisi, non sapeva cosa dire o fare, passarono alcuni minuti di silenzio assordante, il professore taceva, aveva in viso un sorrisetto ironico e sembrava calmo e sereno, poi, improvvisamente, come colto da un raptus e paonazzo in volto esplose: “ Più o meno devi mettere, somaro! Vai a posto, ora ti metto due sul registro.”
Nonostante l’aria pesante del rimprovero e della brutta figura rimediata da Simone, ci fu una fragorosa risata da parte di tutta la classe che si sommò a quel rimbrotto sgarbato e violento facendolo precipitare nello strapiombo della mortificazione e dello sconforto. In conclusione si era consumato un “abuso” ed era stata usata violenza alla sua dignità di persona.
Certo quel rimprovero poteva essere stato fatto in un altro modo, più civile e soprattutto meno discriminatorio ma tant’è, quel docente era fatto così. Questo episodio ed altri che nel corso dei tre anni di Liceo si verificarono non contribuirono certo a instaurare rapporti idilliaci tra i due.
Da quanto abbiamo appreso, era facile capire che la matematica, Simone non l’aveva mai potuta soffrire tanto era vero che in terza liceo, agli esami di Stato, fu regolarmente rimandato in matematica, com’era giusto che fosse. E’ pur vero, tuttavia, che in un mese e mezzo di lezioni private impartitegli da un altro professore di matematica che, dal punto di vista didattico, stava perfettamente agli antipodi del suo insigne collega, Simone imparò con piacere e profitto, più matematica di quanta ne avesse appresa dall’inizio della Scuola. 
Quello che strideva, poi, nel giudizio complessivo sul comportamento di quell’insegnante era il suo modo di proporsi nei rapporti interpersonali con gli individui che non s’identificavano con i suoi alunni, con i quali era tutto latte e miele per una sorta di dicotomia biologica, con un perbenismo di maniera stucchevole e bacchettone che a Simone dava il volta stomaco.
In fine, a proposito dei suoi convincimenti morali e religiosi, ampiamente esternati, d’uomo tutto lavoro e famiglia in qualità di cattolico praticante che aborriva il peccato, i vizi e le perversioni degli uomini, si rivelò anche lì piuttosto ipocrita e in aperta antitesi con i comportamenti virtuosi che predicava in pubblico. Correvano, allora, gli anni ’50 dell’ormai trascorso secolo XX ed esistevano ancora le così dette “Case chiuse” ebbene, un compagno d’istituto di Simone che frequentava il terzo Liceo, lo incontrò una volta, inopinatamente, in una delle sue visite in quel “luogo di perdizione” così le chiamava il professore eppure, udite udite, che scandalo, anche lui frequentava i bordelli della città.


Vittorio Sartarelli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il Professore di Matematica</p>
<p>Fra i professori che Simone ebbe la ventura d’incontrare nei tre anni di Liceo Classico, ce n’era uno del quale, tuttora, conserva un ricordo incancellabile, era quello che insegnava Matematica e Fisica.<br />
Alto e grosso come un armadio, con piedi e mani enormi che agitava continuamente in una pantomima che lo rendeva simile ad un pachiderma in cattività. Il suo incedere era disarmonico ed ondeggiante, goffo e sgraziato nei movimenti. Nelle discussioni, per una sorta d’esibizionismo, usava intercalare delle frasi fatte ad effetto comico, con l’intento di sdrammatizzare qualunque argomento, anche il più banale.<br />
A Simone non aveva mai fatto una bell’impressione, sin dall’inizio e, a proposito del suo aspetto c’è da dire che il suo modo di vestire era piuttosto trasandato. Portava per mesi sempre lo stesso vestito, con delle camicie spesso sgualcite o mal stirate con i colletti che lasciavano solo immaginare il loro colore originario.<br />
In conclusione, non aveva un aspetto gradevole: il suo cranio dolicocefalo evidenziava ancor più i capelli che apparivano sempre unti ed essendo perfettamente lisci, umidi e pettinati all’indietro senza scriminatura, sembravano quasi incollati alla cute. Durante la mattinata, tuttavia, le punte dei capelli appena si asciugavano, tendevano a sollevarsi creando un curioso effetto porcospino.<br />
Un grosso naso adunco e due occhi spiritati dietro un paio d’occhiali con una montatura nera molto comune, incorniciavano un volto spesso inespressivo. Parlava con quella sua vociona gutturale e sembrava un uomo di colore che aveva appena appreso la lingua italiana. Per questo motivo qualche suo discepolo, goliardicamente, gli aveva appioppato il soprannome di “Bongo” che era finito poi con l’essere decretato, dai più, il suo più comune appellativo.<br />
Se il suo aspetto fisico lasciava piuttosto a desiderare, il suo modo d’insegnare era quanto meno singolare. Entrando in classe con il registro sotto braccio ed una matita appuntita nell’altra mano, con la quale spesso era solito grattarsi la testa, iniziava una sorta di terrorismo psicologico nei confronti dei meno matematicamente attrezzati e dei meno diligenti tra i suoi alunni.<br />
Esordiva entrando in tono trionfalistico: “ Oggi interroghiamo !” questa frase ad un osservatore occasionale poteva sembrare episodica ma, di fatto, non lo era perché essa veniva ripetuta sistematicamente e quasi sadicamente ogni volta che c’era lezione di matematica. Professionalmente era preparato, ma, non aveva dalla sua parte quel garbo quel “bon ton” che ogni buon educatore dovrebbe possedere, se non altro per rendersi simpatico ai discenti.<br />
In breve, conosceva la materia ma, non la sapeva insegnare, non era capace di renderla interessante alla scolaresca, non sapeva focalizzare su di se l’attenzione e l’interesse degli alunni, infatti, solo alcuni di loro riuscivano a seguirlo nelle sue cattedratiche lezioni che, per gli altri, non servivano a nulla.<br />
Egli non si curava più di tanto di vedere se gli alunni della sua classe lo seguivano durante le lezioni e, soprattutto, se erano tutti a capire quello che lui spiegava, andava dritto per la sua strada come un treno diretto, tanto doveva fare e più di tanto non faceva.<br />
La sua lezione, ogni volta, aveva la medesima noiosa caratteristica, come abbiamo detto s’iniziava l’ora con le interrogazioni che duravano per quasi tutto il tempo assegnato, poi, improvvisamente, il professore si accorgeva che l’ora stava per finire e allora, velocemente, secondo una pantomima ormai nota e consolidata, prendeva il gessetto, si recava alla lavagna e iniziava la sua lezione, dando sempre le spalle alla scolaresca.<br />
C’era però solo un piccolo particolare per lui trascurabile, infatti, le sue ore di lezione erano collocate, secondo l’orario scolastico dell’Istituto, a cavallo tra la seconda e la terza ora e cioè quando iniziava la ricreazione.<br />
Ne conseguiva che, trascorsi si e no cinque minuti dall’inizio della lezione, suonava la campanella della ricreazione e poiché nessuno degli alunni voleva rinunciare a quella salutare e distensiva pausa ricreativa, essi cominciavano a lasciare l’aula alla chetichella, uno dopo l’altro, qualcuno forse, ma non sempre, rimaneva diligentemente in classe. Per finire, quando il professore aveva terminato di spiegare la lezione, in classe non c’era rimasto più nessuno.<br />
Se discutibili potevano apparire i suoi metodi d’insegnamento, altrettanto e forse di più lo erano i suoi comportamenti sociali, soprattutto con i suoi alunni che, in genere erano trattati con sufficienza dall’alto della sua cultura scientifica e, quelli che egli riteneva i meno meritevoli per il profitto, nel corso delle interrogazioni, quando essi si trovavano in difficoltà erano scherniti e messi in ridicolo al cospetto della classe con un’ironia che rasentava l’insolenza.<br />
Ad integrazione di quanto espresso sopra, il racconto di Simone si arricchisce della sua personale esperienza nel corso di una sua interrogazione alla lavagna.  Per completezza d’informazione e per onestà d’espressione egli stesso  ammise come la sua scarsa preparazione nella matematica fosse una storia di lungo corso che prendeva le mosse dal tempo in cui frequentava la scuola media, nella quale aveva avuto la ventura di trovare un professore di matematica piuttosto scarso e anche lui inadatto all’insegnamento.<br />
Di lì la sua pessima preparazione specifica ed una specie d’idiosincrasia per quella materia, per lui così astrusa e che non poteva soffrire, avendola sempre considerata una specie d’oggetto misterioso che non riusciva ad identificare. Ora era al Liceo e il nuovo professore, non solo non aveva fatto niente per modificare il suo atteggiamento nei confronti di quella disciplina, ma addirittura, con quel suo modo di fare aveva contribuito a peggiorare notevolmente la cosa.<br />
Quella mattina, durante l’ora di matematica, Simone fu chiamato alla lavagna per sostenere un’interrogazione, giova ricordare che era il primo anno di Liceo Classico e che in classe c’erano molti nuovi compagni. Si trattò di un drammatico “rendez vous” con quel professore che già gli stava antipatico e che pregiudicò i rapporti futuri tra loro due, per i tre anni a venire dell’intera sua esperienza liceale.<br />
Il professore, distrattamente, gli dettò un’espressione algebrica che doveva essere sviluppata, Simone all’inizio fece appello a tutte le sue precorse conoscenze e, per alcuni minuti, andò avanti con l’espressione finchè arrivò ad un punto morto, perché non sapeva più continuare.<br />
Il dilemma era, bisognava mettere il segno più o il segno meno, scelse a casaccio, tanto per lui uno valeva l’altro, decise di continuare con il segno più e stava per proseguire, quando il professore lo apostrofò veemente con quel suo parlare da immigrato africano – “Più metti?”, al che Simone, visibilmente imbarazzato, si affrettò a cancellare il segno più sostituendolo con il segno meno e il professore di rimando, con più veemenza – “Meno metti?”.<br />
Simone entrò in crisi, non sapeva cosa dire o fare, passarono alcuni minuti di silenzio assordante, il professore taceva, aveva in viso un sorrisetto ironico e sembrava calmo e sereno, poi, improvvisamente, come colto da un raptus e paonazzo in volto esplose: “ Più o meno devi mettere, somaro! Vai a posto, ora ti metto due sul registro.”<br />
Nonostante l’aria pesante del rimprovero e della brutta figura rimediata da Simone, ci fu una fragorosa risata da parte di tutta la classe che si sommò a quel rimbrotto sgarbato e violento facendolo precipitare nello strapiombo della mortificazione e dello sconforto. In conclusione si era consumato un “abuso” ed era stata usata violenza alla sua dignità di persona.<br />
Certo quel rimprovero poteva essere stato fatto in un altro modo, più civile e soprattutto meno discriminatorio ma tant’è, quel docente era fatto così. Questo episodio ed altri che nel corso dei tre anni di Liceo si verificarono non contribuirono certo a instaurare rapporti idilliaci tra i due.<br />
Da quanto abbiamo appreso, era facile capire che la matematica, Simone non l’aveva mai potuta soffrire tanto era vero che in terza liceo, agli esami di Stato, fu regolarmente rimandato in matematica, com’era giusto che fosse. E’ pur vero, tuttavia, che in un mese e mezzo di lezioni private impartitegli da un altro professore di matematica che, dal punto di vista didattico, stava perfettamente agli antipodi del suo insigne collega, Simone imparò con piacere e profitto, più matematica di quanta ne avesse appresa dall’inizio della Scuola.<br />
Quello che strideva, poi, nel giudizio complessivo sul comportamento di quell’insegnante era il suo modo di proporsi nei rapporti interpersonali con gli individui che non s’identificavano con i suoi alunni, con i quali era tutto latte e miele per una sorta di dicotomia biologica, con un perbenismo di maniera stucchevole e bacchettone che a Simone dava il volta stomaco.<br />
In fine, a proposito dei suoi convincimenti morali e religiosi, ampiamente esternati, d’uomo tutto lavoro e famiglia in qualità di cattolico praticante che aborriva il peccato, i vizi e le perversioni degli uomini, si rivelò anche lì piuttosto ipocrita e in aperta antitesi con i comportamenti virtuosi che predicava in pubblico. Correvano, allora, gli anni ’50 dell’ormai trascorso secolo XX ed esistevano ancora le così dette “Case chiuse” ebbene, un compagno d’istituto di Simone che frequentava il terzo Liceo, lo incontrò una volta, inopinatamente, in una delle sue visite in quel “luogo di perdizione” così le chiamava il professore eppure, udite udite, che scandalo, anche lui frequentava i bordelli della città.</p>
<p>Vittorio Sartarelli</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: Paolo Landi</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-4007</link>
		<dc:creator>Paolo Landi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 22:21:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-4007</guid>
		<description>RIDONDANZE 
(Arbitri accademici)

     Nella repente foresta delle cornute muse
Pietose le ninfe appena citate
 Volteggiano acri e fumiganti 
Scorribande di innocui pruriti 
Indenni tra cauti
 Ammonimenti e recline
Parvenze: sono forse
Demenze avide, somigliano al canto
Appena  trascorso, discorrono con il Morso 
Della trita e bionda e scura Adimante che
Si agita nell’instancabile proda  
Del verdazzurro salmastro treppiede
Delle erettili acque; e un
Terremoto madido di 
Surrettizie evidenze, e fertili
Acque smagate al supplizio
Delle torride terre, e pure favelle
Inclite mordono le
Rupestri corone sparse
Che innalza il tempo
Dilavandone le scure
Forbite lusinghe
Dove si sperde il regno
Di una accecata fiamma; alta la muta
Epidermide delle rive
Somiglia alla pallida 
Ermione naufraga
Tra le colline sparute
E i sentieri innevati: i nervi lucidi
Trasmettono la delirata visione, in
Assurde rapine volute
Dall’estasi dei sensi irrequieti: è
Il favoloso Oriente che preme
La sua risacca di immagini derelitte,
Ampliandone l’inesausta favella, 
Come se fosse una reggia incantata
Entro la foggia di un largo maestrale;
E il mare gonfia
Il salso meriggio
Al fomite dell’inquietudine vaga,
Trapuntata dagli aghi
Del sottilissimo fingitore
Di queste meliche sfingi: dipingi
L’estro, mettiti calmo
Nella pianura dove discende
La mistura errabonda
Delle volute credenze
Melodiose e funeste
Fra le trapeste balze che il furibondo rintocco 
Di questo canto
Ricuce nel seno
Delle crestate deliranti spume,
Discendi nel Maelstrom
Sorvolando piumato
Fra gli ardimenti levati nell’alto
Dai ciechi veglianti maghi
Che il mondo tormentano,
Divagando nottivago restituisci all’onda
Il diritto del proprio impero
Che Olimpo non volle
Per misurarsi soltanto
Con l’aspra montagna –
E vola, e trasvola, fra rupi maledette e unghie falcate
Nel seno di differenze negate
Che occhi immortali 
Smarriscono per rapirle, e
Accogli la strenua metamorfosi
Di questi sensi, e renditi
Al fato nottambulo 
Che devasta le leve infrante
Del disserrato cosmo - e agisci infine, trascina
Le limpide sembianze molli
Che precipitano davanti
Ai miracolati occhi, e accogli
Questa infrenata benedizione, con la
Furente lena dimenticata dietro
La pena dell’immancabile Tempo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>RIDONDANZE<br />
(Arbitri accademici)</p>
<p>     Nella repente foresta delle cornute muse<br />
Pietose le ninfe appena citate<br />
 Volteggiano acri e fumiganti<br />
Scorribande di innocui pruriti<br />
Indenni tra cauti<br />
 Ammonimenti e recline<br />
Parvenze: sono forse<br />
Demenze avide, somigliano al canto<br />
Appena  trascorso, discorrono con il Morso<br />
Della trita e bionda e scura Adimante che<br />
Si agita nell’instancabile proda<br />
Del verdazzurro salmastro treppiede<br />
Delle erettili acque; e un<br />
Terremoto madido di<br />
Surrettizie evidenze, e fertili<br />
Acque smagate al supplizio<br />
Delle torride terre, e pure favelle<br />
Inclite mordono le<br />
Rupestri corone sparse<br />
Che innalza il tempo<br />
Dilavandone le scure<br />
Forbite lusinghe<br />
Dove si sperde il regno<br />
Di una accecata fiamma; alta la muta<br />
Epidermide delle rive<br />
Somiglia alla pallida<br />
Ermione naufraga<br />
Tra le colline sparute<br />
E i sentieri innevati: i nervi lucidi<br />
Trasmettono la delirata visione, in<br />
Assurde rapine volute<br />
Dall’estasi dei sensi irrequieti: è<br />
Il favoloso Oriente che preme<br />
La sua risacca di immagini derelitte,<br />
Ampliandone l’inesausta favella,<br />
Come se fosse una reggia incantata<br />
Entro la foggia di un largo maestrale;<br />
E il mare gonfia<br />
Il salso meriggio<br />
Al fomite dell’inquietudine vaga,<br />
Trapuntata dagli aghi<br />
Del sottilissimo fingitore<br />
Di queste meliche sfingi: dipingi<br />
L’estro, mettiti calmo<br />
Nella pianura dove discende<br />
La mistura errabonda<br />
Delle volute credenze<br />
Melodiose e funeste<br />
Fra le trapeste balze che il furibondo rintocco<br />
Di questo canto<br />
Ricuce nel seno<br />
Delle crestate deliranti spume,<br />
Discendi nel Maelstrom<br />
Sorvolando piumato<br />
Fra gli ardimenti levati nell’alto<br />
Dai ciechi veglianti maghi<br />
Che il mondo tormentano,<br />
Divagando nottivago restituisci all’onda<br />
Il diritto del proprio impero<br />
Che Olimpo non volle<br />
Per misurarsi soltanto<br />
Con l’aspra montagna –<br />
E vola, e trasvola, fra rupi maledette e unghie falcate<br />
Nel seno di differenze negate<br />
Che occhi immortali<br />
Smarriscono per rapirle, e<br />
Accogli la strenua metamorfosi<br />
Di questi sensi, e renditi<br />
Al fato nottambulo<br />
Che devasta le leve infrante<br />
Del disserrato cosmo &#8211; e agisci infine, trascina<br />
Le limpide sembianze molli<br />
Che precipitano davanti<br />
Ai miracolati occhi, e accogli<br />
Questa infrenata benedizione, con la<br />
Furente lena dimenticata dietro<br />
La pena dell’immancabile Tempo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: maria rita cuccurullo</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3896</link>
		<dc:creator>maria rita cuccurullo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 16:48:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3896</guid>
		<description>Ciao Nicla, vorrei sapere se risulto nei blog deli autori.
Grazie e complimenti per il sito e tutte le meravigliose iniziative!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Nicla, vorrei sapere se risulto nei blog deli autori.<br />
Grazie e complimenti per il sito e tutte le meravigliose iniziative!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: lenio vallati</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3888</link>
		<dc:creator>lenio vallati</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 21:16:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3888</guid>
		<description>Natale diverso

Voglio regalartelo
questo Natale così diverso,
così disadorno,
le nostre speranze appese
come palline colorate
ai rami verdi di  un abete
che filtra immenso
da una grande finestra d’ospedale.

Voglio regalartelo
questo Natale senza luci,
con la neve nell’anima,
negli occhi l’attesa
del volto di tua madre
laggiù, sola, sospesa
tra la vita e la morte.

Tienilo con te
questo Natale così diverso,
senza prelibatezze,
senza spumante
e ricordalo
ogni volta che farà buio,
ogni volta che sentirai freddo,
ogni volta che sarai sola.
                      Lenio Vallati</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Natale diverso</p>
<p>Voglio regalartelo<br />
questo Natale così diverso,<br />
così disadorno,<br />
le nostre speranze appese<br />
come palline colorate<br />
ai rami verdi di  un abete<br />
che filtra immenso<br />
da una grande finestra d’ospedale.</p>
<p>Voglio regalartelo<br />
questo Natale senza luci,<br />
con la neve nell’anima,<br />
negli occhi l’attesa<br />
del volto di tua madre<br />
laggiù, sola, sospesa<br />
tra la vita e la morte.</p>
<p>Tienilo con te<br />
questo Natale così diverso,<br />
senza prelibatezze,<br />
senza spumante<br />
e ricordalo<br />
ogni volta che farà buio,<br />
ogni volta che sentirai freddo,<br />
ogni volta che sarai sola.<br />
                      Lenio Vallati</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: Beatrice Bausi Busi</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3816</link>
		<dc:creator>Beatrice Bausi Busi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 18:00:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3816</guid>
		<description>@Lidia Viviani, cuore di lago CRISTALLINO, limpidezza ghiacciata senza inquinamenti, freschezza e garanzia di un liquido vitale puro da bere...Lidia, più ti conosco e più mi ritrovo a pensare che sei davvero questo per me. E fregatene di chi si ferma all&#039;apparenza: è prorio giusto che ci sbatta BEN BENE il naso su quelle rocce che sono invece l&#039;unico possibile baluardo a difesa di personalità ed INTEGRITA. O no?. Baci!!! Beatrice B B</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Lidia Viviani, cuore di lago CRISTALLINO, limpidezza ghiacciata senza inquinamenti, freschezza e garanzia di un liquido vitale puro da bere&#8230;Lidia, più ti conosco e più mi ritrovo a pensare che sei davvero questo per me. E fregatene di chi si ferma all&#8217;apparenza: è prorio giusto che ci sbatta BEN BENE il naso su quelle rocce che sono invece l&#8217;unico possibile baluardo a difesa di personalità ed INTEGRITA. O no?. Baci!!! Beatrice B B</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: Giuseppina Mira</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3754</link>
		<dc:creator>Giuseppina Mira</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 11:34:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3754</guid>
		<description>@Sandro Angelucci, 
Caro Sandro, splendida questa poesia che mette in risalto il nuovo linguaggio dell&#039;autunno, il volo delle nebbie che apre le ali delle nostre speranze per farci vedere orizzonti di amore. Armonici i versi che distillano una dolce musica nei nostri cuori. Complimenti!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Sandro Angelucci,<br />
Caro Sandro, splendida questa poesia che mette in risalto il nuovo linguaggio dell&#8217;autunno, il volo delle nebbie che apre le ali delle nostre speranze per farci vedere orizzonti di amore. Armonici i versi che distillano una dolce musica nei nostri cuori. Complimenti!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: Mauro</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3718</link>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 21:53:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3718</guid>
		<description>Solidità… e Libertà…


Fermiamoci ad ammirare
i cuccioli d’uomo;
quante cose leggeremo
guardandoli negli occhi; 
voglia di vivere, tenerezza
felicità, ingenuità.
Osserviamo…
parleranno nel silenzio
coi soli sguardi, faran capire…
Sono… il futuro, 
la nostra forza, il nostro amore,
scopo principale, della… vita.
Nel piccolo, del loro cuore
un gran potere, lì accompagna…
aiutandoli a crescere;
con esso, scrutano…
apprendono… memorizzano
i nostri insegnamenti, le nostre gèsta.
Oggi… prevale il terrore;
chiedono aiuto, all’umanità
per un mondo, senza fame…
per la pace dei popoli
per un infinito bisogno
“Di Libertà”.
Adesso siamo in debito…
uniamoci nello sforzo;
per i nostri ragazzi…
per la nostra coscienza,
per il nostro “Universo”
formiam… solida base
ad un domani, diverso…</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Solidità… e Libertà…</p>
<p>Fermiamoci ad ammirare<br />
i cuccioli d’uomo;<br />
quante cose leggeremo<br />
guardandoli negli occhi;<br />
voglia di vivere, tenerezza<br />
felicità, ingenuità.<br />
Osserviamo…<br />
parleranno nel silenzio<br />
coi soli sguardi, faran capire…<br />
Sono… il futuro,<br />
la nostra forza, il nostro amore,<br />
scopo principale, della… vita.<br />
Nel piccolo, del loro cuore<br />
un gran potere, lì accompagna…<br />
aiutandoli a crescere;<br />
con esso, scrutano…<br />
apprendono… memorizzano<br />
i nostri insegnamenti, le nostre gèsta.<br />
Oggi… prevale il terrore;<br />
chiedono aiuto, all’umanità<br />
per un mondo, senza fame…<br />
per la pace dei popoli<br />
per un infinito bisogno<br />
“Di Libertà”.<br />
Adesso siamo in debito…<br />
uniamoci nello sforzo;<br />
per i nostri ragazzi…<br />
per la nostra coscienza,<br />
per il nostro “Universo”<br />
formiam… solida base<br />
ad un domani, diverso…</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: Arcangela</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3707</link>
		<dc:creator>Arcangela</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 23:35:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3707</guid>
		<description>@Mauro, bellissima ... grazie!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Mauro, bellissima &#8230; grazie!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: Arcangela</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3706</link>
		<dc:creator>Arcangela</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 23:22:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3706</guid>
		<description>@IrinaP, straziante ma bellissimo ricordo ...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@IrinaP, straziante ma bellissimo ricordo &#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: Arcangela</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3705</link>
		<dc:creator>Arcangela</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 23:16:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3705</guid>
		<description>@Raffaella, ti capisco ...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Raffaella, ti capisco &#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: Terry</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3704</link>
		<dc:creator>Terry</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 19:55:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3704</guid>
		<description>@Arcangela, è bellissima e dolce..concetto di amore..espresso con una carezza!..mi sono commossa tantissimo.
Terry</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Arcangela, è bellissima e dolce..concetto di amore..espresso con una carezza!..mi sono commossa tantissimo.<br />
Terry</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: sari</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3703</link>
		<dc:creator>sari</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 19:32:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3703</guid>
		<description>@Arcangela, mi sono commossa leggendoti.  Che bel pensiero c&#039;è dietro le tue parole.
sari</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Arcangela, mi sono commossa leggendoti.  Che bel pensiero c&#8217;è dietro le tue parole.<br />
sari</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: dora forino</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3509</link>
		<dc:creator>dora forino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 18:16:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3509</guid>
		<description>&lt;p&gt;@IrinaP,&lt;br /&gt;
Una pagina commovente, per narrare  il ricordo del papà affetto da&lt;br /&gt;
questa malattia devastante che si chiama l’Alzheimer.&lt;br /&gt;
L&#039;autrice ricorda con commozione quel giorno che andava a sposarsi. Lui, dallo sguardo smarrito, nel momento che sentì il rumore dell&#039;auto che portava la sua figlia in chiesa, versò un&#039;unica lacrima, credo la più dolce che l&#039;autrice ricorderà sempre.&lt;br /&gt;
Bellissima! Dora&lt;/p&gt;
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@IrinaP,<br />
Una pagina commovente, per narrare  il ricordo del papà affetto da<br />
questa malattia devastante che si chiama l’Alzheimer.<br />
L&#8217;autrice ricorda con commozione quel giorno che andava a sposarsi. Lui, dallo sguardo smarrito, nel momento che sentì il rumore dell&#8217;auto che portava la sua figlia in chiesa, versò un&#8217;unica lacrima, credo la più dolce che l&#8217;autrice ricorderà sempre.<br />
Bellissima! Dora</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: Marghy</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3423</link>
		<dc:creator>Marghy</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 08:59:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3423</guid>
		<description>Non c&#039;è cosa più triste, in una malattia, che perdere la propria memoria, il proprio io, le domande per cui ci battiamo per una vita intera...

PERDUTAMENTE
Chi sono?
Ah, la nebbia. Fuori piove ma...
ma dentro
dentro, nella mente
brucia la confusione.

E dove sono?
Casa mia. Dove sei?
Ho bisogno di un ricordo
Un ricordo! Datemi un ricordo!
Un gancio, una fune, un filo...
a cui aggrapparmi, per ricordare
per
ricordare....

Una signora mi prende contro
con il suo carrello della spesa
chiede scusa e se ne va

E io, ora, dove vado?

Marghy</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è cosa più triste, in una malattia, che perdere la propria memoria, il proprio io, le domande per cui ci battiamo per una vita intera&#8230;</p>
<p>PERDUTAMENTE<br />
Chi sono?<br />
Ah, la nebbia. Fuori piove ma&#8230;<br />
ma dentro<br />
dentro, nella mente<br />
brucia la confusione.</p>
<p>E dove sono?<br />
Casa mia. Dove sei?<br />
Ho bisogno di un ricordo<br />
Un ricordo! Datemi un ricordo!<br />
Un gancio, una fune, un filo&#8230;<br />
a cui aggrapparmi, per ricordare<br />
per<br />
ricordare&#8230;.</p>
<p>Una signora mi prende contro<br />
con il suo carrello della spesa<br />
chiede scusa e se ne va</p>
<p>E io, ora, dove vado?</p>
<p>Marghy</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: Dorella</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3217</link>
		<dc:creator>Dorella</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 08:44:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3217</guid>
		<description>AL PADRE

ti guardavo e gioivo
dei tuoi capelli neri
e gli occhi chiari,
diretti e bonari,
talvolta severi.
Ero fiera di te
perché eri bello,
buono e leale.
Le amiche dicevano:
Hai un padre speciale.
Un personaggio
aveva fatto di te
il lavoro geniale.
Poi al’improvviso,
un giorno qualunque,
arrivò il tuo male.
Ora vengo a te a
mani vuote; guardami!
Fammi capire dunque,
se ancor mi vedi bella.
Vedo il tuo volto fermo,
i tuoi occhi vuoti e la
bocca schiusa che aspetta
solo una caramella.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>AL PADRE</p>
<p>ti guardavo e gioivo<br />
dei tuoi capelli neri<br />
e gli occhi chiari,<br />
diretti e bonari,<br />
talvolta severi.<br />
Ero fiera di te<br />
perché eri bello,<br />
buono e leale.<br />
Le amiche dicevano:<br />
Hai un padre speciale.<br />
Un personaggio<br />
aveva fatto di te<br />
il lavoro geniale.<br />
Poi al’improvviso,<br />
un giorno qualunque,<br />
arrivò il tuo male.<br />
Ora vengo a te a<br />
mani vuote; guardami!<br />
Fammi capire dunque,<br />
se ancor mi vedi bella.<br />
Vedo il tuo volto fermo,<br />
i tuoi occhi vuoti e la<br />
bocca schiusa che aspetta<br />
solo una caramella.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Scrive: artemide</title>
		<link>http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/comment-page-3/#comment-3210</link>
		<dc:creator>artemide</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 17:28:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.niclamorletti.net/2008/09/20/festa-fine-estate/#comment-3210</guid>
		<description>&lt;p&gt;Ho letto tutte le sensazioni d&#039;amore e sofferenza che ho vissuto per sette anni accanto a mia madre malata di alzehimer,io da sola, spariti fratelli,senza neanche il mio papà morto anni prima per il male del secolo.Ho le lacrime agli occhi e solo chi ha vissuto una morte lenta così, con un gran senso d&#039;impotenza può capire...E&#039; andata via esattamente un anno fa, in un pigro e assolato pomeriggio domenicale, la morte liberazione a tanta sofferenza ,di entrambe ma...sono qui nella cameretta dove lei vagava con lo sguardo nel nulla, senza parlare più oramai da tempo. Prima di spirare mi ha guardato un attimo lucida, sorridendomi, una lacrima le è scesa sul viso, l&#039;ho accarezzata perchè mi stava salutando per sempre ringraziandomi forse... non lo scorderò mai...&lt;/p&gt;
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto tutte le sensazioni d&#8217;amore e sofferenza che ho vissuto per sette anni accanto a mia madre malata di alzehimer,io da sola, spariti fratelli,senza neanche il mio papà morto anni prima per il male del secolo.Ho le lacrime agli occhi e solo chi ha vissuto una morte lenta così, con un gran senso d&#8217;impotenza può capire&#8230;E&#8217; andata via esattamente un anno fa, in un pigro e assolato pomeriggio domenicale, la morte liberazione a tanta sofferenza ,di entrambe ma&#8230;sono qui nella cameretta dove lei vagava con lo sguardo nel nulla, senza parlare più oramai da tempo. Prima di spirare mi ha guardato un attimo lucida, sorridendomi, una lacrima le è scesa sul viso, l&#8217;ho accarezzata perchè mi stava salutando per sempre ringraziandomi forse&#8230; non lo scorderò mai&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
